lunedì, 9 20 Dicembre19

Autore: Marilù Giannone

A Firenze, lo storico caffè “Giubbe Rosse”
riconosciuto come bene culturale

Una “AFFINITA’ ELETTIVA” a Firenze  
tra le GIUBBE ROSSE ed i FUTURISTI 

di Marilù Giannone 

Firenze, 6 agosto 2019,  – L’Agenzia ANSA comunica che, su proposta della Soprintendenza di Firenze il Ministero per i Beni Culturali ha emesso un decreto per il riconoscimento di “bene culturale” allo storico caffè letterario delle Giubbe Rosse.

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Un addio a Camilleri e De Crescenzo, due “luci” del Sud

Una duplice perdita notevole nella cultura italiana

Il 17 luglio è morto a Roma Andrea Camilleri, uno dei migliori scrittori di “gialli” del secolo. Libri “gialli” se ne sono scritti, ma pochi autori hanno un primato riconosciuto, come Georges Simenon o Conan Doyle o Agatha Christie . Forse anche Rex Stout o Ed Mc Bain entrano nell’elenco di giallisti, ma è difficile, concentrati come sono in questo “genere” senza spaziare in abilità collaterali come il “nostro” autore siciliano.

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Giovanni Morandi, l’ inviato speciale de “La Nazione”, scrive un resoconto degli scorsi trent’anni

Un giornale fatto coi piedi

Giovedì 11 luglio a Firenze, al Teatro Niccolini, è stato presentato un libro insolito: è un diario, è una raccolta di suggerimenti , ma è soprattutto un riepilogo di storia nazionale e no che va dagli anni settanta a qualche anno fa.

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I Colori degli Etruschi, alla Centrale Montemartini di Roma

L’opera imperdibile  del NTPC, Nucleo Tutela Patrimonio Cultura dei Carabinieri

Mercoledì 11 luglio a Roma, presso la ex Centrale ACEA sono stati esposti i tesori di terracotta etruschi ritrovati dall’impegno pluriennale dei Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Sembra dominio di tutti oggi che nei musei e nei luoghi espositivi d’Italia una gran parte degli oggetti preziosi conservati provenga dai recuperi attuati dall’Arma a contrasto di furti più o meno volgari perpetrati da Stati Europei e da vari altri del mondo.

L’ampia preparazione dei comunicati stampa sottolinea che infatti, quando fu promulgata la legge per fermare queste sottrazioni di veri e propri capitali di arte e di valore, il 1970, i più importanti paesi d’Europa e gli Stati Uniti non la firmarono, e questo fa pensare. L’ostilità contro la protezione dei tesori italiani, dal 1993, ha avuto come esito una perdita di oltre 7000 miliardi di dollari, secondo gli stessi Tutori dell’Ordine; non solo, ma è stato notato uno sconvolgimento pari ad una catastrofe per gli scavi clandestini che confusero i reperti relativamente alle zone, agli usi, ai tempi.

Le voglie di primeggiare di Paul Getty o di altri magnati europei puntavano sul mercato di Ginevra o su tombaroli prezzolati per costituirsi una collezione che privava tutti di una larga parte di storia, come alcuni paesi esteri che elencavano gli oggetti sottratti come “lasciti di collezionisti” o “doni di privati”.

Da molti anni l’Arma dei Carabinieri ha riportato le opere d’arte al loro posto originario: un esempio è il celebre vaso di Euphronios ritrovato negli S.U., ma l’opera iniziata con il Gen. Conforti non si è mai fermata. Infatti il flusso di esportazioni illecite si sarebbe arrestato mediante la concessione (D.L.42 /2004) di un prestito di reperti d’arte al fine di un’esposizione per quegli Stati che ancora hanno qualche oggetto “dimenticato”, lasciando la proprietà a quello italiano.

E’ già qualcosa ma è stato lungo il periodo durante il quale gli stranieri, coerenti con la storia passata, hanno fatto man bassa del capitale artistico nazionale. Quanti oggetti di valore, quanta bellezza non ritornerà? Si deve ancora essere acquiescente verso chi ha nel tempo solamente danneggiato uno Stato ed un popolo? Oltre che della moneta, non si è signori neanche delle proprie testimonianze di secoli di civiltà ?

Questo è il senso della mostra “Il colore degli Etruschi” e questa è la ragione per la quale l’inaugurazione è stata effettuata dal Luogotenente Sebastiano Antoci del NTPC oltre che dall’ Archeologo Daniele Maras del Mibac e dai suoi colleghi, che hanno offerto ai visitatori un intero settore della Montemartini . Il luogo dispone alla vista molti inediti della pittura parietale, della coroplastica, bronzi e parti ornamentali di architetture etruschi, una ricca esposizione della civiltà più antica d’Italia, madre della civiltà di Roma che ha diffuso ovunque la sua voce. Il progetto è di Alfonsina Russo, Leonardo Bochicchio, Claudio Presicce e Rossella Zaccagnini, Sovrintendente del Museo di S.Severa, che lo scorso anno, forse trascinata dall’emozione di accogliere gli scolari in visita, avrebbe sostenuto che Ercole è il dio dei migranti.

Ma gli Etruschi restano nonostante tutto: i furti, i danni, i sans papier che bivaccano nelle tombe come a La Celsa ed a spasso per i ruderi del Viterbese, restano indomiti e sereni nei loro colori smaglianti e nelle figure in cammino.

L’esposizione rivela infatti che erano un popolo che si dava legge, che costruiva, che amava la musica e l’arte, che lasciava pari dignità ad uomini e donne, li dipingeva a colori chiari se signore, ocra rossa se signori, a braccetto nella danza, con lo stivaletto dalla punta in sù e la tebenna svolazzante. Rosso, nero, bianco, ocra gialla e verde, questi sono i colori, con qualche tratto di blu sbiadito, in corteo nelle fasce decorative di un tempio o quando rilevavano le fatiche d’Ercole, storia di moda.

 Scambiavano le loro conoscenze con Greci e Fenici, dall’arte alle scienze: ottimi artigiani del tessuto e della pelle, pittori e scultori dal taglio curiosamente attuale, fino a quando la pittura vascolare greca dette qualcosa in più alla loro fantasia ed alla religione che nei vecchi libri ancora pregni di invidia per il grado di conoscenza etrusco, si ritenevano ctonie e mortuarie. E’ certo che queste informazioni parziali siano dovute agli scavi senza regole che hanno distrutto ambienti di vita quotidiana , alla propaganda romana dopo l’anno 180 aC., all’Editto di Teodosio che ammetteva la distruzione di costruzioni “pagane”, alle religioni sopraggiunte ostili alla libertà delle donne che dava la taccia di “debolezza” agli Etruschi. 

