• Home
  • Veronica Tulli

Autore: Veronica Tulli

Venezia salva, il Mose ha fermato la mareggiata in mare

Il Mose è uno dei più imponenti progetti di ingegneria idraulica mai concepito. Quest’opera colossale ha consentito di mettere in sicurezza Venezia e la laguna da una marea eccezionale, la terza nella storia della Città. In particolare il 22 novembre scorso il livello del mare ha raggiunto 173 centimetri mentre a Venezia la marea si è assestata a 62 centimetri.

Continua a leggere

La Mindfulness: percorso spirituale e non solo

La mindfulness è  un  tipo di meditazione radicata storicamente nella tradizione orientale che apporta benefici per il generale miglioramento della persona. A differenza della meditazione tradizionale, focalizzata su un oggetto preciso (il respiro, un mantra), la mindfulness prende consapevolezza di tutto ciò che circonda il momento presente. Il termine è la traduzione dell’antico sati, che vuol dire proprio consapevolezza, intesa come presenza mentale, emotiva e corporea. È infatti una profonda consapevolezza del cosiddetto “qui ed ora” in maniera distaccata e non giudicante.

Continua a leggere

Anno liturgico: rivivere il tempo storico di Cristo per approfondire la propria fede

La Chiesa, al pari di ogni comunità, ha sentito l’esigenza di strutturare il suo tempo e per questo ha realizzato un calendarioDomenica 20 novembre si è concluso l’anno liturgico e domenica 27,  prima di Avvento, ne è cominciato uno nuovo.Il calendario della Chiesa è definito liturgico in quanto è basato sulla Liturgia, e disciplina le ricorrenze e le celebrazioni liturgiche. Questa è l’insieme dei riti delle preghiere e delle azioni che la comunità rivolge a Dio quando prega riunita. È la traslitterazione di un termine greco, letteralmente “azione per il popolo”, ossia il servizio liberamente assunto in favore dei fedeli.

Continua a leggere

Angela Lansbury, iconica ” Signora in giallo”

Angela Brigid Lansbury, l’attrice britannica naturalizzata statunitense, si è spenta nel suo appartamento di Los Angeles  l’11 ottobre 2022. Aveva 96 anni  e ne avrebbe compiuti 97 cinque giorni dopo. È  venuta meno nel sonno, come se l’eleganza e la discrezione che l’hanno contraddistinta nella vita, avessero tratteggiato anche la sua morte.

Figlia dell’attrice irlandese Moyna MacGill e del politico Edgar Lansbury, nasce a Londra ma si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti durante i bombardamenti della Città. Il padre morì che lei aveva appena 9 anni e cominciò fin da subito a coltivare la sua passione per la recitazione.

Continua a leggere

Vincent van Gogh a Roma: la suggestiva esposizione a Palazzo Bonaparte

L’8 ottobre è stata inaugurata a Roma una mostra dedicata a Vincent van Gogh, artista geniale e tormentato, per i 170 anni dalla sua nascita. Si tratta di una mostra prestigiosa, prevista fino al 26 marzo del 2023,  che raccoglie alcuni capolavori del Museo Kröller Müller. Con questa esposizione la Capitale si rimette in gioco utilizzando la carta internazionale dell’incontro e dello scambio con le principali realtà culturali dell’Europa e del Mondo.

Continua a leggere

Foliage. Una cura per il corpo, la mente e lo spirito

Foliage  è un termine inglese che potremmo tradurre col nostro meno accattivante fogliame. Con esso si intende la magica atmosfera autunnale per cui le foglie degli alberi, prima di cadere, cambiano colore. E questo accade per effetto dell’escursione termica tra il giorno e la notte. Il paesaggio si trasforma allora in un caleidoscopio di sfumature che passano dall’ocra al rosso fino al marrone.

È uno dei fenomeni naturali più fotografati al Mondo. Avviene nel periodo dell’anno che va tra fine settembre e novembre, quando i meccanismi della fotosintesi rallentano e la clorofilla diminuisce. Emergono quindi i colori che le foglie già possiedono ma che fino a quel momento erano nascosti. Una passeggiata tra i boschi, le colline e i laghi in questo periodo è una medicinaper la mente e per l’anima. L’atteggiamento del silenzio rispettoso del mutare della natura richiede una disposizione personale diversa. La scoperta della trasformazione climatica va vissuta con contemplazione e stupore.

Continua a leggere

La XXIX Giornata Mondiale dell’Alzheimer, per essere più consapevoli dell’epidemia silente del ventesimo secolo

Il 21 settembre in tutto il mondo si è celebrata la Giornata dell’Alzheimer istituita per la prima volta nel 1994 dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer‘s Disease International (ADI). La finalità era ed è tuttora la sensibilizzazione della coscienza pubblica sulla natura di una malattia che colpisce un numero sempre crescente di persone (si parla, a livello mondiale, di una diagnosi ogni 3,2 secondi, 36 milioni di malati nel Mondo e un milione in Italia). Lo sforzo è quello di trovare i modi migliori per curare la malattia. Ritardarne l’insorgenza e impedirne lo sviluppo da un lato e sostenere i malati, i loro familiari e le associazioni a essa dedicate dall’altro.

Vediamo in cosa consiste la malattia. Il morbo di Alzheimer, dal nome del neurologo tedesco Alois Alzheimer che ne descrisse per primo le caratteristiche, è un tipo di demenza, la sua forma più comune, che compromette la memoria, e le altre abilità intellettuali legate al pensiero e al comportamento. Questa compromissione, dopo un iniziale sviluppo lento, peggiora progressivamente in forma talmente grave da interferire con la vita quotidiana.

Anche se è una malattia associata all’invecchiamento non è esclusiva della vecchiaia. Infatti, un’insorgenza precoce del morbo, che solitamente fa la sua comparsa intorno ai 65 anni, è possibile anche tra i 40 e i 50 anni. 

Si presenta come  una malattia degenerativa progressiva i cui sintomi nelle fasi iniziali sono lievi e difficili da individuare, come una leggera perdita di memoria, e in fase avanzata portano all’incapacità di reagire nel proprio ambiente.

La malattia al momento è incurabile: gli attuali trattamenti possono solo rallentare la progressione della degenerazione cognitiva, migliorando leggermente la qualità della vita della persona malata e anche dei familiari. Infatti è una patologia che impatta molto sulla famiglia su cui gravano quasi esclusivamente gli oneri assistenziali, economici e affettivi, con conseguenze sullo stato di salute di chi si prende cura del malato che possono giungere fino a forme di depressione. Sono anche lunghe e costose le procedure burocratiche per ottenere indennità e sostegni perché la perdita di autonomia che la malattia comporta è soggetta a larghi margini di discrezionalità.

Ne sono stati individuati alcuni sintomi. Il sintomo più precoce è la difficoltà di ricordare informazioni apprese di recente perché generalmente il morbo causa cambiamenti che riguardano la parte del cervello relativa all’apprendimento.

L’avanzare del morbo attraverso il cervello determina sintomi progressivamente più gravi: cambi repentini di umore e comportamento, disorientamento spaziale e temporale, confusione sempre maggiore tra eventi, persone e luoghi. La perdita di memoria peggiora e  gradualmente si perde la capacità di parlare, deglutire, deambulare.

Per spiegare  brevemente cosa avviene nel cervello si può dire che i neuroni, ossia le cellule nervose nel cervello, sono collegati tra loro in reti di comunicazione. Ciascun gruppo di essi svolge uno specifico lavoro: alcuni neuroni sono dediti al pensare, altri all’apprendere e al ricordare. Altri ancora consentono di vedere, di ascoltare e di distinguere sapori. I neuroni agiscono come piccole fabbriche che ricevono rifornimento, generano energia, costruiscono, eliminano rifiuti. Le cellule immagazzinano informazioni e comunicano tra loro cellule e tra altri complessi di cellule. Tutta questa attività richiede coordinamento e molto ossigeno. La malattia impedisce che parti della fabbrica della cellula funzionino bene e questo malfunzionamento si riverbera sulle altre. Progressivamente i neuroni smettono quindi di funzionare e muoiono provocando mutamenti irreversibili nel cervello.

