martedì, 20 Agosto 2019
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Galleria Futurista: l’Arte mondiale riparte da Roma

Roma risveglia l’Arte italiana 

Con tutte le ragioni si parla di Economia, di Banche, di Impresa: devono ritornare sul palco del futuro mondiale, devono ridare stabilità e credibilità ad un’Unione che vacilla, peggiorata dalla Brexit e dai suoi interni dissensi. E’ vero.

Ma, ci si chiede, senza un fondamento culturale, che preme deciso per portare l’economia dello Stato ed il suo assetto sociale, soprattutto, al giusto livello, non è altrettanto importante la creatività, il lavoro ad ampio spettro, l’energia a mille della Natura italiana?

Per secoli l’Italia è stata faro del mondo per l’arte, le idee, anche scientifiche oltre che filosofiche ed artistiche, ebbene, sembra che la scala che tutti invidiano porti in salita, e s’apre già su una bella soglia, una Galleria, Futurism & Co.

Dalla riapertura ufficiale di circa due anni fa questo spazio non grande ma ottimamente gestito, che mostra una serie notevole di opere, ha palesato lo studio per le forme d’arte più significative, guardando le quali, oltre ad incantarsi, ognuno ragiona su quanti e quali artisti d’oltreoceano e del mondo ne siano dipendenti per la scelta dei soggetti e per la maestria esecutiva.

Come già avvenuto per la Scuola di Fisica di Guglielmo Marconi e le sue scoperte strappate dalle mani dai suoi collaboratori dopo l’Armistizio, cercando di fare buio sull’Italia affidandole ad una patrignità, le amministrazioni scorse si sono affannate a nascondere opere ed autori dell’Arte che caratterizza lo Stivale nel Novecento: il Futurismo, movimento che ha narrato le gesta della modernità costruttiva, quella che prosegue la tradizione, il positivo della velocità, del volo nei cieli solari e/o turbinosi, e nelle coscienze.

Già così per la scienza dal 1919, bugiardamente detta pericolosa perchè includeva armi e ritrovati fisici particolari, i governi hanno finto di non sapere che qualunque scoperta ha un uso buono ed uno distruttivo insieme, e che dipende da come l’uomo le adopera. Di questa potente scuola artistica hanno svenduto i quadri e le opere, mistificato tutto, spostato negli USA in gran segreto, silenzio e sorrisetti d’imbarazzo. Ma l’Arte non è fascista o comunista: l’Arte è Arte e, semmai, rivela il momento che vive o, il più delle volte, anticipa ciò che verrà.

La taccia politica è solo una scusa per accaparrarsi un primato che è italiano. Una scorsa sulle mostre offerte da questa Galleria lo esprime.

Pazientemente raccolto e conservato dal collezionista Massimo Carpi, uomo sagace ed esperto del Movimento, il Futurismo è tornato a ricreare le menti di chi lo osserva, incitandolo a portare avanti il lavoro. La sua Galleria si fonda sull’Associazione da lui costituita ed avente stesso nome Futurism&Co. dall’anno 2000, con opere riprese da Fondazioni, privati, e, inoltre, fa prestiti ai Musei. Tuttora Carpi è Presidente di essa mentre nella Galleria sono presenti anche i figli Francesca e Giancarlo.

Futurism vanta 33 progetti espositivi pienamente raggiunti sulla conoscenza del luminoso periodo artistico, come “L’Elica e la Luce”, Post ZANG TUMB TUUUM, nelle quali si dà ampio spazio alle biografie di Marinetti, Balla, Boccioni ed altri, e Il Ruggito della Velocità, con le personalità nominate ed altri che ne portano avanti il discorso come Dottori, Sibo, partendo dal 1918 fino al 1943.

Se il progresso è oltreoceanico ecco che qui cade nella sua stessa trappola: il tanto vantato femminismo, reazione giusta dal secolare ostruzionismo anche lavorativo alle donne, che in quegli Stati è portato come bandiera progressista, non ha messo affatto in luce le donne pittrici e scultrici in genere, e del Futurismo, che sono state pari, sia pur con diversi linguaggi, agli artisti uomini. Perchè? E qui, a Futurism& Co., invece se ne parla.

