sabato, 20 Aprile 2019
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Convegno su “La Sovranità torni al Popolo”
un saggio dell’Avv. Antonio Pulcini

LA  SOVRANITA’  TORNI AL  POPOLO :

RILANCIO  E  SVILUPPO DELL’ ECONOMIA NAZIONALE 

A Roma,  presso la Sala ANEC in l.go Italo Gemini 1,  venerdì 21 settembre si è svolto un Convegno sul tema della “Sovranità Popolare” e sul rilancio e sviluppo dell’ economia nazionale, in occasione della presentazione di un libro scritto dall’ Avv. Antonio Pulcini, che svolge la Professione Forense con patrocnio innanzi alle Magistature Superiori. 

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banche, Giacinto Auriti, Sovranità Monetaria, ue

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Colpi di Calore della Boldrini e della Bonino

Cani ed Umani

Tutti sanno che, in campagna, quando un cane abbaia, dopo un poco abbaiano ancora altri: così avviene in Italia per la nave pattugliatrice Diciotti, della nostra Marina Militare. Ha abbaiato inizialmente Laura Boldrini, ed altri, come Emma Bonino, le vanno dietro, con il medesimo motivo, cioè la voglia di protagonismo, o la rabbia zannuta di aver perso il treno del potere. Chi strilla più forte è quello più inutile di tutti, e quando è estate, lo strillo può essere causato da un colpo di calore, ed allora si esce dal margine della normalità, che, anche se talvolta si fa finta di no, esiste, e si scade nel patologico, destando compassione.

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Tamburi di Guerra

La settimana scorsa tre paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna, tradizionale alleata militare, e la Francia che aspira al ruolo di galletto nell’Europa continentale di un’Unione europea a pezzi, hanno fatto rullare i tamburi di guerra, quelli fatti con pelle d’asino dal suono più cupo, emesso per intimorire come preludio a nuove operazioni.

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Assad, ISIS, macron, May, onu, russia, Trump, Turchia, ue, usa

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Difesa Comune Europea

SPENDERE PER LA SICUREZZA

Un mondo in subbuglio, dove i riferimenti, ai quali eravamo abituati da settant’anni, sono venuti meno e dove i confini nazionali risultano evanescenti, così come dimostrato dalla guerra lunga e complessa che ha stravolto il Vicino Oriente.

In questo clima di confusione l’Europa, da una posizione di subalterna sicurezza, ha visto scorrere eventi premonitori, confrontandosi fra stati membri dell’unione, su una politica monetaria miope e divisiva, tralasciando tutto ciò che, nel frattempo, avveniva nel mondo. Si è proceduto, per oltre vent’anni a stabilire, con meticolosa precisione, limiti di flessibilità finanziaria, ad invocare austerità sanzionando, di fatto, le debolezze del Mezzogiorno europeo, concedendo all’Italia quella invocata possibilità di sforamento, che, alla luce dei fatti, nulla ha prodotto di positivo.

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Affari Internazionali, difesa comune, finanziamenti, Francia, italia, mogherini, Pinotti, ue, Unione europe

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ESISTE UN FUTURO PER L’UNIONE EUROPEA ?

Se l’Italia, in questi tempi decisivi per le sorti dell’Europa, risulta isolata dal contesto decisionale di Bruxelles, anche la superburocratica Unione appare avviata ad una rapida dissoluzione. L’argomento, nei tanti e complessi aspetti, è stato dibattuto nel corso del Convegno “Quale futuro per l’Europa ?” tenutosi l’otto aprile scorso alla Camera dei Deputati per il CESI (Centro Nazionale di Studi politici e Iniziative Culturali) in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali e la Rivista di Studi Politici Internazionali.

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cesi, GIULIO TERZI DI Sant'Agata, ue

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Commercio Internazionale e decisioni giudiziarie

 

COMMERCIO INTERNAZIONALE: CIRCOLAZIONE delle decisioni giudiziarie nello SPAZIO EUROPEO ______________________________________di Patrizia DI STEFANO *

 

Il Regolamento UE 1215/2012, noto anche come Regolamento Bruxelles 1 bis, entrato in vigore il 10 gennaio 2015, in continuità con la Convenzione di Bruxelles del 1968 ed il Reg. Ce 414/2001, che regolavano la materia, ha apportato significative semplificazioni nella circolazione delle decisioni giudiziarie in materia civile e commerciale nello spazio europeo.

