domenica, 22 Settembre 2019
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Tag: Argan

I Geni riscoperti dalla Galleria Futurism & Co.

Brajo Fuso, ultima esposizione a cura di Giancarlo Carpi e Futurism

Una settimana di accurata meditazione delle opere di Brajo Fuso è stata senz’altro adeguata per scoprire passo passo le creazioni di questo singolare artista poliedrico ed innovatore. Come sempre, la Galleria Futurism, specialista nell’arte italiana dal primo Novecento, non perde battuta per diffondere nel cuore di Roma colta ed amante della propria Nazione la voce di un’eccellenza che ha preceduto, nella sua ricerca, Jackson Pollock ed André Masson, tanto per citare due colonne dell’arte mondiale. Si tratta del dottore in Odontostomatologia Brajo (Febbraio era il suo mese natale) Fuso, fedele studente all’Università di Bologna, poi specialista ed inventore del “Riunito odontoiatrico” (la sedia collegata ad apparati medici tipica), orafo e scrittore nelle brevi pause di studio e di professione.

Quest’ultima gli presenta una paziente graziosa, dolente da una guancia, Bettina, che sposerà ed alla quale sarà fedele, per comunanza di intenti e reciproco sostegno, una bella pittrice e professore universitario di arte.

A Bettina si deve la scoperta dei tratti creativi del marito: ferito durante la guerra ai polmoni e costretto a movimenti limitatissimi, sarà dolcemente indotto dalla Signora ad occupare il tempo inutile con pennelli e colori, e sarà aperta una porta nell’infinito. Pennelli e colori sono solo i primi gradini che lo condurranno ad esprimersi con materiali “poveri” e naturali, in prevalenza legno, preso da scarti di fabbrica, da contenitori di negozi, da officine varie, collegato con metalli, lana di vetro, carta, bulloni, ruote. Queste saranno suoi tipici significanti, di tutte le dimensioni, da tutti i tipi di macchinari. Ma sarebbe catastrofico ritenere che la voce artistica di Brajo, espressa anche in sculture, dichiari una sorta di pauperismo ricercato, o una snobistica presa di posizione inneggiatrice a contadini ed operai da operetta politica: Brajo, uscito da un conflitto amarissimo e perduto come la Seconda Guerra Mondiale, atterrato da una ferita e nell’autunno dei pensieri, reagisce ai disastri risorgendo verso la luce, e vince, diffondendo ovunque l’energia e la parola ultima che ha sempre l’idea positiva.

Sempre per la vivissima moglie, la sua casa a Perugia è stazione di cambio e di concentrazione affettiva ed artistica di notevoli personalità: Guttuso, Argan, Dottori, Moravia, Pace, ed altri ancora. La casa dei Fuso, alla quale Brajo allegherà un Museo all’aperto, con grotte e spazi organizzati per le sue creazioni, sarà un punto di produzione d’arte, un luogo di comunicazione.

La povertà dei materiali disposti in modo da esprimere evidenza positiva, reale risorsa affermatrice di ricostruzioni armoniche e dinamiche potenti pur se talvolta portate da linguaggio sottile, richiamano l’interesse e l’ammirata considerazione da ogni parte, così come l’uso del colore, dato per sottolineare il discorso o valorizzare i termini della composizione, conduce al progressivo sfaldamento degli enunciati per un’esposizione di concetti ancora più elastica e chiaramente distinguibile. Non è un’opera artistica convenzionale, la pittura di Brajo è un vero traguardo al meglio dell’arte italiana, imitabile se si può, insuperabile perchè la grandezza di essa si coglie con l’istinto, con l’occhiata e la vista che ne segue i percorsi, e nel cuore, aperto e soddisfatto di coglierne il messaggio, rapidamente come fa la luce. Il quotidiano, dice, il piccolo, lo scarto perchè inservibile, sono materia creativa, sono arte fina, come i colori, come i marmi di Carrara, per raccontare la forza e l’ascesa dell’uomo.

Marilù Giannone

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A Roma Futurism & Co: nuovo grande evento

La vera arte nazionale ancora in galleria, a via Mario de’ Fiori

a cura di Giancarlo Carpi e Andrea Baffoni
Brajo Fuso (1899- 1980), artista eclettico e sperimentatore originalissimo della materia, e del riuso degli oggetti nella stagione dell’Informale italiano e del New Dada,stimato da critici e poeti come Giulio Carlo Argan e Andrè Verdet è qui riproposto all’attenzione del mondo artistico con una quarantina di opere storiche affiancate a opere di Alberto Burri, Lucio Fontana, Enrico Prampolini, Andrè Masson e Salvatore Scarpitta. Il catalogo, ricco di materiale documentario anche inedito, si avvale dei contributi di Giancarlo Carpi, Massimo Duranti e Andrea Baffoni.

