Conferenza del Dr. CARLO MATARAZZO –
Console Onorario della Repubblica Slovacca

CONFERENZA del CONSOLE ONORARIO della REPUBBLICA SLOVACCA

Riccardo ABBAMONTE

A cura dell’Accademia di Cultura e Formazione e della GENUNSIS C.I.C., si è svolta sabato 26 marzo a Roma, nell’Aula Magna di Palazzo Sora – sede dell’Università di Castel Sant’Angelo – in corso Vittorio Emanuele II 217, una conferenza del Dr. CARLO MATARAZZO, Console Onorario della Repubblica Slovacca in Ascoli Piceno e presidente della Camera di commercio Italia-Slovacchia,

Durante la conferenza si sono affrontati argomenti e casi pratici relativi alla diplomazia tra Stati, criminalità internazionale, rapporti tra pubblici uffici e interventi sul territorio. L’introduzione è stata tenuta da don Walter Trovato. Sono intervenuti l’on. Vitaliano Gemelli, presidente dell’Università di Castel Sant’Angelo, ex componente della Commissione esteri del Parlamento Europeo, il prof. Sandro Valletta, Direttore del Master in Scienze Diplomatiche e Consolari, la dott.sa Valeria Lupidi, docente al Master in Criminologia e la dott.sa Franca Soldato, Presidente dell’Accademia per la Cultura e la Formazione e Direttore del Master in Scienze Giuridiche ed Economiche della P.A.

Nella sua presentazione introduttiva don WALTER TROVATO ha affermato che i rapporti diplomatici, sono alla fine rapporti interpersonali e costituiscono qualche cosa che va fatto a favore della gente. Del resto l’etica non è altro che costruire rapporti tra persone, in virtù di e per, e senza di questo quello che si fa non serve proprio a nulla. Nella nostra società oggi prevale l’ego. Quando si fanno le cose bisogna invece pensare che qualcuno ne subirà le conseguenze e gli altri ci guardano. Ma se litigano i politici, litigano i diplomatici, che esempio offrono costoro? Infatti l’etica dipende soprattutto da noi. In fondo non esiste una diversità di abilità, ma di ruolo. Ognuno di noi ha una missione diversa da compiere nel mondo.

L’on. VITALIANO GEMELLI si è riagganciato nel suo intervento a quanto era stato detto in precedenza, ribadendo che il fondamento della vita è l’etica e che noi dobbiamo vivere con etica. Vi è poi un altro aspetto della questione che riguarda le scienze consolari, ed è quello della complessità. Le cose semplici diverranno col tempo sempre più complesse perché l’uomo scopre ogni giorno aspetti reconditi della propria personalità che prima non conosceva. L’uomo di domani sarà dunque più consapevole della propria personalità rispetto a quello di oggi. Quando si parla di Stati, noi istituzionalizziamo il ruolo, ma in fondo parliamo di nazioni, e qui escono fuori le differenze culturali tra i popoli. Il necessario confronto tra le nazioni ha dunque bisogno di persone che si occupino delle scienze consolari. In questo senso la capacità dell’uomo è appropriarsi del cambiamento.

Gli slovacchi si sono divisi dai cechi con un rapporto diplomatico e referendario, e forse ciò è stato l’unico esempio al mondo di secessione pacifica, mentre ad esempio nella vicina ex Iugoslavia infuriava la guerra civile. In Belgio attualmente non riescono a mettersi d’accordo tra fiamminghi e valloni per formare un governo. Il messaggio della diplomazia è proprio il rapporto che bisogna avere con gli altri. Venendo ai suoi trascorsi l’onorevole ha ricordato come nel corso dell’Assemblea dei paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, al tempo della guerra tra Etiopia ed Eritrea, bisognava mettere insieme una commissione che doveva necessariamente comprendere i due paesi per fissare un armistizio tra le parti. Ebbene lui fu allora eletto all’unanimità presidente della commissione, e questo in ricordo del retaggio della dominazione italiana di 50 anni addietro. Tutto ciò si deve alla diplomazia italiana dell’epoca. L’Europa in quanto istituzione non ha invece ancora formalizzato una propria diplomazia, in quanto al momento ci sono soltanto dei semplici delegati. Per far questo ci vorrà una precisa volontà politica. Ebbene il console Matarazzo è l’esempio concreto di come bisognava lavorare in questo senso.

