lunedì, 14 Ottobre 2019

Tag: storia

Roma, sabato 15 giugno, alla libreria “Eli” la presentazione di “La Vita”, opera della Psicoterapeuta Giovanna Breccia

Nata come sede editrice, la Libreria ELI è approdata ad uno stile nuovo ed attraente, per la cura dei libri offerti e per la frequenza quasi giornaliera dei suoi diversi eventi, volti alla scoperta di composizioni innovative e rivalutazione dei classici.

Sabato ha riunito conoscitori ed interessati alla presentazione di un recentissimo romanzo della Psicoterapeuta Giovanna Breccia, “La Vita”, a cura della Dottoressa Sabrina De Angelis e della Psicanalista Giuliana Zoppis ed il giornalista e critico letterario Fabrizio Federici.

la Psicoterapeuta è creatrice di una corrente medica che si è rapidamente affermata, la Psicoterapia Analitica Integrale, che ha come base inderogabile l’ascolto minuzioso del lessico del paziente che “nella sofferenza è suo proprio, nella gioia è comune a tutti”.

“La Vita” è il percorso di una persona comune che si rivolge ad uno psicoterapeuta perchè stanco e disincantato della sua esistenza, e vuole provare a trovare un’uscita positiva da essa. Non si cela che questo desiderio di rottura talvolta non presenti un intento negativo, ma è scansato dalla rara parola del medico e da un filo sottile in lui che non partecipa all’idea. Il protagonista è senza nome, perchè potrebbe essere chiunque o forse perchè non è riuscito a darsi un’identità, e questo fa pensare. Fa pensare, infatti, che la formazione recente -, salvando solo in parte quella arcaica dei remoti progenitori – , di un individuo, di infiniti individui, di un popolo, possa solo creare dolori e tragedie se non conduce ad una identità precisa, definita, codificata, secondo le caratteristiche infine personali.

Il sanitario ascolta: questo deve essere la posizione ottimale per la salvezza di una persona incerta e sbandata come è chi nel libro parla, che potrebbe essere uomo o donna, ma sicuramente è un’anima in pena. Egli accoglie il racconto e talvolta interviene brevemente, affidando all’ascolto del paziente la sua meditazione. E la Vita si evolve come un filo di fumo con le sue spirali verso l’alto, liberando infanzia incompresa e oppressa e dunque giovinezza sclerotizzata da dubbi e paure di errore, solitudine, disamore. In fondo è questo il sentiero del libro: come deviare da arcaiche convinzioni, come far tacere genitori insipienti nella coscienza che si scuote ai rimbombi o alle assenze delle loro voci, come infine puntellarsi ai caratteri singolari della propria psiche per formare quella vita che si vede lontana, ideale irraggiungibile eppure vivente. Il protagonista ci riuscirà? Ci riusciranno, amici, fratelli, figli? Ci riusciremo, i lettori?

L’immediato riferimento è, per gli astanti, anche all’ambiente ed al sociale: genitori e antenati prossimi sono ciò che ha voluto il Re, il Papa, il Presidente, o il Governo del momento che ha pensato solo all’interesse personale ed esclusivo: il libro non lo dice, ma è una correlazione logica del pubblico. La Vita non ha date, non definisce politiche, in quanto il risultato è quello che si legge negli esseri viventi e non nei giornali.

L’altra verità del testo è che ognuno, in base ai propri codici, vede gli accadimenti, le gioie, i contrattempi, le disgrazie, spesso diverse da come queste sono. Questo può essere motivo del fatto che si è infelici: non si riesce ad individuare, con la lettura imperfetta di un avvenimento, il perchè si vive e perchè in questo modo, quindi si è incerti nel procedere, spaventati da un dolore sofferto. La salvezza potrebbe essere il mistero della vita stessa, che insensibilmente offre un senso o sveglia un desiderio che non si percepiva. Ad ogni modo essa offre soluzioni, suggerisce svolte, Madre sempre e forse anche triste con il protagonista, ed anche felice al superamento dell’ostacolo, che, una volta meditato, si fa esperienza e fortezza a rideterminarsi ed a prepararsi ancora, come in un gioco di cavalloni.

Per i dubbi del vivere il critico letterario Fabrizio Federici osserva che la costruzione di “La Vita” fa trovare dei riferimenti con i classici russi amati dall’Autrice, soprattutto Dostojewsky o Tolstoj, con le lunghe descrizioni e meditazioni di “Guerra e Pace” ma, sostiene lo stesso ” l’incertezza fra il cosa fare e l’impossibilità di farlo ricorda il mito di Sisifo o il “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano“. E’ cioè una raccolta di pensieri affini per stabilire un punto dal quale terapeuticamente partire, che lo studio attento della parola ne facilita i passi.

