sabato, 23 Febbraio 2019
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Tag: istat

Convegno AISL_O su Innovazioni Legislative Terzo Settore

NUOVE COMPETENZE per il  FUTURO del  III  SETTORE

Riforma legislativa e strumenti innovativi di compliance

20 settembre, h.15= Azimut Holding Spa Roma – via Flaminia, 133

L’ A.I.S.L_O – ASSOCIAZIONE ITALIANA di STUDIO del LAVORO per lo Sviluppo Organizzativo – riprende la sua attività il 20 settembre con un CONVEGNO sul TERZO SETTORE, per illustrare i profondi cambiamenti  a seguito delle recenti disposizioni legislative e regolamentari.  Dopo la riforma di cui al Dlgs. 106/2016 e l’emanazione del relativo decreto attuativo 117/2017, il Terzo settore è stato investito da profondi cambiamenti che impongono una compliance più rigorosa. L’aggiornamento delle disposizioni in materia si è reso necessario a causa della straripante crescita delle organizzazioni Non Profit, dell’accertato alto tasso di illegalità dovuto alle defiscalizzazioni e conseguentemente per garantire le opere di donazione.

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AISLO, COMPLIANCE LEGISLATIVA, istat, NO PROFIT, ONLUS, TERZO SETTORE

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La bufala della ripresa economica

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I DATI ISTAT al II° semestre 2017

Tali dati parlano chiaro…. se li consideriamo attentamente, possiamo evidenziare queste risultanza: 

lavoratori dipendenti      17.726.000     +3%        +513.000 unità sui dati del 2008

lavoratori indipendenti    5.363.000      -8,7%     -514.000 unità sui dati del 2008

Il calo del lavoro  autonomo annulla, dunque, la crescita di quello dipendente e coincide con la perdita di oltre mezzo milione di artigiani, piccoli imprenditori e commercianti: le famiglie, legate al reddito da lavoro autonomo, risultano le più esposte al rischio povertà;  dal 2015 il 25,8% di tali nuclei familiari vive al limite della soglia di indigenza e, mediamente, sinora ha subito un taglio del proprio reddito annuo pari al 15,4%, attorno ai 6.500 euro.

Non deve, però, tralasciarsi una domanda, relativa alla crescita dei lavoratori dipendenti: perchè, pur in presenza di un maggior numero di questi occupati, sono diminuite del 5,8% le ore complessivamente lavorate? La risposta è duplice: sono cresciuti solo i contratti di lavoro a tempo determinato, mantenendosi, quindi, un alto indice di precarietà lavorativa; eppoi, la richiesta di prodotti e servizi è tuttora inferiore ai valori pre-crisi.

Infine, va sottolineato come la crescita del lavoro a contratto a tempo determinato lasci poco spazio alla prevenzione antinfortunistica, come sottolineato dall’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro) nella propria manifestazione svoltasi a Cagliari, oggi domenica 8 ottobre, denunciando un incremento degli incidenti sui posti di lavoro.

Vi pare che questi siano dati di ripresa, di uscita dalla crisi economica devastante degli ultimi anni? Al massimo sono segni di una lieve, contraddittoria ripresina che potrebbe, se non adeguatamente supportata, innanzitutto con una fiscalità meno esosa, risolversi in un’illusoria “sveltina” pre-elettorale di questo governo con gli italiani.

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ANMIL, istat, PRECARIETA' DEL LAVORO

Aborto e Suicidio assistito

Dalla  CullA  alla  TombA

_____________di ALESSANDRO P. BENINI  (*1) 

Con la logica del profitto ad ogni costo, con la supremazia del mercato su quel che resta della dignità dell’uomo, la tendenza ad eliminare le “scorie”, come dire l’annullamento sistematico di coloro, che per un insieme di motivi, sono collocati ai margini, intralciano, e non producono, non raggiungono un traguardo economico stabilito dal mondo neoliberista, si fa ancora più evidente. Le recenti vicende, tragiche e complesse, che hanno spinto fuori dai nostri confini cittadini stravolti nella loro essenza di persone di malattie giunte a livello di non ritorno, a cercare la soluzione ad un’agonia permanente nel “suicidio assistito”. Oltre alla pietà e comprensione per tali sofferenze, hanno destato una rinnovata campagna a favore dell’eutanasia. Da più parti si richiede una legge ad hoc, che pone gravi problemi di coscienza e che, tuttavia, non frena, anche su questo delicato argomento , i seguaci di quelle teorie di morte oggi così prepotentemente all’assalto della vita e del diritto.

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Democrazia Solidale, Gianluigi Gigli, istat, Mario Sberna

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Sempre più violenza: se ne parla una volta in un anno

”Solo un piccolo uomo usa violenza sulle donne per sentirsi grande”(cit.)

L’amore,  la dipendenza, la violenza: hanno in comune forse la  perdita della ragione?  Inteso come desiderio che deve venir soddisfatto, come se fosse l’ acquisto di un oggetto? Anni di convegni, fiumi di parole, leggi non fatte o, non applicate… sangue che continua a macchiare i nostri vestiti.

L’idea che tutto si può avere , negli ultimi anni, ha leggittimato uomini,  a prendere nonostante i rifiuti. Tutto il peggio che nei secoli passati  ci è stato confermato  dalla letteratura,oggi lo ritroviamo in cronaca neraVIOLENZA 2

La violenza è un modo per compensare la mancanza di amore?  Valgono ancora le teorie che si leggono nei  testi universitari e come lo stesso Freud afferma che”nella psicogenetica della personalità il passato determina il comportamento attuale, cosi come le forme nevrotiche dipendono da traumi e conflitti di cui spesso il soggetto è inconsapevole”?

