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Autore: Veronica Tulli

A passeggio tra la Fioritura di Castelluccio e i Monti Sibillini

A Castelluccio di Norcia, in Umbria, siamo ora in piena fioritura: uno tra gli spettacoli naturali più belli al mondo quello della Fiorita!

Alle pendici del Monte Vettore, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in particolare tra Pian Grande e Pian Perduto, tra fine maggio e metà luglio, migliaia di fiori spontanei sbocciano in una tavolozza di colori tra il verde, il viola, il rosso, l’ocra e il giallo.

La fioritura dell’altopiano è legata al ciclo di coltivazione della ben nota Lenticchia di Castelluccio di Norcia; ma accanto alla fioritura dei campi coltivati, esplode quella delle piantine spontanee che “ infestano “ la piana.

Fioriscono infatti le lenticchie, i papaveri, i narcisi, le genzianelle, le violette, i trifogli, le margherite…

Lo scenario varia con l’incedere delle diverse fioriture per cui si può assistere allo spettacolo, appunto, tra fine maggio e metà luglio.

La Lenticchia di Castelluccio ha una storia antichissima; nelle tombe neolitiche lì presenti sono stati ritrovati semi databili intorno al 3000 a.C. Conserva tuttora dimensioni molto piccole e viene seminata non appena il manto nevoso è disciolto. La lenticchia di Norcia è oggi un prodotto ricercatissimo che ha meritato il marchio IGP.

I sentieri che si aprono all’interno delle vallate in fiore possono essere percorsi in bicicletta o anche a cavallo.

Una curiosità suggestiva un po’ come lo è tutta la piana: Castelluccio è diventata la tappa finale del Sentiero Europeo E1, inaugurato nel 1972, che partiva da Capo Nord in Norvegia e arrivava fino a Capo Passero in Sicilia, passando attraverso l’Europa.

Negli anni il percorso è diventato inagibile e la parte restante ancora percorribile parte ora da  Grövelsijön in Svezia e termina proprio a Castelluccio, in Umbria.

I Piani di Castelluccio si aprono alla base del versante occidentale della catena dei Monti Sibillini. Il territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nato solo nel 1993, comprende la catena montuosa nel cuore della penisola, che con il monte Vettore raggiunge i 2476 m., e i due versanti orientale e occidentale. Quello orientale è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi e ambienti, dalle strette gole dei fiumi e torrenti a fondovalle (come le Gole dell’Infernaccio), alle faggete salendo sopra la dorsale appenninica. Il versante occidentale degrada invece dolcemente verso l’Umbria e i famosi Piani, appunto.

La visione della Fiorita dà anche l’occasione per una visita al Borgo Medievale di Castelluccio di Norcia, anche se le diverse scosse sismiche del Centro Italia nel 2016 lo hanno pesantemente danneggiato.

La zona è comunque molto interessante dal punto di vista escursionistico: oltre ai percorsi in mountain bike, la Piana di Castelluccio è molto apprezzata per la pratica del volo libero, in particolare del parapendio.

Le scuole di volo del paese sono infatti meta di appassionati e principianti che vengono da ogni parte d’Europa.

Sulla Piana è tra l’altro visibile un bosco di conifere piantate a forma di Italia, nel 1961 in memoria del primo centenario dell’unità nazionale.

A proposito di escursionismo non si può tralasciare l’ascesa al Monte Vettore, uno dei più alti dell’appennino centrale, che vede la possibilità di raggiungere anche il Lago di Pilato, di origine glaciale, habitat di una colonia particolare di crostacei presenti solo qui.

Ma per avere una superba vista aerea sui Piani di Castelluccio, bisogna raggiungere la cresta della Cima del Redentore, la più alta dell’Umbria.

La fioritura di Castelluccio è senza dubbio un’occasione da non lasciarsi sfuggire per trascorrere qualche giorno immersi nella natura da ammirare del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ma anche per scoprirne il percorso gastronomico.

Oltre alle famose lenticchie, merita un assaggio il prosciutto del Maiale Brado di Norcia, la ricotta salata, il Ciasculo, il pane di mais, il Pecorino a latte crudo, la Mela Rosa e lo Zafferano dei Monti Sibillini. Senza tralasciare la prestigiosa cioccolata Vetusta Nursia.