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Il Regolamento di Bruxelles, ue

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Ue e migranti: i progressi di Italia e Grecia

Dopo aver presentato l’agenda europea sulla migrazione, che ha sancito un approccio globale per migliorare la gestione della migrazione in tutti i suoi aspetti, a distanza di dieci mesi la Commissione europea ha riferito in merito ai progressi compiuti nell’attuazione delle misure per affrontare la crisi dei rifugiati e dei migranti in Italia, in Grecia e lungo la rotta dei Balcani occidentali. Nel periodo di maggiore crisi le Squadre specializzate della Commissione, in modo costante e con disponibilità h24, hanno lavorato sul campo a fianco delle autorità greche e italiane per approntare i punti di crisi e accelerare le procedure per lo screening, l’identificazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti e così agevolarne la ricollocazione. Sul fronte greco solo uno dei cinque punti di crisi, quello a Lesbo, è attualmente pienamente operativo.

Il governo greco ha chiesto sostegno all’esercito per rientrare nella data di scadenza prevista (metà febbraio) pur cercando di effettuare l’identificazione e la registrazione dei migranti che vengono fatte, dove possibile, in strutture temporanee. Le autorità greche stanno apportando miglioramenti al funzionamento dei punti di crisi e hanno finalizzato le procedure operative standard e le nuove procedure di sbarco, istituendo collegamenti diretti verso i punti di crisi per le persone che sbarcano sulle isole.

Nella relazione a firma della Commisisone europea, viene evidenziato un positivo aumento nella percentuale di rilevamento delle impronte digitali dei migranti , che è passata dall’8% nel settembre 2015 al 78% nel gennaio 2016. Una volta pienamente operativi, i punti di crisi in Grecia, secondo quanto riportato nella relazione,  dovrebbero avere la capacità di rilevare le impronte digitali di circa 11.000 persone al giorno, una cifra ben superiore alla media di arrivi giornalieri di gennaio. Per rafforzare l’azione sul campo, Frontex ha inviato sulle isole esperti di alto livello specializzati in falsi documentali al fine di individuare documenti falsi e ha istituito pattuglie costiere a Lesbo, Chios e Samos, ottenendo risultati positivi.

Poco soddisfacenti sono invece le 218 ricollocazioni su 66400 persone che sono arrivate in Grecia e hanno bisogno di protezione internazionale. Solo 15 Stati membri hanno dato la loro disponibilità alla Grecia per un totale di 1081 posti, mentre 16 Stati membri hanno nominato ufficiali di collegamento per coadiuvare il processo sul campo. L’impegno delle autorità greche sta nel migliorare le capacità di registrazione aprendo un secondo ufficio a Samos, dove ora funzionano infrastrutture di alloggio e trasferimento, con il sostegno dell’OIM e dell’UNHCR.

Dall’inizio del 2015, la Grecia ha effettuato 16.131 rimpatri forzati e 3.460 rimpatri volontari assistiti di migranti per motivi economici che non avevano diritto a ottenere asilo in Europa. Ciò rimane insufficiente alla luce degli oltre 800.000 arrivi del 2015.

Molto meglio la situazione italiana dove, seppur a rilento, sono stati attivati due dei sei punti di crisi individuati dalle autorità italiane (a Lampedusa e a Pozzallo), mentre un terzo (Trapani) sarà pienamente operativo una volta terminati i lavori di ristrutturazione. Urgenti lavori sono in corso di ultimazione anche a Taranto. Procedono invece a rilento i lavori per i punti di crisi ad Augusta e Porto Empedocle/Villa Sikania che non sono ancora stati finalizzati, seppur una decisione per questi ultimi è essenziale alla luce del probabile aumento dei flussi migratori durante il periodo estivo.
I due punti di crisi operativi (Lampedusa e Pozzallo) hanno raggiunto una quota di rilevamento delle impronte digitali del 100% per gli sbarchi più recenti. La percentuale di rilevamento delle impronte digitali dei migranti è aumentata significativamente, passando dal 36% nel settembre 2015 all’87% nel gennaio 2016. Una volta pienamente operativi ed equipaggiati, i punti di crisi in Italia dovrebbero avere la capacità di rilevare le impronte digitali di circa 2 160 persone al giorno, una cifra ben superiore alla media di arrivi giornalieri di gennaio.

