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Autore: Roberta Spinelli

Anche in Italia si festeggia il One Day, giornata mondiale di Kiwanis

Anche quest’anno, il primo sabato del mese di aprile, il Kiwanis di tutto il mondo celebra il One Day,  la giornata mondiale del Kiwanis che, insieme alla giornata internazionale per i diritti dell’infanzia, rappresenta uno dei momenti più importanti per i club sparsi in tutto il mondo. Nel One Day, che quest’anno coincide con il 2 aprile, i soci della famiglia Kiwaniana e le comunità di tutto il mondo si uniscono per trascorrere una giornata attiva dando libero spazio alla propria creatività e dedicandosi ad un service o ad un’attività a favore della comunità e dei bambini. Poche ore di volontariato ciascuno che, si stima, possano raggiungere il milione di ore di volontariato pari a circa 17 milioni di dollari!  Anche quest’anno, circa 600.000 soci della famiglia Kiwaniana, che include evidentemente gli S.L.P. (Programmi sponsorizzati), parteciperanno ai progetti di service nelle loro comunità durante la Giornata Mondiale Kiwanis.
Anche i club italiani, sotto la guida e la spinta motivazionale del Governatore Antonio Maniscalco, non potevano rimanere indifferenti e, come sempre, ci si  è attivati al fine di organizzare incontri, convegni ma soprattutto proporre attività, avendo sempre come punto di riferimento il motto che unisce tutti in questo anno: Noi a difesa dei bambini.
Il One Day, insomma, deve esser considerato dai kiwaniani, non solo un giorno di festa ma, soprattutto, un’opportunità per fare di più e meglio a favore e in difesa dei bambini, in un momento storico in cui vengono meno proprio i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.
L’invito a partecipare numerosi è arrivato proprio dal Governatore Maniscalco. «E’ importante dimostrare, come cerco anche di fare personalmente spostandomi da una parte all’altra dell’Italia, che il Kiwanis è soprattutto azione e impegno a difesa dei bambini. In questo anno abbiamo proposto service che meritano di esser attenzionati, se non altro perché, grazie alla sensibilità e all’importanza che diamo ai più piccoli, siamo riusciti ad individuare temi quanto mai attuali e che, solo negli ultimi mesi, stanno emergendo e si stanno rilevando argomenti di importanza nazionale. Mi riferisco ad esempio all’obesità infantile, all’epilessia infantile, alle bio banche pediatriche, al cyber-bullismo. Senza dimenticare tutti gli altri service. Ogni club ha molte possibilità per rendersi partecipe di una giornata a noi dedicata, anche grazie agli inviti e sollecitazioni fatti dalla chair distrettuale per il One Day, Raffaella Crucitti, cui va il mio personale ringraziamento.  La giornata mondiale del Kiwanis deve esser, dunque, un’occasione per trascorrere insieme qualche ora e per contribuire al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti all’inizio di questo anno. Nel corso della giornata kiwaniana riusciremo a capire meglio, attraverso le attività che ogni club deciderà di fare, quanto ci si senta vivi e quanto possa riempire l’essersi reso utile e partecipe del futuro. Perché, ricordiamolo, i bambini sono il nostro futuro e Noi abbiamo il dovere di difendere e migliorare il nostro futuro!»

Migranti la Commissione sollecita gli Stati membri ad agire con urgenza

Dopo un anno dai primi provvedimenti decisi per contribuire ad affrontare la crisi dei rifugiati che colpisce gli Stati membri dell’UE e i paesi vicini, la Commissione europea ha riferito sull’attuazione dei meccanismi temporanei di ricollocazione di emergenza e sul programma europeo di reinsediamento.

Al 15 marzo erano stati ricollocati dalla Grecia e dall’Italia appena 937 richiedenti asilo: il ritmo dei trasferimenti è insoddisfacente, anche se si stanno manifestando i primi segnali di una tendenza più positiva. L’esperienza delle prime settimane di marzo, quando sono state prontamente ricollocate 287 persone (di cui 241 dalla Grecia), mostra che la ricollocazione può funzionare più rapidamente se gli Stati membri si impegnano sul serio. Il fattore più importante nel rallentamento del processo è la mancanza di volontà politica da parte degli Stati membri, che si è tradotta in un numero limitato di offerte di ricollocazione e nella lunghezza dei tempi di risposta, impedendo al programma di diventare un’alternativa a percorsi pericolosi e irregolari. Nella relazione odierna la Commissione rivolge alcune specifiche raccomandazioni agli Stati membri di ricollocazione, esortandoli ad aumentare gli impegni assunti e ad abbreviare i tempi di trattamento delle domande. La Commissione ha invitato gli Stati membri a limitare i controlli di sicurezza supplementari ai casi giustificati, a offrire pacchetti di informazione prima della partenza e a reagire appena possibile al bando dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo per l’assunzione di esperti. Le preferenze espresse dagli Stati membri per la selezione dovrebbero servire unicamente a migliorare il processo di abbinamento ai fini di una maggiore integrazione, e non a respingere domande di ricollocazione. La Grecia e l’Italia sono esortate a migliorare la capacità di coordinamento, accrescere la capacità di accoglienza, evitare il rischio di fuga dei candidati, e adeguare e migliorare le procedure di ricollocazione dei minori non accompagnati.

Secondo Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza «Gli Stati membri dell’UE si sono giuridicamente impegnati a ricollocare 160 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale, e hanno ribadito questo impegno in varie occasioni” La situazione umanitaria in Grecia – ha proseguito il Commissario–   si aggrava ogni giorno di più: è urgente che gli Stati membri onorino i loro impegni per impedire l’ulteriore deteriorarsi della condizione dei rifugiati nel paese. Dobbiamo aumentare in modo sostanziale le ricollocazioni nei prossimi giorni e nelle prossime settimane».

Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito da due decisioni del Consiglio del settembre 2015, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare 160 000 persone dall’Italia e dalla Grecia (ed eventualmente da altri Stati membri) entro settembre 2017. L’8 giugno 2015 la Commissione ha adottato una proposta su un programma europeo di reinsediamento e a seguito del vertice dei leader dell’UE con la Turchia del 29 novembre 2015, è stato adottato il piano d’azione UE-Turchia. Scopo del programma volontario di ammissione è aiutare la Turchia a gestire i flussi sempre più consistenti di rifugiati, nonché offrire un modo sicuro e legale di raggiungere l’Europa alle persone realmente bisognose di protezione.