L’Alzheimer è stata definita una malattia silente perché è difficile individuarne i sintomi se non quando la degenerazione è già avviata. Dall’elenco che segue si evince come il confine tra i normali segni di invecchiamento e i sintomi del morbo sia di difficile demarcazione. Di qui dunque l’importanza di salvaguardare la cosiddetta “riserva cognitiva” con un o stile di vita corretto, l’attività fisica, lo studio la lettura, le relazioni sociali.

  1. La perdita di memoria, soprattutto le informazioni recenti, cui segue la richiesta ripetuta più volte delle medesime informazioni.
  2. La difficoltà nel problem solving, la difficoltà nella concentrazione, la necessità di più tempo per fare le cose, la difficoltà nel ricordare procedure con cui si era familiari.
  3. La difficoltà nel completare azioni quotidiane o nel gestire piccoli budget.
  4. Il disorientamento spazio – temporale e la confusione sul senso delle date, delle stagioni; l’impossibilità di ricordare dove ci si trova o come ci si è arrivati.
  5. La difficoltà nella lettura e nella visualizzazione dei colori; la possibilità di non riconoscersi nello specchio.
  6. La difficoltà a seguire una conversazione, fermandosi senza idea di come continuare o ripetendosi frequentemente.
  7. Il dimenticare gli oggetti in luoghi insoliti o l’incapacità a ricostruire mentalmente i passi precedenti.
  8. La ridotta capacità di giudizio, la difficoltà a maneggiare denaro e la difficoltà a prendersi cura di sé.
  9. La rinuncia ad attività sociale o lavorativa.
  10. Il cambiamento di umore e di personalità che diventa confusa, sospettosa, depressa, spaventata, ansiosa, suscettibile fino a volersi ritirare in zone di comfort.

 

 

 Vorrei concludere riportando lo sguardo sull’Alzheimer visto con gli occhi del malato, sguardo offerto da un film del 2020, “The father – Nulla è come sembra”: è un potente dramma che mostra l’insorgenza del morbo di Alzheimer dai profondi recessi della mente deteriorata. Il film consente di entrare nella mente del malato per rimanere intrappolati accanto a lui nella prigione che è per lui diventata.

Un ineguagliabile Anthony Hopkins interpreta questo dramma della demenza senile, riuscendo a trasmettere l’angoscia e il disorientamento del proprio “io” che lentamente si frantuma tra momenti di lucidità e momenti di confusione. Emerge la natura feroce della malattia ove il malato rimane solo in un oblio perenne dal quale ogni tanto affiora un nome, un viso, un momento della propria vita. E attraverso gli occhi della figlia di Anthony, Anne (Olivia Colman), il registra Florian Zeller racconta anche il dramma dei familiari del malato che all’improvviso sono costretti ad assistere impotenti  e coscienti al progressivo distacco da se stesso della persona amata.

 

Veronica Tulli

Indossava male il velo. Mahsa Amini muore in Iran a soli 22 anni

Il 14 settembre a Teheran la Polizia Morale ha arrestato Mahsa Amini, una ragazza curda di 22 anni, lì in visita presso parenti, perché indossava il velo in modo  “inappropriato”: non le copriva del tutto i capelli.

Alcune ore dopo l’arresto, motivato dalla necessità di assistere a “un’ora di rieducazione”, è stata portata nell’ospedale della Capitale perché, secondo quanto affermato dalle autorità, avrebbe avuto un improvviso problema cardiaco. Da un filmato diffuso sui social e secondo alcune testimonianze, la ragazza è stata picchiata mentre veniva caricata sul furgone dalla polizia. Le riprese del suo arresto, quelle nel furgone e nella stazione della polizia, devono ancora essere pubblicate ma si presume che un filmato preso dalle telecamere di sicurezza in cui si vede una ragazza con tagli, ritraggano proprio Mahsa.

A seguire il decesso della ragazza, avvenuto dopo tre giorni di coma, la gente si è radunata all’esterno della clinica in segno di solidarietà e di protesta al punto che le agitazioni hanno spinto il ministero dell’Interno e la procura di Teheran, su richiesta del presidente Raisi, ad avviare un’indagine. Secondo il medico legale bisognerà attendere almeno tre settimane per l’esito dell’autopsia.

Amnesty International ha denunciato presunte torture durante la detenzione. E ha altresì definito “degradante e discriminatoria” la legge sull’obbligo del velo per le donne in Iran.

Dal 1979 infatti la legge islamica prevede l’obbligo per tutte le donne sia iraniane che straniere di coprirsi i capelli e indossare abiti lunghi e larghi che nascondano la loro figura femminile, pena il pubblico richiamo, multe e arresto. Sotto il precedente Governo del presidente Rohani la pressione era talmente diminuita che un numero crescente di donne lasciava spesso i capelli quasi scoperti. Con l’attuale Governo ultraconservatore del presidente Raisi il regime è tornato ad essere molto zelante

Iran Human Rights (IHR) ha chiesto al consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite di mettere la Repubblica islamica in condizione di accettare una missione conoscitiva sotto la supervisione dell’Onu, ricordando la pratica del Governo di coprire i crimini di Stato. Lo stesso direttore di IHR, Mahmood Amiry–Moghaddam, ha dichiarato che la responsabilità della morte di Mahsa ricade comunque sul leader della Repubblica islamica, sul capo del Governo e sulle forze di polizia sotto il loro comando, indipendentemente dalla causa ufficiale della morte che le autorità hanno annunciato. I media mostrano sui social numerosi video di agenti che trattengono donne, che le portano via, che le costringono a salire su furgoni.

La Casa Bianca nella voce del consigliere alla sicurezza nazionale Jake Sullivan ha definito imperdonabile la morte della giovane. Inoltre, ritenendo responsabili di questi abusi dei diritti umani i funzionari iraniani.

Di fronte all’accaduto si rimane con il sentimento di impotenza, cui da tempo siamo troppo abituati, nella speranza che possa cambiare un sistema che non ama e non si prende cura dei suoi giovani e del suo futuro.

 

 

 

I tumulti all’esterno dell’ospedale si sono ripetuti durante i funerali dove diverse donne, togliendosi il velo hanno gridato«Morte al dittatore» riferendosi al regime dell’Ayatollah Ali Khamenei e strappandone manifesti. La polizia è intervenuta con lacrimogeni e ha caricato le donne che si erano tolte l’hijab. Si registrano diversi feriti sia nella sua città natale, Saqqez, dove si sono svolti i funerali, sia durante le manifestazioni a Teheran e nella capitale provinciale Sanandaj. I video delle proteste che stanno facendo il giro dei social media, avrebbero provocato la reazione di limitare l’accesso a internet da parte delle autorità di Teheran, come già avvenuto durante precedenti proteste.

Secondo quanto dichiarato dal blogger esiliato Fahramand Alipur, la famiglia non ha accettato la volontà dei servizi segreti che «volevano che venisse seppellita al mattino presto, quando ancora era buio, non appena il cadavere della ragazza è arrivato nella sua città, Saqez. Ma la famiglia non ha accettato» – afferma Alipur, che vive in esilio dopo il suo coinvolgimento nel movimento dell’Onda verde nel 2009 represso nel sangue dalle autorità. «L’hanno seppellita verso le 10,00, quando erano arrivati migliaia dei suoi concittadini».

Sui social circola il video di un uomo ferito alla testa durante gli scontri con la polizia, intervenuta per sedare le proteste. L’uomo è stato trascinato in salvo dagli altri manifestanti.

