domenica, 22 Settembre 2019
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Tag: ANPI

XXV Luglio 1943 …. il Miracolo di S. Giacomo,
l’ANPI, Virgina Raggi e CasaPound

XXV LUGLIO ….. DOPO 76 ANNI
IL MIRACOLO DI S. GIACOMO SI RINNOVA

Il 25 Luglio 1943 fu il giorno del grande miracolo di San  Giacomo. 
Gli italiani si addormentarono quasi tutti Fascisti e si svegliarono, salvo i pochi della R.S.I., quasi tutti antifascisti…!!!

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Un “Ticket” per la tomba del Duce ?

AL CIMETERO DI SAN CASSIANO, un biglietto d’ingresso per la TOMBA di MUSSOLINI ?

di Franco D’Emilio

Da poco più di due mesi si sono conclusi i lavori di manutenzione e restauro della cripta che all’interno del cimitero di S. Cassiano in Pennino accoglie le spoglie di Benito Mussolini e alcuni suoi cari. L’intervento, reso necessario dopo anni di incessante afflusso di visitatori, interessati a diverso titolo, anche solo per curiosità, a visitare l’ultima, estrema dimora del Duce, è stato possibile grazie al fattivo contributo della Fondazione “Alleanza Nazionale” che, perseguendo le sue finalità culturali e statutarie, si è accollata, così, la spesa complessiva di 90.000 euro, sollevando da ogni onere gli eredi Mussolini, proprietari della cripta.

ANPI, duce, Fondazione A.N., Mussolini, PREDAPPIO, taglaitelle antifasciste

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La cattiva memoria della viltà

Continua a serpeggiare una forma, immorale e fuori tempo, di odio politico rivolto ad un passato lontano più di settant’anni: è uno sconsiderato attacco alla memoria dei morti ammazzati, morti fascisti, così impropriamente definiti. Si polemizza addirittura sulla lapide commemorativa di una bambina, stuprata ed assassinata nel savonese nel lontano 1945; si discute in seno all’ANPI, sull’opportunità di questo ricordo, e, per chi ha letto la notizia, ha potuto constatare come l’innocenza di una ragazzina viene, in questi nostri giorni di political correct ed ipocrita buonismo, massacrata: la vittima è definita una “bambina fascista” . Non credo si possa aggiungere altro se non l’orrore e lo sgomento.

Non basta, l’Amministrazione Comunale milanese non ha ritenuto opportuno deporre, come atto di pietà, una corona di fiori nel campo X° del Cimitero Monumentale di Musocco, luogo dove sono sepolti i caduti della RSI. Ancora una volta si soffia sul fuoco della divisione nazionale, quando i superstiti di quella terribile stagione sono tutti, o quasi, scomparsi. Si vuole approfondire la spaccatura fra buoni e cattivi. La storia, quella scritta dai vincitori, ancora una volta, è fatta di omissioni ed intrisa di voluti errori.

In quel cimitero milanese non ci sono, come raccontato e scritto, i torturatori di “Villa Triste”, gli uomini della banda Koch, una formazione di polizia autonoma, già arrestati dalle stesse autorità di Salò, ma molti di quei giovani che con i reparti paramilitari, non avevano niente a che fare. Ci sono lì i resti mortali dei soldati di quella breve Repubblica, di giovani che di stragi e rappresaglie nulla sapevano, che indossavano la divisa con i gladi da richiamati o da volontari, la cui dignità era pari a quella dei tanti militari italiani deportati in Germania e fedeli al Regio Esercito. Combattenti veri, da una parte e dall’altra e non assassini , non artefici di vendette postume per interesse di parte al servizio di quelle potenze responsabili di pulizie etniche ed altre amenità tenute a lungo nascoste, come la polvere, sotto il tappeto.

Vittime, dunque, come tutti i caduti di quell’idea, comune, di salvare, almeno nella dignità, una Italia dilaniata, percorsa in lungo e largo da armate occupanti, dove l’Appennino era segnato da eccidi per rappresaglia e la Ciociaria oltraggiata da truppe coloniali complice il silenzio impotente di quelle autorità a Nord come al Sud, che avrebbero dovuto, in primo luogo salvaguardare la vita della nostra popolazione.

Riaccendere una inutile rivalità, con tutte le nefandezze di quel periodo, non serve se non come collante di una certa sinistra. Rispetto, occorre rispetto per i morti, così come è necessario occuparsi realmente del massacro sociale e morale che tutti, oggi, ci travolge.

ANPI, Germania, Musocco, Regio Esercito, RSI

Pensa, prima di votare, pensa !!!

UN PROBLEMA SOTTOVALUTATO:

la “DISCRASIA tra STATO & REGIONI”

L’articolo di Giampaolo Visetti su Repubblica di venerdì 25 c.m. dà un ampio panorama dei desiderata delle Regioni che in questi ultimi dieci anni hanno evidenziato insofferenze a carattere di appartenenza nazionale, talvolta anche a rischio di reati di estrema gravità. Parla infatti della Regione Veneto, che in passato ha espresso la volontà di distaccarsi dall’Italia, ed adesso, sempre sulla falsariga del programma scritto da Bossi, inizia a comportarsi come stato a sé, scegliendosi la lingua nazionale. E’ come dire a duecento anni di moti irredentisti e di vari morti per l’Unità d’Italia, che si è scherzato.