L’opera culturale della famiglia Carpi, compresi Alessandro Bolic ed i critici e curatori specializzati amici ed affiliati, Graziano Menolascina, Maurizio Scudiero, è così ampia da avere ben 78 Istituzioni Museali in 62 città diverse ed in 18 Stati del mondo. Le opere dei campioni culturali della Penisola sono al Pompidou, al Guggenheim, in altri luoghi celebri, naturalmente al Palazzo delle Esposizioni, se l’assurda installazione confusionaria del governo scorso non li tiene pudicamente in ombra per non offendere gli invasori, e mostrare una modestia da parvenus politically correct, o peggio, per confondere e “meticciare” l’Italia mescolando opere di Stato con quelle estere, che al critico che guarda, non offrono gran che .

L’azione di risveglio dei grandi italiani è rammentata anche in cinque cataloghi composti in modo insolito ed esaustivo, con un’ottima fotografia. Il primo è stato quasi un annuncio alle produzioni successive, nelle quali si è gustato uno straordinario Balla a confronto con un più recente Dorazio, e poi Boccioni con l’americano Muybridge ed il suo “Corpo con le ali”, (lo stesso ha detto: cosa ho imparato da Boccioni) sviluppato sul dinamismo del primo e quindi, la voce di Depero messo vis-à-vis con l’americano Halley, acuto nell’assunzione del contesto dell’italiano. Egli evidenzia il significato simbolico di Depero ed il legame intuibile nel messaggio astratto : per Halley le “celle” sono metafora del vivere umano nell’innaturalità delle meccaniche, per Depero i soggetti sono un semplice rapporto di compenetrazione fra uomo e macchina, ed è da questo che lo statunitense parte.

Ma la Galleria Futurism&Co. va oltre: già negli “Epifenomeni” del particolarissimo Brajo Fuso, inoltratosi verso un Neo-Pop,( onorato da Registi, Critici (Argan) ed amici intellettuali come Blasetti ed altre celebrità) si parla di illustrare le lezioni dei grandi futuristi come punto di partenza in movimenti Cute ed in generale verso tutti quei fenomeni attuali, ad esempio l’astrattismo, che tornano a dare senso alle esposizioni italiane, alle loro idee, agli attuali artisti, Burri, Cascella, Casorati. A titolo personale includo la Street art, dove il carattere italiano, pur nell’eccellenza degli autori esteri, si fa padrone, ma se ne parlerà più oltre. Non solo: non si può considerare il Futurismo come arte confinata in sè stessa, ma, vista l’infiltrazione capillarizzata di tecniche e tipi, esso ebbe influenza nel Cinema e nell’arte dei tessuti o dei gioielli (si veda Depero e Brajo Fuso) coinvolgendo, soprattutto con quest’ultimo e più attuale, il pensiero della creatività italiana nell’intero ambiente culturale mondiale.

Depero dette l’input all’uso di stoffa in arte, ecco il panno Lenci cucito per le sue grandi tele, e insieme a questi Balla, Boccioni, fecero di manifesti e réclames opere d’arte destinate a quel settore di comunicazione, spesso scadente al loro confronto, che si chiama pubblicità. Naturale conversione meno narrativa e più icastica dell’arte come applicazione commerciale, già proposta da Toulouse-Lautrec o nel Liberty, diramando come un continuum nel tessuto sociale ma prendendo posizione più netta come pensiero conoscitivo .

Il dinamismo come molla vitale, come creazione e ri-creazione continua riprendono infatti la guida della ricerca dell’arte attuale come indagatrice delle possibilità fisiche e spirituali di un “vivente” . La lectio magistralis del Futurismo rimette in evidenza l’unione dell’umano, come stasi e velocità, e del non umano, come oggetti, ambientazioni, particolari, coinvolti in armonia storica, che lascia la contemplazione, ma attiva, a chi l’ ammira.

Si ha un primo cenno verso la robotica, nota umanizzata data ad oggetti come le lampade, ad esempio,e negli stessi manifesti. Si ha l’entusiasmo verso spazi aerei, come in Dottori, panorama mozzafiato come se si guardasse da un velivolo, talvolta la vista a precipizio fra le case, col brivido dell’ultima improvvisa cabrata, per raccontare l’ingegno e l’azzardo di uno Stato che crede ai suoi figli nella bellezza della natura sfumata, nel pericolo che la mano del pilota risolve, con il rapido calcolo delle ansiose prospettive.

Voglia di comprare, dopo il gancio sorridente (Marinetti lo passi) di un’opera? Bene, la Galleria è attiva con una Banca On-line. Anche un prestito è possibile, con mani leggere, con ogni cura e restituzione.