Le principali difficoltà, constatate sul reinsediamento, derivano dalle differenze tra gli Stati membri in termini di criteri di scelta, durata delle procedure, strumenti di integrazione e numero di posti disponibili. Pongono problemi anche la mancanza di capacità di accoglienza e i ritardi nel rilascio dei nulla osta di uscita nei paesi terzi.

Il Consiglio europeo del 7 marzo ha, infine invitato ad accelerare l’attuazione della ricollocazione, per alleviare il grave onere che pesa sulla Grecia. La relazione odierna risponde alle conclusioni del Consiglio, all’obbligo previsto all’articolo 12 delle due decisioni del Consiglio sulla ricollocazione e all’impegno assunto dalla Commissione nella tabella di marcia “Ritorno a Schengen”.

17 marzo- Convegno: Dall’Italia all’Europa, confrontarsi per migliorare

Il Convegno, in programma per giovedì 17 marzo è organizzato dall’Osservatorio eGovernment con la collaborazione della Scuola nazionale della Pubblica Amministrazione e vedrà la presenza della DG Connect della Commissione Europea, e sarà l’occasione per discutere di eGovernment, governance e strategia dell’innovazione in Italia e in Europa.

OSSERVATORIO: eGovernment
PRESSO: Aula Magna della Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione – SNA, Via Maresciallo Caviglia n.24, 00135 Roma
ORARIO: 9:30/13:00

programma-convegno-egovernment-2016

 

Sostegno alle PMI: Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria siglano accordo

Il Gruppo Intesa Sanpaolo, rappresentato da Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo  e Piccola Industria di Confindustria, presieduta da  Alberto Baban hanno rinnovato, a Roma,  la partnership che li vede collaborare a sostegno delle PMI dal 2009. Fino alla nuova scadenza, fissata a settembre di quest’anno, le piccole e medie imprese continueranno a usufruire dei servizi e degli strumenti a sostegno del loro rafforzamento previsti dal quinto Accordo nazionale di luglio 2014 e dalla successiva integrazione di settembre 2015. In più, con la proroga viene aggiunto un nuovo e importante intervento finanziario a favore delle aziende che usufruiscono dei superammortamenti al 140% previsti dalla Legge di Stabilità 2016 per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi. Il ricorso al “bonus del 140%”, infatti, consentirà alle imprese di accedere a un finanziamento a medio lungo termine concesso da Intesa Sanpaolo fino al 100% dell’investimento, oltre a un’ulteriore linea di credito fino al 40% per smobilizzare i crediti derivanti dalla crescita aziendale generata dall’investimento.Intesa Sanpaolo ha già selezionato le prime 22.000 PMI che esprimono un potenziale di investimento pari a 10 miliardi di euro al fine di contattarle entro tre mesi per proposte finanziarie a sostegno degli investimenti produttivi. L’intesa rinnovata oggi rappresenta un ulteriore sviluppo della quinta fase di un percorso che Piccola Industria di Confindustria e Intesa Sanpaolo hanno intrapreso dal 2009 per mettere a disposizione delle PMI strumenti e soluzioni in linea con l’idea di una finanza sempre più strategica, al servizio della crescita e della competitività del sistema imprenditoriale del Paese. Il quinto Accordo, siglato a luglio 2014, ha dato continuità ai contenuti dei precedenti accordi nazionali, ed ha introdotto anche importanti elementi di novità in tre ambiti strategici: crescita, export e internazionalizzazione, innovazione. Per sensibilizzare ulteriormente le imprese sull’importanza di investire in innovazione, a settembre 2015 è stato siglato uno specifico addendum focalizzato sulle opportunità introdotte dall’Investment Compact per le PMI innovative e sulle iniziative attivate dalla Banca per dare impulso ai loro processi di innovazione.
«
Intesa Sanpaolo- ha dichiarato Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo–  ha accolto molto positivamente l’iniziativa introdotta dalla Legge di Stabilità per favorire il rinnovamento tecnologico delle imprese. Ovunque vediamo segnali di ripresa che dovrebbero spingere le aziende, anche di piccole dimensioni, a investire in innovazione per dotarsi di tecnologie d’avanguardia e di know-how adeguato per crescere ed essere competitive sui mercati internazionali. Il nostro obiettivo è fornire sostegno finanziario a chi vuole cogliere le opportunità offerte dai benefici fiscali introdotti dalla Legge e da un momento storicamente unico per le condizioni finanziarie e i bassi tassi di interesse».
L’accordo integrativo ha incluso la condivisione e promozione congiunta della piattaforma di business matching Tech Marketplace tra imprese innovative e ha dato vita a un ciclo di incontri realizzati da Intesa Sanpaolo e Piccola Industria di Confindustria sul territorio per promuovere, assieme ai referenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo Economico, la conoscenza della policy relativa alle PMI innovative. Il roadshow – che proseguirà anche nel 2016 – terminerà con l’incontro nazionale dedicato alle “Pmi innovative” che hanno raccolto la sfida e si sono iscritte alla Sezione speciale del Registro imprese.

Sanità: anche il Ministero punta a valorizzare il ruolo del coordinatore infermieristico

Valorizzazione del ruolo del coordinatore infermieristico e delle altre professioni sanitarie per attuare le scelte di nuova organizzazione del lavoro in sanità previsto dal Patto per la Salute è l’obiettivo dell’iniziativa svolta al Ministero della Salute dal Coordinamento nazionale caposala-coordinatori, patrocinato e promosso dal Sottosegretario De Filippo. All’iniziativa hanno partecipato tutti gli attori protagonisti del cambiamento in corso organizzativo e contrattuale: Governo, Regioni, Fiaso, Ipasvi e Sindacati. «Il nuovo assetto della sanità che si sta costruendo nelle Regioni relativo alla valorizzazione  delle cure primarie con una sanità sul territorio 24 ore al giorno 7 giorni alla settimana ed il nuovo assetto dell’ospedale per intensità di cura – ha affermato il Sottosegretario De Filippo – non possono che avere come protagonisti centrali e strategici proprio i coordinatori infermieristici e delle altre professioni sanitarie, ai quali compete il ruolo di registi e gestori di questo processo innovativo. Il contratto dovrà dare risposte adeguate alla valorizzazione del ruolo dei coordinatori, dando chiarezza e certezza nell’affidamento dell’incarico ai coordinatori, un preciso inquadramento normativo ed economico degli stessi coordinatori, oggi diversificato, partendo dall’esperienza positiva già attuata nelle Regioni cosiddette più avanzate, realizzando un vero e proprio inquadramento manageriale».

