sabato, 23 Marzo 2019
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In difesa degli alberi di Roma al Salotto Romano

Giovedì 7 marzo il Salotto Romano, nella Sala Capitolare del Convento Domenicano di Santa Maria sopra Minerva, ha ospitato un evento dedicato agli alberi di Roma, ma, per estensione, dell’intera Italia, trattandone in particolare il problema della loro labilità, dimostrata recentemente per gli effetti delle turbolenze atmosferiche insolite.

Il Convegno è stato incentrato sull’opera e l’esperienza di illustri esperti , come l‘Arch. Bruno Filippo Lapadula, specialista in progettazione, valutazione di impatto ambientale, Consulente in proposito del Ministero dell’Ambiente, di Italia Nostra, per le Politiche Infrastrutturali e molte altre sezioni naturalistiche che osservano e curano il verde della Nazione. L’Architetto ha preso ad esempio il Pincio, anticamente Julii Caesaris Horti, ridotto di molto e recentemente nel suo verde ornamento per incuria, insipienza a gestire vecchiaia delle piante, ripascimento.

Con lui l’Arch. Massimo De Vico Fallani, socio dell’Associazione dell’Architettura del Paesaggio (AIAPP) Direttore della Conservazione dei Parchi delle Soprintendenze Archeologiche di Roma, del Comitato Nazionale per la Conservazione dei Giardini Storici del MiBACT, ha diffusamente chiarito le cause delle cadute degli alberi di Roma, il cattivo procedimento di manutenzione delle strade cittadine che non lasciano agli alberi il dovuto spazio di 6 mq., l’ignoranza degli operatori nell’effettuare azioni di potatura e di valutazione di scelta in rapporto all’albero ed al territorio. Con questa disanima si è anche avuto il piacevolissimo studio del tipo degli alberi romani che si dovrebbe tutelare oltre ogni ragione.

L’evento è incorniciato e chiuso da Francesca di Castro, Vicedirettore della rivista Voce Romana, membro di Italia Nostra, del Consiglio Direttivo dei Romanisti, Vicepresidente dell’Associazione Roma Tiberina, con un particolareggiato réportage, precisissimo e ricco di esempi, e la definizione scientifica e storica del “Pino Spinea”, oggetto dei “Pini di Roma”, composizione di Ottorino Respighi, e tipico con altri personaggi verdi quali il cipresso, il leccio, la quercia, ospite trionfale di Villa Borghese. I fratelli chiomati dei cittadini di Roma, dipinti e cantati da Trilussa agli acquarellisti inglesi, testimoni di guerre e di paci, chaperon degli incontri secondo il Pinelli, vengono considerati dalle radici, a fittone ed a raggiera, alla corteccia, alla chioma ad ombrello o a colonna. Risalta, oltre la trattazione tecnica, la miserevole azione dei Municipi romani che nulla fanno, oltre al cambio della definizione dell’operatore, per adeguare, con una preparazione seria, il verde ed i suoi tipi alla città Capitale che da sempre ha vantato la nomina di Città Verde per la quantità delle alberature. Una frustata, questo Convegno, sui vertici di governo, ed una carezza ai verdi protettori dell’aria ( 2,7% in meno di particolato, 50% in meno di calura estiva, e così via) che solamente 150 giardinieri accudiscono (invece di 2000 e più di trent’anni fa), con la conclusione che, perfino in questo ambito, l’ignoranza verso la Natura conduce alla perdita del bello della vita. Il concetto di bello, sgraziato ed urlante da primordiale bestia, importato da oltreoceano, se non ci si arma di cultura vera e di azione, renderà l’Italia e la terra un deserto di pietre grigie.

Marilù Giannone

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Tempi di “Saldi” ….. la Sabina in vendita ?

Si vuole vuole cancellare una “VALLE dell’ EDEN”, con un progetto inquietante sulle sponde del FARFA  

un reportage della Redazione della Consul Press da Sant’ Ilario sul Farfa

I primi giorni di gennaio la popolazione di Castelnuovo di Farfa, paesino di circa mille anime, situato in Sabina a pochi chilometri dall’abbazia di Farfa ha appreso, grazie ad un architetto di Roma che vive a Toffia, sempre  molto informato sugli eventi che riguardano la zona, l’ intenzione di un privato di affittare, dietro più che lauto compenso, ventimila euro di canone mensile, ad una società che costruisce impianti fotovoltaici, un terreno agricolo ”di pregio” di sette ettari e mezzo con possibilità di estensione  a quindici ettari al centro della valle del fiume Farfa, a duecento metri dal fiume e dalle sue rinomate “Gole del Farfa” nel corso medio alto in Zona Speciale di Conservazione –ZSC IT 6020018, a cento metri dal sito archeologico, nominato da qualche anno patrimonio dell’Unesco, di Grotta Scura. Affacciati  ed adiacenti alla vallata, oltre a Castelnuovo di Farfa, i borghi medievali di Mompeo, Salisano, Castel San Pietro, Casaprota, Frasso, Monte S.Maria e Poggio Nativo, nonché un susseguirsi di aziende agricole ed abitazioni.

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Cciaa di Rieti, Italia Nostra, la Valle del Farfa, le Gole del Farfa, Resit srl, Sabina DOP

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