I reperti provengono per la maggior parte da Cerveteri o dalla Tuscia, ma c’è traccia di un “prelievo” anche da Veio (Campetti), la vera antenata di Roma. Tito Livio ce la descrive come la Normale di Pisa per la popolazione elitaria dell’Urbe, che spediva i suoi rampolli a raffinarsi colà.

La “perla” della mostra è la firma su un affresco del pittore “Mur..”(?) di un certo Sathara, inteso come padrone non di schiavi; il pittore dunque farebbe parte di un gruppo di artisti di un uomo potente che li organizzava. Esisteva probabilmente una forma di corporazione, forse simile ad una di quelle dettate da Romolo quando organizzò i cittadini romani, ripartendoli in gruppi di lavoro (i vasai, i fabbri, i tessitori, i panettieri, ecc), interrompendo l’uso ariano non etrusco della ripartizione in tre classi.

Un vero e proprio mondo di conoscenza si ramifica all’infinito grazie a questa mostra che ottiene così il triplice scopo di risvegliare l’interesse per le civiltà italiche, appagare il valore della longevità dell’arte nazionale, e rendere ancora noto a tutti che l’opera generosa dell’Arma dei Carabinieri tutela la vita spirituale dello Stato oltre a proteggere i cittadini dalla privazione della salute, del patrimonio, del giusto riconoscimento identitario.

Marilù Giannone

Bruno Cicognani, uno scrittore trascurato

Riscoprire l’Italia e gli Italiani

Un titolo recentemente proposto dall’editore Polistampa è un’opera di Bruno Cicognani, scrittore italiano assurto agli onori della stampa all’inizio del 1900, poi bruscamente lasciato nel dimenticatoio. Ma l’editore suddetto ha la sagacia di andare a ricercare le eccellenze nostre, ed ecco qui fresco di uscita “La Velia”, romanzo dai sapori forti, che quando si offrì la prima volta fece scandalo.

L’appiattimento cantilenante e macchiato di indifferenza di altri scrittori esecutori di prodotti di mercato similstranieri o consono al pensiero unico da disco rotto hanno sgomitato questo piccolo e trascinante capolavoro, questo vivido ritratto della borghesia, ma anche dell’umanità imperfetta e generosa di un’Italia né schiava, né eroina, ma immensamente reale .

Velia è una giovane povera piena di iniziativa, che riesce in grazia delle sue doti prima ingenue, poi coscienti, a salire la china del benessere per poi tutto abbandonare per amore, un amore inatteso, diverso dall’incidentale al quale si era adeguata per superficialità o desiderio di ricchezza. E’ una ragazza che appare calcolatrice ed in parte lo è, ma nel suo nucleo è tesa a trovare se stessa ed a completare quel sussurro interno che la spinge al di là del limite allora stabilito in voce piena fisica e spirituale, improvvisamente scoperta osservando un gesto di tenerezza fra una madre e suo figlio.

Il libro contiene tutti i sentimenti possibili e plausibili perchè di ognuno si trova ragione, e contiene personaggi che potrebbero anche viverci daccanto, pensati più per se stessi che per l’immaginazione dell’autore. Il filo conduttore è il canto: quello di una natura libera e pulita, opera d’arte anche nel gelo o nella nebbia, quello dell’uccello che lega l’espressione della sua passione all’infinito nel quale si libra, quello del sentimento di un amore nuovo risvegliato dall’inconscio che porta via come il vento di maggio e coinvolge anche gli altri come stadi preparatori di questa trasmutazione.

Già qua e là preparato nei variegati racconti dello stesso Bruno Cicognani sempre editi da Polistampa, Velia rappresenta il culmine della sua maestria inventiva e linguistica, per le velature di quadri ambientali, nelle pennellate a corpo per evidenziare reazioni e razionalizzazioni di avvenimenti, per i complessi ariosi di atteggiamenti ed atti che fanno cornice alla creazione delle singole figure. Lasciamo ai ricercatori paragoni e paralleli con altri, che, come antecedenti o collaterali indubbiamente potranno alla lontana ricordare la genesi tutta italiana dell’opera e del suo autore, e per il quale c’è da andare orgogliosi: questo è un romanzo da tenere con sé, Cicognani è un autore da ammirare come fino agli anni settanta lo è stato, quando ancora si era colti e si sapeva lasciarsi colpire, ferire, abbracciare da ogni singola parola del nostro volgare e, citando Florenskji, dalla sua magia. Il libro “La Velia” ha uno scopo incantevole, quello di dimostrare che, bello o brutto, felice o infelice, carnale e spirituale, l’amore è il vero padrone di ogni vita, il Mago bianco che fa trasmutare, è la guida talvolta mai riconosciuta di ogni percorso, è l’umile e colorata viottola di campagna che passo dopo passo ci fa rivelare grandi perchè umanamente figli di qualcosa d’immenso.

Marilù Giannone

 

L’opera è curata dalla Prof. Maria Panetta, dell’Università Roma Tre per la Letteratura italiana contemporanea.

Bruno Cicognani, di famiglia filocarbonara ed anti tirannica, è nato a Firenze il 1879 ed è morto quasi centenario, dopo aver scritto moltissimo: oltre a La Velia, che è considerato il suo capolavoro, si ricordano di lui “Villa Beatrice”, ” Il soldato Pendino”, “La Nuora” ed una buona quantità di racconti ed opere teatrali, la più nota delle quali è “Yo y el Rey” che molti critici per lo stile avvicinano alle opere di Claudel. In realtà, dopo il primo incontro con il mondo della critica, che non lo comprese subito, è evidente l’impronta neorealistica del Cicognani, con un’aderenza alla fede cristiana espressa senza quel misticismo spesso noioso di  autori naturalisti italiani e francesi, e con migliori e più ricchi esiti narrativi ed attenti al carattere dei suoi personaggi. Nella sua vita Cicognani ha soprattutto amato i classici ed ha studiato scienze mediche con particolare riguardo alla psichiatria, anche se la scelta finale dei suoi studi è stata quella delle Scienze Sociali. Un difetto che gli si può attribuire è quello del regionalismo, se non si nota che in quel momento era quasi un passo dovuto, una moda, come lo fu di Verga o di Capuana. Secondo il Cecchi Cicognani dà completa visione della sua eccellenza quando si affida al mondo infantile ed ai ricordi che, generati dal puro sentimento per i suoi soggetti, esprimono con più pienezza le narrazioni, indubbiamente spesso fantasiose e composte con grande semplicità, che sfiora il lirismo. (L’età favolosa)

Osservatore del suo tempo, Cicognani fu amico di Papini, Cecchi, Pea, ed ammirò moltissimo Carducci così come Marinetti, D’Annunzio, Pirandello: uno scrittore, dunque, che come questi costruì il mondo italiano fino agli anni ’70 dello scorso secolo senza l’intento psicologicamente decostruttivo di un Moravia e senza la circoscrizione di altri scrittori per il mondo minimalista incalzante.

