lunedì, 19 Agosto 2019
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Autore: Adelfia Franchi

Invito alla danza a Villa Pamphili

Per conoscere, prendere coscienza, per non dimenticare, per rendere consapevoli che, chi ha un briciolo di possibilità in più, deve dare di più. Oggi, in un ambiente carico di storia e bellezza al Museo Teatrale del Burcardo Via del Sudario, 44, è stato presentato l’ evento più atteso  di questa caldissima estate: “INVITO ALLA DANZA” , la più antica manifestazione romana dedicata a quest’arte che festeggia nel 2015 il suo XXV anniversario realizzando, com’è nel suo stile, spettacoli di innovazione culturale, grande danza e multidisciplinarietà secondo un cartellone variegato.

Per valorizzare questo importante anniversario, il Festival ha riconquistato il suo spazio storico a Villa Pamphili.
Apre il cartellone, il 16 luglio, la Nueva Compañia de Tango Argentino di recente formazione e al suo debutto romano con lo spettacolo El ultimo Tango, dedicato alla musica di Piazzolla mirabilmente eseguita dall’Orquestra Minimal Flores del Alma.
A seguire il 21 luglio, in prima assoluta, lo spettacolo L’ultimo rifugio realizzato in collaborazione con la compagnia Egri Bianco Danza e il sito archeologico museale delBunker del Soratte. Lo spettacolo interdisciplinare con musica live, testo recitato, video multimediale e filmati d’epoca, unico nel suo genere, realizza un’interessante innovazione teatrale. Dopo il debutto romano, la performance verrà riproposta il 26 luglio all’interno del Bunker del Soratte. Bunker Soratte 2

Il 23 luglio appuntamento stabile con la primaria compagnia di danza Aterballetto che presenterà lo spettacolo Certe notti su musiche e poesie di Luciano Ligabue e coreografia di Mauro Bigonzetti. La performance rappresenta un cammino nella notte intesa come rigeneratrice di una realtà intima personale.
Invito alla Danza apre quest’anno a un nuovo genere teatrale in cui si mescolano momenti di clownerie,  cabaret , street-dance, mimo e proiezioni video. Tutto questo è lo spettacolo Scotch imBALLATI vivi che arriva a Villa Pamphilj il 28 e 29 luglio e coinvolge i Bandits Crew e i Falappa Project.
In questo momento è particolarmente fragile la situazione della danza classica che sempre meno viene rappresentata e che, per non sparire definitivamente dai palcoscenici italiani, ha bisogno di essere tutelata: nel cartellone 2015 l’appuntamento col balletto è il 31 luglio e viene rappresentato dal Gala Giuseppe Picone e i grandi della danza. Con l’étoile partenopea si esibiscono i migliori danzatori dello scenario internazionale, attualmente principals nei più importanti teatri e compagnie.
Chiude il cartellone, nell’ambito dell’Estate Romana, la Spellbound Contemporary Ballet con una serata a lei dedicata. Il 3 agosto la compagnia guidata da Mauro Astolfi si esibirà infatti nello spettacolo Serata Spellbound formato da tre diverse coreografie.
All’inizio dell’autunno, con date ancora da definire, Invito alla Danza proporrà due progetti realizzati in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza. Il primo, Formidabili quegli anni, ricostruisce le performances dei grandi coreografi che hanno introdotto in Italia, e a Roma in particolare, la Modern Dance americana (Elsa Piperno, Joseph Fontano e Nicoletta Giavotto) e delle tecniche di riferimento per la conoscenza e la diffusione della danza contemporanea nei suoi linguaggi fondamentali (Graham, Limòn e Cunningham). Il progetto si articola in un triennio e ripropone nel 2015 le coreografie più significative degli anni ’70 e ’80.
Il secondo, Trenta e’ Bello (il titolo prende spunto dall’età dei partecipanti) è frutto di un programma ideato da Invito alla Danza nel 1996 atto a stimolare e supportare la creatività giovanile, promuovere i giovani coreografi e rinverdire la danza degli anni a venire.
Un giro di boa, questo venticinquesimo di Invito alla Danza, che conferma la passione, la determinazione e la qualità delle scelte per una proposta articolata e sempre allineata con i nuovi linguaggi della contemporaneità. Come afferma Marina Michetti, direttrice artistica della rassegna: “La freschezza, l’entusiasmo, l’ingenuità degli esordi hanno negli anni ceduto il passo ad una volontà ferrea e ad una professionalità a volte esasperata, grazie alla quale però siamo cresciuti e andati avanti. Grandi però le soddisfazioni, il piacere insostituibile di aver realizzato nella maggioranza dei casi qualcosa di bello o di unico, confortante l’accoglienza e la richiesta del pubblico. In tutti questi anni di lavoro non ci siamo mai allontanati dai nostri obiettivi: dare pari dignità ai diversi stili di danza, presentare nuove proposte, artisti e compagnie esordienti nel nostro paese, senza dimenticare i grandi eventi. In altre parole creare una ‘cultura della danza’.”

IGiovedì 16 luglio 2015 – Ore 21,30

NUEVA COMPAÑIA DE TANGO ARGENTINO EL ULTIMO TANGO ,coreografia: Neri Piliu e Yanina QuinoñeMusica: Autori VariCon Orquesta Minimal Flores Del Alma

Ormai da molti anni Invito alla Danza ha un appuntamento stabile con la danza folklorica-popolare o di carattere. Quest’anno propone lo spettacolo di tango argentino El ultimo Tango con gli eccezionali ballerini Neri Piliu e Yanina Quinoñes, un cast di interpreti straordinari, nonché canto e musica dal vivo della “Orquestra MinimalFlores del Alma”. Si deve proprio all’orchestra l’ideazione dello spettacolo dedicato in gran parte ad Astor Piazzolla nei vari momenti della sua vita: come direttore di un’orchestra tipica, come compositore, come autore di colonne sonore da film e, infine, come autore di alcune fra le più belle pagine del secondo 900. Parallela si sviluppa inoltre una storia liberamente tratta da “L’ultimo Tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci. El ultimo Tango è una serata indimenticabile di mondi lontani e solitudini che si incontrano. La musica struggente e l’intensità del ballo accompagnano il pubblico in un flusso costante di emozioni. Compagnia, fondata recentemente, è diretta da Neri Piliu e Yanina Quinoñes che sono considerati fra i più rappresentativi interpreti del Nuevo Tango Argentino. Al loro attivo vantano esperienze internazionali ed un importante curriculum che li vede continuamente protagonisti di festival, tournée e seminari in tutto il mondo. La loro tecnica eccezionale è il risultato di studi importanti, si sono infatti formati presso l’Academia de Estilos de Tango Argentino con famosi milongueros e maestri tra cui Pupi Castello, Gloria y Eduardo Arquinbau, Pablo Veron, etc.. Hanno approfondito el Tango Escenario con Vanessa Villalba e David Leguizamon, fondatori della famosa Compagnia For Ever Tango. Nel 2006 vincono il “Pre-mundial di tango”, nel 2007 sono vincitori al Festival de Baradero e al Concorso Internazionale di Tango di Buenos Aires del 2008 ottengono il secondo posto.Hanno lavorato con le più importanti orchestre di tango argentino e sono richiesti in Europa, Usa e Sud America, anche per la loro eccezionale competenza didattica, sono infatti invitati in tutto il mondo per stages, workshop eseminari. La compagnia da loro fondata si esibisce per la prima volta a Roma.

Certe notti02_Aterballetto - 23 luglio - ph. Alfredo Anceschi

ORQUESTA MINIMAL FLORES DEL ALMA

L’orchestra è la naturale evoluzione del gruppo originario “Tangoseis” che ha accompagnato Milva per tredici anni nel suo recital su Piazzolla, presentato in numerose tournèe internazionali. Quando la cantante ha cessato la sua attività artistica, l’ensemble ha realizzato questa sua nuova dimensione e subito si è imposto nel panorama nazionale. In Italia ha partecipato ai più importanti festival di tango; di particolare spessore la tournée realizzata con lo spettacolo Baires Tango prodotto dal Teatro Lirico di Cagliari che ha toccato numerose città italiane oltre a debuttare in Florida, Slovenia e Svizzera. I suoi musicisti hanno accompagnato per cinque anni la compagnia “Tango por dos” diretta da Miguel Angel Zotto. Spettacoli di solo musica o di tango li hanno visti protagonisti in Europa, Sud America e Giappone.

Martedì 21 luglio 2015 – Ore 21,30 COMPAGNIA EGRI BIANCO DANZA L’ULTIMO RIFUGIO

Progetto speciale in collaborazione con il sito archeologico e museale del Bunker del Soratte Coreografia Raphael Bianco

In collaborazione con la compagnia Egri Bianco Danza e il sito archeologico e museale del Bunker del Soratte,è stato realizzato il Progetto Speciale L’ultimo Rifugio, spettacolo interdisciplinare con musica dal vivo, testo recitato e  multimediale.

Gli attentati di varia matrice scatenati in tutto il mondo, fino all’ultimo folle sterminio di Parigi o di Tunisi, ci fanno vivere, forse inconsapevolmente, una Terza Guerra Mondiale non dichiarata. Tale scenario rende tristemente attuale il termine: Rifugio. Rifugiarsi dove?, Da chi?, Perché? Questo stato d’animo prende corpo, si sviluppa e  nel Tunnel del Soratte, rifugio dell’Alto Comando Tedesco nel 1943 e successivamente bunker antiatomico negli anni 70’. Il coreografo Raphael Bianco, in questo particolarissimo contesto storico-turistico, rappresenta situazioni di attesa, fuga, scampo, in un luogo che è stato testimone di sofferenza, strategie militari e scenari apocalittici. Danza e musica dal vivo interagiscono evocando suggestioni e stati d’animo consolidati dalle testimonianze recitate che, raccontando molteplici vicende umane, contestualizzano questi luoghi in momenti storici ben definiti.

Il video dal vivo del regista Stefano Rogliatti riprende azioni danzate in tempo reale in alcune gallerie del tunnel; immagini che verranno proiettate durante lo spettacolo e permetteranno di valorizzare ulteriormente questo sito rendendo visibile un patrimonio storico-turistico poco conosciuto.

Non meno importanti le attività collaterali realizzate in collaborazione con l’Associazione Bunker Soratte. Prima dell’inizio dello spettacolo verranno proiettati alcuni filmati gentilmente concessi dall’archivio del Sito Museale, a testimonianza delle attività svolte nel 1943/44 dall’ Alto Comando Tedesco e del bunker antiatomico voluto dal Governo Italiano durante la Guerra Fredda.

N.B: Lo spettacolo, dopo il debutto a Villa Pamphili verrà riproposto il 26 luglio a S. Oreste presso il Bunker del Soratte unitamente ad una visita guidata e ad una degustazione di prodotti locali.

BANDITS CREW 28-29_luglio_

COMPAGNIA EGRIBIANCO DANZA

Nata nel 1999, eredita l’esperienza trentennale della precedente compagnia diretta da Susanna Egri “I Balletti di Susanna Egri” unica ammessa alle celebrazioni del centenario dell’Unità di’Italia nel 1961 e da allora regolarmente sostenuta con sovvenzioni ministeriali. Intensa l’attività in trasmissioni televisive, spettacoli lirici e di prosa significative le collaborazioni con compositori e artisti come Goffredo Petrassi, Paul Arma, Lele Luzzati, Jean Cébron, Luciana Savignano, Giancarlo Menotti, Amedeo Amodio, etc… La Compagnia, formata attualmente da sette elementi stabili provenienti da esperienze professionali di alto livello, si esprime secondo uno stile contemporaneo basato su una solida tecnica classica. Numerose le tournèe sia in Italia che all’estero, in Sud America, Europa e Russia. www.egridanza.com

RAPHAEL BIANCO Studia danza classica e contemporanea alla scuola di Susanna Egri e nel 1988 entra in compagnia.

Matura esperienze all’estero presso la Compagnia Nazionale Norvegese quindi collabora con l’Ensemble di Micha Van Hoecke e successivamente col Ballet du Nord in Francia. Presto si dedica alla coreografia e produce diverse creazioni sia per la Compagnia “I balletti di Susanna Egri” che per il Verdi Teatro Comunale di Pisa e la Televisione di Stato Ungherese. Nel 1999 la compagnia muta il suo nome in “Compagnia EgriBiancoDanza” di cui Raphael diventa co-direttore e coreografo residente. Alcune sue coreografie sono nel repertorio di importanti compagnie come la Compagnia Nazionale Contemporanea di Györ in  Ungheria, nel Balletto Nazionale di Skopje in Macedonia. I suoi ultimi lavori sono di taglio teatrale come “Mystery Sonata” presentato al MAXXI di Roma.

Venerdì 23 luglio 2015 – Ore 21,30

COMPAGNIA ATERBALLETTO CERTE NOTTI coreografia: Mauro Bigonzetti Musica e poesia: Luciano Ligabue

La compagnia ATERBALLETTO, ospite stabile di Invito alla Danza, quest’anno propone lo spettacolo Certe Notti con la coreografia di Mauro Bigonzetti su musiche e poesia di Luciano Ligabue. Scrive il coreografo…. “L’incontro con Luciano è stata una di quelle strane alchimie alle quali non si sa dare una spiegazione … Subito si è creato un forte legame… ci siamo trovati a guardare uno nell’opera dell’altro e a capire che ne poteva nascere un’opera unica …”. Nasce così la coreografia di Certe Notti: un cammino attraverso la notte intesa non come un’oscurità reale e mentale, ma come rigeneratrice di una realtà intima personale, come il buio che precede l’apertura di un sipario, momento magico che ci sospende e ci spinge entro il luogo in cui il reale ed il consueto si trasformano. Nellospettacolo si fondono danza, musica, poesia e proiezioni video.

Certe notti03_Aterballetto - 23 luglio - ph. Alfredo Anceschi

COMPAGNIA ATERBALLETTO

Principale compagnia di produzione e distribuzione di spettacoli di danza in Italia, ATERBALLETTO è la prima realtà stabile di balletto al di fuori degli Enti Lirici. Fondata nel 1979, in quasi 40 anni di attività si è arricchita diun vastissimo repertorio coreografico che comprende opere create appositamente da Amedeo Amodio, che della compagnia è stato il direttore artistico fino al 1996, da Mauro Bigonzetti che l’ha sostituito per 10 anni, oltre che dei più importanti artisti della coreografia internazionale. La compagnia, formata da danzatori solisti di altissimo livello tecnico, ha ottenuto riconoscimenti internazionali e i suoi spettacoli vengono rappresentati in tutto il mondo. Cristina Bozzolini, già prima ballerina del Maggio Musicale Fiorentino e fondatrice dello storico. Balletto di Toscana, ha assunto la direzione artistica di Aterballetto nel febbraio 2008. http://www.aterballetto.it/

 

Martedì 28 e Mercoledì 29 luglio 2015 – Ore 21,30 FALAPPA PROJECT e BANDITS CREW SCOTCH im-BALLATI vivi

Spettacolo multidisciplinare ideato da Marina Michetti Coreografia Froz e Bandits crew Regia Alessio Tagliento e Walter Leonardi

Se è vero che la danza è un linguaggio per manifestare e comunicare sentimenti ed emozioni, ne fanno parte anche il sorriso, l’ironia, la joie de vivre, quasi mai rappresentati dalla danza italiana. Proiezioni video, animazione, mimo e danza caratterizzano lo spettacolo SCOTCH im-BALLATI vivi in un crescendo di ritmo ed energia che coinvolge il pubblico in un vero e proprio happening comico surreale. In un mondo dove tutto ormai sta andando in pezzi, tre uomini visionari cercheranno di trovare una risposta al problema testando le soluzioni più disparate, ma alla fine scopriranno e cercheranno di far capire che basta poco per aggiustare le cose: pezzi di scotch comico al posto giusto e un po’ di fantasia riusciranno a tenere unito il mondo e a far tornare il sorriso! La comicità, la gestualità ed il mimo di Enzo Polidoro, Andrea Viganò e Didi Mazzilli sono costantemente dalla danza scatenata dei Bandits, una crew di breakdance fra le più affermate a livello nazionale ed europeo che, in duetti ed ensemble, travolge gli attori ed il pubblico.

BANDITS CREW

Il gruppo di breakdance nasce nel 2001 a Milano e rappresenta oggi una delle più affermate formazioni europee. I 7 componenti Mad Lucas, Esom Rock, Froz, Japo, Base, Alex Kidd e Philgood, hanno vinto numerosi premi sia nazionali che internazionali come il Bboy Event, il Freestyle Session, il Born to the Floor ecc… Hanno partecipato a diverse trasmissioni televisive come Hip Hop Generation su Rai3, Mtv Dance Show su Mtv, Rapture su Alla Music, Hip Hop Tv su Sky ecc… Hanno inoltre partecipato al video musicale Da Grande della cantante Alexia oltre che allo spot pubblicitario Tribe di Breil. Da diversi anni realizzano tournée in tutta Italia presentando spettacoli di grande impatto visivo e musicale.

FALAPPA PROJECT  Andrea Viganò

Studia danza, mimo, recitazione e tecniche circensi. Nel 2004 partecipa a numerosi festival di teatro di strada e cabaret per approdare poco dopo al teatro. Durante una lunga tournée che lo vede in numerose capitali europee incontra a Barcellona Jango Edwards, un genio dell’arte mimica con il quale perfeziona la tecnica del nouveau clown  lo spettacolo Art Wars. Nel 2008 debutta, da protagonista, al Teatro Nuovo di Milano con lo spettacolo Flying Clown; nello stesso periodo inizia la collaborazione con Didi Mazzilli ed Enzo Polidoro con i quali parteciperà a numerosi  programmi televisivi, di cui curerà spesso anche musica e costumi.

Didi Mazzilli ,la sua comicità prevede l’uso della provocazione come arma principale con cui sgretolare il pregiudizio. Il suo lavoro si avvale delle contaminazioni più varie che vanno dal mimo alla gestualità, al canto. Nei suoi spettacoli, spesso surreali, la quarta parete viene demolita con il contributo attivo del pubblico, in un vortice di gag, depistaggi, avventatezze espressive. Dal 2009 collabora con Enzo Polidoro ed Andrea Viganò sia in televisione che in spettacoli teatrali.