 

Veronica Tulli

Sebastião Salgado e la sua Amazônia al MAXXI di Roma

Il Museo Maxxi di Roma ospita dal primo ottobre scorso e con una proroga posticipata al prossimo agosto 2022, la mostra fotografica Amazônia di Sebastião Salgado, arrivata in Italia in anteprima.

Si tratta di una esposizione unica nel suo genere: 200 scatti per denunciare il depauperamento dell’immenso polmone verde del nostro pianeta, le cui dimensioni superano quelle dell’Europa occidentale e che rischia di scomparire.

Non solo denuncia, ma anche e soprattutto racconto di un mondo e della sua bellezza che noi tutti abitavamo diecimila anni fa.

La mostra è un invito all’ascolto e alla riflessione sulla situazione ecologica e la relazione che gli uomini hanno con essa: Salgado, fotografo brasiliano e antropologo che vive a Parigi, è da sempre impegnato in progetti dai temi sociali e civili, su tematiche scottanti come i diritti dei lavoratori, la povertà e gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nella denuncia di alcune derive di una certa industrializzazione e della globalizzazione.

Il reportage è frutto di una impresa mai riuscita prima: sette anni per arrivare al centro della foresta amazzonica in Brasile, vivendo con le popolazioni indigene, per conoscere il paradiso, documentarlo e farlo conoscere anche a noi.

Le fotografie raccontano infatti la bellezza portentosa della foresta mentre la denuncia è affidata alle voci delle popolazioni amazzoniche che vivono ancora comunitariamente, senza capi e strutture sociali, puri nella natura pura.

Sono i membri delle suddette comunità, che ci raccontano come poter tutelare questo polmone del mondo, guardiani ancestrali di un ecosistema fragile che custodito da loro non ha subito alcun danno.

È una mostra immersiva quella al Maxxi di Roma in cui il visitatore è accompagnato tra immagini potenti, immerso nella foresta, tra il fruscio degli alberi, il canto degli uccelli, le grida degli animali e il fragore dell’acqua che viene giù dalle cascate in un paesaggio sonoro creato dal compositore Jean-Michel Jarre.

Nelle fotografie la vegetazione è rigogliosa, le montagne sono altissime, la natura è lussureggiante, i corsi d’acqua  si snodano come nastri, gli animali la popolano con i loro cori…Salgado racconta tutto questo con la potenza di immagini magnifiche.

Una foresta impenetrabile dove la civiltà non è mai arrivata e il progresso non ha contaminato la purezza primigenia dei nativi.

Riparare quel paradiso è fondamentale per la sopravvivenza del pianeta e di tutti noi.

 

Veronica Tulli

EARTH DAY – GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

Il 22 aprile di ogni anno si celebra un po’ in tutto il mondo, per la precisione in 193 paesi, la Giornata Mondiale della Terra meglio conosciuta come Earth Day, un termine neutro che riunisce politici e attivisti e che vede una mobilitazione di circa un miliardo di persone.

Il tema scelto per il prossimo 22 aprile è #InvestInOurPlanet, Investiamo sul nostro Pianeta.L’attenzione sarà dunque incentrata sulla costruzione di una società e di una economia più sostenibili sia a livello ambientale che umano per avere un futuro con minor impatto ambientale e più prospero.

Si tratta della più grande giornata di mobilitazione del pianeta e viene celebrata per sensibilizzare la gente e aumentarne la consapevolezza ambientale.

La giornata è dedicata a diverse iniziative per celebrare l’ambiente e soprattutto per riflettere sulla salvaguardia dell’intero pianeta.

E’ stata scelta questa data perché ricorre un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera.

Questo evento venne celebrato per la prima volta il 21 marzo del 1970, primo giorno di primavera, da un’iniziativa nata già nel 1962 a seguito della pubblicazione di un libro-manifesto ambientalista Primavera silenziosa della biologa statunitense Rachel Carson, considerata “madre” del movimento ambientalista.

Il libro descrive i danni irreversibili dei fitofarmaci e del DDT sia per l’ambiente che per l’uomo, il tutto suffragato da ricerche scientifiche.

