lunedì, 14 Ottobre 2019

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Tag: Troika

Il canto di speranza è diventato un “pianto”,siamo tutti sulla nave che affonda

 

 L’ IDEEA DI UN REFERENDUM IN GRECIA FA INFURIARE LA TROIKA: E, NOI IN MALAFEDE , STIAMO A GUARDARE

 Nelle acque ferme nasce la malaria, in Maremma è un detto che serve per disprezzare chi non fa, chi non reagisce. Oggi in Italia, improbabili politici in acque ferme, sputano ormai sentenze di ogni tipo. Intanto i greci se la vedono da soli e – unici finora – tentano di mettere in riga EUROGROUP.TROIKA

Cederanno su qualcosa? Per forza. Se non li lasceremo completamente soli, com’è accaduto finora, potrebbero anche riuscire a non fare passi indietro sui principi. Concederanno gli spiccioli, si accorderanno su aspetti marginali, e quando tutto sembrerà chiuso restituiranno la parola alla gente per un referendum. Se andrà bene, metteranno sul tavolo della trattativa i milioni di no agli strozzini travestiti da politici. Non so se stanno trattando anche con la Russia e non riesco a immaginare cosa ne verrà fuori, ma credo che sia ragionevole e fondata l’idea che più gente sosterrà nelle piazze la loro battaglia, più forza e coraggio troveranno per resistere e portare a casa risultati. Intanto è corsa a svuotare i bancomat, vivranno peggio di adesso? E, noi italiani?Meglio sarebbe dire l’ Italia che non c’è più, grazie all’ euro, siamo dopo la Grecia la “miseria dell’ euro”, invece di andare in piazza a manifestare con loro, andiamo al mare ad abbronzarci. La Malafede parla per noi, tornano i tempi del “non vedo, non sento, non parlo”—Insomma, se mi faccio i fatti miei è meglio—

 Un’Italia che pareva sepolta ed è tornata invece di sconcertante attualità: quella in cui, la gente civile e colta si convertì al culto della malafede.
Perché accade? E’ una costante della storia: di fronte al potere, molti si piegano. Servilismo, viltà, conformismo istintivo, calcolo senza passione,
Tempi di malafede sono oggi quelli della politica e dei suoi protagonisti. La malafede, infatti, si legge in un libro di Gerbi, «non è uno stato dell’animo, è una sua qualità» che consente a chi punta al successo, costi quel che costi, di dare il peggio di sé e venderlo come bene prezioso. Perché tutto questo funzioni, occorrono naturalmente un contesto – un sistema di potere autoritario – e gli acquirenti che in ogni tempo fornisce il mercato. Tempi di malafede sono quelli in cui c’è una crisi così profonda della politica, che chi vuole può ignorare ogni confine di natura etica e persino l’impossibilità di mettere assieme termini inconciliabili tra loro, come accade oggi con «sinistra» e «destra», che esprimono sistemi di valori antitetici e riguardano le coscienze. Può ignorarlo, però, solo chi, decide di scegliere in base al tornaconto. Scegliere, insomma, come si fa in tempi di malafede, nei quali un De Luca qualunque può disprezzare le regole di cui dovrebbe essere garante. Per lui la legge Severino non esiste, lui se ne frega e, insieme a lui chi gli permette di candidarsi,e, chi lo vota, cittadini analfabeti ignoranti e irrispettosi delle leggi, autentici corresponsabili di eleggere una classe politica , locale e nazionale attuale, che altrimenti non esisterebbe per nessun motivo.Siamo mafiosi dentro: Fortissimi con i Deboli; debolissimi con i Forti, (sopratutto con quelli che governano l ‘Europa e la Finanza mondiale).
Che strano Paese è l’Italia! Le leggi non contano nulla e gli elettori meritano rispetto solo quando le ignorano o se le mettono sotto i piedi. Dopo il Parlamento dei «nominati», eletti contro la Costituzione e diventati subito «padri costituenti», ora c’è il presidente di Regione ineleggibile per legge, che si appella al voto di chi non doveva votarlo e invece l’ha eletto E, fa ricorso al giudice.
quando si tratta di codici morali non siamo tutti uguali.SCUOLA

Penso con la mia testa, dico ciò che penso, ne pago le conseguenze ,e,il mondo della scuola che mostra i segni del lutto, ma inganna se stessa, puntando ipocritamente il dito solo sul governo e su Confindustria, un tardivo risveglio della protesta, la sconfitta della scuola viene da lontano, anestetizzato da una duplice consapevolezza.

Nel cuore e nella mente sopravvive anzitutto una certezza: ci sono momenti della storia in cui bisogna toccare il fondo, per pensare a una risalita; noi il fondo l’abbiamo toccato da tempo e l’abbiamo colpevolmente ignorato, aspettando che il Senato firmasse il certificato di morte della scuola statale. Ieri, solo ieri, ci siamo accorti della tragedia, tardi e , la rabbia esplode fuori tempo.

