domenica, 25 Agosto 2019
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I Colori degli Etruschi, alla Centrale Montemartini di Roma

L’opera imperdibile  del NTPC, Nucleo Tutela Patrimonio Cultura dei Carabinieri

Mercoledì 11 luglio a Roma, presso la ex Centrale ACEA sono stati esposti i tesori di terracotta etruschi ritrovati dall’impegno pluriennale dei Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Sembra dominio di tutti oggi che nei musei e nei luoghi espositivi d’Italia una gran parte degli oggetti preziosi conservati provenga dai recuperi attuati dall’Arma a contrasto di furti più o meno volgari perpetrati da Stati Europei e da vari altri del mondo.

L’ampia preparazione dei comunicati stampa sottolinea che infatti, quando fu promulgata la legge per fermare queste sottrazioni di veri e propri capitali di arte e di valore, il 1970, i più importanti paesi d’Europa e gli Stati Uniti non la firmarono, e questo fa pensare. L’ostilità contro la protezione dei tesori italiani, dal 1993, ha avuto come esito una perdita di oltre 7000 miliardi di dollari, secondo gli stessi Tutori dell’Ordine; non solo, ma è stato notato uno sconvolgimento pari ad una catastrofe per gli scavi clandestini che confusero i reperti relativamente alle zone, agli usi, ai tempi.

Le voglie di primeggiare di Paul Getty o di altri magnati europei puntavano sul mercato di Ginevra o su tombaroli prezzolati per costituirsi una collezione che privava tutti di una larga parte di storia, come alcuni paesi esteri che elencavano gli oggetti sottratti come “lasciti di collezionisti” o “doni di privati”.

Da molti anni l’Arma dei Carabinieri ha riportato le opere d’arte al loro posto originario: un esempio è il celebre vaso di Euphronios ritrovato negli S.U., ma l’opera iniziata con il Gen. Conforti non si è mai fermata. Infatti il flusso di esportazioni illecite si sarebbe arrestato mediante la concessione (D.L.42 /2004) di un prestito di reperti d’arte al fine di un’esposizione per quegli Stati che ancora hanno qualche oggetto “dimenticato”, lasciando la proprietà a quello italiano.

E’ già qualcosa ma è stato lungo il periodo durante il quale gli stranieri, coerenti con la storia passata, hanno fatto man bassa del capitale artistico nazionale. Quanti oggetti di valore, quanta bellezza non ritornerà? Si deve ancora essere acquiescente verso chi ha nel tempo solamente danneggiato uno Stato ed un popolo? Oltre che della moneta, non si è signori neanche delle proprie testimonianze di secoli di civiltà ?

Questo è il senso della mostra “Il colore degli Etruschi” e questa è la ragione per la quale l’inaugurazione è stata effettuata dal Luogotenente Sebastiano Antoci del NTPC oltre che dall’ Archeologo Daniele Maras del Mibac e dai suoi colleghi, che hanno offerto ai visitatori un intero settore della Montemartini . Il luogo dispone alla vista molti inediti della pittura parietale, della coroplastica, bronzi e parti ornamentali di architetture etruschi, una ricca esposizione della civiltà più antica d’Italia, madre della civiltà di Roma che ha diffuso ovunque la sua voce. Il progetto è di Alfonsina Russo, Leonardo Bochicchio, Claudio Presicce e Rossella Zaccagnini, Sovrintendente del Museo di S.Severa, che lo scorso anno, forse trascinata dall’emozione di accogliere gli scolari in visita, avrebbe sostenuto che Ercole è il dio dei migranti.

Ma gli Etruschi restano nonostante tutto: i furti, i danni, i sans papier che bivaccano nelle tombe come a La Celsa ed a spasso per i ruderi del Viterbese, restano indomiti e sereni nei loro colori smaglianti e nelle figure in cammino.

L’esposizione rivela infatti che erano un popolo che si dava legge, che costruiva, che amava la musica e l’arte, che lasciava pari dignità ad uomini e donne, li dipingeva a colori chiari se signore, ocra rossa se signori, a braccetto nella danza, con lo stivaletto dalla punta in sù e la tebenna svolazzante. Rosso, nero, bianco, ocra gialla e verde, questi sono i colori, con qualche tratto di blu sbiadito, in corteo nelle fasce decorative di un tempio o quando rilevavano le fatiche d’Ercole, storia di moda.

