sabato, 20 Aprile 2019
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Guardando l’invisibile, Nakis Panayotidis al Macro

 Dal 17 aprile al 13 settembre 2015 il MACROMuseo d’Arte Contemporanea Roma accoglie la mostra dell’artista greco Nakis Panayotidis “Guardando l’invisibile”.

L’esposizione, a cura di Bruno Corà, è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Ambasciata di Svizzera in Italia e dall’Ambasciata di Grecia a Roma, con il patrocinio dell’Istituto Svizzero, in collaborazione con il Kunstmuseum Bern e con il supporto della Fondazione Svizzera per la Cultura Pro Helvetia.

 Nato ad Atene nel 1947 e residente in Svizzera dal 1973, Panayotidis è senza dubbio tra gli artisti europei più significativi dialettici con l’Arte Povera, alla quale si è avvicinato durante il suo soggiorno a Torino negli anni Sessanta. E’ tuttavia un artista poliedrico, la cui attività artistica non può essere ricondotta solo a questo filone. Il suo stile e le tecniche usate, infatti, non permettono di classificare il suo lavoro in modo univoco.

 Panayotidis presenta al MACRO una selezione di opere realizzate negli ultimi dieci anni, che fanno parte di una scelta delle opere in mostra al Kunstmuseum Bernfino allo scorso 15 marzo per la sua retrospettiva Nakis Panayotidis. Seeing the Invisible.

Dopo la tappa di Roma, la mostra nel mese di ottobre sarà ospitata dall’Hess Art Museum, The Hess Collection Winery, Napa, USA.

 Nelle sue opere Panayotidis si avvale di tecniche variegate che utilizzano, spesso simultaneamente, immagini fotografiche, dipinti e disegni, su cui egli costruisce una complessità innestando ulteriori materiali che ne enfatizzano le caratteristiche, tra cui spiccano oggetti di uso quotidiano ed elementi in metallo e vetro, trattati sempre alla stregua di materiali poveri.

Incline all’incidentale e al transitorio, utilizza anche il vapore e la luce per alcune sue istallazioni.

 Per Panayotidis la costruzione dell’idea è sempre basata sulla totale libertà di esplorazione e improvvisazione. Anche nel medesimo gruppo di opere, ognuna di esse spicca per la propria singolarità. E’ raro trovare nei suoi lavori la ripetizione di elementi visivi.

E’ solo riflettendo sul contesto ed il significato della pluralità dei suoi lavori che si scorge l’interazione fra essi. Le opere aspirano tutte a rivelare quel che è già avvenuto e quel che avverrà. La chiave di lettura della sua opera è la consapevolezza che tutto scorre in un flusso perenne.

 Il suo lavoro è inoltre fortemente influenzato dalle sue origini e conseguentemente dalla mitologia greca. Anzi, spesso l’artista ricorre all’antico per creare il nuovo.

L’installazione Ladro di luce, presentata per la prima volta a Salonicco nel 2005, allude ad esempio al mitico gesto di Prometeo. Il furto del fuoco dal cielo degli dèi viene rappresentato da una serie di forme bronzee sporgenti dalla parete, che, come pugni chiusi dell’artista, stringono un segmento di luce al neon. L’artista ha simbolicamente sottratto la luce che Prometeo ha rubato per l’umanità; diventando allo stesso tempo ladro e nuovo portatore di luce egli offre infatti in cambio un fascio di luce blu, che rappresenta la voglia di amare, di sapere, di sognare ed essere liberi.

 Un ruolo particolare occupa, nel variegato lavoro di Panayotidis, l’utilizzo luminoso del neon.

Come osserva il curatore della mostra Bruno Corà: “In tutti i casi la luce per Panayotidis deve essere ricondotta sin dalle prime sue introduzioni nell’opera come dato di illuminazione oggettiva, ma anche come elemento metaforico di ciò che rischiara la tenebra e impedisce l’oscuramento, l’incoscienza, l’oblio”. Ed inoltre: “Per Panayotidis la luce diviene lo strumento di una sintetica trasmissione di contenuti di carattere spazio-temporale: memoria, tempo, immaginario”.