 

  Lunedì 3 agosto 2015 – Ore 21,30

SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET

SERATA SPELLBOUND

Coreografia: Mauro Astolfi

Musica: Autori Vari

La chiusura della tranche estiva del festival Invito alla Danza, che proporrà in autunno nuovi spettacoli, è affidata all’ensemble del coreografo romano Mauro Astolfi. Tre i brani in programma che manifestano sfaccettature diverse della creatività dell’autore: Small Crime, un duetto che evidenzia la conflittualità che spesso emerge nella coppia; She is on the ground, performance ironica ed inconsueta per le corde del coreografo che sottolinea, divertito, il gran lavoro che gli uomini a volte devono fare per conquistare le donne; la seconda parte dello spettacolo Dare, novità 2015, creazione che segue al debutto della prima parte avvenuto lo scorso anno. Lo spirito di questo lavoro è un ringraziamento alla vita, al pubblico e ai danzatori che hanno permesso la crescita della Compagnia.

SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET

La compagnia nel 2011 modifica il suo storico nome Spellbound Dance Company in Spellbound Contemporary Ballet. Fondata e diretta da Mauro Astolfi tra il 1994 e il 1995, rappresenta una delle più interessanti espressioni della coreografia italiana. La compagnia utilizza una tecnica ed una gestualità in continua sperimentazione ed Mauro Astolfi ha infatti costruito un suo stile nato dalla elaborazione di diverse forme espressive del movimento contemporaneo. La compagnia si avvale di un cast di interpreti di inconfondibile qualità stilistica, che si sono formati presso le più importanti scuole nazionali e internazionali. Numerose le tournée nei principali festival italiani ed europei tra cui la Biennale di Venezia, il Festival di Biarritz, il Madrid en Danza ecc… La SCB é stata inoltre invitata in Thailandia dove ha partecipato al prestigioso International Dance and Music Festival di Bangkok e negli Stati Uniti all’APAP Conference di New York. Nella stagione 2012/2013 ha realizzato cinque settimane di tournée nelle principali città degli States, a seguito del conseguimento di un NDP subsidy, assegnato a Spellbound come unica compagnia europea.

http://www.spellboundance.com/

Venerdì 31 luglio 2015 – Ore 21,30GiuseppePicone_Gala 31luglio

GIUSEPPE PICONE E I GRANDI DELLA DANZA

Coreografie e musica di autori vari. In questo momento storico ci appare particolarmente fragile la situazione della danza classica che sempre meno viene rappresentata e che, a nostro avviso, ha bisogno di essere tutelata per non sparire definitivamente dai palcoscenici italiani. Nel cartellone 2015 la danza classica viene rappresentata dal Gala Giuseppe Picone e i grandi della danza. Nel programma, ideato dall’étoile partenopea, si alternano le più importanti coreografie del repertorio classico accanto a produzioni contemporanee. Si spazia infatti da Bayadere a Le Corsaire da Le bourgeois a Bolero. Interpreti ne sono i migliori danzatori dello scenario internazionale con iquali Picone si è confrontato durante la sua carriera, provenienti dai più importanti teatri e compagnie internazionali: Liudmilla Konovalova dall’Opera di Vienna, Nicolai Gorodiskii dal Teatro Colon di Buenos Aires, Ana Sophia Scheller dal New York City Ballet, Sara Renda dal Balletto di Bordeaux, Kateryna Kukhar e Alexander Stoyanov dal Teatro dell’Opera di Kiev,Avetik Karapetyan dal Balletto di Toulouse.

INVITO ALLA DANZA: Storia e concept della Manifestazione Venticinquesimo anniversario per il Festival Invito alla Danza, nato quasi per caso per colmare una grave lacuna del sistema spettacolo: la mancanza scandalosa di luoghi idonei per la danza, che potessero accogliere degnamente i più diversi stili e generi. Tanti gli anni trascorsi e tanti i ricordi in un mondo che, in quarto di secolo, è profondamente cambiato. La freschezza, l’entusiasmo, l’ingenuità degli esordi hanno negli anni ceduto il passo ad una volontà ferrea e ad una professionalità a volte esasperata, grazie alla quale però siamo cresciuti e andati avanti. Comune denominatore di questa mia vita dedicata alla danza è il coraggio a cui bisogna appellarsi giorno dopo giorno per far fronte alle difficoltà create da una gestione, spesso scriteriata, del pacchetto arte – cultura – spettacolo da parte delle Istituzioni. Grandi però le soddisfazioni, il piacere insostituibile di aver realizzato nella maggioranza dei casi qualcosa di bello o di unico, confortante l’accoglienza e la richiesta del pubblico che ti sostiene. In tutti questi anni di lavoro non ci siamo mai allontanati dai nostri obiettivi: dare pari dignità ai diversi stili di danza, presentare nuove proposte, artisti e compagnie esordienti nel nostro paese, senza dimenticare i grandi eventi.in altre parole creare una “cultura della danza”. In altre parole creare una “cultura della danza”.Un grande e complesso lavoro che tuttavia ci è stato riconosciuto sia all’Estero che in Italia. Invito alla Danza, infatti, è diventata negli anni un riferimento certo per compagnie straniere ed italiane.Michetti02

L’amore e l’impegno investiti hanno portato i loro frutti: nel 2010, in occasione del anniversario del festival, Invito alla Danza ha ricevuto il Premio Anita Bucchi come Miglior Festival dell’anno.

 

 

323 Visite totali, nessuna visita odierna

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TUSCIA FOOD VALLEY

TUSCIA FOOD VALLEY

Produzione e cultura del cibo tra passato, presente e futuro

Venerdì 3 Luglio 2015  h.18

Università della Tuscia complesso di Santa Maria in Gradi

Via S. Maria in Gradi 4 – Viterbo

 Il tema di EXPO 2015 diventa a Viterbo un’inedita rassegna sulla scienza e la cultura legate al cibo, nel corso della storia.

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Venerdì 3 luglio alle ore 18 l’Ateneo della Tuscia inaugura l’esposizione Tuscia Food Valley – Produzione e cultura del cibo tra passato, presente e futuro, primo appuntamento di un ampio progetto espositivo.

L’iniziativa parte dall’Università degli Studi della Tuscia, impegnata ormai da decenni nello studio, nella ricerca e nella messa a punto di tecnologie innovative per l’ agroalimentare – con l’intenzione di proporre uno spazio espositivo multimediale destinato a divenire permanente.

Il progetto, finanziato dalla Regione Lazio tramite LazioInnova spa, riunisce le diverse esperienze di ricercatori dell’Università della Tuscia, dell’Università della Sapienza e dell’Università di Roma Tre, che diventano i contenuti della mostra, organizzati in sezioni tematiche.

Abbiamo colto il tema di Expo 2015, con l’idea di riuscire a creare un’esposizione sintetica ed emozionale della scienza e della cultura del cibo, che stimoli la divulgazione delle esperienze più virtuose della ricerca applicata e dell’innovazione di prodotto in campo alimentare.                                    E in questo senso, l’intento principale è indurre il confronto e lo scambio di conoscenze sia storiche che scientifiche tra ricercatori, giovani studenti e laureati ed imprenditori, per favorire il coinvolgimento delle risorse ed eccellenze locali, in modo che emergano idee imprenditoriali utili, per esempio, a progetti di startup.” così il Professore Marco Esti, curatore della mostra.

 I circa cinquanta contributi di ricerca, suddivisi in sei sezioni tematiche (cultura, colture, trasformazione e conservazione, consumo, sicurezza e qualità, sostenibilità) sono proposti secondo percorsi che permettono di approfondire come scienza e cultura da sempre accompagnino l’evoluzione del cibo nella storia dell’uomo, condizionandone i sistemi produttivi e il paesaggio.

Le modalità allestitive della mostra sono molteplici: teche, pannelli espositivi, immagini, video, tablet, installazioni percettive e multimediali forniscono diversi approcci cognitivi ai contenuti esposti.

Un ambiente della mostra accoglie due modelli dalla Collezione MAXXI Architettura dell’architetto coreano Soon-In Yang, creati per un recente progetto di ricerca architettonica che indaga la possibilità di produrre energia attraverso l’agricoltura.

Infine, il database dei risultati scientifici e dei progetti tecnologici presentati, sarà incluso in un catalogo multimediale, fruibile mediante installazioni interattive permanenti, ed aggiornabile anche successivamente al semestre di EXPO2015, grazie al sostegno finanziario dell’Università della Tuscia e della Fondazione CARIVIT.

 L’ALLESTIMENTO

Il progetto allestitivo  propone sei sezioni tematiche, di cui quattro legate al processo produttivo del cibo.

Colture:  che include ricerche  relative  alla produzione delle materie prime (la ricerca che ha fatto nascere il ‘SunBlack’ pomodoro nero)

Trasformazione e conservazione: tecnologie e processi  applicabili  all’industria agroalimentare  (come sensori ottici applicati al controllo della disidratazione di frutta biologica)

Consumo :  l’economia, la distribuzione e l’acquisto dei prodotti alimentari, secondo il punto di vista e le scelte del consumatore.

Sicurezza e qualità : strumenti  e  biotecnologie  capaci di  migliorare la  produzione e il consumo del cibo .

Inoltre, con la sezione Cultura, si racconta l’archeologia come strumento per la ricostruzione del paesaggio e dell’alimentazione antichi.

Infine la sezione Sostenibilità, che include vasti ambiti tematici, dalla modalità di recupero di scarti alimentari, ad interventi di cooperazione internazionale, al costo ecologico dei nostri consumi.

Un percorso veloce attraversa tutte le parti dell’esposizione fornendo un quadro sintetico e completo, per una visione rapida dei contenuti.

Un percorso di approfondimento, caratterizzato da stazionamenti in corrispondenza dei diversi temi, permette una conoscenza dettagliata dello stato di avanzamento delle ricerche.

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Particolare importanza nella veicolazione dei contenuti in mostra, hanno le installazioni percettive che si avvalgono di tecniche interattive e coinvolgono la sfera sensoriale, rivolgendosi così ad ogni tipo di visitatore. Ne risulta un’esperienza suggestiva e capace di catturare l’attenzione più profonda del visitatore .

La MOSTRA in sintesi

Titolo :: Tuscia Food Valley. Produzione e cultura del cibo tra passato, presente e futuro.

Sede :: Università della Tuscia complesso di Santa Maria in Gradi – Via S.Maria in Gradi 4 – Viterbo

Curatore :: Prof. Marco Esti – Università della Tuscia

Consiglio scientifico  :: Prof. Marco Esti – Università della Tuscia

Prof. Armando Montanari (Università La Sapienza)

Prof. Alessandro Guidi (Università degli Studi di Roma Tre)

Progettazione Allestimento / Installazioni / Progetto grafico :: Stalkagency – Roma

Inaugurazione ::  Venerdì 3 Luglio h. 18

Durata ::  fino al 31 Ottobre 2015

Orari ::  Lunedì / Venerdì h. 9 – 18

333 Visite totali, 3 visite odierne

(Università degli Studi di Roma Tre, biotecnologie, Collezione MAXXI, LazioInnova spa, regione lazio, sicurezza, Soon-In Yang, Tuscia Food Valley, Università "La Sapienza", Università della Tuscia

Sempre più violenza: se ne parla una volta in un anno

”Solo un piccolo uomo usa violenza sulle donne per sentirsi grande”(cit.)

L’amore,  la dipendenza, la violenza: hanno in comune forse la  perdita della ragione?  Inteso come desiderio che deve venir soddisfatto, come se fosse l’ acquisto di un oggetto? Anni di convegni, fiumi di parole, leggi non fatte o, non applicate… sangue che continua a macchiare i nostri vestiti.

L’idea che tutto si può avere , negli ultimi anni, ha leggittimato uomini,  a prendere nonostante i rifiuti. Tutto il peggio che nei secoli passati  ci è stato confermato  dalla letteratura,oggi lo ritroviamo in cronaca neraVIOLENZA 2

La violenza è un modo per compensare la mancanza di amore?  Valgono ancora le teorie che si leggono nei  testi universitari e come lo stesso Freud afferma che”nella psicogenetica della personalità il passato determina il comportamento attuale, cosi come le forme nevrotiche dipendono da traumi e conflitti di cui spesso il soggetto è inconsapevole”?

In nome dell’amore,  sentimento  tanto forte quanto distruttivo l’uomo sfoga a volte il suo malessere  sulla donna, nei casi più gravi andiamo incontro al” femminicidio”   parola divenuta ormai, soltanto un termine per indicare un crimine qualsiasi

Con il termine femminicidio si intende: “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”.

Spesso questi atti di violenza avvengono nell’ambito del proprio nucleo familiare per opera di, padri, partner e uomini da cui ci si aspetterebbe cura e protezione; nell’ ultimo decennio moltissimi sono i figli che picchiano le madri,  . Ma cosa spinge a perpetrare queste gravi forme di violenza?

La violenza è un comportamento influenzato dalle norme e dalle regole di ogni cultura, spesso di natura patriarcale, a cui si aggiungono aspetti sociali, , tratti patologici, predisposizione all’agire aggressivo, alcolismo ed abuso di sostanze stupefacenti, sistemi legislativi e giudiziari ancora poco punitivi o inefficienti. Di solito si tratta di situazioni denunciate che però finiscono in tragedia senza essere giunti ad una soluzione.Si tende sempre a pensare che la violenza avviene, in ambienti economici sfavorevoli; negli ultimi anni, i casi di femminicidio , abusi, violenza sessuale su minori , è emerso da un mondo dove i soldi non mancano, dove in abbonda e dilaga la rabbia, il senso del possesso,   spesso la violenza è solo frutto di un narcisismo perverso, di un continuo desiderio di innamoramento, di un piacere relazionale che comporta solo parziale appagamento per il soggetto con personalità narcisistica.VIOLENZA 4

Spesso le donne accettano queste forme di violenza per dipendenza economica, affettiva, per paura, perché sperano di ritrovare ” l’oggetto perduto” riprendendo ancora un concetto freudiano, o perché e l’unica modalità relazionale che conoscono e che pensano di meritare.

 Nelle loro narrazioni emerge chiaramente come esse tendano a considerarsi inferiori e a percepire sé stesse sempre in relazione all’altro. Sono donne umiliate, che provano sentimenti di paura e vergogna con profonde ripercussioni sull’autostima.

Spesso tendono ad attribuirsi la responsabilità di ogni violenza subita e rimangono ancorate al passato come se non potessero vivere anch’esse un futuro. Altre volte vanno incontro alla morte a causa di un sistema legislativo ancora poco consono e ad una società che si rifiuta di accettare il nuovo ruolo della donna, troppo emancipata ed indipendente, o ancora ad opera di soggetti con personalità patologiche o semplicemente violente.

Sono significativi i dati dell’ultimo Rapporto Istat 2015 La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia che fa capire quanto ci si trovi di fronte a un fenomeno grave e diffuso. Secondo i dati del Rapporto, 6.788.00 donne hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5%delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre.

 I dati Istat segnalano che negli ultimi cinque anni la percentuale di donne vittime si è abbassata di due punti, passando dal 13,3 all’11,3%, ma questi numeri vanno visti in controluce, disaggregando il dato:  e così si scopre che sono aumentate, e notevolmente, le violenze più gravi, ovvero, quelle violenze dove sono state riscontrate più ferite nel corpo. Sono aumentate di quasi 15 punti percentuali, dal 26,3 al 40,2%. Però sono aumentate anche le donne che prendono coraggio: è aumentata dal 67 al 75 la percentuale delle donne che parlano con qualcuno della violenza subita, le donne che cercano aiuto presso i servizi specializzati, i Centri Antiviolenza, quelle che escono allo scoperto, mettendoci la faccia, spesso denigrate, spesso non credute, spesso abbandonate; poi di nuovo violentate e molte di loro: uccise.

La violenza di genere affonda le proprie radici in un modello culturale non ancora superato, che si alimenta e si riconduce a una disparità di ruoli dettati dal genere, a stereotipi anacronistici, tramandati di generazione, in generazione, eppure di così difficile sradicamento. Le battaglie femministe iniziate nel lontano Ottocento, che avevano portato all’attenzione le dinamiche di oppressione di genere, rivendicando una necessaria e universale parità di diritti e dignità, riecheggiano ancora oggi, quando si parla di auspicato rinnovamento culturale, di una rivoluzione sociale necessaria a smuovere quel fondo di immobilità di pregiudizi che impregna le relazioni uomo-donna, dilagando ed estendendosi a vari ambiti, a cominciare da quello più intimo, familiare, fino a giungere a quello lavorativo e a diversificati contesti pubblici.

La violenza di genere si annida e scivola sottilmente all’interno delle relazioni affettive. La letteratura internazionale parla di Verbal AbuseEmotional Abuse e Financial Abuse, riferendosi alle dinamiche quotidiane, intrafamiliari in cui si manifesta un’asimmetria di potere, che sconfina o può sconfinare in gravi situazioni di limitazione, controllo e svalorizzazione del partner, fino ad arrivare a vere e proprie minacce e intimidazioni.

Se è vero, come dimostra l’ultimo Rapporto Istat 2015, che è cresciuto il numero di donne che cerca aiuto presso i Centri Antiviolenza, è anche vero che per queste donne rimane un passaggio non semplice, che attiene alla consapevolizzazione del ciclo della violenza in cui sono coinvolte per uscirne davvero. In questo senso a queste donne viene chiesto molto: è richiesta forza e spesso “freddezza” nel riconoscere, e in un’ultima analisi, assegnare  un nome a tale vissuto devastante, agito, come le statistiche dimostrano nella maggior parte dei casi, dal proprio partner, lo stesso nel quale tanto avevano precedentemente investito.

In questo delicato passaggio sono chiamate in causa in primis le operatrici dei Centri Antiviolenza e le interlocutrici e gli interlocutori che rientrano a vario titolo negli interventi di prevenzione, sensibilizzazione e contrasto al fenomeno: è richiesta attenzione profonda, sensibilità e professionalità nell’approccio con le donne per evitare, tra i vari rischi, che subiscano il deleterio processo di “vittimizzazione secondaria”.

