lunedì, 22 Aprile 2019
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Tag: Germania

Tramonti Tedeschi

Alla Libreria Antiquaria Rotondi un incontro con un germanista filosofo, presentato da Marino Freschi, Docente in Germanistica dell’Università di Trieste 

Relatore: Marino Freschi
Introduce: Angelo Bolaffi,
filosofo della politica e germanista
L’autunno del 1918 segnò la fine della Grande Guerra e il crollo degli Imperi Centrali, quello austro-ungarico e il Secondo Reich. Il grande sogno di una Mitteleuropa germanica tramontava rovinosamente. La disfatta era stata in realtà annunciata da opere intellettualmente e artisticamente importanti per la densità di concezioni ardite e per la straordinaria vastità del loro impianto. In esse la Germania, – la Germania “segreta” -, appassionatamente amata, era evocata quale scenario di un auspicato nuovo rinascimento della cultura, anzi della “Kultur”. Alcuni tra i principali scrittori – da Mann a Spengler, da Jünger a Bloch – si confrontarono con questa svolta epocale che avevano previsto e predetto in interventi quanto mai impegnativi. La loro rilettura, esattamente dopo un secolo, risulta più che mai attuale e intrigante anche per le diagnosi del nostro tempo, insicuro, disorientato, travolto da una crisi di identità, che era stata già percepita con intensa lucidità medianica da questi scrittori.

Marino Freschi: germanista triestino, si è formato a Roma, a Zurigo con Emil Staiger, a Berlino con Peter Szondi e Wilhelm Emrich. Ha insegnato all’Università L’Orientale di Napoli, e insegna ancora all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e, dal 1990  al 2014, a Roma Tre. Dal 2015 è Professore Emerito di Letteratura Tedesca, Università di Roma Tre. Autore di numerosi volumi e saggi. Tra i suoi libri più recenti: Goethe massone, Le luci del Settecento e Baron Knigge: dall’occultismo alla politica, tutti editi da Bonanno Editore/Tipheret Editore. Dirige la rivista «Cultura Tedesca».

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1918, bolaffi, Freschi, Germania, grande guerra, mann, spengler, Trieste

È sempre l’8 Settembre

Si continua, in Italia, a celebrare le sconfitte e così, per consuetudine, si è tornati a commemorare l’8 Settembre 1943, come l’inizio del riscatto nazionale.

In realtà questa data, tragicamente nota, segna non la morte della Patria, come da alcune parti si è voluto sostenere, certamente la dissoluzione dello Stato.

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8 settembre, badoglio, diktat, dna, esercito, Germania, italia, Liberazione, Mussolini

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Povertà è dignità

Breve informazione per tutti

L’Italia è occupata da migranti, che diventano immigrati soprattutto se economici, ma non solo: ad ogni enunciato di organi economici italiani e no, secondo i quali la povertà è in crescita, il PIL è visto stazionario o al ribasso, i prezzi al dettaglio aumentano, eccetera, si ha come conseguenza uno sparpagliarsi per le vie della Capitale di macerate creature che cercano di tirar truffe ai vecchietti, ragazze-madri eterne che di quando in quando non chiedono più una moneta, ma “una banconota” per un improbabile minore, ed altri colorati e repellenti “furbini” a caccia di grulli per sbarcare facilmente il lunario. E’ notorio, infatti, che un mendicante raccolga al giorno circa 80 euro. Di qui, un piccolo calcolo.

Forse perchè un cittadino medio sa bene cosa voglia dire, di questi tempi, far quadrare i conti familiari o semplicemente i conti ( tutti si ha diritto a vivere, non solo le famiglie) deve essere chiaro che chi è povero, come un pensionato statale, un ex artigiano, un colpito dalla sorte, cerca con tutto se stesso di lavorare, di risparmiare, di rinunciare, senza perdere il sia pur minimo amor proprio. Povertà, come il vecchio che esegue lavoretti anche faticosi per un pane, come la madre che non mangia per il figlio, come il giovane che non va nè in vacanza nè al cinema e magari studia come un bue, è dignità, solo e soltanto dignità, quella sorta di testa alta nel camminare per via, quel sorriso al conoscente mentre si ingoiano pensieri angosciosi in merito ai conti di casa.

Non bisogna credere alla mano tesa a coppa, alla finta vecchia sdraiata per terra, che trema solo quando la guardano, e sta sotto una coperta che la cela. Non credere al bangladino che chiede 37 euro “per comprarsi il tesserino da ingegnere” visto a via Flaminia: chi è povero cerca di sfuggire alla divorante sua catena e si dà da fare come può, ma non perde la stima di sè. I resoconti economici servono agli altri come veicolo per piccole delinquenze: cinque euro falsi, la lacrimuccia spremuta o i finti guai e malanni al fine di comprarsi la dose o la bottiglia.