Il perché c’è ed è comprensibile: trent’anni di governi inconsistenti e furbetti, unicamente diretti al tornaconto economico dei loro rappresentanti, hanno impoverito tutte le Regioni ed il male si è sentito soprattutto in quelle più solerti ed oneste, il Veneto ad esempio, ma anche altre. Niente riforme, niente giusto benessere: tasse e poi tasse: si vuol parlare di D’Alema, di Prodi, della Fornero, di Monti? E questo è citare a caso, l’uno vale l’altro, tutti uguali, ed ai cittadini le buche, l’indigenza in crescita.

La “Venexit” è alle porte, ma ci si fermerà qui? Una zona dopo l’altra, visto che, lo dimostra l’ultima bocciatura della legge Madia, le Regioni possono bloccare quello che a loro non piace o possono fare, come ha fatto il consistente partito leghista nel Veneto, il cammino del distacco dall’Italia.

matteo-salvini_fondo-magazine Allora, prima di votare, bisogna pensare se non sia giusto limitare il potere delle  Regioni: finiamola di imitare gli States, quelli, culturalmente o inculturalmente,  hanno la stessa matrice. Noi siamo Italia, tutti diversi e tutti, proprio per questo,  necessari gli uni agli altri per fare un corpo nazionale sano.

 A scuola si insegnava ai bambini la saggezza di Menenio Agrippa, che antepose ad  ogni giusta istanza l’unità di Roma, corpo sacro del presente e del futuro, e si era  nel 494 a.C. Ci si è bevuta anche la memoria?

 Bisogna restare uniti e cambiare, con opportune riforme, questa Italia da terzo  mondo. Togliere, prima che sia troppo tardi, lo strapotere alle Regioni, anche se è  giustificata la loro protesta: essa non vale la rovina d’Italia. Restiamo uniti ed  italiani, al diavolo i confini mantenuti da dialetti, lasciamo quelli voluti dalla  magnanimità della civiltà latina, difesi da veneti e friulani, da infoibati, da partigiani, sostenuti da lombardi, dai geneticamente romanissimi veneziani: i nostri morti gridano: pensare prima di votare. Non si faccia un favore al mondo, che aspetta leccandosi le fauci per spiccare qua un territorio, là un’industria, giù una città, per poi riderci dietro: non si è, in quanto Stato e Nazione, pastone per nessuno.

Marilù Giannone 

*** *** *** 

NOTE A MARGINE  – In questo tentativo di riforma costituzionale il nostro Premier MATTEO RENZI ha intuito che il “potere” delle Regioni – politico e  legislativo – doveva essere almeno ridimensionato … ed è per questo che ora si trova contro tutto l’establishment della I^ e II^ Repubblica. Ed è per questo che. date le sue origini di boy-scout e di ex D.C., non ha osato quello uno Statista o un vero Leader avrebbe dovuto richiedere: l’abolizione delle Regioni (in particolare quelle a “statuto speciale”) e rafforzare invece le Province, così come le Prefetture. Ciò con buona pace o “buona fine” (… o “dolce morte”) di questo putrido consociativismo rappresentato generalmente dall’ Accozzaglia  del Fronte del No. Cioè di quella (così definita da Premier, a cui una certa ironia non manca) “Coesa Coalizione” ove si trovano alleati: Gianfranco Fini & Massimo D’Alema (prossimi Cavalieri del Lavoro di questa Repubblica), # Mario Monti & Elsa Fornero (ex Famiglia Adams), # i Partigiani dell’A.N.P.I. (ex “giovani della Resistenza”) & le Associazioni LGTB (per i cui componenti non occorrono approfondimenti), # le Associazioni Sindacali e i Sindacalisti (che dovrebbero tutelare il Lavoro ed i Lavoratori) e quasi tutte le c.d. Destre Moderate ed Estreme (che avrebbero potuto democraticamente archiviare questa Costituzione nata dall’ anti-Fascismo clerico-comunista). Le balorde dichiarazioni rilasciate in questi giorni da Umberto Bossi a favore dei diritti del “Nord” sono solo sintomaticamente significative.

 Inoltre il nostro Premier, pur avendo intuito la necessità di evitare un bicameralismo parallelo e sovrapposto, non ha osato quello che uno Statista o un vero Leader avrebbe dovuto richiedere: l’abolizione del Senato. Ma ciò premesso – a mio avviso e nonostante tutto – questa riforma meriterebbe di essere approvata, votando SI.  E  ciò a prescindere anche dalle insulse stupidaggini recitate dal palco o dal palcoscenico da parte di Beppe Grillo (i cui pseudo triunviri non sanno usare i congiuntivi e confondono il Cile con il Venezuela) invitando il Popolo a votare con la pancia e non con la testa. Io personalmente preferirei che il Popolo votasse con il Cuore e con il Cervello … attributi che purtroppo, insieme ad altri,  mancano a gran parte dei “Nostri (?) Politici” !  (G.M.)      

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A Favore del “SI”

Una “Costituzione” che non merita essere difesa !

RECITA L’ ART. 1 – “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Lavoro  … “   – In effetti, questa è una affermazione che può significare tutto e, pariteticamente, idonea a non spiegare nulla.

Mi ricordo che, quando ero ancora studente diplomando (Roma 1961, V° anno nel blasonato Istituto “Duca degli Abruzzi”, nella allora “mitica sezione A”), il nostro Docente di materie giuridiche ed economiche – Prof. Salvatore Marino – durante una lezione di diritto pubblico, commentando sarcasticamente tale enunciazione della Costituzione, ci fece osservare come uno Stato non potesse, ovviamente, “fondarsi sull’ Ozio”.

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