sabato, 20 Aprile 2019
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Uno sguardo diverso fra Ucraina e Russia

 

Roma, 22 feb. – (AdnKronos) “In Ucraina si sequestrano illegalmente le chiese, sacerdoti e chierici vengono chiamati con falsi pretesti a essere interrogati, subiscono ricatti e i loro cari vengono minacciati”. Lo denuncia Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, in una lunga lettera inviata al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e pubblicata nel libro “La missione dei Cristiani nel mondo” (Mauro Pagliai Editore, pagine 168, euro 14), una raccolta di interviste, dichiarazioni e documenti curata dal giornalista Francesco Bigazzi e in uscita il 1° marzo.

“Penso che quella in corso in Ucraina”, continua Kirill I, al secolo Vladimir Mikhailovich Gundjaev, “sia una gravissima violazione dei diritti umani e della libertà religiosa – si legge nella lettera anticipata dall’AdnKronos – I raid e i pestaggi di massa contro i nostri credenti hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale, ma vorremmo che questa voce fosse più forte”.
Potrebbe essere la prima guerra di religione dell’Europa moderna: le dispute tra la chiesa ortodossa di Kiev e quella di Mosca, che nell’ambito del più ampio conflitto tra Ucraina e Federazione Russa hanno raggiunto lo scorso dicembre un livello drammatico, hanno ormai aperto una profonda ferita nel tessuto sociale di quell’area geografica.
Nel ricco materiale raccolto da Bigazzi, considerato uno dei maggiori esperti italiani di storia e cultura russa, il capo della più grande Chiesa ortodossa al mondo si rivolge per la prima volta a tutti i suoi fedeli – sia dentro che fuori dai confini russi – per lanciare un invito pressante all’unità.
Il testo tocca una grande varietà di temi a partire dal rapporto con Vladimir Putin, un’alleanza solida e convinta basata sul principio di “non interferenza reciproca” tra Stato e Chiesa, per arrivare alle relazioni internazionali, in particolare quelle russo-cinesi, che hanno avuto un forte impulso in seguito alla visita di Kirill a Pechino nel 2013, e quelle con la chiesa cattolica, il cui momento chiave è stato lo storico abbraccio tra il patriarca e papa Francesco avvenuto a Cuba nel 2016.

Gherardo Del Lungo

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Luigi Pirandello, in un saggio di Ada Fichera ad Horafelix

Martedì 9 Ottobre 2018, alle ore 19:00, presso la Libreria HORAFELIX (sita in Via Reggio Emilia, 89 – Roma) si svolgerà la presentazione del libro dal titolo “Luigi Pirandello. Una biografia politica” di Ada Fichera e con prefazione di Marcello Veneziani (Polistampa edizioni).

Alessandro Benini e Sergio Tau ne discuteranno con l’Autrice Ada Fichera ed il pubblico. La presentazione del volume sarà preceduta dal Docufilm RAI della serie “Intelligenze scomode del Novecento” di Giano Accame e Sergio Tau, dedicato appunto al Premio Nobel siciliano.

Al termine, è previsto uno spuntino autunnale. Parcheggi a pagamento in Via Cagliari 31 e Via Reggio Emilia 32. Per informazioni e prenotazioni, telefonare al 3711278745

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Roma, ovvero la nuova tendenza letteraria

” Splendi,sole” di Giorgio Antonelli, edizioni Pagliai

 

Da Goethe in poi il viaggio “di conoscenza” in Italia è diventato un uso stabile nelle coscienze e nelle azioni delle persone colte e degli Stati esteri che avevano con lei condiviso ere e periodi storici complessi. Dopo Goethe, – per citare il più celebre, ma altri, fin dai secoli più lontani, vi erano giunti – la gita, il viaggio, la puntatina solo nella Capitale avrebbero iniziato un obbligo: non si era uomini se non si aveva messo piede nell’Urbe immortale. Se si veniva per il Papa non è stato mai detto. Si veniva, e basta: Goethe non trascurava di ammirare signore e popolane della città oltre alle sue bellezze.

Ma dalla fine dell’Ottocento questa simpatica consuetudine si è molto attenuata: poche parole, o qualche critica, e di personaggi sconosciuti.