In nome dell’amore,  sentimento  tanto forte quanto distruttivo l’uomo sfoga a volte il suo malessere  sulla donna, nei casi più gravi andiamo incontro al” femminicidio”   parola divenuta ormai, soltanto un termine per indicare un crimine qualsiasi

Con il termine femminicidio si intende: “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”.

Spesso questi atti di violenza avvengono nell’ambito del proprio nucleo familiare per opera di, padri, partner e uomini da cui ci si aspetterebbe cura e protezione; nell’ ultimo decennio moltissimi sono i figli che picchiano le madri,  . Ma cosa spinge a perpetrare queste gravi forme di violenza?

La violenza è un comportamento influenzato dalle norme e dalle regole di ogni cultura, spesso di natura patriarcale, a cui si aggiungono aspetti sociali, , tratti patologici, predisposizione all’agire aggressivo, alcolismo ed abuso di sostanze stupefacenti, sistemi legislativi e giudiziari ancora poco punitivi o inefficienti. Di solito si tratta di situazioni denunciate che però finiscono in tragedia senza essere giunti ad una soluzione.Si tende sempre a pensare che la violenza avviene, in ambienti economici sfavorevoli; negli ultimi anni, i casi di femminicidio , abusi, violenza sessuale su minori , è emerso da un mondo dove i soldi non mancano, dove in abbonda e dilaga la rabbia, il senso del possesso,   spesso la violenza è solo frutto di un narcisismo perverso, di un continuo desiderio di innamoramento, di un piacere relazionale che comporta solo parziale appagamento per il soggetto con personalità narcisistica.VIOLENZA 4

Spesso le donne accettano queste forme di violenza per dipendenza economica, affettiva, per paura, perché sperano di ritrovare ” l’oggetto perduto” riprendendo ancora un concetto freudiano, o perché e l’unica modalità relazionale che conoscono e che pensano di meritare.

 Nelle loro narrazioni emerge chiaramente come esse tendano a considerarsi inferiori e a percepire sé stesse sempre in relazione all’altro. Sono donne umiliate, che provano sentimenti di paura e vergogna con profonde ripercussioni sull’autostima.

Spesso tendono ad attribuirsi la responsabilità di ogni violenza subita e rimangono ancorate al passato come se non potessero vivere anch’esse un futuro. Altre volte vanno incontro alla morte a causa di un sistema legislativo ancora poco consono e ad una società che si rifiuta di accettare il nuovo ruolo della donna, troppo emancipata ed indipendente, o ancora ad opera di soggetti con personalità patologiche o semplicemente violente.

Sono significativi i dati dell’ultimo Rapporto Istat 2015 La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia che fa capire quanto ci si trovi di fronte a un fenomeno grave e diffuso. Secondo i dati del Rapporto, 6.788.00 donne hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5%delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre.

 I dati Istat segnalano che negli ultimi cinque anni la percentuale di donne vittime si è abbassata di due punti, passando dal 13,3 all’11,3%, ma questi numeri vanno visti in controluce, disaggregando il dato:  e così si scopre che sono aumentate, e notevolmente, le violenze più gravi, ovvero, quelle violenze dove sono state riscontrate più ferite nel corpo. Sono aumentate di quasi 15 punti percentuali, dal 26,3 al 40,2%. Però sono aumentate anche le donne che prendono coraggio: è aumentata dal 67 al 75 la percentuale delle donne che parlano con qualcuno della violenza subita, le donne che cercano aiuto presso i servizi specializzati, i Centri Antiviolenza, quelle che escono allo scoperto, mettendoci la faccia, spesso denigrate, spesso non credute, spesso abbandonate; poi di nuovo violentate e molte di loro: uccise.

La violenza di genere affonda le proprie radici in un modello culturale non ancora superato, che si alimenta e si riconduce a una disparità di ruoli dettati dal genere, a stereotipi anacronistici, tramandati di generazione, in generazione, eppure di così difficile sradicamento. Le battaglie femministe iniziate nel lontano Ottocento, che avevano portato all’attenzione le dinamiche di oppressione di genere, rivendicando una necessaria e universale parità di diritti e dignità, riecheggiano ancora oggi, quando si parla di auspicato rinnovamento culturale, di una rivoluzione sociale necessaria a smuovere quel fondo di immobilità di pregiudizi che impregna le relazioni uomo-donna, dilagando ed estendendosi a vari ambiti, a cominciare da quello più intimo, familiare, fino a giungere a quello lavorativo e a diversificati contesti pubblici.

La violenza di genere si annida e scivola sottilmente all’interno delle relazioni affettive. La letteratura internazionale parla di Verbal AbuseEmotional Abuse e Financial Abuse, riferendosi alle dinamiche quotidiane, intrafamiliari in cui si manifesta un’asimmetria di potere, che sconfina o può sconfinare in gravi situazioni di limitazione, controllo e svalorizzazione del partner, fino ad arrivare a vere e proprie minacce e intimidazioni.