Sensibilità e “approccio di genere” richiamano quei mutamenti culturali che devono partire innanzitutto dalle operatrici, dalle Istituzioni e da tutti i soggetti che si approcciano al fenomeno della violenza contro le donne, le cui azioni di contrasto risultano ancora deficitarie: un gap profondo è stato individuato proprio nel Piano straordinario contro la violenza sessuale e le vittime (art.5 della Legge n.119 del 2013), presentato dal Governo lo scorso 7 maggio in Conferenza Stato-Regioni econtestato da numerosi Centri Antiviolenza e Associazioni che l’hanno giudicato “un’occasione storica persa di cambiamento”, poiché in esso il ruolo dei Centri Antiviolenza ne esce svuotato, essendo considerati “alla stregua di qualsiasi altro soggetto del privato sociale, senza alcun ruolo, se non quello di meri esecutori di un servizio”. Sorvolando sugli aspetti inerenti il sistema di governance delineato dal Piano, l’impostazione risulta essere, complessivamente, di tipo “sanitario-securitario” e le donne considerate “soggetti da prendere in carico”, in evidente contraddizione con le premesse che parlano della necessità di empowerment e con l’irrinunciabile autodeterminazione.ora non ci si è resi conto, dunque, di quanto non sia sufficiente che una donna si rivolga al pronto soccorso o sporga denuncia per uscire dal proprio vissuto di violenza. C’è bisogno invece di luoghi in cui le donne vengano accolte, si sentano realmente ascoltate e finalmente riconosciute in tutto il vissuto complesso che a fatica esse portano. Occorre capacità di comprensione e ascolto che muove dalla professionalità etica e, dall’onestà di ogni singola operatrice, tenuta a sradicare schemi concettuali acquisiti per non incorrere in “interpretazioni” arbitrarie e contaminate di un sentire che non rispecchia quello espresso dalle donne in tutti i suoi svariati significati.VIOLENZA3

 

La sfida è ardua e implica un altro passaggio obbligato, seppure ancora poco riconosciuto, vale a dire un uso corretto del linguaggio, un linguaggio che sia anch’esso “di genere”. Al di là di ogni rivendicazione o estremismo esasperato, il valore del linguaggio e l’importanza di adottarlo si rifà alla funzione propriamente semantica di esso, ovvero alla capacità di assegnare non solo un nome alle cose, ma di significare mondi e relazioni: è proprio in quest’attribuzione libera di significati che si disegnano, si negoziano o si negano anche rapporti, condizioni di uguaglianza (implicite), conferme e disconferme sociali. La negazione di declinazione al femminile per numerose professioni continua a veicolare asimmetria di ruoli, rispecchiando una forma mentis colma di retaggi culturali difficili da cancellare.

 Dall’ osservatorio sulle tendenze e sui consumi degli adolescenti

 Violenza e maltrattamento anche all’interno delle coppie di adolescenti.
  Il problema della violenza e delle prevaricazioni all’interno delle coppie di adolescenti è in continua crescita e ha importanti rivolti a livello psicologico e reazionale perché i ragazzi coinvolti sono ancora in fase di sviluppo. I dati riportati sono i risultati preliminari di un lavoro condotto in alcune scuole sul territorio nazionale che indaga l’attualissimo problema delle prevaricazioni all’interno delle coppie di adolescenti, a partire dai 13 anni di età. I dati sono stati rilevati all’interno del lavoro svolto dall’Osservatorio sulle Tendenze e sui Consumi degli Adolescenti presieduto dalla dott.ssa Maura Manca. È stato creato uno strumento che permette di rilevare differenti manifestazioni di controllo, forza e prevaricazione all’interno delle coppie, le forme di oppressione, controllo e prevaricazione perpetrate attraverso l’uso distorto della tecnologia come per esempio il controllo attraverso i social network, le minacce tecnologiche, con le chat di instant messaging, la gestione dei profili privati e altre forme legate agli oggetti tecnologici. Dato il massiccio utilizzo di smartphone, tablet e pc, le ore eccessive trascorse da questi ragazzi in rete diventa di fondamentale importanza monitorare il fenomeno anche da questo punto di vista. Il primo studio pilota è stato condotto su un campione di 562 adolescenti della provincia di Roma, proseguito poi in altre città italiane. Il campione è composto da adolescenti di età compresa tra i 13 e i 20 anni (età media 16,07). Il 40,3% del campione ha un fidanzato e il 25% ha conosciuto il proprio partner su internet.

Secondo circa l’80% degli adolescenti intervistati esiste il maltrattamento tra partner anche in adolescenza e quasi il 40% del campione totale sostiene di avere un amico/a che subisce o ha subito qualche forma di prevaricazione nella coppia.

Il 13% dei ragazzi ha paura o ha avuto paura qualche volta del fidanzato/a e, il 23%, si è sentito intrappolato nella sua relazione sentimentale. Un dato molto interessante è che il 13% si è sentito maltrattato.

Un dato allarmante è che il 63% si sente solo ad affrontare questo tipo di problemi perché a scuola se ne dovrebbe parlare di più e a casa, si ha paura che i genitori non possano comprendere determinate situazioni.

Risulta fondamentale analizzare questi aspetti fin dalle prime relazioni di coppia soprattutto in termini preventivi per contrastare la violenza domestica e gli omicidi all’interno della coppia perché i segnali possono essere identificati precocemente fin dalle prime relazioni affettive.____

Gli argomenti e i rimandi alle questioni culturali sono infiniti: rimane da riflettere sul perché si arresti una rivoluzione sociale che apre ad un grado più alto di civiltà, evidentemente, allo stato attuale quasi del tutto assente.

Nel frattempo , mentre si continua a fare statistiche, nel  substrato dove nessuno vuole arrivare fino in fondo , dove si annida quel fenomeno della violenza contro le donne, il ” problema”  rimane,  tanto che, ancora continua a fare discutere l’Organizzazione Mondiale della Sanità…ma, dove troppi interessi gravitano sulla pelle delle donne

E quindi? Come difenderci? Dove trovare risposte? Si rimanda alla responsabilità di altri o, ci riprendiamo il coraggioe, il potere decisionale sulle nostre vite? Nella speranza che le nostre storie vissute,  storie di coraggio e solitudine, non vadano perse nei talk shoow televisivi,parole perse nel vento,  per  uso e consumo del politico di turno; tragedie familiari, personali, che dopo qualche ora  cedono  velocemente il passo ad argomenti che fanno audience e scalpore. Un detto popolare , raccontato da  RAFFAELE, il babbo della mia amica Rita, recita cosi:” quando un albero cade, tutti a fare legna”.

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 http://www.solideadonne.it

 Istituzione Solidea è una Istituzione di genere femminile e di solidarietà della Provincia di Roma. Istituzione Solidea nasce nel Luglio del 2004 per volontà del Consiglio Provinciale di Roma allo scopo di sviluppare interventi di sostegno a donne italiane e straniere oggetto di violenza o in condizione di disagio e ai loro figli minori, nei confronti dei quali si propone di “risarcire il danno subito” riconoscendo che sono soggetti portatori di diritti e di risorse. In tal modo la Provincia di Roma si è dotata di uno strumento gestionale ad elevata autonomia introducendo, nel panorama degli Enti locali, la prima e tuttora unica istituzione italiana di genere. Dal primo gennaio del 2015, la Provincia di Roma, in base alla legge nazionale n.56/2014, è stata cambiata, in un nuovo ente territoriale la “Città Metropolitana di Roma Capitale”. Il nuovo ente, sostituirà la Provincia nella gestione di tutte gli attivi e passivi, così come ottemperando a tutti gli obblighi derivanti da contratti precedenti. Istituzione Solidea ha elaborato e messo a punto un vero e proprio piano provinciale teso a prevenire, contrastare e combattere il fenomeno della violenza attraverso azioni concrete: promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione e alle Istituzioni; creazione di un Osservatorio provinciale per donne che subiscono violenza e i loro bambini per approfondire la conoscenza del fenomeno e per meglio progettare gli interventi, mettendo in rete i centri e gli sportelli anti-violenza di Roma e Provincia; accoglienza e ospitalità attraverso i tre centri di Istituzione Solidea a donne che subiscono violenza e ai loro bambini; prevenzione delle condotte aggressive nelle scuole superiori di Roma e provincia per, diffondere la cultura della parità, della solidarietà e del rispetto delle differenze all’interno della relazione ragazzo-ragazza; formazione degli/le operatori/operatrici sociali, sanitari, pronto soccorso degli ospedali, forze dell’ordine e privato sociale, per sensibilizzarli/le e metterli in grado di riconoscere i segnali della violenza subita dalle donne, sviluppando adeguate capacità di approccio ed inoltre acquisire conoscenze per indirizzare le donne ai servizi competenti; messa in rete tra le Istituzioni e gli/lei operatori/operatrici, che a vario titolo sono preposte alla messa in carico delle donne che subiscono violenza. Contatti Istituzione Solidea – Città Metropolitana di Roma Capitale Viale di Villa Pamphili 71/c 00153 Roma Tel. 00390667668045-4835-4938 fax 00390667667728 Email : solidea@cittametropolitanaroma.gov.it Facebook: Solidea Istituzione web site: www.solideadonne.itplurale

www.maschileplurale.it

Maschile Plurale L’Associazione nazionale Maschile Plurale è stata costituita a Roma nel maggio del 2007 e rappresenta una realtà di uomini con età, storie, percorsi politici e culturali e orientamenti sessuali diversi, radicati in una rete di gruppi locali di uomini più ampia e preesistente. I componenti dell’Associazione sono impegnati da anni in riflessioni e pratiche di ridefinizione della identità maschile, plurale e critica verso il modello patriarcale, anche in relazione positiva con il movimento delle donne. L’idea dell’Associazione è nata dopo la pubblicazione di un Appello nazionale contro la violenza sulle donne, scritto da alcuni dei promotori nel settembre del 2006 e controfirmato in pochi mesi da un migliaio di altri uomini di ogni parte d’Italia. Nel corso del 2007 si è arrivati alla costituzione dell’Associazione, come esigenza di una forma ancora, leggera, ma adeguata a un impegno nazionale più strutturato (come il lavoro per progetti, in vari contesti). Maschile Plurale, attiva in alcune regioni italiane (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia), realizza diversi interventi, quali: – la produzione di riflessioni e, di documenti con una valenza politica, sui temi della maschilità e delle relazioni tra uomini e donne, offerti alla discussione attraverso il suo sito e una pagina Facebook – gli incontri pubblici, sugli stessi temi, di sensibilizzazione e promozione culturale sul territorio – l’educazione e la formazione per le scuole, le università, gli operatori socio-sanitari e le forze dell’ordine – la collaborazione con alcuni Centri Antiviolenza, anche all’interno di reti di prevenzione e contrasto della violenza maschile sulle donne – la ricerca-azione in tema di percorsi degli uomini maltrattanti – la partecipazione ad analoghe iniziative di molte altre realtà associative e istituzionali. Contatti sito web: www.maschileplurale.it e-mail: info@maschileplurale.it

Adelfia Franchi

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ADOLESCENTI, donne, istat, VIOLENZA

“Io sono originale”, le associazioni unite contro la contraffazione

 lug. 2015) – Grandi eventi in programma per “Io Sono Originale”, l’iniziativa finanziata dal Ministero dello Sviluppo economico Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – UIBM e realizzata dalle associazioni dei consumatori (ACU, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Asso-consum, Assoutenti, Altroconsumo, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, Utenti Radio Televisivi), che mette in campo attività di informazione e di sensibilizzazione per i cittadini sulla contraffazione e sulla tutela della proprietà industriale.MINISTERO  ECONOMICO

Per questa campagna di comunicazione nazionale, “Io Sono Originale” girerà l’Italia con un coinvolgente road show e divertenti flash mob  per arrivare dritto al cuore e alla mente delle persone con il suo importante messaggio: la contraffazione è un fenomeno che va combattuto, fa male alla nostra economia e alla nostra salute, scegliere prodotti originali è invece sinonimo di sicurezza e di garanzia.

Il primo a partire sarà il road show, un tour che toccherà 19 città italiane per un totale di 20 eventi pubblici. Con l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero di persone, gli eventi saranno organizzati in luoghi di grande aggregazione e durante manifestazioni pubbliche. Il road show non passerà inosservato: gazebo, totem e un pick up personalizzato “Io Sono Originale” compongono la struttura mobile dove si potranno ricevere materiali informativi sulla lotta al falso e simpatici gadget. Non mancheranno inoltre spettacoli e giochi per i bambini.

Dopo il primo flash mob dello scorso 29 giugno a Milano, i prossimi appuntamenti saranno a Brindisi, Como, Parma, Marsala e Viareggio. Prima di ogni evento verranno allestiti dei punti informativi che potranno fornire informazioni sul progetto e distribuire materiale sulla contraffazione. I flash mob, cui daranno il là scuole di street-dance locali, coinvolgeranno i consumatori in un frenetico ballo collettivo.

Per la comunicazione dell’iniziativa verrà realizzata anche una campagna di guerrilla marketing “green” che nelle zone prossime all’evento segnalerà la presenza dei punti informativi e del flash mob. Sfruttando la sola azione dell’acqua verrà impresso sui marciapiedi e nelle piazze il logo dell’iniziativa per una comunicazione spettacolare e “ecologica”.

I calendari del road show e dei flash mob sono disponibili sul sito www.iosonoriginale.it.

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Io Sono Originale, Unione Nazionale Consumatori

Ferrovie dismesse e piste ciclabili:turismo sostenibile

L’Italia ha un cuore verde, ricco di bellezze naturali, patrimoni artistici, spiritualità e prodotti tipici: l’Umbria. Caratteristiche ideali per una valorizzazione turistica slow e sostenibile.

Rientra in questo ambito la recente inaugurazione della pista ciclo-pedonale Spoleto-Norcia, seguita al recupero della vecchia ferrovia Spoleto-Norcia, dismessa nel 1968, dopo 42 anni di onorata carriera.

Si trattava di un vero capolavoro di ingegneria ferroviaria, con un susseguirsi di gallerie, ponti e viadotti lungo il percorso di 52 Km (pendenze massime del 45 per mille), che univa il Comune noto per il Festival dei Due Mondi alla città natale di San Benedetto.

Quella linea secondaria a scartamento ridotto, immersa nel verde delle vallate, è stata oggi riconvertita in un suggestivo tracciato interdetto ai motori, di facile percorribilità e adatto a tutte le esigenze. Al finanziamento dell’opera ha provveduto la Regione Umbria, grazie ai fondi previsti dal Piano per lo sviluppo delle aree colpite dal terremoto (Piat) del 1997.

lavori sono stati eseguiti dall’A.T.I. Giovannini Costruttori-Forti s.r.l. e hanno permesso di recuperare c.a. 45 dei 52 Km complessivi (il tratto da Balza Tagliata a Serravalle di Norcia è riservato agli ammodernamenti della strada statale), in seguito a interventi di messa in sicurezza e miglioramento della viabilità e dei punti d’accesso.

Il nuovo itinerario ciclo-pedonale (a tratti adatto anche per l’escursionismo a cavallo) si configura come un asse fondamentale della rete di mobilità ecologica regionale e rappresenta una notevole opportunità di sviluppoper l’economia locale, in termini di turismo sostenibile e valorizzazione di attività e servizi.

Esempio felice di recupero di opere infrastrutturali in disuso, la Spoleto-Norcia farà felici gli amanti della mountain bike, i semplici ciclisti della domenica e le famiglie in cerca di svago e relax, permettendo anche ai turisti di ammirare le bellezze storico-artistiche dei due centri e dello splendido paesaggio che le circonda, in modo più responsabile e in totale armonia con la natura.

spoleto norcia ciclabile

Dove una volta passava il treno (Immagini via: www.laspoletonorciainmtb.it)

Il percorso appartiene al Demanio dello Stato ed è stato dato in concessione ad Umbria Mobilità. Parte dall’ex-stazione di Spoleto e dopo un breve tratto cittadino immette sul tracciato dell’ex-ferrovia. I primi nove Km sono segnati da pendenze morbide (4%) e possono esser facilmente percorsi anche dai più piccoli o meno esperti di bici.

La prima galleria sbuca in uno dei punti panoramici più spettacolari dell’intero tracciato: il viadotto del Cortaccione, alto 60 metri e lungo 120, formato da quattro campate che uniscono i due lati della valle. Dopo un’altra galleria, i ciclisti continuano a salire in mezzo ai boschi e si imbattono in numerosi ponti che offrono splendide viste.

Si arriva quindi ad uno dei punti più suggestivi ed emozionanti del percorso della vecchia ferrovia Spoleto-Norcia, meno adatto ai più paurosi o claustrofobici, la stretta e buia galleria di valico della Caprareccia, lunga quasi due Km e un tempo percorsa dai minatori.

Dopo il ritorno alla luce, il tracciato procede in discesa per circa sette Km tra ponti e gallerie, fino ad arrivare al bel paesino di  Sant’Anatolia di Narco. Da qui si susseguono altri 30 Km di salita agevole, che si snodano lungo colli verdeggianti e il corso del fiume Nera spesso in parallelo alla strada statale, sfiorando altri deliziosi centri quali Castel San Felice, Vallo di Nera, Borgo Cerreto, Triponzio e Serravalle. Eccoci quindi alla meta finale Norcia, un borgo rinomato come centro spirituale, apprezzato anche per le sue specialità alimentari (chi non ricorda il famoso tartufo nero?).

Cosa aspettate, allora? Inforcate le bici o indossate scarpe comode per godervi la pace di questi 52 Km di paradiso verde.

Vogliamo fare un giro in Europa? QUESTO è IL MIGLIOR PERCORSO CHE ABBIAMO TROVATO.