Alcuni attivisti politici e civili del Kurdistan iraniano hanno lanciato un appello per uno sciopero generale nel Paese, denunciando che “Mahsa Amini non è la prima e non sarà l’ultima vittima delle politiche repressive contro le donne, portate avanti della Repubblica islamica. Le strade delle nostre città non sono sicure per le donne e la causa principale di questa mancanza di sicurezza sono le pattuglie della polizia morale”, si legge nell’appello.

Molti artisti e personalità del cinema iraniano hanno scritto tweet e post su Instagram contro la “polizia della moralità”, accompagnati dall’hashtag #NoallaGashteErshad e #noallaviolenzasulledonne.

Hanno anche ripetuto il il nome di Mahsa Amini: “Ripetete il suo nome, non dimenticate quello che passano le donne iraniane” ha scritto la celebre attrice Taraneh Alidoosti. Il regista premio Oscar Asghar Farhadi si rivolge direttamente alla ragazza, di cui pubblica la foto in coma all’ospedale, ed esprime sconcerto per quanto le è toccato. “Sono disgustato, stavolta da me stesso. Tu sei su un letto d’ospedale, ma sei più sveglia di noi, mentre noi siamo tutti in coma. Noi ci fingiamo addormentati, di fronte a questa oppressione senza fine. Noi siamo complici di questo crimine“.

 

Veronica Tulli

La fiaba di Cenerentola,archetipo di libertà interiore

Le fiabe hanno le loro radici storiche nei riti di iniziazione delle tribù primitive. Per questo vengono considerate la forma di conoscenza più antica dell’uomo, insieme ai miti e alle leggende. Sono state prese anche come strumento dalla psicanalisi che approfondendole vi ha ravvisato una rappresentazione esemplare del mondo interiore dell’uomo, sia di quello del bambino che di quello dell’adulto con le sue fragilità.

Ai bambini la fiaba propone un mondo animistico, senza spazio e senza tempo, dove gli oggetti prendono vita e gli animali vengono umanizzati, raffigurando in modo semplificato tutte le principali emozioni forti, come l’amore, l’odio, la rabbia, l’invidia, la paura, in un modo tale che il bambino riesce a padroneggiarli.

Infatti il mondo delle fiabe è assolutizzato come quello dei bambini dove non c’è chiaroscuro ma la contrapposizione del positivo e negativo è netta (bene-male, amore-odio, intelligenza-stupidità) e la vicenda si sviluppa per mutamenti radicali e verità assolute. La fiaba quindi ha una funzione fondamentale per la maturazione psichica del bambino poiché esteriorizza i suoi conflitti inconsci e gli dà forma simbolica.

Raccontando la realtà interiore, il bambino si identifica con un indefinito sentimento  simboleggiato da un determinato personaggio, lo mette in scena fino a trarre autonomamente le proprie conclusioni in un processo estremamente utile per la sua maturazione. Il sentimento diventa allora definibile, circoscritto e gestibile.

Ma come accennato sopra, la fiaba rappresenta esemplarmente anche la fragilità che un adulto porta con sé. La fiaba di Cenerentola sotto questo punto di vista è affascinante: ha origini nell’antico Egitto, nella storia di Rodopi, ambientata intorno al 570 a.C. In questo senso Cenerentola può definirsi un archetipo, un simbolo che va al di là delle culture, una possibilità dell’inconscio.

Si tratta della storia di una bellissima ragazza di nobili origini che alla morte del padre viene vessata dalla matrigna e dalle sorellastre, invidiose di lei. La sua vita cambia quando in città giunge la notizia che a corte si terrà un ballo durante il quale il principe sceglierà la sua promessa sposa. La matrigna e le sorellastre impediscono alla fanciulla di partecipare e lei al massimo della disperazione farà l’incontro con la fata madrina che le cambierà la vita. Grazie a un incantesimo prenderà parte al ballo dove il principe si innamorerà di lei.

Nella fuga prima che l’incantesimo finisca lei perde la scarpina, unica possibilità che il principe avrà per ritrovarla. Chi la calzerà perfettamente sarà la misteriosa fanciulla con cui il principe aveva ballato tutta la sera e che sposerà. Tutte le ragazze del regno la provano invano finché anche Cenerentola chiederà di poterla indossare dimostrando così a tutti la sua vera identità.

 

 

Quella di Cenerentola è senza dubbio una storia di liberazione, ma da se stessi. Oppressa e vessata, si prepara con le sue sole forze a partecipare a quella che potrebbe essere l’occasione della sua vita, ma viene esclusa, rinchiusa in casa.

Disperata e sola riceve la visita di un essere misterioso, spirituale, che le insegna qualcosa per cui si sottrae alla prigionia e va al ballo dove il principe si innamora di lei. Nell’incontro con lo spirito, la fata madrina, succede qualcosa dentro di lei. Questa le mostra come liberarsi per sempre dalla sottomissione in cui lei stessa si è imprigionata per paura di sé e della sua bellezza.

Lei già possiede tutto quello che le occorre per andare incontro all’occasione della sua vita. Solo che non lo vede. Lei ha già tutto, deve solo cambiare il modo in cui lo ha. In fondo quello che lo spirito le dice è che tutto dipende da come lei si vede e da come vede le cose. L’incontro con la realtà spirituale può avvenire attraverso una persona, un libro, un annuncio, che ci “raccontano” la bellezza che possediamo e della quale il più delle volte non abbiamo coscienza. Se cambiamo il modo di raccontarci a noi stessi, cambierà tutto intorno a noi.

La nostra vita è così com’è perché noi vogliamo che sia così; se cominciassimo a raccontarcela in un altro modo, cambierebbe.

Viene da dire che tutti i personaggi della fiaba abitino la nostra testa. La matrigna siamo noi, quando decidiamo che altri possono, e noi no, perché ci sentiamo inadeguati. Se ci sentiamo Cenerentola, se non usciamo, se non andiamo incontro alle occasioni della vita è perché ce lo impedisce la matrigna che è in noi. Noi le permettiamo di ostacolarci e lo facciamo perché non vediamo la nostra potenza. Se ci raccontassimo diversamente a noi stessi, faremmo cose straordinarie.

Ognuno di noi ha la sua Cenerentola. Teniamo chiusa in casa, nascosta, la nostra parte affascinante, e diamo potere su di noi alla matrigna, all’autorità suprema che dentro di noi ci dice ciò che è bene e ciò che è male. E questo perché noi decidiamo di darle potere.

Le due sorellastre cattive e in conflitto sono ciò che facciamo vedere agli altri. Sono due perché mostriamo solo un aspetto di noi, la parte che recitiamo in conflitto con noi stessi. Matrigna e sorellastre in fondo sono un’unica realtà: la prima ci convince che non tirare fuori la nostra parte affascinante sia la scelta più ragionevole; la seconda sono la parte peggiore di noi, l’unica che nella nostra pavidità anche se conflittualmente, riusciamo a mostrare.

E una volta liberati la cosa più importante è la mezzanotte. Il potere di andar via, di mantenere la propria libertà interiore, per non passare dalla sottomissione della matrigna a quella del principe e a tutto ciò che rappresenta. Per rimanere liberi di scegliere.

 

Veronica Tulli

L’incontenibile forza della vita nella poesia ” Dei figli ” di Kahlil Gibran

La poesia “Dei figli” è tratta dal celebre libro di Kahlil Gibran “Il profeta“, volume unico nel suo genere, composto da 26 saggi scritti sotto forma di poesia, una sorta di raccolta di sermoni su varie tematiche afferenti la quotidianità dell’essere umano. 

Un libro senza tempo che offre validi spunti di riflessione.

Il poeta, nato nel 1883 in Libano in una famiglia di cristiani maroniti, poi naturalizzato statunitense, è un scrittore visionario, filosofo, poeta mistico e artista. Il suo stile è inconfondibile, retorico e sapienziale, e allo stesso tempo semplice. Il linguaggio è scorrevole ma ricco di simboli e metafore dal tenore profetico. La sua poetica è mistica, ossia unisce la meditazione orientale e la letteratura occidentale, divenendo strumento di riflessione esistenziale perché è della vita che parla (amicizia, amore, matrimonio, figli, lavoro, gioia e dolore, leggi, libertà…).