Se è vero, come dimostra l’ultimo Rapporto Istat 2015, che è cresciuto il numero di donne che cerca aiuto presso i Centri Antiviolenza, è anche vero che per queste donne rimane un passaggio non semplice, che attiene alla consapevolizzazione del ciclo della violenza in cui sono coinvolte per uscirne davvero. In questo senso a queste donne viene chiesto molto: è richiesta forza e spesso “freddezza” nel riconoscere, e in un’ultima analisi, assegnare  un nome a tale vissuto devastante, agito, come le statistiche dimostrano nella maggior parte dei casi, dal proprio partner, lo stesso nel quale tanto avevano precedentemente investito.

In questo delicato passaggio sono chiamate in causa in primis le operatrici dei Centri Antiviolenza e le interlocutrici e gli interlocutori che rientrano a vario titolo negli interventi di prevenzione, sensibilizzazione e contrasto al fenomeno: è richiesta attenzione profonda, sensibilità e professionalità nell’approccio con le donne per evitare, tra i vari rischi, che subiscano il deleterio processo di “vittimizzazione secondaria”.

Sensibilità e “approccio di genere” richiamano quei mutamenti culturali che devono partire innanzitutto dalle operatrici, dalle Istituzioni e da tutti i soggetti che si approcciano al fenomeno della violenza contro le donne, le cui azioni di contrasto risultano ancora deficitarie: un gap profondo è stato individuato proprio nel Piano straordinario contro la violenza sessuale e le vittime (art.5 della Legge n.119 del 2013), presentato dal Governo lo scorso 7 maggio in Conferenza Stato-Regioni econtestato da numerosi Centri Antiviolenza e Associazioni che l’hanno giudicato “un’occasione storica persa di cambiamento”, poiché in esso il ruolo dei Centri Antiviolenza ne esce svuotato, essendo considerati “alla stregua di qualsiasi altro soggetto del privato sociale, senza alcun ruolo, se non quello di meri esecutori di un servizio”. Sorvolando sugli aspetti inerenti il sistema di governance delineato dal Piano, l’impostazione risulta essere, complessivamente, di tipo “sanitario-securitario” e le donne considerate “soggetti da prendere in carico”, in evidente contraddizione con le premesse che parlano della necessità di empowerment e con l’irrinunciabile autodeterminazione.ora non ci si è resi conto, dunque, di quanto non sia sufficiente che una donna si rivolga al pronto soccorso o sporga denuncia per uscire dal proprio vissuto di violenza. C’è bisogno invece di luoghi in cui le donne vengano accolte, si sentano realmente ascoltate e finalmente riconosciute in tutto il vissuto complesso che a fatica esse portano. Occorre capacità di comprensione e ascolto che muove dalla professionalità etica e, dall’onestà di ogni singola operatrice, tenuta a sradicare schemi concettuali acquisiti per non incorrere in “interpretazioni” arbitrarie e contaminate di un sentire che non rispecchia quello espresso dalle donne in tutti i suoi svariati significati.VIOLENZA3

 

La sfida è ardua e implica un altro passaggio obbligato, seppure ancora poco riconosciuto, vale a dire un uso corretto del linguaggio, un linguaggio che sia anch’esso “di genere”. Al di là di ogni rivendicazione o estremismo esasperato, il valore del linguaggio e l’importanza di adottarlo si rifà alla funzione propriamente semantica di esso, ovvero alla capacità di assegnare non solo un nome alle cose, ma di significare mondi e relazioni: è proprio in quest’attribuzione libera di significati che si disegnano, si negoziano o si negano anche rapporti, condizioni di uguaglianza (implicite), conferme e disconferme sociali. La negazione di declinazione al femminile per numerose professioni continua a veicolare asimmetria di ruoli, rispecchiando una forma mentis colma di retaggi culturali difficili da cancellare.

 Dall’ osservatorio sulle tendenze e sui consumi degli adolescenti

 Violenza e maltrattamento anche all’interno delle coppie di adolescenti.
  Il problema della violenza e delle prevaricazioni all’interno delle coppie di adolescenti è in continua crescita e ha importanti rivolti a livello psicologico e reazionale perché i ragazzi coinvolti sono ancora in fase di sviluppo. I dati riportati sono i risultati preliminari di un lavoro condotto in alcune scuole sul territorio nazionale che indaga l’attualissimo problema delle prevaricazioni all’interno delle coppie di adolescenti, a partire dai 13 anni di età. I dati sono stati rilevati all’interno del lavoro svolto dall’Osservatorio sulle Tendenze e sui Consumi degli Adolescenti presieduto dalla dott.ssa Maura Manca. È stato creato uno strumento che permette di rilevare differenti manifestazioni di controllo, forza e prevaricazione all’interno delle coppie, le forme di oppressione, controllo e prevaricazione perpetrate attraverso l’uso distorto della tecnologia come per esempio il controllo attraverso i social network, le minacce tecnologiche, con le chat di instant messaging, la gestione dei profili privati e altre forme legate agli oggetti tecnologici. Dato il massiccio utilizzo di smartphone, tablet e pc, le ore eccessive trascorse da questi ragazzi in rete diventa di fondamentale importanza monitorare il fenomeno anche da questo punto di vista. Il primo studio pilota è stato condotto su un campione di 562 adolescenti della provincia di Roma, proseguito poi in altre città italiane. Il campione è composto da adolescenti di età compresa tra i 13 e i 20 anni (età media 16,07). Il 40,3% del campione ha un fidanzato e il 25% ha conosciuto il proprio partner su internet.