La nuova via ciclabile da Grado a Salisburgo è la migliore d’Europa

  • Se siete amanti della mountain bike e potete concedervi almeno una settimana di vacanza, la ciclovia italo-austriaca Alpe Adria Radweg potrebbe soddisfare ampiamente la vostra voglia di pedalare e visitare attrazioni turistiche.Il percorso cicloturistico di 400 Km, che congiunge Grado a Salisburgo e si snoda attraverso borghi pittoreschi e paesaggi incantevoli, è stato appena eletto come migliore pista ciclabile del 2015, insieme al Tour della Manica. Il premio è stato assegnato ad Amsterdam e rappresenta il giusto riconoscimento per questo itinerario su due ruote, giudicato il migliore tra i dodici realizzati di recente in Europa.

Il progetto “Ciclovia Alpe Adria Radweg” rappresenta un perfetto esempio di cooperazione transfrontaliera per lo sviluppo della mobilità sostenibile. Nato dalla collaborazione tra tre entri locali italo-austriaci (Regione Friuli Venezia Giulia, Land Salisburgo e Land Carinzia) – desiderosi di dar vita a un itinerario per le bici che oltrepassasse le Alpi e permettesse un collegamento tra la rete ciclabile centro europea e il mare Adriatico –  si è aggiudicato il bando di gara indetto per il Programma europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg IV Italia-Austria 2013.

Le attività preparatorie di progetto sono partite nel 2008 e hanno individuato il percorso Salisburgo-Villach-Udine-Aquileia-Grado come migliore itinerario, data la possibilità di usufruire di piste ciclabili già realizzate o in corso di realizzazione, così come di una viabilità secondaria a bassa intensità di traffico nei tratti restanti. L’opera, costata in totale 1.200.000 euro, è stata possibile grazie alla condivisione delle attività dei partecipanti al progetto, che hanno collaborato proficuamente sia negli interventi infrastrutturali, che nell’elaborazione di un comune piano di comunicazione.

La passione suscitata da questo spettacolare itinerario ciclo-turistico internazionale, si legge nelle righe iniziali del depliant ufficiale stilato dall’Agenzia per il turismo del Friuli Venezia Giulia: «Da sempre le Alpi esercitano un fascino incomparabile sull’uomo. Se per secoli sono state un luogo inquietante, denso di pericoli e misteriose leggende, oggi sono una meta amata e agognata da escursionisti e ciclisti, una fonte di magia e di bellezza. La ciclovia Alpe Adria, una traversate delle Alpi da nord a sud, da Salisburgo al mare Adriatico, trasforma in realtà un antico sogno».

Ma come vivere al meglio questa via ciclabile da Grado a Salisburgo? Se volete partire da Salisburgo, la città di Mozart, il percorso toccherà la valle del Salzach e di Gastein fino a Bockstëin. Da questa località si prende un treno navetta che in 11 minuti conduce a Mallnitz (1.191 metri), da dove è possibile tornare a pedalare per dirigersi verso la Carinzia, dove il tracciato passa per alcune località al confine con l’Italia, quali Spittal sulla Drava, Villach e Arnoldstein. Il tratto italiano della ciclovia segue in parte il percorso di vecchie ferrovie dismesse e, dopo averci fatto apprezzare la bellezze naturalistiche di località ricche di storia quali Tarvisio, Pontebba, Gemona, Aquileia e Udine, si conclude a Grado, sulla costa del mare Adriatico.

Volendo percorrere in poco più di una settimana l’intero tragitto che dal mare Adriatico conduce fino al versante nord delle Alpi, gli organizzatori consigliano queste otto tappe in direzione Italia-Austria: 1) Grado-Udine; 2) Udine-Venzone; 3) Venzone-Tarvisio; 4) Tarvisio-Villach; 5) Villach-Spittal an der Drau; 6) Spittal an der Drau-Bad Gastein/Mallnitz; 7) Bad Gastein/Mallnitz-Bishofshofen; 8) Bishofshofen-Salisburgo. Nel complesso, il percorso è ben segnalato e attrezzato, non presenta particolari difficoltà e risulta accessibile a tutti.

All’inizio del 2015, sul territorio italiano sono stati completati 108 Km di ciclovia, 53 saranno terminati entro la fine dell’anno, mentre ne restano altri 23 da completare, più precisamente il tratto tra Resiutta e Venzone e l’attraversamento di Palmanova, Cervignano e Grado.

Nel Tarvisiano vi sono lavori in corso per far passare la ciclovia sul percorso finora inutilizzato della vecchiaferrovia Pontebbana. Più a sud, sarà aperta a breve la connessione tra Venzone e Gemona sempre grazie alla riconversione in pista ciclabile di un bel tratto di questa ferrovia dismessa, così che il percorso giungerà sino al sito naturalistico del laghetto Minisini e attraverserà la parte bassa di Gemona. Nei Comuni di Osoppo e di Buia si sta provvedendo a un lavoro di tabellazione del tracciato, nonché alla realizzazione di due brevi tratti ciclabili in sede propria. Osoppo, tra l’altro, ha chiesto e ottenuto il passaggio della ciclovia attraverso il bel centro del paese, al fine di una sua migliore valorizzazione turistica. Nel tratto da Buia a Udine si sta invece studiando un percorso alternativo all’Ippovia (o percorso In@Natura), poiché questa parte ufficiale del tracciato si è dimostrata difficile da recuperare e non adatta alla percorribilità con una semplice bici da turismo. Infine, un cantiere è presente all’ingresso di Cervignano, per completare nel più breve tempo possibile la pista ciclabile che conduce al paese.

Si parte dalla bella cittadina balneare di Grado sul mar Adriatico. Dopo una visita al grazioso centro storico, si percorre la ciclabile di recente realizzazione, che attraversa la laguna fino all’arrivo nei pressi di Belvedere. Da qui a Cervignano il percorso segue l’antico tracciato dell’ormai dismessa linea ferroviaria. A questo punto potete concedervi una visita al sito archeologico di Aquileia, fondato nel 181 a.C dai romani. Potrete così ammirare gli scavi che hanno permesso di tornare a godere della bellezza del foro, del porto e di numerose ville mosaicate. Da Cervignano si procede verso Palmanova, pedalando in parte sull’apposita pista ciclabile e per alcuni tratti su strade secondarie e poco trafficate. Quest’ultima località è una città fortificata a pianta stellata, fondata dalla Repubblica di Venezia nel 1593. Siamo sicuri che rimarrete piacevolmente colpiti dal fascino del percorso ciclabile che si snoda lungo i suoi bastioni. Il tratto  Palmanova-Udine risulta praticamente terminato: pedalerete sulla pista riservata alle due ruote e su strade secondarie, toccando vari borghi lungo la fertile pianura friulana.

Eccoci quindi a Udine, bella e accogliente città circondata da colline, vicina al mare e alla montagna e sita in una posizione privilegiata al centro del Friuli Venezia Giulia. Sottoposto al dominio della Repubblica di Venezia per più di tre secoli, il capoluogo friulano presenta varie attrazioni (il castello, il Duomo, la Loggia del Lionello, il Palazzo Arcivescovile ecc.) e un numero rilevante di opere del celebre artista Gianbattista Tiepolo, che qui dimorò e si formò artisticamente. Se siete amanti della gastronomia, concedetevi qualche pausa in una delle tante enoteche per gustarvi il “tajut” e altre specialità locali.

  • Dal centro storico di Udine, la ciclovia tocca il Parco del Cormor e segue poi il percorso In@Natura, che attraverso strade sterrate piuttosto degradate poste lungo la verde valle del torrente Cormor, giunge fino al centro di Buia. Da questa località vi muoverete lungo la piana di Osoppo e attraverserete il maggior fiume friulano, il Tagliamento, presso Braunlis. Dopo aver toccato altri borghi pittoreschi, a Pioverno imboccherete la ciclabile della montagna carnica FVG-8 e, una volta passato il ponte sul Tagliamento, vi ritroverete nello splendido paese di Venzone, unico esempio di cittadella murata medioevale in Friuli, dichiarato monumento nazionale di interesse storico e artistico nel 1965. Il terribile terremoto del 1976 è oggi un lontano ricordo: Venzone ha recuperato il suo fascino originario e vi incanterà coi suoi vicoli ed eleganti palazzi.
Colloredo di Montealbano: Ippovia Alpe-Adria

 Passato Venzone, il tracciato segue la viabilità ordinaria (SS13) fino a Resiutta, dove inizia la ciclovia “Senza confini” (FVG1), che corre lungo il percorso della vecchia ferrovia Pontebbana, attraversa molte gallerie e qualche viadotto e infine raggiunge il paese di  Pontebba, il centro maggiore della Valcanale, già abitata in epoca romana. Siete così arrivati al punto dove passava il confine italo-austriaco fino alla prima guerra mondiale, un’ottima base per escursioni nelle splendide valli montane o vari percorsi di trekking.

Oltrepassati il ponte sul torrente Pontebbana e la linea ferroviaria, dopo un tratto di strada secondaria vi immetterete di nuovo sul tracciato della vecchia ferrovia nei pressi di La Glesie-San Leopoldo, per immergervi nel tranquillo e rilassante paesaggio alpino della Valcanale. Superata la stazione termale dei Bagni di Lusnizza, rinomata per le sue sorgenti sulfuree, continuerete a pedalare in leggera salite tra boschi e baite, fino a raggiungere Malborghetto, una bella località montana vicina agli impianti sciistici di Tarvisio, ottimo punto di partenza per escursioni e passeggiate. Non mancate poi di visitare il cinquecentesco Palazzo Veneziano che ospita il museo etnografico, dove troverete tutta la storia e le tradizioni del territorio della Comunità montana Valcanale-Canal del Ferro. Il percorso prosegue poi verso Ugovizza e la Sella di Camporosso, il più basso valico delle Alpi coi suoi 816 metri. Oltrepassato il portale “conta ciclisti” nei pressi della partenza della funivia per il santuario del Monte Lussari – meta di pellegrinaggio sorta nel 1360 dove la tradizione vuole si sia verificata un’apparizione della Madonna – si scende verso Tarvisio, uno dei più importanti poli sciistici del Friuli Venezia Giulia, sito nella più grande foresta demaniale d’Italia (ben 24mila Ha), attraversata dal fiume Fella ed estesa sino al confine con Austria e Slovenia. Siamo qui in presenza di una delle aree naturalistiche e faunistiche più importanti del Paese, ricca di verdi boschi e ampie vallate.

Da Tarvisio il percorso prosegue verso l’Austria passando proprio attraverso questa meravigliosa foresta. Dopo una veloce discesa che congiunge Thörn-Maglern ad Arnlodstein, si svolta per imboccare la pista ciclabile carnica che ci porta nella ridente cittadina di Villach, la più “mediterranea” della Carinzia, non solo per le condizioni climatiche ma anche per l’architettura e l’ospitalità della gente. Circondata da monti e laghi, Villach è famosa per le sedute della gilda carnevalesca – da qui il suo nomignolo “roccaforte dei matti” –  e per la settimana dedicata alla festa patronale (29luglio-5 agosto). Il ponte sulla Drava è il punto di partenza ideale per un breve giro della città, dove meritano una visita la piazza principale (Hauptplatz), la  chiesa parrocchiale di St. Jakob e le bellissime ville ottocentesche.

Da Villach si risale la vallata della Drava lungo la ciclabile omonima, costituita in parte da tratti asfaltati e in parte da strada sterrata. Il percorso è prevalentemente pianeggiante, ad esclusione delle piccole salite che si trovano in corrispondenza delle centrali idroelettriche che sbarrano il corso del fiume. Superata la località di Mauthbrücken, la pista tende ad allontanarsi dal fiume e corre a fianco dell’autostrada e poi della ferrovia. Passato il villaggio di Sankt Peter, si arriva facilmente a Spittal an der Drau, dove vi consigliamo di visitare il museo di cultura popolare, ospitato all’interno del rinascimentale Palazzo Porcia.

Lasciata alle spalle Spittal, si prosegue lungo la ciclabile della Drava fino a Möllbrucke, dove si sale la vallata del fiume Möll seguendo le indicazioni della Glockner Radweg, il percorso cicloturistico che comprende tratti di ciclabile e strade secondarie poco trafficate. Ricordatevi di alzare gli occhi e ammirare lo spettacolo del paesaggio: attraverserete piccoli borghi, fattorie, boschi e piccole aree coltivate. Questa ciclopista termina a Obervellach, dove inizia l’impegnativa salita della strada statale 105 (pendenze del 12% per i primi due Km!), fino ad arrivare all’ingresso del Parco nazionale degli Alti Tauri. Da qui, una breve discesa conduce al grazioso villaggio diMallnitz. A questo punto, salite sul treno navetta e in soli 11 minuti sarete a Bockstëin.

Scesi dal treno, riprendete la vostra bici e lanciatevi in discesa sulla bella ciclabile che corre lungo il torrente Gasteiner. Giunti a Bad Gastein, concedetevi un po’ di svago e relax alle terme (tra le tante attrazioni lo scivolo acquatico da 70 metri), che sono addirittura collegate alla stazione tramite un passaggio panoramico di 150 metri! Dopo una leggera discesa si arriva al paese di Bad Hofgastein, caratterizzato da un bel lago balneare. Proseguendo ancora in discesa lungo la vallata, si passa sotto alcuni tunnel che conducono al villaggio di Lend. Da qui inizia la ciclabile dei tauri, che coi suoi saliscendi incrocia vari paesi (compreso St. Johann in Pongau con le sue splendide cascate), fino all’arrivo al centro storico di Bischoshofen.
Tra Bad Hofgastein e Bad GasteinPassata Bischoshofen, si prosegue lungo la ciclabile dei tauri (Tauernradweg) che si snoda sulla riva destra del fiume Salzach. Lungo il percorso merita una visita Werfen, nota per la splendida fortezza medioevale di Hoenwerfen, dove sono stati girati anche celebri film di Hollywood, nonché per l’Eisriesenwelt, ossia la grotta di ghiaccio più grande del mondo, un suggestivo monumento dove anche in estate la temperatura è quasi sempre sotto zero. Passata Werfen, si prosegue lungo le corsie d’emergenza della strada statale, riconvertite in piste ciclabili. Alcuni saliscendi si susseguono fino a Golling, dove rimarrete estasiati dalla Blantautal, una piccola vallata ricca di acque e delimitata da pareti rocciose.

Dopo aver ammirato le possenti cascate del Weissen Torren e quella di Golling (72 metri di altezza per 15mila litri al secondo di portata), strade secondarie più o meno ondulate vi porteranno al borgo di Hallein. Da qui potete riprendere le piste ciclabili che corrono lungo le sponde del Salzach, fino ad arrivare al traguardo di questo magnifico itinerario, la piazza Mozart di Salisburgo. Nella città austriaca non mancate di visitare anche lo splendido DomQuartier in stile barocco e il castello di Hellbrunn coi suoi giochi d’acqua.

da (tutto green)

In bici, per il piacere di stare in compagnia, in forma e in mezzo a tanta bellezza.

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cicloturismo, europa, ferrovie dismesse

Latte in polvere: no allarmismo, pericoloso per il “made in Italy” agroalimentare

 Il formaggio fatto senza latte, diciamolo forte, non ci piace,ognuno di noi, siamo abituati, sia che lo acquistiamo al supermercato, o al negozio di quartiere, ad annusare, assaggiare, vedere da dove arriva, se regionale, la nostra è meglio della vostra, il campanilismo si fa sentire.Da Pienza alla Sardegna, dal pecorino romano al parmigiano, poco importa, importante è: che non sia un intruglio senza latte, senza scadenza, senza paese d’ origine, senza profumi e sapori, sapori di casa nostra. La rabbia degli allevatori noi consumatori la sentiamo poco, forse ci giunge troppo ovattata, forse i nostri politici pensano che ai consumatori non interessa? Le reazioni di chi lavora nel settore agroalimentare dovrebbero essere più forte secondo i consumatori che si incontrano fuori dai supermercati.Questa volontà di globalizzare e standardizzare quasi tutto, rendendo possibile gli acquisti delle materie prime ovunque capiti e da chiunque, sta attaccando il nostro patrimonio, che fino ad ora è stato l’ unico al mondo.

Queste le dichiarazioni del Presidente della Cia:

Il presidente della Cia Scanavino: sbagliato diffondere notizie superficiali che mancano del necessario approfondimento. Il latte in polvere è vietato nella produzione dei formaggi Dop e, comunque, per gli altri prodotti resta l’obbligo di indicarne un eventuale utilizzo tra gli ingredienti.

        Il polverone mediatico che si sta creando intorno al divieto di utilizzare il latte in polvere per i prodotti lattiero-caseari “rischia di innescare preoccupanti allarmismi tutti a svantaggio del made in Italy agroalimentare”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Dino Scanavino, commentando la vicenda della lettera con cui la Commissione Ue ha richiamato l’Italia a correggere la legge n.138 del 1974.

formaggi in polvere

            “Sarebbe opportuno che tutte le organizzazioni di categoria facessero chiarezza sulla questione e richiamassero alla razionalità, anziché spaventare i consumatori con paure spesso infondate -prosegue Scanavino-. È bene chiarire innanzitutto che il latte in polvere non può essere utilizzato, a prescindere, per la produzione di prodotti a denominazione di origine protetta. Parmigiano, Grana Padano, Mozzarella di bufala, Pecorino, Asiago, Provolone e tutti gli altri 50 prodotti caseari ‘made in Italy’ restano estranei a questa vicenda”.

            Sono queste le produzioni che utilizzano gran parte del latte trasformato e dove i disciplinari non prevedono il latte in polvere. Per gli altri prodotti, qualora anche le prossime riunioni a Bruxelles dovessero tradursi in un nulla di fatto per l’Italia, resta l’obbligo di indicare un eventuale utilizzo di latte in polvere tra gli ingredienti.

            “Certamente -continua il presidente della Cia- si può e si deve discutere riguardo alle modalità con cui gli ingredienti sono indicati sulle etichette dei formaggi e sulla possibilità di incidere per modificare la normativa europea. Ma cosa ben diversa è l’atteggiamento e l’azione di alcuni preoccupati unicamente a diffondere allarmismo. Eppure quelli che oggi infondono paure sono gli stessi che hanno sostenuto il progetto per il polverizzatore del latte nel Nord Italia. Se ci fosse un po’ più di coerenza -conclude Scanavino- magari si riuscirebbe a difendere e a tutelare le imprese agricole, anziché metterne a rischio la redditività attraverso la diffusione di informazioni e notizie superficiali e che mancano del necessario approfondimento”.