M:G:

Francesco Panico: l’Arte non guarda alle classi sociali

L’Italia è una fucina di arte

Il sottobosco artistico di Roma è immensamente ricco, tuttavia lo si nota per caso, dopo essere usciti magari da una inaugurazione di mostra di qualche nome ultrareclamizzato, perplessi e talvolta senza un sentimento preciso.  I critici si danno da fare con paragoni stellari, parole che ripescano dalla inventiva dannunziana, allusioni politico-sociali ed altre chiavi, anche giuste, per un linguaggio che appare sempre più rarefatto e identitariamente labile.

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Alla Sede di Roma dell’UIL il “Salvadanaio” di Riccardo Pedrizzi

Perchè le monete non travolgano i cittadini

Giovedì 27, nella Sede del Sindacato UIL di Roma, il Sen. Riccardo Pedrizzi ha illustrato i diversi aspetti dell’attuale economia nel più recente dei suoi libri , affinchè si possa regolare il viaggio giornaliero attraverso tasse, percentuali, prezzi, ed apprendere più da vicino le parti costituenti di un normale andamento economico senza crearsi timori nè sorprese antipatiche.

Il libro,” Il Salvadanaio”, è chiuso in una vivace copertina, ed il titolo è esplicativo già in sé, in quanto suggerisce l’importanza del risparmio e come impiegarlo agevolmente, ma non solo: è scritto in modo piacevole, scorrevole, senza oscurità dovute ai termini in uso nel mondo finanziario, poco chiari a chi non è dell’arte.

Alla riunione hanno partecipato, con l’autore, applauditissimo, Giorgio Benvenuto, già Segretario di questo Sindacato, che ha lungamente ripreso i temi portati avanti dalla sigla, anche se si definisce su posizioni più laiche rispetto all’Autore che invece fonda il discorso sulla Dottrina sociale della Chiesa. La presenza del Card. Giovanni Battista Re rafforza questo punto di partenza attraverso il consiglio di seguire alcuni passi del Vangelo nei quali si fa menzione di “paga agli operai” o di fornire ad un pesce la giusta moneta a fronte di un pedaggio, fatto narrato nel Vangelo .

Il terzo relatore, il Prof. Sandro Roazzi, approva le due linee complementari seguite dal Sen. Pedrizzi, cioè: l’illustrazione del predominio della Finanza nell’Economia Reale, ed il rapporto di questa con l’etica, per la quale il rimando alla Dottrina è inevitabile. Il Senatore, dice Roazzi, ha comunque una lunga amicizia con Giorgio Benvenuto e gli scambi di idee indirizzate soprattutto all’aspetto sociale dell’Economia li ha sovente trovati d’accordo. Ma la scuola sindacale antica dell’ex Segretario fa apparire i concetti espressi come volutamente elaborati su se stessi, quasi un politichese, come i linguaggi degli anni nei quali egli era attivo.

Secondo i relatori in genere non ci si è molto discostati dallo stato presente prima della crisi, e a tal proposito l’Autore raccomanda una lettura di “Charitas in veritate” di Benedetto XVI° per non lasciare come importante solo la teoria di una buona Economia trascurandone i valori. Il consumismo, rilevato dai Papi (anche Giovanni Paolo II in molti suoi interventi) può essere limitato e tenuto finalmente a bada dal risparmio e con una buona politica che rimetta, dice il Senatore Pedrizzi ” Il Lavoro come base di un sano cammino, che determini il Risparmio di quanto ricevuto come controvalore, e produca Credito e quindi Investimento, che deve ingrossare il corso del Lavoro e così via”, come un ciclo continuo.

Ma non si ferma solo qui, il Senatore sostiene che il regime delle tasse deve essere più adeguato alle forme sociali, perchè non si può applicare la stessa aliquota ad una famiglia normale ed insieme ad una che ospiti un membro disabile o che sia numerosa, e suggerisce di operare una “Rivoluzione antropologica”. Una sorta di flat tax ma con aliquote dedicate al sociale, a conti fatti, e non basate sul reddito.

E’ più che evidente che Il Salvadanaio crei estremo interesse, come nota  il Prof .Carmelo Barbagallo, rimproverando anche egli alla Legge Fornero i danni causati per non aver ragionato sui settori economici di riferimento, e dopo di lui l’attuale Segretario della UIL, Massimo Masi, sostiene che “c’è assoluto bisogno di educazione finanziaria” anche per gli operatori delle Istituzioni. Con questa affermazione accende ancora gli animi, che vengono dopo affascinati dal Viceministro Massimo Garavaglia che illustra la situazione dell’ILVA come vergognosa e delinea una ripresa economica seguente varie operazioni necessarie. Egli sostiene: “ridurre la burocrazia, l’enorme numero delle leggi crea blocchi” e dopo esprime la sfiducia nella Chiesa “che non ha fatto altro che aumentare i poveri”.

Ciò che è purtroppo riferito alla Chiesa e nonostante ci si appelli alla Dottrina Sociale non può che far pensare al suo bimillenario impero, così come le lunghe digressioni di Benvenuto sembrano voler creare un velo ad uno status operativo non limpido da parte delle Istituzioni prese nell’insieme, per questo motivo l’interesse si punta sul Viceministro che appare, a parte l’Autore, il più chiaro.

L’incisività e la simpatia dell’uomo politico portano a seguirlo su molti temi ancora enunciati da lui, i più significativi dei quali sono “l’eccessiva importanza data al pareggio di bilancio”, ” la situazione estera peggiore della nostra“, che pochi o nessuno dicono apertamente, e soprattutto l’abbattimento delle tasse prima possibile e senza eccessivi timori, per rimettere a proprio agio le imprese ed i cittadini contribuenti rinnovando mobilità all’Italia.

Il nuovo Segretario UIL approva la densità dei discorsi finali e lamenta il fatto che si siano dati, nelle legislature trascorse, milioni e milioni ad imprese straniere mediante crediti mai più resi, ed il passaggio di mano, nel silenzio e nell’ipocrisia, di banche italiane a mani estere. Notizia saputa ufficiosamente e finalmente ammessa con coraggio ripescato.

Appare evidente il senso e la necessità di un libro come Il Salvadanaio, composto da un autorevole economista, che provoca alla rabbia o è da questa incitata a riprendere in mano i fatti, le condizioni censuarie, le varie sfaccettature dell’economia d’Italia,  vuole  negare questo tipo di guerra fratricida in un’Europa che finge sorrisi, e perpetra distruzioni, e per dare, evangelicamente, la giusta mercede ed il giusto talento aureo a persone ed Istituzioni.

Marilù Giannone

Galleria Futurista: l’Arte mondiale riparte da Roma

Roma risveglia l’Arte italiana 

Con tutte le ragioni si parla di Economia, di Banche, di Impresa: devono ritornare sul palco del futuro mondiale, devono ridare stabilità e credibilità ad un’Unione che vacilla, peggiorata dalla Brexit e dai suoi interni dissensi. E’ vero.

