Bocciare l’incompetenza

Troppe Lauree senza Valore

Fra le tante manchevolezze della scuola italiana, dobbiamo registrare prima fra tutte la carenza di sicurezza, edifici vecchi, raramente controllati e nuovi talvolta malcostruiti e con le note conseguenze quando i frequenti sisma scuotono buona parte delle nostre regioni. Le decisioni governative per l’allargamento del numero dei contratti degli insegnanti con l’immissione a ruolo di oltre quindicimila docenti supplenti, disinnesca quell’altro pericolo che ogni anno si presenta regolarmente in settembre con l’apertura della scuola: il rischio delle cattedre deserte. 

Rimane, comunque, sorprendente come delle qualità di docenti e discenti non venga fatto cenno. Ci si preoccupa, più che altro, di seguire, anche nelle scuole secondarie, quei criteri di valutazione sempre ispirati al concetto di inclusione, tutto sommato accettabile nelle scuole dell’obbligo, ma non certo nei licei e negli istituti tecnici.

A suffragare questa tendenza esistono i dati delle promozioni di massa, che non si limitano al passaggio fra classi intermedie, ma vanno non oltre anche al momento degli esami di maturità. Per chi, anagraficamente, ha vissuto, e non parliamo di secoli addietro, i tempi della maturità, quella prova che chiudeva un ciclo di studi, tutte quelle apprensioni ed aspettative di un esame comunemente ritenuto fondamentale per la vita di chi volesse entrare nel mondo del lavoro o continuare ad impegnarsi nelle varie facoltà universitarie, il ricordo di quella prova ha lasciato un segno nella memoria, addirittura molti ex ragazzi rivivono in sogni da incubo quei giorni passati, le domande poste da commissioni severe e ben determinate ad adoperare una selezione. Adesso è tutto un altro discorso: siamo ancora coperti dall’ombra lunga delle scempiaggini sessantottesche, è tutt’ora viva quella ideologia, perchè dobbiamo ritenere che proprio di ideologia si tratta, della non valutazione, ponendo come postulato la promozione allargata, una promozione che non prevede il merito, questa prerogativa ormai desueta, anzi, considerando come vanno le cose, addirittura limitativa delle possibili affermazioni personali di molti giovani. Si è voluto creare, a cominciare dalla scuola, una sorta di supremazia della mediocrità, tanti anelli della stessa catena al motto ”nessuno rimanga indietro”, producendo quella società di incompetenti e disoccupati che ben conosciamo.

Le direzioni scolastiche, occupate in una campagna propagandistica in contrapposizione fra loro, del genere “ il mio istituto è più bello del tuo”, decantano una serie di attività sportive, escursionistiche ed altro, e non facendo alcun riferimento alle reali qualità dell’insegnamento ed alla possibilità di partecipare a seminari di approfondimento culturale.

Insomma, tutto nella scuola italiana, sembra indirizzato al tempo libero e poco, molto poco all’erudizione. La “ buona scuola” sembra essere divenuta un grande parcheggio per i figli un po’ annoiati e un po’ disillusi per quelle generazioni plasmate sull’effimero consumismo e sulla falsità del “politicamente corretto”.

Si cerca quell’istituto dove iscriversi sulla base delle strutture più indicate per ogni genere di gioco, si collocano i ragazzi nella scuola più nota per la manica larga dei docenti al fine di non procurare, a questi adolescenti, le frustrazioni di una sconfitta rappresentata dalla bocciatura che, al contrario sarebbe utilissima per un minimo di formazione caratteriale.

Naturalmente, esistono ancora quegli studenti desiderosi di imparare, che sono una minoranza, e che vengono danneggiati nel loro apprendere dalla zavorra dei tanti parcheggiati fra i banchi. L’episodio avvenuto alcuni anni addietro in Puglia, il professore allontanato dall’insegnamento in quanto ligio ad una selezione fondata sul merito e poi riammesso alla cattedra, dopo cinque anni di assurda sospensione, per decisione del Magistrato del Lavoro di Lecce, la dice lunga sul clima che circonda la scuola italiana.

A ben vedere, una delle principali cause del ristagno morale ed economico del nostro Paese è questo buonismo ipocrita su cui si fonda tanta parte del sistema educativo: è inutile e dannoso mandare avanti tutti, bravi e meno bravi, nella falsa concezione di democrazia, una democrazia dell’appiattimento, i cui segni negativi riscontriamo quotidianamente, a partire dalla disoccupazione ed a finire ai tanti disastri per incuria ed incompetenza.

A nulla serve questa sistematica politica della promozione honoris causa, se non a preservare le poltrone dei dirigenti scolastici, più preoccupati a garantirsi il numero delle iscrizioni, che ad infondere negli adolescenti il gusto dell’approfondimento, la curiosità della ricerca, la consapevolezza di studiare per il proprio futuro: in pratica, una battaglia per il privilegio dell’ignoranza. Sentiamo spesso parlare del blocco dell’ascensore sociale, un fermo tra i ceti economici verificatosi oggi per la prima volta dall’Unità d’Italia.

Il nonno contadino viveva peggio del figlio operaio ed il nipote meglio di ambedue per il merito acquisito in una delle professioni per la quale aveva studiato: un paradigma non più valido per l’attuale società. Tutti, troppi, anche se le statistiche affermano il contrario, accedono agli studi superiori, giungono alle lauree triennali, per poi pretendere, invano, un posto di lavoro dietro la scrivania senza considerare non solo la scarsa offerta di scrivanie e, ancor peggio, senza rendersi conto di essere in possesso di un titolo dall’intrinseco valore, ma del classico pezzo di carta, davvero, questa volta, semplice e vuoto pezzo di carta.

Alessandro P. Benini

Articolo già pubblicato su “il Borghese”, periodico diretto da Claudio Tedeschi 


Alessandro P. Benini

Esperto di Finanza e di Storia dell'Economia.

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