 L’artista attribuisce alla luce un valore unico, distaccato ed autonomo rispetto alla sua mera valenza funzionale. Le sue fotografie creano fenomeni di luce che rimandano ad effigi barocche di santi. I limiti temporali e spaziali appaiono sospesi, specie negli scatti di immagini del mare, che rappresenta per l’artista un eterno compagno ed un passaggio ad altri luoghi e tempi.

In Con lo sguardo del nomade, 2009 la linea dell’orizzonte resa bianca dalla retroilluminazione del lavoro comprime la linea di fuga prospettica in cui è suddiviso lo spazio.

 I soggetti dei suoi lavori fotografici non sono le eroiche rovine della Grecia classica, bensì zone industriali abbandonate nelle periferie delle città moderne, dove la natura rivendica la propria supremazia crescendo selvaggiamente, come nella stazione ferroviaria protagonista di Linee di partenza linee d’arrivo, 2005.2bisKABUL

Di rilievo i lavori a neon primari e lineari nella forma, come l’opera Kabul, 2010 in cui l’artista ribalta le lettere greche che compongono le parole “battaglia” e “fama”, senza che esse perdano di leggibilità e significato.

 Biografia

Nakis Panayotidis nasce ad Atene nel 1947. Già dall’adolescenza è vicino al mondo del teatro e della scenografia. Nel 1966 si trasferisce a Torino dove studia architettura ed entra in contatto con l’architetto Volterrani e con lo scultore Molinari, che lo iniziano alla carriera artistica.

Frequentando la Galleria Christian Stein ed i suoi artisti scopre l’Arte Povera (sarà definito da La Repubblica nel 2003 “l’ultimo dei poveri”). Nel 1967 si trasferisce a Roma e si iscrive all’Accademia di Belle Arti, seguendo, in particolare, i corsi di cinema e teatro. Ma appena un anno dopo ritorna a Torino ed inizia a lavorare per Volterrani e Molinari. E’ in quegli anni che si sviluppa la sua passione per la politica, essendo egli convinto che l’arte possa essere un veicolo efficace di per sé ideologico. Nel corso degli anni settanta si trasferisce a Berna (dove vive e lavora tuttora) dove incontra e sposa Agnès Häussler, da cui ha una figlia. Il suo percorso artistico è caratterizzato da una forte sperimentazione, non esente da critiche, che rappresentano per l’artista uno stimolo per esplorare nuovi nuove idee e nuovi linguaggi.

 

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macro, Nakis Panayotidis, roma

Amparo Sard al Macro

Dal 14 marzo al 26 aprile 2015 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospita la mostra LIMITS dell’artista spagnola Amparo Sard, a cura di Lea Mattarella.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è sostenuta dal Governo delle Isole Baleari con l’Istituto di Studi Balearici in collaborazione con la Galleria Paola Verrengia di Salerno, che rappresenta l’artista in Italia.

 Amparo Sard (Palma de Mallorca, Spagna, 1973), è tra le artiste spagnole più significative sulla scena artistica contemporanea.

Le sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche e private e sono state acquistate da alcuni tra i più importanti Musei, sia negli Stati Uniti che in Spagna (MOMA – New York, Guggenheim – New York, Casal Solleric – Palma de Mallorca, Museo di Arte Contemporanea di Murcia, Museo ABC – Madrid).

 La sua ricerca artistica, incentrata sul tema dell’identità, si realizza attraverso mezzi diversificati – il disegno, la fotografia, l’installazione, il video e ultimamente anche la scultura – con i quali è possibile raccontare le complesse dinamiche esistenziali da lei affrontate.