Fu quel testo la prima occasione perché gli americani cominciassero a riflettere sull’uso dei pesticidi e soprattutto sul rapporto tra inquinamento e salute.

Poi nel 1969 un attivista per la pace, John McConnell, durante una conferenza dell’Unesco, propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della Terra e per promuovere la Pace.

Il 22 aprile del 1970 in 20 milioni risposero all’appello del senatore democratico ambientalista Gaylord Nelson e si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del pianeta.

L’evento ebbe un successo incredibile, se si pensa che venne organizzato in poco tempo e senza finanziamenti: era risultato un fenomeno spontaneo, nato dal basso, in cui la gente dimostrò di avere gran desiderio di essere parte della soluzione e non del problema e di voler attivamente cambiare il mondo.

Di lì a poco in effetti vennero definite 28 riforme relative all’ambiente tra le quali la tutela dell’acqua e dell’aria, lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, la limitazione di sostanze chimiche e dei pesticidi negli alimenti e nei farmaci.

Oggi la giornata della terra è un’occasione di confronto tra leader mondiali indetta per elaborare e adottare strategie comuni e misure concrete per una drastica riduzione delle emissioni di gas serra e di tutte quelle attività dell’uomo che impattano pesantemente sull’ambiente.

L’iniziativa è quindi l’occasione per considerare i problemi del pianeta come l’inquinamento, la distruzione degli ecosistemi, l’estinzione di diverse specie animali ma anche di piante e soprattutto l’esaurimento delle risorse che non si rinnovano, come il carbone, il petrolio e i gas naturali.

L’obiettivo è da sempre quello di far comprendere l’importanza del rispetto per la natura, sensibilizzando ad azioni di salvaguardia dell’ambiente. Le grandi azioni spettano a che ha il potere ma le buone pratiche sono alla portata del singolo nel quotidiano: la raccolta differenziata, l’attenzione nell’uso dell’acqua e delle fonti elettriche sono solo un esempio.

Gli eventi, le tavole rotonde, gli spettacoli, le mostre, i film, persino concorsi musicali…ogni iniziativa è valida per riflettere e presentare proposte di soluzione per eliminare gli effetti negativi dell’attività dell’uomo sull’ambiente sia in termini di  conservazione di alcune risorse naturali sia relativamente alla protezione delle specie minacciate entrambe animali e vegetali.

Se c’è educazione ambientale, ne conseguiranno leggi e politiche in difesa del pianeta.

In rete è possibile visionare le diverse iniziative previste per la prossima Giornata Mondiale della Terra 2022 e i numerosi film realizzati negli anni  in occasione dell’Earth Day, dalle opere di DisneyNature al “film evento”  La terra vista dal cielo del fotografo Arthus-Bertrand, o La marcia dei pinguini, o anche Earth – Un giorno straordinario e altri ancora, tutti con immagini sempre più spettacolari per ammirare le meraviglie della natura.

 

Veronica Tulli

ambiente, Earth Day, sostenibilità

La parabola del Figliol Prodigo, qualche chiave di lettura

Nel periodo quaresimale la Chiesa ripropone spesso la parabola del Figliol Prodigo (Lc 15,11-32), o più correttamente la parabola del Padre Misericordioso, come testo per guardarsi dentro, riconoscendo le proprie debolezze e le proprie passioni.

Sono diverse le chiavi di lettura: ci si può immedesimare nel figlio minore, ribelle e sconsiderato e poi deluso e prostrato. Ci si può  immedesimare nel figlio maggiore, invidioso, rabbioso, risentito. Oppure ci si può immedesimare nel padre, capace di amare senza tornaconti, che nonostante le offese ricevute, non giudica e non punisce anzi invita a coinvolgersi nuovamente insieme.

Vorrei leggere il testo in una chiave diversa: nel differente approccio alla ricerca della felicità rappresentato dai due fratelli, intendendo per felicità la ricerca di significato e di realizzazione in questa vita.

Se lo analizziamo sotto la prospettiva di parabola del figlio eccessivamente prodigo, focalizziamo la nostra attenzione sulla figura del figlio minore che desideroso di fare la sua vita, chiede al padre anticipatamente la sua parte di eredità che poi si ritrova a sperperare del tutto.

