mercoledì, 18 Settembre 2019
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Tag: Filippo il Bello

Papa Bergoglio e Padre Sorge ripetono brutte storie

Papa Bergoglio e Padre Sorge, entrambi gesuiti, a volte sembrano parlare con una unica voce a difesa dei migranti puntando il dito verso le leggi di un paese sovrano, quasi a lanciare una “scomunica” come nelle storiche contese fra papato e impero dei secoli passati. Dietro un senso dell’accoglienza estremo che si spinge fino a giustificare gli scafisti, e quasi a benedirli, spicca un idea di cristianesimo in contrasto con uno degli insegnamenti basilari di Cristo, che divide in maniera netta le competenze della chiesa con quelle dello stato, quando dice “date a Cesare quello che è di Cesare a a Dio quello che è di Dio”.

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E la chiamano Unione

Uno sguardo all’Europa attuale

 

L’apparente benessere dopo il dissesto lento dell’Impero Romano, smembrato ma già corrotto dall’ingresso nelle fila del potere di mercenari e di gruppi di genti incivili, fece ignorare a molti capi l’estrema debolezza delle parti di territori a loro affidate, che di fatto prepararono pseudostati in lizza o perlomeno in freddo con i confinanti e con gli altri tutti. Da qui, qualche tiranno o re costituì una zona a suo unico governo e consumo. E fu un nuovo mondo che di romano non aveva che il contadino o il guerriero.

Guerrieri che spesso avevano così bene assimilato la romanità, fatta di legge, di disciplina, di amore per la terra, da fermare pericolosi soggetti come Attila ed allontanare l’indifferenza astuta e distruttiva delle zone orientali di ciò che rimaneva dell’impero.

In Occidente prese la ribalta il Centroeuropa, che non smise di voler ricostituire il grande e splendente impero, conteso da un Papato che di fatto proseguì il peggio del peggio degli imperatori, ed appesantito da un sud sempre più nelle mani di pirati e saccheggiatori. Il senso del Sacro Romano Impero è questo, ma di fragile consistenza per quella bruttissima piaga che si chiama avidità di potere: dai figli di Carlo Magno si cominciò a vedere quanto l’unione europea fosse una facciata, marcita all’interno dall’ansia di possesso di re francesi e capi germanofoni, con la ragione di asservire, compresa l’importanza di questo, il popolo legatissimo alla realtà culturale e spirituale della vita. Non era Cristianesimo, assolutamente no: la Fede antica perdurava, e ci vollero secoli di paure, minacce, terrori di torture e di inferni per costringere a seguire quel politico sottogoverno di ogni stato che si chiama confessionale, nella fattispecie cattolicesimo, ideato per portare a avanti un sogno blasfemo: il governo universale degli Eletti.

Consci dell’importanza di un credo sentito dalle genti, l’Europa combattè per conquistare Roma che deteneva l’ordine spirituale, al fine di ottenere il potere su tutte e governare il mondo.

Il Papa, tanto, saliva sempre sul carro del vincitore e lo usava, per mantenere il potere suo mediante ciò che Heine e Marx dicevano “oppio dei popoli“. Avevano però, tutti, sottovalutato il carattere nazionale dei romani o protoitaliani al di là del loro dissesto e dei difetti: la bravura, la molteplice creatività, insomma, il Genio. Mediante questo l’Italia spengeva tutti col suo fulgore, e, se il carattere Germanico ne divenne partecipe, con i suoi Geni, quello Gallo annegava nell’acido dell’invidia e volle contrastare questo ex grande Impero ridotto ad un vecchio e sconquassato Stivale: fino ai Normanni convinsero le anime “blandule” e tremule di Papi a lasciare loro mano libera in Italia, poi aiutarono un Filippo il Bello a tradurre  pessimamente Roma in Avignone, ed in seguito contrastarono sempre e comunque ogni forza, ogni bellezza italiana che, come la loro piatta musica monotona come un lamento di servi infernali, li relegava nell’ombra. I francesi hanno sempre e comunque odiato l’Italia più d’ogni altra Nazione al mondo, perchè non ce la fanno ad eguagliare la grandezza di questa: la Grandeur loro non è che pallida prepotenza, beffarda anche, se perpetrata da un italiano rivestito da Egalité et similia, come Napoleone, che, oltre ai saccheggi, fu il primo artefice “manu militari” di un’Unione Europea.

Il paradosso è che anche i migliori dei tempi vari francesi furono italiani: Mazzarino, La Grangia, Caterina de’Medici che fu francese solo per matrimonio e che disse loro, fra l’altro, di non mangiare più con le mani, e sfogliando la storia se ne trovano infiniti altri, o anche nel campo della scienza e perfino dello sport, viene in mente Platini.

L’egocentrismo francese ha creato per contro guasti e dolori inenarrabili: colonialismo , invasioni, lanzichenecchi, per finire a Poincaré uno dei responsabili del sorgere del Nazismo, ed a Sarkozy per la politica sconsiderata circa gli stati nordafricani , ai danni di tutta Europa, e fomentatrice del terrorismo. E adesso arriva un giovane ducetto, che non riesce a capire che l’Italia non è il suo scendiletto, ma la Porta di tutta Europa, ammalato anche lui di livoroso complesso d’inferiorità.

Strillate pure, francesi: “Italie” delenda est? E’ solo il verso di gallina di chi è impotente a fare un buon governo, basato sull’intesa, il rispetto, e l’onorevolissimo senso del proprio limite.