Lo spazio Museale è un grande libro d’oro aperto sull’arte, di qualunque spazio si parli, che Roma, madre dalle grandi possibilità nutritive come l’Iside Efesina, non cessa di offrire a tutti coloro che sono assetati di Civiltà. E’ bene tuttavia seguire i passi del cammino di essa e fermarsi a leggere ed a concepire segnali, significati, moniti, messaggi in questa piccola grande Galleria, a via Mario de’ Fiori, dalla quale si va via con un senso di ammirazione ulteriore per il suolo dove i passanti, timidi, disinformati dai libri globalisti, o pieni di fuoco di conoscenza inespresso sono fermi a meditare, per ritrovarsi, per rinascere ancora.

Marilù Giannone

 

 

345 Visite totali, nessuna visita odierna

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Ancora un bel passo avanti alla Galleria Futurism &Co.

La Galleria Futurism & Co. ieri, 24 gennaio alle ore 18.00 ha aperto a Roma la mostra dedicata a Fortunato Depero ed a suo “figlio spirituale” l’artista statunitense Peter Halley. Depero è uno dei massimi esponenti del Futurismo, con caratteristiche più “meccaniche” e meno dedite ad innovazioni eccezionali come l’aeropittura di Dottori, ma è un cantore del colore espresso e reso infinito da accostamenti, giustapposizioni, variazioni.

Con l’attività esclusiva e precisa, nella ricerca, nella cura, nell’organizzazione, la Galleria Futurism &Co. ha riaperto felicemente lo spazio inesauribile della vera arte italiana agli occhi del mondo disgustato dalla chiusura politica e miope che l’avevano oscurato, bollandolo come “fascista”; chiusura dimentica del fatto che il Futurismo era già da prima nel pieno dell’affermazione, e con l’artista citato, già verso il 1920. La solita lotta sorda ed invidiosa verso una terra ricca di geni. Per continuare a fare storia ed essere se stessa l’Italia deve parlare con le sue arti e permettere ai cittadini di ascoltare ciò che riporta, e di seguire, anche superandoli, i personaggi che l’hanno fatta assurgere a livelli altissimi. L’opera, allora, della Galleria Futurism, che si adopera per chiudere una lacuna insensata e, ancora di più, per mostrare agli interessati come si è evoluta l’arte italiana e quali esiti ha avuto nel tempo, accostando sapientemente un maestro conterraneo a maestri della pittura americani, è assolutamente ed egregiamente inestimabile.

L’afflusso di moltissimi visitatori e la presenza di insigni critici come Maurizio Scudiero, un autentico esperto deperiano e profondo conoscitore di Halley, Giancarlo Carpi,  semplicemente in possesso di esclusiva per quanto concerne la conoscenza del Futurismo, Graziano Menolascina, che si muove agilmente nel mondo artistico americano evidenziando le “fratellanze” di colori, sentimento, significati con l’arte italiana del primo Novecento, hanno segnato luminosamente un passo avanti sicuro nel percorso dello studio rinnovato dei suoi esponenti, che avrà senz’altro significativi sviluppi.

Non si può ignorare ciò che lo stesso Depero disse dell’arte futurista: ” è un’arte che ha come spazio espositivo la strada, sotto lo sguardo di tutti”, è dunque un linguaggio che veicola, oltre a messaggi, pensieri sul vivere contemporaneo, affermazioni, anche diffusioni pubblicitarie come lodi al lavoro della gente.

Non resta che ringraziare Alessandro Bolic e Francesca Carpi, direttori della Galleria,  ripensare ancora sull’evento, che troverà a brevissimo nuovi luoghi di esposizione. e preparare il desiderio di sapere ad una nuova, ancora meravigliosa, occasione.

Marilù Giannone

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I Geni riscoperti dalla Galleria Futurism & Co.

Brajo Fuso, ultima esposizione a cura di Giancarlo Carpi e Futurism

Una settimana di accurata meditazione delle opere di Brajo Fuso è stata senz’altro adeguata per scoprire passo passo le creazioni di questo singolare artista poliedrico ed innovatore. Come sempre, la Galleria Futurism, specialista nell’arte italiana dal primo Novecento, non perde battuta per diffondere nel cuore di Roma colta ed amante della propria Nazione la voce di un’eccellenza che ha preceduto, nella sua ricerca, Jackson Pollock ed André Masson, tanto per citare due colonne dell’arte mondiale. Si tratta del dottore in Odontostomatologia Brajo (Febbraio era il suo mese natale) Fuso, fedele studente all’Università di Bologna, poi specialista ed inventore del “Riunito odontoiatrico” (la sedia collegata ad apparati medici tipica), orafo e scrittore nelle brevi pause di studio e di professione.

