domenica, 22 Settembre 2019
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Tag: ITALIA OGGI

Due parole ancora su Don Milani

“Italia Oggi” dello scorso 9 giugno, tramite la penna di Sergio Bianchini, stigmatizza la lentissima evoluzione della scuola e per questo fa riferimento al fatto che l’ ottimo Don Milani viene spesso citato a sproposito o addirittura mal interpretato per fini politici o semplicemente per incompetenza dei responsabili dell’educazione nazionale.

Qualche giorno prima una riedizione di Polistampa, dal titolo: La scuola di Don Milani, di Mario Lancisi, esponeva le particolarità della Scuola di Barbiana, chiedendosi cosa sia rimasto della creazione del Sacerdote, con interviste a personaggi che hanno avuto mano nella guida dell’istruzione, come Veltroni, Berlinguer,Casini,Berlusconi ed altri ancora, che hanno offerto una visione personale e diversa dell’opera del controverso religioso.

La ragione e l’esito di questi testi in esame sono sicuri: nessuno, oggi, è in grado di gestire l’educazione alla cultura per inadeguatezza di preparazione: il Ministro attuale, (e si sottolinea che il buon italiano non usa il femminile per una carica istituzionale) è un’ ex sindacalista, che confessa di “non avere specifiche competenze in materia”, e dunque una figura indefinibile che non può tenere le redini di questo importantissimo Ministero. Sappiamo tutti che la cultura è un’arma di difesa dall’estremismo violento, che è soprattutto una via certa per trovarsi, conoscere, costruire, e, cosa basilare, per comunicare. Non si riesce tuttora a comprendere, data la misera condizione sociale attuale, perchè cultura è ancora, marxianamente, vista come privilegio malvagio di classe, e non si riconosce che chi ne è privo – sia essa umanistica o scientifica – è destinato a trascinare un futuro da mezzo uomo, da pitocco spirituale, da sbandato.

Il testo e l’articolo citati vogliono evidenziare che è ora di smettere di cibarsi solo di giochini informatici, spesso pericolosi, o bearsi di figure di piccolo e grande schermo. Accettarli è giusto, adeguarsi al proprio tempo, sacrosanto, ma non ci sono unicamente questi, e si chiede ad alta voce che i genitori lo riconoscano, e che riconoscano che il docente non è un negriero, ma una persona che è demandata a formare ed a selezionare chi ha talento per questo o quel settore dello scibile umano. Non è vero, cari Marxisti immaginari, cari zii d’America, che “tutti siamo capaci di fare tutto”. Non si chiama il meccanico della propria auto se un figlio ha gli orecchioni, e nel contempo lui ed il medico sono entrambi indispensabili. Una selezione prelude a vie diverse ed eguali, non è antidemocratica, non è una pena capitale.

Non è valida l’idealizzazione dell”ultimo”, è invece una buona scusa per fare “egualitarismo verso il basso” e formare il gregge grigio di elettori, che, come dimostra l’evidenza degli afflussi bassissimi alle urne, annullano sia il seguace dell’appiattimento, che uno Stato. Appiattendo il livello dei cittadini si uccidono i talenti, si ha malasanità, mala gestione, nessuna scelta, si ha unicamente degrado. Un capitolo di un bel libro: “Meglio di Niente”, dell’economista, giornalista, docente, Danilo Breschi ( Ed.Pagliai), esamina l’opera di “decrescita” di un Segretario di Partito, il “dolce Enrico” di Antonello Venditti, e punto per punto ne dimostra l’azione livellatrice (che Totò riservava alla morte) e distruttiva di tutte le attività professionali e no d’ Italia, per un distorto timore di egemonia politica di qualcuno, ma che lascia vedere in filigrana l’adesione – pagata – alla volontà di potere sovietica.