Si può forse estendere abbastanza questo principio creativo di Brajo Fuso, di una oscillazione molto forte tra il piano dell’illusione (fino anche al paesaggio dall’alto) e il piano della cognizione dell’oggetto come tale – come ancora nel Cromoggetto grigio del 1965. Nella straticromia “a nido d’ape” o “a rete” – Straticromia 1969 – ad esempio una certa estetizzazione cromatica dei materiali potrebbe far pendere la bilancia dalla parte dell’illusione, ma quel che è abbastanza certo nel suo lavoro è il carattere sempre invece non estetizzante, e finanche come di “malattia” di queste composizioni, come notava Argan. La lana di vetro, molto frequente nella seconda metà degli anni cinquanta, è un’altra scelta d’un materiale suggestivamente “guasto”, o “tossico”. Il carattere trash, in senso estetico, cioè di emulazione fallita, può in certo modo collegarsi a queste composizioni ma come fosse una proprietà dei materiali utilizzati, della materia. Questo è un aspetto abbastanza nuovo se si pensa che invece una soluzione più ovvia e diffusa, anche in altri lavori di Brajo ad esempio le sculture del Fuseum, è quella di usare i pezzi di scarto per comporre dei personaggi, sicché poi l’effetto di “trash” sembra riguardare un vero e proprio soggetto.

Ebbe a dichiarare Giulio Carlo Argan nell’intervista alla RAI del 1980 pochi mesi prima della scomparsa di Brajo Fuso “Verrà il momento in cui l’opera di Brajo Fuso verrà valutata sul piano estetico generale per quello che realmente rappresenta: la capacità di reazione creativa all’ambiente in cui si vive”.

BRAJO FUSO – epifenomeni cromomaterici
From 11th October 2018 to 11th January 2019
Opening for press: 11th October 2018, h 11:30
 
cured by Giancarlo Carpi and Andrea Baffoni

Brajo Fuso (1899 – 1980), an eclectic artist and extremely original experimenter of materials and reuse of objects in the season of Italian Informal and New Dada, estimated by critics and poets like Giulio Carlo Argan and Andrè Verdet, is here proposed again to the attention of the artistic world with about forty historical works supported by artworks of Alberto Burri, Lucio Fontana, Enrico Prampolini, Andrè Masson and Salvatore Scarpitta. The catalogue, rich in documentary and often unpublished material, is completed with the notes by Giancarlo Carpi, Massimo Duranti and Andrea Baffoni. We can perhaps furtherly extend this creative principle of Brajo Fuso, a very strong oscillation between the plane of illusion (even up to the landscape from above) and the plane of cognition of the object as such – as still in the gray Chromeobject of 1965. In the “honeycomb” or “network” colorlayer – Straticromia 1969 – for example a certain chromatic aesthetization of the materials could tip the scales on the side of illusion, but what is quite certain in his work is the character not always aestheticising, even as a sort of “disease” of these compositions, as pointed out by Argan. The glass wool, very common in the second half of the fifties, is another choice of a material that is suggestively “damaged” or “toxic”. The trash character, in an aesthetic sense, that is of failed emulation, can somehow connect to these compositions but as if it were a property of the used materials, of the matter itself. This is a fairly new aspect if you think that instead a more obvious and widespread solution, also in other works by Brajo, for example the sculptures of the Fuseum, is to make use of pieces of discarded things to create the characters, so that the effect of “trash” seems to concern a real subject.
Giulio Carlo Argan had to declare in the interview with RAI in 1980 a few months before the death of Brajo Fuso “Here comes the time when Brajo Fuso’s work will be evaluated on the general aesthetic level for what it really represents: the ability of a creative reaction to the environment in which we live”.

Futurism&Co Art Gallery Roma
Via Mario de’ Fiori, 68 – Roma, Italia

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La maledizione dei falsi Modigliani

Un grande Artista senza pace

Chi non ricorda la beffa delle sculture di Modigliani false, che ingannarono, fra l’altro, il grande critico d’arte Giulio Carlo Argan?

Firenze, 10 gennaio 2018 – Con la perizia depositata in procura a Genova, secondo cui i 21 quadri di Amedeo Modigliani esposti lo scorso marzo a Palazzo Ducale sarebbero dei clamorosi falsi, il grande artista torna al centro di una triste vicenda legata alla contraffazione di opere d’arte. L’esperto pisano Carlo Pepi, tra i primi ad accusare le tele di essere una “clamorosa truffa”, era già stato protagonista nel 1984 della “beffa di Modigliani”, celebre scherzo ideato da un gruppo di studenti livornesi che realizzarono false sculture di Modì tendendo una trappola ai più grandi esperti d’arte. Come racconta Giovanni Morandi, già direttore di QN-Quotidiano Nazionale e autore del fortunato libro La beffa di Modigliani (Pagliai/Polistampa, 2004-2016), Pepi fu tra i pochi a denunciare le teste false. La sua opinione controcorrente – che lo portò all’epoca ad essere pressoché ostracizzato – si rivelò fondata: oggi come allora, Pepi si prende una meritata rivincita.

Gherardo Del Lungo

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Il …..”Fatto” quotidiano della pittura tre-quattrocentesca

Si dice che i giornalisti cerchino lo scoop, e questo è possibile, si dice ancora che uno spirito creativo debba andare alla ricerca di vie nuove, e questo è altrettanto possibile. Ma, che si debba andare sulla luna quando si parla di arte, e soprattutto italiana, è certamente stupefacente.

Sul “Fatto quotidiano” di domenica 11 settembre (guarda caso, proprio per le torri gemelle come data) appare un elegante articolo che sostiene la presenza della parola “Allah” nell’aureola della Madonna di GENTILE DA FABRIANO.

Alfonsina Russo, Argan, Cristo, Edda, gentile da fabriano, Islam, Lorenzo Lotto, Madonna, Murrine, Nubia, Palestina, Quattrocento, roma, Wotan

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