Il prof. SANDRO VALLETTA, direttore del Master, si è da parte sua domandato se oggi esista ancora l’etica della diplomazia. Infatti essa non sarebbe certo quella di usare le armi, come sta avvenendo attualmente in Libia. La diplomazia è sentire le esigenze degli altri e poi tirare le somme. L’etica infatti comporta il rispetto delle idee di tutti. Bisognerebbe usare l’etica anche nei confronti dei profughi che arrivano giornalmente in Italia e in Europa, ma la nostra società evidentemente ha dimenticato i valori dell’etica. In questo senso poi le armi devono essere solo l’extrema ratio, a cui dovrà necessariamente seguire ancora una volta la diplomazia.

Il console CARLO MATARAZZO nel corso del suo intervento ha ricordato come la Slovacchia, di cui è attualmente console onorario ad Ascoli Piceno,  al momento della sua creazione veniva da 40 anni di egemonia comunista. Poi vi era stata la rivoluzione di velluto, contemporanea tra l’altro alla guerra nell’ex Iugoslavia. Venendo al ruolo del console onorario, egli è un diplomatico particolare, il quale ha la funzione di attuare la Convenzione di Vienna tra lo Stato ospitante e lo Stato ospitato. Ci deve essere etica e rispetto in diplomazia. Sono queste relazioni personali  ad personam, che ci devono far capire chi abbiamo di fronte. La sua esperienza precedente era stata ad esempio la guerra del Kossovo, come ufficiale commissario dell’Ordine di Malta, in un campo per profughi e clandestini. La sua missione era difficile. Era stato messo su un campo militare per identificarli, in quanto la maggior parte di loro non avevano documenti. Si usavano allora le impronte digitali, il nome, il cognome e un numero di matricola. La guerra poi è la cosa più difficile da gestire, in quanto tra kossovari vi erano differenze religiose tra musulmani e ortodossi, e ci si trovava davanti ad autentiche tribù. La diplomazia lavora durante un conflitto per arrivare a un tavolo delle trattative. Lui personalmente è consigliere internazionale per il diritto bellico e il diritto internazionale. Anche oggi è difficile questo ruolo. Ad esempio Gheddafi ha camuffato gli obiettivi bellici con scudi umani. Altra situazione difficilissima sono le catastrofi, che è poi la cosa più difficile di tutte da gestire. In caso di guerra poi in mancanza di divise è anche difficile individuare amici e nemici. Ma così facendo il tutto diventa una guerra infinita, che porta anarchia, pirateria e banditismo, come accade attualmente in Somalia.

Diplomazia significa dunque essere malleabili, come Richelieu. Le regole sono dettate dai singoli, i quali devono avere esperienza, devono capire mentalità diverse. Della Slovacchia Matarazzo ha conosciuto prima l’involucro esterno e poi è entrato in un ambito più familiare, fondando anche un’associazione di rapporti tra i due Stati. Ha quindi portato avanti un discorso economico, cui è seguito quello politico. La nomina alla carica di console onorario è infatti politica, da parte del governo, e lo Stato rilascia allo scopo un documento di riconoscimento. Difficile in questo campo è governare gli interessi. Quelli grossi sono tenuti direttamente dai governi, mentre lui personalmente cura le piccole e medie imprese, che cerca di convogliare sul mercato slovacco e in quello del Centro-Est.

La conferenza del console onorario slovacco Carlo Matarazzo si è conclusa con una illustrazione della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari, ratificata dall’Italia il 9-8-1967.