Dei figli

E una donna che reggeva un bambino al seno disse:

Parlaci dei Figli.

E lui disse:

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,

E benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete donar loro l’amore ma non i vostri pensieri:

Essi hanno i loro pensieri.

Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:

Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.

Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:

La vita procede e non si attarda sul passato.

Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccati in avanti.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.

Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;

Poiché come ama il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.

 

 

Una donna del popolo, madre, interroga il profeta sul tema dei figli. L’elaborato si presenta come un componimento biblico, ricorda lo stile sapienziale dei testi sacri (E lui disse). La sua affermazione (I vostri figli non sono figli vostri), è una contraddizione, una provocazione, che rappresenta il filo conduttore di tutto il testo perché spiegata nei versi successivi. Basato sull’accostamento ipotesi – negazione tipico dei procedimenti filosofici, il lettore è guidato dal profeta nel ragionamento per cui approda alla sua verità. I genitori costituiscono solo il mezzo per venire al Mondo. I figli vengono alla Vita tramite loro ma non da loro perché sono figli della Vita, dell’ardore e dell’espansione dell’esistenza stessa. Il loro pensiero è autonomo rispetto a quello dei genitori che li proteggeranno e li accudiranno ma non potranno influire sulle loro anime.

(Esse [Le loro anime ] abitano la casa del domani). I figli appartengono al domani e la Vita non indugia nel passato ma procede propulsivamente.

Straordinaria la lunga metafora degli ultimi versi (L’arciere… vi tende con forza affinché le sue frecce vadano lontane): l’immagine dell’arciere che scocca la freccia rimanda alla ”volontà di Dio”.

L’uomo è un arco tra le mani del Creatore e i figli sono le frecce scoccate nella vita. Se dunque l’uomo si abbandona alla volontà divina può confidare che c’è un disegno che lo supera. Ogni figlio che viene al Mondo ha una precisa traiettoria da seguire ma non spetta al genitore stabilire quale essa sia ma alla forza irrefrenabile della Vita stessa.

Il genitore è solo strumento che indirizza, scaglia i figli come frecce viventi nella vita, ma ogni freccia segue una traiettoria unica.

Nessun figlio nasce dunque a caso, ma il suo venire al Mondo ubbidisce a un preciso scopo nel piano generale della Vita.

Per quanto riguarda la tecnica stilistica, la poesia si compone di versi lunghi, irregolari e senza rima e lo stile, come detto relativamente al libro cui appartiene, è sapienziale, ricco di immagini, antitesi e accumulazioni. Ritornano di frequente gli stessi termini, in particolare figli e voi, a voler definire due categorie umane contrapposte e autonome.

Nella seconda parte l’imperativo potete collegato alla causale poiché spiega le ragioni che il profeta vuole esprimere. Ogni periodo è poi caratterizzato dalla contrapposizione tra ciò che i genitori possono e non possono fare, attraverso la ripetizione della congiunzione avversativa ma. I ritorni strutturali con la ripetizione dei concetti, rendono il messaggio facilmente comprensibile e atto a colpire il lettore emotivamente. 

Particolarmente suggestiva la lunga metafora finale dell’Arciere Creatore che mira l’infinito e dell’arco fermo nelle sue mani per suggerire l’abbandono confidente di un genitore che veramente ama.

 

Veronica Tulli

Il sonno: motivi e consigli per dormire bene

Il sonno è un momento molto importante per il corpo e per la mente che si rigenerano se è veramente ristoratore. Infatti quanto più si è “intossicati”, tanto più il corpo ci farà dormire, abbassando le funzioni vitali ( per esempio dopo aver mangiato tanto il corpo ha bisogno di dormire). Il sonno è anche uno dei mezzi che la mente possiede per scaricare lo stress. Infatti le persone che hanno tanti problemi, pensieri, responsabilità hanno una forte attività onirica. E’ dunque necessario avere buone abitudine per un sonno di qualità.

Gli esperti consigliano di dormire all’incirca 8-9 ore al giorno. Si può piuttosto affermare che un adulto (per i bambini il discorso relativo al sonno è più specifico) ha bisogno di dormire in maniera proporzionale a quanto ”si intossica”. Chi svolge una una vita sregolata ne ha più bisogno, mentre chi ne conduce una più regolare, mangia bene, beve molta acqua, svolge attività fisica all’aperto e così via, necessita di minor quantità di sonno.

Ha molta importanza anche nel caso di una malattia. Infatti quando siamo ammalati avvertiamo uno stimolo maggiore a dormire poiché nel sonno il corpo coinvolge tutte le energie nella guarigione, distogliendole da altre attività.

Vediamo come funziona il sonno. Attraverso l’elettroencefalogramma, un monitoraggio di onde cerebrali che registra le attività elettriche del cervello durante il sonno, tramite l’elettrooculografia, che registra i movimenti oculari, e l’elettromiografia, che rileva i movimenti muscolari, si conosce la divisione del sonno in quattro fasi. Ogni fase è una specie di onda, come se le frequenze mentali scendessero verso un sonno più profondo per poi risalire e scendere di nuovo.

Le 4 fasi:

  • Addormentamento, detta anche fase non REM (Rapid Eye Movement), caratterizzata dal rilassamento dei muscoli.
  • Sonno leggero, che ci prepara a entrare in quello profondo.
  • Fase di sonno profondo, in cui il cervello va in stand-by, la frequenza mentale si abbassa, non sogniamo e il corpo attua tutti i necessari processi. Il risveglio durante questa è devastante e si rischia di sentirsi più stanchi di prima.
  • Fase REM, caratterizzata da un’intensa attività cerebrale. Gli occhi si muovono sotto la palpebra, si sogna e compare una sorta di paralisi dei muscoli volontari (per evitare movimenti notturni potenzialmente pericolosi). Durante questa il metabolismo cerebrale è più attivo che in quella di veglia.

Il ciclo di non REM – REM dura circa 90 minuti e si ripete quattro o cinque volte nel corso della notte. Nei primi cicli dura maggiormente il sonno profondo mentre, più si va avanti, e più tende a ridursi, con un aumento della fase REM.

 

 

 

Affinché il sonno svolga la sua funzione deve essere di buona qualità. Una vita più sana, più carica, con più energia, più velocità mentale, meno stress e più tempo per viverla è un grande guadagno per ognuno. L’importante non è dormire tanto ma dormire bene. Innanzitutto, poiché una singola onda di sonno (le 4 fasi) dura 90 minuti. Sarebbe opportuno dormire a multipli di un’ora e mezzo, per un minimo di tre ondate, ossia 4 ore e mezzo. Mediamente, per chi conduce una vita sana, 6 ore di sonno possono bastare.

Un secondo consiglio è quello di evitare intossicazioni da campi elettromagnetici e dunque sarebbe favorevole spegnere i telefonini e metterli fuori dalla stanza, lontano da noi.

In terzo luogo è consigliabile andare a dormire lontano dai pasti. La nostra digestione necessita di energia e quella che nel sonno avrebbe dovuto essere impiegata per risanare e rigenerare l’organismo, deve essere usata per la digestione.

Un ulteriore aspetto riguarda la temperatura della stanza che deve essere frescaperché il corpo, per lavorare durante il sonno, abbassa la temperatura, e se la temperatura dell’ambiente è troppo alta deve lavorare il doppio.

Un quinto aspetto riguarda la presenza di elementi che possono generare fumo e che vanno a intaccare l’ossigeno, tanto necessario al nostro organismo, soprattutto quando “lavora”: incensi, candele, generatori di fumi vanno assolutamente evitati. Ovviamente niente piante perché di notte assorbono l’ossigeno ed emettono anidride carbonica.