Roma- Presentazione del rapporto Eurobarometro per l’Italia

Si svolgerà giovedì 10 marzo, a partire dalle 11:30, presso la Sala Natali della sede italiana della Commissione europea, sita in Via IV Novembre, 149, il Rapporto Eurobarometro per l’Italia. L’incontro, moderato dal giornalista di Rainews24, Roberto Vicaretti, sarà introdotto da Emilio Dalmonte (Commissione europea) e vedrà intervenire il prof. Mario Morcellini (Università La Sapienza), Dino Pesole (Il Sole 24 ore) e Marco Ricceri (Eurispes).
L’Eurobarometro è il sondaggio europeo che si occupa di analizzare l’opinione dei cittadini sulle politiche europee e l’Unione nel suo insieme.

Roma: All’Umberto I per parlare di cyberbullismo

Il Corecom Lazio in collaborazione con l’ospedale Umberto I di Roma e l’associazione ABIO Roma onlus -Associazione per il Bambino in Ospedale, organizza lunedì 29 febbraio un incontro rivolto ai giovani pazienti di vari reparti dell’ospedale e agli studenti di alcuni Istituti scolastici dell’ospedale, sul tema del cyberbullismo e dei pericoli della rete

Roma – Aula Magna del Policlinico Umberto I
viale Regina Margherita 324  
ore 10.00 – 12.30

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All’Umberto I un incontro con i giovani per parlare di cyberbullismo

Contrastare il cyber bullismo e informare i giovani sui rischi della rete, sono gli obiettivi principali dell’incontro in programma per lunedì 29 febbraio, 0rganizzato presso l’aula magna pediatrica del Policlinico Umberto I, dal Corecom in collaborazione con l’Ospedale Umberto I e con l’associazione ABIO Roma onlus -Associazione per il Bambino in Ospedale.

Protagonisti della mattinata saranno i bambini degenti di diversi reparti dell’ospedale e gli alunni che frequentano gli Istituti comprensivi “Tiburtina Antica 25” e “Pietro Maffi”. Come per gli altri eventi rientranti, con quello organizzato presso l’Umberto I, nel progetto Media Education del Corecom Lazio, i ragazzi rivolgeranno le loro domande sulla sicurezza in Rete agli esperti della Polizia postale. È prevista la partecipazione di diverse autorità di particolare rilievo.

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Roma- al CNEL un dibattito sul lavoro oggi in Italia

Si svolgerà lunedì 29 febbraio alle ore 15.00 nella sede del CNEL a Roma un dibattito, introdotto da Luciano PERO, sul tema il “lavoro oggi in Italia”. Ne discuteranno Marco BENTIVOGLI, Pietro DE BIASI, Giorgio DE RITA,Vito GAMBERALE, Tommaso NANNICINI. L’incontro è statao organizzato in occasione dell’uscita del libro Le persone e la fabbrica. Una ricerca sugli operai Fiat Chrysler in Italia (Edizione Guerini Next)

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Ue e migranti: i progressi di Italia e Grecia

Dopo aver presentato l’agenda europea sulla migrazione, che ha sancito un approccio globale per migliorare la gestione della migrazione in tutti i suoi aspetti, a distanza di dieci mesi la Commissione europea ha riferito in merito ai progressi compiuti nell’attuazione delle misure per affrontare la crisi dei rifugiati e dei migranti in Italia, in Grecia e lungo la rotta dei Balcani occidentali. Nel periodo di maggiore crisi le Squadre specializzate della Commissione, in modo costante e con disponibilità h24, hanno lavorato sul campo a fianco delle autorità greche e italiane per approntare i punti di crisi e accelerare le procedure per lo screening, l’identificazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti e così agevolarne la ricollocazione. Sul fronte greco solo uno dei cinque punti di crisi, quello a Lesbo, è attualmente pienamente operativo.

Il governo greco ha chiesto sostegno all’esercito per rientrare nella data di scadenza prevista (metà febbraio) pur cercando di effettuare l’identificazione e la registrazione dei migranti che vengono fatte, dove possibile, in strutture temporanee. Le autorità greche stanno apportando miglioramenti al funzionamento dei punti di crisi e hanno finalizzato le procedure operative standard e le nuove procedure di sbarco, istituendo collegamenti diretti verso i punti di crisi per le persone che sbarcano sulle isole.

Nella relazione a firma della Commisisone europea, viene evidenziato un positivo aumento nella percentuale di rilevamento delle impronte digitali dei migranti , che è passata dall’8% nel settembre 2015 al 78% nel gennaio 2016. Una volta pienamente operativi, i punti di crisi in Grecia, secondo quanto riportato nella relazione,  dovrebbero avere la capacità di rilevare le impronte digitali di circa 11.000 persone al giorno, una cifra ben superiore alla media di arrivi giornalieri di gennaio. Per rafforzare l’azione sul campo, Frontex ha inviato sulle isole esperti di alto livello specializzati in falsi documentali al fine di individuare documenti falsi e ha istituito pattuglie costiere a Lesbo, Chios e Samos, ottenendo risultati positivi.

Poco soddisfacenti sono invece le 218 ricollocazioni su 66400 persone che sono arrivate in Grecia e hanno bisogno di protezione internazionale. Solo 15 Stati membri hanno dato la loro disponibilità alla Grecia per un totale di 1081 posti, mentre 16 Stati membri hanno nominato ufficiali di collegamento per coadiuvare il processo sul campo. L’impegno delle autorità greche sta nel migliorare le capacità di registrazione aprendo un secondo ufficio a Samos, dove ora funzionano infrastrutture di alloggio e trasferimento, con il sostegno dell’OIM e dell’UNHCR.

Dall’inizio del 2015, la Grecia ha effettuato 16.131 rimpatri forzati e 3.460 rimpatri volontari assistiti di migranti per motivi economici che non avevano diritto a ottenere asilo in Europa. Ciò rimane insufficiente alla luce degli oltre 800.000 arrivi del 2015.

Molto meglio la situazione italiana dove, seppur a rilento, sono stati attivati due dei sei punti di crisi individuati dalle autorità italiane (a Lampedusa e a Pozzallo), mentre un terzo (Trapani) sarà pienamente operativo una volta terminati i lavori di ristrutturazione. Urgenti lavori sono in corso di ultimazione anche a Taranto. Procedono invece a rilento i lavori per i punti di crisi ad Augusta e Porto Empedocle/Villa Sikania che non sono ancora stati finalizzati, seppur una decisione per questi ultimi è essenziale alla luce del probabile aumento dei flussi migratori durante il periodo estivo.
I due punti di crisi operativi (Lampedusa e Pozzallo) hanno raggiunto una quota di rilevamento delle impronte digitali del 100% per gli sbarchi più recenti. La percentuale di rilevamento delle impronte digitali dei migranti è aumentata significativamente, passando dal 36% nel settembre 2015 all’87% nel gennaio 2016. Una volta pienamente operativi ed equipaggiati, i punti di crisi in Italia dovrebbero avere la capacità di rilevare le impronte digitali di circa 2 160 persone al giorno, una cifra ben superiore alla media di arrivi giornalieri di gennaio.