Secondo circa l’80% degli adolescenti intervistati esiste il maltrattamento tra partner anche in adolescenza e quasi il 40% del campione totale sostiene di avere un amico/a che subisce o ha subito qualche forma di prevaricazione nella coppia.

Il 13% dei ragazzi ha paura o ha avuto paura qualche volta del fidanzato/a e, il 23%, si è sentito intrappolato nella sua relazione sentimentale. Un dato molto interessante è che il 13% si è sentito maltrattato.

Un dato allarmante è che il 63% si sente solo ad affrontare questo tipo di problemi perché a scuola se ne dovrebbe parlare di più e a casa, si ha paura che i genitori non possano comprendere determinate situazioni.

Risulta fondamentale analizzare questi aspetti fin dalle prime relazioni di coppia soprattutto in termini preventivi per contrastare la violenza domestica e gli omicidi all’interno della coppia perché i segnali possono essere identificati precocemente fin dalle prime relazioni affettive.____

Gli argomenti e i rimandi alle questioni culturali sono infiniti: rimane da riflettere sul perché si arresti una rivoluzione sociale che apre ad un grado più alto di civiltà, evidentemente, allo stato attuale quasi del tutto assente.

Nel frattempo , mentre si continua a fare statistiche, nel  substrato dove nessuno vuole arrivare fino in fondo , dove si annida quel fenomeno della violenza contro le donne, il ” problema”  rimane,  tanto che, ancora continua a fare discutere l’Organizzazione Mondiale della Sanità…ma, dove troppi interessi gravitano sulla pelle delle donne

E quindi? Come difenderci? Dove trovare risposte? Si rimanda alla responsabilità di altri o, ci riprendiamo il coraggioe, il potere decisionale sulle nostre vite? Nella speranza che le nostre storie vissute,  storie di coraggio e solitudine, non vadano perse nei talk shoow televisivi,parole perse nel vento,  per  uso e consumo del politico di turno; tragedie familiari, personali, che dopo qualche ora  cedono  velocemente il passo ad argomenti che fanno audience e scalpore. Un detto popolare , raccontato da  RAFFAELE, il babbo della mia amica Rita, recita cosi:” quando un albero cade, tutti a fare legna”.

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 http://www.solideadonne.it

 Istituzione Solidea è una Istituzione di genere femminile e di solidarietà della Provincia di Roma. Istituzione Solidea nasce nel Luglio del 2004 per volontà del Consiglio Provinciale di Roma allo scopo di sviluppare interventi di sostegno a donne italiane e straniere oggetto di violenza o in condizione di disagio e ai loro figli minori, nei confronti dei quali si propone di “risarcire il danno subito” riconoscendo che sono soggetti portatori di diritti e di risorse. In tal modo la Provincia di Roma si è dotata di uno strumento gestionale ad elevata autonomia introducendo, nel panorama degli Enti locali, la prima e tuttora unica istituzione italiana di genere. Dal primo gennaio del 2015, la Provincia di Roma, in base alla legge nazionale n.56/2014, è stata cambiata, in un nuovo ente territoriale la “Città Metropolitana di Roma Capitale”. Il nuovo ente, sostituirà la Provincia nella gestione di tutte gli attivi e passivi, così come ottemperando a tutti gli obblighi derivanti da contratti precedenti. Istituzione Solidea ha elaborato e messo a punto un vero e proprio piano provinciale teso a prevenire, contrastare e combattere il fenomeno della violenza attraverso azioni concrete: promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione e alle Istituzioni; creazione di un Osservatorio provinciale per donne che subiscono violenza e i loro bambini per approfondire la conoscenza del fenomeno e per meglio progettare gli interventi, mettendo in rete i centri e gli sportelli anti-violenza di Roma e Provincia; accoglienza e ospitalità attraverso i tre centri di Istituzione Solidea a donne che subiscono violenza e ai loro bambini; prevenzione delle condotte aggressive nelle scuole superiori di Roma e provincia per, diffondere la cultura della parità, della solidarietà e del rispetto delle differenze all’interno della relazione ragazzo-ragazza; formazione degli/le operatori/operatrici sociali, sanitari, pronto soccorso degli ospedali, forze dell’ordine e privato sociale, per sensibilizzarli/le e metterli in grado di riconoscere i segnali della violenza subita dalle donne, sviluppando adeguate capacità di approccio ed inoltre acquisire conoscenze per indirizzare le donne ai servizi competenti; messa in rete tra le Istituzioni e gli/lei operatori/operatrici, che a vario titolo sono preposte alla messa in carico delle donne che subiscono violenza. Contatti Istituzione Solidea – Città Metropolitana di Roma Capitale Viale di Villa Pamphili 71/c 00153 Roma Tel. 00390667668045-4835-4938 fax 00390667667728 Email : solidea@cittametropolitanaroma.gov.it Facebook: Solidea Istituzione web site: www.solideadonne.itplurale