Riportiamo infine il commento del Ministro  delle Politiche Agricole Maurizio Martina”difendere fino in fondo la qualità del sistema lattiero caseario italiano e la trasparenza delle informazioni da dare ai consumatori”

 I consumatori sono sempre più attenti alla qualità, vogliono , nonostante la crisi, prodotti curati.

Bruxelles negli ultimi anni ha preso il vizio di venire a fare la spesa a casa nostra:il vino senza uva, la nutella senza nocciole e burro di cacao e, ora vogliono anche il nostro buon formaggio, a quando le pere?

Adelfia Franchi

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formaggio, latte in polvere

Legambiente presenta il rapporto ecomafie

Legambiente presenta il nuovo rapporto Ecomafia: “Il 2015 è lo spartiacque: con la legge sugli ecoreati chi inquina pagherà”

 29.293 reati accertati per un giro d’affari pari a 22 miliardi di euro Nel 2014 il business dell’ecomafia cresce ancora. Aumentano le infrazioni nel settore dei rifiuti (+26%) e del cemento (+4,3) alimentate dal fenomeno della corruzione. Numeri eclatanti nell’agroalimentare, che fattura 4,3 miliardi di euro per 7.985 illeciti e nel racket degli animali che colleziona 7.846 reati . Puglia in testa alla classifica regionale degli illeciti. Il Lazio è sempre la prima regione del centro Italia, la Liguria  è la prima del Nord. Lombardia al top per le indagini sulla corruzione. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha inviato un messaggio di saluto: “Il rispetto dell’ambiente è essenziale per la coesione sociale e per la ripresa del Paese”

Finalmente gli ecocriminali saranno costretti a pagare.Dopo 21 anni di battaglie, la legge n. 68 del 22 maggio 2015, ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale. Questa edizione 2015 del rapporto Ecomafia, realizzato col contributo di Cobat, ed edito dalla casa editrice Marotta e Cafiero, non può che aprirsi quindi con un grido di gioia e con la speranza che questo 2015 sia uno spartiacque, l’anno in cui le ecomafie e l’ecocriminalità cominceranno ad essere contrastati con gli strumenti repressivi adeguati.

Intanto, il 2014 si è chiuso con un bilancio davvero pesante:29.293 reati accertati, circa 80 al giorno, poco meno di 4 ogni ora, per un fatturato criminale che è cresciuto di 7 miliardi rispetto all’anno precedente raggiungendo la ragguardevole cifra di 22 miliardi, cui ha contribuito in maniera eclatante il settore dell’agroalimentare, con un fatturato che ha superato i 4,3 miliardi di euro.

Cresce l’incidenza criminale nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Puglia, Sicilia, Campania e Calabria), dove si è registrato più della metà del numero complessivo di infrazioni (ben 14.736), con 12.732 denunce, 71 arresti e 5.127 sequestri. Si registra un calo dei reati in Campania (-21% circa), dovuto forse ai tanti riflettori accesi di recente sulla regione, e un aumento degli illeciti in Puglia, col 15,4% dei reati accertati (4.499), 4.159 denunce e 5 arresti. Numeri dovuti al capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione dalle forze dell’ordine (in particolare da Carabinieri, Guardia di finanza e Corpo forestale dello Stato), coordinate operativamente da diversi anni grazie a un Accordo quadro promosso e finanziato dalla Regione Puglia. Crescono i reati nel ciclo dei rifiuti (+ 26%) e le inchieste sul traffico organizzato di rifiuti (art.260 Dlgs 152/2006), che arrivano addirittura a 35. Aumentano anche gli illeciti nel ciclo del cemento: 5.750 reati (+4,3%), realizzati soprattutto in Campania e poi in Calabria, Puglia e Lazio

Numeri e storie di corrotti, clan e inquinatori, sono state illustrate oggi a Roma da Legambiente per la presentazione del rapportoEcomafia 2015, alla presenza di Rossella Muroni, direttrice nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Alessandro Bratti, presidente della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Donatela Ferranti, presidente della Commissione giustizia della Camera, Salvatore Micillo, copromotore della legge sugli ecoreati, Andrea Orlando, Ministro della Giustizia, Serena Pellegrino, copromotrice della legge sugli ecoreati, Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera e copromotore della legge sugli ecoreati, Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia. Durante la presentazione è stato letto anche messaggio di saluto inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sottolinea: “ricostruire un equilibrio tra territorio e società, tra sviluppo e cultura, tra ambiente e diritto della persona è anzitutto la grande impresa civica a cui ciascuno di noi è chiamato con responsabilità. Il rispetto dell’ambiente è essenziale per la coesione sociale e per la ripresa del Paese”.ECOMAFIA3

“Quella del 2015 è una data straordinaria – ha dichiarato la direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni -, l’anno della legge che introduce finalmente nel codice penale uno specifico Titolo dedicato ai delitti contro l’ambiente, che punisce chi vuole fare profitti a danno della salute collettiva e degli ecosistemi. Uno strumento fondamentale per combattere anche quella zona grigia, dove impera la corruzione che è diventata il principale nemico dell’ambiente a causa delle troppe amministrazioni colluse, degli appalti pilotati, degli amministratori disonesti e della gestione delle emergenze che consentono di aggirare regole e appalti trasparenti. La corruzione può servire per ottenere un determinato provvedimento o più semplicemente per far voltare dall’altra parte l’occhio vigile del funzionario, l’ultimo e traballante anello di una lunga catena di legalità. C’è bisogno allora dell’applicazione della legge sugli ecoreati – ha concluso Rossella Muroni –, ma anche di un complessivo cambio di passo, verso un paradigma economico più giusto e in grado di sollecitare nuova fiducia, partecipazione e trasparenza, perché non ci si rassegni a pensare al malaffare come a un male senza rimedi”.

Di questo parla anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che nell’intervista di Toni Miracontenuta nel rapporto afferma: “Gli appalti pubblici nel settore dell’ambiente sono tra quelli più esposti alla corruzione e alla criminalità organizzata”. I dati in questo senso parlano da soli.Sono ben 233 le inchieste ecocriminali in cui la corruzione ha svolto un ruolo cruciale, concluse con l’arresto di 2.529 persone e la denuncia di 2.016, grazie al contributo di 64 procure di diciotto regioni. La Lombardia è la prima regione dove il fenomeno corruttivo si è maggiormente diffuso con 31 indagini, seguita subito dopo dalla Sicilia con 28 inchieste, la Campania con 27, il Lazio con 26 e la Calabria con 22. Dal Mose di Venezia ad alcuni cantieri dell’Alta velocità, dai Grandi eventi alle ricostruzioni post terremoto, dalla gestione dei rifiuti all’enogastronomia e alle rinnovabili, il fenomeno è purtroppo nazionale.ECOMAFIA2

Analizzando le tipologie di reato, Ecomafia 2015 evidenzia, come già detto, un boom di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, che superano la soglia delle 7mila, per la precisione 7.244, quasi 20 al giorno. Alto è stato anche il numero di inchieste di traffico organizzato di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006), ben 35 nel 2014, facendo salire il bilancio a 285 a partire dal 2002. Impressionante anche il quantitativo di rifiuti sequestrati in questo ultimo anno e mezzo: in appena 16 inchieste di questo tipo sono stati bloccati da provvedimenti giudiziari più di tre milioni di tonnellate di veleni.

I traffici di rifiuti corrono anche lungo le rotte internazionali dove a farla da padrone sono i materiali di scarto destinati illegalmente al riciclo o a un approssimativo recupero energetico: rottami di auto e veicoli soprattutto (38%) per il recupero dei materiali ferrosi, scarti di gomma e/o pneumatici (17,8%), e poi metalli, plastica, Raee e tessili.

Crescono anche i reati accertati nel settore del cemento, 5.750 (+ 4,3%), mentre la Campania si conferma regione con il più alto tasso di illegalità, seguita da Calabria, Puglia e Lazio. A questi dati vanno aggiunte le stime sull’abusivismo edilizio elaborate dall’Istituto di ricerca Cresme Consulting, che nel 2014 sarebbe quantificabile in circa 18mila nuove costruzioni fuori legge, circa il 16% del nuovo costruito, con un giro d’affari che supera abbondantemente il miliardo di euro.

Nel 2014 il settore più redditizio per le organizzazioni criminali è stato quello agroalimentare, il cui fatturato, tra sequestri e finanziamenti illeciti ha superato i 4,3 miliardi (l’anno prima era intorno ai 500 milioni) per 7.985 reati accertati. Nel racket degli animali le forze dell’ordine hanno verbalizzato ben 7.846 reati tra bracconaggio, commercio illegale di specie protette, abigeato, allevamenti illegali, macellazioni in nero, pesca di frodo, combattimenti clandestini e maltrattamenti, con la denuncia di 7.201 persone, l’arresto di 11 e il sequestro di 2.479 tra animali vivi e morti. La Sicilia è la regione dove se ne sono contati di più. Se cala poi il numero degli incendi aumenta però la superficie boschiva finita in fumo, che dai 4,7mila ettari del 2013 arriva ai 22,4 dello scorso anno, quasi 5 volte tanto. Non mancano i reati ai danni di aree tutelate da vincoli paesaggistici e archeologiche, musei, biblioteche, archivi, mercati, fiere e altri luoghi a rischio. Nel 2014 sono stati 852 i furti d’opere d’arte accertati dalle forze dell’ordine. Furti che hanno portato alla denuncia di 1.558 persone e all’arresto di 15. L’attività più ricorrente tra quelle legate all’archeomafia è quella della ricettazione. Come gli altri anni il Lazio si conferma la regione con il maggior numero di reati, seguita da Emilia Romagna, Campania e Toscana.

Il 2014 è stato un anno di lavoro intenso per le Forze dell’Ordine che hanno raggiunto risultati sorprendenti nella lotta all’ecomafia. Il Corpo forestale dello Stato, insieme ai corpi regionali, come gli scorsi anni ha portato alla luce il numero più alto di infrazioni, 14.135, più del 48% del totale (con 11.214 denunce, 74 arresti e 3.778 sequestri). Risultati che fanno apparire ancora più incomprensibile la decisione del Governo di smembrare questo Corpo per inglobarlo in un’altra forza di polizia. Spicca anche il lavoro svolto dai vari nuclei della Guardia di finanza, che seguendo l’odore dei soldi sporchi è sempre più spesso sulla scia degli ecocriminali: con 3.027 reati accertati ha messo a segno più del 10% del totale nazionale, raggiungendo numeri alti  anche per l’alto numero di denunce, 6.131, di sequestri, 3.027, e di arresti, 31.

I professionisti dell’ecomafia. L’ecomafia cresce (324 i clan monitorati ad oggi), oltrepassa i confini nazionali, vede i suoi interessi economici aumentare e assume sempre più la forma di una vera e propria impresa al cui interno operano figure professionali precise e definite. C’è il trafficante dei rifiuti che ha reso questa attività illegale un affare dove a guadagnarci sono tutti gli anelli della catena, dai trasportatori agli industriali, dai tecnici agli intermediari con le istituzioni e agli utilizzatori finali che sotterrano i rifiuti nelle cave dismesse o nei terreni agricoli. C’è l’imprenditore edile che favorisce il controllo diretto delle famiglie mafiose sugli appalti più “succulenti”, contribuendo alla devastazione dei luoghi più belli dell’Italia. L’uomo del supermarket o cassiere dei boss è colui che, attraverso le casse dei supermercati, ricicla ingenti quantità di denaro per conto della mafia. Da semplici prestanome a veri e propri tesorieri, questi imprenditori della grande distribuzione, negli ultimi vent’anni hanno fondato imperi economici in Sicilia, in Calabria e in Campania all’ombra dei clan. Tra le figure chiave troviamo ilpolitico locale, eletto grazie ai voti o al sostegno economico delle famiglie mafiose, che una volta in carica si deve sdebitare, prendendosi cura dei loro interessi. Spesso si tratta addirittura di politici “regolarmente” affiliati a un clan. Ma c’è anche il funzionario pubblico, meglio noto come “colletto bianco”, figura che svolge un ruolo fondamentale negli uffici delle pubbliche amministrazioni e degli enti, quando si tratta di rilasciare un permesso a costruire, un’autorizzazione, una licenza. Poi ci sono iltecnico, l’esperto e il consulente, figure coltivate in passato in seno alla famiglia mafiosa, oggi facilmente reclutabili sul mercato, spesso superprofessionisti utili per estendere il raggio dei propri business. Una novità assoluta è rappresentata dallosviluppatore, professionista legato agli affari illeciti della green economy, esperto conoscitore dei meccanismi di sviluppo delle rinnovabili. In ultimo, ma non meno importanti compaiono il truffatore agroalimentare che, ai danni della salute dei consumatori, etichetta e vende prodotti di scarsissima qualità, scaduti o addirittura nocivi, sotto false diciture; il contrabbandiere di cuccioli che si macchia dei reati di compravendita illegale, occupazione di suolo pubblico, accattonaggio, truffa e maltrattamento di animali; il mercante di archeo mafia che, avvalendosi di squadre di cercatori, saccheggia i siti archeologici per rivendere anfore e statuette sul mercato nero degli appassionati del genere.RINNOVABILI

“Finalmente – ha dichiarato il presidente nazionale di LegambienteVittorio Cogliati Dezza – i reati ambientali saranno adeguatamente puniti. L’approvazione del Ddl dopo 21 anni di attesa rappresenta sicuramente un salto di civiltà e una vittoria che avremmo voluto condividere con le tante realtà che fino ad oggi hanno dovuto fare i conti anche con la concorrenza sleale dell’imprenditoria criminale. Ma così non è stato. Confindustria, dopo aver fatto di tutto per insabbiare e snaturare la legge, ha reagito alla sua approvazione come ad un indegno attacco all’imprenditoria italiana, senza capire che solo una netta separazione tra economia sana ed economia illegale può rilanciare l’indubbio ruolo positivo dell’imprenditoria, e sprecando un’ottima occasione per valorizzare le imprese sane. Peccato: sarebbe stato un bel segnale per il futuro del Paese che oggi paga costi altissimi, in termini economici ma anche sanitari e sociali, per aver garantito finora l’impunità agli inquinatori. Infine oltre al ddl ecoreati, vogliamo ribadire che la buona politica e un sistema di controlli efficace sono il miglior antidoto per debellare le ecomafie, ecco perché ci auspichiamo che nei prossimi mesi sia varata la legge di riforma del sistema delle agenzie ambientali, ancora ferma in Parlamento, e si metta mano alla Legge Obiettivo e alla nuova regolamentazione degli appalti”.

 

Al seguente link è possibile scaricare le infografiche di Ecomafia 2015

http://bit.ly/Infografiche_ecomafia2015

 

 Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie al contributo delle forze dell’ordine: L’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, le Capitanerie di porto, l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Polizie provinciali, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia.

 

Il rapporto ECOMAFIA 2015, Corrotti, clan e inquinatori. I ladri di futuro all’assalto del Belpaese, pubblicato da Marotta e Cafiero editori è in vendita a 18,00 euro.

Da questa edizione Ecomafia cambia pelle e diventa multimediale. Il volume è infatti accompagnato da un dvd contenente i videoreportage tematici prodotti in collaborazione con la International Filming Organization e numerosi contenuti extra, tra cui un’opera a fumetti sulle agromafie. I numeri del crimine ambientali regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it.

Il prossimo autunno l’opera “multilinguaggio” sarà completata da uno spettacolo teatrale sugli interessi dei clan nell’agroalimentare.LEGAMBIENTE

 

 

la classifica regionale dell’illegalità ambientale nel 2014
regione infrazioni accertate % su totale nazionale denunce arresti sequestri
1 Puglia ↑ 4.499 15,4% 4.159 5 2.469
2 Sicilia = 3.797 13% 2.769 13 667
3 Campania ↓ 3.725 12,7% 3.636 37 1.202
4 Calabria = 2.715 9,3% 2.168 16 789
5 Lazio = 2.255 7,7% 2.022 6 540
6 Sardegna ↑ 1.869 6,4% 3.903 20 472
7 Toscana ↓ 1.695 5,8% 1.726 8 397
8 Liguria = 1.526 5,2% 1.704 8 217
9 Veneto ↑ 965 3,3% 1.048 3 302
10 Lombardia ↓ 941 3,2% 1.019 10 364
11 Marche ↑ 767 2,6% 813 1 263
12 Emilia Romagna ↓ 743 2,5% 832 4 166
13 Abruzzo = 742 2,5% 718 2 175
14 Umbria ↑ 670 2,3% 586 0 118
15 Basilicata ↓ 602 2,1% 426 1 114
16 Friuli V.  Giulia ↑ 507 1,7% 533 0 197
17 Piemonte ↓ 469 1,6% 631 2 106
18 Trentino A. Adige = 412 1,4% 325 3 66
19 Molise = 349 1,2% 254 0 113
20 Valle d’Aosta = 45 0,2% 60 0 14
  TOTALE 29.293 100% 29.332 139 8.751

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine, Capitanerie di porto e polizie provinciali (2014)

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AGROMAFIA, ARCHEOMAFIA, CAMPANIA, CANTONE, ECOMAFIA, legambiente, Puglia

Capodarco l’altro festival

 

I muri dell’Europa dominano il premio L’anello debole

Due reportage sulla barriera per i migranti a Melilla vincono per i corti della realtà e per gli audio. “L’impresa” primo per la fiction, “Shame and glasses” vince nei Cortissimi. Premio speciale Ecopneus allo spot di “Puliamo il mondo”. “Dear future mom” migliore campagna sociale su web. Successo per il Capodarco l’Altro Festival

Un “muro” apparentemente insormontabile, fatto di tre reti d’acciaio parallele, alte 6 metri e piene di filo spinato. È la barriera di Melilla, enclave spagnola sulla costa del Marocco, porta d’accesso all’Europa che migliaia di migranti africani tentano quasi ogni giorno di forzare, respinti brutalmente dalla polizia sotto gli occhi di indifferenti golfisti che giocano nel soffice green adiacente. Un muro pieno di ipocrisia, di violenza, di corruzione. E che è oggi il simbolo più potente (insieme a Lampedusa, Calais e al fiume Evros tra Turchia e Grecia) dell’atteggiamento dell’Europa verso le masse di popolazioni povere e perseguitate che bussano ai suoi confini.
La storia di Melilla ha dominato il IX premio l’Anello debole, il riconoscimento della Comunità di Capodarco per i migliori video e audio cortometraggi sui temi sociali e ambientali, assegnato sabato 27 giugno nella serata presentata dal direttore artisticoAndrea Pellizzari. Una premiazione giunta al termine di un Capodarco L’Altro Festival particolarmente ricco di ospiti (Mastandrea, Garrone, Fofi, Zonta…) e spettatori (2.400 presenze nelle sei serate sulla terrazza della Comunità marchigiana).