Tuttavia, la peculiare tecnica che l’ha resa celebre a livello internazionale è quella della punzonatura su carta, con cui la superficie bianca della carta è intaccata dal traforo dell’ago che disegna le forme e i volumi, creando effetti di chiaroscuro che emergono come in un bassorilievo. In maniera poetica, paziente e anche ossessiva, la Sard tesse le sue immagini dando vita a fogli in cui convivono bellezza e fragilità, compiutezza e allarme.

La superficie forata perde la sua consistenza e diventa fragile, così come l’uomo quando si trova di fronte alle sue paure più intime o quando deve fare i conti con le conseguenze delle sue azioni.

Gli ultimi lavori dell’artista spagnola sono imperniati, in particolare, sul tema dello sdoppiamento e del limite (tra istinto e impulso) e trovano la loro forma ideale nella scultura. Le nuove opere in fibra di vetro sembrano prolungamenti artificiali di un corpo naturale, in particolare gli arti recisi suscitano un senso d’angustia e giocano sull’ambiguità degli oggetti privi di vita.amparo sard

In un percorso che si snoda tra originali opere su carta perforata, sculture, video, Amparo Sard realizza al MACRO un progetto espositivo pensato appositamente per il museo.

La mostra LIMITS, che riflette sui confini dell’essere umano e dell’identità in continuo mutamento, è suddivisa in tre diversi momenti.

La prima sala contiene disegni realizzati con gli spilli e grandi opere su carta – in cui l’artista si autorappresenta in modo particolare, smontando e rimontando parti del suo corpo come fossero abiti, la seconda sala ospita quattro video – With the water to the neck (2014), Second mistake (2008), The Lifeguard (2012), Hauptpunkt (2013), la terza sala accoglie la grande scultura in fibra di vetro Limits, che dà il titolo alla mostra. La scultura, costellata interamente da buchi circolari in grado di proiettare le proprie sagome sulle pareti circostanti, è una sorta di cerchio realizzato da due braccia che si stringono, si contorcono, si avvinghiano, e che allo stesso tempo sembrano ambiguamente in procinto di difendersi o di farsi del male.

“Il limite di una persona è la sua pelle, se si parla di qualcosa che può essere toccato. Il limite della sua anima, o della sua essenza, o di ciò che è veramente importante è una cosa più complessa. In matematica i limiti servono per capire quale strada sta prendendo una tendenza in modo da prevedere cosa accadrà. Non danno un risultato, ma un orientamento. Che cosa accadrebbe se applicassimo quei calcoli matematici alla nostra vita, se riuscissimo a calcolare i limiti tra il desiderio e l’istinto? Siamo in grado di prendere decisioni o di avere reazioni che in qualche modo possono modificare la realtà, ma la distorceranno solo un po’ perché, a causa delle esperienze e della genetica, alla fine seguiremo un modello comune”.

Amparo Sard

 

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Amparo Sard, Governo delle Isole Baleari, macro, roma capitale

MACRO, è tempio di cultura: Roma scalda il cuore con mostre d’eccezione

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta, dal 27 novembre 2014 al 15 marzo 2015, la mostra Red Swan Hotel, a cura di Maria Alicata, Daniele Balit e Adrienne Drake, in collaborazione con Sylvie Boulanger, direttore del Cneai = Centre National Édition Art Image.

 Il progetto espositivo, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, si inserisce nell’ambito di PIANO, piattaforma preparata per l’arte contemporanea, Francia-Italia 2014-2015, concepita da d.c.a / association française de développement des centres d’art, in partnership con l’Institut français d’Italie, l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Institut français, con il sostegno del Ministère des Affaires étrangères et du Développement international, del Ministère de la Culture et de la Communication e della Fondazione Nuovi Mecenati.