Infine sarebbe favorevole dormire al buio perché la palpebra è traslucida e il nostro sistema gestisce il sonno e la veglia in base alla luce. Quando il cervello avverte la luce,abbassa il livello di melatonina e il corpo si risveglia. Quindi è buona regola spegnere le lucine, gli stand-by, evitare di dormire con le luci accese perché la testa possa trovarsi completamente al buio.

Un sonno valido e ristoratore ci consente di dormire di meno e di guadagnare diverse ore in più ogni giorno! Che moltiplicate nel tempo sono praticamente quasi un’altra vita!!

 

Veronica Tulli

 

” L’arte di essere fragili” e il segreto della felicità: accettare le proprie fragilità per dare pieno compimento a se stessi

La debolezza e la fragilità sono due attitudini nella vita di una persona che vengono difficilmente accettati, ed è così da sempre. “L’arte di essere fragili” è un romanzo in cui lo scrittore Alessandro D’Avenia intrattiene una corrispondenza ideale con il poeta Giacomo Leopardi proprio perché gli interrogativi che lui si poneva sono i medesimi di quelli che si pongono anche gli uomini oggi. 

Nella realizzazione di questa corrispondenza ideale l’autore divide i momenti cruciali dell’esistenza dell’uomo in quattro tappe, una successiva all’altra, da vivere ciascuna nel proprio tempo specifico; il tentativo di recuperarne una nella successiva, comporta squilibrio. 

Le quattro tappe sono: l’adolescenza, la maturità, la riparazione e la morte.

L’adolescenza è la tappa più delicata in cui si apprende l’arte di sperare. Si tratta di quella ove l’informe cerca la forma nelle illusioni, nei desideri, nell’amore e nelle passioni.

Con la maturità si apprende l’arte di morire, nella quale con disincanto si contempla la morte apparente di sogni e progetti e ci si accetta per quel che si è.

Quindi ci si ripara, ed è questa la terza tappa in cui si apprende l’arte di essere fragili, ossia quella capacità di sostare riflettendo sul destino. 

Infine si apprende l’arte di rinascere nell’ultima tappa, quando ciascuno di noi assume consapevolezza di ciò che è valso la pena vivere.

Come a dire che siamo costretti a scontrarci con la realtà, facendo i conti con le nostre debolezze, ma che la chiave di tutto sta nel provare a ripararle.

Leopardi ha dimostrato che la bellezza della fragilità sta proprio nel bramare ciò che ancora non si è, lottando per compiersi. È la ricerca della ragione di noi a renderci felici se ci amiamo per quello che siamo con le nostre vulnerabilità.

Ma come può Leopardi salvarci la vita?

Lo può fare innanzitutto perché aveva capito cosa sono la bellezza e la verità dell’esistenza. La vita gli aveva tolto tutto per questo ha dovuto cercare la felicità altrove: nell’essenziale. Lo può fare trasmettendo quel che aveva capito ossia che la luce è nelle cose di tutti i giorniqualunque sia la dotazione che la vita ci ha dato.

Leopardi è stato un cercatore di infinito che ha guardato la Terra riconoscendone tutta la crudeltà. Si è scagliato contro la natura ma con uno sguardo sulla realtà che è andato fino in fondo alle cose e ne ha vista una, sì crudele, ma lesa a sua volta da una qualche ferita di cui non si conosce l’origine. E si può affermare che la realtà è ferita dal male che tocca ognuno, tutti i giorni, sotto forma di dolore, di perdita, di fallimenti, di morte. Leopardi la guardò, le diede la colpa, ma la sua risposta fu un invito agli uomini a legarsi tra loro e a sanare così le loro ferite. Di fronte al sentire il continuo cadere della realtà e degli uomini, crea l’immagine grandiosa della ginestra che è quell’infinito fragilissimo ma bellissimo perché fiorisce in mezzo al deserto.

“L’arte di essere fragile” non è l’idea di autocommiserarsi, ma è piuttosto l’arte di essere frangibile, di spezzarsi, di essere fatto per gli altri perché quando veniamo spezzati, anche se non riusciamo a vederlo, stiamo ricevendo qualcosa.

Leopardi ha trovato la ragione della sua vita, la luce dentro di sé, nella poesia. Attraverso cui esprimere la pienezza delle piccole cose che lo circondavano e che lui amava. Ha trovato la felicità posando lo sguardo sulla primavera, come se quello sguardo contemplativo lo rendesse momentaneamente consapevole di essere al centro di un’attenzione unica. Il suo vero atto eroico è stato il non rinunciare alla poesia anche quando sembrava che la vita non mantenesse le sue promesse. Anzi attraverso di essa ha voluto dire a ciascun uomo di non rassegnarsi all’idea che la realtà non abbia qualche cosa da dirci, perché siamo al centro di un qualcosa di originario e bello destinato proprio a noi. 

La felicità è una luce che viene dall’interno. Quantunque noi la cerchiamo fuori, la possediamo già, si tratta piuttosto di far fiorire qualcosa che è già dentro di noi. Ciascuno di noi possiede, con quello che ha ricevuto, una missione di felicità.

Il poeta confida al giovane di oggi che la felicità, il senso della vita e la sua salvezza altro non sono che il compimento e questo è un processo che conosce lotte, arresti, ma anche nuove partenze.

Il segreto della felicità sta nel riparare la propria vita, conquistando la fedeltà a se stessi anche accettando le proprie fragilità.

Solo due parole sull’autore. Alessandro D’Avenia è scrittore, insegnante e sceneggiatore, particolarmente impegnato a favore dei ragazzi. Sul loro mondo ha scritto sei romanzi, alcuni dei quali poi anche sceneggiati per il cinema e il teatro. La sua sfida come insegnante è che dopo 13 anni di scuola si esca riconoscendo quali sono i propri limiti e i propri talenti e col desiderio di costruire la propria vita in modo coerente con quello che si è e che si vuol diventare. Perché la scuola possa essere un laboratorio di idee dove “ognuno è alunno e maestro allo stesso tempo”.

 

Veronica Tulli

A passeggio tra la Fioritura di Castelluccio e i Monti Sibillini

A Castelluccio di Norcia, in Umbria, siamo ora in piena fioritura: uno tra gli spettacoli naturali più belli al mondo quello della Fiorita!

Alle pendici del Monte Vettore, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in particolare tra Pian Grande e Pian Perduto, tra fine maggio e metà luglio, migliaia di fiori spontanei sbocciano in una tavolozza di colori tra il verde, il viola, il rosso, l’ocra e il giallo.

La fioritura dell’altopiano è legata al ciclo di coltivazione della ben nota Lenticchia di Castelluccio di Norcia; ma accanto alla fioritura dei campi coltivati, esplode quella delle piantine spontanee che “ infestano “ la piana.

Fioriscono infatti le lenticchie, i papaveri, i narcisi, le genzianelle, le violette, i trifogli, le margherite…

Lo scenario varia con l’incedere delle diverse fioriture per cui si può assistere allo spettacolo, appunto, tra fine maggio e metà luglio.

La Lenticchia di Castelluccio ha una storia antichissima; nelle tombe neolitiche lì presenti sono stati ritrovati semi databili intorno al 3000 a.C. Conserva tuttora dimensioni molto piccole e viene seminata non appena il manto nevoso è disciolto. La lenticchia di Norcia è oggi un prodotto ricercatissimo che ha meritato il marchio IGP.

I sentieri che si aprono all’interno delle vallate in fiore possono essere percorsi in bicicletta o anche a cavallo.

Una curiosità suggestiva un po’ come lo è tutta la piana: Castelluccio è diventata la tappa finale del Sentiero Europeo E1, inaugurato nel 1972, che partiva da Capo Nord in Norvegia e arrivava fino a Capo Passero in Sicilia, passando attraverso l’Europa.

