lunedì, 23 Settembre 2019
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Dalla Russia … con timore

DALLA RUSSIA CON…TIMORE –  Nella migliore tradizione letteraria e cinematografica di genere un mix micidiale di: spionaggio, complottismo ed efferati omicidi, quando la realtà si confonde con la fantasia in un “gioco” sempre più pericoloso.

Il 17 Marzo nella sala della Regina alla Camera dei Deputati si è svolto l’incontro dibattito “La Russia fra l’Europa e l’Asia” promosso dalla Rivista di Studi Politici Internazionali diretta dalla Prof.ssa Maria Grazia Melchionni.

A fare gli onori di casa è stato il Vicepresidente della Camera dei Deputati On. Edmondo Cirielli, deputato FdI- AN che dopo i saluti di benvenuto ha introdotti gli ospiti tra cui: l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, l’On. Fabrizio Cicchitto, l’Ambasciatore Massimo Castaldo insieme a molti studiosi ed esponenti del mondo accademico in una sala gremita di persone tra cui molti studenti universitari provenienti da “La Sapienza” e la “Luiss”.

Si è entrati così nel vivo della questione alla luce dei recenti sviluppi “diplomatici” stando ai fatti di cronaca attuali, tenendo presente il ruolo, tutt’altro che marginale, che la Russia sostiene nel suo gioco di delicati equilibri così divisa tra il polo occidentale e quello orientale. Non è un caso dunque che sia stata presa in prestito un’espressione di Indro Montanelli contenuta all’interno di un suo articolo che descriveva appunto l’allora “Unione Sovietica Carabiniere dell’Est” a significare proprio l’importanza strategica dell’ex blocco sovietico nel comparto euroasiatico.

Sarà per questo motivo che ancora oggi si fatica a parlare di Eurasia serenamente in una concezione di coesa cooperazione senza avere il timore di alzare nuovi muri o cortine di ferro? Come non considerare questa vasta area geografica, che ricopre buona parte dell’emisfero boreale, un bacino ricco di materie prime sulle quali mettere le mani per il controllo dell’economia mondiale? Chiaro che in un quadro territoriale così articolato si entra anche in contatto con zone delicate, di confine, teatri di guerre e rivolte violente.

Si capisce così la bramosia e il desiderio di più di qualcuno nel voler ficcare il naso e le mani, più o meno direttamente, nelle tasche altrui per volerne gestire, controllare e magari scippare la Governance degli approvvigionamenti energetici forse, insomma: gira e rigira la frittata è sempre la stessa: si uccide in nome di una Democrazia per imporre nuove dittature economiche. Sono ormai lontani, ma neanche troppo, gli anni di quell’immenso “contro impero” che era l’Unione Sovietica, la frontiera del Patto di Varsavia che si contrapponeva al polo delle forze Nato, di cui proprio in questi mesi si è tornati tanto a parlare e che oggi come allora sono tornate a fare pressing dal cuore di quell’Europa che tutti conosciamo, la Storia si ripete?

Chissà forse ciclicamente si ripropongono corsi e ricorsi storici i cui grandi temi non sembrano essere stati mai risolti veramente; ecco allora delinearsi in parte quegli scenari che mostrarono tutta la fragilità di una situazione che ci induce a sperare in un “atto di dolore” a tirarci fuori dalla “differenza come ripetizione senza concetto” auspicando in nuovi sentieri e percorsi della Storia che al momento sembrano lontani dall’essere attuabili, ma non impossibili.

Durante il dibattito viene fuori un quadro geopolitico tanto instabile quanto contraddittorio e fortemente complesso “Che ci mostra una Russia in disordine e senza un capo”, citando Giulietto Chiesa all’indomani delle forti dichiarazioni di un Putin “redivivo” che hanno fatto trasalire l’opinione pubblica.

La “magica” riapparizione dello “Zar” dopo oltre dieci giorni di assenza dalle luci della ribalta politica internazionale ha avuto un impatto pesante come il piombo per le sue dichiarazioni riguardo un eventuale allarme nucleare nel comparto Ucraino.

Ecco allora rimettersi in moto il circo mediatico dopo essere stato con il fiato sospeso per le sorti dello “Zar di tutte le Russie”, alimentando voci riguardo: colpi di scena golpisti, sostituzioni imminenti al Cremlino, Putin fortemente malato, sostituito da un sosia, addirittura alcune voci lo davano per morto, ma ci si è poi dovuti accontentare tutti di un banalissimo per quanto fastidioso mal di schiena a scapito dei fan della fantapolitica. Chissà forse ha ragione l’uomo più potente della terra (Forbes lo battezza tale) quando ha dichiarato: “Senza gossip ci si annoia”.

Se è vero che a volte la realtà supera la fantasia, è altrettanto vero che altre volte è proprio la fantasia a superare la realtà dimostrandosi una via di fuga tutt’altro che complottistica che rischia di gettare nella polveriera ucraina, materiale altamente infiammabile per una detonazione he potrebbe avere ripercussioni anche su altre questioni sparse a macchia di leopardo non strettamente connesse con la questione Ucraina.

Cosa è accaduto dunque in questi 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino? Cosa è rimasto di quell’URSS dalle cui ceneri oggi divampano, per usare un eufemismo, focolai che rischiano di scatenare reazioni a catena di ben altre dimensioni? E’ tutta responsabilità del “nazionalismo” di Putin? L’Europa Occidentale e quella più ad Est possono ancora pensare di cooperare con la Russia per mantenere, come accaduto in passato, un assetto geopolitico in equilibrio senza ricorrere nuovamente allo spettro di una “nuova guerra fredda” che rischia di scaldarsi un po’ troppo? E la Nato non starà facendo forse troppo pressing in quelle zone già piuttosto provate dal tormento della guerra? L’Europa deve imporre il proprio diktat alle sanzioni applicate contro Mosca?

Insomma temi scottanti quelli affrontati durante il dibattito, come quello delicato riguardo la sicurezza, tutti importanti come per esempio la questione dei milioni di Russofoni che vivono fuori dal territorio Russo il cui senso di appartenenza culturale dilata e restringe, a seconda delle circostanze, i labili confini dell’ex Urss dove permane comunque forte la componente identitaria.

A mio parere, tutto pare il contrario di tutto, non riuscendo ancora a raffigurare un quadro chiaro della situazione tutt’altro che lineare che vede in gioco i filo russi, i separatisti, gli scissionisti, l’Ucraina che vuole aprire all’Europa, gli Stati Uniti, le sanzioni passate e future nei confronti di Mosca, Putin che sparisce e riappare rilasciando dichiarazioni importanti, l’omicidio Nemstov, dichiarazioni, smentite e… fermiamoci qui perché di fatto tutto questo ci mostra che inevitabilmente il sistema Ucraina è saltato !

La questione Ucraina e de facto Russa è talmente complessa ed articolata che viene da chiedersi: ma l’Occidente ha veramente analizzato cosa sta accadendo in Russia? Mentre Bulgaria, Polonia, Romania si sono omogeneizzati con l’Europa, la Russia ha un percorso proprio e l’Ucraina non sembrerebbe essere solo un incidente di frontiera.

Cristian ARNI 

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putin, russia, Ucraina

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