Uno strumento valido di salvezza è l’amore del bello e la sua percezione, questo è detto chiaro qua e là nel testo, questo è ribadito dalla stessa presentatrice Sabrina De Angelis che sottolinea le parole della Dottoressa Breccia: ” io sono amante del bello. Chi non l’ha, non ha capacità creative. L’amore per l’arte fa trovare se stessi.” Ma questo asserto è condotto oltre dalla Dottoressa Zoppis:Si è più artigiani che artisti, quando si è psicoterapeuti. L’artigiano esegue lavori su commissione, dunque egli esegue, con il paziente, la dolorosa, talvolta, creazione della sua identità”.

Si comprende ancora quanto male si è potuta fare l’umanità accogliendo tesi livellatrici e politiche del “tutto uguale” che scompagina ulteriormente e nel mondo, le identità degli uomini in nome di un globalismo che, a questo punto, si osa definire demoniaco. Ma questa sera è la fiducia nella vita e non nella sua clericale bontà, il senso espresso dal volume e che incanta, e del resto non piace parlarne.

Marilù Giannone

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Roma, Villa Torlonia riaprono il bunker e i rifugi antiaerei

 IL BUNKER del DUCE  

Dopo i lavori di recupero e messa in sicurezza, spazio alla creatività e alla ricostruzione storica, con percorsi didattici, appuntamenti teatrali e simulazioni di attacchi aerei.

ROMA- Tornano fruibili al pubblico i rifugi antiaerei e il bunker di Mussolini. Terminati i lavori effettuati dall’Associazione Roma Sotterranea, che si era aggiudicata il bando pubblico indetto ad Agosto 2017.

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Razzismo, immigrati, schiavitù: documenti storici-letterari di uomini che ancora oggi vivono una tragedia

Razzismo, immigrazione, schiavitù sono termini che sembrano rimandarci ad un passato lontano, ma in realtà sono le parole più usate e abusate dai mass media negli ultimi tempi. Sono diventate le parole magiche urlate da “molti” per ricevere consensi, depistando così la gente dal loro vero significato e dal concetto di rispetto che tutti dovremmo avere nei confronti  dell’altro senza distinzione di razza e di sesso.

La schiavitù e il razzismo, oltre ad essere parte integrante dell’odierna società, costituiscono il patrimonio storico-culturale-sociale di una fetta di mondo che urla ancora per i propri diritti. Esistono varie forme di schiavitù o di razzismo, e tanti modi di raccontarli attraverso il tempo.

Pertanto mi soffermerò in questo articolo sull’analisi letteraria delle radici di tale realtà che parte da uno studio dettagliato delle slave narratives, ovvero testi pubblicati prima della  guerra civile in America , autobiografie scritte dagli ex schiavi generalmente fuggiti al nord, che sono all’origine della cultura e della letteratura afroamericana.

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L’8 Marzo si celebra la festa della Donna: il perché e la storia di questa giornata

Mancano pochissime ore all’arrivo dell’8 marzo giornata dedicata alla donna. Come ogni anno in questo giorno si celebra la Festa della Donna. Ma è giusto chiamare questa ricorrenza festa? Più correttamente dovrebbe chiamarsi Giornata Internazionale della Donna.

Questa giornata porta con sé una storia importante costellata di conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne, ma anche discriminazioni e violenze da loro subite. È bene conoscere il perché si ricorda questa giornata e qual è la storia che ha portato a celebrare le donne l’8 marzo. Scopriamo di seguito le tappe storiche di questa giornata.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si è fatto per lungo tempo risalire la scelta dell’8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe visto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise durante un incendio. In realtà questo fatto non è mai accaduto, come si direbbe oggi si tratta di una fake news, e probabilmente è stato confuso con l’incendio di un’altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 persone, 123 operaie e 23 uomini.

Il primo 8 marzo della storia è datato invece 1917, quando le donne di San Pietroburgo scesero in strada per chiedere la fine della Prima Guerra mondiale.

Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907. Durante questo congresso si discusse della questione femminile e del voto alle donne. I partiti socialisti si impegnarono per riuscire ad introdurre il suffragio universale. Pochi giorni dopo, il 26 e 27 agosto 1907, si svolse invece la Conferenza internazionale delle donne socialiste, durante la quale fu istituito l’Ufficio di informazione delle donne socialiste.

Nella manifestazione che il Partito Socialista Americano organizzò il 28 febbraio 1909 a sostegno del diritto delle donne al voto, le donne si attivarono sul tema delle rivendicazioni sociali e molte decisero di scioperare e scendere in piazza. Nel 1910, il VIII Congresso dell’Internazionale Socialista propose l’istituzione di una giornata dedicata alle donne, per dare ancora maggiore credito e importanza alla donna in quanto tale, ma anche come madre e lavoratrice.