Nonostante sia iniziata qualche settimana prima che in Grecia, la ricollocazione dall’Italia procede tuttora a un ritmo di gran lunga inferiore a quello necessario per conseguire l’obiettivo generale di trasferire in due anni 39600 persone bisognose di protezione internazionale. In totale ad oggi sono stati ricollocati 279 richiedenti asilo, mentre sono state trasmesse ad altri Stati membri 200 richieste di ricollocazione in sospeso. Fino ad oggi solo 15 Stati membri hanno reso disponibili posti per la ricollocazione, impegnandosi ad accogliere 966 persone, mentre 20 Stati membri hanno nominato ufficiali di collegamento per coadiuvare il processo sul campo. Questa bassa percentuale è dovuta in gran parte al fatto che fra i migranti giunti in Italia pochi sono ammissibili alla ricollocazione.

Nel 2015 l’Italia ha effettuato più di 14.000 rimpatri forzati di persone che non avevano diritto all’asilo e nell’ambito di Frontex ha partecipato a 11 voli di rimpatrio congiunti di richiedenti asilo respinti provenienti da altri Stati membri. Come evidenzito dalla Commissione presieduta da Juncker, si tratta di un dato insufficiente alla luce degli oltre 160.000 arrivi del 2015.

Seppur il sistema di accoglienza italiano risulta esser largamente sufficiente per le esigenze del sistema d’asilo italiano,vi sono invece evidenti e gravi lacune per quanto riguarda gli alloggi pre allontanamento: sono infatti disponibili solo 420 posti rispetto ai 1252 previsti dalla tabella di marcia sottoposta alla Commissione.

Quest’ultima ha adottato una decisione che modifica il programma dei fondi strutturali 2007-2013 “Sicurezza per lo sviluppo” in Italia, riorientando fondi fino a 124 milioni di euro a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale per cofinanziare le misure intraprese dall’Italia per il salvataggio dei migranti in mare. L’impegno da parte del Presidente Juncker è massimo così come la volontà di vincere una partita che la Ue sta giocando per non vedere cadere il sogno di un’Europa Unita. In questa direzione, il ripristino di una gestione ordinata delle frontiere sulla rotta Mediterraneo orientale/Balcani occidentali rappresenta la priorità assoluta per l’Unione europea.

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Sicurezza delle frontiere e migranti sono i temi centrali su cui è chiamata a riflettere l’EU

