venerdì, 22 20 Novembre19

Dal Trend ai Mega-Trends “Vivi ora il futuro: Global Life Sciences”

“Vivi ora il futuro: Global Life Sciences” è il titolo del seminario d’alto profilo che si è tenuto ieri sera – 29 Ottobre 2019, a Roma presso le splendide aule “Casa dell’Aviatore” Circolo Ufficiali Aeronautica Militare, in Viale dell’Università. I temi dei relatori i seguenti:  

“Dalle terapie geniche alle cellule staminali, dalla medicina preventiva alle biotecnologie. Come e quanto vivremo grazie a queste innovazioni. Come investire nel futuro utilizzando questo trend che cambierà la nostra vita? Organizzato da Loredana Ferrara Personal Financial Advisor & Consulente Fineco in collaborazione con la Janus Henderson Investors

La previsione, il trend, dagli anni Settanta, ai mega-trends, oggi!

 Raffaele Panico

Il Novecento, secolo di tragedie belliche, ha visto nella seconda parte il sapere scientifico potenziato dalle tecnologie che hanno dimezzato i tempi dell’innovazione. Gli anni Dieci del XXI secolo le nuove frontiere della ricerca non sono scandite in pochi decenni (macchine a vapore, motori elettrici, a diesel e benzine, motori a reazione ed energia nucleare) ma ogni triennio o poco più.  Gli sviluppi delle ricerche sono ad ampio spettro ossia biotecnologici. Natura e Uomo, scale del tempo geologico biologico e tempo della storia dell’Uomo sono un tutt’Uno e generano per forza di cose una Coscienza nuova del posto nel mondo e nell’universo, dalla fisica classica alla fisica quantistica, dalla storia classica categoria archeologica, alla storia del futuro categoria futurologica.

Il futuro nella consapevolezza della libertà conquistata che pone l’Uomo come artefice del suo destino. Una visione olistica suggerita da quelli che oggi sono i pro-nipoti della “antica” Rivoluzione industriale di fine Settecento. Il nuovo fuoco di Prometeo ha varcato le Colonne d’Ercole del sapere, anche verso l’ignoto ma senza sgomento o esitazioni da salto nel buio. Un momento caratterizzante di questo nuovo paradigma è avvenuto a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, nell’Europa occidentale e orientale, divisa in due blocchi, ed è stato il passaggio dalla rivoluzione industriale, meccanica ed elettrotecnica, ad un grado più articolato e complesso di innovazione scientifica e tecnica, caratterizzato dalla nuova rivoluzione elettronica ed informatica, quindi con una maggiore interconnessione e veloce comunicazione.

La ricerca di un Trend del futuro, la previsione o ciò che si auspica è approdata oggi al Mega-trend. Il Trend è la traccia dei “futuribili”, i ricercatori dei futuri possibili. Il filosofo Antimo Negri ha pubblicato nel 1978 Futurologia scienza della speranza (Milano, Pan Editrice), dove considera l’uomo un essere futurologico, in quanto produttore di idee, prevedere per provvedere, anche per le generazioni future.

                             il filosofo Antimo Negri

 (Mercato San Severino, 25 febbraio 1923 – Roma, 28 aprile 2005)

Il processo formativo della proiezione di un Trend va incontro ad un futuro auspicato, un futuro possibile e, talvolta, necessario; oppure, è la proiezione di una storia che sebbene forse è anche possibile, alcuni processi storici non dovranno mai trovare cause contingenti che la producano o la inducano; scenari previsionali non dovranno mai accadere, un conflitto nucleare, una modificazione genetica infausta, nuovi virus, o l’impatto di un asteroide eccetera. Dobbiamo pertanto ritenere, nel terzo millennio, che il Trend del futuro si fonda su un molteplice processo che produce un’intuizione ponderata e continuamente analizzata, procedura di scelte contingenti e programmate, intenzionali e previsionali. La base teorica di un nuovo pensiero sulla condizione dell’uomo in questo nuovo secolo è la possibilità che l’individuo torni al centro della vita, nella trama delle relazioni, nel flusso di relazioni essere cittadino formato e ben informato, partecipe alla rete di comunicazioni globali. L’individuo deve sentirsi di nuovo al centro del mondo, anche nel suo piccolo mondo. La sua coscienza, non può essere ridotta al solo consumo, essere un comune consumatore anonimo e statistico nella moltitudine. Lo studio, le riflessioni sul lavoro andranno rimodulate e fondate sulla coscienza dell’uomo moltiplicato dalle biotecnologie.  All’inizio di questo secolo la coscienza e la consapevole degli interventi su grande scala, la sinergia tra la produzione umana e la salvaguardia dell’ambiente, sono un allarme alla portata di tutti. Non inquadrare tutti i fattori che intervengano su questa scala planetaria è demenziale.