Nonostante sia iniziata qualche settimana prima che in Grecia, la ricollocazione dall’Italia procede tuttora a un ritmo di gran lunga inferiore a quello necessario per conseguire l’obiettivo generale di trasferire in due anni 39600 persone bisognose di protezione internazionale. In totale ad oggi sono stati ricollocati 279 richiedenti asilo, mentre sono state trasmesse ad altri Stati membri 200 richieste di ricollocazione in sospeso. Fino ad oggi solo 15 Stati membri hanno reso disponibili posti per la ricollocazione, impegnandosi ad accogliere 966 persone, mentre 20 Stati membri hanno nominato ufficiali di collegamento per coadiuvare il processo sul campo. Questa bassa percentuale è dovuta in gran parte al fatto che fra i migranti giunti in Italia pochi sono ammissibili alla ricollocazione.

Nel 2015 l’Italia ha effettuato più di 14.000 rimpatri forzati di persone che non avevano diritto all’asilo e nell’ambito di Frontex ha partecipato a 11 voli di rimpatrio congiunti di richiedenti asilo respinti provenienti da altri Stati membri. Come evidenzito dalla Commissione presieduta da Juncker, si tratta di un dato insufficiente alla luce degli oltre 160.000 arrivi del 2015.

Seppur il sistema di accoglienza italiano risulta esser largamente sufficiente per le esigenze del sistema d’asilo italiano,vi sono invece evidenti e gravi lacune per quanto riguarda gli alloggi pre allontanamento: sono infatti disponibili solo 420 posti rispetto ai 1252 previsti dalla tabella di marcia sottoposta alla Commissione.

Quest’ultima ha adottato una decisione che modifica il programma dei fondi strutturali 2007-2013 “Sicurezza per lo sviluppo” in Italia, riorientando fondi fino a 124 milioni di euro a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale per cofinanziare le misure intraprese dall’Italia per il salvataggio dei migranti in mare. L’impegno da parte del Presidente Juncker è massimo così come la volontà di vincere una partita che la Ue sta giocando per non vedere cadere il sogno di un’Europa Unita. In questa direzione, il ripristino di una gestione ordinata delle frontiere sulla rotta Mediterraneo orientale/Balcani occidentali rappresenta la priorità assoluta per l’Unione europea.

Identità migranti: un convegno su temi di attualità

S i è svolto a Firenze, presso la Regione Toscana,  l’interessante convegno, organizzato e promosso dal Monvimento 5 Stelle, dal titolo “Identità migranti” che ha visto intervenire, tra gli altri, il professor Luciano Bozzo e il deputato M5S (organizzatore) Manlio Di Stefano.

L’Agenzia Consul Press ha deciso di riproporre il convegno in versione integrale per permettere di cogliere al lettore i vari spunti di riflessione su un argomento oggi importante e su cui anche l’Italia gioca una partita importante.

 

Il Woir premia il reparto di Neurochirurgia del Gemelli per l’eccellenza del servizio

La Sanità in Italia funziona ed è fatta di anche di eccellenze. Ad attestarlo l’Organizzazione Mondiale per le Relazioni Internazionali (www.woirnet.org) che di recente ha premiato il Reparto di Neurochirurgia della Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” per la qualità del servizio erogato ai pazienti. Oltre alla grande professionalità dei chirurghi e le macchine altamente tecnologiche di cui dispone il reparto, i funzionari del Woir hanno evidenziato un altro fattore che ha fatto scaturire in loro la decisione di premiare l’ospedale italiano. Nel reparto, infatti, i funzionari del Woir hanno riscontrato una spiccata qualità degli operatori di infondere fiducia ai pazienti che, spesso, entrano nella speranza e desiderio di ritornare presto a casa. Quello della neurochirurgia non è un caso isolato. I funzionari della World Organization for International Relations, per voce di Emilia Lordi-Jantus, già funzionaria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) e del Programma Alimentare Mondiale (Wfp) ed ora Segretario Generale WOIR, hanno voluto evidenziare come anche i medici di altri reparti si dimostrano persone di grande umanità, continuamente in contatto con i pazienti. «La World Organization for International Relations ringrazia dunque tutti i medici del Policlinico Gemelli per la loro competenza, la loro dedizione, la loro umanità ed il loro amore per una professione in cui chi la esercita deve spesso confrontarsi con i momenti di maggiore fragilità dell’essere umano: la scoperta di una malattia e la speranza di una cura». Il ringraziamento speciale è andato però ai medici della Neurochirurgia che secondo la Lordi-Jantus: «è un reparto dove si infondono speranze» e che può esser inserito tra le migliori realtà a livello europeo.

 La WOIR

Fondata nel 1978 per iniziativa di Emilia Lordi-Jantus, la World Organization for International Relations (Woir) si prefigge di contribuire in maniera indipendente allo sviluppo e all’applicazione delle Relazioni Internazionali e di preservare così l’armonia nel mondo. La Woir è un’organizzazione internazionale che si propone dunque di sostenere gli sforzi volti ad eliminare i motivi di conflitto tra le nazioni, promuovere la cooperazione internazionale ed operare al servizio della causa della pace e della difesa dei diritti umani. I settori di intervento prioritari della Woir (global issues) includono: pace e sicurezza, sviluppo, diritti umani, questioni umanitarie, diritto internazionale, cambiamenti climatici, ambiente, alimentazione e agricoltura, acqua e risorse naturali, salute. La Woir è accreditata presso il Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite come organizzazione internazionale non governativa (Oing).