Vincitore della categoria video cortometraggi della realtà è stato dunque il reportage “Melilla, la frontiera della vergogna” di Francesca Nava (16′), trasmesso nel programma de La 7 “Piazza pulita” e prodotto da Magnolia. 
Mentre “Bastione M.”, un altro reportage inedito su Melilla, realizzato da Andrea Cocco, Marzia Coronati, Marco Stefanelli (25′) e prodotto da Amisnet, si è aggiudicato il premio per gli audio cortometraggi. Due opere che hanno colpito allo stesso modo sia la giuria di qualità che la giuria popolare, che li ha potuti apprezzare venerdì 26 e sabato 27 giugno nella “Notte dei corti” e sul “Radio Bus”. Un’unica vicenda trattata in entrambi i casi con una particolare ricchezza di contenuti e di spunti utili per comprendere tutte le dinamiche principali del fenomeno migratorio. I due premi sono stati consegnati rispettivamente dal presidente della Fondazione Carifermo Alberto Palma e dall’assessore alla cultura del comune di Fermo Francesco Trasatti.

Ha invece vinto il premio per la categoria video cortometraggi di fiction“L’impresa” di Davide Labanti (16′), storia nera e scomoda del tragico salvataggio di un’azienda in crisi, recitata da attori del calibro di Giorgio Colangeli e Franco Trevisi. Premio consegnato dal presidente della Camera di Commercio di Fermo Graziano Di Battista.
La quarta ed ultima sezione del premio, quella dei video cortissimi, è stata vinta da “Shame and glasses” di Alessandro Riconda (5′), dove un bambino supera in modo inaspettato la paura di farsi vedere mentre indossa gli occhiali dalla coetanea di cui è innamorato. 

Legate ai cortissimi anche le opere che si sono aggiudicate i due premi speciali in palio quest’anno. “Puliamo il mondo” di Andrea Tubili (35”), geniale spot per l’omonima iniziativa di Legambiente, ha vinto il premio per il miglior video sui temi ambientali e sulla “economia circolare” messo in palio dal consorzio Ecopneus e consegnato dal suo presidente Giovanni Corbetta.
Mentre “Dear future mom”, ha vinto il premio per la migliore campagna sociale diffusa prevalentemente su web. Centrata sul video realizzato da Luca Lucini (2′ 28”), la campagna è stata promossa in tutto il mondo da Coordown, capofila insieme ad associazioni simili di 9 paesi in un progetto di comunicazione per la giornata mondiale della sindrome di down: solo con questo video sono state raggiunte su Youtube quasi 7 milioni di visualizzazioni. Premio consegnato dal consigliere regionale delle Marche Francesco Giacinti.

Erano 21 quest’anno le opere finaliste per le quattro sezioni ufficiali (15 video e 6 audio) selezionate dalla giuria di qualità sulle quasi 200 pervenute. Al centro non solo l’immigrazione ma innumerevoli altri temi come il mondo visto con gli occhi dei combattenti dell’Isis, gli sforzi per arginare l’ebola, il riciclo e la sostenibilità insieme alla denuncia di crimini ambientali poco noti. E poi i tanti risvolti della crisi economica, il lavoro come opportunità di inserimento sociale e di un nuovo equilibrio mentale; il carcere, l’adozione, la disabilità, con tutte le emozioni e gli affetti che li caratterizzano.

Oltre ai 6 premi citati sono state assegnate delle menzioni speciali della giuria. Di seguito il riassunto delle opere in ordine di piazzamento e i link per la loro visione e ascolto:

Audio cortometraggi

  1. Bastione M. di Andrea Cocco, Marzia Coronati, Marco Stefanelli (25′) –Primo premio assoluto (€ 1.500)
  2. When I was a terrorist di Antonella Palmieri (05′ 55”) – Premio speciale della giuria di qualità
  3. Bellissime di Flavia Piccinni (24′ 06”)
  4. Cambogia, il genocidio che fa ancora paura di Michela Sechi (24′ 41”)
  5. I badanti famigliari di Alessandra Bartali (04′ 30”) – Premio speciale della giuria di qualità
  6. Il leone ha le ali sporche di Marzia Ciamponi e Elisabetta Ranieri (15’26” )

Video cortometraggi della realtà

  1. Melilla, la frontiera della vergogna di Francesca Nava (16′ 21”) – Primo premio assoluto (€ 1.500)
  2. La sedia di cartone di Marco Zuin (16′) – Menzione speciale della giuria di qualità
  3. Green soldiers di Alessandro Bernard, P. Ceretto (11′)
  4. La cella zero di Salvatore Esposito (12′ 24”)
  5. Sierra Leone, la vita al tempo di Ebola (25′)
  6. Prigionieri, 2014 fuga dall’Isis di Cristina Scanu, Giuseppe Ciulla (24′ 55”)

– Tra i non finalisti la giuria di qualità ha inoltre assegnato una menzione speciale a “Musica”, di Patrizia Santangeli (8’ 36”)

Video cortometraggi di fiction

  1. L’impresa di Davide Labanti  (15′ 58”) – Primo premio assoluto (€ 1.500)
  2. Corso Dante di Gianni Saponara  (11′ 49”)
  3. The restaurant di Stefano Scarafia (8′)
  4. Sinuaria di Roberto Carta (15’18”)

Video Cortissimi

  1. Shame and glasses di Alessandro Riconda (5′) – Primo premio assoluto (€ 1.500)
  2. Puliamo il mondo di Andrea Tubili (35”) – Premio speciale Ecopneus “per l’economia circolare” (€ 1.000)
  3. Dear future mom di Luca Lucini (2′ 28”) – Premio speciale per la migliore campagna sociale su web (€ 1.000)
  4. Lettera a me stesso di Donatella Ceralli (3′ 41”) – Menzione speciale per le campagne sociali su web
  5. Pasaje no reemborsable di Emilia Ruiz (2′ 08”)
 

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capodarco, l'altro festival

Bambini e adolescenti nel mondo: We World index

WeWorld Index 2015, il rapporto sulla condizione dei bambini e adolescenti nel mondo

Un indice sintetico per misurare il valore dell’inclusione, partendo da donne e bambini che rappresentano il 70% della popolazione.

34 indicatori, 167 nazioni, 1 indice sintetico per misurare il valore dell’inclusione, partendo da donne e bambini che rappresentano il 70% della popolazione mondiale ma ancora  oggi sono le categorie sociali più a rischio di esclusione. E’ il WeWorld INDEX 2015, il primo rapporto sulla condizione di bambine, bambini,  adolescenti e donne nel mondo con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale presentato alla Farnesina da WeWorld Onlus, organizzazione no profit che opera in Italia e nel Sud del Mondo per la tutela dei diritti di donne e bambini.

WeWorld INDEX 2015 presta una specifica attenzione al benessere di bambine, bambini, adolescenti e donne, partendo dall’assunto che il progresso di una società dovrebbe essere misurato non solo attraverso indicatori economici, ma anche analizzando le condizioni di vita dei soggetti più deboli o comunque più a rischio di esclusione.

“Un’analisi mondiale utile ad individuare le priorità anche per i bambini e gli adolescenti che vivono in Italia. Uno dei motivi che dovrebbe convincere i decisori politici ad agire con urgenza per mettere in piedi un sistema di contrasto alla povertà e alle condizioni di disagio delle famiglie è la tragica constatazione, che in una situazione come quella italiana caratterizzata da scarsa mobilità sociale risulta ancora più evidente:  la povertà si eredita.” ha commentato il Garante Spadafora.

Con il termine “inclusione”, si intende un concetto  multidimensionale, che non riguarda solo la sfera economica, ma tutte le dimensioni del sociale (sanitaria, educativa, lavorativa, culturale, informativa, di sicurezza, ambientale). L’esclusione è un concetto molto più ampio di povertà che comprende disoccupazione, accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, le condizioni abitative la sicurezza personale e collettiva…

“Abbiamo dato importanza ad aspetti che incidono profondamente sulle possibilità di vita di una persona: la sicurezza, il livello di inquinamento, l’alfabetizzazione degli adulti”. Dichiara Marco Chiesara, Presidente di WeWorld – “Alcune di queste categorie agiscono in maniera diretta rispetto all’inclusione, altri hanno effetti più diretti di quanto possa sembrare a prima vista. Per questo crediamo che tutti questi valori, insieme, ci permettano di ottenere una misurazione puntuale dell’inclusione. Alcune delle principali cause di esclusione, infatti, non vengono mai prese in considerazione. Indipendentemente dalla ricchezza di un Paese, vivere in un contesto con un tasso di omicidi alto o in una nazione che ha subito conflitti ha ricadute profonde sul tessuto sociale, in particolare su donne, bambini, bambine e adolescenti.”2.2.Contichiariegaranzie1

“L’affermazione dei diritti delle donne, degli adolescenti e dei bambini rappresenta una priorità per la Cooperazione Italiana. E’ essenziale che questi restino al centro della nuova Agenda globale dello sviluppo che sarà definita quest’anno nel quadro delle Nazioni Unite” –  ha commentato Giampaolo Cantini, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI  – “Gli obiettivi di sviluppo del millennio hanno permesso di  migliorare condizioni di partenza molto arretrate per un gran numero di bambini e adolescenti e per stimolare un miglioramento della condizione della donna. Ma si tratta di un’Agenda che non è stata appieno realizzata. Ci dobbiamo dare oggi obiettivi e mete più ambiziosi verso la costruzione di uno sviluppo più equo ed inclusivo per tutti: nessuno deve restare indietro”.

Un aspetto innovativo del lavoro è che Il WeWorld Index, nel 2015 alla sua prima edizione, si concentra sul forte nesso tra diritti dell’infanzia e parità di genere. Pur continuando a considerare donne e bambini come soggetti distinti, dotati di diritti propri, di cui sono state individuate alcune dimensioni – e relativi indicatori – l’aspetto innovativo del rapporto consiste nel considerare l’interdipendenza tra donne e bambini, valutandone congiuntamente alcune condizioni di vita con specifici indicatori, che riguardano entrambe le categorie.  Sono proprio donne e bambini, che insieme rappresentano il 70% della popolazione, le categorie più a rischio di esclusione sociale. Il destino di donne e bambini è, inoltre, innegabilmente correlato: il benessere dei bambini dipende strettamente dal benessere di chi se ne prende cura. Migliorare la condizione delle donne, quindi, rappresenta anche un primo passo per contrastare la povertà di bambini, bambine e adolescenti. Inoltre migliorando la condizione dei bambini, in particolare delle bambine, si creano le premesse per una migliore inclusione delle donne.

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analisi, bambini, donne, inclusione, povertà, we world index

Osteoporosi: salviamo le nostre ossa, niente più latte

Anche l’autorevole sito Save our bones (Salviamo le nostre ossa) distrugge il mito del lattecome buona fonte di calcio.

Da Harvard, Yale, Penn State e dal National Institutes of Health arrivano le conferme su ciò che sosteniamo da tempo: i latticini non solo sono inutili come portatori di calcio ma, addirittura, danneggiano le ossa!
La pubblicità ce lo mostra fresco, bianco, abbondante e puro ma, in realtà, questo alimento si traduce in caseina, pesticidi, ormoni e proteine animali acidificanti. Le correlazioni con asma, riniti, allergie, artriti e infiammazioni varie si moltiplicano e le nuove ricerche sulla nutrizione non fanno che confermarlo.

Si traduce anche in bieco sfruttamento nei confronti di alcune delle specie più bonarie e materne del pianeta, ovvero le mansuete mucche alle quali i fattori strappano i cuccioli appena nati affinché non succhino il latte che spetterebbe loro di diritto. Vengono quindi alimentati artificialmente e macellati dopo pochi giorni di vita, lontano dalla madre.MUCCHE DA LATTE 1

 

Quando diciamo “mucca da latte”, tutti immaginiamo che questi animali producano “automaticamente” latte. Senza soffermarci a pensare alla somiglianza con la nostra stessa specie, visto che invece lo producono allo stesso identico modo di ogni altro mammifero, donne umane incluse: solo quando partoriscono un figlio. Nessuna femmina di mammifero è in grado di produrre latte senza partorire! Cosa accade dunque a queste mucche? Vengono ingravidate (di solito con l’inseminazione artificiale), dopo nove mesi partoriscono e il loro figlio viene portato via a poche ore o giorni di vita. Immaginate lo strazio della madre e del figlio!

Il vitellino viene tenuto in un piccolo recinto, senza nemmeno la possibilità di correre e giocare con gli altri malcapitati cuccioli. Viene nutrito con una dieta inadeguata, povera di ferro in modo che la sua carne rimanga bianca e possa essere venduta con l’etichetta di “vitello a carne bianca”. A soli sei mesi, quindi ancora cucciolo, viene mandato al macello.

Il dolore del piccolo dura per tutta la sua breve vita; quello della madre è ancora maggiore, perché si rinnova con l’allontanamento del suo successivo figlio, in un tormento che si ripropone e si somma di anno in anno. Sì, perché, come per tutti i mammiferi, donne umane incluse, la produzione di latte dura solo per un certo periodo. Poi serve un’altra gravidanza per ricominciare, specie se si vuole estrarre dalle mammelle gonfie e doloranti, malate di mastite, una quantità abnorme di latte, 10 volte quella che l’animale produrrebbe in natura per suo figlio.

La mucca “da latte” (e ora sappiamo che questa definizione va tradotta nella realtà in “sfruttata per produrre latte”) viene fatta partorire, sistematicamente, una volta l’anno. Ogni volta deve subire il dolore del figlio che le viene strappato e che non può accudire. Tra i suoi figli, solo una femmina verrà risparmiata, quella che prenderà il suo posto quando lei non sarà più in grado di produrre abbastanza latte e verrà quindi macellata.

Questi animali vengono sfruttati in una maniera così intensa che alla fine non si reggono più in piedi e devono essere caricati sui camion con un argano. Sono le cosiddette “mucche a terra”, di cui ogni tanto si sente parlare (non troppo, per non turbare la coscienza dei consumatori). Le mucche, trattate come “macchine da latte” anziché da esseri senzienti quali sono, hanno una “durata” sempre minore: da un ciclo di 6-7 anni ora sono arrivate a 2-3 anni (contro i loro potenziali 20 anni di vita), dopodiché sono da “rottamare”, inutilizzabili.

Osservando la cosa da un punto di vista esterno, sembrerebbe quasi un racconto orrorifico. Se qualche civiltà aliena ci osservasse, probabilmente valuterebbe seriamente la nostra immediata estinzione. E come dargli torto…

Non solo questo alimento danneggia la salute in modo diretto (vedi spiegazione di seguito). Non solo crea sofferenze indicibili a quei poveri animali. Ma crea anche dei danni ambientali che dovrebbero farci riflettere seriamente sull’utilità del consumo di animali e derivati.IMPATTO AMBIENTALE

 

E’ ormai ben noto che l’allevamento di animali per l’alimentazione umana è causa di un devastante impatto sull’ambiente. Che sia per la produzione di carne o pesce, di uova o di latte, non fa differenza, perché sempre di allevamento si tratta; il fatto che gli animali, prima di essere uccisi per la loro carne, abbiano prodotto latte o uova, cambia poco, per quanto riguarda il problema dell’impatto ambientale.

Ormai la metà delle terre fertili del pianeta viene usata per coltivare cereali, semi oleosi, foraggi, proteaginose, destinati agli animali. Per far fronte a questa immensa domanda – in continuo aumento, in quanto le popolazioni che tradizionalmente consumavano pochi alimenti animali oggi iniziano a consumarne sempre di più – si distruggono ogni anno migliaia di ettari di foresta pluviale, per far spazio a nuovi pascoli o a nuovi terreni da coltivare per gli animali, che in breve tempo si desertificano, e si fa un uso smodato di prodotti chimici per cercare di ricavare raccolti sempre più abbondanti.

Un esempio numerico: l’associazione di consumatori tedesca Foodwatch ha pubblicato nel 2008 un report sull’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento sull’effetto serra. Lo studio ha tenuto conto delle emissioni di gas serra risultanti dalla coltivazione dei mangimi per gli animali, dall’utilizzo dei pascoli per l’allevamento e dalle deiezioni prodotte dagli animali stessi (escrementi e gas intestinali). Tenendo conto di tutte le attività produttive del settore agricolo (compreso l’uso di energia, acqua, sostanze chimiche, ecc.), è stato calcolando l’impatto totale per la produzione di cibo per un anno per una persona che segua una di dieta onnivora, una latto-ovo-vegetariana e una vegana.

I risultati ci dicono che il tipo di alimentazione più ecologista è quella 100% vegetale. L’alimentazione latto-ovo-vegetariana ha un impatto 4 volte più alto, quella onnivora 8 volte più alto!

Quindi, anche considerazioni puramente ecologiste ci suggeriscono di evitare i cibi di origine animale – latte e latticini inclusi, considerato anche il fatto che l’allevamento di bovini è quello che ha il maggior impatto in assoluto, rispetto ad altre specie – e di preferire sempre, nella nostra alimentazione quotidiana, piatti preparati con ingredienti vegetali.LATTE

Il latte animale non è un cibo adatto agli umani

Dicono spesso “il latte fa bene alle ossa”. Ma chi lo dice dovrebbe informarsi meglio…

Il latte è un usuraio della peggior specie, quegli usurai che vi fanno un prestito ma poi, se non gli ridate tutto con gli interessi impossibili, vi mandano picchiatori a spaccarvi le ossa.

Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l’osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio.

Come un usuraio, il latte presta un po’ di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l’organismo a sottrarre calcio all’osso per poter provvedere al loro smaltimento.

Infatti, la salute dell’osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall’organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell’organismo è contenuto nello scheletro, che è la banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell’osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell’osso viene poi reintegrato con quello alimentare.

Esiste dunque quello che viene chiamato “bilancio del calcio”: bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo, e si va incontro all’osteoporosi.

In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l’incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l’osteoporosi dilaga.OSSO ROTTO

Vari studi, tra i quali l’Harvard Nurses’ Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l’aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato.

Il latte, dunque, è sì l’alimento ideale, ma solo per il lattante, e solo il latte umano! Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.

  • Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell’organismo.
  • Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.
  • Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.
  • Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l’insorgenza di arteriosclerosi.
  • Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di “cellule somatiche”, il cui nome comune è “pus”.
  • Lattosio: molti soggetti asiatici o africani sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell’ovaio.
  • Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.
  • Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi.

Gentile concessione  di  (CONSULENTI OLISTICI)

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ambiente, carne, harward, latte, mucche, osteoporosi, yale

Cinzia Leone nell’ estate romana

TRIPLICE APPUNTAMENTO DI CINZIA LEONE NELL’ ESTATE ROMANA CON DISORIENT EXPRESS

Uno spettacolo che racconta la confusione generata da una forma di democrazia virtual-virale alla quale eravamo impreparati: milioni di persone che improvvisamente, grazie alle infinite opportunità di espressione offerte dalla tecnologia e dalla virtualità, parlano, esprimono opinioni e aggiungono informazioni. Siamo disorientati da un vento di contraddizioni che ci spettina tutti i pensieri.. Questo è il perno del racconto plasmato dall’intelligente e diretta ironia di una predicatrice, previsionista e affabulatrice comica che si immedesima – tra battute, gag e copioni tratti dalla nostra vita quotidiana – nella mente confusa di ognuno di noi.
Si intitola DISORIENT EXPRESS, l’ultimo lavoro di Cinzia Leone scritto a 4 mani con Fabio Mureddu e prodotto da Cristian Di Nardo in scena a Roma il 3 e 4 luglio a Le Terrazze (Palazzo dei Congressi, EUR) e il 17 luglio nell’ambito della rassegna All’ombra del Colosseo.

“Non è la storia di un treno che non sa dove andare – preannuncia l’attrice che dichiara essersi ispirata dai milioni di input che la giungla tecnologica ci offre – “è una fotografia di gruppo in cui ci siamo tutti e tutti abbiamo un’espressione visibilmente disorientata. 
Siamo disorientati, sì. Ci aggiriamo nel mondo con l’espressione di nonna nella foto di Natale, scattata dopo che l’hanno rimbambita cercando di farle ricordare i nomi di tutti e trentasei i nipoti.
E come può non essere disorientata un’umanità travolta ogni minuto da un cambiamento?
Come possiamo essere sicuri di noi stessi e della realtà che ci circonda se ad ogni notizia sentita in televisione possiamo trovare contemporaneamente la smentita su Internet?
Come possiamo accontentarci anche solo di un lavoro qualunque, in un momento in cui, qualunque sia il lavoro non ti pagano e il massimo che puoi farci è mettertelo nel … curriculum?   
Come possiamo rilassarci con lo zapping, se, anche potendo scegliere tra centinai di canali, troviamo ovunque la stessa cosa: gente che canta o che cucina?”

Per raccontare tutto questo in una sola rappresentazione, che la vede interagire sul palco insieme allo stesso Mureddu e ad una serie di proiezioni, Cinzia affronta i contenuti provando ad aggiornarli in tempo reale, esattamente come avviene nei programmi in diretta, come se ci fosse una redazione costantemente connessa al mondo esterno in tutte le sue inaspettate varianti.

“Credetemi sulla parola, la realtà vista così è destabilizzante e comica allo stesso tempo perché i cambiamenti e le contraddizioni continue la rendono invisibile. E’ per questo che siamo disorientati, proprio come treni che viaggiano senza un binario e che non sanno dove andare…”

Da un’idea di Cinzia Leone 

con Fabio Mureddu

Regia: Fabio Mureddu ed Emilia Ricasoli

Musiche: Marco Schiavoni
Scenografie: Adriano Betti
Costumi: Francesca Mescolini
Consulenza artistica: Giuliano Perrone
Un ringraziamento speciale a Gianluca Giugliarelli
Si ringraziano per la preziosa collaborazione:
Daniele Falleri, Mauro Fratini, Pietro Sparacino, Sara Vannelli

Info e prenotazioni 06 54221107
Pagina FB Cinzia Leone:
https://www.facebook.com/pages/CINZIA-LEONE/302710933072342?fref=ts

 


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ALL' OMBRA DEL COLOSSEO, CINZIA LEONE, ESTATE ROMANA, eur, LE TERRAZZE

Il canto di speranza è diventato un “pianto”,siamo tutti sulla nave che affonda

 

 L’ IDEEA DI UN REFERENDUM IN GRECIA FA INFURIARE LA TROIKA: E, NOI IN MALAFEDE , STIAMO A GUARDARE

 Nelle acque ferme nasce la malaria, in Maremma è un detto che serve per disprezzare chi non fa, chi non reagisce. Oggi in Italia, improbabili politici in acque ferme, sputano ormai sentenze di ogni tipo. Intanto i greci se la vedono da soli e – unici finora – tentano di mettere in riga EUROGROUP.TROIKA

Cederanno su qualcosa? Per forza. Se non li lasceremo completamente soli, com’è accaduto finora, potrebbero anche riuscire a non fare passi indietro sui principi. Concederanno gli spiccioli, si accorderanno su aspetti marginali, e quando tutto sembrerà chiuso restituiranno la parola alla gente per un referendum. Se andrà bene, metteranno sul tavolo della trattativa i milioni di no agli strozzini travestiti da politici. Non so se stanno trattando anche con la Russia e non riesco a immaginare cosa ne verrà fuori, ma credo che sia ragionevole e fondata l’idea che più gente sosterrà nelle piazze la loro battaglia, più forza e coraggio troveranno per resistere e portare a casa risultati. Intanto è corsa a svuotare i bancomat, vivranno peggio di adesso? E, noi italiani?Meglio sarebbe dire l’ Italia che non c’è più, grazie all’ euro, siamo dopo la Grecia la “miseria dell’ euro”, invece di andare in piazza a manifestare con loro, andiamo al mare ad abbronzarci. La Malafede parla per noi, tornano i tempi del “non vedo, non sento, non parlo”—Insomma, se mi faccio i fatti miei è meglio—

 Un’Italia che pareva sepolta ed è tornata invece di sconcertante attualità: quella in cui, la gente civile e colta si convertì al culto della malafede.
Perché accade? E’ una costante della storia: di fronte al potere, molti si piegano. Servilismo, viltà, conformismo istintivo, calcolo senza passione,
Tempi di malafede sono oggi quelli della politica e dei suoi protagonisti. La malafede, infatti, si legge in un libro di Gerbi, «non è uno stato dell’animo, è una sua qualità» che consente a chi punta al successo, costi quel che costi, di dare il peggio di sé e venderlo come bene prezioso. Perché tutto questo funzioni, occorrono naturalmente un contesto – un sistema di potere autoritario – e gli acquirenti che in ogni tempo fornisce il mercato. Tempi di malafede sono quelli in cui c’è una crisi così profonda della politica, che chi vuole può ignorare ogni confine di natura etica e persino l’impossibilità di mettere assieme termini inconciliabili tra loro, come accade oggi con «sinistra» e «destra», che esprimono sistemi di valori antitetici e riguardano le coscienze. Può ignorarlo, però, solo chi, decide di scegliere in base al tornaconto. Scegliere, insomma, come si fa in tempi di malafede, nei quali un De Luca qualunque può disprezzare le regole di cui dovrebbe essere garante. Per lui la legge Severino non esiste, lui se ne frega e, insieme a lui chi gli permette di candidarsi,e, chi lo vota, cittadini analfabeti ignoranti e irrispettosi delle leggi, autentici corresponsabili di eleggere una classe politica , locale e nazionale attuale, che altrimenti non esisterebbe per nessun motivo.Siamo mafiosi dentro: Fortissimi con i Deboli; debolissimi con i Forti, (sopratutto con quelli che governano l ‘Europa e la Finanza mondiale).
Che strano Paese è l’Italia! Le leggi non contano nulla e gli elettori meritano rispetto solo quando le ignorano o se le mettono sotto i piedi. Dopo il Parlamento dei «nominati», eletti contro la Costituzione e diventati subito «padri costituenti», ora c’è il presidente di Regione ineleggibile per legge, che si appella al voto di chi non doveva votarlo e invece l’ha eletto E, fa ricorso al giudice.
quando si tratta di codici morali non siamo tutti uguali.SCUOLA

Penso con la mia testa, dico ciò che penso, ne pago le conseguenze ,e,il mondo della scuola che mostra i segni del lutto, ma inganna se stessa, puntando ipocritamente il dito solo sul governo e su Confindustria, un tardivo risveglio della protesta, la sconfitta della scuola viene da lontano, anestetizzato da una duplice consapevolezza.

Nel cuore e nella mente sopravvive anzitutto una certezza: ci sono momenti della storia in cui bisogna toccare il fondo, per pensare a una risalita; noi il fondo l’abbiamo toccato da tempo e l’abbiamo colpevolmente ignorato, aspettando che il Senato firmasse il certificato di morte della scuola statale. Ieri, solo ieri, ci siamo accorti della tragedia, tardi e , la rabbia esplode fuori tempo.

 I funerali della scuola pubblica si sono celebrati in forma strettamente privata, senza “bella ciao”, senza moti dell’animo e crisi d’isteria, , nel dicembre del 2010, dopo la sconfitta degli studenti, in una Roma blindata, tra ambulanze e pantere lanciate a sirene spiegate, cariche violente, fumo d’incendi e lacrimogeni e il Senato difeso a mano armata come una trincea sul Piave dopo Caporetto.

Il gioco è fatto e le generazioni di disperati non hanno valori di riferimento per immaginare un’uscita dalla gabbia non dico rivoluzionaria,ma solo “resistente”GUERRA

  E’ un sistema collettivo di potere che può sostituire i capi e dar l’idea che esistano regole e partecipazione. Si sono inventati un’egemonia culturale priva di pensiero, hanno lavorato per sostituire le leggi della convivenza civile con un’unica legge: quella della  giungla, sulla quale si regge un’economia da prima rivoluzione. Sullo sfondo, terribilmente reale, la guerra.

Adelfia Franchi

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euro, guerra, politici, scuola, Troika

La pasta italiana in “cabina di regia”

 

Cabina di regia della pasta: Agrinsieme, iniziativa nuova e positiva

 Il coordinamento che raggruppa Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle cooperative italiane agroalimentari commenta l’iniziativa dei Ministri Martina e Guidi: “Lavorare per la qualità, per una migliore organizzazione della filiera e una maggiore penetrazione sui mercati a vantaggio del reddito degli agricoltori”

 Agrinsieme accoglie con soddisfazione l’istituzione della “Cabina di regia sulla pasta”. Si tratta -spiega Agrinsieme- di uno strumento che andrà meglio valutato alla prova dei fatti, ma che risponde all’esigenza di una migliore organizzazione della filiera della pasta e di maggiore penetrazione del prodotto sul mercato internazionale.

La pasta -continua il coordinamento- rappresenta per l’agroalimentare made in Italy nel mondo, un must da valorizzare al massimo. Lo strumento della Cabina -aggiunge Agrinsieme- può fare da apripista per altri comparti, rendendo effettivamente più coese e funzionali le filiere con un’equa redistribuzione del valore lungo tutti i segmenti. Negli ultimi anni la parte agricola ha registrato una forte perdita di reddito, che spiega il calo strutturale delle superfici investite a grano duro nel nostro Paese.

L’Italia si pone l’obiettivo di aumentare sempre più il fatturato dell’export agroalimentare e l’iniziativa inerente la pasta può tornare utile al fine. La pasta -sostiene Agrinsieme- si fa con il grano e questo lo producono gli agricoltori. Il prodotto di qualità si fa con il grano di qualità e questo si produce se c’è adeguata redditività anche per le imprese agricole, cosa che in questi anni è mancata.

 A livello mondiale l’Italia è ancora il maggior produttore di pasta con 3,4 milioni di tonnellate, ma una quota crescente di questa domanda è soddisfatta dall’offerta di pasta non italiana (USA, Brasile, Turchia, Russia, ecc.) o sottratta alla produzione italiana dal cosiddetto fenomeno dell’Italian sounding. Recuperare quote di mercato alla produzione nazionale e consolidare la posizione di preminenza nel mercato mondiale, attraverso la leva della qualità: questo l’obiettivo finale della Cabina di Regia. Le misure promosse dalla Cabina di Regina sono gli strumenti attraverso i quali il sistema produttivo assieme al Governo intende raggiungere questo obiettivo. Quella di oggi è stata la riunione di insediamento, cui hanno preso parte i componenti della Cabina di Regia, ossia: due presidenti delegati (Stefano Firpo – MiSE e Luca Bianchi – Mipaaf)

 Sarà importante secondo Agrinsieme prestare maggiore attenzione anche alla ricerca e innovazione, ambito in cui l’Italia rischia di perdere un ruolo perché la ricerca genetica è ormai in mano alle multinazionali e alla Francia.

Agrinsieme riconosce ai Ministri Guidi e Martina il merito dell’intento, propedeutico per un’inversione di rotta nel comparto, che da molto tempo non ha goduto della dovuta attenzione. La Cabina di regia è, per Agrinsieme, un’iniziativa nuova e positiva. Agrinsieme garantisce totale impegno nella direzione dell’organizzazione di prodotto, effettivo apporto e contributo. Una prima occasione per concretizzare il lavoro della Cabina di regia potrebbe essere senz’altro la grande vetrina dell’Expo, in tal senso Agrinsieme si propone alle istituzioni per individuare iniziative e modalità per dare slancio al potenziale della filiera della pasta.

 

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cabina di regia, Expò, pasta

Commercio: battuta d’arresto delle vendite alimentari

 

Farsi domande non basta più, agire? Come? Poteva bastare organizzare una sagra alimentare come EXPO per far ripartire i consumi? Invogliare le persone  ad acquistare prodotti di qualità? No, la gente è sempre più povera, sempre meno in salute, sempre più arrabbiata. Lo spettro della miseria fa diventare tutti più cattivi, ognuno marca  il proprio territorio. Nei rifugiati, negli immigrati, vediamo noi stessi, negando di essere uguali a loro, perchè , forse  a breve , potremmo trovarci nelle stesse condizioni. Ogni paese  erge il proprio muro, una volta lo abbiamo abbattuto, chissà ; forse allora faceva comodo buttarlo giù. Sassi, mattoni, cemento: più facili da trovare che non il cibo, più facile tirar su un muro che dare un piatto di minestra. Nel frattempo, siamo in tanti a non fare più la spesa, quella buona, quella che una volta si chiamava : la spesa del contadino, poi diventata :MADE IN ITALY.  CRISI ALIMENTARE

 Commercio: battuta d’arresto delle vendite alimentari “made in Italy” 

La Cia commenta i dati sulle vendite al dettaglio diffusi dall’Istat. Il presidente Scanavino: occorre un progetto organico di interventi che passi in primis dal settore primario, attraverso aggregazione dell’offerta e delle filiere, innovazione e semplificazione. Solo così si potranno cogliere le potenzialità ancora inespresse dell’agroalimentare tricolore.

            Dopo tre mesi di crescita, tornano a diminuire le vendite di prodotti alimentari “made in Italy” che, nel mese di aprile rispetto allo scorso anno, perdono quasi un punto percentuale in valore (-0,8%) mentre gli acquisti delle famiglie in volume si riducono dell’1,8%. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat, spiegando che il calo dei consumi trova conferma nell’andamento tendenziale del fatturato dell’industria alimentare, crollato ad aprile del 4,6% rispetto a una sostanziale invarianza (-0,2%) del fatturato totale nazionale.

            Tutto ciò -spiega la Cia- si riflette inevitabilmente sul livello qualitativo degli alimenti acquistati con una tendenza a preferire i cibi “low-cost”. Quella dei discount alimentari è infatti l’unica tipologia di esercizio commerciale dove gli acquisti di prodotti agroalimentari continuano a correre (+2,2%), mentre nella grande distribuzione le vendite diminuiscono dello 0,7%, così come nei piccoli negozi dove il calo è ancora più significativo (-1,2%).

            “Rispetto al primo trimestre del 2015, quando i positivi risultati sul commercio al dettaglio facevano presagire una definitiva inversione di tendenza nelle dinamiche di acquisto -osserva il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino- i dati di aprile fanno segnare una battuta d’arresto. Per ridare certezze future e far ripartire al più presto le vendite è urgente che le imprese agricole siano al centro dell’agenda economica nazionale”.FAME

            “L’agricoltura, essendo per sua natura particolarmente vulnerabile ed esposta alle emergenze e alla volatilità dei mercati, è una delle attività economiche che sta incontrando particolari difficoltà per uscire dalla crisi. Ciò che occorre -sottolinea Scanavino- è un progetto organico d’interventi necessario a rilanciare il ‘made in Italy’ agroalimentare. Un progetto che passi inevitabilmente attraverso l’aggregazione dell’offerta e la promozione di una più efficace organizzazione delle filiere; l’innovazione e la modernizzazione dell’assetto imprenditoriale; la semplificazione e la sburocratizzazione amministrativa; l’internazionalizzazione, senza trascurare il necessario processo di defiscalizzazione e di modernizzazione del mercato del lavoro”.

            Soltanto così, conclude il presidente della Cia, “si potranno cogliere le potenzialità ancora inespresse dell’agroalimentare italiano e, di pari passo, capitalizzare gli straordinari valori materiali e immateriali che caratterizzano e distinguono l’offerta del ‘made in Italy’ nel mondo, mettendoli a sistema in una prospettiva di rilancio e valorizzazione”.