Per quanto riguarda le funzioni consolari che la Convenzione prevede all’art. 28 vi è innanzi tutto quella che afferma che lo Stato ospitante deve dare il massimo delle facilitazioni e della protezione ai rappresentanti diplomatici dello Stato ospitato. In particolare le sue funzioni sono di proteggere in Italia gli interessi slovacchi nei limiti del diritto, favorire lo sviluppo economico, le relazioni amichevoli, l’evoluzione della vita commerciale, dare informazioni, passaporti, visti e documenti vari, prestare soccorso e assistenza ai cittadini slovacchi. E’ questa un’autentica missione. Egli è un notaio per matrimoni, documenti, leggi e regolamenti, minori, incapaci, tutela, e deve avere una conoscenza del diritto internazionale. Più difficile è invece il lavoro nel caso di minori con doppia cittadinanza, rappresentandoli nei tribunali per difenderne il diritto e gli interessi in atti giudiziari e nelle rogatorie. Il suo lavoro si estende anche al controllo su navi e battelli fluviali, aerei e relativi equipaggi.

Egli deve dare facilitazioni ai cittadini dello Stato di provenienza con l’esplicazione di funzioni, privilegi e immunità consolari. In ciò il console generale è la persona effettivamente responsabile, mentre invece quello onorario non riceve compensi ma dipende direttamente dal governo slovacco. Il console onorario può esporre comunque bandiere e insegne nazionali, ha inviolabilità ed esonero fiscale  da Ici e da nuove tasse, i suoi archivi sono inviolabili, possiede  libertà di movimento, di comunicazione, cura i rapporti con le autorità locali, tratta dei diritti consolari ed effettua la traduzione dei certificati. Da parte dello Stato ospitante ci deve essere naturalmente protezione della funzione consolare, anche se il console può essere arrestato per reati comuni, ma senza comunque darne pubblicità. Egli gode di immunità di giurisdizione, esenzione da permessi di soggiorno ed è al di fuori delle leggi italiane, ha l’esenzione dai diritti doganali ma deve comunque rispettare le leggi dello Stato di residenza. L’attività consolare riceve infine facilitazioni nella ricerca di un ufficio consolare, ha libertà di movimento e pubblico patrocinio.


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INTERVISTA al CONSOLE ONORARIO della REPUBBLICA SLOVACCA in ASCOLI PICENO CARLO MATARAZZO,


Signor console, come ha cominciato a lavorare in questo campo, che è peraltro bellissimo? 
“Io frequento vari ambienti e ho iniziato a gestire una serie di relazioni personali, che poi sono sfociate in tutto questo”.

D.  Dà soddisfazione questo lavoro? 
“O uno ci crede e lo fa, oppure no. Io ho il doppio incarico, da parte della Repubblica Italiana e della Repubblica Slovacca. Peraltro non sono solo, ho la collaborazione delle iatituzioni italiane nell’espletare i miei mandati istituzionali sul territorio italiano.

D.  E’ quindi una missione la sua ? 
“Io sono esigente, non faccio grandi affari perché questa è una situazione demandata a più alto livello. Peraltro noi collaboriamo anche con la magistratura italiana.  D’altra parte io valuto al di fuori delle attività consolari istituzionali con chi andare a prendere un caffè e con chi non è opportuno farlo”.

D. La sede del consolato onorario è ad Ascoli Piceno, perché Ascoli, ed era in grado la città di raccogliere questa sfida? 
“Occorre dire che la città non aveva le competenze per farlo, non era in grado di diventare sede di consolato, l’abbiamo dovuta spingere, e abbiamo scelto Ascoli in quanto legata alla famiglia di mia moglie, che ha origini nobiliari ascolane”.

D. Ma in Italia  ci sono altri consolati oltre quello di Ascoli? 
“Adesso ci sono 7 Consolati Slovacchi. Ad Ascoli oggi opera anche un Consolato del Senegal.