Chi si informa, chi segue un docente che crede in ciò che fa, resta libero, diviene esperto, e giorno per giorno si felicita con se stesso perchè dimostra alla propria coscienza di essere un buon cittadino del mondo. Don Milani ha gettato una grande base per permettere di salire la scala della crescita secondo attitudine. Crescita, e non il contrario, voluto da un malinteso cristianesimo: Francesco era ricco e colto, si è fatto povero ma colto, poeta e musicista, italiano, santo, non apostolo della decrescita e non argentino e populista.

Marilù Giannone

 

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BOLOGNA…. molto meglio di “Roma Capitale”

BOLOGNA:  I^ in classifica ….. e MILANO batte Roma 12  a  2

I  numeri indicano le posizioni occupate, rispettivamente da Roma e Milano, nella classifica delle 14 città metropolitane, graduate sulla base del livello di soddisfazione della qualità della vita; DATAMEDIA Rcerche infatti, come già pubblicato da “Italia Oggi”, ha elaborato i dati di un’indagine per stabilire il livello di qualità della vita percepita dagli abitanti delle maggiori città italiane, lo scopo è quello di individuare quali città risultino più vivibili e quali siano invece quelle in cui gli abitanti si sentono meno soddisfatti.

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Post-It per il Vaticano

UN “POST-IT  per il  SANTO PADRE 

SANTITA’,  mi scuso anticipatamente per questa mia domanda ….. forse un pochino irriverente e per la quale non credo, probabilmente, poter  meritare  una Sua risposta

Ma visto che LEI, più volte, ha preso il telefono o carta e penna,  per contattare personalmente qualche pecorella appartenente  comunque – smarrita o non –  al  “Gregge del Signore …. preferisco restare con una tenue  speranza ………..chissà ?

Cosea, Ernst & Young, Ior, ITALIA OGGI, Vatican WikiLeaks 2

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“Mafia Capitale” – l’Intervista di Marco Tarchi

MARCO TARCHI intervistato da “IL FATTO QUOTIDIANO” 

Domenica 7 dicembre “Il Fatto Quotidiano” ha pubblicato un’ampia parte di un’ intervista rilasciata allo stesso quotidiano dal Prof. Marco Tarchi. Da parte nostra riportiamo qui di seguito il testo integrale della stessa (dedicata ai recenti fatti di cronaca politico-delinquenziale romani) per evidenziare come certa stampa si impegni sapientemente e furbescamente nella manipolazione di un testo per veicolarne  la lettura, secondo i propri interessi, su determinati binari.

A titolo d’esempio, si può citare la frase posta come leggiadro titolo alla stessa intervista: “Tra noi camerati c’erano spostati e delinquenti”, opportunamente e scorrettamente virgolettato,  Altresì si può segnalare anche il fantastico incipit del giornalista intervistatore, laddove commenta: “A destra, il politologo Marco Tarchi, che insegna alla “Cesare Alfieri” di Firenze, è un’istituzione”.

A tale proposito, si riporta quanto il Prof. Marco Tarchi – intervistato – ha scritto all’intervistatore, dopo aver letto la proprie intervista, opportunamente adattata affinché la stessa risulti  più conforme a quanto il Quotidiano Rossochic  desidera far leggere ai propri lettori.  >  “Ho letto. Insegnando comunicazione politica da quindici anni, non fingo stupore sul titolo – che, lo so, non dipende dall’intervistatore -, che al giornale serve, anche con i falsi virgolettati come in questo caso, per accreditare la propria versione dei fatti a prescindere da ciò che sostiene l’intervistato. Mi stupisce invece di essere considerato da Lei “un’istituzione a destra”. Per la verità, a destra da vari decenni mi censurano, mi attaccano, mi discriminano. Se non avessi avuto interlocutori in altre aree, e soprattutto nel mondo scientifico, di occasioni di espressione ne avrei avute, più che poche, “punte”, come dicono i fiorentini veri (io, ohimè, sono… reimmigrato da Milano a 16 anni). Avendo io espresso il mio ultimo voto a destra (Msi) nel 1979, e non considerandomi minimamente appartenente a quell’area malgrado gli sforzi altrui di infilarmici a forza, non posso dolermene più di tanto. Ma che ora debba scoprire, invece, di essere “un’istituzione” di quell’ambiente, mi sorprende non poco. Temo proprio che gli stereotipi siano duri a morire. Durissimi, direi. Vuol dire che mi consolerò pensando che un ex redattore de “La voce della fogna” (1*) è stato nominato alla Corte costituzionale da Napolitano. Chi l’avrebbe mai immaginato… Un cordiale saluto” – Marco Tarchi