 I funerali della scuola pubblica si sono celebrati in forma strettamente privata, senza “bella ciao”, senza moti dell’animo e crisi d’isteria, , nel dicembre del 2010, dopo la sconfitta degli studenti, in una Roma blindata, tra ambulanze e pantere lanciate a sirene spiegate, cariche violente, fumo d’incendi e lacrimogeni e il Senato difeso a mano armata come una trincea sul Piave dopo Caporetto.

Il gioco è fatto e le generazioni di disperati non hanno valori di riferimento per immaginare un’uscita dalla gabbia non dico rivoluzionaria,ma solo “resistente”GUERRA

  E’ un sistema collettivo di potere che può sostituire i capi e dar l’idea che esistano regole e partecipazione. Si sono inventati un’egemonia culturale priva di pensiero, hanno lavorato per sostituire le leggi della convivenza civile con un’unica legge: quella della  giungla, sulla quale si regge un’economia da prima rivoluzione. Sullo sfondo, terribilmente reale, la guerra.

Adelfia Franchi

euro, guerra, politici, scuola, Troika

Puntata numero…

Europa con il fiato sospeso, Grecia a corto di fiato, boccata d’ossigeno per le economie Europee.

Insomma la Grecia pareva essersi rifatta il trucco in barba all’Eurozona e ai dettami della Troika con l’elezione di Tsipras per cui si era manifestato l’entusiasmo unanime delle Eurosinistre, e non solo, Italia compresa con Nichi Vendola in primis a celebrare la vittoria del nuovo premier ellenico.

Passato il momento dell’ebrezza, di già lontano anni luce, si guarda all’imminente presente e al prossimo futuro: il forte ribasso del borsino greco giù del 4% ha segnato un Lunedì nero per l’economia mentre l’UE continua a far pressing sollecitando il Governo di Tsipras ad accelerare sul piano delle riforme, il pacchetto dei sette punti presentato da Varoufakis sembra aver accolto il favore del Presidente dell’Euro gruppo Dijsselbloem, ma non basta bisogna continuare ad andare avanti per sanare la difficile situazione economica della Grecia.

L’ultimatum è fissato: aiuti estesi per non oltre quattro mesi mentre la Merkel incita a fare di più ed in fretta, del resto quando Banche, Finanziatori/ Creditori, amici e cravattari ti prestano dei soldi è anche vero che reclamano affinché vengano restituiti fino all’ultimo cent.e in alcuni casi, per la maggior parte in verità, con interessi da capogiro, una metafora scomoda forse ma ridotta brutalmente all’osso potremmo tradurre così il rapporto UE- Grecia.

Sul paese sembra essere ripiombato nuovamente lo spettro della Torika, mentre Jeroen Dijsselbloem puntualizza sull’efficienza del Governo Greco per non perdere altro tempo prezioso.

A questo punto resta da capire quanto, ma soprattutto quando, il debito greco sia ri- solvibile visto che il pacchetto di riforme presentato a Bruxelles dal ministro delle Finanze ellenico sembrerebbe risultare inadeguato alle esigenze dell’UE: se sette punti sembrano pochi Varoufakis afferma attendere Mercoledì quando sarà presentato il piano completo. Insomma in questo panorama e, visto il periodo, potremmo parlare di Idi di Marzo, un Cesaricidio nel Teatro dell’Economia Europea – “Dato non sono contemplate tranche a favore del Governo ellenico stante l’attuale piano di riforme che non è riuscito a sbloccare i 7 mld previsti per gli aiuti la partita si gioca fino all’ultimo affinché la Grecia non resti fuori dall’Eurozona secondo le speranze della Germania”. (cit. ANSA)

Qualora il partito Syriza non riuscisse a togliersi di dosso il cappio al collo imposto dall’UE, si possono sempre considerare eventuali alternative come dimostrano i dati delle ultime elezioni che ci ricordano in quali alternative sia possibile puntare contando i seggi: 149 di Syriza contro i 76 del partito di centro destra Nuova Democrazia attestatosi al secondo posto mentre con 19 seggi conquista il terzo posto il movimento di estrema destra Alba Dorata, insomma qui si aprirebbe un ventaglio di ipotesi neanche troppo fantascientifiche che potrebbero scalzare l’attuale Governo accusato di inconcludenza sul piano economico.

Pur ricordando il successo inaspettato alle elezioni nel 2007, nel 2008 Tsipras ha ottenuto la presidenza e nel 2012 Syriza diventa il secondo partito greco prima di formare l’attuale Governo. Tornando al presente, il giorno della prova del nove pare sia arrivato, Mercoledì sarà il momento in cui si gioca l’ultima fase della partita presentando il pacchetto di riforme completo come richiesto dai piani alti. Un risultato che potrebbe avere un effetto importante per la Grecia e non solo sul futuro politico economico dell’Eurozona.

Cristian ARNI

economia, Eurozona, Grecia, Troika, tsipras, UE-Grecia

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