Aiuto è un dovere per chi è veramente povero: abbassare le tasse sul lavoro, usare comprensione e donare piccole mansioni retribuite, riaprire l’interesse verso il “fatto a mano”, tornare a credere che l’arte non è perdita di tempo di “folli” (concetto romantico), ma una vitale forma di comunicazione, e, per chi va in pensione, un suggerimento allo Stato, a questo nuovo Governo chiaramente sociale: date loro lavoro, se lo desiderano, a forfait, senza contributi, come si fa in Germania. Qualche volta anche loro, forse innamorati per la bellezza dell’Italia, hanno delle idee veramente grandiose. Basta irrorare le strade della Capitale più bella del mondo, ed ogni altro luogo, di oscuri figuri tratti dalle storie bibliche, senza la minima voglia di fare null’altro che danno.

Marilù Giannone

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Bibbia, Germania, governo, italia, povertà, Stato

The day after: il giorno dell’impeachment

Ebbene sì, l’Italia ancora non ha un governo. Per questo bisogna ringraziare la sig.ra Merkel, alias sig.ra Europa, che con una serie di dichiarazioni “terroristiche” ha spaventato e fatto pressione su Mattarella che ha posto il veto su Savona.

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Conte, DI MAIO, Germania, governo, impeachment, italia, M5S, Mattarella, Salvini, Savona

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La cattiva memoria della viltà

Continua a serpeggiare una forma, immorale e fuori tempo, di odio politico rivolto ad un passato lontano più di settant’anni: è uno sconsiderato attacco alla memoria dei morti ammazzati, morti fascisti, così impropriamente definiti. Si polemizza addirittura sulla lapide commemorativa di una bambina, stuprata ed assassinata nel savonese nel lontano 1945; si discute in seno all’ANPI, sull’opportunità di questo ricordo, e, per chi ha letto la notizia, ha potuto constatare come l’innocenza di una ragazzina viene, in questi nostri giorni di political correct ed ipocrita buonismo, massacrata: la vittima è definita una “bambina fascista” . Non credo si possa aggiungere altro se non l’orrore e lo sgomento.

Non basta, l’Amministrazione Comunale milanese non ha ritenuto opportuno deporre, come atto di pietà, una corona di fiori nel campo X° del Cimitero Monumentale di Musocco, luogo dove sono sepolti i caduti della RSI. Ancora una volta si soffia sul fuoco della divisione nazionale, quando i superstiti di quella terribile stagione sono tutti, o quasi, scomparsi. Si vuole approfondire la spaccatura fra buoni e cattivi. La storia, quella scritta dai vincitori, ancora una volta, è fatta di omissioni ed intrisa di voluti errori.

In quel cimitero milanese non ci sono, come raccontato e scritto, i torturatori di “Villa Triste”, gli uomini della banda Koch, una formazione di polizia autonoma, già arrestati dalle stesse autorità di Salò, ma molti di quei giovani che con i reparti paramilitari, non avevano niente a che fare. Ci sono lì i resti mortali dei soldati di quella breve Repubblica, di giovani che di stragi e rappresaglie nulla sapevano, che indossavano la divisa con i gladi da richiamati o da volontari, la cui dignità era pari a quella dei tanti militari italiani deportati in Germania e fedeli al Regio Esercito. Combattenti veri, da una parte e dall’altra e non assassini , non artefici di vendette postume per interesse di parte al servizio di quelle potenze responsabili di pulizie etniche ed altre amenità tenute a lungo nascoste, come la polvere, sotto il tappeto.

Vittime, dunque, come tutti i caduti di quell’idea, comune, di salvare, almeno nella dignità, una Italia dilaniata, percorsa in lungo e largo da armate occupanti, dove l’Appennino era segnato da eccidi per rappresaglia e la Ciociaria oltraggiata da truppe coloniali complice il silenzio impotente di quelle autorità a Nord come al Sud, che avrebbero dovuto, in primo luogo salvaguardare la vita della nostra popolazione.

Riaccendere una inutile rivalità, con tutte le nefandezze di quel periodo, non serve se non come collante di una certa sinistra. Rispetto, occorre rispetto per i morti, così come è necessario occuparsi realmente del massacro sociale e morale che tutti, oggi, ci travolge.