 La mostra nasce dalla collaborazione tra il MACRO e il Cneai = Centre national édition art image, a Chatou (Parigi), centro d’arte francese dedicato alle pubblicazioni d’artista e piattaforma per la diffusione dell’arte. Il progetto è iniziato con una residenza dei tre curatori presso il Cneai = per una ricerca sul suo vasto archivio FMRA (la cui pronuncia in francese è éphéméra), un’estesa collezione che include edizioni di artista, pubblicazioni, dischi, e materiale di documentazione. Dopo la mostra al MACRO, il progetto si sposterà ad aprile 2015 al Cneai =, per indagare questa volta il concetto dell’archivio e le sue forme di attivazione.SWAN HOTEL MACRO

 Red Swan Hotel è incentrata sul lavoro di artisti la cui ricerca elabora tematiche quali l’autorialità dell’artista, l’unicità dell’opera, la sua diffusione e l’informazione open source, e che in alcuni casi scelgono di lavorare tangenzialmente rispetto ai parametri tradizionali del mondo dell’arte. La loro pratica infrange infatti le frontiere tra le tradizionali categorie (visivo, sonoro, letterario) e forme (oggetti, performance, immagini), prediligendo produzioni che richiamano tanto espressioni poetiche che letterarie, musicali, filmiche, scientifiche.

 Sono esposte sia le opere di artisti più storici, quali Pascal Doury (Parigi, 1956-2001) e Michel Journiac (Parigi, 1935-1995), sia lavori più recenti di artisti come Ben Kinmont (nato nel 1963 a Burlington, Virginia, USA), Pierre Leguillon (nato nel 1969 a Parigi), Seth Price (nato nel 1973 a East Jerusalem), Yann Sérandour (nato nel 1974 a Vannes, Francia), Samon Takahashi (nato nel 1970, Francia) e il collettivo Continuous Project (fondato nel 2003 da Bettina Funcke, Wade Guyton, Joseph Logan e Seth Price), tutte figure accomunate dall’impiego di strategie meno convenzionali rispetto alle tradizionali forme dell’arte contemporanea.

 Il titolo della mostra, Red Swan Hotel,trae ispirazione dal romanzo At Swim-Two-Birds del 1939 (in italiano Una pinta di inchiostro irlandese – edito da Adelphi) dello scrittore irlandese Flann O’Brien. Il protagonista è un autore di racconti in cui le storie dei personaggi si intrecciano l’una con l’altra, in una serie di rimandi incrociati. Così come nel romanzo – in cui i vari protagonisti tramano al Red Swan Hotel contro l’autorità dello scrittore – anche i lavori in mostra propongono una riflessione intorno al concetto di “autorialità dell’artista” e di “unicità dell’opera”, e su come esso sia stato storicamente determinante nell’evoluzione dei processi di produzione e distribuzione dell’arte.

 Al centro del progetto espositivo vi è la continua ridefinizione dei confini dell’arte. Pratiche di sovversione e marginali come quelle di Michel Journiac (storico pioniere dell’arte concettuale in Francia) e di Pascal Doury (vero e proprio “trafficante” d’immagini) sono testimoniate dagli ephemera, dalle edizioni, dalla documentazione e dagli scritti esposti, appartenenti all’archivio FMRA del Cneai =.

 Di Ben Kinmont vengono presentati e “attivati” il progetto Congratulations, iniziato nel 1995, e l’opera Promised Relations, del 1996 una riflessione sul contratto dell’artista. Ben Kinmont ha fondato la sua ricerca estetica sui campi di relazioni e sull’idea di diventare qualcos’altro, principio legato alla stessa condizione del soggetto contemporaneo sottoposto a una continua mobilità fra discipline e settori diversi.

 Yann Sérandour s’interessa alle forme di migrazione delle opere, ai cicli di appropriazione, di citazioni e di trasmissione che danno forma a veri e propri corsi paralleli della storia dell’arte. E’ il caso dei lavori presentati in mostra, che sottolineano e proseguono un’alternanza di vuoti e pieni messa in atto da Yves Klein e da Arman. Le Plein (2008), l’inventario degli oggetti con cui Arman aveva riempito la vetrina della galleria Iris Clert nel 1960, è un ulteriore avvicendamento fra presenza concreta dell’oggetto e lo spazio smaterializzato della parola.