Ma, ci si chiede, senza un fondamento culturale, che preme deciso per portare l’economia dello Stato ed il suo assetto sociale, soprattutto, al giusto livello, non è altrettanto importante la creatività, il lavoro ad ampio spettro, l’energia a mille della Natura italiana?

Per secoli l’Italia è stata faro del mondo per l’arte, le idee, anche scientifiche oltre che filosofiche ed artistiche, ebbene, sembra che la scala che tutti invidiano porti in salita, e s’apre già su una bella soglia, una Galleria, Futurism & Co.

Dalla riapertura ufficiale di circa due anni fa questo spazio non grande ma ottimamente gestito, che mostra una serie notevole di opere, ha palesato lo studio per le forme d’arte più significative, guardando le quali, oltre ad incantarsi, ognuno ragiona su quanti e quali artisti d’oltreoceano e del mondo ne siano dipendenti per la scelta dei soggetti e per la maestria esecutiva.

Come già avvenuto per la Scuola di Fisica di Guglielmo Marconi e le sue scoperte strappate dalle mani dai suoi collaboratori dopo l’Armistizio, cercando di fare buio sull’Italia affidandole ad una patrignità, le amministrazioni scorse si sono affannate a nascondere opere ed autori dell’Arte che caratterizza lo Stivale nel Novecento: il Futurismo, movimento che ha narrato le gesta della modernità costruttiva, quella che prosegue la tradizione, il positivo della velocità, del volo nei cieli solari e/o turbinosi, e nelle coscienze.

Già così per la scienza dal 1919, bugiardamente detta pericolosa perchè includeva armi e ritrovati fisici particolari, i governi hanno finto di non sapere che qualunque scoperta ha un uso buono ed uno distruttivo insieme, e che dipende da come l’uomo le adopera. Di questa potente scuola artistica hanno svenduto i quadri e le opere, mistificato tutto, spostato negli USA in gran segreto, silenzio e sorrisetti d’imbarazzo. Ma l’Arte non è fascista o comunista: l’Arte è Arte e, semmai, rivela il momento che vive o, il più delle volte, anticipa ciò che verrà.

La taccia politica è solo una scusa per accaparrarsi un primato che è italiano. Una scorsa sulle mostre offerte da questa Galleria lo esprime.

Pazientemente raccolto e conservato dal collezionista Massimo Carpi, uomo sagace ed esperto del Movimento, il Futurismo è tornato a ricreare le menti di chi lo osserva, incitandolo a portare avanti il lavoro. La sua Galleria si fonda sull’Associazione da lui costituita ed avente stesso nome Futurism&Co. dall’anno 2000, con opere riprese da Fondazioni, privati, e, inoltre, fa prestiti ai Musei. Tuttora Carpi è Presidente di essa mentre nella Galleria sono presenti anche i figli Francesca e Giancarlo.

Futurism vanta 33 progetti espositivi pienamente raggiunti sulla conoscenza del luminoso periodo artistico, come “L’Elica e la Luce”, Post ZANG TUMB TUUUM, nelle quali si dà ampio spazio alle biografie di Marinetti, Balla, Boccioni ed altri, e Il Ruggito della Velocità, con le personalità nominate ed altri che ne portano avanti il discorso come Dottori, Sibo, partendo dal 1918 fino al 1943.

Se il progresso è oltreoceanico ecco che qui cade nella sua stessa trappola: il tanto vantato femminismo, reazione giusta dal secolare ostruzionismo anche lavorativo alle donne, che in quegli Stati è portato come bandiera progressista, non ha messo affatto in luce le donne pittrici e scultrici in genere, e del Futurismo, che sono state pari, sia pur con diversi linguaggi, agli artisti uomini. Perchè? E qui, a Futurism& Co., invece se ne parla.

L’opera culturale della famiglia Carpi, compresi Alessandro Bolic ed i critici e curatori specializzati amici ed affiliati, Graziano Menolascina, Maurizio Scudiero, è così ampia da avere ben 78 Istituzioni Museali in 62 città diverse ed in 18 Stati del mondo. Le opere dei campioni culturali della Penisola sono al Pompidou, al Guggenheim, in altri luoghi celebri, naturalmente al Palazzo delle Esposizioni, se l’assurda installazione confusionaria del governo scorso non li tiene pudicamente in ombra per non offendere gli invasori, e mostrare una modestia da parvenus politically correct, o peggio, per confondere e “meticciare” l’Italia mescolando opere di Stato con quelle estere, che al critico che guarda, non offrono gran che .

L’azione di risveglio dei grandi italiani è rammentata anche in cinque cataloghi composti in modo insolito ed esaustivo, con un’ottima fotografia. Il primo è stato quasi un annuncio alle produzioni successive, nelle quali si è gustato uno straordinario Balla a confronto con un più recente Dorazio, e poi Boccioni con l’americano Muybridge ed il suo “Corpo con le ali”, (lo stesso ha detto: cosa ho imparato da Boccioni) sviluppato sul dinamismo del primo e quindi, la voce di Depero messo vis-à-vis con l’americano Halley, acuto nell’assunzione del contesto dell’italiano. Egli evidenzia il significato simbolico di Depero ed il legame intuibile nel messaggio astratto : per Halley le “celle” sono metafora del vivere umano nell’innaturalità delle meccaniche, per Depero i soggetti sono un semplice rapporto di compenetrazione fra uomo e macchina, ed è da questo che lo statunitense parte.

Ma la Galleria Futurism&Co. va oltre: già negli “Epifenomeni” del particolarissimo Brajo Fuso, inoltratosi verso un Neo-Pop,( onorato da Registi, Critici (Argan) ed amici intellettuali come Blasetti ed altre celebrità) si parla di illustrare le lezioni dei grandi futuristi come punto di partenza in movimenti Cute ed in generale verso tutti quei fenomeni attuali, ad esempio l’astrattismo, che tornano a dare senso alle esposizioni italiane, alle loro idee, agli attuali artisti, Burri, Cascella, Casorati. A titolo personale includo la Street art, dove il carattere italiano, pur nell’eccellenza degli autori esteri, si fa padrone, ma se ne parlerà più oltre. Non solo: non si può considerare il Futurismo come arte confinata in sè stessa, ma, vista l’infiltrazione capillarizzata di tecniche e tipi, esso ebbe influenza nel Cinema e nell’arte dei tessuti o dei gioielli (si veda Depero e Brajo Fuso) coinvolgendo, soprattutto con quest’ultimo e più attuale, il pensiero della creatività italiana nell’intero ambiente culturale mondiale.