Negli anni il percorso è diventato inagibile e la parte restante ancora percorribile parte ora da  Grövelsijön in Svezia e termina proprio a Castelluccio, in Umbria.

I Piani di Castelluccio si aprono alla base del versante occidentale della catena dei Monti Sibillini. Il territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nato solo nel 1993, comprende la catena montuosa nel cuore della penisola, che con il monte Vettore raggiunge i 2476 m., e i due versanti orientale e occidentale. Quello orientale è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi e ambienti, dalle strette gole dei fiumi e torrenti a fondovalle (come le Gole dell’Infernaccio), alle faggete salendo sopra la dorsale appenninica. Il versante occidentale degrada invece dolcemente verso l’Umbria e i famosi Piani, appunto.

La visione della Fiorita dà anche l’occasione per una visita al Borgo Medievale di Castelluccio di Norcia, anche se le diverse scosse sismiche del Centro Italia nel 2016 lo hanno pesantemente danneggiato.

La zona è comunque molto interessante dal punto di vista escursionistico: oltre ai percorsi in mountain bike, la Piana di Castelluccio è molto apprezzata per la pratica del volo libero, in particolare del parapendio.

Le scuole di volo del paese sono infatti meta di appassionati e principianti che vengono da ogni parte d’Europa.

Sulla Piana è tra l’altro visibile un bosco di conifere piantate a forma di Italia, nel 1961 in memoria del primo centenario dell’unità nazionale.

A proposito di escursionismo non si può tralasciare l’ascesa al Monte Vettore, uno dei più alti dell’appennino centrale, che vede la possibilità di raggiungere anche il Lago di Pilato, di origine glaciale, habitat di una colonia particolare di crostacei presenti solo qui.

Ma per avere una superba vista aerea sui Piani di Castelluccio, bisogna raggiungere la cresta della Cima del Redentore, la più alta dell’Umbria.

La fioritura di Castelluccio è senza dubbio un’occasione da non lasciarsi sfuggire per trascorrere qualche giorno immersi nella natura da ammirare del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ma anche per scoprirne il percorso gastronomico.

Oltre alle famose lenticchie, merita un assaggio il prosciutto del Maiale Brado di Norcia, la ricotta salata, il Ciasculo, il pane di mais, il Pecorino a latte crudo, la Mela Rosa e lo Zafferano dei Monti Sibillini. Senza tralasciare la prestigiosa cioccolata Vetusta Nursia.

 

Veronica Tulli

Sebastião Salgado e la sua Amazônia al MAXXI di Roma

Il Museo Maxxi di Roma ospita dal primo ottobre scorso e con una proroga posticipata al prossimo agosto 2022, la mostra fotografica Amazônia di Sebastião Salgado, arrivata in Italia in anteprima.

Si tratta di una esposizione unica nel suo genere: 200 scatti per denunciare il depauperamento dell’immenso polmone verde del nostro pianeta, le cui dimensioni superano quelle dell’Europa occidentale e che rischia di scomparire.

Non solo denuncia, ma anche e soprattutto racconto di un mondo e della sua bellezza che noi tutti abitavamo diecimila anni fa.

La mostra è un invito all’ascolto e alla riflessione sulla situazione ecologica e la relazione che gli uomini hanno con essa: Salgado, fotografo brasiliano e antropologo che vive a Parigi, è da sempre impegnato in progetti dai temi sociali e civili, su tematiche scottanti come i diritti dei lavoratori, la povertà e gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nella denuncia di alcune derive di una certa industrializzazione e della globalizzazione.

Il reportage è frutto di una impresa mai riuscita prima: sette anni per arrivare al centro della foresta amazzonica in Brasile, vivendo con le popolazioni indigene, per conoscere il paradiso, documentarlo e farlo conoscere anche a noi.

Le fotografie raccontano infatti la bellezza portentosa della foresta mentre la denuncia è affidata alle voci delle popolazioni amazzoniche che vivono ancora comunitariamente, senza capi e strutture sociali, puri nella natura pura.

Sono i membri delle suddette comunità, che ci raccontano come poter tutelare questo polmone del mondo, guardiani ancestrali di un ecosistema fragile che custodito da loro non ha subito alcun danno.

È una mostra immersiva quella al Maxxi di Roma in cui il visitatore è accompagnato tra immagini potenti, immerso nella foresta, tra il fruscio degli alberi, il canto degli uccelli, le grida degli animali e il fragore dell’acqua che viene giù dalle cascate in un paesaggio sonoro creato dal compositore Jean-Michel Jarre.

Nelle fotografie la vegetazione è rigogliosa, le montagne sono altissime, la natura è lussureggiante, i corsi d’acqua  si snodano come nastri, gli animali la popolano con i loro cori…Salgado racconta tutto questo con la potenza di immagini magnifiche.

Una foresta impenetrabile dove la civiltà non è mai arrivata e il progresso non ha contaminato la purezza primigenia dei nativi.

Riparare quel paradiso è fondamentale per la sopravvivenza del pianeta e di tutti noi.

 

Veronica Tulli

EARTH DAY – GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

Il 22 aprile di ogni anno si celebra un po’ in tutto il mondo, per la precisione in 193 paesi, la Giornata Mondiale della Terra meglio conosciuta come Earth Day, un termine neutro che riunisce politici e attivisti e che vede una mobilitazione di circa un miliardo di persone.

Il tema scelto per il prossimo 22 aprile è #InvestInOurPlanet, Investiamo sul nostro Pianeta.L’attenzione sarà dunque incentrata sulla costruzione di una società e di una economia più sostenibili sia a livello ambientale che umano per avere un futuro con minor impatto ambientale e più prospero.

Si tratta della più grande giornata di mobilitazione del pianeta e viene celebrata per sensibilizzare la gente e aumentarne la consapevolezza ambientale.

La giornata è dedicata a diverse iniziative per celebrare l’ambiente e soprattutto per riflettere sulla salvaguardia dell’intero pianeta.

E’ stata scelta questa data perché ricorre un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera.

Questo evento venne celebrato per la prima volta il 21 marzo del 1970, primo giorno di primavera, da un’iniziativa nata già nel 1962 a seguito della pubblicazione di un libro-manifesto ambientalista Primavera silenziosa della biologa statunitense Rachel Carson, considerata “madre” del movimento ambientalista.

Il libro descrive i danni irreversibili dei fitofarmaci e del DDT sia per l’ambiente che per l’uomo, il tutto suffragato da ricerche scientifiche.

Fu quel testo la prima occasione perché gli americani cominciassero a riflettere sull’uso dei pesticidi e soprattutto sul rapporto tra inquinamento e salute.

Poi nel 1969 un attivista per la pace, John McConnell, durante una conferenza dell’Unesco, propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della Terra e per promuovere la Pace.

Il 22 aprile del 1970 in 20 milioni risposero all’appello del senatore democratico ambientalista Gaylord Nelson e si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del pianeta.

L’evento ebbe un successo incredibile, se si pensa che venne organizzato in poco tempo e senza finanziamenti: era risultato un fenomeno spontaneo, nato dal basso, in cui la gente dimostrò di avere gran desiderio di essere parte della soluzione e non del problema e di voler attivamente cambiare il mondo.

Di lì a poco in effetti vennero definite 28 riforme relative all’ambiente tra le quali la tutela dell’acqua e dell’aria, lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, la limitazione di sostanze chimiche e dei pesticidi negli alimenti e nei farmaci.

Oggi la giornata della terra è un’occasione di confronto tra leader mondiali indetta per elaborare e adottare strategie comuni e misure concrete per una drastica riduzione delle emissioni di gas serra e di tutte quelle attività dell’uomo che impattano pesantemente sull’ambiente.

L’iniziativa è quindi l’occasione per considerare i problemi del pianeta come l’inquinamento, la distruzione degli ecosistemi, l’estinzione di diverse specie animali ma anche di piante e soprattutto l’esaurimento delle risorse che non si rinnovano, come il carbone, il petrolio e i gas naturali.

