martedì, 15 Ottobre 2019

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Tag: San Francesco

Caterina e Francesco: due Santi Italiani straordinari
sulla scena in teatro a Santa Maria Sopra Minerva

In occasione del 80° anniversario della proclamazione di S. Francesco d’Assisi e S. Caterina da Siena Patroni d’Italia 

la Comunità Domenicana del Convento di Santa Maria Sopra Minerva e l’ Associazione Arca Petrina Onlus

sono lieti di presentare

CATERINA  e  FRANCESCO

Due straordinari Italiani

Spettacolo teatrale

La manifestazione avrà luogo in Roma presso la Biblioteca Antica del Palazzo dei Domenicani aperta per la prima volta al pubblico
i giorni 6 e 7 Luglio 2019 alle ore 20:30

Il 18 giugno 1939 Papa Pio XII proclamava Santa Caterina da Siena e San Francesco d’Assisi Patroni d’Italia.

Per ricordare e onorare le figure dei due santi italiani, in occasione dell’ottuagenario della loro proclamazione, Fra Angelo Di Marco ha voluto realizzare uno spettacolo teatrale ispirato agli anni della loro giovinezza: chi erano prima di diventare San Francesco e Santa Caterina? Come sono arrivati alla loro svolta esistenziale? Quanto hanno dovuto lottare e contro chi per realizzare il loro progetto di vita?

Caterina e Francesco, esaminati dal Papa, si metteranno a nudo, intimamente. Con il loro infinito amore e la loro forza rivoluzionaria, hanno lasciato nella nostra vita un’orma tuttora viva e profonda.

Lo spettacolo sarà accompagnato da musica dal vivo, ed è rivolto prevalentemente ad un pubblico giovane, sperando che possa facilmente identificarsi con gli impulsi e le dinamiche che hanno vissuto da giovani Francesco e Caterina: dinamiche universali e sempre attuali.

Sinossi – Roma 1939, Papa Pacelli ha intenzione di dare all’Italia un Patrono nazionale, considerandoi tempi drammatici di una guerra imminente. Ma la scelta tra i due candidati, San Francescod’Assisi e Santa Caterina da Siena, non è semplice. Decide quindi di “convocarli” peresaminarli.
Il plot, surreale, farà sorridere, emozionare e riflettere.

La regia è curata da Elisabetta Bernardini, ed è interpretato da Clara Galante (Caterina),Giuseppe Nitti (Francesco), Tiziana Corese (Suor Letizia) ed Emidio La Vella (voce di Papa Pio XII).
Musiche di W.A. Mozart, G. Fauré, E. Granados eseguite da Massimiliano Faraci (pianoforte) e Pamela Lucciarini (soprano).

Sabato 6 luglio lo spettacolo sarà preceduto da una introduzione di Luca Verdone.

 

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San Francesco, santa caterina, santa maria sopra minerva

Due parole ancora su Don Milani

“Italia Oggi” dello scorso 9 giugno, tramite la penna di Sergio Bianchini, stigmatizza la lentissima evoluzione della scuola e per questo fa riferimento al fatto che l’ ottimo Don Milani viene spesso citato a sproposito o addirittura mal interpretato per fini politici o semplicemente per incompetenza dei responsabili dell’educazione nazionale.

Qualche giorno prima una riedizione di Polistampa, dal titolo: La scuola di Don Milani, di Mario Lancisi, esponeva le particolarità della Scuola di Barbiana, chiedendosi cosa sia rimasto della creazione del Sacerdote, con interviste a personaggi che hanno avuto mano nella guida dell’istruzione, come Veltroni, Berlinguer,Casini,Berlusconi ed altri ancora, che hanno offerto una visione personale e diversa dell’opera del controverso religioso.

La ragione e l’esito di questi testi in esame sono sicuri: nessuno, oggi, è in grado di gestire l’educazione alla cultura per inadeguatezza di preparazione: il Ministro attuale, (e si sottolinea che il buon italiano non usa il femminile per una carica istituzionale) è un’ ex sindacalista, che confessa di “non avere specifiche competenze in materia”, e dunque una figura indefinibile che non può tenere le redini di questo importantissimo Ministero. Sappiamo tutti che la cultura è un’arma di difesa dall’estremismo violento, che è soprattutto una via certa per trovarsi, conoscere, costruire, e, cosa basilare, per comunicare. Non si riesce tuttora a comprendere, data la misera condizione sociale attuale, perchè cultura è ancora, marxianamente, vista come privilegio malvagio di classe, e non si riconosce che chi ne è privo – sia essa umanistica o scientifica – è destinato a trascinare un futuro da mezzo uomo, da pitocco spirituale, da sbandato.

Il testo e l’articolo citati vogliono evidenziare che è ora di smettere di cibarsi solo di giochini informatici, spesso pericolosi, o bearsi di figure di piccolo e grande schermo. Accettarli è giusto, adeguarsi al proprio tempo, sacrosanto, ma non ci sono unicamente questi, e si chiede ad alta voce che i genitori lo riconoscano, e che riconoscano che il docente non è un negriero, ma una persona che è demandata a formare ed a selezionare chi ha talento per questo o quel settore dello scibile umano. Non è vero, cari Marxisti immaginari, cari zii d’America, che “tutti siamo capaci di fare tutto”. Non si chiama il meccanico della propria auto se un figlio ha gli orecchioni, e nel contempo lui ed il medico sono entrambi indispensabili. Una selezione prelude a vie diverse ed eguali, non è antidemocratica, non è una pena capitale.

Non è valida l’idealizzazione dell”ultimo”, è invece una buona scusa per fare “egualitarismo verso il basso” e formare il gregge grigio di elettori, che, come dimostra l’evidenza degli afflussi bassissimi alle urne, annullano sia il seguace dell’appiattimento, che uno Stato. Appiattendo il livello dei cittadini si uccidono i talenti, si ha malasanità, mala gestione, nessuna scelta, si ha unicamente degrado. Un capitolo di un bel libro: “Meglio di Niente”, dell’economista, giornalista, docente, Danilo Breschi ( Ed.Pagliai), esamina l’opera di “decrescita” di un Segretario di Partito, il “dolce Enrico” di Antonello Venditti, e punto per punto ne dimostra l’azione livellatrice (che Totò riservava alla morte) e distruttiva di tutte le attività professionali e no d’ Italia, per un distorto timore di egemonia politica di qualcuno, ma che lascia vedere in filigrana l’adesione – pagata – alla volontà di potere sovietica.

Chi si informa, chi segue un docente che crede in ciò che fa, resta libero, diviene esperto, e giorno per giorno si felicita con se stesso perchè dimostra alla propria coscienza di essere un buon cittadino del mondo. Don Milani ha gettato una grande base per permettere di salire la scala della crescita secondo attitudine. Crescita, e non il contrario, voluto da un malinteso cristianesimo: Francesco era ricco e colto, si è fatto povero ma colto, poeta e musicista, italiano, santo, non apostolo della decrescita e non argentino e populista.

Marilù Giannone

 

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