Depero dette l’input all’uso di stoffa in arte, ecco il panno Lenci cucito per le sue grandi tele, e insieme a questi Balla, Boccioni, fecero di manifesti e réclames opere d’arte destinate a quel settore di comunicazione, spesso scadente al loro confronto, che si chiama pubblicità. Naturale conversione meno narrativa e più icastica dell’arte come applicazione commerciale, già proposta da Toulouse-Lautrec o nel Liberty, diramando come un continuum nel tessuto sociale ma prendendo posizione più netta come pensiero conoscitivo .

Il dinamismo come molla vitale, come creazione e ri-creazione continua riprendono infatti la guida della ricerca dell’arte attuale come indagatrice delle possibilità fisiche e spirituali di un “vivente” . La lectio magistralis del Futurismo rimette in evidenza l’unione dell’umano, come stasi e velocità, e del non umano, come oggetti, ambientazioni, particolari, coinvolti in armonia storica, che lascia la contemplazione, ma attiva, a chi l’ ammira.

Si ha un primo cenno verso la robotica, nota umanizzata data ad oggetti come le lampade, ad esempio,e negli stessi manifesti. Si ha l’entusiasmo verso spazi aerei, come in Dottori, panorama mozzafiato come se si guardasse da un velivolo, talvolta la vista a precipizio fra le case, col brivido dell’ultima improvvisa cabrata, per raccontare l’ingegno e l’azzardo di uno Stato che crede ai suoi figli nella bellezza della natura sfumata, nel pericolo che la mano del pilota risolve, con il rapido calcolo delle ansiose prospettive.

Voglia di comprare, dopo il gancio sorridente (Marinetti lo passi) di un’opera? Bene, la Galleria è attiva con una Banca On-line. Anche un prestito è possibile, con mani leggere, con ogni cura e restituzione.

Lo spazio Museale è un grande libro d’oro aperto sull’arte, di qualunque spazio si parli, che Roma, madre dalle grandi possibilità nutritive come l’Iside Efesina, non cessa di offrire a tutti coloro che sono assetati di Civiltà. E’ bene tuttavia seguire i passi del cammino di essa e fermarsi a leggere ed a concepire segnali, significati, moniti, messaggi in questa piccola grande Galleria, a via Mario de’ Fiori, dalla quale si va via con un senso di ammirazione ulteriore per il suolo dove i passanti, timidi, disinformati dai libri globalisti, o pieni di fuoco di conoscenza inespresso sono fermi a meditare, per ritrovarsi, per rinascere ancora.

Marilù Giannone

 

 

Al Centro Russia Ecumenica presentato il Libro-Inchiesta di Anna Maria Turi sul “Caso Emanuela Orlandi”

“EMANUELA NELLE BRACCIA DELL’ ISLAM ?
Sufismo e Jihad della donna dai mille volti”

Cronaca di un dibattito, analizzato ed ‘interpretato’ da MARILU’ GIANNONE   

Il libro, presentato giovedì 20 giugno presso il Centro Russia Ecumenica, in un dibattito organizzato dallo Studio Scopelliti-Ugolini, ha riproposto l’interesse per un caso fra i più dolorosi della storia d’Italia degli ultimi trent’anni, mai dimenticato fin dal momento in cui accadde.

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A Roma il 18.6 presentato alla Fondazione Lepanto il Libro di Alexandre Del Valle.

Il “Complesso Occidentale”, nuova opera di Alexandre Del Valle,
presentato alla Fondazione Lepanto mercoledì 18 giugno  

La Fondazione Lepanto, creata per difendere i principi e le istituzioni della Civiltà Cristiana, ha presentato presso la Sede di Roma il volume recentissimodel Prof. Alexandre Del Valle, esperto in Geopolitica e Storia Contemporanea,docente presso l’Università di Montpellier e Aix-en-Provence, specializzato per le Dottrine Politiche e Storia Militare, che ha esposto il suo ultimo lavoro“Complesso Occidentale, Piccolo trattato di decolpevolizzazione” intorno alla penetrazione islamica dell’Europa.

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Roma, sabato 15 giugno, alla libreria “Eli” la presentazione di “La Vita”, opera della Psicoterapeuta Giovanna Breccia

Nata come sede editrice, la Libreria ELI è approdata ad uno stile nuovo ed attraente, per la cura dei libri offerti e per la frequenza quasi giornaliera dei suoi diversi eventi, volti alla scoperta di composizioni innovative e rivalutazione dei classici.

Sabato ha riunito conoscitori ed interessati alla presentazione di un recentissimo romanzo della Psicoterapeuta Giovanna Breccia, “La Vita”, a cura della Dottoressa Sabrina De Angelis e della Psicanalista Giuliana Zoppis ed il giornalista e critico letterario Fabrizio Federici.

la Psicoterapeuta è creatrice di una corrente medica che si è rapidamente affermata, la Psicoterapia Analitica Integrale, che ha come base inderogabile l’ascolto minuzioso del lessico del paziente che “nella sofferenza è suo proprio, nella gioia è comune a tutti”.

“La Vita” è il percorso di una persona comune che si rivolge ad uno psicoterapeuta perchè stanco e disincantato della sua esistenza, e vuole provare a trovare un’uscita positiva da essa. Non si cela che questo desiderio di rottura talvolta non presenti un intento negativo, ma è scansato dalla rara parola del medico e da un filo sottile in lui che non partecipa all’idea. Il protagonista è senza nome, perchè potrebbe essere chiunque o forse perchè non è riuscito a darsi un’identità, e questo fa pensare. Fa pensare, infatti, che la formazione recente -, salvando solo in parte quella arcaica dei remoti progenitori – , di un individuo, di infiniti individui, di un popolo, possa solo creare dolori e tragedie se non conduce ad una identità precisa, definita, codificata, secondo le caratteristiche infine personali.

Il sanitario ascolta: questo deve essere la posizione ottimale per la salvezza di una persona incerta e sbandata come è chi nel libro parla, che potrebbe essere uomo o donna, ma sicuramente è un’anima in pena. Egli accoglie il racconto e talvolta interviene brevemente, affidando all’ascolto del paziente la sua meditazione. E la Vita si evolve come un filo di fumo con le sue spirali verso l’alto, liberando infanzia incompresa e oppressa e dunque giovinezza sclerotizzata da dubbi e paure di errore, solitudine, disamore. In fondo è questo il sentiero del libro: come deviare da arcaiche convinzioni, come far tacere genitori insipienti nella coscienza che si scuote ai rimbombi o alle assenze delle loro voci, come infine puntellarsi ai caratteri singolari della propria psiche per formare quella vita che si vede lontana, ideale irraggiungibile eppure vivente. Il protagonista ci riuscirà? Ci riusciranno, amici, fratelli, figli? Ci riusciremo, i lettori?