A voi lettori una valutazione di tutto quel che accade nel mondo dell agroalimentare, visto dalla parte di chi, ogni giorno deve fare il conto con quel borsellino da aprire.

Adelfia Franchi

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cia, Expo 2015, istat, made in italy, Scanavino

Nascono gli Agrichef per la cucina biodiversa

La Cia con Turismo Verde lancia il Primo Festival dell’Agriturismo. Si parte il 18 giugno con una serata toscolombarda. Il presidente di Cia Dino Scanavino: “Gli Agriturismo sono la dimostrazione che la filiera integrata e l’agricoltura multifunzionale producono il giusto reddito”. Cinzia Pagni, vicepresidente di Cia: “Dal campo al piatto: non è uno slogan, ma un’esigenza gastronomica sempre più avvertita dai consumatori che premiano gli Agriturismo un settore in forte crescita”.

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Cinzia Pagni, Expo 2015, festival degli agriturismo

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Le due ruote sono di moda, ci portano da Ostia a EXPO, Fiab e Questura fanno scuola

Oggi fa notizia solo quando muore …, si, quando muore un ciclista per molti è quasi un sollievo.

Ititoli dei giornali, quando la notizia viene riportata , di solito non è: muore una persona investita da un auto, è solo un ciclista, ingombrante, uno che rallenta il traffico, per tutti ha sempre torto, non rispetta le regole, è in contro senso, non ha le luci, ha attraversato sulle strisce pedonali senza scendere dalla bici, se poi a guidare quel veicolo è una donna , ahimè, irripetibile. Dal punto di vista umano sono aumentate e cambiate tante cose , andando in giro si avvertono situazioni di pericolo che, minacciano spesso di sovvertire in parte cose e progetti già fatti. Progetti che entrano nelle scuole , dove ci sono bambini che ancora sognano come regalo “la bici”. Bisogna guadagnarsela questa bici, come quando eravamo piccoli noi, e per averla bisogna studiare, seguire tante lezioni ,come? Con un progetto : “Segnal’Etica” della questura di Grosseto, in collaborazione con Fiab GrossetoCiclabile :

bimbi in bici

 

 PROGETTO “IN-SEGNAL’ETICA, IL RISPETTO DELLE REGOLE SU STRADA”

 

Negli ultimi tempi abbiamo assistito a dei gravi incidenti stradali che si sono verificati su strada in questo capoluogo, di fronte ai quali il forte senso di responsabilità civile e morale, prima ancora che giuridico, hanno indotto tutte le componenti sociali a partecipare fattivamente alla realizzazione dell’inziativa In-Segnal-Etica:Il rispetto delle regole su strada”proposta dall’Associazione Fiab GrossetoCiclabile, finalizzata a favorire la cultura della sicurezza tra i giovanissimimentare,

 

I risultati della seconda edizione del progetto “In-Segnal’Etica, il rispetto delle Regole su Strada”, iniziato a novembre 2014,sono stati presentati presso il Palazzo del Governo venerdì 29 maggio.
Tale progetto, promosso dalla Prefettura e realizzato dalla Questura e dall’Associazione FIAB Grossetociclabile, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale ed il sostegno del Comune di Grosseto  L’iniziativa, si collegava quest’anno con la 16° edizione di Bimbimbici, evento nazionale promosso anch’esso dalla FIAB e con il patrocinio del Ministero dell’Ambientefamiglia in bici

 

,Nei molteplici incontri con le scolaresche, della durata di 2 ore circa, tenuto dall’Ispettore Capo Margherita Procopio, quale incaricata e referente dell’iniziativa e,da un operatore tecnico dell’Associazione Fiab Grossetociclabile, che designato di volta in volta, hanno informato i giovani studenti sull’importanza del rispetto delle norme compartamentali su strada, del rispetto delle persone e dell’ambiente che li circonda, nonché di quanto sia assolutamente necessario imparare la segnaletica stradale, come si gira in bici in sicurezza e i pericoli a cui ci si può esporre sulle due ruote, ad esempio andando in bici di notte senza luci di posizione. Il tutto in modo giocoso e con un linguaggio adatto ai piccoli destinatari


«I bimbi e ragazzi della prima edizione (oltre 650, sono passati a più 1100 – dice il presidente di Grossetociclabile Angelo Fedi – si sono dimostrati molto attenti e ricettivi e ciò ci spinge a continuare con la sensibilizzazione, strada che abbiamo scelto di percorrere di fronte ai tanti incidenti che si verificano purtroppo troppo spesso.

 Sono tornati i 6 della pedalata Ostia – EXPO, del progetto Veni, Vidi…by Bici.

L’iniziativa ha avuto grande successo. Gli obbiettivi che il progetto si era proposto sono stati abbondantemente raggiunti, in termini di eco mediatica, mappatura del tracciato, incontri istituzionali e promozione del territorio.

Molti sono i gli articoli pubblicati che parlano del viaggio (basta fare una ricerca online), utili ad evidenziare e divulgare il problema della mancanza di ciclovie per il cicloturismo (specialmente nel Lazio). Da segnalare la prevista partecipazione a Buongiorno Regione (RAI 3) del 12/6. In mezza Italia, poi, sono stati distribuiti volantini dell’evento e del nostro municipio, per la promozione del territorio (sottolineando che c’è ancora qualcosa di pulito!).

Si sono avuti incontri con le autorità di Fiumicino, Ladispoli e Montalto di Castro, per sollecitare lo sviluppo delle ciclovie e conoscere i loro progetti. Per la stessa ragione si è avuta l’accoglienza, sia alla partenza da Ostia Antica che all’arrivo all’EXPO, della Regione Lazio, nella persona di Cristiana Avenali e del suo staff. Incontri per lo stesso tema con Roma Metropolitana, che in base alla relazione in preparazione, faranno partire degli studi sulle ciclovie laziali, in sinergia con i comuni interessati.

Il viaggio è stato bellissimo, a conferma che il cicloturismo è uno dei modi di viaggiare che ti rende consapevole dei luoghi che attraversi e ti permette quindi di conoscerli sul serio. La fatica si è fatta senz’altro sentire, ma non esageratamente. Si arrivava, con 110Km di media al  giorno, nel pomeriggio al luogo d’arrivo con i muscoli indolenziti e le parti molli offese dal sellino, ma subito pronti, dopo una doccia, a cercare il locale dove ritrovare le energie perdute e passeggiare la sera, magari andando presto a riposare per ricominciare il giorno dopo. Particolare problema è stata l’eccezzionale ondata di caldo, durata l’intera settimana, rendendo difficile pedalare da mezzogiorno in poi sotto i bollenti raggi del sole. A Grosseto i sei sono stati accolti e coccolati dall’associazione locale FIAB Grossetociclabile.

Tutto il percorso è stato tracciato, col navigatore, sottoforma di file gpx (clic qui per aprirlo con Google Earth) . E’ in preparazione una relazione dettagliata sui singoli tratti da consegnare agli enti competenti e a Bicitalia.

Grandioso l’EXPO, che è stato raggiunto in bici+treno insieme alla Presidente della FIABGiulietta Pagliaccio, che ha riservato una calorosa accoglienza ai sei ciclisti. Grazie all’accoglienza della Regione Lazio, interminabili file per visitare lo stupendo padiglione Italia, proseguendo poi, come normali visitatori, nella esplorazione degli altri padiglioni. Ovviamente il tempo è stato insufficiente per la visita della totalità della fiera, ma abbastanza per un consistente assaggio.

L’ultimo giorno, il 7 giugno, col pulmino e tutte le bici e bagagli caricati, si è tornati mestamente in autostrada a casa.

Si ringraziano tutti coloro che hanno collaborato, economicamente o col solo sostegno morale, ma sopratutto coloro che hanno promesso di lavorare in futuro per ampliare l’offerta cicloturistica.Ostia In Bici XIII

Referenti del progetto: Giuseppe Di Lorenzo / Angelo Arelli / Alemanno Barsocchi / Sergio Scolastici / Osvaldo Spione / Carlo Rizzari

LE DUE RUOTE SONO DI MODA ? LA BICI SI DECLINA AL FEMMINILE…

Siamo in tante a farlo, cosa? Ma che diamine, a seguire la moda, con una gonna, una scarpetta con suoletta di gomma, ma, perchè no, un tacchetto che ci rende meno maschiacce, su un mezzo di locomozione che da una statistica di FIAB, su 4 milioni di ciclisti, una buona fetta siamo donne.gucci

18 mila km le ciclabili mappate dalla federazione.Il mondo della moda fa festa con la bici, i telai si tingono di rosa, i manubri cambiano proporzioni, abbiamo braccia e mani più piccoli, in libreria spopolano libri con consigli per “donne in bici”.Trussardi, Gucci, Hermes, le griffes del fashion hanno riscoperto le due ruote.

 RISCOPRIRE LA BICI, FENOMENO SOCIALE?

I gruppi di ciclisti della domenica sono sempre più numerosi, per riscoprire il territorio, per creare un evento, per far si che non si dimentichi (Bici Bianca), (Salva Ciclisti)…In bici si può andare anche in vacanza, sono tantisimi gli alberghi che hanno il rifugio bici gratuito, si fanno percorsi misti;TRENO-BICI, sicuramente, a differenza di altri paesi europei, in Italia , su questo fronte c’è ancora molta strada da percorrere.moda e bici

I benefici in termini di salute sono molteplici,meno smog nelle nostre città, meno consumo di carburante, quindi , risparmio di soldi, e, vogliamo parlare del tempo?Mentre gli altri sono fermi in fila, noi , rigorosamente in fila indiana, li superiamo fino all’ incrocio, ci fermiamo al semaforo rosso, poi al verde, via— pedalando verso l’ ufficio…e, dalla borsa sbucano scarpe tacco 12…

Adelfia Franchi

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Corruzione, finalmente in aula riforma codice appalti

In tempi di MAFIA CAPITALE tutto quello che porta verso la trasparenza è segnale positivo, riportiamo il comunicato stampa della Vice-presidente del Senato VaSCUOLE A PEZZIleria Fedeli.

La discussione finalmente iniziata in Senato, per il nuovo codice degli appalti, rappresenta un passaggio politico fondamentale con cui il Parlamento sarà in grado di attuare i principi espressi dalle direttive europee recepite, sostituendo il vecchio codice con un nuovo regolamento di gestione degli appalti pubblici che metta al centro la trasparenza: qualificare e ridurre le stazioni appaltanti, istituire presso l’ANAC un albo nazionale dei commissari di gara, vietare l’utilizzo della procedura del massimo ribasso per le gare di progettazione, semplificare gli oneri documentali a carico dei soggetti partecipanti, sono tutti punti fondamentali per cambiare e qualificare il nostro sistema, un sistema in cui le imprese dovranno e potranno garantire l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro, il pagamento dei subappaltatori e tempi certi di consegna lavori”. 
È quanto dichiara, in una nota, la Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli in merito alla discussione del disegno di legge recante delega al Governo per la riforma del Codice degli appalti, e aggiunge: 
“Seguendo i principi delle direttive europee recepite saremo in grado di superare l’affidamento di contratti attraverso procedure derogatorie, una patologia del sistema italiano fortemente legata ai fenomeni corruttivi”. 
“La trasparenza e la pubblicità delle procedure e delle gare – conclude Valeria Fedeli – costituiscono infatti quella tracciabilità indispensabile per il controllo degli appalti in tutto il loro percorso, e questo è un cambiamento fondamentale di cui il nostro Paese necessitava da tempo”.

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Corruzione, Senato, VALERIA FEDELI

Copagri aderisce ad Agrinsieme. Scanavino nuovo coordinatore

Salgono a sei le Organizzazioni professionali e le centrali cooperative che fanno parte del Coordinamento. Insieme rappresentano oltre il 50% del valore della produzione agricola nazionale e circa il 40%  del valore dell’agroalimentare italiano. In autunno la seconda Conferenza economica.

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AGRINSIEME, ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE, cia, CONFAGRICOLTURA, LEGACOOP

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Expo: l’agricoltura è il motore dello sviluppo sostenibile.

Ecco il decalogo “verde” della Cia per il Forum Internazionale

L’appello della Confederazione in occasione di “From Expo 2015 and beyond: agriculture to feed the planet”, il Forum dell’Agricoltura che si tiene a Milano oggi e domani: “Mettiamo il lavoro della terra al centro del nuovo modello di crescita. Va assicurato reddito alle imprese e protagonismo sociale agli agricoltori per tutelare la biodiversità e sfamare il pianeta, evitando l’omologazione ed esaltando i valori rurali”.

 

“Noi siamo i custodi del mondo buono e rivendichiamo un giusto reddito e il riconoscimento del nostro ruolo sociale”. E’ questo in sintesi il messaggio che la Cia-Confederazione italiana agricoltori, forte di oltre 900 mila soci, ha consegnato ai grandi della terra – oltre 50 ministri delle Risorse agricole – riuniti all’Expo di Milano nel primo Forum Internazionale dell’Agricoltura, dove il ministro italiano Maurizio Martina ha presentato la “Carta di Milano”. Una “Carta” a cui la Cia ha voluto contribuire con un lavoro d’indagine, di ascolto del mondo agricolo, di valutazione delle opportunità e delle criticità raccolto nel documento “Il Territorio come destino” E partendo da questo documento, la Cia ora prova a “dettare” ai rappresentanti delle istituzioni riuniti a Milano un vero e proprio decalogo per disegnare il futuro agricolo, convinta com’è che il diritto al cibo non sia un generico appello a risolvere l’emergenza alimentare, ma debba essere diritto al cibo buono, di qualità e identitario contro una visione dell’agricoltura capace di produrre solo commodity in mano alle multinazionali.

Il decalogo della Cia ha come titolo “l’agricoltura sostenibile”. E si riassume in questi punti qualificanti:

1-         L’Agricoltura è il motore dello sviluppo sostenibile

2-         L’Agricoltura tutela e mette in valore la biodiversità

3-         L’Agricoltura è identitaria e territoriale

4-         L’Agricoltore è custode del mondo

5-         L’Agricoltore ha diritto a un reddito sostenibile

6-         L’Agricoltore ha diritto al riconoscimento del suo ruolo sociale

7-         L’Agricoltura ha il dovere di provvedere al genere umano nel rispetto di tutte le specie vegetali e animali

8-         L’Agricoltura promuove e utilizza la ricerca al fine di migliorare le condizioni dell’uomo e della biosfera

9-         L’Agricoltura è protagonista di tutta la filiera alimentare e trae il suo reddito da questo protagonismo

10-       L’Agricoltura è un valore culturale, le pratiche agricole s’ispirano alle identità territoriali, gli agricoltori sono gli operatori di questo complesso valoriale.

Da qui bisogna ripartire per disegnare una mappa del nuovo sviluppo mondiale -osserva la Cia- capace di soddisfare da un lato la richiesta di cibo e, dall’altro, di preservare le risorse naturali. Pratiche come il “land grabbing”, come la privatizzazione delle risorse idriche, come la riduzione delle specialità agricole a commodity, come il disconoscimento dell’origine dei prodotti agricoli e agroalimentari sono l’estrinsecazione di un modello di sviluppo che depaupera il pianeta e non risolve la questione alimentare.

La Cia è fermamente convinta che solo “l’economia verde”, e cioè un modo di produrre che incorpora il concetto del limite e contemporaneamente esalta le specificità territoriali e le identità colturali nel rispetto della biodiversità, sia la risposta possibile alla questione alimentare e debba essere il profilo della nuova agricoltura che uscirà da questo Forum Internazionale. E’ provato, infatti, che continuare a insistere sul modello quantitativo senza introdurre la centralità del valore agricolo non risolverà affatto la questione alimentare ma, anzi, innescherà nuovi conflitti e ancor maggiori diseguaglianze.MADE IN ITALY

La Cia ha dunque l’orgoglio di candidare il modello agricolo italiano a paradigma del nuovo orizzonte mondiale agricolo, dimostrando che un’agricoltura intensiva, ma rispettosa della biodiversità, un’agricoltura che si fa custode dell’ambiente e del patrimonio di civiltà che esso contiene e determina, un’agricoltura protagonista dell’intera filiera dal campo alla tavola non solo è ambientalmente sostenibile, ma può e deve essere economicamente sostenibile. Com’è scritto nel “Territorio come destino” e come dovrà essere sancito dalla “Carta di Milano”. L’auspicio della Cia è, perciò, che i grandi della terra si mettano in ascolto del cuore verde del mondo e facciano dell’agricoltura il centro di tutte le politiche mondiali.

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Expo 2015, ministro Martina

Divisioni sul ‘made in’ molto pericolose

Ue,Valeria Fedeli, vice -presidente del Senato: Divisioni sul ‘made in’ molto pericolose 

“Le divisioni sul ‘made in’ emerse ancora oggi a Bruxelles tra i 28 paesi sono molto pericolose, perché la mancanza di reciprocità nelle regole commerciali tra l’Europa e il resto del mondo continua a danneggiare sia importanti settori del nostro sistema industriale che i criteri di sicurezza e informazione dei consumatori”. 

Lo dichiara, in una nota, la Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli a proposito di quanto emerso al termine del dibattito pubblico del Consiglio Ue competitività, e aggiunge: “Condivido pienamente le preoccupazioni espresse dal Viceministro Carlo Calenda, che sta negoziando per l’Italia il dossier ‘made in’, perché nel pacchetto sulla sicurezza dei prodotti è indispensabile siano tutelati almeno quei settori che riscontrano le maggiori difficoltà in termini di concorrenza sleale e mancanza di rintracciabilità dei prodotti”. MADE IN ITALY

“Proprio mentre l’Italia realizza, finalmente, un segno distintivo unico per le proprie produzioni agroalimentari – conclude Valeria Fedeli – per migliorare l’export e contrastare l’italian sounding, cioè l’illegittima evocazione dell’italianità di prodotti non italiani, non riuscire ad ottenere, dopo dieci anni di discussione, regole certe sull’identificazione delle merci importate, rappresenterebbe un’occasione mancata per tutti i cittadini e le imprese d’Europa per realizzare, veramente, una corretta competizione globale”. 

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made in italy, VALERIA FEDELI

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