D. Lei fa  sempre parte dell’Ordine di Malta? 
“Sì, inoltre faccio parte anche del “Circolo si San Pietro”, unitamente a mio zio Don Sforza Ruspoli.

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INTERVISTA all’On. VITALIANO GEMELLI, Presidente Università di CASTEL SANT’ANGELO, già componente COMMISSIONE ESTERI del  PARLAMENTO EUROPEO 

D)  Come ex parlamentare europeo le domandiamo: recentemente c’è stata una grossa confusione tra Francia, Gran Bretagna, Usa, Italia e Nato su chi doveva assumere il comando delle operazioni militari contro la Libia. In tutto questo l’Europa e in particolare il Parlamento Europeo ha brillato per la sua assenza, lasciando ancora una volta campo libero alle iniziative degli Stati nazionali, alla fine ricondotti a fatica nell’alveo dell’Alleanza Atlantica. Perché tutto questo? Perché il Parlamento Europeo in tutto ciò non ha fatto sentire la sua voce? 
“Indubbiamente il Parlamento Europeo è stata sempre un’istituzione sensibile a queste problematiche, tanto che sono state affrontate già oltre 10 anni fa. Nel 20101 ad esempio bisognava aprire un’area di libero cambio nel Mediterraneo. C’è certamente stata una sottovalutazione di queste problematiche da parte della Commissione Europea e del Consiglio Europeo, anche perché a fronte dei progetti mega che dovevano servire per supportare i paesi della riva sud del Mediterraneo si è creata una situazione difficile per i paesi che stanno a Nord del Mediterraneo, i quali ora hanno a loro volta dei problemi. La divisione delle risorse tra i due territori ha scaricato l’attenzione sui programmi mega, che però non si sono realizzati. Tutto il lavoro di diplomazia che si stava facendo è diminuito, il lavoro che si stava facendo su Marocco,  Tunisia ed Egitto è diminuito, e ciò è un fallimento dell’Europa. Tutto quello che è successo è un fallimento dell’Europa. Dobbiamo dirlo a chiare lettere”.

D. Finita la guerra ci sarà ancora bisogno della diplomazia in quest’area? 
“Bisogna vedere come si concluderà la storia della Libia. Sicuramente stiamo tranquilli per quel che concerne la Tunisia e l’Egitto, le cui vicende sono avviate a soluzione, ma la vicenda libica non è ancora avviata a conclusione. A seconda dalla conclusione che avrà la vicenda libica, vedremo se essa verrà esclusa da un processo di coinvolgimento nello sviluppo democratico di questi paesi oppure no. Dipende dalla capacità della Libia di tranquillizzare il mondo”.

D. E per quanto riguarda Gheddafi come pensa che finirà? 
“Io penso che stanno trattando una resa di Gheddafi, una resa onorevole, a prescindere se deve restare o deve andarsene. Può anche essere che resti lì, senza una vera funzione di governo, oppure che se ne vada definitivamente. Vedremo”.  

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INTERVISTA al Prof. SANDRO VALLETTA, Direttore Master della GENUENSE in Roma

D) Professore, in che veste  avete organizzato questo convegno?
Noi, nell’ambito di tutti i Master che organizziamo con l’ Associazione GENUNSis C.I.C., inseriamo spesso lezioni di approfondimento. E’ successo a Trani con l’Università di Camerino, con i docenti dell’ Università, così come per il Master in Criminologia. E’ successo anche con un Master sullo stalking l’anno scorso, ove gli studenti hanno aperto un dialogo con lo stalker e lo stalkizzato. 
Nell’ambito di questo Master in Scienze Diplomatiche e Consolari, noi vogliamo che i nostri studenti abbiano una formazione approfondita, per ben conoscere la materia: per questo abbiamo deciso di organizzare questo incontro, grazie anche all’interessamento della dottoressa Valeria LUPIDI e della dottoressa Franca SOLDATO, che conoscevano personalmente il Console, il quale ha ben volentieri aderito a venire tra noi e a svolgere questa lezione”.

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