L’immediato riferimento è, per gli astanti, anche all’ambiente ed al sociale: genitori e antenati prossimi sono ciò che ha voluto il Re, il Papa, il Presidente, o il Governo del momento che ha pensato solo all’interesse personale ed esclusivo: il libro non lo dice, ma è una correlazione logica del pubblico. La Vita non ha date, non definisce politiche, in quanto il risultato è quello che si legge negli esseri viventi e non nei giornali.

L’altra verità del testo è che ognuno, in base ai propri codici, vede gli accadimenti, le gioie, i contrattempi, le disgrazie, spesso diverse da come queste sono. Questo può essere motivo del fatto che si è infelici: non si riesce ad individuare, con la lettura imperfetta di un avvenimento, il perchè si vive e perchè in questo modo, quindi si è incerti nel procedere, spaventati da un dolore sofferto. La salvezza potrebbe essere il mistero della vita stessa, che insensibilmente offre un senso o sveglia un desiderio che non si percepiva. Ad ogni modo essa offre soluzioni, suggerisce svolte, Madre sempre e forse anche triste con il protagonista, ed anche felice al superamento dell’ostacolo, che, una volta meditato, si fa esperienza e fortezza a rideterminarsi ed a prepararsi ancora, come in un gioco di cavalloni.

Per i dubbi del vivere il critico letterario Fabrizio Federici osserva che la costruzione di “La Vita” fa trovare dei riferimenti con i classici russi amati dall’Autrice, soprattutto Dostojewsky o Tolstoj, con le lunghe descrizioni e meditazioni di “Guerra e Pace” ma, sostiene lo stesso ” l’incertezza fra il cosa fare e l’impossibilità di farlo ricorda il mito di Sisifo o il “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano“. E’ cioè una raccolta di pensieri affini per stabilire un punto dal quale terapeuticamente partire, che lo studio attento della parola ne facilita i passi.

Uno strumento valido di salvezza è l’amore del bello e la sua percezione, questo è detto chiaro qua e là nel testo, questo è ribadito dalla stessa presentatrice Sabrina De Angelis che sottolinea le parole della Dottoressa Breccia: ” io sono amante del bello. Chi non l’ha, non ha capacità creative. L’amore per l’arte fa trovare se stessi.” Ma questo asserto è condotto oltre dalla Dottoressa Zoppis:Si è più artigiani che artisti, quando si è psicoterapeuti. L’artigiano esegue lavori su commissione, dunque egli esegue, con il paziente, la dolorosa, talvolta, creazione della sua identità”.

Si comprende ancora quanto male si è potuta fare l’umanità accogliendo tesi livellatrici e politiche del “tutto uguale” che scompagina ulteriormente e nel mondo, le identità degli uomini in nome di un globalismo che, a questo punto, si osa definire demoniaco. Ma questa sera è la fiducia nella vita e non nella sua clericale bontà, il senso espresso dal volume e che incanta, e del resto non piace parlarne.

Marilù Giannone

Premiazione per narrativa e saggistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Mercoledì 12 giugno, nella Sala del Rettorato illuminata da un affresco di Sironi, il Premio Roma, nella sua XX edizione, ha trovato giusto luogo. La Sapienza ha visto letteralmente sfilare i migliori rappresentanti della odierna Cultura. Giunto a questa edizione il Premio, voluto e definito dal compianto Aldo Milesi, è stato diretto dal figlio Giorgio, Vicepresidente EMEA, con altrettanta dedizione ed abilità.

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Un “Eroe” a Horafelix: Guido Romanelli

Pariodando Brecht ….
“Miserabili quei Popoli che non hanno bisogno di eroi ! “

post una serata presso il Caffè Letterario Horafelix,  
una riflessione di MARILU’ GIANNONE  

La definizione di eroe spesso trova confusioni: l’eroe non è un calciatore, un personaggio manga o fumetto, qualche protervo cowboy che interrompe di accudire le vacche per vincere pericolosamente i “musi rossi”. Eroe è il figlio di Hera, un figlio della Dea delle possibilità o Grande Madre che a dir si voglia. L’eroe è un uomo che fa un’azione eccezionale, compromettendo talvolta la sua esistenza o la fede in sé.

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Il Mercato dell’Arte Contemporanea ……
L’Accademia Costantiniana fa il punto della situazione

L’ ARTE TRA MERCATO,
COLLEZIONISMO e GALLERIE

Mercoledì 5 giugno al Macro di Roma è stata organizzata una Tavola Rotonda dall’ Accademia Angelico Costantiniana, presieduta dall’ Avv. Alessio Ferrari Angelo-Comneno di Tessaglia per focalizzare le condizioni del mercato d’arte e del collezionismo moderno. 

Dopo un breve volo sulla storia del Collezionismo e sulla tradizione dell’Accademia, nonché sulle connessioni tra Arte e Finanza, il Convegno si è aperto con la Dr.ssa Raffaella Salato, Delegata per le Arti dell’Accademia Angelico Costantiniana, che ha innanzitutto sottolineato l’urgenza di disporre una chiara lettura sull’arte attuale e la sua diffusione.
E’ intervenuto poi Guido Talarico – giornalista ed editore – per concordare sulla necessità di agevolare la ripresa del mercato d’arte, lamentandosi come lo stesso sia caduto in mano ad affaristi e a banche che, mirando solo al mercato, oscurano la figura del Mecenate, amante e fautore del bello e con scarso interesse per un personale arricchimento. Talarico fa presente di aver ideato il Premio Talent Prize per favorire i giovani artisti desiderosi di conquistarsi uno spazio, invitando a seguire sempre l’istinto per l’acquisto di un prodotto d’arte, senza privilegiare l’inclusione in un catalogo più o meno monetariamente consistente.

La stessa opinione viene espressa da Georgia Bava, resposabile Dipatimento Arte Moderna e Contemporanea di FINARTE che incita i giovani talenti a non considerarsi subito grandi maestri, sottolineando nel contempo come il lavoro del gallerista sia fondamentale, pur se la la realtà a volte possa risultare non premiante. Infatti la chiusura di molte gallerie, oltre ad evidenziare le difficoltà del settore, incide sulla irrimediabile perdita dello stesso messaggio inserito nei lavori d’arte, quasi un encomio degli stessi artisti al proprio sè… senza che nessuno vada loro incontro per trovare una risoluzione a tale problema. 
Inoltre le condizioni dell’accesso da parte degli espositori sono quasi sempre gravate da costi notevoli, ed ancor più notevole è l’esborso per l’acquisto dei materiali da lavoro, il che rende l’arte solo una professione “da ricchi”. Vale a dire che si considera elitario un lavoro che lo è solo spiritualmente e non da tutti, oppure si pubblicizza come grande maestro l’artista adeguandone costi e strumenti di lavoro, il che serve solo a conquistare un’ immagine sovente bassa e momentanea, tanto è vero che alcuni nomi promossi con reboante pubblicità finiscono nel nulla. Ma il commerciante di strumenti artistici – quali tele, colori, affitto locali per mostre – riesce a conseguire invece un notevole guadagno. 
La verità è che, soprattutto per l’arte moderna, bisogna comprare solo ciò che piace, senza farsi trascinare dall’acquisto fatto “per investimento”.