 Il tema della Sicurezza delle frontiere e migrazioni è stato al centro dell’incontro organizzato dalla Commissione europea – Rappresentanza in Italia, in occasione della pubblicazione del volume “L’idée d’Europe. L’identitè solidaire en question” e ospitato a Roma presso “Spazio Europa” di via IV Novembre. Di sfide da affrontare per giungere ad un’Europa che sia realmente unita ha parlato, Sandro Gozi, Sottosegretario agli Affari Esteri della presidenza del Consiglio. Nel ricordare che “l’Italia ha avuto grandi ispiratori, che hanno per primi dato il via al federalismo europeo, ma molto pochi interlocutori”, Gozi ha indicato ciò che il Paese può e deve fare: «È finito – ha detto – il tempo del solo dialogo, ora vogliamo e dobbiamo dare il nostro contributo per far ritrovare una nuova ispirazione all’Europa, che deve uscire dalla gabbia di finto umanismo da cui è stata vincolata per troppo tempo.» Secondo il Sottosegretario, per rilanciare l’Europa è necessario riappropriarsi degli obiettivi politici e degli impegni giuridici, cioè, il diritto alla solidarietà e il tema dei valori fondamentali, stando attenti ai veri nemici dell’Europa. Ostili sono coloro che, a detta di Gozi, «mirano solo ad un’Unione politica, vogliono chiudere le frontiere, alimentano la paura del diverso, concetto, questo, che sembra troppo lontano dall’identità europea di cui si parla anche nel volume “L’idée d’Europe. L’identitè solidaire en question”.» Ciò che deve motivare il governo italiano a voltare pagina e dare corpo all’agenda sociale europea è da ricercarsi nel clima diffuso di indifferenza nei confronti dell’Europa, un sentimento di eurodelusione particolarmente in crescita nel nostro paese. «L’Europa – ha sottolineato Gozi – deve parlare ai cittadini, ai quali occorre far capire il senso e le positività dello stare insieme. Se vogliamo esser all’altezza degli ispiratori della Carta di Roma, dobbiamo iniziare a costruire realmente un sistema di asilo politico comune,che deve andare di pari passo alle frontiere esterne: su questo anche l’Italia si gioca la credibilità. Contemporaneamente, con senso di lungimiranza, dobbiamo rilanciare in maniera più ampia il progetto politico europeo.» L’Europa, è risaputo, non ha tempo e occorre lavorare adesso per arrivare preparati al 2017. Il governo italiano è già da tempo impegnato per rilanciare l’integrazione europea che è per il Sottosegretario Gozi «l’unico modo per ritornare alla solidarietà e ritrovare il senso di identità europea, che in questi anni di austerità abbiamo in buona parte perso.»
Il tema della solidarietà , non chiama a riflettere solo l’Europa, ma tocca le singole coscienze. A dichiararlo è stato Alberto Sciumè, dell’Università di Brescia. «Nella traiettoria europea stiamo acquisendo la consapevolezza che l’Ue non solo non deve sfaldarsi ma deve ri-saldarsi  per affrontare temi cruciali che solo in ambito di collaborazione e solidarietà può superare.»
È stato però Cosimo Risi, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ad offrire un quadro chiaro della situazione europea: «La politica interna e quella estera sono la stessa cosa soprattutto in era di globalizzazione e la loro interazione è così forte che non sono scindibili. Allo stesso modo – ha concluso Risi – l’instabilità internazionale si riflette su quella interna e, in egual modo, la dimensione esterna diventa rilevante e incide sul panorama europeo.»
Il progetto “L’idea di Europa” che ha portato alla pubblicazione del volume “L’idée d’Europe. L’identité solidaire en question” e all’organizzazione del convegno su Sicurezza delle frontiere e migrazioni, è frutto della positiva collaborazione tra le Università di Ginevra (Global Studies Institute) e di Brescia (Dipartimento di Giurisprudenza), con la partecipazione della Fondation Jean Monnet (FJM) di Losanna. Lo studio rivela il grande potenziale di collaborazione tra gli attori sul tema portante dell’identità solidale europea. La crisi migratoria, le minacce del DAESH in Libia e altrove e le difficoltà dell’Eurozona spingono l’UE a interrogarsi sui propri fondamenti e in particolare sulla natura umanistica e solidale del progetto europeo.
Seppur interessante, la conclusione de dibattito, moderato dal curatore del volume, Federico Romanelli e arricchito dagli interventi di Emilio Dalmonte (Rappresentanza Commissione UE in Italia), Giancarlo Kessler (Ambasciatore di Svizzera in Italia), Nicolas Levrat (Università di Ginevra) e Paolo Quercia (Center for Near Abroad Strategic Studies), non ha però portato ad altro che ad analizzare la realtà e ipotizzare azioni che possano portare alla concretizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Incontri a parte, la vera partita è quella che si sta giocando a livello europeo, che vede prevalere ancora troppo i nazionalismi dei singoli governi a scapito dell’unità europea ed un’azione comune su sicurezza delle frontiere ed emergenza migranti.

 

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Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: parla il governatore Kiwanis, Antonio Maniscalco

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che è stata ratificata da 194 Paesi nel mondo, Italia inclusa, la cui adesione è avvenuta nel 1991.

Il consenso sull’importanza dei diritti dei più piccoli è ormai generale, anche se sono molti in bambini e gli adolescenti che vivono in situazioni di disagio, malessere e violenza. Ed è proprio in favore dei meno fortunati che si muove da anni il Kiwanis, associazione fondata nel 1915, con sede principale a Indianapolis (Indiana) negli Stati Uniti che comprende circa 16.000 club in 96 nazioni con più di 350.000 membri adulti e che è presente anche in Italia, a San Marino e Malta, con un distretto governato dal prof. Antonio Maniscalco e ben 135 club.

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Yves Saint Laurent copia h&m?

L’azienda svedese di abbigliamento low cost aveva accusato la maison del lusso di aver copiato due modelli di borse.