www.maschileplurale.it

Maschile Plurale L’Associazione nazionale Maschile Plurale è stata costituita a Roma nel maggio del 2007 e rappresenta una realtà di uomini con età, storie, percorsi politici e culturali e orientamenti sessuali diversi, radicati in una rete di gruppi locali di uomini più ampia e preesistente. I componenti dell’Associazione sono impegnati da anni in riflessioni e pratiche di ridefinizione della identità maschile, plurale e critica verso il modello patriarcale, anche in relazione positiva con il movimento delle donne. L’idea dell’Associazione è nata dopo la pubblicazione di un Appello nazionale contro la violenza sulle donne, scritto da alcuni dei promotori nel settembre del 2006 e controfirmato in pochi mesi da un migliaio di altri uomini di ogni parte d’Italia. Nel corso del 2007 si è arrivati alla costituzione dell’Associazione, come esigenza di una forma ancora, leggera, ma adeguata a un impegno nazionale più strutturato (come il lavoro per progetti, in vari contesti). Maschile Plurale, attiva in alcune regioni italiane (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia), realizza diversi interventi, quali: – la produzione di riflessioni e, di documenti con una valenza politica, sui temi della maschilità e delle relazioni tra uomini e donne, offerti alla discussione attraverso il suo sito e una pagina Facebook – gli incontri pubblici, sugli stessi temi, di sensibilizzazione e promozione culturale sul territorio – l’educazione e la formazione per le scuole, le università, gli operatori socio-sanitari e le forze dell’ordine – la collaborazione con alcuni Centri Antiviolenza, anche all’interno di reti di prevenzione e contrasto della violenza maschile sulle donne – la ricerca-azione in tema di percorsi degli uomini maltrattanti – la partecipazione ad analoghe iniziative di molte altre realtà associative e istituzionali. Contatti sito web: www.maschileplurale.it e-mail: info@maschileplurale.it

Adelfia Franchi

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ADOLESCENTI, donne, istat, VIOLENZA

Commercio: battuta d’arresto delle vendite alimentari

 

Farsi domande non basta più, agire? Come? Poteva bastare organizzare una sagra alimentare come EXPO per far ripartire i consumi? Invogliare le persone  ad acquistare prodotti di qualità? No, la gente è sempre più povera, sempre meno in salute, sempre più arrabbiata. Lo spettro della miseria fa diventare tutti più cattivi, ognuno marca  il proprio territorio. Nei rifugiati, negli immigrati, vediamo noi stessi, negando di essere uguali a loro, perchè , forse  a breve , potremmo trovarci nelle stesse condizioni. Ogni paese  erge il proprio muro, una volta lo abbiamo abbattuto, chissà ; forse allora faceva comodo buttarlo giù. Sassi, mattoni, cemento: più facili da trovare che non il cibo, più facile tirar su un muro che dare un piatto di minestra. Nel frattempo, siamo in tanti a non fare più la spesa, quella buona, quella che una volta si chiamava : la spesa del contadino, poi diventata :MADE IN ITALY.  CRISI ALIMENTARE

 Commercio: battuta d’arresto delle vendite alimentari “made in Italy” 

La Cia commenta i dati sulle vendite al dettaglio diffusi dall’Istat. Il presidente Scanavino: occorre un progetto organico di interventi che passi in primis dal settore primario, attraverso aggregazione dell’offerta e delle filiere, innovazione e semplificazione. Solo così si potranno cogliere le potenzialità ancora inespresse dell’agroalimentare tricolore.

            Dopo tre mesi di crescita, tornano a diminuire le vendite di prodotti alimentari “made in Italy” che, nel mese di aprile rispetto allo scorso anno, perdono quasi un punto percentuale in valore (-0,8%) mentre gli acquisti delle famiglie in volume si riducono dell’1,8%. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat, spiegando che il calo dei consumi trova conferma nell’andamento tendenziale del fatturato dell’industria alimentare, crollato ad aprile del 4,6% rispetto a una sostanziale invarianza (-0,2%) del fatturato totale nazionale.

            Tutto ciò -spiega la Cia- si riflette inevitabilmente sul livello qualitativo degli alimenti acquistati con una tendenza a preferire i cibi “low-cost”. Quella dei discount alimentari è infatti l’unica tipologia di esercizio commerciale dove gli acquisti di prodotti agroalimentari continuano a correre (+2,2%), mentre nella grande distribuzione le vendite diminuiscono dello 0,7%, così come nei piccoli negozi dove il calo è ancora più significativo (-1,2%).

            “Rispetto al primo trimestre del 2015, quando i positivi risultati sul commercio al dettaglio facevano presagire una definitiva inversione di tendenza nelle dinamiche di acquisto -osserva il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino- i dati di aprile fanno segnare una battuta d’arresto. Per ridare certezze future e far ripartire al più presto le vendite è urgente che le imprese agricole siano al centro dell’agenda economica nazionale”.FAME

            “L’agricoltura, essendo per sua natura particolarmente vulnerabile ed esposta alle emergenze e alla volatilità dei mercati, è una delle attività economiche che sta incontrando particolari difficoltà per uscire dalla crisi. Ciò che occorre -sottolinea Scanavino- è un progetto organico d’interventi necessario a rilanciare il ‘made in Italy’ agroalimentare. Un progetto che passi inevitabilmente attraverso l’aggregazione dell’offerta e la promozione di una più efficace organizzazione delle filiere; l’innovazione e la modernizzazione dell’assetto imprenditoriale; la semplificazione e la sburocratizzazione amministrativa; l’internazionalizzazione, senza trascurare il necessario processo di defiscalizzazione e di modernizzazione del mercato del lavoro”.