In questo senso viene rappresentata tutta la delusione di un uomo che aveva riposto la sua felicità nella libertà di fare ciò che lo seduce, svincolandosi dal giogo dei divieti.

E sottolinea l’esito finale di ogni tentazione assecondata.

La descrizione della delusione è molto efficace: l’uomo nel suo desiderare l’autonomia e la libertà in forma ancora abbozzata ma affascinante e seducente, sperimenta una forma di vuoto e di smarrimento che lo rende consapevole del limite delle promesse di poveri “ idoli”.

L’esito finale di tale sfascio esistenziale e il ricordare con nostalgia la sua vita precedente ora rivalutata da una imprevista esperienza di dolore, non può nascondere la bellezza di aver finalmente capito il meccanismo della vita e questo per il figlio minore è una ricchezza preziosa che lo illuminerà probabilmente per il resto della sua esistenza.

La successiva splendida misericordia manifestata dal Padre costituisce il contenuto della Rivelazione, ossia ci svela la natura di Dio nei confronti degli errori dell’uomo che pensa infondo di poter organizzare pienamente da solo la sua vita senza un riferimento a Lui .

Il riaccogliere il figlio distrutto dai suoi errori di valutazione sulla vita e anzi il sottolineare con  una grande festa persino la felicità e la gioia provata, vanno aldilà di ogni ragionevole speranza da parte del figlio minore che chiedeva solo di essere nuovamente accolto.

Ma possiamo analizzare la parabola anche prendendo in considerazione il fratello maggiore: la vera forza del brano forse sta proprio nel presentare la figura del fratello maggiore che non capisce perché al minore dovrebbe essere riservato un simile trattamento.

Il fratello maggiore rappresenta senza dubbio un problema della giustizia umana e del premio reclamato come atto dovuto da chi ha sempre osservato tutti i precetti e ha sempre lavorato il dovuto. Ma nasconde anche tutta la presunzione di sentirsi a posto e meritevole di salvezza nella sola osservanza delle leggi: il fariseismo più volte condannato da Cristo.

Il figlio maggiore è sì rimasto nella casa paterna, ma il suo cuore non era lì.

Il giudizio nei confronti del fratello tradisce tutta la mancanza di libertà interiore con cui ha fatto invece sua la scelta di rimanere presso il Padre, dettata chissà da quali motivi ostativi. Il suo giudizio sembra esprimere invidia  per la scelta fatta dal fratello, da un lato e insoddisfazione per la sua vita, dall’altro.

Nel racconto di Luca il peccato del fratello maggiore non è meno importante di quello del figlio minore: il Padre infatti si rivolge ad entrambi mentre li esorta a festeggiare il “ ritorno” e a rallegrarsi insieme.

Tante volte nella vita per diventare consapevoli e apprezzare le ricchezze che si possiedono, bisogna sprofondare fino al fondo della propria miseria umana.

 

Veronica Tulli

La Sostenibilità: impegno attuale e lascito per le future generazioni

 

“Sostenibilità” è una parola astratta ma in realtà la sua radice è molto concreta: deriva da sostenere. Se qualcosa è sostenibile vuol dire che si sorregge, rimane in piedi da sola. Praticamente sta in equilibrio.

 

Ma sostenibile può essere anche lo sviluppo, anche qualcosa che non rimane fermo, che è durevole: la capacità di mantenersi in equilibrio si protrae nel tempo.

Quindi parlare di un possibile sviluppo sostenibile vuol dire parlare della possibilità di un sistema di progredire in maniera equilibrata.

Gli elementi che devono essere presenti all’interno di un processo di sviluppo sostenibile e che  devono rimanere in equilibrio sono l’ ambiente, la società e l’economia.

 

Consideriamo innanzitutto la sostenibilità ambientale che è quella di cui si parla di più. La natura è un grande esempio di equilibrio ed armonia: si pensi al rapporto tra animali e piante, e tra animali e animali che traggono vantaggio l’uno dall’altro; si pensi anche al ciclo dell’acqua che in ciascuno dei suoi stadi consente lo sviluppo della vita di altri animali o dei vegetali.