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ANPI, Germania, Musocco, Regio Esercito, RSI

Un grande classico che va riletto

 

QUANDO SI COSTRUI’ IL FEDERALISMO

 

DISCORSI ALLA NAZIONE TEDESCA

Fichte, Johann Gottlieb

Edizioni di Ar, 2009

 

Con i Discorsi alla nazione tedesca di Fichte ci troviamo di fronte ad uno strano connubio fra i diritti del 1789 e la visione etnica della nazione; la ragione pratica ed i principii della Rivoluzione francese sembrano potersi radicare solo in un tipo umano, etnicamente determinato. Pronunziati nel 1807-8, a ridosso della sconfitta di Jena, essi partono dalla desolante constatazione che l’epoca moderna è l’età dell’egoismo. La disfatta della Prussia è da imputarsi interamente all’egoismo, per superarlo occorre una nuova educazione nazionale per i Tedeschi, che ne galvanizzi la volontà ad operare per il bene; anche la religione può essere d’aiuto per questo fine, il cristianesimo stimolando l’azione intenzionata al bene puro. Gli uomini vanno guidati a sentirsi parte di un tutto comunitario, anziché atomi staccati agenti per il proprio benessere; al senso di appartenenza etnico va aggiunto quello etico-politico. Questo nuovo piano educativo deve essere realizzato dallo Stato prussiano, senza tendenze all’espansione; infatti solo terre di lingua tedesca possono dar voce alla nazione germanica; terre dalla stessa lingua sono intimamente connesse per modo d’agire e di pensare. La Germania sarà la nazione riordinatrice del mondo; quello tedesco sarà il popolo-guida nel rinnovamento spirituale dell’Europa, ad esso appartiene il dominio sul progresso morale.

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FEDERALISMO, fichte, Germania, NAZIONE, unione

Studi di Kantorowitz, De Gobineau… ed altri

 

Una collana di novità della Casa Editrice AR

 

Raccomandiamo vivamente la consultazione dei titoli inviatici in elenco dalla Editrice AR, per l’attualità e la bruciante centralità degli argomenti. I testi sono riservati a specialisti, ma la stesura ed il corredo di immagini e ricerca, eseguite chiaramente e con facilità di consultazione, si fanno leggere con estrema possibilità di comprensione.

E’ da notare anche l’egregia scelta degli autori, fra i più bei nomi del mondo degli studiosi, quali il De Gobineau, il Kantorowitz ed altri.

Un’ottima sorpresa per riprendere i lavori dopo le vacanze!

Per informazioni e ordini: info@libreriaar.com – 0825.32239  

 

Marilù Giannone 

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aerei, bianca, cavalleria, evoluzione, Federico II, Germania, raz<ze umane

Unione Europea: ultima fermata

L’Europa costruita con norme e trattati trovava la sua ragione d’essere nella diffusa crescita del benessere che, in una concezione ottimistica delle previsioni, tutte improntate sulla inarrestabile ascesa del mercato, libero da tassi e balzelli di varia natura, non sarebbe mai venuta meno. Su questo postulato, sulla cieca fiducia in un dogma fideistico, si è proceduto alla instaurazione della moneta unica, una valuta senza sovranità, se non quella delle banche, che, da subito, nelle operazioni di cambio con la nostra moneta nazionale, ha presentato un primo, pesante danno al reddito ed al risparmio, privilegiando, causa i mancati controlli, gli arrotondamenti a favore di intermediari e di finanziarie protesi a sfruttare nel modo a loro più conveniente, l’evento.

Ancora pochi anni, poi la crisi, che, attraversando l’Atlantico, ha messo il continente europeo alle corde ed, in modo ancor più gravoso, ha bloccato ogni possibile iniziativa di rilancio dell’Italia, anello debole, dove l’illusione di una prosperità progressiva, basata solo sul castello cartaceo di una finanza “creativa”, aveva posto in secondo piano il vero motore del benessere, rappresentato dalle attività realmente produttive.

Inevitabilmente, le conseguenze disastrose determinate da pressappochismo e miopia di una classe dirigente europea priva di una visione solidale delle problematiche scaturite dalla circostanza, ha dato vita ad una politica di parametri coercitivi nell’esclusivo interesse delle economie più avanzate; è, dunque, questa l’Europa del Trattato di Roma? No, è molto peggio. Questo burocratico Club dove vale, sempre e comunque la politica del più forte, non ha un’anima, ma ha comunque, un comune interesse: un mercato liberista dove chi sbaglia la mossa per minore astuzia o maggiore debolezza, paga pegno.

L’abbiamo visto con la Grecia, un caso limite, ma facilmente applicabile all’Italia e forse a tutta l’Europa mediterranea. È un Club, questo di Bruxelles, molto simile ad un pensionato per la terza età, dove gli ospiti sono convinti di essere ancora in pista, come negli anni verdi, e di esercitare un potere del passato, dove la grandeur francese, come per abitudine, la forza industriale della Germania e l’attitudine imperiale britannica potevano ancora regolare le sorti del mondo.

Oggi tutto questo non esiste ed i vari revivals degli ultimi tempi sembrano anticipare un definitivo “de profundis”.

