martedì, 18 Giugno 2019
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Tag: America

Severino ed Amèrica, due persone particolari

Un libro nuovo

Severino e América: storia d’amore e d’anarchia

 

Firenze, 30 novembre 2018 – Quella dell’anarchico Severino Di Giovanni, sbarcato in Sud America negli anni Venti del Novecento, e della compagna América Scarfò, sua compagna di vita e di ideali, è una vicenda intensa e ricca di pathos, un po’ come un tango argentino. Ce la racconta Tito Barbini nel suo ultimo libro, Severino e América (Mauro Pagliai Editore, pp. 176, euro 15) che sarà presentato domenica 2 dicembre alle 17:00 nei locali della libreria LaFeltrinelli di Arezzo (via Giuseppe Garibaldi, 107). L’autore dialogherà con Giorgio Sacchetti, storico dell’anarchismo e docente universitario.
Barbini è stato per molti anni figura di primo piano nella politica toscana. Già sindaco di Cortona, poi assessore regionale, amico e corrispondente di François Mitterrand, è noto come scrittore di viaggi a partire dal fortunato Le nuvole non chiedono permesso (2006), a cui sono seguiti titoli di successo comeAntartide (2008), Il cacciatore di ombre (2011) e L’ultimo pirata della Patagonia (2015). Trascorso quasi un secolo dalla morte di Di Giovanni, giustiziato a Buenos Aires nel 1931 dopo essere stato accusato di una serie di attentati e rapine, Barbini è partito per l’Argentina per seguire le sue tracce. Il diario di questo viaggio oltreoceano, arricchito da suggestive fotografie d’epoca, diventa così la cronaca di una storia d’amore febbrile e romantica, e allo stesso tempo di una cruda e disperata vicenda di lotta politica. “Credo che questo libro”, spiega lo scrittore, “sia allo stesso tempo una saga famigliare, una indagine storica e un racconto di lontana emigrazione. Ma mi piacerebbe fosse considerato un romanzo di sentimenti, una storia di persone che si cercano e si perdono per tutto il tempo di una vita senza mai trovarsi veramente”.

 

Gherardo Del Lungo

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America, anarchia, avventura, emigrazione, Polistampa, sacchetti, severino, tito barbini

Il Bello dell’ATAC

Mobilità ed altre creature

Sabato 6 ottobre , a sera, aveva finito di piovere ed il gruppetto di persone in attesa dell’autobus era meno innervosito del solito, visto che a Piazzale Clodio di sabato, quando c’è una partita, c’è sempre una misteriosa moria di macchine: Fuori Servizio, Deposito, oppure spenti del tutto e chiusi, appoggiati come bestioni castigati sull’orlo del marciapiedi sinistro del centro della piazza, il che manda fuori dai gangheri l’utenza, ma nessuno giocava quella sera.

Sono dunque saliti tutti in bell’ordine, ognuno con il suo posto a disposizione, ognuno libero di accomodarsi per leggere ancora quella parte di giornale che non è riuscita a finire di leggere durante il giorno ed i suoi impegni. Poco prima della partenza è salito un ragazzo con una bella chitarra, che si è seduto in silenzio, guardandosi intorno. Un ragazzo come tanti, alto, snello, vestito discretamente, un bel viso vivace, tanti capelli scuri, che ad un dato punto, vista la breve attesa della messa in moto e della partenza, ha cominciato ad accarezzare la chitarra prima, poi a fare qualche arpeggio, irraggiando note di “Giochi Proibiti”. Qualcuno si è girato verso di lui, osservandolo compiaciuto, perchè il saggio di accordi sprigionati dallo strumento era morbido, fluente, attraente. Il giovane si è fatto coraggio ed ha continuato con un pezzo americano, aumentando sonorità e variazioni, poi con un  brano di Mercury, questa volta con l’aggiunta di un filo di voce di buon tenore, che agilmente saltava, tornava indietro, variava, si lanciava in cielo. Gli occhi dei passeggeri non lo perdevano un minuto ed una signora anziana, sorridendo, alla fine del refrain gli ha chiesto di suonare ancora. Nessuno ha protestato, nessuno ironizzava sull’ATAC e le sue sorprese spesso irritanti, anzi, tutti sorridevano con aria compiaciuta, soddisfatti. Un operaio gli ha detto di cantare qualcosa di italiano, così avrebbe cantato con lui, ed il ragazzo lo ha assecondato, raccomandandolo di tenergli le parole, perchè lui non le ricordava tutte, era più incline alla musica oltreoceano. Al primo cantore se ne sono pian piano aggiunti altri, poi tutti, a piena voce, in controcanto, a cappella. In un attimo il numero 33 si è trasformato nella Cappella Sistina, voci maschili, femminili, giovani e no, baritoni e soprano: perfino il conducente cantava, ridendo, filando sulla strada che a quell’ora era semideserta, fra residui di pioggia, nel vento serotino fattosi leggero. Cantavano tutti di cuore, rimandandosi parole d’amore ora in dismissione, esprimendo risvegli di speranze, di ottimismo. La musica questo fa: rende vincenti.

Credo che sia l’unica volta che l’ATAC abbia offerto questa piacevole improvvisa esperienza. Piano piano che scendeva qualche passeggero, non solo era salutato da tutti come un vecchio amico, ma ci si riprometteva di ritrovarsi presto. Quando, per fortuna poco prima del capolinea, il ragazzo menestrello è sceso dall’autobus, si è creato un vuoto di anonimità ed il conducente ha sospirato forte, contrariato. ” la musica – ha detto piano – è una mano di Dio, rimette tutto a posto”. Chissà a cosa si riferiva. Ma è vero, è così.

Marilù Giannone

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33, America, atac, cappella sistina, disservizi, giochi proibiti, mercury, musica, partite, piazzale clodio, poggia, roma, soprano, tenore

Per chi ama l’alta politica: Concorso IAI

Ragazzi, pensate al vostro futuro.

Abbiamo bisogno di persona preparate che si prendano carico del futuro loro e di tutti.

Abbiamo bisogno di riprenderci la nostra civiltà e di gestire al meglio le sorti del mondo

Premio IAI: istruzioni per l’uso

Come partecipare al Premio IAI? Basta essere uno studente universitario o un neo-laureato e inviare un saggio che risponda alla domanda “Cosa significa l’Europa per te e come può essere migliorata?”. All’autore del miglior articolo sarà offerto uno stage retribuito in Istituto. Scriveteci, c’è tempo fino all’8 luglio!

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America, corea., europa, terrorismo, usa

Mr. Trump (the President) …Great Again!

Tra BECERI e IMPOTENTI

di Cecco d’Ascoli*

Una ne fa e cento ne pensa. Il Presidente Trump brilla per la sua iconoclastia politica: via dall’Unesco, via dall’Europa, via dall’Asia, via dalla NATO, via da tutto. Barriere sul Messico, gaffes con il Regno Unito, impotenza palese con la Corea del Nord, scarsa e disattenta cordialità con Putin e con Xi Jinping, amore per Israele (costi quel che costi), guerra diplomatica all’Iran.

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America, presidente, Trump, usa

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