Archiviate le indagini sulla Lobby Nera:
il commento di Umberto Baccolo

Niente più chiacchiere dai “soliti cacciatori” di finti, o inventati, scoop ad personam

 ___________UMBERTO BACCOLO (1*) 

Un anno fa, quando scoppiò questo caso politico, dove palesemente non tornavano molte cose, fui tra i pochissimi, anche nel giro garantista, a provare a parlare con i protagonisti per raccogliere la loro versione, a studiare i materiali disponibili per capire meglio e quindi a dire chiaramente che sarebbe finita di sicuro come effettivamente adesso è finita.
Adesso i tempi sono cambiati, e con la Meloni al governo a molti oggi fa comodo raccontarla come vogliono, ma io ricordo bene e la realtà è che questa vicenda fu una schifezza e quasi nessuno ebbe il coraggio, o la convenienza, di dirlo chiaramente a mezzo stampa, e di provare a spiegare il perché, tranne appunto l’Unione Camere Penali, il sottoscritto e (se ci furono) pochissimi altri

Dunque, dopo un anno di indagini e un rinvio, hanno archiviato l’inchiesta Lobby Nera nata da un servizio di Fanpage rilanciato da Piazzapulita su LA7.
Un anno fa, scoppiò questo caso politico, dove palesemente non tornavano molte cose, fui tra i pochissimi, anche nel giro garantista, a provare a parlare con i protagonisti per raccogliere la loro versione, a studiare i materiali disponibili per capire meglio e quindi a dire chiaramente che sarebbe finita di sicuro come effettivamente adesso è finita.
Questo nonostante la totale distanza politica e ideologica (e in alcuni casi anche umana) tra me e gli indagati, che prima della vicenda tra l’altro non conoscevo, con la sola eccezione della Contessa Lali Panchulidze, bravissima ragazza sulla quale mi sentivo di garantire, cosa che ho fatto parlando a sua difesa, credo unico in Italia, sul blog Il Sovranista del bravissimo giornalista napoletano Giuseppe Parente, che ringrazio per la disponibilità.
La realtà è che su questa storia, a parte chi si doveva discolpare perché sotto accusa, a nessuno interessava essere garantista o la verità, perché politicamente faceva veramente comodo a troppi, non era la solita vicenda di politica contro magistratura, ma in ballo stavano altri interessi forse ancora più grandi, e a tutti, persino a moltissimi a destra, veniva utile scaricare i protagonisti o almeno, per provare a difendere l’area, condannare a prescindere Roberto Jonghi Lavarini.

Personaggio scelto, probabilmente, da Fanpage perché sembrava il perfetto “indifendibile” a livello mediatico, soprattutto dopo la condanna in primo grado a due anni per apologia di fascismo per una dichiarazione fatta alla trasmissione, tv Mediaset, Le Iene.
Con ciò, e non importa cosa io possa pensare del Barone Nero o degli altri coinvolti a livello politico o anche personale, io ritenevo fossero innocenti dal punto di vista penale, e che la storia fosse una montatura ignobile, realizzata con metodi da Stasi che hanno fatto rabbrividire pure l’Unione Camere Penali che dispose un bell’intervento a riguardo.

Significativo fu che, quando esplose la vicenda e Lavarini aveva file di giornalisti sotto casa, lui scelse inizialmente di parlare solo con me, in una lunga intervista dove gli lasciai dire la sua versione dei fatti senza censure e trappole, con la modalità Radicale dei microfoni aperti: con questa in mano, chiamai Corrado Formigli, le Iene e Roberto D’Agostino per vedere se erano interessati alla cosa.
Formigli mi disse di sì, e che mi avrebbe fatto contattare dalla redazione per il servizio, e poi sparì, preferendo mandare i suoi da Jonghi, che non volle parlare con loro.
Agli altri proprio non interessava invece un punto di vista non colpevolista. Uscii quindi con l’intervista sul quotidiano online Spraynews, che ai tempi mi pubblicava di tutto con carta bianca, ma fui per la prima volta proprio censurato, con l’articolo già pubblicato che fu subito rimosso, perché secondo il direttore quella cosa pestava troppi piedi troppo importanti ed era fortemente coraggiosa.
Alla fine dopo altri tentativi riuscii ad uscire
solo sull’Agenzia Giornalistica Consul Press dell’Associazione Culturale Pantheon, tramite Giuliano Marchetti – che ringrazio – e misi il video sul mio Youtube (raggiungendo un buon numero di visualizzazioni e condivisioni), scrivendone poi ancora ma solo sui miei social, visto che, anche se in quel periodo ogni giorno ero pubblicato su due o tre giornali online (o a volte cartacei) con qualche mio pezzo, questo tema non era gradito.

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Adesso i tempi sono cambiati, e con la Meloni al governo a molti oggi fa comodo raccontarla come vogliono, ma io ricordo bene e la realtà è che questa vicenda fu una schifezza e quasi nessuno ebbe il coraggio, o la convenienza, di dirlo chiaramente a mezzo stampa, e di provare a spiegare il perché, tranne appunto l’Unione Camere Penali, il sottoscritto e (se ci furono) pochissimi altri.
Tanto, per il loro punto di vista, Jonghi Lavarini e gli altri sono comunque brutti, sporchi e cattivissimi, soprattutto fascistoni, quindi anche se innocenti poco importa, sono comunque colpevoli di essere quello che sono e se si può sputtanarli va bene in ogni caso: e invece no, dico io, e dice la Costituzione, non va bene per niente in ogni caso.
Poi su tante cose posso essere e sono magari stato, o sarò, il primo ad avversare a livello politico, anche fortissimamente, alcune delle persone coinvolte per loro idee o posizioni o per altre vicende, tanto che ammetto che alcuni dei nomi che erano stati tirati in mezzo non mi piacciono per nulla (e non sto parlando di Lavarini e dell’amica Lali), ma su questa vile e disonesta montatura si è poi arrivati a capire che erano tutti innocenti, e andavano difesi. E così, com’era giusto che fosse, ho fatto ________________________Umberto Baccolo

 

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(*1) Uno degli articoli commenti migliori, scritto non da un mio camerata ma da un compagno radicale, culturalmente distante dalla mia formazione e storia politica, ma dimostratosi essere, oltre che vero giornalista d’inchiesta, uomo assolutamente libero e corretto: complimenti e grazie!  ______________Roberto Jonghi Lavarini

IL PRESENTE ARTICOLO A FIRMA DI UMBERTO BACCOLO, APPENA ARCHIVIATA L’INCHIESTA, E’ STATO SUBITO PUBBLICATO SU “L’ITALIANO – Quotidiano Nazionale Indipendente CON SEDE IN ROMA E DIRETTO  DA RICCARDO COLAO.
QUI DI SEGUITO SI RIPROPONE LA LETTURA DI QUANTO PUBBLICATO ANCHE DALLA NOSTRA AGENZIA GIORNALISTICA  “CONSUL-PRESS” IN DATA 14 GENNAIO

 

ConsulPress, Fanpage, il Sovranista, Le Iene, Lobby Nera, Piazza Pulita, Roberto Jonghi Lavarini

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