Ddl Cirinnà l’appello del Ministro Lorenzin alle donne in Parlamento

«Il corpo della donna non è un forno, che si accende per far cuocere una torta; la torta di un altro, che quando la torta è cresciuta al punto giusto, spegne il forno, prende la torta e la porta via. In tutto il mondo c’è un’antica battaglia da proseguire contro la mercificazione del corpo delle donne e dei bambini.» Sono le parole con le quali il Ministro alla salute Beatrice Lorenzin, ha iniziato la lettera indirizzata alle donne in Parlamento e postata nei su Facebook. Un appello accorato ed un richiamo alla sensibilità femminile, al senso materno e all’aberrazione di portare in grembo per nove mesi una creatura magari non sua e solo a fini economici.
«L’incubo peggiore per una donna – prosegue il Ministro – è vedersi strappare il figlio appena partorito. La donna ancora schiava, ieri come oggi, costretta a cedere ai padroni i propri neonati per non vederli mai più. Cambia il linguaggio, oggi lo chiamano “utero in affitto”, e la destinazione d’uso del nascituro, ieri forza lavoro, oggi diritto di soddisfare un bisogno individuale. È un nuovo commercio internazionale, di organizzazioni complesse e criminali capaci di produrre enormi guadagni,  tutto costruito sulla pelle delle donne in condizione di povertà, sui loro corpi fertili: ovociti che si comprano e si vendono su cataloghi, donne trattate come pezzi di ricambio in un mercato planetario.
Non c’entrano niente scelte personali, che non sono in discussione, come giustamente hanno ricordato femministe da tanti paesi diversi che si sono trovate ieri a Parigi proprio per chiedere che questa pratica diventi reato universale, che sia perseguita ovunque. Qua siamo davanti a un mercato di donne e bambini, una compravendita vera e propria, con tanto di contratti vessatori nei confronti delle madri surrogate, e con i neonati che, come ogni merce che si rispetti, vengono pure rifiutati se “difettosi” da chi li ha commissionati, se non rispondono alle richieste di chi ha pagato per ottenere un bambino in cambio di denaro. È il mercato che si impossessa della vita delle persone, è la forza del più ricco esercitata in danno del più povero, è la frantumazione di ogni etica.»
Nello scrivere di ultraprostituzione, la Lorenzin è convinta che, senza ipocrisia vada denunciato «ogni tentativo di regolamentazione che, in un regime di negoziazione del prezzo della gestazione e della vita stessa della mamma e del bambino, sarebbe illusoria.»
Il Ministro, rivolgendosi alle donne in Parlamento, ha chiesto aprire una discussione, che sia «franca e senza ipocrisie, sull’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso del Ddl Cirinnà, che si traduce automaticamente nella legittimazione dell’utero in affitto e dell’eterologa. Tutto questo non ha nulla a che fare con il riconoscimento, giusto per me, delle unioni civili e del rispetto per le coppie omosessuali. In gioco ci sono i diritti dei bambini che ancora devono nascere ad avere una madre e un padre, e i diritti delle donne che in questo nostro tempo impazzito sembrano essere regrediti perché evidentemente abbiamo dimenticato le battaglie delle nostre madri. Questa è una frontiera tra tutte noi del mondo occidentale, privilegiate, istruite, ricche, e tutte le altre, costrette a subire abusi di ogni genere, private di diritti civili e istruzione, ridotte a schiave e oggi trattate come mere fattrici di organi e bambini da vendere sul mercato.»
Per la Lorenzin «la preoccupazione  deve focalizzarsi sui bambini che già ci sono e che hanno diritto a ogni tutela, al di là di come sono stati concepiti. Ma se il tema è questo, e solo questo – conclude la lettera – la soluzione noi donne di buon senso la troveremo senza fare entrare dalla finestra quello che giustamente abbiamo sempre detto di volere tenere fuori dalla porta. Non confondiamo le unioni civili con la stepchild adoption.»