Oggi, la presenza in letteratura di Roma è diventata un punto fermo ed una tendenza, e non solo degli stranieri ( Magda Szàbo, Grass, Simenon, e così via) ma anche degli scrittori italiani più o meno celebri, come Moravia, il quale ne ha fatto spesso teatro delle sue creazioni, Buzzati, ed infiniti altri, per fermarsi piacevolmente all’ultimo libro fresco di edizione:“Splendi, sole”, di Giorgio Antonelli, presentato alla Casa delle Letterature mercoledì 3 ottobre. 

L’Autore rende in rapide pennellate ciò che è la vita degli altri, incrociati per strada, osservati dolcemente nei loro moventi giornalieri: non è nuovo allo scrivere, già apprezzato autore di racconti per la rivista “Il Portolano”, e della stesura del racconto mantiene la freschezza dell’immediato, dell’accontentare il lettore per donargli subito la conclusione del tema.

I racconti contenuti in questo volume sono inusuali per stesura e per oggetto narrato; il linguaggio adoperato è composto da periodi brevi e staccati , con un carattere di visibilità pari a quelli di un film, scorrevole e conciso, come se si annotasse una serie di quadri collegati. Anche per questo è ampio l’uso di termini semplici o familiari, senza decadere nel volgare o in un’aura gergale voluta. I racconti non vogliono dimostrare nulla, ma mostrare tanto: la felicità o infelicità talvolta di individui particolari, il loro muoversi quotidiano, come in “Adelaide”, tesa a raggiungere l’ appartamento in vendita che le offre una vita rivissuta, i sentimenti, l’incertezza di un adolescente, l’interrogativo permanente del vivere, l’amore accettato o rifiutato. L’ombra di una fine, lo spezzarsi di un volo, lo strano amore assassino di Paride e Lucia, collocato o passato su l’interlocutore costante dei racconti: Roma.

Quale Roma? Quella di tutti: sia pure il Vittoriano, ma anche Eataly, il Raccordo Anulare, una via buia, la “Groviera” della Civiltà del Lavoro, non manca pagina, non manca brano, dove non sia citata, ritratta, esemplata, descritta Roma e la sua grandiosa bellezza. E’ un marcarsi piano e progressivo, una presenza possente e generosa che di bel nuovo si fa avanti nel mondo dei libri belli, la Città veramente Eterna se, come in questo libro che segue la tendenza di parlare di lei in pieno, domina l’arte letteraria al punto da essere indispensabile.

Roma non sarà mai un’ anonima città da Metropolis, è troppo ricca di sè. Si può plauderla o odiarla, ma essa è sempre troneggiante nella vita ora come ieri. E qui, grazie all’Autore, che la si riscopre in mille sfaccettature e si fa persona quasi dialogante attraverso la singolarità dei suoi concetti e del suo stile.

Marilù Giannone

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Lettere inedite intorno al caso Montesi

Libri: caso Montesi, pubblicate le lettere inedite a Piero Piccioni

La vicenda fu per Montanelli “il più vergognoso scandalo mai scatenato contro un innocente”