 Giustapponendo Polar Praxis, un’opera inclinata secondo i gradi dell’asse terrestre, e un display realizzato in situ che permette di attivare un oggetto editoriale storico e raro come AXE, SamonTakahashi mostra come l’estrema libertà dei giochi linguistici che definiscono l’arte sia la stessa con cui si possono praticare, mettendole sullo stesso piano, ricerca, collezionismo e forme curatoriali.

 Se l’opera di Pierre Leguillon è un commento sulla transitorietà dell’idea di autore, il lavoro del collettivo Continuous Project si fonda su forme povere di edizione in grado di rimettere in circolo un sapere rimasto fossilizzato dal processo d’inflazione che ne ha trasformato il supporto in oggetto da collezione. Infine, i paragrafi di Dispersion di Seth Price, testo chiave d’inizio millennio sull’opera d’arte nell’epoca dei media distribuiti – per l’occasione tradotto in italiano e reso disponibile al pubblico di Red Swan Hotel – articolano sul piano teorico alcune di queste riflessioni, offrendo un possibile spartito attraverso cui leggere la mostra.

 MACRO

via Nizza 138, Roma

Orario: da martedì a domenica, ore 11.00-19.00 / sabato: ore 11.00-22.00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Da martedì a domenica dalle ore 11.00 alle ore 21.00 apertura dei cancelli (via Nizza 138 e via Reggio Emilia 54) per accedere agli spazi liberi: foyer, hall, ristorante, caffetteria, terrazza e spazio Area.

 MACRO Testaccio

piazza O. Giustiniani 4, Roma

Orario: da martedì a domenica, ore 16.00-22.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima)

 INFO: +39 06 67 10 70 400

www.museomacro.org

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macro, RED SWAN HOTEL, roma, ZETEMA

Visite guidate gratuite

In occasione della Decima Giornata del Contemporaneo, evento annuale promosso da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) che si svolgerà sabato 11 ottobre 2014 in tutta Italia, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma sarà aperto al pubblico gratuitamente, dalle 11 alle 22, con le seguenti mostre e visite guidate:

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FOTOGRAFIA FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA, macro, roma capitale

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18-9-2014 a Roma: “WRAP IT UP” al Macro

 
giovedì 18 settembre 2014, ore 18.00
inaugurazione
Tobias Rehberger “Wrap it up”
Deutsche Bank Collection + recent works on paper
Il MACRO ospita dal 19 settembre 2014 all’11 gennaio 2015 la mostra “Wrap it up” di Tobias Rehberger, uno dei più interessanti artisti tedeschi sulla scena internazionale dell’arte contemporanea, al confine tra arte figurativa, cultura pop e design.
Sono esposte le opere su carta provenienti dalla Deutsche Bank Collection, realizzate tra il 1991 e il 2003, altri lavori più recenti in cui l’artista utilizza sempre il mezzo cartaceo, e l’installazione “Infections”, composta da 33 esemplari unici di lampade, parte di un progetto ancora in corso iniziato nel 2002.

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macro, roma

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Urban Legends

Quando nella Capitale sbarca la street art

Urban Legends è la mostra in programma nei prossimi giorni al MACRO di Testaccio. Voluta da 999contemporary, organizzata da Francesca Mezzano con la collaborazione di Les Jours de France, il progetto racconta l’opera e la storia di una sporca dozzina di pittori, 6 italiani e 6 francesi. Saranno quindi esposte 12 opere, ognuna per ogni artista, più diverse tele realizzate in gruppo. Ma la mostra non si easurisce qui. Un’altra location d’eccezione è la stazione metro di Piazza di Spagna che è stata completamente “ricolorata” dai due g

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999contemporary, francesca mezzano, macro, roma, street art, urban legends

