domenica, 22 Settembre 2019
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Autore: Sabina Incardona

Nessuno si salva da solo (ma anche sì)

Delia (Jasmine Trinca) e Gaetano (Riccardo Scamarcio) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia, che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista. Gaetano è uno sceneggiatore di programmi televisivi. Delia e Gaetano si incontrano per una cena in un ristorante. Devono apparentemente discutere dell’organizzazione delle vacanze dei loro figli. Ma presto capiamo che quell’incontro servirà ai due protagonisti per compiere un viaggio dentro la loro storia d’amore e scoprirne le ragioni della fine. La cena occupa l’intero svolgimento del film, ma attraverso una serie di flash back viene ripercorsa la vita della coppia, dall’entusiasmo dei primi anni di vita in comune, l’amore la passione, ai primi problemi e frustrazioni reciproche che hanno cominciato ad allontanarli, fino alla separazione.

Marco Ferreri, Margaret Mazzantini, Roberto Vecchioni, Sergio Castellitto

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Tor Marancia: un museo a cielo aperto

Nel quartiere romano di Tor Marancia, l’ 8 gennaio scorso è partito il progetto Big City Life, curato da Francesca Mezzano, Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, fondatori della galleria romana di Urban art 999 Contemporary. L’intervento è stato realizzato in 70 giorni da 20 artisti, provenienti da tutto il mondo, utilizzando 756 litri di vernice e 974 bombolette spray. Le opere ricoprono facciate alte 15 metri, per un totale di 2610 metri quadri di spazio pubblico e misurano 145 metri quadri l’una. Le palazzine sono quelle dell’ ATER in via Annio Felice.
Un’opera ambiziosa che punta a trasformare il lotto degradato di un quartiere popolare in un museo a cielo aperto, con la collaborazione dei residenti, i laboratori artistici e professionali, le scuole e le associazioni di quartiere.

ATER roma, street art, Tor Marancia

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Boyhood, 12 anni schiavo

UN FILM di 3 ore, realizzato in 10 anni per narrare 12 anni di una vita_____________una analisi critica di Sabina INCARDONA    

La trama. – Il film racconta la vita di Mason (Ellar Coltrane) a partire da quando era un bambino di 6 anni, percorrendone le vicende familiari, il rapporto coi genitori divorziati (Ethan Hawke e Patricia Arquette) e la crescita personale e sentimentale. Il tutto nell’arco di tempo reale di 12 anni (2002-2013).
Dodici anni di lavorazione per quasi tre ore (superflue) di proiezione, finita la quale ti trovi a ricollegare/giustificare ogni riflessione nell’ottica di “Oh, però l’ha girato in 12 anni!”

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Il nome del figlio

IL NOME del FIGLO – una recensione di Sabina Incardona

Dopo sette anni di assenza Francesca Archibugi torna alla regia: IL NOME del FIGLIO, tratto dalla pièce “Le prénom di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière”, già portata sul grande schermo da loro stessi con Cena tra amici (2012). Non è però, non è la solita commedia scopiazzata (male) dai “cugini” d’oltralpe.

Gli sceneggiatori Archibugi e Francesco Piccolo hanno lavorato per adattare, ridefinire, ricalibrare il copione francese alle nostre latitudini, in primis quelle capitoline: Parioli, Pigneto, Casal Palocco, dimmi dove abiti e ti dirò chi sei. A Roma come mai altrove.

Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, tra Cechov - Germi e Scola

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BirdMan, la sagra dell’Ego

“BIRDMAN” – un film  dai tanti Oscar …. in una recensione e radiografia, a cura di Sabina Incardona

La traduzione italiana letterale di plan-séquence è “inquadratura-sequenza’” ed evoca in modo efficace l’idea di un’inquadratura che coincide con la durata di una sequenza, ovvero di una sequenza interamente composta da una sola inquadratura, cioè da un solo piano (dal francese plan). – Definizione di “piano-sequenza” da Enciclopedia del cinema 2004.

da Alfred Hitchock a Alejandro Inàrruto, Golden Globe, Miccharl Riggan/Keaton

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Mad Shepherd

A ROMAN BAND ALTERNATIVE ROCK _________________di Sabina INCARDONA

E poi una sera decidi di affrontare dopo anni le insidie di ”Roma by night” in zona Trastevere. E ti accorgi che la fatica è valsa una bella scoperta.  Si dice che chi cerca trova. Personalmente la conoscenza di persone, posti e cose care è spesso stata frutto di momenti di noia o pigrizia superati alzandosi con l’aiuto di un argano dal divano.

Così è accaduto qualche sera fa in un’enoteca del centro, entrata in compagnia per bere un bicchiere nella convinzione voluta e cercata di recarmi in uno di quei luoghi silenziosi come biblioteche, mi ritrovo nel bel mezzo del sound-check di un gruppo di musicisti. Il resto è quanto ho scoperto chiacchierando con loro e andando in cerca di informazioni che rendessero meno superficiale l’acquisto del cd di questa band italiana emergente.

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