SI TRASCRIVE  qui di seguito il testo integrale della INTERVISTA del Prof.  MARCO TARCHI, rilasciata a ” IL FATTO QUOTIDIANO” (2*)

Dice Carminati a Buzzi: “E’ la teoria del mondo di mezzo, compà”. Mafia Capitale ci restituisce l’ultimo capitolo della rivoluzione impossibile. Da camerata a compare. Come è stato possibile?   Non vedo nessi fra le aspirazioni utopiche di un microcosmo come quello neofascista degli anni Settanta-Ottanta e le squallide vicende odierne. Anche se dall’esterno molti faticano ancora oggi a capirlo, quell’ambiente politico non era, umanamente, agli antipodi di altri di diverso segno. Ci si trovava di tutto: dagli idealisti ai carrieristi, dagli onesti ai delinquenti, dai teppisti alla “gente d’ordine”. Io non ho mai giudicato, per dire, la sinistra extraparlamentare dal destino di un certo numero di suoi militanti finiti in pessimi giri. Certo, negli ambienti in odore di estremismo la proporzione di spostati, ribelli e marginali è sempre maggiore, e le conseguenze si vedono. Ma, anche se la battuta è scontata, non va fatto d’ogni erba un fascio.

Quando venne eletto, Alemanno fu accolto dai saluti romani al Campidoglio. E’ finita con un sistema rossonero dominato dall’affarismo e tante suggestioni da romanzo criminale. A me, ma anche a non pochi amici provenienti dall’esperienza missina, quello spettacolo capitolino apparve patetico e ridicolo nel contempo. E indicativo della mancata risoluzione del nodo cruciale dell’identità che aveva accompagnato Alleanza nazionale in tutta la sua storia: mentre Fini esibiva la sua più o meno sincera conversione liberale, i ventenni di base continuavano a celebrare grotteschi riti nostalgici. Era il trionfo della linea della doppiezza, utile a conservare un potenziale di ricatto verso gli alleati, e nel contempo il sigillo della nullità propositiva di una classe dirigente che non aveva saputo imboccare la via di un’evoluzione coerente e meditata. In mancanza di quella, non restava che l’abbuffata del sottogoverno, con tutte le sue conseguenze.

In questo caso non è la politica che controlla il sistema ma il contrario. Burattini, non burattinai. Si ribalta il complesso di Mosè tra capo e militanti?  Da quando si è iniziato a celebrare il funerale delle grandi aspirazioni a cambiare il mondo, delle ideologie, dei progetti – magari ingenui – di rifondare da capo a piedi una società, è apparso chiaro che la politica si sarebbe ridotta, per chi intendeva praticarla a tempo pieno, a carrierismo. E in un contesto in cui è l’economia a segnare l’orizzonte dei valori e delle aspirazioni e l’arricchimento è il metro della considerazione sociale, non ci si può stupire se molti “politici di professione” non sono altro che arrampicatori spregiudicati, disposti a qualunque compromesso (per essere eufemisti). Il mondo già neofascista non ha fatto eccezione. Ma da qui ad equipararne tutti i militanti a reali o potenziali delinquenti, ce ne corre.