            Soltanto così, conclude il presidente della Cia, “si potranno cogliere le potenzialità ancora inespresse dell’agroalimentare italiano e, di pari passo, capitalizzare gli straordinari valori materiali e immateriali che caratterizzano e distinguono l’offerta del ‘made in Italy’ nel mondo, mettendoli a sistema in una prospettiva di rilancio e valorizzazione”.

A voi lettori una valutazione di tutto quel che accade nel mondo dell agroalimentare, visto dalla parte di chi, ogni giorno deve fare il conto con quel borsellino da aprire.

Adelfia Franchi

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cia, Expo 2015, istat, made in italy, Scanavino

Promesse non mantenute

Promesse non mantenute e debito pubblico *___________ di Torquato CARDILLI 

 Pur se affetti da smemoratezza cronica, gli italiani forse ricorderanno la sfida da gradasso che il premier fece pubblicamente, promettendo, a pena di essere chiamato buffone, il pagamento di tutti i debiti arretrati (60  miliardi) della pubblica amministrazione verso i privati entro luglio 2014, tempo poi dilatato fino al 21 settembre (giorno di San Matteo).La promessa fatta nel salotto di Porta a Porta, sull’onda dell’euforia per la vittoria alle elezioni europee, non meravigliò più di tanto lo scettico Vespa che anzi raccolse il guanto di sfida rilanciando con una scommessa, dando per certo il fallimento dell’impegno. La posta: un pellegrinaggio a piedi fino al Monte Senario.

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Bankitalia, CGIA di Mestre, Eurostat, istat, Matteo Renzi

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Imu agricola : escamotage elettorale?

Imu: felici che la questione sia al centro del dibattito, speriamo non sia solo escamotage elettorale

 Il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino: è tempo di agire, Governo e Parlamento devono trovare una soluzione strutturale e definitiva. Risolvere la questione dell’Imu agricola deve restare una priorità anche dopo lo spoglio dei voti.

 “E’ importante che il tema dell’Imu agricola continui a tenere banco nel dibattito politico, l’auspicio è che se ne continui a parlare anche dopo le elezioni regionali e che finalmente Governo e Parlamento trovino una soluzione a una tassa che sta mettendo in seria difficoltà migliaia di aziende”. Lo afferma Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori.IMU AGRICOLTURA

“Sfogliando in questi giorni i quotidiani e guardando i talk-show televisivi, notiamo con soddisfazione che la questione dell’Imu agricola è tra i temi centrali dei programmi di quasi tutti i candidati -osserva Scanavino-. Il fatto che si continui a parlare dell’iniquità di questa imposta è senza dubbio una notizia positiva, ma la nostra speranza è che questo fondamentale tema resti al centro del dibattito politico anche dopo lo spoglio dei voti e una soluzione venga finalmente trovata. Di contro, sarebbe oltremodo grave se si trattasse di un escamotage e si stesse semplicemente facendo campagna elettorale sulle spalle degli agricoltori, magari, dimenticandosi delle loro difficoltà il giorno dopo le elezioni”.

“Abbiamo ribadito con forza negli ultimi mesi come sia urgente una risoluzione strutturale e definitiva -prosegue il presidente della Cia-. Gli sforzi sostenuti da migliaia di agricoltori, che nei mesi scorsi hanno manifestato a Roma e sul territorio nazionale il loro dissenso nei confronti dell’eccessivo carico fiscale a partire proprio dall’Imu, hanno prodotto alcuni primi risultati. In tal senso le dichiarazioni del premier Renzi che ha definito l’Imu ‘una sciocchezza’ e la mozione approvata in Parlamento per superare al più presto (e comunque al massimo nell’ambito del riordino della local tax) le disposizioni in materia di applicazione dell’Imu, sono stati segnali positivi”.

“Adesso però è il momento di agire. E’ necessario -conclude Scanavino- che tutti facciano la propria parte e che Governo e Parlamento prendano in mano l’iniziativa per rivedere definitivamente l’impianto di funzionamento dell’imposta municipale sui terreni agricoli. È questa l’unica via per ridare certezze e ottimismo alle imprese agricole italiane”.

Il nuovo decreto ha quindi stabilito che sono esenti dall’IMU, a partire dall’anno 2015, i terreni agricoli e quelli non coltivati:

  • ubicati nei Comuni classificati come totalmente montani nell’elenco dei Comuni italiani predisposto dall’ISTAT (art. 1, co. 1, lett. a) del DL n. 4 del 2015), da chiunque posseduti;
  • ubicati nei Comuni delle isole minori di cui all’allegato A della legge n. 448 del 2001 (art. 1, co. 1, lett. a-bis) del DL n. 4 del 2015), da chiunque posseduti;
  • posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 del Dlgs. n. 99 del 2004, ubicati nei comuni classificati parzialmente montanidi cui allo stesso elenco ISTAT (art. 1, co. 1, lett. b) del DL n. 4 del 2015).

Quest’ultima esenzione spetta anche nel caso in cui un CD o IAP iscritto alla previdenza agricola conceda il terreno in comodato o in affitto a CD o IAP.VENDESI TERRENO

Secondo l’interpretazione fornita dall’IFEL, la dichiarazione IMU il cui termine per la presentazione è fissato al 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui sono intervenute variazioni cui consegue un diverso ammontare dell’imposta dovuta, pur essendo obbligatoria anche per i casi di esenzione, non deve essere inviata nei casi di esenzione oggettiva(terreni ubicati nei Comuni totalmente montani o nelle isole minori) essendo le informazioni necessarie al controllo dell’imposta ricavabili dalla banca dati catastale. Diversamente, per i terreni situati nei Comuni parzialmente montani, la presentazione della dichiarazione appare necessaria, qualora sussistano le condizioni previste per l’esenzione e la qualifica del possessore non sia stata in passato già dichiarata al Comune. (Fonte: IFEL – Nota 20 Maggio 2015).