 Nel 2006 l’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno autorizzò la registrazione di due disegni di Yves Saint Laurent, destinati ad essere applicati a due tipi di borsette; nel 2009  H&M  presentò all’Uami due domande di dichiarazione di nullità dei disegni registrati da YSL, in quanto privi di carattere individuale.

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Come distruggere l’industria alimentare italiana

L’U.E. contro il “MADE in ITALY”_________________________di Torquato CARDILLI *

Uno dei proverbi che abbiamo ascoltato sin dalla tenera età “non è tutto oro quel che luccica” ripetutoci dagli anziani con l’intento di metterci in guardia da possibili imbrogli materiali, affettivi, spirituali che possono capitare quando si è superficiali nelle valutazioni, è un detto antichissimo. Risale addirittura a Esopo ed ha avuto una larga diffusione, prima nel mondo letterario e poi nell’uso comune, per essere stato inciso da Shakespeare sullo scrigno che lo spasimante principe del Marocco offre a Porzia, nell’opera il mercante di Venezia. Ma in Europa pare che non sia più così. A Bruxelles hanno scoperto la pietra filosofale per trasformare le sostanze ed arricchire i soliti noti.

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Xylella: dall’embargo francese una minaccia reale per l’ agricoltura italiana

Xylella: dall’embargo francese una minaccia reale per l’economia pugliese e l’immagine del “made in Italy”

 Il presidente della Cia Dino Scanavino: no allarmismi per evitare possibili reazioni a catena su altre produzioni e provvedimenti analoghi di altri paesi Ue. Servono interventi urgenti a livello nazionale e comunitario per scongiurare la situazione e indennizzare gli agricoltori colpiti. 

 L’embargo della Francia su 102 specie vegetali a rischio Xylella rappresenta una minaccia reale per l’economia pugliese e, più in generale, per l’immagine dell’agricoltura italiana. Lo afferma il presidente della Cia Dino Scanavino, commentando il decreto del ministero dell’Agricoltura francese già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, a poche ore dall’incontro in Salento tra il ministro Martina e le associazioni di categoria.

Si tratta di una decisione presa unilateralmente da uno Stato Membro al limite delle regole comunitarie -osserva Scanavino- che rischia di innescare un pericoloso effetto domino che andrebbe ad aggravare una situazione già di per sé difficile.ulivo

Ecco perché -continua il presidente nazionale della Cia- ora più che mai bisogna tenere alta l’attenzione per evitare possibili reazioni a catena e ingiustificati allarmismi nei confronti delle spedizioni pugliesi di altri prodotti oltre alle piante già inserite nel provvedimento del ministro Le Foll. Anche perché l’export della Puglia verso la Francia di uva, agrumi, alberi da frutto, pomodori, piante aromatiche, frutta tropicale vale circa 40 milioni di euro e rappresenta il 14% del totale nazionale. Se poi si aggiungono anche le colture agricole non permanenti (inclusi i cereali) e le piante vive,  il valore supera i 60 milioni di euro. Un patrimonio agricolo strategico che non può essere messo a rischio e che deve essere difeso con forza nelle sedi opportune.

È urgente quindi -sottolinea Scanavino- che le istituzioni ora intraprendano tutte le iniziative nei confronti delle autorità francesi e comunitarie, per evitare di aggravare un’emergenza sanitaria di proporzioni senza precedenti. Inoltre, è altrettanto urgente l’adozione di misure di sostegno, in ambito nazionale ed europeo, per gli agricoltori che con sacrificio stanno rispettando gli impegni del Piano del commissario Silletti per contrastare il dilagare dell’emergenza e non compromettere la sostenibilità economica delle loro aziende.

A essere in gioco -evidenzia il presidente della Cia- è sia l’economia di un’intera regione che fa dell’agricoltura e dell’olivicoltura la principale leva di sviluppo, sia il valore paesaggistico legato alla presenza di ulivi secolari di inestimabile valore ambientale. xylella

Ragionando in prospettiva, infine, deve essere messa in atto una strategia comune che, attraverso un progetto di riforma degli strumenti di prevenzione e gestione delle crisi, possa consentire agli agricoltori di minimizzare l’esposizione al rischio cui sono soggetti. Le crisi nel settore agroalimentare, siano esse sanitarie, climatiche o di natura commerciale -conclude Scanavino- sono diventate sempre più frequenti e diffuse e le conseguenze sono spesso drammatiche per l’economia di interi territori.

