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La Dittatura dei Banchieri

di , 31 agosto 2014

“La DITTATURA dei BANCHIERI”

Un libro sull’economia usuraia per ripercorrere i giorni bui del governo tecnico

analisi e recensione a cura di Ivan GUIDONE *

 L’attuale governo RENZI sembra essere, per certi versi, uno spiraglio di luce dopo il tunnel buio rappresentato dai giorni del governo MONTI. Il libro La Dittatura dei Banchieri di EMIDIO NOVI è un modo per ripercorrere, ed approfondire, quei giorni relativamente lontani della nostra storia. Edito dalla CASA EDITRICE “Controcorrente” nel luglio del 2012, “La Dittatura dei Banchieri. L’economia usuraia, l’Eclissi della Democrazia, la Ribellione populista” ci svela – senza censure – le logiche del turbocapitalismo, descritto dall’autore come un mostro che affonda avidamente i suoi viscidi tentacoli nelle economie di svariate nazioni. Giornalista, deputato e senatore, Emidio Novi paragona questa creatura economica ad «(…) una ideologia, un ordine politico che, come il capitalismo di stato comunista, impoverisce, inganna ed espropria i popoli persino della memoria storica».

Come uno dei peggiori totalitarismi rossi del passato, a mo’ di falce, livella tutto e tutti, creando solo una società povera e sofferente, dove a regnare sovrano vi è solo lo strozzinaggio “legale” attuato dagli istituti bancari. Il suo politburo è un esercito di freddi “uomini in grigio” che dalle loro comode poltrone impongono agli stati austere politiche “strangolatrici” che conducono solo alla disperazione e – in alcuni casi – drammaticamente anche al suicidio di svariati imprenditori ed operai. Emidio Novi, coraggiosamente, si è posto al momento giusto gli interrogativi giusti, tra i quali ne spiccano alcuni che meritano tutta la nostra attenzione. Perché tutto quell’entusiasmo per il governo tecnico guidato dal Professor Monti? Come è stato possibile che un paese trattato fino a qualche tempo prima come la Cenerentola d’Europa si sia poi tramuto d’un tratto in una nazione credibile e meritevole di fiducia da parte delle agenzie di rating? Solo perché una spietata cricca di burocrati ha tentato di far quadrare i conti a spese di tanti italiani (anche al costo della loro stessa vita)? Si è trattato di un puro caso o l’ascesa di quel governo tecnico faceva parte di un astuto piano studiato a tavolino che riservava all’Italia le stesse sorti della Grecia? Paranoia o lungimiranza? Per l’autore, il governo Berlusconi doveva essere “fatto fuori” politicamente a tutti i costi, non tanto per i suoi “vizi” e per i suoi “difetti”, bensì perché rappresentava ancora quell’ultimo granello di populismo “all’italiana” poco manipolabile dalle logiche globalizzatrici e mondialiste. L’idea malsana che bastava liberarsi di un premier per risolvere i problemi di un intero paese è quella che è stata propinata maliziosamente agli italiani dai media europeisti. È un dato di fatto, ormai, che la Grande Finanza ha persino il potere di decidere il destino di un paese come l’Italia, che ha – incoscientemente – rinunciato alla propria sovranità monetaria a favore di una mera Società per Azioni: la Banca Centrale Europea (sigh!).

Se prendiamo in considerazione il fatto che proprio il governatore della BCE, Mario Draghi, sia stato nel libro paga della “tentacolare” Goldman Sachs e che abbia preferito salvare dalla rovina le banche europee e non gli stati nazionali, e che persino l’ex presidente del consiglio, Mario Monti, sia stato consulente per la medesima banca d’affari, allora – forse solo allora – potremmo comprendere tristemente in quale angusta e squallida situazione eravamo precipitati! Se poi consideriamo che una delle principali cause della crisi europea è stata generata proprio dalla crisi bancaria mondiale, allora possiamo asserire di avere il quadro completo dell’infelice situazione. L’attacco frontale che l’autore scaglia contro l’oligarchia dei banchieri è serratissimo e non fa ostaggi: la ragione della crisi economica mondiale è attribuibile solo al turbocapitalismo fondato sullo strapotere della finanza mondiale e sulla ramificazione in tutte quelle dinamiche economico-finanziarie che spesso – troppo spesso – risultano “invisibili” ai Popoli, ma che drammaticamente ne decidono le sorti, determinando vita e morte di nazione e popoli. Per l’autore c’è solo una via d’uscita: restituire al popolo quella sovranità che gli è stata sottratta dai mercati, insieme alla propria dignità! La scelta della copertina ritraente Gli Usurai (opera finissima del pittore olandese Marinus Van Reymerswaele nel 1540) è quanto mai perfetta: il ghigno beffardo di uno dei due usurai ritratti nel quadro, suggerisce al lettore l’idea che quella tragica situazione sia stata il frutto malsano di coloro che hanno sempre fatto della corsa all’arricchimento la propria ragione di vita a discapito degli altri. I ritmi serrati della trattazione, la svariata ricchezza di citazioni bibliografiche e l’ardore con il quale l’autore sviscera il delicato argomento, rendono La Dittatura dei Banchieri un autentico must da leggere assolutamente.

*sociologo, giornalista freelanceivanguidone@gmail.com