 

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cia, Dino Scanavino, elezioni, IFEL, imu agricola, istat

Cnel: Presentazione della quinta relazione annuale 2014

Cnel, oggi al Parlamento e al Governo,per presentare la relazione sui livelli e qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini (ex lege 30 dicembre 1986, n. 836, art. 10 bis)

La Relazione 2014, predisposta dal CNEL, ai sensi della legge 30 dicembre 1986, n. 836, art. 10 bis, giunta alla quinta annualità, offre elementi fondamentali per un giudizio di sintesi sullo stato delle nostre amministrazioni pubbliche e, insieme, alcune proposte utili a integrare il processo di riforma intrapreso dal Governo.

Uno dei punti cardine del lavoro del CNEL è la messa a punto del “Portale Statistico della PA, Sistema delle Performance”, già avviato in collaborazione con l’Istat, che raccoglie una serie di indicatori sui risultati finali dell’azione amministrativa, in base alle risorse assegnate.

Si tratta di un strumento innovativo, di cui non molte nazioni europee sono oggi dotate, che costituisce, da una parte, la premessa necessaria alla predisposizione “ex ante” delle politiche pubbliche e ad una razionale programmazione della spesa (spending review), che tenga conto dell’impatto finale, e, dall’altra, la base per efficaci controlli sui risultati della gestione finanziaria e amministrativa e per la valutazione delle politiche pubbliche.

Le analisi settoriali, tradizionalmente dedicate a Welfare, Servizi alle Imprese, Giustizia civile e Ambiente, quest’anno si arricchiscono di un nuovo contributo sui rapporti fra Fisco e cittadini, elaborato in collaborazione con l’Agenzia delle Finanze e con il Dipartimento delle Finanze.

Welfare. Dall’analisi dei flussi finanziari relativi ai diversi settori del welfare (sanità, previdenza, assistenza, istruzione), emerge la necessità di un programma nazionale, che imponga la fissazione dei livelli essenziali in tutte le materie delle politiche sociali, un “pavimento” di Welfare universale. Tale disciplina legislativa generale dovrebbe costituire, secondo il CNEL, il fondamento e il criterio guida per la ripartizione delle risorse e per la definizione di politiche che intervengano sulle situazioni di disagio e che riducano le disuguaglianze. Tra queste, diventa sempre più drammatico l’ampliarsi del divario Nord-Sud: il rapporto, grazie anche al recente accesso ai conti pubblici territoriali, conferma la progressiva desertificazione del territorio meridionale, sia in termini economici che di perdita del capitale umano.imagesFEDELI

Servizi alle imprese. Per quanto riguarda i servizi alle imprese, la Relazione del CNEL, nell’affrontare anche il tema dell’internazionalizzazione e del ruolo di Export Banca (Cassa depositi e prestiti), indica l’urgenza di ricostruire, a livello europeo e anche degli Stati membri, indirizzi di politica industriale.

Giustizia civile. Oltre alla fotografia dell’andamento degli ultimi mesi, il CNEL presenta una prima analisi della legge 10 novembre 2014, n. 162, relativa alle “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, quali il trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti civili pendenti e il nuovo istituto della negoziazione assistita.

Dalla comparazione internazionale, patrimonio informativo fondamentale della Relazione del CNEL, emerge, in tutta evidenza, l’enorme ritardo del sistema giudiziario italiano, le cui caratteristiche di onerosità e soprattutto di inefficienza contribuiscono sicuramente alla scarsa fiducia che gli Italiani ripongono in esso.

Tuttavia, secondo il rapporto, si riscontrano alcuni elementi di novità: l’Italia è passata tra il 2013 e il 2014, dai 1.210 giorni di durata della causa a 1.185 giorni (per effetto della riduzione delle pendenze e dell’introduzione del processo civile e telematico); il numero delle procedure necessarie in un giudizio civile da 41 si sono ridotte a 37 (effetto delle semplificazioni introdotte negli ultimi anni); e l’incidenza del costo della procedura dal 29% è passato al 23% (quale effetto della liberalizzazione delle tariffe legali).

Servizi fiscali. La Relazione comincia con questa edizione ad analizzare il settore dei servizi fiscali, sia in termini di accesso diretto all’Amministrazione finanziaria, sia in termini di prevenzione e risoluzione delle controversie tributarie, ed approfondisce il tema della trasparenza fiscale.

Il materiale utilizzato, oltre a quello normativo e regolamentare, è costituito dalla documentazione dell’Agenzia delle Entrate e del Dipartimento delle Finanze.

Dall’analisi comparata risulta che l’Italia é l’unico paese UE che si colloca al di sopra sia della pressione tributaria media, sia del numero medio di ore richieste per gli adempimenti. Dalle statistiche di dettaglio del rapporto si ricava che l’anomalia italiana risiederebbe soprattutto nei “tempi di lavorazione” dell’IVA. Al riguardo, viene evidenziato che sono state intraprese diverse iniziative, di natura normativa e amministrativa, volte a consentire una significativa accelerazione nell’erogazione di tali rimborsi, anche in considerazione dell’attuale congiuntura economica e della diffusa crisi di liquidità per le imprese.