È la sensibilità storica che consente mobilità ed evoluzione delle funzioni, delle categorie economiche e sociali. Ha scritto Antimo Negri, nello “Spirito del tempo e costume speculativo” (volume I, Sansoni, 1962): “Osserva con cattiveria polemica Marx (in, Das Capital, libro I, seconda parte, IV, 13 traduzione Cantimori): «La natura della grande industria porta con sé variazioni del lavoro, fluidità delle funzioni, mobilità dell’operaio in tutti i sensi».

Viene detto proprio da Marx che l’industrializzazione avrebbe portato, come è successo, ad una mobilità del lavoro dell’uomo, meglio ancora fluidità, termine questo che richiama ad una dinamica scorrevole nell’evoluzione della società industrializzata.

Ancora Antimo Negri, nello stesso volume, a pagina 169 ha scritto: “La specializzazione a farci caso è indisposizione ad investire di un determinato punto di vista scientifico la realtà. Essa non qualifica la realtà ma ne sceglie una parte; e questa stessa parte non sa riflettere come un tutto. La parte e il tutto si dissociano nell’oggetto come nel soggetto della specializzazione”, e a pagina 170, così continua: “Occorre cioè una poliattività […] nel vero senso della parola, condotta innanzi partendo da un interesse scientifico dominante. Una scienza deve essere più scienze, per esempio, il fisico sia anche chimico e biologo, il penalista sia anche antropologo, sociologo e politico solo così si arricchisce il lavoro specialistico diventando poliedrico e gioioso, forse anche ludico senza che ci sia bisogno di un tempo libero che finisce con l’essere un pleonasmo, il tempo del lavoro scientifico”. Il XXI secolo dovrebbe elevare l’Uomo per indirizzarlo all’autodeterminazione come produttore cosciente protagonista del futuro.

È un atto dinamico che lo abilita ad assumere piena coscienza delle sue azioni. L’idea che si ha del mondo è del resto parte determinante nelle scelte e nelle azioni storiche – ossia il futuro, l’avvenire nel senso di continua verifica sperimentale futuribile. Ha scritto Edgard Mosse: “le percezioni degli uomini, rappresentano una metà della dialettica in corso tra le forze umane e le forze oggettive della storia” in «L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste» (Laterza, Bari 1995) e di conseguenza sono una parte determinate nella possibile, e spesso accade, divergenza tra realtà oggettiva e realtà percepita. I protagonisti devono dunque avere una percezione quanto più ampia e sincera possibile, come ha sottolineato H. Georg Gadamer: “La coscienza che noi abbiamo della situazione, è coscienza di un atto che interviene, decidendo nettamente, sulla situazione” in «Il problema della coscienza storica» (Guida ed., Napoli 1988). Allo storico spetta il compito di rendere intelligibile la conoscenza che ha fatto dei processi storici, o di una figura storica indagata dall’analisi delle sue opere gesta e avvenimenti e, per onestà, il vero storico, è allenato a vedere per intero perché egli deve essere un uomo intero. Il suo lavoro è un primato futuribile, pertanto estraneo a preconcetti ideologici fuorvianti e non obiettivi. Solo l’informazione corretta ci può proiettare efficacemente nelle nostre azioni, nel pensare, scegliere ed agire.

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