ESPORTAZIONI PER ANNO DELLA PUGLIA  VERSO LE FRANCIA (VALORE)

Export (euro)

Incidenza puglia/Italia (%)

Prodotti di colture agricole non permanenti

20.992.023

12%

Prodotti di colture permanenti

39.132.272

14%

Piante vive

704.841

1%

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UE, nuove regole nel mondo alimentare

Etichettatura carni, da oggi scatta l’obbligo d’origine anche per suini, ovi-caprini e volatili.

Risultato importante, ma restano fuori i conigli

 Il presidente della Cia Dino Scanavino: una scelta obbligata e non più rinviabile. Non abbassare mai la guardia in materia di trasparenza alimentare.450969175-310x206CARNI VARIE

Da oggi l’etichettatura delle carni europee sarà finalmente più chiara e trasparente. Con l’entrata in vigore del regolamento Ue n.1337/2013, che applica parte della normativa comunitaria in materia di informazioni alimentari ai consumatori, le carni suine, ovi-caprine e dei volatili non potranno più essere vendute in forma anonima senza che ne sia indicato il luogo di provenienza e di macellazione. Una conquista importante che completa e arricchisce di contenuti un percorso lungo e difficile avviato dall’Unione europea 15 anni fa con l’etichettatura delle carni bovine in risposta alla crisi della “mucca pazza”. Restano fuori dall’obbligo dell’indicazione d’origine solo i conigli, per i quali non esiste ancora un riferimento normativo. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

“Ora partire da questo risultato per continuare a tutelare la sicurezza e la trasparenza alimentare iniziando dalle produzioni che, a oggi, restano ancora escluse dalla normativa europea sull’origine dei prodotti agricoli”, è l’appello lanciato dal presidente nazionale della Cia Dino Scanavino. “Una scelta obbligata e non più rinviabile sia per assicurare competitività agli agricoltori e per premiare i loro sforzi, attraverso l’indicazione esclusiva del luogo di origine e il divieto di etichette anonime -spiega Scanavino- sia per rispondere alle attese dei tanti consumatori che sono sempre più interessati a fruire delle informazioni che accompagnano i prodotti al momento della loro scelta di acquisto”.

I cittadini, infatti, sono sempre più attenti all’etichettatura -ricorda la Cia-. Se in Europa è considerata prioritaria da 7 cittadini su dieci, secondo i nostri dati la percentuale in Italia arriva al 92 per cento.

“Per essere trasformata in valore, la distintività della produzione agroalimentare italiana, che ha pochi eguali nel mondo, necessita di riconoscimento da parte dei consumatori e trasferimento lungo la filiera produttiva. In questa direzione -conclude il presidente della Cia- le forme di tutela, come quella dell’etichettatura del luogo di origine delle carni che da oggi sarà obbligatoria su tutto il mercato unico europeo, possono rappresentare un importante strumento di valorizzazione e di sviluppo economico per imprese e aree rurali”.

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Parlamento Europeo OGM e, agricoltura italiana

Ogm: dal Parlamento Ue via libera a norma su autonomia Stati, salvaguardare le tipicità dell’agricoltura italiana

La Cia commenta l’approvazione definitiva dell’accordo raggiunto nelle scorse settimane tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sulla riforma della Direttiva in materia. Oggi produttori e consumatori si muovono in direzione opposta agli Ogm: solo 5 Paesi in Ue li coltivano e la superficie dedicata non arriva allo 0,001%. Da parte nostra nessun atteggiamento oscurantista o contrario alla ricerca, ma bisogna tutelare la biodiversità delle produzioni nazionali, che rappresenta il nostro maggiore vantaggio competitivo sui mercati stranieri.

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“Made in”: nessun accordo, tutto rinviato al 2015

ll Consiglio Europeo sulla competitività ha rinviato la questione “Made in” alla prossima presidenza, che passerà dall’Italia alla Lettonia (da gennaio a giugno 2015).

“Non c’è accordo” tra i 28 sul ‘Made in’ perché “non siamo riusciti a trovare una mediazione” in quanto “diversi stati membri tra cui la Germania non hanno una visione comune”. E’ quanto ha riconosciuto il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi al termine dell’ultimo Consiglio UE competitività da lei presieduto.