L’obiettivo è da sempre quello di far comprendere l’importanza del rispetto per la natura, sensibilizzando ad azioni di salvaguardia dell’ambiente. Le grandi azioni spettano a che ha il potere ma le buone pratiche sono alla portata del singolo nel quotidiano: la raccolta differenziata, l’attenzione nell’uso dell’acqua e delle fonti elettriche sono solo un esempio.

Gli eventi, le tavole rotonde, gli spettacoli, le mostre, i film, persino concorsi musicali…ogni iniziativa è valida per riflettere e presentare proposte di soluzione per eliminare gli effetti negativi dell’attività dell’uomo sull’ambiente sia in termini di  conservazione di alcune risorse naturali sia relativamente alla protezione delle specie minacciate entrambe animali e vegetali.

Se c’è educazione ambientale, ne conseguiranno leggi e politiche in difesa del pianeta.

In rete è possibile visionare le diverse iniziative previste per la prossima Giornata Mondiale della Terra 2022 e i numerosi film realizzati negli anni  in occasione dell’Earth Day, dalle opere di DisneyNature al “film evento”  La terra vista dal cielo del fotografo Arthus-Bertrand, o La marcia dei pinguini, o anche Earth – Un giorno straordinario e altri ancora, tutti con immagini sempre più spettacolari per ammirare le meraviglie della natura.

 

Veronica Tulli

La parabola del Figliol Prodigo, qualche chiave di lettura

Nel periodo quaresimale la Chiesa ripropone spesso la parabola del Figliol Prodigo (Lc 15,11-32), o più correttamente la parabola del Padre Misericordioso, come testo per guardarsi dentro, riconoscendo le proprie debolezze e le proprie passioni.

Sono diverse le chiavi di lettura: ci si può immedesimare nel figlio minore, ribelle e sconsiderato e poi deluso e prostrato. Ci si può  immedesimare nel figlio maggiore, invidioso, rabbioso, risentito. Oppure ci si può immedesimare nel padre, capace di amare senza tornaconti, che nonostante le offese ricevute, non giudica e non punisce anzi invita a coinvolgersi nuovamente insieme.

Vorrei leggere il testo in una chiave diversa: nel differente approccio alla ricerca della felicità rappresentato dai due fratelli, intendendo per felicità la ricerca di significato e di realizzazione in questa vita.

Se lo analizziamo sotto la prospettiva di parabola del figlio eccessivamente prodigo, focalizziamo la nostra attenzione sulla figura del figlio minore che desideroso di fare la sua vita, chiede al padre anticipatamente la sua parte di eredità che poi si ritrova a sperperare del tutto.

In questo senso viene rappresentata tutta la delusione di un uomo che aveva riposto la sua felicità nella libertà di fare ciò che lo seduce, svincolandosi dal giogo dei divieti.

E sottolinea l’esito finale di ogni tentazione assecondata.

La descrizione della delusione è molto efficace: l’uomo nel suo desiderare l’autonomia e la libertà in forma ancora abbozzata ma affascinante e seducente, sperimenta una forma di vuoto e di smarrimento che lo rende consapevole del limite delle promesse di poveri “ idoli”.

L’esito finale di tale sfascio esistenziale e il ricordare con nostalgia la sua vita precedente ora rivalutata da una imprevista esperienza di dolore, non può nascondere la bellezza di aver finalmente capito il meccanismo della vita e questo per il figlio minore è una ricchezza preziosa che lo illuminerà probabilmente per il resto della sua esistenza.

La successiva splendida misericordia manifestata dal Padre costituisce il contenuto della Rivelazione, ossia ci svela la natura di Dio nei confronti degli errori dell’uomo che pensa infondo di poter organizzare pienamente da solo la sua vita senza un riferimento a Lui .

Il riaccogliere il figlio distrutto dai suoi errori di valutazione sulla vita e anzi il sottolineare con  una grande festa persino la felicità e la gioia provata, vanno aldilà di ogni ragionevole speranza da parte del figlio minore che chiedeva solo di essere nuovamente accolto.

Ma possiamo analizzare la parabola anche prendendo in considerazione il fratello maggiore: la vera forza del brano forse sta proprio nel presentare la figura del fratello maggiore che non capisce perché al minore dovrebbe essere riservato un simile trattamento.

Il fratello maggiore rappresenta senza dubbio un problema della giustizia umana e del premio reclamato come atto dovuto da chi ha sempre osservato tutti i precetti e ha sempre lavorato il dovuto. Ma nasconde anche tutta la presunzione di sentirsi a posto e meritevole di salvezza nella sola osservanza delle leggi: il fariseismo più volte condannato da Cristo.

Il figlio maggiore è sì rimasto nella casa paterna, ma il suo cuore non era lì.

Il giudizio nei confronti del fratello tradisce tutta la mancanza di libertà interiore con cui ha fatto invece sua la scelta di rimanere presso il Padre, dettata chissà da quali motivi ostativi. Il suo giudizio sembra esprimere invidia  per la scelta fatta dal fratello, da un lato e insoddisfazione per la sua vita, dall’altro.

Nel racconto di Luca il peccato del fratello maggiore non è meno importante di quello del figlio minore: il Padre infatti si rivolge ad entrambi mentre li esorta a festeggiare il “ ritorno” e a rallegrarsi insieme.

Tante volte nella vita per diventare consapevoli e apprezzare le ricchezze che si possiedono, bisogna sprofondare fino al fondo della propria miseria umana.

 

Veronica Tulli

La Sostenibilità: impegno attuale e lascito per le future generazioni

 

“Sostenibilità” è una parola astratta ma in realtà la sua radice è molto concreta: deriva da sostenere. Se qualcosa è sostenibile vuol dire che si sorregge, rimane in piedi da sola. Praticamente sta in equilibrio.

 

Ma sostenibile può essere anche lo sviluppo, anche qualcosa che non rimane fermo, che è durevole: la capacità di mantenersi in equilibrio si protrae nel tempo.

Quindi parlare di un possibile sviluppo sostenibile vuol dire parlare della possibilità di un sistema di progredire in maniera equilibrata.

Gli elementi che devono essere presenti all’interno di un processo di sviluppo sostenibile e che  devono rimanere in equilibrio sono l’ ambiente, la società e l’economia.

 

Consideriamo innanzitutto la sostenibilità ambientale che è quella di cui si parla di più. La natura è un grande esempio di equilibrio ed armonia: si pensi al rapporto tra animali e piante, e tra animali e animali che traggono vantaggio l’uno dall’altro; si pensi anche al ciclo dell’acqua che in ciascuno dei suoi stadi consente lo sviluppo della vita di altri animali o dei vegetali.

L’uomo è stato parte di questo equilibrio per lungo tempo; lo ha cominciato ad alterare quando il suo uso della natura è stato talmente eccessivo da influire sugli equilibri della natura stessa che non è più riuscita a rigenerarsi.

E’ fuori di dubbio che dalla rivoluzione industriale l’uomo utilizza le risorse della natura (beni naturali) per produrre altri beni. Ma le risorse non sono infinite, e la natura ha sì capacità rigeneratrici  ma necessita di un determinato periodo di tempo per ricrearle.

Relativamente al rapporto dell’uomo con la natura oltre al discorso delle risorse c’è anche quello dell’impatto che l’uomo stesso ha in termini di inquinamento, ossia considerando quanto immette in natura.

Sappiamo che la natura ha una capacità di assorbimento che però non può superare una certa soglia: oggi l’impatto ambientale è significativo sia come intensità che come qualità ( frequenza e intensità di azioni). Dal dopo guerra la natura non è stata più in grado di riassorbire da sola

l’inquinamento, la deforestazione e l’estinzione di specie animali e vegetali.