Recensione di Gherardo Del Lungo

Roma, 6 set. (AdnKronos) – Ventisette lettere, scritte un giorno sì e un giorno no, dal 23 settembre al 27 novembre 1954. Il mittente è Leone Piccioni, il grande critico letterario scomparso lo scorso 16 maggio, il destinatario suo fratello Piero, recluso nel carcere romano di Regina Coeli nel pieno del “caso Montesi”, la vicenda che Indro Montanelli definì “il più vergognoso, ignobile e infame scandalo che la stampa e la pubblica opinione abbiano mai scatenato contro un innocente”. Il carteggio, finora inedito e oggi pubblicato da Polistampa con il titolo “Lungara 29. Il ‘caso Montesi’ nelle lettere a Piero” (pagine 208, euro 16), sarà presentato sabato 8 settembre, alle ore 16.30, nei locali di casa Boccaccio a Certaldo Alto (Firenze) nell’ambito degli eventi per la cerimonia di consegna del Premio Boccaccio 2018. A presentarlo saranno il giornalista Stefano Folli, che ha curato l’introduzione, e la scrittrice e saggista Marta Morazzoni, premio Campiello 2018 alla carriera, entrambi componenti della giuria del Premio Boccaccio. Sarà presente Gloria Piccioni, figlia di Leone e curatrice dell’edizione. Il corpo senza vita di Wilma Montesi, ventunenne romana, venne rinvenuto l’11 aprile 1953 sulla spiaggia di Torvaianica. L’anno successivo, dopo ipotesi investigative contraddittorie e indagini inconcludenti, accompagnate da una campagna di stampa improntata all’indiscrezione e allo scandalo, Piero Piccioni fu accusato dell’omicidio colposo della giovane donna. In realtà, come dimostrato dalla sentenza – venne assolto con formula piena tre anni dopo – la sua unica “colpa”, oltre a quella di essere un musicista che amava il jazz, era di essere il figlio di Attilio Piccioni, tra gli ultimi rappresentanti del Partito Popolare, padre fondatore della Repubblica italiana oltre che della Democrazia Cristiana e naturale successore di De Gasperi. Se non un complotto, dunque, il “caso Montesi” apparve ben presto come un’enorme opera di diffamazione e strumentalizzazione, in cui l’inchiesta giudiziaria fu probabilmente condizionata dalla bufera giornalistica. “Si affermò”, scrive Stefano Folli, “l’uso furbesco della cronaca per ricavarne un utile mediatico e politico. Dietro la cronaca s’intravede inoltre la ragnatela di un conflitto di ampie proporzioni: nella Dc, ma anche fra la Dc nel suo complesso e i due partiti della sinistra, Pci e Psi, pronti a sfruttare l’occasione per colpire l’avversario”. La corrispondenza tra Leone e Piero Piccioni, pur filtrata dalla censura carceraria, propone un diverso punto di osservazione, più riflessivo e lontano dai clamori della cronaca, non solo di quell’evento che sconvolse la politica italiana negli anni Cinquanta, ma anche della nostra attualità con i suoi tanti casi di dossieraggio, complotti mediatico-giudiziari, antipolitica.

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Un vanto della nostra arte: la Maiolica

       La Fondazione Marco Besso offre uno studio particolare sui falsi nella Maiolica

Un bel libro, arricchito di fotografie e con un testo esaustivo, Falsi e Copie nella Maiolica Medievale e Moderna, viene presentato alla Fondazione Besso giovedì 30 novembre, alle ore 17,00 dal Prof. Francesco Buranelli, Presidente della Commissione Permanente per la tutela dei monumenti storici ed artistici della Santa Sede.

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Nuova biografia politica su Pirandello

Vorrei suggerirvi alcuni libri che, per l’alto interesse storico e politico/sociale, sono indispensabili per ogni biblioteca di cultura vera: Una vita a gioiello, di Patrizia di Carrobio, e soprattutto L’adesione, sincera, di Pirandello al Fascismo, di Ada Fichera, segnalato da ADN Kronos. I volumi sono editi da Pagliai Editore.

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Due parole ancora su Don Milani

“Italia Oggi” dello scorso 9 giugno, tramite la penna di Sergio Bianchini, stigmatizza la lentissima evoluzione della scuola e per questo fa riferimento al fatto che l’ ottimo Don Milani viene spesso citato a sproposito o addirittura mal interpretato per fini politici o semplicemente per incompetenza dei responsabili dell’educazione nazionale.

Qualche giorno prima una riedizione di Polistampa, dal titolo: La scuola di Don Milani, di Mario Lancisi, esponeva le particolarità della Scuola di Barbiana, chiedendosi cosa sia rimasto della creazione del Sacerdote, con interviste a personaggi che hanno avuto mano nella guida dell’istruzione, come Veltroni, Berlinguer,Casini,Berlusconi ed altri ancora, che hanno offerto una visione personale e diversa dell’opera del controverso religioso.

La ragione e l’esito di questi testi in esame sono sicuri: nessuno, oggi, è in grado di gestire l’educazione alla cultura per inadeguatezza di preparazione: il Ministro attuale, (e si sottolinea che il buon italiano non usa il femminile per una carica istituzionale) è un’ ex sindacalista, che confessa di “non avere specifiche competenze in materia”, e dunque una figura indefinibile che non può tenere le redini di questo importantissimo Ministero. Sappiamo tutti che la cultura è un’arma di difesa dall’estremismo violento, che è soprattutto una via certa per trovarsi, conoscere, costruire, e, cosa basilare, per comunicare. Non si riesce tuttora a comprendere, data la misera condizione sociale attuale, perchè cultura è ancora, marxianamente, vista come privilegio malvagio di classe, e non si riconosce che chi ne è privo – sia essa umanistica o scientifica – è destinato a trascinare un futuro da mezzo uomo, da pitocco spirituale, da sbandato.