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Quote latte, la Cia ci tiene informati

Latte: dopo le “quote” si punti su sistema autoregolamentato eautodisciplinato dal mondo produttivo

 Convegno nazionale della Cia a Mantova per fare il punto della situazione di un settore in difficoltà alla vigilia dei nuovi scenari normativi.LATTE

 “In Italia dobbiamo passare dal sistema delle quote, che non ha funzionato, ad uno auto-regolamentato ed auto-disciplinato dal mondo produttivo. Occorre un progetto strategico che punti sulla crescita della competitività attraverso l’innovazione e l’organizzazione della filiera permettendo al comparto di espandersi sui nuovi mercati internazionali”. Ad affermarlo è stato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Dino Scanavino, intervenendo a Mantova ad un convegno intitolato “Oltre le quote latte. Il futuro del sistema lattiero-caseario in Italia” e parte di un ciclo di incontri promossi dalla Confederazione e denominato “Territorio come destino”. Al dibattito hanno preso parte gli assessori all’Agricoltura delle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna Gianni Fava e Tiberio Rabboni, i presidenti del Consorzio di tutela Parmigiano Reggiano e Grana Padano Giuseppe Alai e Nicola Cesare Baldrighi, nonché il direttore generale di Granlatte-Granarolo Andrea Breveglieri.

Da aprile 2015 in Europa il regime delle “quote latte” verrà superato: un fatto che viene da più parti considerato rivoluzionario per un settore caratterizzato da oltre un trentennio da una forte regolamentazione produttiva. Le quote, decise in origine per mantenere una politica di sostegno al settore evitando sovrapproduzioni, hanno, dalla fine degli anni ’80, di fatto cristallizzato le produzioni nazionali provocando forti squilibri tra i diversi Paesi. In Italia questa regolamentazione ha prodotto errori di gestione, conseguenti indagini della magistratura, multe salatissime da pagare alle casse comunitarie. Problemi, tra l’altro, non ancora del tutto superati.

L’eliminazione del regime delle quote arriva in un momento difficile per il settore, con una tendenziale crescita dei consumi, soprattutto di formaggi e prodotti caseari, specie nei nuovi mercati, ma accompagnata da una sensibile volatilità dei prezzi. In Europa si prevede una crescita delle produzioni (poco meno del 2% l’anno), che toccheranno nel 2020 i 150 milioni di tonnellate di latte, ma forti squilibri tra i paesi produttori: il rischio è un forte aumento della competitività e una crescita concentrata principalmente nel Nord Europa.

E’ un’occasione importante per l’Italia, Paese non autosufficiente -importiamo quasi il 40% del latte che utilizziamo e consumiamo- ma anche produttore ed esportatore di formaggi di assoluta qualità, dunque fortemente esposto al fenomeno dell’italian sounding e della contraffazione. E’ necessario dunque dare stabilità al settore definendo un “prezzo del latte” (laddove non è stato ancora fatto) con un contratto semestrale o, al massimo, quadrimestrale, al fine di consentire agli allevatori di poter avviare la programmazione a medio termine. Per questo il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha aperto un tavolo di confronto che, negli auspici, dovrebbe dare risultati grandemente attesi dal mondo agricolo.LATTE3

“L’Italia -ha sostenuto il presidente della Cia- deve prima di tutto puntare sui formaggi a denominazione di origine che oggi hanno fatturato oltre 4 miliardi di euro, di cui ben 1,5 realizzati sui mercati esteri. Il pacchetto latte integrato nel Regolamento Ue 1308/2013, permette, come richiesto dalle organizzazioni, la programmazione delle produzioni da parte dei Consorzi. Ma -ha aggiunto Scanavino- sono necessarie strategie aggressive che guardino ai mercati in espansione e siano sostenute da efficaci campagne di promozione ed educazione alimentare”.

Attualmente su una quarantina di prodotti Dop e Igp, il fatturato è concentrato principalmente su Parmigiano Reggiano e Grana che rappresentano in valore più dell’80 per cento dell’intero settore. Anche per il latte fresco e i prodotti caseari non a denominazione è necessario avviare una nuova stagione di relazioni inter-, professionali che sfoci in uno strumento efficace ed autorevole -come previsto dalla regolamentazione comunitaria e già esistente in altri Paesi- che abbia la forza di regolamentare il mercato e favorire buone pratiche contrattuali. Il rafforzamento della filiera necessita anche di un forte potenziamento dell’aggregazione del prodotto con la creazione o lo sviluppo di organizzazioni di produttori di dimensioni adeguate e di progetti commerciali efficaci, promossi e controllati dagli allevatori.

