martedì, 23 Luglio 2019
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EYE 2018: Lamiya Aji Bashar tra i giovani al Parlamento europeo di Strasburgo

I primi due giorni di giugno si è svolto nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo il terzo appuntamento dell’European Youth Event. Ad un anno dalle elezioni europee del 2019, l’assemblea di Strasburgo ha accolto 8mila giovani tra i 16 e 30 anni, provenienti da tutta Europa. Insieme hanno discusso delle loro priorità, ma soprattutto si sono confrontati sul futuro della stessa Europa.

Un programma fitto di incontri durante i quali i giovani partecipanti hanno potuto dire la loro ed avanzare proposte per migliorare le sorti del vecchio continente.

Le idee che sono emerse da queste due giornate saranno raccolte in una relazione EYE che a sua volta sarà presentata nell’autunno 2018 durante delle audizioni speciali sulla gioventù che si terranno nelle commissioni parlamentari.

Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha aperto la sessione plenaria dell’EYE. Nel suo discorso ha invitato i giovani ad alzare forte la voce per costruire l’Europa di domani mostrando il massimo sostegno per la realizzazione dei loro sogni.

Ha toccato molti temi durante il suo intervento, dalla digitalizzazione al bilancio Ue, sino alla disoccupazione giovanile. Ha concluso ricordando che il primo dovere dei politici è proprio quello di non spegnere i valori, le speranze e sogni dei giovani, perché questa è la cosa peggiore che un politico possa fare.

Tra le altre note figure politiche presenti all’evento ci sono state la commissaria europea agli affari sociali Marianne Thyssen e l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. Altri ospiti hanno preso parte alla manifestazione: i vincitori del Premio Sacharov Denis Mukwege e Lamiya Aji Bashar che hanno tenuto discorsi programmatici.

Nella foto troviamo a destra Lamiya Aji Bashar, premio Sakarov 2016, a sinistra Denis Mukwege premio Sakarov 2014  e al centro il moderatore l'On. Rainer Wieland, vice-presidente del Parlamento europeo.
Nella foto troviamo a destra Lamiya Aji Bashar, premio Sakarov 2016, a sinistra Denis Mukwege premio Sakarov 2014 e al centro il moderatore l’On. Rainer Wieland, vice-presidente del Parlamento europeo.

L’ex Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, ha invece inviato un video messaggio molto apprezzo dai ragazzi. Nel video, l’ex presidente ha chiarito con lucidità quale sarà il ruolo dei giovani nel processo di integrazione europea.

Il collega della Consulpress Eugenio Parisi, fungendo da classico reporter della nostra agenzia, ha posto per nostro conto delle domande a Lamiya Aji Bashar, l’attivista irachena yazida che ha vinto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero insieme a Nadia Murad nel 2016.

Questa grande donna ha avuto la sfortuna di nascere in una parte sbagliata del mondo, ma nonostante il dolore e la sofferenza è diventata la voce e l’ambasciatrice dei diritti del suo popolo vittima delle atrocità dell’Isis.

Lamiya Aji Bashar premio Sakharov 2016.
Lamiya Aji Bashar premio Sakharov 2016.

Il 3 agosto 2014 il suo villaggio fu attaccato dai miliziani dello Stato Islamico; gli uomini vennero uccisi e Lamiya fu rapita insieme alle altre giovani donne del villaggio, tra cui anche Nadia Murad, per essere usate come schiave sessuali.

Dopo diversi tentativi falliti, Lamiya riuscì a fuggire nell’aprile del 2016. La fuga fu una odissea nell’odissea. Lamyra era insieme a due compagne di sventura. Una di loro era una bambina. Mentre correvano verso la libertà incapparono in una mina. Le due amiche di Lamyra morirono mentre lei, rimase cieca da un occhio e deturpata nel volto.

Dall’arrivo in Europa, Aji Bashar svolge attività di sensibilizzazione sulle atrocità commesse contro la comunità Yazida in Iraq e aiuta donne e bambini vittime delle violenze dello Stato Islamico.

La prima domanda che è stata rivolta a Lamiya Aji Bashar è stata quante sono le donne appartenenti alla comunità Yazida in Iraq catturate dall’Isis, quante sono salve e quante ancora si potrebbero salvare.

Bashar riferisce che sono 6500 le donne Yazida catturate dall’Isis, all’incirca 3000 dovrebbero essere salve, ma altre 3000 sono ancora nelle loro mani. Inoltre aggiunge che 1100 di queste donne salvate vivono in Germania, seguono un programma e sono accettate dalle autorità tedesche. Metà di loro vivono nei campi in Iraq seguendo dei programmi stabiliti dal Canada e dall’Australia, che presto le collocheranno in altri paesi.

La domanda più importante, anche se atroce, ma necessaria, per capire cosa davvero è costretto a subire questo popolo, ha riguardato cosa esattamente succede alle donne e ai bambini catturati dall’Isis. Lamiya Aji Bashar racconta: “Prima di tutto le donne si sono dovute sposare con un jihadista, ma in seguito sono state ripudiate e fatte sposare ad un altro membro dell’Isis, costrette a cambiare uomo di continuo.