Dal 1911 si diede la giusta rilevanza a questa giornata, proprio per l’incendio della fabbrica tessile dove persero la vita 123 donne. Cinque anni dopo, la ricorrenza cominciò a essere celebrata anche in Italia e, nel 1945, l’iniziativa divenne realtà. Nel 1946 tutta l’Italia partecipò alla Festa della Donna e si scelse la mimosa come pianta simbolo da donare alle donne.

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Questi passaggi storici devono rappresentare un punto fermo nella memoria delle donne in quanto protagoniste di questa giornata, ma devono essere anche ben fissati nella mente di chi gode di certi poteri o di chi governa paesi che continuano a trattare la donna come se fosse un essere inferiore, e in alcuni casi schiavizzandola e uccidendola.

La disparità e la condizione della donna non riguarda solo i paesi poveri, ma anche alcuni paesi occidentali e più industrializzati. Non lontano da noi, ci sono donne che indossano il burka che non possono frequentare scuole università, vivendo in condizione di clandestinità e di terrore.

In alcuni paesi come il Marocco o la Malesia l’emancipazione è concessa solo alle donne di rango superiore, nelle zone rurali l’inferiorità continua, così come il carico di lavoro che il genere femminile sopporta da tempo. A questo si aggiunge anche il dramma delle spose bambine, una piaga mondiale che tocca diversi paesi del mondo purtroppo, ma anche le donne vittime delle guerre e della povertà.

Tutta altra storia per le donne del nostro Bel Paese che fortunatamente godono di tutti i diritti civili e umani. Non mancano però altri problemi, le donne faticano a ottenere posizione di prestigio, non vengono aiutate nell’organizzazione del lavoro e la gestione della famiglia e non percepiscono stipendi giusti, patendo così una posizione di svantaggio rispetto agli uomini. Questioni certamente risolvibili se ci fossero leggi adeguate a favore delle donne.

Altra storia invece per i ripetuti episodi di femminicidio che accadono quotidianamente in Italia. La voce delle donne spesso non viene ascoltata, non vengono tutelate nonostante le continue richieste di aiuto. Le vittime aumentano, ma se pur appoggiate dalle organizzazioni e dalle strutture che salvaguardano i loro diritti, qualcuno forse fa finta di non sentire e sottovaluta la questione, giungendo così alla fine a stragi ripetute per mano di uomini “malati” e non fermati in tempo.

Tutto questo per dire che: va bene celebrare la giornata dell’8 marzo, ma facendolo nel modo giusto, senza dimenticare le lotte che hanno portato alla conquista di libertà, ma soprattutto senza abbassare la testa davanti a donne che ancora oggi vivono in condizioni disumane e non possono condurre una vita degna di chiamarsi tale.

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Fascismo & Fantasy

FANTAFASCISMI

Venti Racconti di Storia Alternativa

 a cura di GIANFRANCO de TURRIS per le Edizioni BIETTI

Cosa sarebbe accaduto se Mussolini avesse avuto a disposizione la bomba atomica? O se fosse morto durante la Marcia su Roma? E se avesse deciso di non firmare i Patti Lateranensi? La Storia non ammette speculazioni su epiloghi alternativi o avvenimenti che avrebbero potuto verificarsi ma non furono. La narrativa, invece, è libera di farlo, anche guardando al Ventennio più controverso d’Italia, un passato che a distanza di quasi un secolo continua ad accendere dibattiti infuocati.

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Per non cadere in preda dell’ignoranza politica arrembante

Corso di formazione

“Nuove prospettive storiografiche: ricerca e didattica”
a.s. 2017-2018

Il corso – riconosciuto dall’Ufficio Scolastico della Regione Lazio e giunto alla terza edizione – si propone di offrire ai docenti di Scuola Secondaria di I e II grado, in particolare di materie letterarie e di filosofia e storia, una vasta e approfondita panoramica delle più recenti letture storiografiche in merito alla storia contemporanea, spesso trascurata nello svolgimento dei programmi scolastici per mancanza di tempo.
Le lezioni proposte vanno dalla storia alla storiografia e alle questioni epistemologiche e metodologiche, in un intreccio che vuole arricchire le competenze professionali dei docenti e produrre una ricaduta positiva sulle pratiche didattiche.

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Dalla spiga al piatto: alla Forestale si parla di Pasta di qualità

La Pasta simbolo del made in Italy nel mondo, regina delle tavole degli italiani e delle migliori pellicole di Totò, è stata la protagonista della mattinata organizzata dal Corpo Forestale dello Stato, che ha visto riunirsi a Roma ricercatori, medici, esperti del settore, produttori e storici per fare il punto e confrontarsi su un tema che, forse solo a tavola, conoscono tutti.

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