Il mondo profumato della Soliani. Vizi e virtù di un’artista divina

Una donna che ha e può tutto: così si presenta e appare Hilde Soliani, agli occhi di chi la incontra per la prima volta. Sicura, visionaria e ambiziosa, una vera “prima donna”, nubile d’oro nata e cresciuta in una famiglia borghese di Parma, abituata sin da piccola a frequentare ambienti di cultura, a mangiar bene e non farsi mancare nulla. Educata da una mamma imprenditrice stacanovista e coccolata dell’affetto di un padre con il quale ha creato un rapporto simbiotico che li ha uniti fino alla morte di lui, portatole via da un tumore, ma che vive con lei e in lei.
Occhi verdi e un sorriso che non si dimentica, Hilde continua a raccontare la storia della sua vita che sembra ancora non aver scritto che per metà; un libro, il suo, che sfoglia e rilegge ogni qual volta racconta episodi del suo passato e aneddoti legati alle sue creazioni ed illuminazioni. Dal carattere fiero e deciso, al punto da metter in soggezione chi le parla, la Soliani, artista indipendente appartenente a quella categoria di persone che non deve chiedere mai, che non si abbassa alle logiche del mercato né svende la sua arte e che sembra avere più vite dei gatti, è in realtà un’instancabile romantica, una donna sensibile, dolce ma non smielata, che, proprio grazie a quella sua capricciosa insoddisfazione, ha trovato, nel suo passato, la strada per il futuro. Dopo quarant’anni di attività in azienda come consulente di marketing internazionale, le è bastato un solo anno sabbatico per stravolgere completamente la sua vita. Ritornata in teatro, dove vi rimane per dieci lunghi anni, inizia a disegnare gioielli e, riprendendo un’arte di famiglia, a realizzare profumi. Mai avrebbe pensato di diventare erede di un grande tesoro: il naso della nonna, una capacità olfattiva di catturare fragranze e di farle vivere in profumi che sono per lei sempre la massima espressione di libertà.
Iniziato quasi per gioco e come svago, in breve tempo, il mondo dei profumi, è diventato tanto predominante al punto di trasformarsi, esso stesso, in parte integrante della sua vita. Ogni profumo, rivela, racchiude un momento o una tappa della sua vita e, per dirla con le sue parole, «rappresenta la compensazione alle mie mancanze e per questo suscita in me, di volta in volta, una specifica emozione”. Bastano alcuni esempi per capire esattamente cosa intende. «Dopo due anni dalla decisione di abbandonare il lavoro in azienda ebbi un incidente bruttissimo. Ricordo che fumavo sigari e nell’ultimo anno tabacco. Dopo l’incidente mi mancava così tanto fumare che mi sono fatta un profumo che sapesse di tabacco e caffè che poi ho dedicato al mio papà, si chiama infatti Bell’Antonio, che ho inserito nella linea Teatro, l’ho fatto sempre in parallelo a quello della cucina e mi ricordava quando a Parma, mio padre mi portava alle opere liriche. Erano giornate fredde, invernali dove la gente vestita bene fumava la pipa o il sigaro e io sentivo in lontananza il profumo del caffè provenire dal bar. Poi, entrati in teatro, ci si accomodava in loggione dove si andava per ascoltare buona musica e, tra una pausa e l’altra, mangiare il buon salame di Parma e la malvasia».
Colmare le mancanze e vivere in libertà: questi gli ingredienti che rendono così personali i profumi di Hilde, che – come una sarta – “cuce” addosso alle persone che incontra, profumi come fossero seconde pelli. È il caso, ad esempio della sua terza linea, creata nel 2008, un connubio alchemico tra profumi e cucina, perché, come ha sempre dichiarato Hilde: «I cibi si mangiano prima con il naso e gli occhi e poi si assaporano con la bocca». È mai nome fu più appropriato che Gusto e libertà, perché la Soliani – da amante e intenditrice di cucina – quando si reca nei ristoranti cerca di instaurare un rapporto quasi intimo con la creazione dello chef e, come al primo appuntamento, se scocca la scintilla e il piatto le “lascia qualcosa”, lei ripaga racchiudendo quell’emozione in un profumo che regala allo chef, quasi a volerlo ringraziare per quel dono emotivo ricevuto.
«I profumi, i miei – prosegue la regina dei fiori e delle fragranze – sono parte della mia anima, delle mie passioni, delle mie tragedie o felicità, dei sentimenti che cambiano a seconda del momento. Il profumo è, a mio avviso, un elemento superiore che, come dico a chi mi pone domande sull’argomento, è “elemento dell’anima”, perché serve per farci sentire bene con noi stesse. È uno strumento di comunicazione ed è per noi un’autodifesa, perché anticipa il nostro arrivo e, contemporaneamente, serve per la nostra immagine e per noi stessi, perché ci aiuta a sentirci meglio in ogni contesto, che sia familiare, professionale o sociale. Per questo dico sempre che anche la casalinga deve usare il profumo e metter il rossetto.» Rossetto e champagne sono le due cose alle quali Hilde non rinuncerebbe mai e per nulla al mondo.
La Soliani ha la dote di tenere l’ascoltatore con un piede nel passato e uno nel futuro. Nell’Hilde pensiero, la vita è una palestra di esperienze, che devono esser sempre nuove perché «se lavoriamo sul passato, si rimane sulla tristezza che porta solo malore, mentre occorre esser sempre sereni nella vita». Quindi un suo profumo tipo, magari chiamato Hilde, che la rappresenta e ne racchiude l’esistenza, dovrebbe esser dolce con un tocco di ironia, data dalla fragranza di mandarino piuttosto che arancio, perché, come ci rivela: «Amo gli agrumi, in particolare, limone e bergamotto, così come i dolci e i formaggi; una dolcezza alla quale si arriva e che si gusta solo passando dall’amarezza». Vale a tavola così come nella vita. Il suo profumo tipo, infatti, dovrebbe esser un dolce-salato come la sua unica e vera storia d’amore, misto a frizzante, come una buona bottiglia di champagne e con un tocco amaro dato dal caffè. Per lei la vita è un po’ questo: «dolce-amara e con tante bollicine che, come in una bottiglia di champagne, vanno dal basso verso l’alto e rappresentano infinità, riservatezza, espansività… ma soprattutto tendono verso il cielo!».
Nel corso dell’intervista, la dura e decisa Soliani, lascia il passo alla dolce Hilde, il cui tono si fa più mesto nel parlare di suo padre, del sogno, di una medium, e di un viale di tulipani rossi e gialli. Un presagio, racchiuso in sogno fatto al mare, in Sicilia, in una soleggiata giornata di Novembre.
Il sogno premonitore vedeva protagonista il padre. Da lì a breve avrebbe creato il suo primo profumo, “Il tuo Tulipano Rosso”, che dopo tredici anni rimane in vetta alle classifiche e il più venduto al mondo. Dopo cinque anni, precisamente nel 2008, è nato “Il tuo Tulipano Giallo”, altra perla della Soliani, che però si contende il secondo posto nella classifica con “Stelle di Ghiaccio”, dedicato ad un suo amore, che si è per lei rivelato, gustoso come lo champagne, ma freddo come il ghiaccio. Una storia finita male al punto che, come si fa nella vita, la Soliani non ha solo tagliato con l’uomo che l’aveva fatta soffrire, ma si è sbarazzata, vendendolo, ciò che glielo ricordava: il profumo a lui dedicato.
Un strada in salita, fatta di tanti successi e molte cadute, arricchita da esperienze che hanno portato la Soliani ad un grande cambiamento: il passaggio dall’io di un ego forte, al “Lui”, un compagno che tutti vorremmo e al quale si deve il merito d’aver trasformato la donna del marketing in artista dalla sensibilità divina. Una crisi mistica che l’ha avvicinata sempre più alla chiesa, abbracciando l’ordine francescano e passando dal nero al bianco, colore che predomina nelle sue performance. La donna che non si accontenta e che “può tutto”, non poteva fermarsi ai profumi e, anzi, utilizza questi ultimi, unitamente alla musica, per comunicare con la gente, in luoghi che spesso hanno poco a che fare con laboratori in cui si creano i profumi. D’altronde lei ama le sfide e soprattutto, diciamolo, ama avere successo ed esser circondata da persone spesso non conosciute, con le quali, ogni volta, si mette alla prova, quasi a voler autoconfermare una forte fede e la capacità di cambiare le persone… anche se per poche ore!
Non stanca, la Soliani, artista apprezzata soprattutto all’estero, ha già un’agenda piena per i prossimi due anni. In questo 2016, ci si dovrà preparare ad effetti speciali a partire dal look che ha affidato al visual-artist di fama internazionale, Rosario Valerio Maria Costantino, e che vedrà predominare il bianco, il verde ed il fucsia, in una mise realizzata con l’aiuto del maestro Ettore Matera. Punterà, ancora, a consolidare il marchio per poi aprire, entro il 2017, il primo Store monomarca a Londra. Non poteva, ovviamente, rinunciare a conquistare il grande e piccolo schermo con un format, che lega profumi e cucina, ancora in fase embrionale dal titolo “Senshilde – Dalla Cucina all’Anima”, che sarà, con la raccolta delle riflessioni condivise nel corso delle sue numerose performance, una delle vere grandi rivoluzioni firmate Soliani.
Siamo certi che riuscirà in tutto, come ha fatto fin’ora. E non potrebbe esser il contrario per una perfezionista, protetta dall’Altissimo e mossa da una fede che le permette di conquistare chiunque parlando con il linguaggio del cuore, guardando le persone negli occhi e regalando sorrisi. Tre elementi che uniti ad una viva curiosità che la spinge a non accontentarsi e ad esser sempre “affamata” di nuove esperienze, la rendono irresistibile proprio come i suoi profumi!

