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ALLARME UNICEF: 71 DONNE E 30 BAMBINI RAPITI AD HAITI NEI PRIMI OTTO MESI DEL 2021

Roma, 22 ottobre 2021

“Nessun posto è sicuro per i bambini ad Haiti”

Questo è il grido di allarme lanciato da Jean Gough, direttore regionale UNICEF per l’America Latina e i Caraibi.

“Lungo la strada per andare a scuola, a casa o anche in chiesa, le ragazze e i ragazzi rischiano di essere rapiti ovunque e ad ogni ora del giorno e della notta. Il peggior incubo per un genitore. Le bande criminali stanno utilizzando i bambini come merce di scambio per fare soldi sull’amore dei genitori per i propri figli,” ha continuato Gough.

Ad Haiti, il numero di bambini e donne colpiti dalla violenza e rapiti a scopo di riscatto, già solo nei primi otto mesi del 2021, avverte L’UNICEF, ha superato quello dell’intero 2020. Le stime dell’UNICEF, basate su fonti ufficiali, raccontano di 71 donne e 30 bambini rapiti nei primi otto mesi di quest’anno, rispetto a 59 donne e 37 bambini nel 2020. La maggior parte dei rapimenti è avvenuta nella capitale Port au Prince, la maggior parte delle persone rapite sono haitiani. Questi rappresentano un terzo dei 455 rapimenti di cui si hanno notizie quest’anno.

“Tra la diffusa povertà e la crescente criminalità, il rapimento di bambini è diventato un’attività lucrativa. È abominevole” conclude Jean Gough. L’incremento dei rapimenti avviene in un contesto di violenza di strada legata a bande all’interno e attorno Port-au-Prince e per questo oltre 15.000 donne e bambini hanno lasciato le proprie case. Questi atti violenti che hanno come obiettivo bambini e madri hanno un impatto di lungo periodo. Per i genitori e i bambini rapiti, la prigionia causa sempre traumi perché spesso subiscono o assistono a umiliazioni, minacce e, in molti casi, violenza. 

L’UNICEF ha supportato l’agenzia nazionale di protezione dell’infanzia IBESR per migliorare il sistema di segnalazione degli episodi e l’assistenza ai bambini che hanno bisogno di aiuto compresi quelli rapiti riattivando le linee gratuite per essere utilizzate insieme alle linee di aiuto del Brigade for the Protection of Minors (BPM).

Ancora alle prese con le conseguenze del devastante terremoto che ha colpito la parte sudoccidentale del paese ad agosto, che ha distrutto o danneggiato 130.000 case, oltre 1.000 scuole e circa 90 centri sanitari, Haiti si trova a fronteggiare inoltre, l’espulsione di oltre 7.600 migranti haitiani, più della metà dei quali sono donne e bambini, dagli Stati Uniti e altri paesi che potrebbe esporre a rischio di violenza delle gang altri bambini e donne vulnerabili.

La macchina degli aiuti umanitari a seguito del terremoto trovano ancora impedenti ostacoli nella crescente violenza, nei saccheggi, nei blocchi stradali e nella presenza costante di bande armate.

Per portare gli aiuti di emergenza alle comunità più colpite, L’UNICEF e i partner usano percorsi alternativi in quanto la strada nazionale che porta alle zone del sud-ovest è bersaglio di rapimenti e dirottamenti e questo aumenta i costi di trasporto e i tempi di consegna.

Chiedendo al governo di Haiti di agire per affrontare la violenza delle bande contro gli indifesi, L’UNICEF esorta tutti gli attori interessati ad astenersi dal prendere di mira i bambini e le donne.

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