lunedì, 18 Novembre 2019

PRIMAKOV EVGENIJ Dal mondo unipolare al mondo multipolare

 Primakov Evgenij Maksimovich la sua eredità

Raffaele Panico

Roma, ieri 5 novembre si è tenuta la Conferenza “Dal mondo unipolare al mondo multipolare. Eredità di E.M.Primakov” presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma. Hanno partecipato l’ambasciatore della Federazione russa Sergej Razov, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario delle Federazione Russa per la Repubblica Italiana e per la Repubblica di San Marino; Lamberto Dini presidente del Consiglio (1995-96) e ministro degli Esteri (1996-2001) della Repubblica Italiana; Aleksey Puskov Senatore e Presidente della Commissione per la politica di informazione del Consiglio Federale della Federazione Russa; Aleksander Avdeev Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa presso la Santa Sede e Rappresentante della Federazione Russa presso il Sovrano Ordine di Malta; Sergey Katyrin Presidente della Camera di Commercio e dell’Industria della Federazione Russa intervenuto con videomessaggio da Mosca; Pavel Dorokhin Deputato, Membro del Comitato per la Difesa della Duma di Stato della Federazione Russa.

 Evgenij Primakov nato il 29 ottobre 1929 a Kiev – 26 giugno 2015  Mosca, fin da ragazzo ha vissuto e aveva previsto le peggiori situazioni storiche che si andavano concretizzando.

Dopo gli studi di arabistica, intrapresa la carriera accademica in diverse università, al tempo stesso è giornalista della Pravda corrispondente dall’Egitto e il Medio Oriente. Direttore anche del prestigioso Istituto di Orientalistica e poi di quello di Economia Globale e Relazioni Internazionali dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, nel 1988 diventa Deputato e poi nel 1991 capo del Servizio di Intelligence sezione Esteri. Nel 1996 lascia l’Intelligence e viene nominato Ministro degli Esteri e due anni dopo Primo Ministro fino al 1999. Dal 2001 al 2011 è Presidente della Camera di Commercio di Russia. Persona indubbiamente intelligente e acuto osservato era considerato sempre da tutti un ottimo amico, si caratterizzava per la dote di capacità previsionale, tanto che anche da capo dell’Intelligence diceva solo che era uno studioso sempre aggiornato e un giornalista.

Un mondo senza la Russia? (Pisa, Pacini editore, 2018, pagg. 222)

Iniziamo alcune brevi considerazioni ascoltate, osservate all’uscio della porta di Casa nostra, l’Italia. Qui, oltre Adriatico, il settore dei Balcani: Primakov aveva redarguito l’ostruzionismo di Milosevich nel Kossovo, inizio di una frammentazione dell’Europa allora in fase di formazione dell’Unione e del suo allargamento, cosa che avrebbe giovato all’America; aveva previsto il fattore religioso la sua importanza in aree Medio Oriente e Mediterraneo; la questione nucleare con Iran e Corea del Nord ancora oggi tutte questioni non risolte dall’America; quindi i rapporti tra Usa e Russia cui l’Italia potrebbe dover tenere timone e fungere da asse d’equilibrio ponderato ragionato tra i due, e a seguire, anzi intimamente connessi, i rapporti su più tavoli con l’Unione europea; il ruolo della Nato dai tempi di Gorbaciov e Eltsin fino ad oggi. L’avanzata non dovuta della Nato in Paesi ex sovietici, fino a Ucraina e Georgia cosa che andava avanti e aveva conseguito già nonostante l’adesione di Paesi dell’Europa orientale nonostante i Patti. Politica monocola degli Stati Uniti pensando di giocarsi la nuova Russia in chiave subalterna sul piano degli occidentali. Tematiche scritte in “Un mondo senza la Russia?” (Pisa, Pacini editore, 2018, pagg. 222) libro che si consiglia per studiosi analisti, ricercatori giornalisti, politici e dirigenti istituzionali, e anche per il vasto pubblico di lettori perché Evgenij Maksimovich Primakov teorizza la dottrina della “multivettorialità” e traccia i principali eventi del decennio 1999-2009.