Sicurezza delle frontiere e migranti sono i temi centrali su cui è chiamata a riflettere l’EU

 Il tema della Sicurezza delle frontiere e migrazioni è stato al centro dell’incontro organizzato dalla Commissione europea – Rappresentanza in Italia, in occasione della pubblicazione del volume “L’idée d’Europe. L’identitè solidaire en question” e ospitato a Roma presso “Spazio Europa” di via IV Novembre. Di sfide da affrontare per giungere ad un’Europa che sia realmente unita ha parlato, Sandro Gozi, Sottosegretario agli Affari Esteri della presidenza del Consiglio. Nel ricordare che “l’Italia ha avuto grandi ispiratori, che hanno per primi dato il via al federalismo europeo, ma molto pochi interlocutori”, Gozi ha indicato ciò che il Paese può e deve fare: «È finito – ha detto – il tempo del solo dialogo, ora vogliamo e dobbiamo dare il nostro contributo per far ritrovare una nuova ispirazione all’Europa, che deve uscire dalla gabbia di finto umanismo da cui è stata vincolata per troppo tempo.» Secondo il Sottosegretario, per rilanciare l’Europa è necessario riappropriarsi degli obiettivi politici e degli impegni giuridici, cioè, il diritto alla solidarietà e il tema dei valori fondamentali, stando attenti ai veri nemici dell’Europa. Ostili sono coloro che, a detta di Gozi, «mirano solo ad un’Unione politica, vogliono chiudere le frontiere, alimentano la paura del diverso, concetto, questo, che sembra troppo lontano dall’identità europea di cui si parla anche nel volume “L’idée d’Europe. L’identitè solidaire en question”.» Ciò che deve motivare il governo italiano a voltare pagina e dare corpo all’agenda sociale europea è da ricercarsi nel clima diffuso di indifferenza nei confronti dell’Europa, un sentimento di eurodelusione particolarmente in crescita nel nostro paese. «L’Europa – ha sottolineato Gozi – deve parlare ai cittadini, ai quali occorre far capire il senso e le positività dello stare insieme. Se vogliamo esser all’altezza degli ispiratori della Carta di Roma, dobbiamo iniziare a costruire realmente un sistema di asilo politico comune,che deve andare di pari passo alle frontiere esterne: su questo anche l’Italia si gioca la credibilità. Contemporaneamente, con senso di lungimiranza, dobbiamo rilanciare in maniera più ampia il progetto politico europeo.» L’Europa, è risaputo, non ha tempo e occorre lavorare adesso per arrivare preparati al 2017. Il governo italiano è già da tempo impegnato per rilanciare l’integrazione europea che è per il Sottosegretario Gozi «l’unico modo per ritornare alla solidarietà e ritrovare il senso di identità europea, che in questi anni di austerità abbiamo in buona parte perso.»
Il tema della solidarietà , non chiama a riflettere solo l’Europa, ma tocca le singole coscienze. A dichiararlo è stato Alberto Sciumè, dell’Università di Brescia. «Nella traiettoria europea stiamo acquisendo la consapevolezza che l’Ue non solo non deve sfaldarsi ma deve ri-saldarsi  per affrontare temi cruciali che solo in ambito di collaborazione e solidarietà può superare.»
È stato però Cosimo Risi, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ad offrire un quadro chiaro della situazione europea: «La politica interna e quella estera sono la stessa cosa soprattutto in era di globalizzazione e la loro interazione è così forte che non sono scindibili. Allo stesso modo – ha concluso Risi – l’instabilità internazionale si riflette su quella interna e, in egual modo, la dimensione esterna diventa rilevante e incide sul panorama europeo.»
Il progetto “L’idea di Europa” che ha portato alla pubblicazione del volume “L’idée d’Europe. L’identité solidaire en question” e all’organizzazione del convegno su Sicurezza delle frontiere e migrazioni, è frutto della positiva collaborazione tra le Università di Ginevra (Global Studies Institute) e di Brescia (Dipartimento di Giurisprudenza), con la partecipazione della Fondation Jean Monnet (FJM) di Losanna. Lo studio rivela il grande potenziale di collaborazione tra gli attori sul tema portante dell’identità solidale europea. La crisi migratoria, le minacce del DAESH in Libia e altrove e le difficoltà dell’Eurozona spingono l’UE a interrogarsi sui propri fondamenti e in particolare sulla natura umanistica e solidale del progetto europeo.
Seppur interessante, la conclusione de dibattito, moderato dal curatore del volume, Federico Romanelli e arricchito dagli interventi di Emilio Dalmonte (Rappresentanza Commissione UE in Italia), Giancarlo Kessler (Ambasciatore di Svizzera in Italia), Nicolas Levrat (Università di Ginevra) e Paolo Quercia (Center for Near Abroad Strategic Studies), non ha però portato ad altro che ad analizzare la realtà e ipotizzare azioni che possano portare alla concretizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Incontri a parte, la vera partita è quella che si sta giocando a livello europeo, che vede prevalere ancora troppo i nazionalismi dei singoli governi a scapito dell’unità europea ed un’azione comune su sicurezza delle frontiere ed emergenza migranti.

 

A Bruxelles per il resoconto del rapporto lavoro e sviluppi Sociali in Europa nel 2015

Si svolgerà a Bruxelles il 21 Gennaio 2016 la conferenza della Commissione Europea #ESDE2015, organizzata per presentare il resoconto del rapporto lavoro e  sviluppi sociali in Europa nel 2015.
Aperto dal Commissario Marianne Thyssen, l’evento sarà caratterizzato da panel sullo sviluppo delle competenze e il ruolo della mobilità e della migrazione, sul ruolo della protezione sociale nella promozione dell’occupazione e sulla lotta contro disoccupazione di lunga durata, oltre che su lavoro autonomo e imprenditorialità e il ruolo del dialogo sociale .
L’evento potrà esser seguito tramite webstreamed di cui si comunicherà il link, previa registrazione

https://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=88&eventsId=1082&furtherEvents=yes