 Scambiavano le loro conoscenze con Greci e Fenici, dall’arte alle scienze: ottimi artigiani del tessuto e della pelle, pittori e scultori dal taglio curiosamente attuale, fino a quando la pittura vascolare greca dette qualcosa in più alla loro fantasia ed alla religione che nei vecchi libri ancora pregni di invidia per il grado di conoscenza etrusco, si ritenevano ctonie e mortuarie. E’ certo che queste informazioni parziali siano dovute agli scavi senza regole che hanno distrutto ambienti di vita quotidiana , alla propaganda romana dopo l’anno 180 aC., all’Editto di Teodosio che ammetteva la distruzione di costruzioni “pagane”, alle religioni sopraggiunte ostili alla libertà delle donne che dava la taccia di “debolezza” agli Etruschi. 

I reperti provengono per la maggior parte da Cerveteri o dalla Tuscia, ma c’è traccia di un “prelievo” anche da Veio (Campetti), la vera antenata di Roma. Tito Livio ce la descrive come la Normale di Pisa per la popolazione elitaria dell’Urbe, che spediva i suoi rampolli a raffinarsi colà.

La “perla” della mostra è la firma su un affresco del pittore “Mur..”(?) di un certo Sathara, inteso come padrone non di schiavi; il pittore dunque farebbe parte di un gruppo di artisti di un uomo potente che li organizzava. Esisteva probabilmente una forma di corporazione, forse simile ad una di quelle dettate da Romolo quando organizzò i cittadini romani, ripartendoli in gruppi di lavoro (i vasai, i fabbri, i tessitori, i panettieri, ecc), interrompendo l’uso ariano non etrusco della ripartizione in tre classi.

Un vero e proprio mondo di conoscenza si ramifica all’infinito grazie a questa mostra che ottiene così il triplice scopo di risvegliare l’interesse per le civiltà italiche, appagare il valore della longevità dell’arte nazionale, e rendere ancora noto a tutti che l’opera generosa dell’Arma dei Carabinieri tutela la vita spirituale dello Stato oltre a proteggere i cittadini dalla privazione della salute, del patrimonio, del giusto riconoscimento identitario.

Marilù Giannone

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Museo Etrusco a Formello

Un giorno pieno di sole

Sabato 10 novembre si è concluso un corso di didattica museale basato sull’arte e la storia antica, precisamente sugli Etruschi, dal titolo: Nuovi Percorsi Attraverso la Civiltà Etrusca.

E’ ormai indiscutibile che Roma ha il museo etrusco più importante del mondo, di poco più ricco di quello di Firenze, ma, fino a poco tempo fa, era poco frequentato, poichè si riteneva, alla moda dell’Ottocento, che solamente i Greci fossero i veri e propri geni del Mediterraneo e del resto della terra, relegando gli Etruschi a poveri scimmiotti imitatori, dove invece sono, come gli Italiani, eccelsi per l’arte, la tecnica, l’ingegneria civile ed idraulica, la legge ed altro ancora. Grazie all‘Archeoclub di  Formello ed al Museo di Villa Giulia, di Santa Severa ed infine al Museo dell’Agro Veientano di Formello, in accordo con l’Università la Sapienza, si è notato che lo studio di questo antico popolo e la conoscenza che si offre di esso hanno fatto un vero balzo in avanti. Come sempre si ha nel cuore la giovanissima generazione che va distolta dalle insulse minuterie dei games ed app informatici, per per volerle bene raffinando la sua intelligenza con la storia e l’arte a tutto campo e lo scibile proprio della popolazione d’Italia.

Con questo encomiabile scopo, collegato alla buona volontà di riprendere il livello culturale all’avanguardia dell’Italia, si è organizzato un corso di Didattica Museale sostenuto da Archeologi, Sovrintendenti, Professori, dello spessore di Daniela Muscianese, Daniele Maras, Marco Peri, Rossella Zaccagnini, ed infine Fabiano Petricone, organizzato dall’Archeoclub di Formello gestito da Carla Canali. Quattro giorni che hanno preparato insegnanti, educatori e operatori museali a saper comunicare con scolari e persone esperte, con distratti ed appassionati, a gestire domande curiose o imprevisti, ad avvicinare l’oggetto al fruitore. Per la collaborazione di questo proposito è da ringraziare Marco Mannino, instancabile nel facilitare la comprensione dell’immenso patrimonio citato dai conduttori dell’evento.

La disponibilità sorridente di Daniela Muscianese, la larghissima facoltà di diffusione di Daniele Maras, la tecnica precisa di Rossella Zaccagnini ed infine la presa diretta di Fabiano Petricone hanno reso quattro giorni di impegno in un lungo excursus di informazioni meravigliose. Ma non si deve sottacere l’opera degli studiosi che hanno contribuito a rendere le zone di studio dei veri e propri gioielli d’arte e di conoscenza: Flavio Enei, dirigente del Museo di Santa Severa, che permette una full immersion nel mondo marinaro e cultuale etrusco, sul territorio da moltissimo tempo e con ottimi esiti, e la dirigente del Museo dell’Agro Veientano, Iefke van Campen, ricchissima di inusitate iniziative creatrici che lasciano stupito chi visita il luogo e se ne appassiona.