L’uomo è stato parte di questo equilibrio per lungo tempo; lo ha cominciato ad alterare quando il suo uso della natura è stato talmente eccessivo da influire sugli equilibri della natura stessa che non è più riuscita a rigenerarsi.

E’ fuori di dubbio che dalla rivoluzione industriale l’uomo utilizza le risorse della natura (beni naturali) per produrre altri beni. Ma le risorse non sono infinite, e la natura ha sì capacità rigeneratrici  ma necessita di un determinato periodo di tempo per ricrearle.

Relativamente al rapporto dell’uomo con la natura oltre al discorso delle risorse c’è anche quello dell’impatto che l’uomo stesso ha in termini di inquinamento, ossia considerando quanto immette in natura.

Sappiamo che la natura ha una capacità di assorbimento che però non può superare una certa soglia: oggi l’impatto ambientale è significativo sia come intensità che come qualità ( frequenza e intensità di azioni). Dal dopo guerra la natura non è stata più in grado di riassorbire da sola

l’inquinamento, la deforestazione e l’estinzione di specie animali e vegetali.

 

Per quanto riguarda la sostenibilità sociale si può affermare che tutte le persone nel mondo hanno diritto ad una natura intatta e hanno diritto di poter accedere alle stesse risorse.

E’ giusto e necessario: infatti ad ogni uso non condiviso delle risorse corrispondono conflitti, migrazioni e un ulteriore impatto ambientale.

 

Di sostenibilità economica si parla meno. Essa comporta che la sostenibilità ambientale e quella sociale non debbano essere un costo in più per l’economia di un paese.

Se parliamo di produzione possiamo pensare ad un’azienda che produce inquinando ma investe parte del profitto in attività sociali sul territorio. Questa ha sicuramente un costo economico maggiore di un’ azienda che produce lo stesso prodotto senza inquinare, che però non ha margini di guadagno da investire nel sociale.

 

Ma la storia della sostenibilità non è recente: ha le sue origini nel 1987 quando la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo pubblicò il Rapporto Brundtland (che prende il nome dalla Presidente della Commissione Gro Harlem Brundtland, ex primo ministro norvegese, medico, ambientalista, sostenitrice dei diritti delle donne e dell’istruzione per tutti), rapporto intitolato “Our Common Future”.

La commissione venne costituita nel 1983 perché gli anni Settanta furono caratterizzati da due crisi energetiche a seguito di guerre e situazioni politiche nei paesi produttori di petrolio che di fatto vincolavano l’economia mondiale. Il costo del petrolio era aumentato e la disponibilità era diminuita. Nei paesi occidentali si tagliò l’uso di energia con diverse iniziative e per la prima volta ci si era incominciati ad interrogare su come fosse possibile utilizzare le risorse del pianeta in modo tale da averne sempre a disposizione.

Dal rapporto era poi evidente che il problema doveva investire la comunità internazionale: la possibilità di uno sviluppo che guardasse al futuro doveva essere un obiettivo condiviso.

Lo sviluppo sostenibile secondo il rapporto è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie.

 

In sede ONU sono stati individuati 17 obiettivi che tutta la comunità internazionale deve raggiungere entro il 2030 per poter garantire al nostro pianeta e all’intera umanità uno sviluppo sostenibile.

Questi sono i 17 obiettivi

 

 

In particolare l’obiettivo 17 comporta che nessun obiettivo può essere raggiunto senza considerare gli altri.

Gli obiettivi sono stati definiti per chi è alla guida delle nazioni che dovrebbe perseguirli per definire le proprieazioni politiche. In quanto comuni anche ciascuno di noi deve tenerne conto nella propria azione quotidiana:le aziende da un lato e i singoli dall’altro.

È interessante notare a proposito degli obiettivi che sono tutti collegati tra loro: non c’è un ordine di importanza o di priorità; togliendone anche uno solo il sistema non trova equilibrio.

La sostenibilità è una questione di equilibrio, basta che uno di questi obiettivi non venga soddisfatto che non viene soddisfatto nessun altro obiettivo: bisogna centrarli tutti insieme!