Gianfranco Maria Chiti da servitore della Patria a soldato di Dio

Uomo di fede, soldato modello, educatore eccezionale e servitore di Dio. Questo era il Generale Padre Gianfranco Maria Chiti, esempio di vita militare e spirituale in una società, quella che tenta di definirsi europea, che sembra aver perso i valori fondanti quali l’amor patrio e il rispetto verso la vita.
Un uomo coerente, giusto sino alla fine, semplice e preciso, aperto agli altri e all’ascolto, amante della vita e fedele alla propria missione tanto nell’amare il Creatore, quanto la propria patria. Una vita, racchiusa in un libro “Gianfranco Chiti granatiere e francescano” edito da Borgia e scritto a più mani da chi, direttamente lo ha conosciuto e ha voluto farsi testimone di una storia di vita personale che si intreccia con la Santità di un missionario del Signore.
Ogni capitolo è affidato ad una “penna”, a partire dall’introduzione di Michele Corrado, che letteralmente “fa parlare” il Generale Chiti; dall’Ave Maria iniziale alle ultime parole dell’introduzione: un saluto, mai un addio, perché forse mai potrà esser cancellato il ricordo di un missionario carismatico tanto con la divisa, quanto con il saio.
Ancora meglio si comprende la maturazione spirituale dell’Uomo Chiti, attraverso la ricostruzione biografica fornita dallo storico Rinaldo Cordovani. Sfumature e dettagli del proprio curriculum militare che aiutano il lettore a conoscere la personalità di Chiti, la sua voglia di azione, il suo altruismo e la profonda umanità. Ogni momento della sua vita può esser rivisto e letto sotto la luce di quell’idealismo che lo ha spronato senza mai fargli perder di vista il valore Uomo. Una sensibilità e una capacità di arrivare al cuore dei suoi interlocutori, siano stati essi militari o fedeli, derivante dal bagaglio di esperienze fatte sul campo di guerra. Dall’uccisione dei suoi uomini e amici durante la Campagna di Russia, anni in cui era già al comando di una Compagnia di Granatieri di Sardegna del 3°regimento, alla prigionia, fino alle atrocità che dovette testimoniare durante gli anni di servizio.
Esperienze che lo aiutarono ad affinare quella capacità, quasi divinatoria di comprendere l’animo umano. Si legge che nessun granatiere voleva trovarsi al suo cospetto, non tanto per la punizione che avrebbe subito, quanto per le lacrime che avrebbe versato, nel trovarsi di fronte ad un uomo comprensivo, portato a far emergere le mancanze commesse piuttosto che punire con la violenza.
Le caratteristiche umane, professionali, militari e religiose del Generale Padre, sono rafforzate anche dai ricordi messi nero su bianco da Giancarlo Fiorini dalle quali emerge una ricostruzione del percorso umano e teologale del Chiti, dove la vita costituisce una testimonianza che Gesù è risorto e vivente in noi e quando si sperimenta la sua presenza si ha la capacità di perdonare e perdonarsi, aprirsi a se stessi e agli altri, spogliarsi e rinunciare veramente a tutto, facendosi strumento del percorso divino.
A Ubaldo Terrinoni invece il compito di riflettere sulla figura di Chiti come convertitore, colui che apportò molti cambiamenti a partire da sé. Basti pensare al passaggio dalla divisa militare al saio di cappuccino.
255 pagine che raccontano e presentano Gianfranco Chiti, uomo nato e morto interiormente libero, non attaccato a nulla e nessuno, convinto che «Solo Dio riempie il cuore dell’uomo». Per questo non riservava nulla per sé, ma destinò la sua pensione ai clochard di Orvieto e ai lebbrosi di Ambanja in Madagascar.
Morto da uomo libero, il Generale Padre Chiti dimostrò due cose sulle quali ognuno di noi è chiamato a riflettere. La prima è l’esperienza di dolore provata durante la guerra che invece di imbestialirlo, lo umanizzò, facendogli maturare la convinzione che la figura del soldato fosse paragonabile a quella di Cristo. La seconda, è la sua vita da missionario che porta a comprendere come la povertà non sia una croce, intesa come condanna o punizione. Vivere senza nulla porta infatti il povero a farsi dono al prossimo per amore e non per interesse!

27 miliardi in borse di studio a portata di click per studiare in Europa

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È il caso di dirlo: ce n’è per tutti e trovare quella adatta al proprio curriculum scolastico è ancora più semplice e sempre più 2.0, grazie a EFG-European Funding Guide. Si tratta di borse di studio disponibili in Europa, per l’esattezza circa 12.320 per un valore complessivo di 27 miliardi di euro. Un progetto lungimirante che prende spunto da quello già esistente, una piattaforma creata e messa online sempre dal partner Ashoka per mettere in rete tutte le borse di studio disponibili in Germania per studenti tedeschi (www.myStipendium.de).
L’idea di creare un portale anche per gli studenti europei è nata dai risultati di alcuni sondaggi e ricerche dalle quali è emerso che due terzi degli universitari non ha mai fatto domanda di borsa, spesso perché ignora le opportunità messe a disposizione nell’ambito dei programmi per sovvenzionare e finanziare i propri studi in Europa. Molti altri pensano, sbagliando, che una borsa di studio sia basata solo su merito o reddito, o che sono poche rispetto al numero complessivo dei richiedenti. EFG-European Funding Guide, cerca di fare principalmente informazione e far incontrare in modo produttivo domanda e offerta: chi cerca un aiuto economico per studiare e chi lo offre. Un sito completo, intuitivo e di facile comprensione adatto anche agli utenti meno esperti. Oltre ad una sezione dedicata all’elenco delle opportunità e borse di studio- sempre aggiornata- è prevista anche una sezione dedicata all’informazione e ai consigli utili per chi si accinge a fare domanda, nella quale si trovano molti consigli utili su come cercare, cosa cercare, quali errori evitare durante la domanda e come inviare e compilare l’application. Inoltre è presente una sezione dedicata agli special needs: per chi ha una disabilità o un figlio a carico.
È proprio il caso di dire che la formazione e la specializzazione sono due delle poche cose veramente europee, in cui non esistono nazionalismi.

Festività natalizie. Dal Ministero della salute consigli per far stare bene i nostri amici animali

La Direzione Generale Sanità Animale e Farmaci Veterinari del Ministero della Salute ha deciso di avviare, proprio nel periodo natalizio, una campagna di sensibilizzazione e di promozione del corretto rapporto uomo-animale. Semplici consigli su come curare e tutelare i nostri amici a quattro zampe soprattutto in un periodo di festa come il natale. Cinque locandine in cui si trova tutto ciò che c’è da sapere a proposito di cura, alimentazione e trasporto. O ancora tutti i pericoli che per gli animali possono nascondersi dietro alle decorazioni natalizie, ai fuochi d’artificio.
Durante i pranzi natalizi, ad esempio, con le famiglie riunite, può capitare, in un slancio d’affetto, di dare ai nostri amici bocconi di cibo non proprio adatti a loro. Oppure, durante i festeggiamenti, di esplodere botti che possono procurargli terribili ed inutili spaventi.

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