Quest’ultima gli presenta una paziente graziosa, dolente da una guancia, Bettina, che sposerà ed alla quale sarà fedele, per comunanza di intenti e reciproco sostegno, una bella pittrice e professore universitario di arte.

A Bettina si deve la scoperta dei tratti creativi del marito: ferito durante la guerra ai polmoni e costretto a movimenti limitatissimi, sarà dolcemente indotto dalla Signora ad occupare il tempo inutile con pennelli e colori, e sarà aperta una porta nell’infinito. Pennelli e colori sono solo i primi gradini che lo condurranno ad esprimersi con materiali “poveri” e naturali, in prevalenza legno, preso da scarti di fabbrica, da contenitori di negozi, da officine varie, collegato con metalli, lana di vetro, carta, bulloni, ruote. Queste saranno suoi tipici significanti, di tutte le dimensioni, da tutti i tipi di macchinari. Ma sarebbe catastrofico ritenere che la voce artistica di Brajo, espressa anche in sculture, dichiari una sorta di pauperismo ricercato, o una snobistica presa di posizione inneggiatrice a contadini ed operai da operetta politica: Brajo, uscito da un conflitto amarissimo e perduto come la Seconda Guerra Mondiale, atterrato da una ferita e nell’autunno dei pensieri, reagisce ai disastri risorgendo verso la luce, e vince, diffondendo ovunque l’energia e la parola ultima che ha sempre l’idea positiva.

Sempre per la vivissima moglie, la sua casa a Perugia è stazione di cambio e di concentrazione affettiva ed artistica di notevoli personalità: Guttuso, Argan, Dottori, Moravia, Pace, ed altri ancora. La casa dei Fuso, alla quale Brajo allegherà un Museo all’aperto, con grotte e spazi organizzati per le sue creazioni, sarà un punto di produzione d’arte, un luogo di comunicazione.

La povertà dei materiali disposti in modo da esprimere evidenza positiva, reale risorsa affermatrice di ricostruzioni armoniche e dinamiche potenti pur se talvolta portate da linguaggio sottile, richiamano l’interesse e l’ammirata considerazione da ogni parte, così come l’uso del colore, dato per sottolineare il discorso o valorizzare i termini della composizione, conduce al progressivo sfaldamento degli enunciati per un’esposizione di concetti ancora più elastica e chiaramente distinguibile. Non è un’opera artistica convenzionale, la pittura di Brajo è un vero traguardo al meglio dell’arte italiana, imitabile se si può, insuperabile perchè la grandezza di essa si coglie con l’istinto, con l’occhiata e la vista che ne segue i percorsi, e nel cuore, aperto e soddisfatto di coglierne il messaggio, rapidamente come fa la luce. Il quotidiano, dice, il piccolo, lo scarto perchè inservibile, sono materia creativa, sono arte fina, come i colori, come i marmi di Carrara, per raccontare la forza e l’ascesa dell’uomo.

Marilù Giannone

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Ricapitolando il Futurismo

La Galleria Futurism & CO. espone Sibò e Littoria

 

Giovedì 7 giugno, alle ore 11 a via Mario de’ Fiori la Galleria Futurism &Co hariempito di vedute e colori lo spazio espositivo e la strada, di riflesso, rallentando passeggio e commerci. La stampa si è raccolta di fronte ai quadri di Sibò, nome d’arte dato da Marinetti a Pierluigi Bossi, un artista sensibile all’aeropittura che dal 1930 appassionava la società nella figura chiave di Gerardo Dottori. Sibò ha lasciato ammirare in questa giornata la raccolta dedicata alla creazione di Littoria, espansa e dinamica nei riquadri obliqui che sottolineano in parte ampie campiture di colori smaglianti e talvolta in contrasto, le quali danno all’opera un movimento deciso ed ascensionale, come regola di questo Futurismo in certo modo più idealista di quello iniziale ma affatto immaginario.

La nota dei traccianti aerei e degli aerei stessi, realistici nel colore ma fioriti su spazi di cielo conducono l’osservatore a leggere le costruzioni e le particolarità delle opere dove, talvolta, sono richiamati i nomi delle località e dei colleghi ed estimatori. Il che raccorda quella dimensione quasi imprendibile al presente in ascesa ma visto con gli occhi sorridenti di chi è sicuro della sua vita in Italia, e, nel momento attuale, con gli occhi del rimpianto.