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MACRO: nuove mostre

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma
Via Nizza, 138
NUOVE MOSTRE: ANNIKA LARSSON | CHITTROVANU MAZUMDAR | CECILIA LUCI | Artisti in residenza #5. STUDIO SHOWS
APERTURA AL PUBBLICO DAL 13 GIUGNO 2014
Preview Stampa: giovedì 12 giugno ore 11.00
Inaugurazione: giovedì 12 giugno ore 19.00

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ANNIKA LARSSON, CECILIA LUCI, CHITTROVANU MAZUMDAR, macro, roma

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Franco Simongini al MACRO

FRANCO SIMONGINI
L’ARTE DI DOCUMENTARE L’ARTE
 
Franco Simongini con Giorgio de Chirico ad Atene, 1974.tif
Franco Simongini con Giorgio de Chirico ad Atene, 1974
Courtesy Archivio Simongini
MACRO
Via Nizza,138 – Roma
Sala Cinema
5, 12, 19 giugno 2014
Ore 18 proiezioni e dibattito
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
 
 
Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospiterà per tre giovedì consecutivi di giugno, alle ore 18:00, altrettante proiezioni dei più interessanti documentari d’arte realizzati fra il 1969 e il 1991 per la RAI dal regista e critico Franco Simongini (Roma 1932-1994), in occasione del ventennale della sua scomparsa. I documentari saranno l’occasione per tre dibattiti con ospiti d’eccezione (Alberto Abruzzese, Gianfranco Angelucci, Achille Bonito Oliva, Gregorio Botta, Enzo Cucchi, Maria Paola Orlandini, Luca Verdone) che affronteranno le seguenti tematiche: “Estetica della produzione e dell’interpretazione (l’artista e la critica d’arte)”; “Estetica della ricezione: il pubblico; arte e divulgazione /comunicazione”; “Cinema e documentario d’arte”.

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macro, roma, simongini

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IV Edizione Premio 6Artista – A Roma/MACRO La mostra dei vincitori – 10 aprile – 18 maggio 2014

IV edizione del premio 6artista

La mostra di Davide Stucchi ed Helena Hladilová

vincitori della quarta edizione di 6ARTISTA

 a cura di Marcello Smarrelli

MACRO

via Nizza 138, Roma

Project Room 2

 

10 aprile – 18 maggio 2014 | Inaugurazione 9 aprile ore 18.00

 

Dal 10 aprile al 18 maggio 2014 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospita la mostra di Davide Stucchi ed Helena Hladilová, vincitori della quarta edizione di 6ARTISTA, il programma di residenze – promosso dall’Associazione Civita e dalla Fondazione Pastificio Cerere, grazie al sostegno della Camera di Commercio di Roma e della Fondazione Roma – nato con l’obiettivo di supportare la crescita professionale dei giovani artisti under 30 che vivono in Italia.

6ARTISTA, la cui prima edizione si è svolta nel 2009, rappresenta un’opportunità sempre più importante per i giovani vincitori: il concorso, le cui ricadute positive diventano sempre più evidenti con il passare del tempo, è ormai un appuntamento atteso dalla nuove generazioni di artisti, ai quali viene offerto un percorso formativo di alto livello culturale, finalizzato al loro inserimento nel mondo dell’arte, attraverso un’esperienza di studio e di lavoro in Italia e all’estero.

Davide Stucchi ed Helena Hladilová hanno trascorso un periodo di residenza di sei mesi a Roma presso la Fondazione Pastificio Cerere, punto di riferimento fin dagli anni Settanta della sperimentazione artistica e, grazie alla collaborazione degli Incontri Internazionali d’Arte, altri tre mesi presso la Cité Internationale des Arts di Parigi, istituto no profit per l’internazionalizzazione delle arti, che vede la presenza di oltre 300 studi d’artista. L’obiettivo è quello di favorire il confronto con diversi linguaggi, idee e tecniche, sostenendo la produzione artistica contemporanea e creando nuove relazioni con i principali attori del sistema dell’arte contemporanea nazionale ed internazionale.