L’amministrazione Alemanno è sempre stata al centro delle polemiche per i rapporti con l’antico mondo nero, dai Nar a Terza Posizione per arrivare alla più recente Forza Nuova. Secondo lei, l’ex sindaco aveva un patto d’onore con i vecchi camerati? L’onore è una parola forte. Penso che, volendo costruire una rete di sostegno dopo essere giunti a un successo inatteso, sia più facile e comodo puntare sulle vecchie conoscenze che partire da zero guardando ad altri ambienti. Anche se Alemanno, come è noto, soprattutto attraverso la sua fondazione Nuova Italia, ha cercato addentellati anche negli ambienti cattolico-conservatori. Credo che abbia contato anche, in certi contatti pericolosi e sgradevoli, la sindrome degli ex reclusi nel ghetto, che ha sempre connotato il neofascismo romano. Dove vigeva la mentalità del “siamo tutti camerati” (un po’ l’equivalente del “compagni che sbagliano”), che era bersaglio delle critiche di quanti avevano ben presenti le distanze tra Msi ed extraparlamentarismo e ci teneva a rimarcarle.

Alemanno è stato rautiano, come lei. Un mondo contrapposto al doppiopetto di Almirante. In ogni caso la Seconda Repubblica ha sancito il fallimento di entrambe le due maggiori correnti storiche del Msi. Fini è naufragato a Montecarlo, Alemanno su CarminatiSulla corrente di Rauti si è molto favoleggiato e travisato, sebbene uno studioso nettamente schierato a sinistra come Piero Ignazi fin dalla fine degli anni Ottanta ne abbia disegnato un profilo corretto, dipingendola come l’ambiente interno al neofascismo in cui più si era attenti al dibattito culturale, si accettava il confronto con la modernità e si demolivano gli stereotipi nostalgici. Quel che non si dice è che da quell’ambiente non sono usciti solo gli Alemanno e altri mestieranti della politica, ma anche accademici, dirigenti di vertice di associazioni ambientaliste “ufficiali”, managers che sono finiti sulle prime pagine dei maggiori quotidiani per le loro qualità inventive, personaggi di successo del mondo della informazione e dello spettacolo, funzionari statali di grado elevato, membri del Csm e perfino un giudice della Corte costituzionale. Tutto questo non risulta – e non risalta – perché, nel loro caso, non si è costituita alcuna lobby come quella accreditata agli ex di Lotta Continua. Sono stati tutti percorsi individuali indipendenti. Ma sta a dimostrare che non si trattava certo di un’accolita di sprovveduti estremisti con velleità golpiste o insurrezionali.

Lei che ha inventato la Voce della Fogna si sarebbe mai aspettato questa trasfigurazione criminale della Terra di mezzo tolkeniana? No davvero. Quel giornaletto politico-satirico era nato, prima ancora che per replicare agli avversari, per fare autocritica dei tanti insopportabili vizi che affliggevano il neofascismo, e non a caso fu proprio su quelle colonne che si tentò di far trasmigrare l’immaginario collettivo di quell’ambiente dal Ventennio alla Contea tolkieniana. Spero comunque che fra il “mondo di mezzo” di cui si parla in questi giorni e la Middle Earth di Bilbo, Frodo e soci non ci sia altro che una vaga assonanza linguistica.

Un’altra frase di Carminati, prima spontaneista armato, poi in contatto della banda della Magliana, che colpisce è questa: “Bisogna vendersi come le puttane, adesso”. Il fascino del male (assoluto) è sempre corrotto dal denaro. E’ Sauron che riesce a riprendersi l’anello del potere? Volerei molto più basso. È una delle tante prove che la passione politica non preserva dalle miserie antropologiche. Tutt’altro.

E’ mai esistita, a questo punto, una diversità nera, tenendo presente anche i rapporti storici tra ambienti di destra e massoneria e servizi deviati?  Per certi versi sì, perché quell’ambiente ha sempre celebrato propri culti, innalzato propri idoli, coltivato propri sogni che non coincidevano con quelli del mondo che gli era estraneo (e a cui era estraneo). Per altri no, perché nei vizi molto spesso comunicano ambienti e individui che per il resto sono molto diversi. È una regola che non vale solo per l’ambito politico.

