Circolare

Economia circolare. Ue pronta per il COP15 di Melbourne

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo.  Implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, e infine ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti il più a lungo possibile.

Circular Economy

Il concetto di economia circolare – indicato spesso con l’acronimo CE – è attualmente promosso dall’Ue, da diversi governi nazionali e da altrettante organizzazioni imprenditoriali in tutto il mondo. Esso nasce dalla consapevolezza di professionisti, comunità imprenditoriale e responsabili politici.

In letteratura si parla già nel 1989 della insostenibilità del modello di economia tradizionale, il quale trova nella linea estrazione-produzione-uso-discarica di materiale ed energia il suo ciclo ripetitivo. Il termine di economia circolare appare invece più tardi e con una serie di attribuzioni, tanto che nel 2017 Science Direct deve fare una analisi critica comparata delle 114 definizioni presenti, annotando che – spesso – si confonde l’economia circolare con il mero riciclo dei materiali. Essa invece, si pone l’obiettivo di fornire al sistema economico un modello di flusso alternativo, ciclico: un’idea presente già agli albori dell’industrializzazione, ma mai realizzata. L’approccio dell’economia circolare è fortemente orientato al business. Posa lo sguardo su prodotti, componenti, riutilizza i materiali, rigenera, ristruttura, ripara, collega le varie fasi della produzione a cascata. E, naturalmente, promuove l’utilizzo dell’energia solare, eolica, nonché quella generata da biomasse e dai rifiuti lungo l’intera catena del valore del prodotto e del suo peculiare ciclo di vita.

È veramente possibile applicarla come modello?

Economia circolare significa molte cose: nel Nord Europa è uno state of mind, da noi talvolta sembra un vezzo, altre un compito sociale mal digerito, altre ancora rappresenta una missione da portare a compimento, uno stile di vita.  Nella pratica è molto altro. È l’insieme di azioni volte a contrastare lo spreco dei materiali ancora utilizzabili, magari con differenti fini e a seguito di manipolazione. Una bottiglia che diventa coperta, borsa, occhiale da vista – magari con un tocco glamour che lo fa diventare il must have della stagione. In questo processo il vecchio diventa nuovo, generando ulteriore valore. 

I flussi di materiali

Nell’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi:

  • quelli biologici, che vengono reintegrati nella biosfera
  • quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera

Il concetto di circolare sta proprio a indicare la rigenerazione continua – sino a esaurimento delle molteplici possibilità di “rinascita” – dei materiali di cui sono fatti gli oggetti. Cambia il paradigma: i principi dell’economia circolare contrastano infatti con il modello economico lineare, tradizionalmente fondato sul consumo fast, basato sull’usa e getta, che non permette nessuna rigenerazione delle materie. Se continuiamo a seguire il vecchio modello economico, che vede nell’estrazione, la produzione, l’utilizzo e lo scarto il suo percorso ideale, non sarà certo possibile riutilizzare i materiali. Nell’economia circolare, invece, tutto può diventare sostenibile, ogni oggetto ha dignità di avere una seconda possibilità per scaldare, accompagnare, divertire, sostenere, vestire, intrattenere, arredare. Troviamo perfetta, carica di suggestioni, la definizione/spiegazione che segue, letta in un padiglione fieristico sul tema: l’economia circolare entra nella vita del prodotto, quindi, sin dalla sua progettazione; dopo l’economia circolare segue il prodotto fino alla fine del suo processo vitale, quando cessa il principale uso e sia avvia il processo per far diventare le sue componenti nuova materia prima.

Unione europea

D’altro canto, 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti annualmente in seno all’Unione europea non lasciano spazio se non alla voglia di rimboccarsi le maniche e agire. Il 2050 è più vicino di quanto sembri e, soprattutto i giovani (e forse i genitori di questi ultimi), sentono che l’inversione di rotta è l’unica possibilità di fermare il collasso dell’ambiente almeno per come lo si conosce adesso, come eravamo abituati a vederlo. Oramai non è più una libera scelta. Nel vecchio continente, infatti, il 90% della perdita di biodiversità è causata dall’estrazione e dalla lavorazione delle risorse; fino all’80% degli impatti ambientali dei prodotti sono determinati in fase di progettazione; l’attuale tasso di utilizzo circolare dei materiali è pari all’11,8% del totale.

Siamo ancora autonomi?

In questi mesi difficili – una tacca sul muro ogni 24 del mese per ricordare quanto sta accadendo, il calorifero al minimo, il pensiero alle bollette in arrivo – abbiamo sperimentato gli effetti della scarsità di alcune materie prime, di grandi quantità di materiali e di energia. Persino comprare un’automobile, oggi, è affare complesso; i tempi di consegna sono lunghi, la possibilità di scelta limitata. No, non siamo dipendenti per tutti i prodotti e i materiali ma comunque dipendiamo in parte da nazioni dell’Ue, in parte da Paesi quali Cina e Russia: questo ci rende, nel contesto geopolitico, esposti e fragili, ci mancano materie prime necessarie al sostentamento, siamo vittime della lentezza che ha portato a rimandare le grandi opere, a fare la manutenzione delle infrastrutture, e – molto tristemente – persino a non bonificare i territori e mettere il Paese in sicurezza. Un esempio pratico di questa situazione: la scorsa primavera l’acquisto di una dotazione di piastrelle in ceramica adeguata a un appartamento di grandi dimensioni risultava missione tra le più ardue a causa della mancanza di rifornimenti. Tutto ciò non è banale perché la carenza di alcune materie prime, la scarsità di molte risorse e l’aumento esponenziale della popolazione in alcune aree geografiche sono tre elementi indiziari di come sta andando la situazione.