 

Per quanto riguarda la sostenibilità sociale si può affermare che tutte le persone nel mondo hanno diritto ad una natura intatta e hanno diritto di poter accedere alle stesse risorse.

E’ giusto e necessario: infatti ad ogni uso non condiviso delle risorse corrispondono conflitti, migrazioni e un ulteriore impatto ambientale.

 

Di sostenibilità economica si parla meno. Essa comporta che la sostenibilità ambientale e quella sociale non debbano essere un costo in più per l’economia di un paese.

Se parliamo di produzione possiamo pensare ad un’azienda che produce inquinando ma investe parte del profitto in attività sociali sul territorio. Questa ha sicuramente un costo economico maggiore di un’ azienda che produce lo stesso prodotto senza inquinare, che però non ha margini di guadagno da investire nel sociale.

 

Ma la storia della sostenibilità non è recente: ha le sue origini nel 1987 quando la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo pubblicò il Rapporto Brundtland (che prende il nome dalla Presidente della Commissione Gro Harlem Brundtland, ex primo ministro norvegese, medico, ambientalista, sostenitrice dei diritti delle donne e dell’istruzione per tutti), rapporto intitolato “Our Common Future”.

La commissione venne costituita nel 1983 perché gli anni Settanta furono caratterizzati da due crisi energetiche a seguito di guerre e situazioni politiche nei paesi produttori di petrolio che di fatto vincolavano l’economia mondiale. Il costo del petrolio era aumentato e la disponibilità era diminuita. Nei paesi occidentali si tagliò l’uso di energia con diverse iniziative e per la prima volta ci si era incominciati ad interrogare su come fosse possibile utilizzare le risorse del pianeta in modo tale da averne sempre a disposizione.

Dal rapporto era poi evidente che il problema doveva investire la comunità internazionale: la possibilità di uno sviluppo che guardasse al futuro doveva essere un obiettivo condiviso.

Lo sviluppo sostenibile secondo il rapporto è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie.

 

In sede ONU sono stati individuati 17 obiettivi che tutta la comunità internazionale deve raggiungere entro il 2030 per poter garantire al nostro pianeta e all’intera umanità uno sviluppo sostenibile.

Questi sono i 17 obiettivi

 

 

In particolare l’obiettivo 17 comporta che nessun obiettivo può essere raggiunto senza considerare gli altri.

Gli obiettivi sono stati definiti per chi è alla guida delle nazioni che dovrebbe perseguirli per definire le proprieazioni politiche. In quanto comuni anche ciascuno di noi deve tenerne conto nella propria azione quotidiana:le aziende da un lato e i singoli dall’altro.

È interessante notare a proposito degli obiettivi che sono tutti collegati tra loro: non c’è un ordine di importanza o di priorità; togliendone anche uno solo il sistema non trova equilibrio.

La sostenibilità è una questione di equilibrio, basta che uno di questi obiettivi non venga soddisfatto che non viene soddisfatto nessun altro obiettivo: bisogna centrarli tutti insieme!

 

Veronica Tulli

LA FINESTRA DI OVERTON E IL PRINCIPIO DELLA RANA BOLLITA DI CHOMSKY.

P. Overton era un sociologo americano che elaborò una teoria di ingegneria sociale per spiegare i meccanismi di persuasione e, se vogliamo, di manipolazione delle masse partendo da un’idea dapprima completamente inaccettabile per la società fino a farla accettare e anzi legalizzare.

Continua a leggere

IL TE DEUM, SOLENNE INNO LITURGICO DI RINGRAZIAMENTO

Mancano pochi giorni alla conclusione dell’anno e la Chiesa, come da tradizione ormai consolidata, si riunirà tutta nella proclamazione del Te Deum.

L’Inno liturgico di ringraziamento, che da secoli accompagna i fedeli cristiani nella loro lode riconoscente, viene solennemente proclamato il 31 dicembre per ringraziare la Trinità dell’ anno trascorso.

Il testo del Te Deum ha origini antichissime.

Alcune parti si attribuiscono a San Cipriano di Cartagine (III secolo); secondo altri studiosi sarebbe opera di San Niceta vescovo di Remesiana in Dacia (IV secolo). Le influenze sono comunque orientali.

Una leggenda invece lo attribuisce ai Santi Ambrogio e Agostino che lo avrebbero intonato insieme in occasione del battesimo di Sant’Agostino: al primo versetto intonato da Sant’Ambrogio, Sant’Agostino avrebbe risposto col secondo… Questo è il motivo per cui è anche noto come Inno Ambrosiano.

Il nome dell’Inno, in prosa ritmica latina,  si deve alle due parole latine con cui comincia: Te Deum laudamus –  Noi ti lodiamo Dio –   e la liturgia lo prevede nell’ufficio mattutino delle feste e delle domeniche.

Ma si è diffusa fin dall’antichità l’usanza di cantarlo in occasioni di solenne ringraziamento come per la fine dell’anno, per una incoronazione o per la fine di una guerra o di una calamità.

Nell’immagine si può leggere il testo in latino e la traduzione in italiano che però non rende l’efficacia del testo originario.

 

 

Il Te Deum passa dai toni della glorificazione alla narrazione contemplativa fino alla supplica.

Nelle antiche celebrazioni le modulazioni erano quelle del canto gregoriano poi si passò a componimenti musicali più elaborati che esaltano i singoli passaggi di questo Inno composto fondamentalmente di tre parti.

La prima è rivolta a Dio Padre, confessato Signore dell’universo. Tutte le creature terrestri e angeliche ne proclamano la gloria ma è soprattutto nella testimonianza degli Apostoli, nella voce dei Profeti e nelle schiere dei Martiri che risuona la fede della Chiesa.

La seconda parte è rivolta a Cristo, il Figlio Eterno del Padre. Nella traduzione italiana non si percepisce la forza con cui viene espresso il paradosso dell’Incarnazione: Tu per assumere l’uomo da liberare non hai aborrito l’utero della Vergine.

Ugualmente molto realistico è il mistero Pasquale, anche in questo caso non così evidente nel testo italiano come invece si presenta in quello latino: Tu, spezzato il pungiglione della morte, hai aperto ai credenti il regno dei cieli

La terza strofa come tutte le antiche preghiere di benedizione contiene una supplica.

Questa parte è ispirata ai salmi e invoca la salvezza eterna, una vita senza peccato, la misericordia finale.

Nell’ultima strofa la lode diventa implorazione ma la supplica è una delle tante forme della glorificazione Divina.

Rivolgere a Dio la propria implorazione significa riconoscerne l’Infinita Grandezza e Potenza.

 

Diversi autori hanno musicato lungo la storia questo inno: Pierluigi da Palestrina, Paisiello, de Victoria, Dvorak, Giuseppe Verdi, Mozart che compose il suo all’età di 13 anni, Händel, Mendelssoh, Charpentier.. A proposito di quest’ultimo, il suo preludio del Te deum viene utilizzato per l’inizio e la fine delle trasmissioni in Eurovisione.

Anche Puccini lo fa intonare al coro alla fine del primo atto della Tosca, come pure nel film della Disney il gobbo di Notre Dame, la musica del Te Deum fa da sfondo all’assalto alla cattedrale e all’esecuzione della zingara Esmeralda da parte del giudice Frollo.

Senza dimenticare quelli musicati da Ennio Moricone per il film  Allonsanfàn e soprattutto per Mission, dove il canto dell’Inno si intride di note dolorose a sottolineare l’imminente tragedia e l’innocenza degli indios.

 

Veronica Tulli

© 2023 Consul Press - Tutti i diritti riservati.
Testata registrata presso il Tribunale di Roma, N° 87 del 24/4/2014.
Editore: Associazione Culturale "Pantheon" - Direttore Responsabile: Sveva Marchetti
Sede: Via Dora, 2 - 00198 Roma (RM). Telefono: (+39) 06 92593748 - Posta elettronica: info@consulpress.eu