Per quanto riguarda i bambini, i maschi vengono catturati e portati nei campi per diventare dei combattenti, le bambine invece dagli 8 anni in su vengono rapite e abusate più di 5 volte al giorno da più esponenenti dell’Isis. Queste bambine è raro che vengano sposate.

Si tratta di un vero e proprio genocidio del popolo Yazida, la gente è stata costretta a scappare, gli uomini sono stati attaccati, arrestati e uccisi anche con delle esecuzioni vere e proprie. Le donne invece sono state ridotte in schiavitù”.

Inoltre aggiunge che anche le donne cristiane che vivono nella parte est dell’Iraq hanno sofferto come le donne Yazida, hanno avuto lo stesso destino, e ricorda come anche una donna cristiana ha subito quello che ho subito lei, è stata rapita, resa schiava e maltrattata. Non c’è nessuna differenza nel trattamento tra le donne Yazida e le donne cristiane.

Alla domanda se dopo  il fallimento dell’Isis a Raqqa la situazione fosse ancora difficile o  fosse migliorata in generale,  non solo in Iraq, risponde: “metà delle donne Yazida sono ancora prigioniere e ostaggi nelle loro mani, il resto delle donne vivono nei campi e la situazione nei campi non è buona, perche le stesse strutture che le ospitano non sono sicure.

Proprio pochi giorni fa c’è stato un incendio che ha ulteriormente aggravato la situazione  mettendo in pericolo la loro vita. Queste persone si trovano nei campi perché le loro case sono state distrutte. Al momento comunque le autorità irachene sono a lavoro per migliorare le condizioni di vita della comunità Yazida”.

Infine l’intervista si è conclusa con un messaggio di speranza, alla domanda qual è il sogno o desiderio per il futuro, Bashar ha risposto: “Ho iniziato questa attività per dare voce nel mondo al popolo Yazida, io sono la voce nel mondo per loro, ma nel futuro vorrei avere una vita “normale”.  In primis però vorrei lavorare per garantire i diritti di queste donne e bambini che ora soffrono per mano dell’Isis”.

Dopo queste parole è difficile trovare una conclusione, perché pensare che esistono ancora oggi donne, uomini e bambini vittime di orrori del genere, fa male e ci rende impotenti. Ma grazie all’attività di donne come Lamiya Aji Bashar  dobbiamo continuare a sperare e a lottare per un mondo migliore dove regnano la libertà, l’uguaglianza e i diritti garantiti per tutti senza distinzione di razza e religione.

L’Europa, che non è solo quella unita dall’Euro, ha tutte la carte in regola oltre ai valori per rendersi promotrice di questo grande cambiamento sociale.

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Ricerca sui revival dell’estrema destra nell’inserto del “Corriere”

La rabbia che sale

Nell’inserto del Corriere della Sera del numero 1 di gennaio 2018 il dottor Andrea Rossi, intitolando l’articolo “La Rabbia”, compone un affresco ottimo su alcuni aspetti della politica alla soglia delle prossime elezioni. Dopodiché egli evidenzia con chiarezza gli aspetti esteriori come anche gli slogan che caratterizzano certi focolai di recrudescenza di pensieri e convinzioni che – sembra, se non si tiene conto che ormai sono passati circa ottanta anni dal Fascismo – siano del tutto ripetitivi del famigerato “ventennio”, e mettano paura all’opinione pubblica e soprattutto a diversi onorevoli o deputati.

Si ha insomma un timore tanto profondo quanto immotivato, data la differenza e la vetustà del Fascismo, che il “ventennio” possa tornare.

Spiacente per Vico, che indulgeva sulla certezza, anche se non matematica, dei corsi e ricorsi storici, si sa che qualsiasi idea si possa riproporre non è e non può essere mai eguale a se stessa: c’è quel “quid” pari alla dimensione aurea, incommensurabile e sconosciuta, che inevitabilmente rende molto differente l’idea dal suo primo stadio di affermazione. Inoltre, e qui è il punto, si parla un poco tutti di Fascismo, ma nessuno più sa con sicurezza che cosa sia. Il nostro giornalista inoltre sembra non conoscere che la Patria è la Nazione sono, da secoli, e semplicemente, la casa dei cittadini della Penisola, e che i due termini sono stati usati da molto tempo e da quando il Risorgimento l’ha resa una e con la stessa bandiera. Non sembra che Amatore Sciesa o i Fratelli Bandiera, per finire a Garibaldi, fossero fascisti.

Andrea Rossi espone con ricchezza atti di violenza trascorsi con quelli che si teme possano manifestarsi ancora e soprattutto sostiene che essi sono frutto della “rabbia” data dalla sfiducia nelle istituzioni. Giustissimo: ma illustra i motivi di questa sfiducia? rileva che è da più di trent’anni che l’Italia è appesa ad un filo, che rischia un commissariamento, un fallimento? E delinea i perché e gli errori di queste passate istituzioni che hanno giocoforza portato i cittadini a ritenere validi sistemi di governo diversi dai loro anni bui ? Direi di no. Forse egli lascia questo compito, spontaneo, immediato, incontestabile, all’evidenza dei fatti vista dal lettore e dal cittadino.