Marilù Giannone

 

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Templari e Templarismo

TEMPLARI e  TEMPLARISMO _________________ un ‘opera sui Cavalieri in una analisi di Marilù Giannone     

Con questo titolo accattivante e l’intenzione di mettere ordine fra gli innumerevoli testi divulgativi e no tale argomento esce sul mercato del libro: “Templari e Templarismo” commentato dal Professor Luciano Fortunato Sciandra. Il lavoro è stato composto anni or sono dal Conte Gastone Ventura, che si vanta discendere da una nota stirpe di Templari, per cui dimostra una profonda conoscenza della genesi e della storia dei Bianchi Mantelli, che esamina senza escludere alcuna esegesi composta a seguito della sospensione dell’Ordine, avvenuta per imposizione del re di Francia Filippo il Bello e per mano del Papa Clemente V°.

Si tratta quindi di un lavoro lungo e attento, che il Prof. Sciandra lascia nella precisione voluta dall’autore e commenta brevemente all’inizio spiegando le ragioni di questa revisione. Il curatore lascia spazio al lungo elenco di nomi che si sono accordati per la creazione dell’ Ordine e nota via via quanto esso nei secoli si sia diversificato, poiché  dopo la sua sospensione  i Maestri ed i Cavalieri, rimasti dopo la grande strage, hanno trovato luoghi diversi di ricostituzione e dunque di reinterpretazione parziale degli atti costitutivi originari. Ciò spesso ha dato luogo ad ipotesi di intenzioni e metodi che nulla hanno a che vedere con il vero Templare, vale a dire al sottofondo della sua opera composto da occultismi e negromanzie che sono solo frutto di volontà di aumentare il commercio di vari libri o di soddisfare le pruderies di qualche lettore afflitto dal proibizionismo della religione ufficiale che ha portato alla comprensione sbagliata di tante associazioni spirituali.

Lo studioso, che commenta il testo, cita nomi e gradi fin dai creatori dell’Unione dei Poveri Cavalieri di Cristo, evidenzia il pieno accordo e la protezione del Pontefice nelle mani del quale sorse questa importantissima Entità di monaci e guerrieri, lascia invariata la tesi secondo la quale uno di essi, il nobile Hugues de Payns non fosse salernitano, bensì francese, fondata sul fatto che l’accordo di questi monaci e militari fosse nato da francesi ed in Francia. Dunque  un membro di terra lontana e fuori dal quadro operativo di essi è veramente impossibile accettare come fondatore. Passa poi a nominare i vari studiosi che si sono occupati di indagare la fine e la diaspora dei Templari, dopo l’assassinio di Jacques de Molay, specificandone l’importanza e lo scopo, che è quello di caratterizzare il fine di ognuno di questi gruppi cadetti: alcuni più propensi al sostegno della corona, come l’Ordine Templare di Kilwinning, altri più aperti all’assistenza come il gruppo del Portogallo e di Spagna, altri ancora ansiosi di un riconoscimento di vera discendenza della Casa Madre ormai smembrata.

In sostanza si nota che l’Ordine, lungo il tempo, si è via via modificato fino a perdere la natia spiritualità sottoscritta da Bernardo di Chiaravalle e fino a diventare un corpo di consessi di nobili cavalieri essenzialmente proposti per il combattimento, dando  adito così ad essere interpretati in modo errato, visto che la perdita della spiritualità confluì con la scusa per perseguitarli, e cioè con l’accusa di satanismo e simili data da Filippo il Bello e proseguita dai nemici dell’Ordine nei secoli. L’unico dato dubbio che il Professor Sciandra lascia è che i Templari non furono mai sciolti dal Corpo, ma soltanto sospesi, altrimenti, oltre a varie precisazioni storiche sulla base delle fonti (Guaita, o Charpentier, ad esempio) si sarebbero potuti ricostituire con estrema difficoltà. Si rammenta che nobili come Sinclair o Bruce avallarono la presenza e l’attività dei gruppi cadetti, senza essere in alcun modo osteggiati né da filo papisti, né da filo francesi … e così si nota anche nella cattolicissima Spagna.

Manca curiosamente nel testo la citazione della celebre e tragica battaglia di Hattin che vide sterminato l’esercito templare da parte dei Turchi. I Cavalieri fecero scudo all’esercito regolare in difficoltà e furono praticamente ma eroicamente annientati. Inutile aggiungere che i lavori di Franco Cuomo e di Enzo Valentini ne riportano una breve ma esaustiva descrizione. Templari e Templarismo sfata poi l’altra leggenda del grido di battaglia (Non nobis, domine…) che sarebbe solo la frase di chiusura dell’atto costitutivo di Bernardo e non riporta che come occasionale nomina la parola Baphomet, termine che invece servì da scusa all’accusatore di Filippo il Bello. “Baphomet”, dal greco “baphuoo” (battezzo) è il Battista, testimone altissimo dell’opera spirituale dei Templari, la testa mozza del quale è presa a simbolo di fedeltà, di sacrificio, di profondo legame con Dio, distorto nel senso dagli scherani reali che la lessero come un improbabile ed improponibile Maometto.

Un’ ultima nota è la discussa provenienza dal Templarismo della Massoneria. Il testo la nega, ma molti studiosi la interpretano, cioè non avallano la provenienza della Massoneria dai Templari, ma ammettono che molti dei loro credo siano confluiti in essa, soprattutto nella linea di pensiero scozzese.

L’opera di Sciandra è una raccolta chiarificatrice dei dati esposti dal Conte Ventura ed in più ha il pregio di venire consultata in modo semplice nei vari paragrafi d’argomentazione e dunque si tratta di un’opera che è di valido aiuto per tutti gli studiosi dei Cavalieri del Tempio e per tutti quegli amatori dell’Ordine che non vogliono essere offesi nella loro ricerca da lavori compiuti tanto per fare cassetta.

Bernardo di Chiaravalle, Clemente V, Filippo il Bello, Hugues dei Payns, Sinclair

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