martedì, 22 Ottobre 2019

Carl Schmitt tra geopolitica e teologia politica

Carl Schmitt giurista e  filosofo tra guerre mondiali e blocco Est-Ovest

Raffaele Panico

Carl Schmitt, filosofo e giurista tedesco, conosciuto per aver teorizzato come motore geopolitico della storia lo scontro ricorrente tra potenza talattica e imperi tellurici, esempio la Repubblica di Venezia contro l’impero ottomano e contro l’impero asburgico, col saggio “Terra e Mare” del 1942, considera poi la scoperta delle Americhe e l’ascesa dell’Inghilterra al massimo grado di potenza marittima sugli oceani, fino allo scontro totale nel XX secolo dopo il trionfo del dominio degli europei nell’800 e il crollo del predominio del vecchio continente tra il 1914 e 1945/48 nel mondo. Schmitt nasce nel 1888 a Plettenberg in Westfalia, studia alle Università di Strasburgo e di Monaco dove è allievo di Max Weber. È una figura emblematica della cultura politica tedesca ed europea del XX secolo. A fine guerra gli Alleati lo arrestano per i suoi legami col nazismo, perciò, viene processato, ma assolto per un “non luogo a procedere”. Il professor Schmitt è stato definito – da chi lo ha conosciuto, “uomo di grande cordialità, semplice e modesto, il suo pensiero andava al fondo delle cose al di sopra delle apparenze ingannevoli superficiali”. Le sue parole trasmettevano “qualcosa di solido, di misterioso e di sacro”.

E – “Oltre le questioni giuridiche, amava parlare di teologia e non temeva i silenzi che imponevano a volte i più profondi problemi di Dio e della nostra esistenza terrestre”. Un uomo vero, senza malizia e sotterfugi, senza menzogne e vanità. La sua ispirazione di filosofo cattolico lo preparerà ad affrontare i combattimenti futuri alla guerra mondiale, a cui sarebbe seguita una rivoluzione mondiale. Per lui tutte le guerre di dissoluzione e di distruzione in Europa si agitarono dal 1848-49 (la Primavera dei popoli) e finirono per esplodere tra il 1914-45. Sarebbero occorsi degli anni per valutare e misurare la portata degli eventi che avevano tirato giù l’intera Europa. Bombardamenti di città, anche al fosforo e le varie cacce all’uomo, l’esodo di popoli, tedeschi, italiani dall’Europa orientale (Pomerania, Slesia, Prussia, Sudeti; dalla Dalmazia, l’Istria le Alpi Giulie, fino all’Egeo italiano, e ancora dalla Tunisia e dalla Libia dai tempi antichi), e la divisione del mondo in due blocchi. Umiliazioni imposte ai vinti, esodi di massa, penuria di viveri, persecuzioni inaudite, foibe, torture, diffamazioni, il trionfo dell’odio! Dopo la seconda guerra mondiale tutto è stato rimescolato nel consumismo e nel melting pot americano. Carl Schmitt arrestato dagli americani, durante la sua prigionia scrive una breve opera: “Ex captivitate salus”. È uno straordinario libro di consolazione, non è autobiografico, né tantomeno una arringa in sua difesa o una confessione scritta di getto. Dalla sua cella Carl Schmitt osserva di trovarsi nudo, come Adamo nel Paradiso terrestre ancora degno della presenza di Dio. Nudo come Cristo sulla Croce. È il filo che lo lega alle sue ricerche, di uomo saldo, che già aveva rinunciato, e vi rinuncia, alle vanità del mondo, che gli permetterà di salvarsi come il discepolo sconosciuto al momento dell’arresto di Gesù: “Nudus profugit ab eis” (Marco XIV, 52). Anche Schmitt passa la notte sul Monte degli Ulivi, dopo venti secoli di lotte, i Cristiani sembravano essere tornati al punto di partenza: il Calvario.

Il passaporto tedesco lo riprenderà solo nel 1951. Il destino dell’Europa si è compiuto… il dado è tratto: mai più guerra lungo gli assi, il Reno e le Alpi, dove correva il Limes – dai tempi di Giulio Cesare – tra il mondo latino e quello germanico. Lo spettacolo dell’Europa, a un decennio dalla guerra, è il Trattato di Roma, l’istituzione della Comunità economica europea che nei suoi confini ‘ricalca’ l’Europa di Carlo Magno, ma senza lo “Spirito dei padri” e questo non può confortare Carl Schmitt. Infatti nell’agosto 1957 scriveva ad un amico: “Io credo che avete scelto la migliore cosa lasciando con la vostra famiglia un continente che, in qualche anno, non sarà che una zona d’ispezione delle forze aeree dell’Est e dell’Ovest”. È necessario conoscere il vero volto di Carl Shmitt, un grande filosofo cattolico del XX secolo, a 80 anni dall’inizio dalla guerra 1939 e del delirio nichilista radicato nel militarismo tra le due guerre mondiali, quando l’Europa si giocò il suo Trionfo sui continenti extraeuropei di fine Ottocento, nel volgere di Trent’anni, 1914-45. La guerra devastatrice, e non la pace, ancora oggi nel mondo vista come scopo del domani, certo questa visione sembra non appartenere più all’Europa. Il continente che sulla propria pelle ha portato le ferite profonde di quella mistura terribile di moderne tecnologie e adolescenza dei popoli. Gli europei erano impegnati a integrare le loro masse lavoratrici dopo l’immane tragedia inaspettata della prima guerra mondiale, che aveva forgiato nuovi milioni di cittadini entrati di forza come ex soldati nelle file dello Stato, poteva lo Stato chiamarsi liberale, o socialista e parlamentare, o totalitario, nazista e bolscevico, il problema ero lo stesso, mutavano le soluzioni. Non a caso i nazisti nominarono Carl Schmitt “giurista principale del Terzo Reich” perché era riuscito, dal 1919, a snaturare la Costituzione della Repubblica di Weimar: come? Considerando il sistema impotente, corrotto e inadeguato per prendere le misure necessarie per la Germania che affondava economicamente, per costruire al suo posto un regime eccezionale che governasse per decreti e di stabilire una momentanea dittatura presidenziale al fine di salvare la Costituzione. Schmitt ammirava molto Mussolini. Secondo Schmitt il dittatore italiano aveva immaginato un sistema perfetto fondato su uno Stato autoritario, la Chiesa, un’economia di libera impresa e un forte mito per stimolare e affascinare la volontà del popolo. Quando i nazisti orchestrarono l’incendio del Reichstag, il 27 febbraio 1933, con il risultato della sospensione dei diritti da parte di Hitler e l’introduzione della dittatura, Schmitt fornì il quadro giuridico per giustificare queste misure. Secondo Schmitt, il potere del führer era democratico poiché i suoi ordini potevano essere adottati direttamente con referendum e plebisciti, piuttosto che perdere tempo con interminabili discussioni impotenti e voti in Parlamento. Quando poi Hitler invase la Polonia, Schmitt giustificò la legalità della guerra preventiva con il motivo che la sicurezza nazionale tedesca aveva bisogno di un Grossraum, lo Spazio vitale, una sfera d’influenza per proteggere il Reich dalle orde bolsceviche invadenti.

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