Insieme a Sibò ed alla sua Littoria, distrutta quasi completamente durante la guerra ma vivente in queste opere, il veronese Renato De Bosso, che dipinge su tre piani inclinati e con fasce sfumate le sue vedute aeree con realizzazioni di paesi che la distanza riprodotta vela di tono fiabesco, e alcune belle creazioni dell’ardito Prampolini, che già introduce l’italiana arte al momento postbellico cubista ed astrattista nella speranza del voler approntare fondamenta nuove alla Penisola ed alla sua arte. Anche Tato (GuglielmoSansoni) domina una parete della Galleria con un quadro che si associa alla tendenza del superamento del Futurismo ma con ancora chiari caratteri di dinamismo talvolta rimarcato dalla bitonalità sparsa e alternata come se il sentimento creatore fosse schiacciato da troppe ed amare considerazioni sul recente passato.

Questo terzo evento sul Futurismo della Galleria Futurism &Co conclude una fase di studio sulla cultura italiana della prima metà del 1900 che vuol essere rilettura ed insieme incitamento ad ampliare il viaggio in questa parte di secolo, alla doverosa e piacevole riscoperta della letteratura, del teatro, della musica, dell’architettura razionalistica di tale periodo che ha visto l’Italia grande, serena, competitiva e senz’altro più vivibile di questi anni. L’Italia che ha dovuto allearsi e poi tradire per non essere distrutta, fermarsi in un piccolo punto per non essere invasa, e che è a poco a poco risorta per l’amore e l’orgoglio dei suoi cittadini.

Marilù Giannone

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Futurism & Co, riprendiamoci la nostra storia

Piccola grande Galleria 

Giovedì 15 febbraio, a via Mario de’ Fiori, si è ripetuto l’esperimento gratificante di uno studio su Giacomo Balla e Dorazio, con una nuova esposizione artistica costruita anch’essa come un faro che punta una grande personalità d’arte figurativa, accostandole, come un contrappunto, una o due a voce simile.

Si tratta della accuratissima passeggiata nell’anima del futurista Eadweard Muybridge, completato da Umberto Boccioni, Fortunato Depero ed altri e condotta, in modo assolutamente innovativo, nella Galleria Futurism&Co. L’innovazione consiste nell’accostamento di temi e scritture pittoriche in accordo fra loro, reso leggibile anche a chi non è esperto, ma comunque spiegato dall’ideatore della mostra, Giancarlo Carpi. La plurimonografia (se mi è concesso indicare così questa nuova via di studio) su Muybridge ha come tema il “Corpo con le ali”.

Il dinamismo come molla vitale, come creazione e ri-creazione continua riprendono la guida della ricerca dell’arte attuale come indagatrice delle possibilità fisiche e spirituali di un “vivente”. La lectio magistralis del Futurismo rimette in evidenza l’unione dell’umano, come stasi e velocità, e del non umano, come oggetti, ambientazioni, particolari, coinvolti in armonia storica, che lascia la contemplazione, ma attiva, a chi l’ammira. È auspicabile che questo stile espositivo prosegua, per dare ancora mete nuove.

Il punto di partenza, che costituisce il nome della piccola Galleria, Futurism&Co, è l’italianissimo Futurismo di Giacomo Balla, Fortunato Depero, di Dottori, Boccioni, e dunque dei massimi esponenti dell’arte del primo Novecento che aprirono campi nuovi alla conoscenza mondiale e che meritatamente tornano in primo piano espungendo caos e falsità di varie arti di “metodo”, dove conta più il materiale che si adopera della pallida idea, se pur esiste, da trasmettere. Non è un “futuro che ritorna” ma è la fiducia rinvigorita per quella lingua che i frastuoni della terribile storia che si vive non hanno mai soffocato.

Il ” fuoco” mira a raccontare le opere fotografiche di Muybridge che indulgono a segnare la velocità come creatrice del corpo umano che: «si basa sulla traiettoria dello spostamento e non analizza le sue fasi cinetiche» (Anton Giulio Bragaglia). Corpi umani, e figure di animali, estensioni, evoluzioni, e la bellissima festa corale di “Piedigrotta” che, secondo Carpi, «è un complesso plastico che supera il concetto classico di pittura e scultura ed è, in pieno spirito, Ricostruzione futurista dell’universo, in grado di darci le voci dell’infinito.» Allora tornare al Logos come musica, parola, arte, è l’evidente, dolcemente ingiuntivo consiglio per la condizione vitale umana.

Marilù Giannone

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