CAOS & Illegalità nel settore del Turismo

A Roma dilaga il turismo illegale  –  dall’albergo, alla bancarella, alle guide

Circa 5.000 strutture ricettive illegali che offrono oltre 25.000 posti letto non autorizzati, oltre 35.000 milioni di tassa di soggiorno sottratti ogni anno alle casse del Comune e oltre 200 milioni di evasione fiscale. Il turismo illegale a Roma è una vera e propria piaga che colpisce pesantemente l’erario ma anche le imprese oneste, quelle che lavorano nella legalità e nel rispetto delle regole. Ma il ‘fatturato in nero’ del turismo romano non è composto solo da finti bed & breakfast: ci sono gli ‘adescatori’ che vendono tour ‘salta-la-fila’ per il Colosseo e il Vaticano, in così gran numero da creare un danno di immagine alla Capitale, guide straniere ‘temporanee’ senza competenze che invece imperversano stabilmente per la città e nei musei; ci sono i ‘tassinari’ non autorizzati che senza tassametro portano in giro turisti spesso ignari di viaggiare illegalmente, e ci sono anche i venditori di strada che senza licenza smerciano souvenir e ricordi di ogni genere della Città Eterna.

“Il turismo illegale nella Capitale è fenomeno destinato ad aggravarsi se non si interviene sistematicamente con controlli e sanzioni”, sostiene ALBERTO VALLI coordinatore provinciale CICAS per Roma. “Abbiamo stimato che, in vista dell’Anno Giubilare, per il mese di  dicembre i posti letto abusivi potrebbero già essere raddoppiati e raggiungere la ragguardevole cifra di 50.000, a fronte dei 150.000  regolarmente autorizzati e registrati”. La CICAS di Roma  torna a denunciare  la concorrenza sleale apportata da strutture improvvisate: “Non pagano l’Iva, tengono dipendenti in nero, non pagano la tassa di soggiorno, lavorano in spregio a tutte le norme sulla sicurezza, alla legge 626, alla normativa Hccp: è chiaro che possono permettersi – riprende  Valli – di offrire un posto letto a prezzi stracciati”.  I danni causati dal sommerso sono enormi: “Non solo danni economici agli operatori che legalmente pagano le tasse e osservano le regole, ma anche – osserva – alle casse comunali e statali”. Senza contare che il turismo ‘in nero’ elude le più basilari regole sulla sicurezza: “Sono migliaia i turisti che non vengono registrati, che non compilano la scheda anagrafica e  di cui non si sa nulla. Il  Prefetto Gabrielli lo sa benissimo, anche perché da noi sollecitato. Aspettiamo una convocazione per poter stabilire una collaborazione interforze per stroncare questo fenomeno”.

Tra i settori più “esposti” al fenomeno dell’abusivismo, come ricorda MARIO PETRILLO Coordinatore nazionale dell’Unva Cicas, (Unione Nazionale Venditori Ambulanti CICAS)  – sicuramente c’è quello dei venditori ambulanti. “Gli ambulanti veri -sottolinea Mario Petrillo – sono operatori di commercio su aree pubbliche con regolari autorizzazioni. Gli altri, invece, quelli che mettono la merce su un telo per strada non sono ambulanti, sono abusivi e danneggiano prima di tutto noi, gli operatori regolari”. Gli ambulanti romani, dice il presidente Unva, “sono circa 7.000 e operano nei mercati rionali, nei mercati settimanali nelle fiere”. Un settore che ha la sua importanza, anche se “poco o niente è stato fatto per contrastare l’abusivismo”. “Ci sono responsabilità dirette dell’Amministrazione di Roma Capitale e del sindaco Marino in prima persona. Chiediamo da tempo di mettere in piedi una task force che possa contare sull’appoggio di più competenze perché -conclude il presidente – i Vigili urbani che sono quelli che spesso intervengono per primi, non hanno gli strumenti per procedere a una seria azione di contrasto all’illegalità”.

Anche il settore delle guide turistiche ha i suoi problemi, interviene il responsabile Cicas per il Lazio, NIKI DRAGONETTI: “Per quanto riguarda il fenomeno dell’abusivismo delle guide turistiche, è svolto soprattutto da stranieri e sta aumentando ogni anno. Alcuni sono di passaggio, accompagnando il gruppo, altri vivono in Italia. Senza competenze specifiche accertate, aggirano le norme del diritto europeo, che permette a chi è guida europea una prestazione ‘temporanea ed occasionale’, e illustrano il nostro patrimonio culturale, creando un reale ‘dumping sociale’, una vera e propria concorrenza sleale”. Inoltre, dice Dragonetti “spesso parlano della nostra identità culturale italiana per stereotipi, banalizzandola e a volte denigrandola. Le guide svolgono una professione regolamentata, sono quasi tutte laureate, devono sostenere un esame serio per conseguire l’abilitazione e ottenere il tesserino professionale. E tra l’altro il 30% di quelle abilitate sono straniere. In una città come Roma, le guide continuano a studiare per tutta la vita, perché non si finisce mai di conoscere il suo sconfinato patrimonio”. Il fenomeno denunciato da Dragonetti ha delle conseguenze pesanti per la categoria delle guide turistiche. “Capi-gruppo che provengono da altri Stati europei (sloveni e tedeschi in testa) prendono pochi euro per accompagnare il gruppo e per svolgere tutte le visite guidate previste nel tour del nostro Paese. Ma non lasciano in Italia né tasse, né contributi previdenziali. Una concorrenza insostenibile per noi che paghiamo le tasse e l’Inps in Italia”, dice Dragonetti –. La Cicas porta avanti un diritto europeo che consenta la corretta illustrazione del patrimonio culturale italiano e che non trasformi l’Italia dei  beni culturali in una colonia da parte di chi vuole sfruttare questi beni, senza lasciare alcuna risorsa”.

a cura di “CICAS-Italia COMUNICAZIONI” – tramite Consul Press

Sulla situazione dei Bed & Breakfast, già nell’agosto del 2014, su questa stessa testata erano state pubblicate le risultanze di una accurata indagine della G.d.F. compiuta a Roma; invitiamo pertanto cortesemente i nostri lettori eventualmente interessati a rileggere il precedente intervento

 

 

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