CONCILIARE…CO.ME.?

CONCILIARE…CO.ME. ?

Maria Maddalena SILVI *

 

Conciliare … come?  Domanda breve e provocatoria di chi non crede alla nuova mediazione civile detta anche conciliazione. Ma noi ci crediamo e molto.

Pur essendo regolamentata da una manciata di articoli, solo 45, 24 nel Dlgs 28/2010 e appena 21 per  il DM 180/2010,  ha provocato un numero indefinito di critiche e polemiche  non ancora concluse. C’è chi vorrebbe che vengano abolite le materie obbligatorie, quelle per le quali essa è condizione di procedibilità, chi  richiede la competenza  esclusiva perché ritiene che l’essenza di una buona riuscita della Mediazione sia la sola conoscenza  delle norme e del diritto.  Chi critica  duramente  questo nuovo istituto, o addirittura ne chiede la sua abrogazione,  mi fa pensare che forse non conosce o non ha inteso fino in fondo il suo spirito.  Ascoltando certe argomentazioni, ho la sensazione di compiere un viaggio a ritroso nei tempi in cui si gridava all’eresia e si ricorreva  all’inquisizione, quando una volontà occulta agiva per impedire la diffusione di nuove idee ed il progresso veniva tacciato di stregoneria.

Solo 50 le ore richieste per la formazione e abilitazione del mediatore …., troppo poche ?

Io non so se siano poche, anche perché non si può dimenticare che sono riservate a professionisti già iscritti nei rispettivi albi o a laureati, persone quindi già formate, già in possesso di un bagaglio di conoscenze e competenze a volte completate  da anni di esperienza.  Sicuramente  dovrebbe essere  data la giusta importanza e il giusto spazio, oltre alle norme di legge, anche ad altre  materie che  completino,  fornendo gli strumenti adatti  questa nuova figura professionale che dovrà non solo conoscere il diritto, ma  avere doti di negoziatore e comunicatore.  Si,  comunicare.  Riflettiamo, uno dei  motivi che contribuisce maggiormente alla nascita dei conflitti è senz’altro una cattiva comunicazione o addirittura la sua mancanza, a volte i veri motivi non sono puramente di natura economica, bensì di principio, orgoglio, rancore, vendetta o chissà quali altri risentimenti cioè riguardano la nostra sfera emotiva.

E questo è  lo scopo del mediatore di successo,  individuare le vere motivazioni, ristabilire la comunicazione tra gli intervenuti nel conflitto e condurli così a trovare insieme la soluzione ideale che soddisfi le esigenze di entrambi. Già, perché quando si raggiunge  l’accordo di conciliazione non c’è chi vince e chi soccombe, come nel procedimento della giustizia ordinaria,  ma tutti gli interessi vengono tutelati e tutti sono vincitori “win to win”.

E senza attendere che il legislatore imponga l’aumento  delle ore di formazione o l’inserimento di nuove materie, noi professionisti consapevoli che l’abilitazione all’esercizio di una professione non è mai un punto di arrivo, bensì un punto di partenza per una formazione continua, insieme ad altri colleghi, già mediatori abilitati come noi, ci siamo attivati per approfondire e promuovere la conoscenza delle tecniche strumentali alla comunicazione efficace applicata appunto alla mediazione.  Con Pax Lab, per esempio, laboratorio creativo sulla Conciliazione,  composto da commercialisti e avvocati, abbiamo organizzato e partecipato al convegno del 14 aprile a Frascati (RM), che ha riscosso un grande consenso e ha posto le basi per dimostrare che trovare un punto d’incontro tra le contrapposte “scuole di pensiero”, tra le diverse categorie professionali, è possibile, anzi indispensabile: come possiamo pensare di riuscire a proporre, far conoscere, convincere che la conciliazione è uno strumento di crescita sociale e civile ……se non riusciamo noi stessi a conciliare sulle modalità della conciliazione ? Perdonate la ripetizione, ma questo è ! In particolare una collega, commercialista – Patrizia Bonaca, esperta in counseling e focusing,  attraverso la partecipa-zione ai suoi laboratori, ci guida nell’apprendimento di queste nuove tecniche e nell’ applicazione delle stesse alle nostre professioni, di commercialisti, di avvocati e soprattutto di mediatori, illustrandoci  il  MODELLO CO.ME.,  da lei elaborato appunto per il mediatore di successo.  “Il modello CO.ME. è un percorso esperenziale di counseling concepito per apprendere le tecniche di comunicazione, di ascolto e di sviluppo delle potenzialità creative che permettano al professionista e mediatore di abbinare la propria competenza specifica a delle competenze trasversali derivanti dalla letteratura, filosofia, discipline manageriali, sociologia, psicologia, antropologia.  E’ un percorso proattivo nell’ordine di 5 gradini formativi con la finalità ultima quella di trasferire le competenze necessarie per portare a termine una mediazione di successo”.

Questa la presentazione della nostra collega Patrizia Bonaca per il Modello “CO.ME.”.

Partecipando al modello CO.ME. sto sperimentando personalmente  giorno per giorno la sua efficacia, non solo nell’ambito della professione, ma in tutti i casi di comunicazione, in ogni tipo di relazione personale sia essa di lavoro, di amicizia, di rapporti sociali e umani.  Trovo non solo utile, ma indispensabile lo studio e la conoscenza di queste tecniche tanto da auspicare  il loro inserimento tra le materie di insegnamento scolastico, fin dalla scuola elementare.

Una volta, nei programmi di scuola avevamo la materia “Educazione civica” che aveva la presunzione di prepararci ad essere buoni cittadini, io proporrei la materia “Comunicazione”  per preparare le generazioni che verranno a sapersi ascoltare, capire, in una parola: comunicare.

 *Commercialista – Revisore Contabile 

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