Da parte italiana, Lamberto Dini, entrato in contatto di lavoro quando era ministro degli Esteri contemporaneamente a Primakov, lo ha ricordato “uomo integro, coraggioso, amante della diplomazia diretta, affidabile per raggiungere lo scopo della pace duratura e questa affabilità è altra cosa da essere accomodante e dare segno di debolezza”. Nel 2009, l’anno dopo il conflitto con la Georgia, così Lamberto Dini: “Primakov disse che la Russia era stata costretta ad usare la forza per difendere la sua sicurezza”. L’interesse nazionale per Primakov, che era un politico ma anche un filosofo, era la via maestra la pietra miliare della sua diplomazia. Ha trainato la Russia negli anni Novanta dalla fine dell’Impero sovietico alla Nuova Russia che gettava le basi per porsi come interlocutore fondamentale sugli scacchieri geopolitici a lei vitali: Europa, Medio Oriente, Asia Centrale, Estremo Oriente e Pacifico, Artico i principali tavoli. La Russia gioca su 5 e più tavoli, è cosciente che ogni impero, si veda a Roma come modello imperituro, modello vincente il Romano tanto per Potenza Tellurica quanto Talattica, deve possedere consapevolezza che occorre sempre, dai tempi antichi, garantire la Pace e quindi la prosperità attraverso l’interesse nazionale perseguito con l’esercizio di una politica di bilanciamento e non con arrogante conflittualità. Cosa che è avvenuta dal 1999 con la guerra a Belgrado, e poi all’Iraq 2003, la Libia e la Siria nel mondo a trazione dell’America e dei suoi rampolli volenterosi che hanno perseguito, iniziando guerre e caos, e non vedendo mai l’uscita dal Tunnel. La politica di Interesse nazionale coadiuvata dal bilanciamento della politica estera per il conseguimento della Pace” per assonanza al “balance of power” riecheggia la politica di frammentazione dell’Europa continente intrapresa dall’Inghilterra nell’età moderna. Che, all’occasione generava anche conflitti tra Stati del Continente pur di primeggiare come potenza talattica e scongiurare l’unificazione del Continente. La Russia non sembra a nostra memoria italiana aver mai aggredito per prima ed essendo essa stessa continente non ha interesse a frammentare ad arte gli europei occidentali, dovendo anzi avvalersi della storia tre volte maggiore ai suoi Mille anni di Russia della vicina, ma non troppo, Italia che conta una stratificazione tri-millenaria, e ha perseguito e sostenuto analogo interesse dai tempi della Roma unica potenza estesa sui tre continenti allora conosciuti e, nell’età del millennio medioevale interessi particolari e generali molteplici anche di sole città Stato, è esemplare il caso Venezia potenza talattica che teneva testa all’impero Otttomano e quello Asburgico. Non a caso presa a modello dall’Inghilterra in età moderna.

                                                                              In  videomessaggio da Mosca

A volte basta la conoscenza storica, che nelle vicissitudini non è mai simile per intero ed è altra, tra analogie e differenze, ma è con l’avvedutezza di un uomo e la sua saggezza che contempla l’interezza dei dati in campo e conosce l’obiettivo da raggiungere che si consegue una pace duratura ed inclusiva. Non è con la spettacolarizzazione dei problemi, e la non soluzione del problema che si ripresenta di volta in volta, irrisolto sugli scacchieri mondiali che si reggono le sorti e si tiene la scena mondiale. Queste poche righe tentano di riassumere quanto stato detto dai diplomatici e politici che hanno conosciuto Primakov e con lui lavorato, attraverso i ricordi della sua figura di statista determinato a difendere gli interessi russi nei negoziati da raggiungere. Si è ricordato che volava verso gli Usa, e in mezzo all’Atlantico, appreso che la Nato aveva iniziato a bombardare la Jugoslavia sull’aereo Primakov decise di virare e annullare la visita di stato. Era Il 24 marzo 1999. “Primakov chiamò il vicepresidente Usa, Al Gore, che gli ribadiva: ma vieni, parliamone, ma lui aveva deciso che era il caso di cancellare la visita. Primakov chiamò il presidente Eltsin… è sufficiente il carburante per tornare indietro? si! Questa facezia raccontata è il punto di non ritorno dell’inversione di rotta come svolta nella politica estera russa: “dalla dottrina di partner di minoranza a dottrina della Russia come centro di forza indipendente”. Primakov non voleva primeggiare su tutto, intendeva solo, e ben perseguiva, difendere gli interessi russi anche in una situazione di pressione da parte degli americani. Solo un anno dopo e al Cremlino arrivava Vladimir Putin.

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