Se a Santa Severa si è ricostruito, un esempio fra tutti, lo spazio interno di un naviglio antico, con tutti i suoi arredi necessari, tale da portare il visitatore fuori dal tempo e nel fatto diretto di un’operazione di marineria, a Formello si è assorbita la cultura etrusca anche con una riproduzione recitata e luminosa della realtà veiente verso la conquista operata da Roma: Livio ha scritto, Iefke van Campen ha eseguito, ma in modo assolutamente bello ed efficace: nessun adulto, e, soprattutto, nessun bambino perderà una sola parola ed un solo pezzo d’arte esposto.

Ci si aspetta che si dia seguito a questo nuovo corso museale e si prende nota che probabilmente è iniziata un’era nuova per i genitori, i discenti, ed i docenti dello Stato, un percorso dall’ antico che nel moderno darà frutti belli e dolci, comincia un Ministero per l’Educazione, l’Università e la Ricerca degno di questo nome: ecco, bisogna pensare al sacerdote di Veltumna che, pieno di aspettativa, batte un nuovo chiodo nel tempio.

Marilù Giannone

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Quattro Percorsi attraverso la Civiltà Etrusca

Un’iniziativa encomiabile dell’ Archeoclub di Formello in collaborazione con il Museo Villa Giulia

Quasi in gara di corsa per iscriversi, Villa Giulia ha accettato diversi insegnanti e mediatori culturali per un corso di perfezionamento sull’Archeologia, dal titolo: Nuovi Percorsi attraverso la Civiltà Etrusca. Quattro sabati “full immersion” con i progenitori della presente Italia, affidati alle esperienze di archeologi ed esperti in didattica noti e felicemente disposti ad offrire del loro meglio. L’iniziativa trova il merito di Archeoclub Formello che l’ ha richiesta e preparata.

Il primo giorno, sabato 13, è stato una lunga corsa avvincente sui caratteri salienti dei “nonni”, visto che gli italici padri sono i Romani, e poi vari suggerimenti di percorsi diversi per farli capire ed apprezzare a visitatori e scolaresche: questa parte svolta dall’Archeologo Daniele Maras è  stata la più impegnativa, ma lo studioso è riuscito a rinnovare un panorama completo su questa civiltà millenaria che ci ha costruiti . Un ottima collaborazione per questa esperienza è stata fornita da Daniela Muscianese, che guida anche il gruppo per illustrare Veio, il giorno 10 novembre. L’archeologa non ha fatto mancare nulla al completamento della “passeggiata” sulla grande civiltà dal punto di vista artistico, fermandosi opportunamente su ciò che era più importante.

Il sabato successivo si è fatta luce soprattutto sulla didattica, consigliando di immedesimarsi, per una spiegazione esaustiva, ai vari generi e stati sociali dei visitatori in modo da coinvolgerli. Un discorso che si è puntato soprattutto su scolari e studenti, per i quali Marco Peri, educatore museale, è da anni felicemente applicato. Lo studioso ha suggerito di incanalare l’attenzione dei giovanissimi lasciando loro libertà di movimento dipendente dalla situazione e dall’oggetto che si intende illustrare, in modo da creare un’interazione fra osservato ed osservante. Sabato 27 è stata Pyrgi il teatro dell’azione conoscitiva, guidata dall’archeologa Rossella Zaccagnini, ed estesa alla visita completa dell’apparato museale che, anche per il luogo naturalmente splendido, è stata particolarmente apprezzata. L’archeologa ha fatto notare soprattutto i pannelli ceramici dipinti, sorta di antenati dei quadri, dell’arte etrusca che, com’è giusto, non finisce mai di incantare, anche fra luoghi comuni e cedimenti verso prese di posizione critica ormai stantie e clericali, mentre la giovane accademica Magda Vuolo ha avuto il compito arduo, ma chiaramente condotto, di far apprezzare il Museo anche per il Medioevo, non tralasciando la storia  quotidiana al Castello fino all’età presente. La stessa ha illustrato le iniziative sorprendenti del Direttore, Flavio Enei per le persone attratte dai tesori d’Italia. A tal proposito, è evidente, in relazione agli oggetti d’arte, come e quanto l’Arma dei Carabinieri, nella persona del Gen. Conforti e dei suoi sia stata magnifica per salvaguardare e recuperare, soprattutto, prodotti artistici rubati o minacciati di alienazione.

Marilù Giannone

 

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