L’Avvocato Luciano Faraone – Studio Legale Bernardini-de Pace, specializzato nel Diritto d’Autore, espone il suo pensiero sul “diritto dell’artista” di partecipare allo sfruttamento di un’opera venduta mediante una quota riconosciutagli dal venditore e del valore minimo di €. 3.000, per una percentuale di 1/4, che va in parte alla SIAE. E’ il Diritto di Seguito, per le “rivendite”, cioè, successive alla prima di un prodotto: questo diritto è ancora poco diffuso e prevede una professionalità acquisita. Bell’impegno, ma si ritiene che un esordiente, pur se magnifico, ne è escluso per livello di valutazione economica. Inoltre l’arte è un dono umano quanto mai imprevedibile: ci sono momenti in cui un artista ha notorietà, altri nei quali viene dimenticato o registrare una diminuzione di lavoro. Tali variabili potrebbero indurlo a ricercare altri sistemi o fonti di guadagno ed anche all’abbandono dell’attività artistica. Forse era meglio l’idea di una cinquantina d’anni fa, che prevedeva la retribuzione all’artista come “artista di stato” o “di regime” lasciandogli però la totale libertà di espressione.

Si ritiene anche che un artista sia o debba essere sempre povero, status condiviso e sottolineato da Gabriele Simongini, Storico dell’ Arte, Docente d’ Arte Contemporanea ed Accademico Belle Arti a Roma, che rimprovera alla società attuale la totale indifferenza o scarsa partecipazione in merito di arte, bellezza e spiritualità, soprattutto se diretta alla propria Nazione. Forse per “povero” andrebbe meglio la parola sfruttato dagli operatori di arte che in realtà, a volte, si comportano come veri affaristi.

In altri punti di dibattito, Simongini e, in parte, anche Talarico, sono gli unici a sostenere che un professionista d’arte non dovrebbe mai sbandierare la propria professionalità, ma attendere che i suoi meriti siano riconosciuti da altri. Un poco come le Associazioni di Religioni Tradizionali sostengono, ed a buon diritto, in quanto un artista (pittore o scrittore od altro) nel proprio ambito dovrebbe farsi riconoscere per le sue attività nobilitate dallo spirito e non dalla ricerca di ricchezza. Pertanto è la partecipazione dei fruitori delle sue attività a ricercarlo, a suggerirgli, a parlargli e quindi a sostenerlo. Successivamente e a breve potrà seguire la convalida e l’interessamento anche economica da parte di Gallerie, Case d’Asta e Critici, che dovrebbero veramente essere preparati e non inventare qualità o difetti irreali rispetto al prodotto od opera d’arte. 
Fondamentalmente si deve tenere presente che lArte è comunicazione e, dunque, un’ opera dell’uomo tesa al miglioramento di tutti, come espressione di un pensiero, anche se di rottura o di rivoluzione…. fattispecie questa non affatto prevista dai mercati, che hanno obiettivi eminentemente economici e pertanto a rischio di delusione per i veri artisti. 

Le domande del pubblico coinvolgono soprattutto Faraone e Simongini, che concordano nell’evidenziare come spesso, in questo ambito, in Italia non esista la Formazione: le scuole sono abissi di ignoranza, la gente è solo bocca aperta davanti ai territori del Grande Fratello, dell’ Isola dei Famosi et similia, …. lo Stato non cura né ama se stesso, manca l’identità di Nazione.
Con Talarico si riconosce dolorosamente infine che il presentismo ha ucciso lo sviluppo dell’arte e la conoscenza, e che si dà spazio spesso senza motivo agli allestimenti e non alle opere in mostra: la Società dell’immagine è soltanto quella, come gli allestimenti cinematografici dei film sul Far West: le case sono facciate, e dietro nulla. 
La Bellezza, l’Arte, nata con l’uomo, può trovare il modo per rimettersi in marcia.

Marilù Giannone

Coraggio e Responsabilità ….
un appello di F.d’I. al Premier Conte

Venerdì 31 maggio, fra consultazioni, accordi, discussioni post elettorali per stabilire una rinnovata partenza verso il bene e l’equilibrio sociale ed economico d’Italia, alcuni consiglieri del Comune di Roma, appartenenti a Fratelli d’Italia, Lavinia Mennuni , de Priamo e Figliomeni hanno gentilmente “accerchiato” e fermato il Premier Giuseppe Conte per sollecitare il decreto Salva-Roma, fermo da ormai lungo tempo.

Alla domanda del perché di questo atto fuori programma, che denota un notevole coraggio nel prendere di petto il Premier occupato ad altri impegni difficili, data la situazione, il Consigliere Lavinia Mennuni ha così risposto: ” Abbiamo approfittato della presenza del Premier Conte per rappresentargli l’esigenza urgente e stringente di approvare il Decreto “Salva Roma”. Non è battaglia di destra o sinistra, ma è superamento di ogni minuteria venuta fuori da vanto personale su chi vince e chi no, e volontà certa e determinata di una Nazione che sta oscurando la sua Capitale come se fosse un angiporto mediorientale invece di curarla come essa merita. La Giunta Veltroni ha lasciato un debito di 9 miliardi, ribattuti sul sindaco che seguì, inseriti nella gestione poi commissariale. Se la massa debitoria ricadesse sulle spalle dei cittadini sarebbe un disastro. Ricordo che ogni capitale europea gode di uno status e di poteri speciali: Roma non ottiene quanto le spetta per i servizi che eroga come Capitale di tutti gli Italiani. Fratelli d’Italia si è assunto l’onere di rappresentare tale esigenza, sollecitando faccia a faccia il Premier e cancellare così il silenzio vergognoso del Sindaco Raggi e di altri colori politici. Premier Conte, vi invitiamo a varare al più presto questo Decreto: ci mostri, oltre alle sue molte abilità, il suo amore per Roma” .

Non rimane altro che aggiungere che il Consigliere interpreta il desiderio nazionale, e oltre a notare il coraggio di questo gesto,  si vuole qui sottolineare la sentita responsabilità del Consigliere Mennuni nel farsi portavoce di una città, e quella del Premier insieme al suo coraggio nel sapere gestire personalità di governo così diverse. Queste due qualità, in lui unite, dovrebbero concedere a Roma ciò che è doveroso ed ormai urgentemente irrinunciabile.