Il testo e l’articolo citati vogliono evidenziare che è ora di smettere di cibarsi solo di giochini informatici, spesso pericolosi, o bearsi di figure di piccolo e grande schermo. Accettarli è giusto, adeguarsi al proprio tempo, sacrosanto, ma non ci sono unicamente questi, e si chiede ad alta voce che i genitori lo riconoscano, e che riconoscano che il docente non è un negriero, ma una persona che è demandata a formare ed a selezionare chi ha talento per questo o quel settore dello scibile umano. Non è vero, cari Marxisti immaginari, cari zii d’America, che “tutti siamo capaci di fare tutto”. Non si chiama il meccanico della propria auto se un figlio ha gli orecchioni, e nel contempo lui ed il medico sono entrambi indispensabili. Una selezione prelude a vie diverse ed eguali, non è antidemocratica, non è una pena capitale.

Non è valida l’idealizzazione dell”ultimo”, è invece una buona scusa per fare “egualitarismo verso il basso” e formare il gregge grigio di elettori, che, come dimostra l’evidenza degli afflussi bassissimi alle urne, annullano sia il seguace dell’appiattimento, che uno Stato. Appiattendo il livello dei cittadini si uccidono i talenti, si ha malasanità, mala gestione, nessuna scelta, si ha unicamente degrado. Un capitolo di un bel libro: “Meglio di Niente”, dell’economista, giornalista, docente, Danilo Breschi ( Ed.Pagliai), esamina l’opera di “decrescita” di un Segretario di Partito, il “dolce Enrico” di Antonello Venditti, e punto per punto ne dimostra l’azione livellatrice (che Totò riservava alla morte) e distruttiva di tutte le attività professionali e no d’ Italia, per un distorto timore di egemonia politica di qualcuno, ma che lascia vedere in filigrana l’adesione – pagata – alla volontà di potere sovietica.

Chi si informa, chi segue un docente che crede in ciò che fa, resta libero, diviene esperto, e giorno per giorno si felicita con se stesso perchè dimostra alla propria coscienza di essere un buon cittadino del mondo. Don Milani ha gettato una grande base per permettere di salire la scala della crescita secondo attitudine. Crescita, e non il contrario, voluto da un malinteso cristianesimo: Francesco era ricco e colto, si è fatto povero ma colto, poeta e musicista, italiano, santo, non apostolo della decrescita e non argentino e populista.

Marilù Giannone

 

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Nel cuore di tenebra

Nel cuore di tenebra dell’Afghanistan: il romanzo-verità di Michelini

Firenze, 7 giugno 2017 – Da Milano ad Herat e poi oltre, nel cuore di un paese devastato dalla guerra e pieno di minacce: Il minareto di Jam (pp. 336, euro 16) di Gianfranco Michelini, appena uscito per i tipi di Mauro Pagliai, non è solo il racconto vero, sotto forma di romanzo, di una missione difficile e disperata. È una finestra aperta sull’Afghanistan di oggi, sulla crisi che affligge la nazione e infine sull’Islam, nelle diverse interpretazioni dei predicatori e nelle derive degli estremisti. Il libro sarà presentato domani, giovedì 8 giugno, alle 18.00 a Firenze nel Caffè letterario del Teatro Niccolini (via Ricasoli, 3). Saranno presenti il giornalista scrittore Umberto Cecchi e l’editore Antonio Pagliai.
Michelini, ingegnere milanese e fiorentino d’adozione, è anche imprenditore e poeta, ma soprattutto instancabile viaggiatore e per lavoro, vocazione o studio ha raggiunto i più remoti angoli del mondo. È un ex alpino, proprio come lo è Valerio, il protagonista del romanzo chiamato a partecipare a una missione insolita quanto pericolosa: dovrà viaggiare in terra afghana sulle tracce di Rachid, amico dei tempi dell’università convertitosi poi all’estremismo islamico. Conoscendo bene il paese ed essendo affezionato al vecchio compagno di studi, l’ingegnere milanese non può che accettare e ad Herat, quartier generale della missione militare italiana in Afghanistan, viene costituito un commando sotto copertura, di cui Valerio è il capitano. La strada è densa di minacce, e in ogni momento il cacciatore può trasformarsi in preda…
“Gran parte degli eventi descritti in questo libro”, assicura l’autore, “sono successi davvero, e di molti sono stato testimone o protagonista”. E non meno vere sono la terra rappresentata e le culture che la abitano: un mondo ancora oggi oscuro ai più dove sembra vivere in un altro tempo.