 

Veronica Tulli

LA FINESTRA DI OVERTON E IL PRINCIPIO DELLA RANA BOLLITA DI CHOMSKY. UNA TEORIA E UNA METAFORA PER SPIEGARE COME ORIENTARE IL MODO DI PENSARE DELL’OPINIONE PUBBLICA

P. Overton era un sociologo americano che elaborò una teoria di ingegneria sociale per spiegare i meccanismi di persuasione e, se vogliamo, di manipolazione delle masse partendo da un’idea dapprima completamente inaccettabile per la società fino a farla accettare e anzi legalizzare.

Egli sviluppò un percorso costituito da tappe attraverso cui ogni idea per quanto assurda, trova una propria finestra di opportunità.

La sua teoria sostiene che qualunque idea se abilmente e progressivamente incanalata nel circuito dei media dell’opinione pubblica, può diventare pensiero diffuso e dominante.

Senza apparenti costrizioni un’idea inaccettabile può, se incoraggiata, diventare normale, anzi può addirittura divenire la regola.

Secondo quanto ha teorizzato, queste sono le fasi della sequenza:

  1. Impensabile

E’ il momento di apertura della finestra, in cui un dato comportamento è vietato, anzi suscita repulsione il solo pensarlo. Questa apertura comporta che se ne comincia a parlare, e si fa in modo che se ne parli sempre di più.

  1. Vietato ma con qualche eccezione

Sul comportamento di cui già si parla si apre ora il dibattito: si tratta sempre di una trasgressione non ammessa, ma si passa all’idea che non si possa generalizzare, che se ne possono considerare le motivazioni e che per quanto comportamento inopportuno e radicale, ha comunque la sua sussistenza in quanto “provocatorio”.

  1. Accettabile

A questo punto la finestra entra nell’ambito del “socialmente rilevante” e diventa oggetto di discussione di esperti anche a livello pubblico. L’opinione generale sospende il proprio giudizio considerandolo comunque un comportamento che rientra nella sfera della libertà individuale non sindacabile.

  1. Ragionevole

Il comportamento non è più considerato destabilizzante, anzi diventa comprensibile, per nulla sbagliato, anzi addirittura necessario.

  1. Diffuso

La finestra aperta raccoglie ora il consenso politico, si rispecchia nella cultura popolare e trova testimoni autorevoli anche nel mondo dello spettacolo.

  1. Legale

Il comportamento da popolare viene ufficialmente legalizzato e va a far parte dell’ordinamento dello Stato.

 

 

Quello di Overton può quindi essere utilizzato anche come modello di manipolazione delle masse, utilizzabile nelle politiche socio-economiche.

Poiché si basa sul meccanismo psicologico per cui la mente si ancora a punti di riferimento per giudicare i cambiamenti, basterà porre il punto di riferimento all’interno della finestra di ciò che viene considerato “normale”.

In fin dei conti si tratta di persuasione graduale che sposta la finestra senza bruschi cambiamenti in modo tale che la persona non è consapevole che la propria idea è stata cambiata.

Una proposta che suonerebbe assurda nel sentire comune viene rigettata, mentre con la piccola proposta la finestra si sposta di poco. E i piccoli successivi spostamenti sono talmente impercettibili che alla fine ci si ritroverà, senza quasi sapere come, a considerare normale e anzi necessario ciò che prima era considerato inimmaginabile.

 

 

Come ha raccontato il filosofo Noam Chomsky il principio metaforico è quello della rana bollita, principio applicato con le tecniche di manipolazione di massa.

Una rana immersa in acqua bollente balzerebbe subito fuori dal pentolone.

Se invece la si pone in un pentolone pieno di acqua fredda ma su una debole fiamma che la scalda lentamente, la rana trova piacevole nuotare e non si accorge della temperatura che aumenta. Quando è troppo calda e la rana se ne accorge, non ha più la forza di reagire perché intorpidita; allora sopporta senza fare nulla, finendo per morire bollita. Il principio dimostra che quando un cambiamento si attua in maniera così lenta da diventare impercettibile, non trova opposizione.

Le lente derive nella società, nella cultura, nella politica, nell’economia lasciano le persone indifferenti perché lentamente abituate.