“La nuova programmazione dello sviluppo rurale rappresenta -ha proseguito il presidente della Cia- un’opportunità da non perdere per avviare programmi di innovazione e investimenti. Questa però deve essere anche l’occasione per sviluppare efficaci sistemi di gestione del rischio e stabilizzazione dei redditi”.

Un occasione per dare delle risposte al comparto bovino in previsione dell’abolizione delle quote latte fissata per il primo aprile del 2015?

Adelfia Franchi

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L’euro è di tutti ma non lo sappiamo

Nel suo libro “L’euro è di tutti”, edito da Fioriti e con la prefazione del Premier Renzi, Roberto Sommella ne spiega le ragioni

«L’euro è stato creato poiché la moneta unica offre molti vantaggi e benefici rispetto alla situazione precedente, che vedeva ogni Stato membro dotato di una propria valuta… Oggi circa 333 milioni di cittadini europei lo usano quale moneta e ne godono i benefici…» Così la Commissione Affari economici e finanziari dell’Unione Europea motivava l’entrata in vigore dell’euro come moneta unica, ed è in parte ciò che pensava e auspicava, nel 2002, ogni cittadino italiano. Un inizio positivo per giungere, ad oggi, ad una situazione di totale sfiducia al punto estremo da proporre un ritorno alla lira e l’uscita dall’UE. Quale sia il vero problema e come superarlo è ciò che ha cercato di individuare Roberto Sommella nel suo saggio “L’euro è di tutti”, edito Fioriti e con la prefazione del Premier Renzi.

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Italia-Germania-La partita che farà la differenza in Europa

 

Match tra Renzi e Merkel al vertice EU

 Crescita non austerità. Scontro al vertice tra Matteo Renzi e Angela Merkel. Da   indiscrezioni  di  alcune agenzie stampa dall’incontro del Consiglio Europeo a Ypres, in Belgio, dove i 28 capi di stato hanno commemorato lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Durante l’incontro,  Renzi avrebbe avallato la nomina di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione Europea, ricordando  che l’Europa dovrà dare una svolta alle sue politiche, prendendo la strada della crescita e dell’aumento dei posti di lavoro. La nomina di Juncker ? “Solo se c’è un documento chiaro che indichi dove vuole andare l’Europa. E’ passato il messaggio che avevamo dato anche noi, ma non da soli: prima di decidere i nomi si decidono le strategie”.

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Angela Merkel, David Cameron, Enrico Letta, federica mogherini, Massimo D'alema, Matteo Renzi, PESC, PESD, ue

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CNEL-CESE,impegno congiunto delle istituzioni

« Meglio combattere intorno ad un tavolo, diceva Jean Monnet, che su un campo di battaglia ». (“Mieux vaut se disputer autour d’une table que sur un champ de bataille.”)

Nell’ispirazione di un grande europeista si è tenuta a Roma la riunione congiunta delle sezioni economiche del CESE, il Comitato Economico e Sociale Europeo, e del CNEL, aperta con il saluto del Presidente Antonio Marzano, con l’obiettivo di predisporre e condividere una road map per il rafforzamento dell’Unione economica e monetaria europea.

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Antonio Marzano, CESE, cnel, governo italiano, Jost Van Iersel, Paolo Guerrieri, roma, Tiziano Treu, ue

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Donne e violenza

DONNE. NEL MONDO IL 35% SUBISCE VIOLENZA, IN ITALIA SONO 7 MLN

A ROMA TASK FORCE ONDA-OMS PER PROMUOVERE IMPEGNO ISTITUZIONI (DIRE) Roma, – La violenza contro le donne è un fenomeno in costante crescita e di drammatica attualità, una vera e propria emergenza sanitaria, in Italia come nel resto del mondo. Secondo i dati del recente rapporto Oms, oltre 1 donna su 3 nel mondo è vittima di abusi fisici e/o sessuali, spesso per mano del proprio partner, e il 30% degli atti di violenza si verificano all’interno delle mura domestiche.

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ILEANA ARGENTIN, O.N.D.A, OMS, onu, ue

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