Lei spiegò così la Voce della Fogna: “Tutto fuori puzza. Il profumo si è rifugiato nelle fogne”. Quarant’anni dopo quel mondo è solo gestionismo del potere, solo soldi e opportunismo? Quell’affermazione, che prendeva di mira lo slogan “fascisti carogne, tornate nelle fogne” e mirava a considerare queste metaforiche ridotte come le nuove catacombe da cui sarebbe partita una riscossa culturale ed esistenziale, era indubbiamente spropositata e oggi può sembrare insensata. Ma se i giovani missini di allora avessero accolto quel messaggio, invece di farsi abbindolare dai proclami ondivaghi e talvolta ipocriti dei loro maggiorenti, parecchie pagine oscure non sarebbero state scritte.

C’è uno specifico romano in questa vicenda? In fondo anche il fascismo una volta al potere si rammollì nei palazzi della capitale, come per esempio ha scritto FuscoAltroché se c’è! Ai tempi de “La voce della fogna”, si parlava apertamente di “cloaca romana” per descrivere i maneggi, gli intrecci sgradevoli e il pressapochismo che caratterizzavano buona parte (c’erano, ovviamente, eccezioni lodevoli) del panorama missino della Capitale. Ma era roba da niente rispetto alle porcherie odierne.

Che impressione le fa il nuovo termine fasciomafioso? Come molti neologismi dei nostri anni, mi pare buono per attirare l’attenzione, molto meno per capire ciò che vorrebbe descrivere. Perché questa associazione delinquenziale, a quanto pare, di addentellati politici ne aveva di vari colori: rossi, neri, bianchi…

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Note della Redazione:  (1*) Trattasi di NICOLO’ ZANON, nominato a tale prestigiosa carica nell’ottobre di quest’anno  //  (2*) Si desidera segnalare anche altro interessante articolo pubblicato in data odierna su ITALIA OGGI a firma del Direttore PIERLUIGI MAGNASCHI, riguardante la faziosità e disinformazione con cui molta stampa ha trattato i recenti “Fattacci Quotidiani” di cronaca che dominano lo scenario partitocratico criminale di Roma …. una Capitale che meriterebbe ben altro !  

Alemanno, Buzzi, Capitale "fogna" e "la Voce della Fogna", Carminati, ITALIA OGGI, la Banda della Magliana

“Perle” settimanali

Dal quotidiano  “ITALIA Oggi”

CORRUZIONE:  – Se criminalità e droga entrano nel PLI , perché stupirsi se la corruzione sia parte “intrigante”  della democrazia ? – (Riccardo Ruggeri – 10/6)  #  VATICANO: – se Francesco, nella sua ansia di cambiare la Chiesa scegliesse i canoni del laici, Suor Cristina potrebbe diventare Papessa (Riccardo Ruggeri 11/6)

Ministro BOSCHI: – 1)  Napolitano riceve Boschi …... esultanza tra i Corazzieri ! (Pierre de Nolac – 10/6)   # 2) Maroni: per l’Expo il Governo si dia una mossa!  la vuole vedere dalla Boschi ?  (Pierre de Nolak – 11/6)

ITALIA OGGI

Brioche & cappuccino, offerto da “Italia Oggi”

Riportiamo alcune annotazioni personali di RICCARDO RUGGERI, pubblicate nella sua quotidiana rubrica su ITALIA OGGI, riguardanti:

RENZI – ha cambiato il mio bioritmo: mi sveglio la mattina all’alba, leggo il suo tweet, mi riaddormento, sereno.  #USA-RUSSIA – Sarà impolitico dirlo ma mi sento più sicuro con marines e cosacchi sul piede di guerra, piuttosto che con banchieri ed eurocrati.

ITALIA OGGI

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