Si pensi a quanti attentati alle libertà della persona e alla sua dignità, attentati all’integrità della natura e alla bellezza di vivere, commessi tutti lentamente con la complicità di vittime anestetizzate…

Veronica Tulli

Chomsky, manipolazione, Overton, persuasione

IL TE DEUM, SOLENNE INNO LITURGICO DI RINGRAZIAMENTO

Mancano pochi giorni alla conclusione dell’anno e la Chiesa, come da tradizione ormai consolidata, si riunirà tutta nella proclamazione del Te Deum.

L’Inno liturgico di ringraziamento, che da secoli accompagna i fedeli cristiani nella loro lode riconoscente, viene solennemente proclamato il 31 dicembre per ringraziare la Trinità dell’ anno trascorso.

Il testo del Te Deum ha origini antichissime.

Alcune parti si attribuiscono a San Cipriano di Cartagine (III secolo); secondo altri studiosi sarebbe opera di San Niceta vescovo di Remesiana in Dacia (IV secolo). Le influenze sono comunque orientali.

Una leggenda invece lo attribuisce ai Santi Ambrogio e Agostino che lo avrebbero intonato insieme in occasione del battesimo di Sant’Agostino: al primo versetto intonato da Sant’Ambrogio, Sant’Agostino avrebbe risposto col secondo… Questo è il motivo per cui è anche noto come Inno Ambrosiano.

Il nome dell’Inno, in prosa ritmica latina,  si deve alle due parole latine con cui comincia: Te Deum laudamus –  Noi ti lodiamo Dio –   e la liturgia lo prevede nell’ufficio mattutino delle feste e delle domeniche.

Ma si è diffusa fin dall’antichità l’usanza di cantarlo in occasioni di solenne ringraziamento come per la fine dell’anno, per una incoronazione o per la fine di una guerra o di una calamità.

Nell’immagine si può leggere il testo in latino e la traduzione in italiano che però non rende l’efficacia del testo originario.

 

 

Il Te Deum passa dai toni della glorificazione alla narrazione contemplativa fino alla supplica.

Nelle antiche celebrazioni le modulazioni erano quelle del canto gregoriano poi si passò a componimenti musicali più elaborati che esaltano i singoli passaggi di questo Inno composto fondamentalmente di tre parti.

La prima è rivolta a Dio Padre, confessato Signore dell’universo. Tutte le creature terrestri e angeliche ne proclamano la gloria ma è soprattutto nella testimonianza degli Apostoli, nella voce dei Profeti e nelle schiere dei Martiri che risuona la fede della Chiesa.

La seconda parte è rivolta a Cristo, il Figlio Eterno del Padre. Nella traduzione italiana non si percepisce la forza con cui viene espresso il paradosso dell’Incarnazione: Tu per assumere l’uomo da liberare non hai aborrito l’utero della Vergine.

Ugualmente molto realistico è il mistero Pasquale, anche in questo caso non così evidente nel testo italiano come invece si presenta in quello latino: Tu, spezzato il pungiglione della morte, hai aperto ai credenti il regno dei cieli

La terza strofa come tutte le antiche preghiere di benedizione contiene una supplica.

Questa parte è ispirata ai salmi e invoca la salvezza eterna, una vita senza peccato, la misericordia finale.

Nell’ultima strofa la lode diventa implorazione ma la supplica è una delle tante forme della glorificazione Divina.

Rivolgere a Dio la propria implorazione significa riconoscerne l’Infinita Grandezza e Potenza.

 

Diversi autori hanno musicato lungo la storia questo inno: Pierluigi da Palestrina, Paisiello, de Victoria, Dvorak, Giuseppe Verdi, Mozart che compose il suo all’età di 13 anni, Händel, Mendelssoh, Charpentier.. A proposito di quest’ultimo, il suo preludio del Te deum viene utilizzato per l’inizio e la fine delle trasmissioni in Eurovisione.

Anche Puccini lo fa intonare al coro alla fine del primo atto della Tosca, come pure nel film della Disney il gobbo di Notre Dame, la musica del Te Deum fa da sfondo all’assalto alla cattedrale e all’esecuzione della zingara Esmeralda da parte del giudice Frollo.

Senza dimenticare quelli musicati da Ennio Moricone per il film  Allonsanfàn e soprattutto per Mission, dove il canto dell’Inno si intride di note dolorose a sottolineare l’imminente tragedia e l’innocenza degli indios.

 

Veronica Tulli

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