Si è smarrito, forse ad arte, il senso stesso dell’Europa, che non nasce in visione unitaria come si vuol far credere, nell’isola di Ventotene, ma affonda le sue radici nella romanità, nell’abbraccio vitale di un Impero capace di unire nazioni diverse con la forza del diritto e della lingua comune, bastione di civiltà a difesa delle pressioni esterne da un Est ancora idolatra e desideroso di saccheggio e distruzione.

L’idea di un continente europeo figlio dell’Impero di Roma non è stata mai del tutto abbandonata, questa idea, anche se volutamente oscurata, ha continuato ad appassionare intellettuali e filosofi proprio in Italia e nel bel mezzo del Ventennio fascista. Già nel 1929, vedeva la luce “Antieuropa” un mensile di “azione e pensiero” di Asvero Gravelli, fautore di un rinnovamento spirituale del continente, che dieci anni prima, a Versailles, aveva gettato le basi per un nuovo conflitto e diffuso il germe assassino dello stesso ruolo di punta europeo nella storia. Scriveva Gravelli, nell’editoriale del primo numero “…noi siamo l’eresia della moderna Europa…” volendo intendere come eresia la volontà di una rivolta morale capace di portare solidarietà sociale contro l’alienazione del capitalismo gabbato per modernismo.

L’Unione Europea, quella del fiscal-compact e delle politiche depressive, è giunta, probabilmente, alla fine del suo non esaltante percorso: cosa rimarrà? Le formazioni di diverse ideologie che invocano un ritorno alla completa sovranità nazionale, prima fra tutte quella monetaria, con tutti i rischi connessi, specie per l’Italia, ad un nuovo rapporto di cambio e la definitiva scomparsa politica di un continente, schiacciato da superpotenze d’Oriente e d’Occidente. Ed allora, non sarà opportuno stare insieme, non certo nel modo odierno?

Alessandro P. Benini

(Articolo già pubblicato su “IL BORGHESE”, periodico diretto da Claudio Tedeschi)

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europa, Germania, gravelli, Grecia, moneta exit, ventotene

Mangiare sano,parla italiano

Alimentare: per Dop e Igp è l’Italia la vera “locomotiva d’Europa”, con 266 prodotti certificati contro i 99 della Germania

La Cia in occasione dell’iscrizione della Piadina romagnola e della Salama da sugo nel registro europeo delle denominazioni protette: il nostro Paese resta leader indiscusso, ma si può fare ancora di più per sviluppare il segmento. Oggi il 97% del fatturato è legato solo a 20 prodotti, è necessaria più promozione e investimenti sui prodotti meno conosciuti.

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cia, Germania, grana padano, made in italy, parmigiano reggiano, pecorino romano

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L’euro è di tutti ma non lo sappiamo

Nel suo libro “L’euro è di tutti”, edito da Fioriti e con la prefazione del Premier Renzi, Roberto Sommella ne spiega le ragioni

«L’euro è stato creato poiché la moneta unica offre molti vantaggi e benefici rispetto alla situazione precedente, che vedeva ogni Stato membro dotato di una propria valuta… Oggi circa 333 milioni di cittadini europei lo usano quale moneta e ne godono i benefici…» Così la Commissione Affari economici e finanziari dell’Unione Europea motivava l’entrata in vigore dell’euro come moneta unica, ed è in parte ciò che pensava e auspicava, nel 2002, ogni cittadino italiano. Un inizio positivo per giungere, ad oggi, ad una situazione di totale sfiducia al punto estremo da proporre un ritorno alla lira e l’uscita dall’UE. Quale sia il vero problema e come superarlo è ciò che ha cercato di individuare Roberto Sommella nel suo saggio “L’euro è di tutti”, edito Fioriti e con la prefazione del Premier Renzi.

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antitrust, Bruxelles, crisi economica, economia, euro, europa, Fiorito edizioni, Germania, giornalista economico, Moneta unica, renzi, Roberto Sommella, roma, sfiducia italiani, ue

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Politica e Calcio

Le riforme istituzionali come una brutta partita del Mundial

Noi italiani abbiamo un motto per tutti li eventi (nefasti) “non abbiamo nulla da imparare, è colpa dei politici, l’Europa ci sta affamando”. Italia-Brasile.lo stesso risultato calcistico, comportamenti simili ognuno gioca per se stesso, nessuna armonia di gruppo,contro una Germania composta da giocatori amici, uniti e in armonia, ben preparati, non attori.copa Sappiamo tutti quanto conta il calcio per il popolo brasiliano, forse anche per loro è arrivato il momento di pensare che il calcio non è vita, imparare a vivere per tutto il resto, un resto importante: le manifestazioni di piazza che hanno lasciato perdere per il mondiale, manifestazioni che avrebbero aperto gli occhi al mondo.

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Brasile, Germania, Giorgio Napolitano, Mondiali di calcio

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