Comparto Alberghiero-Turistico: necessità di ripartire dopo la crisi

EFFETTI DELLA CRISI SUL COMPARTO ALBERGHIERO

una analisi di Roberto Necci *

In questi mesi ci si è molto dilungati sugli effetti immediati della crisi sul comparto alberghiero e turistico; una crisi nuova, senza precedenti che ha azzerato il fatturato delle aziende.
Alla data attuale è incerto il timing di fine poiché le aziende più dipendenti dal mercato estero (prevalentemente strutture ubicate nelle città d’arte dove quasi la totalità del fatturato è generato da turisti internazionali) hanno il loro business condizionato dalla chiusura delle frontiere internazionali e dalla diminuzione dei voli verso l’Italia.
Se da una parte l’offerta ricettiva del “Mare Italia“ ha qualche speranza di salvare il salvabile della stagione, potendo orientare l’offerta al concittadino, difficilmente città come Roma, Firenze, Venezia, Milano riprenderanno le normali attività in assenza di turisti provenienti da altri paesi nonché da altri continenti.
Se si presume che l’Europa possa riaprire prima le frontiere, l’incognita ci viene dai mercati americani e dell’estremo oriente che forniscono grosse contribuzioni al fatturato delle aziende alberghiere italiane, in special modo nelle città d’arte dove politiche particolarmente restrittive allontanano la data della riapertura delle frontiere.
La crisi denominata COVID-19 ha due tipi di impatti sulle aziende alberghiere italiane, uno immediatamente visibile (azzeramento del fatturato), un altro parzialmente identificabile fin dall’inizio, sul quale un pronto intervento può attenuare i danni ed in alcuni casi contenerli: il deterioramento costante dovuto alle inadempienze che possono portare al dissesto finanziario.

Probabilmente una piena valutazione dell’impatto del COVID-19 si avrà solo fra qualche mese, visto che vari elementi (la modifica della comunicazione alla Centrale Rischi di BankItalia, la chiusura dei tribunali con un rallentamento dell’attività giudiziaria ed un generale smarrimento) hanno per certi versi rallentato tutte le azioni di recupero o di intimazione.
Anche l’intervento del Governo, sullo slittamento di tasse e imposte nonché il blocco delle azioni di recupero, se da una parte ha dato una boccata d’ossigeno alla economia, dall’altra ha contribuito a non far percepire nella sua interezza i danni e le problematiche che a breve potranno sorgere.
Si è inoltre diffuso nel nostro Paese, a parere di chi scrive, una convinzione che lo Stato si debba far carico di tutto, dall’eliminazione delle tasse al fondo perduto sul fatturato perso.
Purtroppo per le aziende e gli imprenditori meno avveduti il risveglio sarà glaciale poiché il contenzioso che in questi mesi si è generato si manifesterà nella sua interezza e gli aiuti potranno essere efficaci solo se inseriti in strategie di più ampio respiro.
Al contrario le aziende in grado di ripensare in questi momenti il modello di business (nuovi servizi e prodotti o valutare fusioni e/o acquisizioni), rinegoziare le posizioni contrattuali e debitorie (banche, fornitori, contratti di locazione commerciali) possono uscire irrobustite da una crisi di questo tipo che permetterà, come sempre è accaduto, ai più abili di cogliere le maggiori opportunità.

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Qui di seguito riportiamo in file Pdf un precedente comunicato ricevuto
dalla nostra Redazione
da parte di Necci Hotel
domenica 17 maggio, il giorno precedente alla riapertura degli Hotels & Ristoranti in Roma

CLICK > Riaperture difficili per gli Hotels a Roma


*Chairman di Investhotel Capital Partners 
Vice Presidente della Federalberghi Roma
  Presid. Centro Studi Federalberghi Roma  

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Città d'Arte, Turismo dall'Estero, Covi-19

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