Marilù Giannone

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L’Oppressione del “Neo-Liberismo”

La  SOLITUDINE della “Lunga GIOVINEZZA”

Non esistono più scuola, parrocchie, sezioni di partito: la famiglia, quella tradizionale, già minata da tante problematiche, è rimasta sola. Una solitudine che circonda, pur nell’eccessiva protezione per i figli adolescenti, tutti i membri del primo nucleo sociale, forse il più importante; non si trovano appoggi formativi nelle storiche organizzazioni di comunità, come gli oratori, gli istituti d’istruzione, e, nel loro insieme, nelle stesse formazioni politiche giovanili. Per queste ultime va sottolineato come solo il 14% dei giovani, anche quelli prossimi all’età adulta, nutre qualche interesse per la politica, quando, guardando indietro negli anni, la dialettica e anche la contrapposizione ideologica, erano il pane quotidiano per la quasi totalità di una generazione protesa, tra mille contraddizioni, a guardare al futuro: ma esistono ancora le ideologie o sono scomparse con l’inizio del nuovo millennio? In realtà a finire nel ripostiglio delle cose vecchie, nelle cassapanche degli oggetti in disuso sono proprio le ideologie dogmatiche, una per tutte quella marxista.

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Alessandro Bertirotti analizza alcune cause del suicidio giovanile

Quando un giovanissimo dice … addio

In merito al fatto doloroso avvenuto a Mirandola per un “quattro” al compito in classe, che ha portato una studentessa dodicenne ad uccidersi –  e non è un caso isolato – si riporta qui di seguito un commento del  Prof. ALESSANDRO BERTIROTTI 

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All’Umberto I un incontro con i giovani per parlare di cyberbullismo

Contrastare il cyber bullismo e informare i giovani sui rischi della rete, sono gli obiettivi principali dell’incontro in programma per lunedì 29 febbraio, 0rganizzato presso l’aula magna pediatrica del Policlinico Umberto I, dal Corecom in collaborazione con l’Ospedale Umberto I e con l’associazione ABIO Roma onlus -Associazione per il Bambino in Ospedale.

Protagonisti della mattinata saranno i bambini degenti di diversi reparti dell’ospedale e gli alunni che frequentano gli Istituti comprensivi “Tiburtina Antica 25” e “Pietro Maffi”. Come per gli altri eventi rientranti, con quello organizzato presso l’Umberto I, nel progetto Media Education del Corecom Lazio, i ragazzi rivolgeranno le loro domande sulla sicurezza in Rete agli esperti della Polizia postale. È prevista la partecipazione di diverse autorità di particolare rilievo.

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Folgore No Limits. A Livorno vince lo Sport senza limiti anche per disabili

Livorno ha accolto, per il secondo anno consecutivo “Folgore no limits” la manifestazione dedicata a persone diversamente abili e organizzata dalla Brigata paracadutisti dell’Esercito Italiano  in collaborazione con il Comitato Italiano Paraolimpico.

Al centro della giornata dedicata la pratica sportiva e la sua grande potenzialità nel farsi, tra l’altro, strumento di integrazione sociale e reinserimento nella società. Una manifestazione che ha avvicinato al mondo della Folgore circa 900 studenti delle scuole livornesi che, grazie alle 30 associazioni intervenute,  hanno contemporaneamente conosicuto le iniziative create per migliorare la quotidianità dei disabili e delle loro famiglie.
La cerimonia dell’alzabandiera, ha lasciato spazio alla consegna del distintivo da paracadutista a Giacomo, ragazzo disabile di Livorno, che nei precedenti alla manifestazione, si è lanciato con il paracadute da un’altezza di 4.200 metri, vincolato ad un istruttore del Centro Addestramento Paracadutisti dell’Esercito Italiano.
30 postazioni e molto più di 30 buoni motivi per apprezzare l’evento e l’impegno delle associazioni che veicolano messaggi importanti attraverso lo sport e aiutano, con quest’ultimo, le famiglie delle persone disabili a rendere la vita dei propri cari più “normale”, attraverso una delle pratiche parasportive. Dal  Basket in carrozzina al sitting volley all’ippoterapia, il panorama sembra veramente vasto e variegato.

Sport e disabilità, due temi fortemente legati tra loro, che si intrecciano in un insieme di valori. Il collante non poteva che esser l’Esercito che in Italia meglio di ogni altra Figura istituzionale incarna, fa propri e mette in atto a favore della comunità la costanza, il sacrificio, la volontà, lo spirito di gruppo, ma soprattutto la stessa possibilità offerta a chiunque, di mettersi alla prova e superare le difficoltà: che siano con il proprio fisico, con la propria mente o per un bene superiore chiamato Nazione!

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