Marilù Giannone

Il Crocifisso ligneo della Basilica Vaticana

Un restauro eccezionale

Mercoledì 29 maggio nella Sala Conferenze dei Musei Vaticani è stato presentato il volume che ha raccontato un restauro d’eccezione passo dopo passo: il Crocifisso ligneo di un ignoto scultore, ma gran maestro nell’evidenza della scultura prodotta, che, per vicissitudini varie, molte delle quali dovute ad indifferenza, era in condizioni pietose. Dipinto di color bronzo per farlo passare per tale, seminascosto sotto un finestrone che gli escludeva la luce per una tenda, ed altro ancora, sembrava dovesse perdersi.

Il restauro, voluto dalla Fabbrica di S. Pietro e dall’ Ordine dei Cavalieri di Colombo, è stato eseguito per il Giubileo della Misericordia ed ha richiesto 15 mesi di lavoro continuo, con squadre di specialisti che hanno rimosso strati e strati di ridipinture, fino a 15, fatte nei secoli dalla sua nascita, vale a dire dal XIV°. La Casa Editrice Aracne ha diretto e curato la ripresa dell’ evento.

Purtroppo l’artista non ha nome, ma l’opera, che ha visto in questa occasione la sua seconda luce, porta all’evidenza una figura la cui espressione, umana e classica, attrae ogni appassionato d’arte e visitatore. Il capo reclinato, l’abbandono alla morte e la forza che emana, dovute all’esecuzione curata ma non parossistica ( sebbene la schiena, a differenza di molti simili soggetti, riporti muscoli e struttura) così come molti altri particolari anatomici, fanno considerare il Crocefisso un capolavoro accostabile alla Pietà di Michelangelo e ad altre meraviglie, che non richiesero ricerche di “bello” più o meno filosofico e non seguirono l’aderenza massima ad un “vero” improbabile da riprodurre , tipiche del periodo 1700/800 . Di classico c’è il panneggio del perizoma, bordato d’oro, e di vero l’intreccio della corona di spine. La statua di 2 metri circa d’altezza è in legno di noce, senza aggiunte, ripresa da un albero annoso di due metri circa di diametro. Dimostra l’anima della vera arte: quello spirito che dal profondo di una personalità di artista trasmuta un elemento naturale in un’ essenza che comunica ad ogni osservatore i passi della sua umana ricerca, diversa ma ancorata a lui.

Dopo l’introduzione riferita al volume che narra il recupero del Crocifisso, fatta da Barbara Jatta, si sono avvicendati il Card. Angelo Comastri, il Card. James Francis Stafford,  per gli interventi, poi Giorgio Capriotti, Lorenza d’Alessandro, Pietro Zander , maestri e restauratori e ricercatori ai quali il Vaticano ha affidato la difficile impresa. L’incanto è stata la conclusione della presentazione: una rapida visita, dal vivo e senza elementi di filtro, della statua lignea che resta nel luogo che l’ha accolta per primo, l’Altare della Crocifissione. Si è presa da vicino la certezza di una mano da Gran Maestro e del messaggio che il Soggetto diffonde.

Marilù Giannone

Tavola Rotonda sull’Inno di Mameli
nella Basilica di S.Maria degli Angeli

Venerdì 24 maggio, per gli Incontri in Basilica, organizzati dall’Ing. Cinzia Longo e l’Avv. Gianni Borrelli per il Parroco, Don Franco Cutrone, nell’apposita sala affrescata riservata agli eventi si è ascoltata la relazione di un noto Storico, l’Ing. Roberto Piazzini, avente il titolo di “Suggestioni dell’Inno di Mameli”.

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Georgia, la “Nazione della Vita”
un evento di alto livello alla Sapienza di Roma

Mercoledì 22 maggio, nella Sala del Rettorato presso l’Università la Sapienza di Roma è stata offerta una manifestazione culturale organizzata dalla Fondazione “Roma Sapienza”, che ha attratto vari settori di studiosi e di visitatori: una lunga presentazione di una Nazione fra le più particolari del mondo, la Georgia, con la visibilità a tutto campo di arte ed artigianato e con l’esposizione della storia e della cultura che caratterizza questo grande lembo di terra che racchiude il Caucaso e si affaccia in buona parte sul Mar Nero.

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Roma canta all’Accademia Polacca delle Scienze

Un suggerimento per fare Europa Unita

 

Martedì 21 alle 18,30 l’Accademia Polacca di vicolo Doria 2 ha offerto ai cultori della civiltà romana attuale, quella che non si trova menzionata in riviste di stampo oltreoceanico, un pomeriggio veramente incantevole grazie ad un relatore particolare, Giuliano Santangeli detto Sangiuliano, stimato erede di quella cultura elitaria che trova la Città Eterna come suo fulcro. Santangeli non è un romanesco nello stile di Gabriella Ferri, sia pur lodevole, ma è un vero uomo di cultura che evidenzia della raccolta sapiente della Capitale  ciò che la fa luce e maestra dell’Italia intera e dell’Europa.

Accanto a lui il non meno squisito musicista ed interprete dell’anima romana Corrado Amici, degno figlio di Alvaro, che ha diffuso le sottigliezze dell’espressione musicale tipica svelando cosa sia il messaggio popolare scevro da presupposti d’ignoranza radical-shick . Il calore di Roma, spesso mistificato in supponenza e svogliataggine grazie a le corde della sua chitarra e alla presentazione di contesto e ragione delle composizioni è stato rivelato e diffuso, trovando i numerosi astanti compiaciuti.

Così la “Società dei Magnaccioni” non è più facile verità per i criticoni, ma è realmente una sorta di presa in giro o di rituale per quelle persone che non erano prese dall’amore del lavoro, e le stornellate amorose hanno convinto per la delicatezza insita nella melodia e nel verso che il vero uomo di Roma non è sentimentale, ma semplicemente amante. Cosa difficile da apprezzare oggi, date le correnti inquinate che spostano l’essenza dell’umanità in confusi pasticci di sesso inqualificabile, ma valorizzata da chi ancora segue la luce di Roma come fonte di unione di sapienza e natura, vale a dire umanità. Non si veda questo sotto la cupola di dubbi pastori, ma nella mandra, o mangiatoia, che ha visto ingigantirsi la parola di chi crea e vuole che si crei senza globalistiche catene, per essere gregge di liberi in libera terra.

Il ventaglio di motivi e canzoni romane è stato ampio e gradito, l’esperienza musicale di Amici e la chiara esposizione di Sangiuliano sono stati intima convinzione che è doveroso e vera bellezza il mantenere sempre l’ individualità ed il carattere che esprime ad alta voce la filiale appartenenza alla Nazione Italia, con buona pace dei lividi esseri che ne parlano male come le vecchie prefiche per puro gusto di essere politically correct.

Una serata difficile da dimenticare e portatrice di nuove amicizie e nuovi legami nel segno di ciò che deve essere l’Unione Europea: un accordo di anime, di popoli, di culture in pace. E che le banche tacciano.

Marilù Giannone

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