La doppia personale ideata per il MACRO, a cura di Marcello Smarrelli, Direttore Artistico della Fondazione Pastificio Cerere, con l’assistenza curatoriale di Saverio Verini, presenta le opere nate dalla ricerca e dal lavoro dei due artisti, durante i nove mesi di residenza tra Roma e Parigi.

Partendo dalla riflessione sulla questione dell’aura dell’opera d’arte, Davide Stucchi analizza il tema dell’opera d’arte danneggiata in quanto fenomeno in grado di aprire un nuovo feticismo rispetto all’oggetto artistico e alla sua trasmissione. Per questa mostra l’artista ha scelto di enfatizzare l’azione di usura sulle opere esposte, secondo un’attitudine ironica. Davide Stucchi indaga i cambiamenti di stato e forma che modificano le opere in mostra, a seguito della loro produzione e distribuzione e costruisce una mostra “danneggiata”, producendo una seconda volta sullo stesso oggetto i gesti necessari a realizzare l’opera stessa. La “manipolazione” della forma pone così il progetto di Stucchi in relazione con la “critica istituzionale”, con l’obiettivo di mettere in discussione il concetto di unità e aura dell’opera d’arte.

Come spesso accade nel suo lavoro, Helena Hladilová reagisce al contesto istituzionale e espositivo in cui è invitata a operare, modificando l’abituale relazione tra spazio museale e esperienza dell’opera d’arte. Il progetto dell’artista, intitolato Capping – termine mutuato dal lessico del graffiti writing, con il quale si definisce la pratica di intervenire per cancellare o coprire un graffito con un altro segno –, si presenta come una scultura formata da pannelli di legno, collocati nello spazio e ricoperti su un lato da plastilina bianca, come un monocromo in attesa dell’interazione con lo spettatore. Quest’ultimo è infatti invitato ad abbandonare la staticità del suo ruolo, mettendosi attivamente in gioco intervenendo sull’opera, modellandone la superficie.

Al termine della mostra la scultura sarà “smontata” e i pannelli mostreranno i risultati dell’interazione.

La mostra è accompagnata da due cataloghi monografici a cura di Marcello Smarrelli e Saverio Verini, editi e distribuiti da NERO.

 Davide Stucchi, Blinky Palermo (boxing gloves), 2013, tela di cotone, cartavetrata, due guanti 24 x 15 cm Helena Hladilova, Harlot, 2013, Collezione Fondazione Sandretto Re Rebaudengo plastilina, rotelle

Progetto: 6ARTISTA. Programma di residenze per giovani artisti.

Titolo: Davide Stucchi – Oggetti traditi; Helena Hladilova – Capping         

Artisti: Davide Stucchi, Helena HladilováHladilová

Curatore: Marcello Smarrelli

Assistente curatore: Saverio Verini

Biglietto         

Intero: non residenti 12,50 €, residenti 11,50 €

Ridotto: non residenti 10,50 €, residenti 9,50 €

Orario

Da martedì a domenica, ore 11.00-19.00 / sabato: ore 11.00-22.00 (la biglietteria chiude un’ora prima).

Da martedì a domenica dalle ore 11.00 alle ore 21.00 apertura dei cancelli (via Nizza 138 e via Reggio Emilia 54)

per accedere agli spazi liberi: foyer, Hall, ristorante, caffetteria, terrazza e spazio Area.

Sito web www.6artista.it; www.museomacro.org

INFO  +39 06 67 10 70 400

  

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macro

MACRO, Postbabel e dintorni


Dal 27 febbraio al 4 maggio 2014 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta Postbabel e dintorni, mostra personale dedicata a Vittorio Messina, artista siciliano che da molti anni vive e lavora a Roma.

L’esposizione, a cura di Bruno Corà, raccoglie quattordici opere, alcune di considerevoli dimensioni, in gran parte concepite e realizzate nel corso del 2013 e 2014, che mettono in evidenza la fase di sensibile innovazione della creazione plastica di Vittorio Messina.

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macro, roma

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