Gherardo Del Lungo (335 1373725)
Eventi Pagliai s.r.l.
tel. +39 055 7378721
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Signorina Rosina … una narrazione ed annotazioni

SIGNORINA ROSINA – unanarrazionedi ANTONIO PIZZUTO 

NOTE ED APPROFONDIMENTI SU UN CONVEGNO svoltosi giovedì 23 marzo 2017 in Roma, presso l’ Auditorium ICBSA a Palazzo Mattei di Giove 

__________________ a cura di PIETO De SANTIS *

Antonino Pizzuto (Palermo 1893 – Roma 1976), firmatosi poi Antonio (1951), nacque in una famiglia agiata: il padre, Giovanni, svolgeva la professione di avvocato e la madre, Maria, era una discreta poetessa. Nel 1915 si laureò in Giurisprudenza; nel 1918 venne arruolato nella Polizia di Stato con il grado di Vicecommissario. Nel 1922 si laureò in Filosofia con Cosmo Guastella, la cui teoria ‘Fenomenista’ della conoscenza contribuì a strutturare la sua visione del mondo. Nel 1930 venne trasferito a Roma, al Ministero dell’Interno; gli incarichi nella Polizia Internazionale lo portarono in Austria, Francia, Inghilterra, Germania, Danimarca, Romania e negli Stati Uniti d’America. Proprio quest’ultima esperienza venne più volte ironicamente ricordata nei suoi romanzi. Nel dopoguerra, fu vicequestore a Trento, questore a Bolzano e ad Arezzo. Nel 1950 fu collocato a riposo.

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Preziose “Iscrizioni in Oro”

Le “Lamine di Pyrgi”

L’attività specialistica e costante della Sovrintendente per l’Etruria Meridionale, ALFONSINA RUSSO, ha riunito numerosi studiosi ed appassionati il 28 giugno al Museo di Valle Giulia. L’argomento era il punto della situazione sulle famose lamine di Pyrgi, targhette documentarie e dediche insieme che Etruschi e Fenici hanno depositato nel tempio di Uni/Astarte, incise su oro.  L’importanza di questi oggetti è, oltre a tutto, l’unicità. Non si trovano documenti bilingui, fino ad ora, per la lingua etrusca, a meno che non siano brevi frasi, e tardive rispetto ad esse, in etrusco e latino, come l’iscrizione sulla lastra di Scipio Barbato.  

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TRA TERRA e CIELO

L’Accademia Svedese il 24 maggio scorso ha presentato un libro eccezionale per la particolarità del suo contenuto, rigorosamente verificato, FRA TERRA E CIELO. Si tratta di un testo dell’archeologa svedese BARBRO SANTILLO FRIZELL, già nota per altre ricerche sulle tradizioni della nostra Nazione, che consiste in un confronto fra le architetture micenee ed i trulli della valle d’Itria ed oltre.

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FRA LE MANI, PER CASO

Un piccolo libro di PAGLIAI Editore nella folla ordinata di altri, colorati, evidenziati da cartellini e pubblicità. Un libro particolare, dal titolo:”Il Fuoco Dentro”, che sembra appartenere a qualche storia leggera e fanciullesca, e non è così. Complice la curiosità, è stata una scoperta.
E’ un racconto d’amore, quello di una celebre giornalista, ORIANA FALLACI, per la sua città natale, Firenze. Un amore combattuto e vissuto insieme, fra carezze e schiaffoni, che fa trasparire con amarezza la decomposizione della nostra società e l’imbelle lagna a fronte dei problemi che l’affliggono.

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