Ambiente. Nell’ambito della tutela ambientale, ancora di più di quanto avvenga in altri settori, – rileva il rapporto – dominano la variabilità, la flessibilità e la contraddittorietà nelle relazioni tra i tre livelli di governo (statale, regionale e locale). Con la soppressione della legislazione concorrente, prevista dalla riforma del titolo V della Costituzione, in discussione in Parlamento, di fatto queste ambiguità, almeno da un punto di vista formale, dovrebbero venire meno. Tuttavia permangono forti perplessità su come si realizzeranno le politiche ambientali, visto l’enorme ruolo, ad esempio, delle Regioni, ed il persistere di problemi non secondari di raccordo e coordinamento nell’azione dei diversi soggetti.MORANDO

In conclusione – sostiene la Relazione – se è vero che le norme, a partire dagli anni ’90, delineano una amministrazione orientata verso cittadini in termini di servizi effettivamente resi, in realtà, “l’esperienzagiuridico amministrativa è restata sostanzialmente immobile, dominata da una monocultura giuscontabilistica e da una visione dell’ordinamento legata alla concezione monistica dello Stato amministrativo autoritario”, dove, da una parte, la decisione di bilancio assunta dal Parlamento sta progressivamente perdendo significatività e, dall’altra, si assiste sempre più ad un “divorzio tra amministrazione e finanza”, con conseguenti difficoltà nella misurazione degli impatti e nella definizione di politiche.

E’ necessaria, pertanto, a parere del CNEL, una riforma del bilancio dello Stato, in attuazione del nuovo articolo 81 della Costituzione, che abolisca il bilancio di competenza per passare, prima, al solo bilancio di cassa (secondo l’esempio anglosassone) e, poi, al bilancio di competenza economica, secondo il modello adottato dall’Unione europea. Tale riforma collegherebbe l’assegnazione programmatica delle risorse (per missioni, programmi, azioni programmatiche) ai modelli di organizzazione e alle dirette responsabilità gestionali delle pubbliche amministrazioni e consentirebbe ai Parlamentari di decidere concretamente le politiche da attuare, attraverso le corrispondenti unità di voto (si veda in proposito il disegno di legge presentato dal CNEL alle Camere – A.C. 1999; A.S. 1266).

Intervenuti alla presentazione:Valeria Fedeli:vice presidente del Senato della Repubblica

Manin Carabba: relatore

Manlio Calzaroni: direttore centrale Istat

Massimo Garavaglia: commissione affari finanziari

Maria Carmela Lanzetta: Ministro per gli affari regionali

Enrico Morando Vice Ministro dell’Economia

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Cia: la crisi impoverisce le famiglie

Istat: la crisi impoverisce le famiglie, al Sud il 77% riduce quantità e qualità del cibo acquistato

La Cia in merito ai dati su reddito e condizioni di vita degli italiani nel 2013: la situazione economica del Paese è molto difficile, soprattutto nel Mezzogiorno dove l’incidenza della povertà è sempre più alta. Nell’ultimo anno sono saliti a oltre 4 milioni gli italiani costretti a chiedere aiuti alimentari.          

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CNEL, PA e ISTAT: statistiche, numeri e suggerimenti al Governo

Presentazione della Relazione del Cnel sui livelli e la qualita’ dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni.

“Sanità italiana un’eccellenza mondiale”. Lo ha detto il vice ministro all’economia Enrico Morando alla presentazione del rapporto Cnel sulla pubblica amministrazione. “se c’e’ un settore che regge il confronto internazionale ottimamente e’ proprio la sanità”.

Vero, ma non lasciamoci ingannare, lo zoccolo duro che non accenna a migliorare è  il nostro sistema giudiziario, il vice-ministro ha affermato che:” la giustizia è una fogna, un disastro mondiale “.imagesMORANDO OOO

Sincero e impietoso Morando  afferma che” spendiamo risorse per ottenere risultati tragici e imbarazzanti,terrificanti, tutto questo cattivo funzionamento abbassa anche il sistema economico”.

Il vice ministro ha poi ricordato che “la giustizia e’ centralizzata, mentre per la sanità possiamo dire il contrario. Dunque la teoria che con una gestione in periferia non funziona

niente e’ un pregiudizio, perché i dati non lo dimostrano”.

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BES2014-Benessere Equo e Solidale: CNEL, ISTAT,Presidenza del Consiglio

Presentazione oggi dei risultati sul BES,BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE, la presentazione è stata ospitata alla Presidenza del Consiglio, i lavori sono stati aperti dall’ON. Ivan Scalfarotto,alla presenza del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.Dal progetto, avviato dall’ ex MinistroEnrico Giovannini | Professore ordinario, Università degli Studi di Roma, in collaborazione con il CNEL-ISTAT, emerge quanto segue” il nostro Paese, oggi, non riesce ancora a dare le giuste risposte alle esigenze ritenute prioritarie dagli italiani.I”.Esordisce conqueste parole il Presidente del CNEL On. Prof.Antonio Marzano.Continua il suo intervento riassumendo i risultati ottenuti dopo aver elaborato i dati raccolti ,in collaborazione con l’ISTAT,(intervento di Linda Laura Sabbadini, Direttrice Dipartimento Statistiche sociali e ambientali)

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