Green deal – l’accordo 

Tutti i 27 Stati membri hanno assunto l’impegno di fare dell’Unione Europea il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Per raggiungere questo traguardo si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.                                                  Agli albori della pandemia, inconsapevoli ma già interdetti da quanto raccontavano tutto il giorno in televisione, la Commissione europea ha, infatti, presentato il piano d’azione per cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo: quello che è stato chiamato il Green deal europeo si è posto come una chiave capace di aprire i molti lucchetti che rappresentano le sfide del Pianeta, prima fra tutte il renderlo sostenibile e climaticamente neutrale. Un concetto non di immediata comprensione, equivalente al concetto di neutralità carbonica, che però a differenza sua si estende a zero emissioni nette di gas serra di origine antropica ovvero delle emissioni prodotte da noi, gli esseri umani, e soprattutto le diverse emissioni dall’anidride carbonica che direttamente o indirettamente produciamo con i nostri consumi.

Implementare modelli di economia circolare

Le strategie per implementare l’economia circolare sono farlo sono 5 e vengono definite definite pilastri. Eccoli qui di seguito:

  1. Sostenibilità delle risorse: utilizzare fonti e materiali rinnovabili o da riuso/riciclo aiuta a ridurre l’impatto ambientale. Azione: utilizzo di energie rinnovabili, come quelle provenienti da materiali ecosostenibili.
  2. Il prodotto come servizio: progettare prodotti modulari e modulabili ne facilita la riparazione, l’aggiornamento e la rigenerazione. Azione: leasing e affitto sono esempi concreti di questo principio di base.
  3. Piattaforme di condivisione/sharing economy: gli strumenti di condivisione e collaborazione tra utenti e proprietari permettono di ottimizzare i costi di beni e servizi e le risorse impiegate per produrli, favorendone un uso efficiente. Azione: utilizzo di beni e servizi condivisi.
  4. Estensione del ciclo di vita: grazie alle tecnologie digitali, invece di vendere un bene al cliente oggi un’azienda può offrirgli il servizio d’uso, riducendo così l’impatto ambientale. Azione: rigenerare i prodotti favorisce l’utilizzo ottimale dei materiali e la loro distribuzione
  5. Recupero e riciclo: oltre a riciclare le materie prime, bisogna imparare a valorizzare i beni e prodotti oltre il termine della loro vita utile, attraverso processi di rigenerazione, riparazione e re-immissione sul mercato, oppure riutilizzarli con fini diversi dall’impiego iniziale. Azione: creare soltanto pochi rifiuti, pressoché tutti i materiali possono trasformarsi in un nuovo prodotto!!

 COP15: Costa d’Avorio e Canada

A maggio, in occasione della tornata COP15 in riunitasi Costa d’Avorio per discutere della lotta alla desertificazione, in molti hanno apprezzato la dichiarazione del presidente di turno, il primo ministro del Paese ospitante, Patrick Achi. Suo l’imperativo è la frase: “svolgiamo tutti un ruolo nella lotta comune contro il cambiamento climatico e il degrado del suolo, riconoscendo che un ambiente sano e sicuro è vitale per il futuro della Pianeta”.

Tra gli accordi raggiunti vi è l’obiettivo ripristino del territorio, che prevede di accelerare sull’attività di recupero che coinvolge circa un miliardo di ettari di terreno degradato entro il 2030. Per avvicinarsi al risultato occorre aumentare gli sforzi anche in termini di raccolta dati, attività di monitoraggio, politiche di allerta relative ai fenomeni cosiddetti estremi.        Non bisogna più reagire ai problemi ma essere attivi nel non causarli perché è nostro interesse primario. La quindicesima riunione della COP – a tema la diversità biologica – aperta a breve a Montreal rappresenterà la più grande conferenza sulla biodiversità degli ultimi dieci anni. I leader mondiali, riuniti in Canada, si confronteranno per trovare un punto di accordo, si spera, su quello che diverrà con loro il nuovo quadro globale per la biodiversità.

Obiettivi oltre i prodotti

L’economia circolare, però, prima ancora di tradursi in azioni concrete su beni concreti, ha fissato a livello internazionale anche un obiettivo che in questi giorni ci colpisce particolarmente. La tragedia di Ischia si sarebbe potuta evitare? La domanda è pleonastica.                            La risposta è nella mancata attenzione al punto che riguarda la riduzione della pressione sulle risorse naturali come l’acqua e l’uso del suolo. Inutile nascondersi. La ricostruzione, macchiata del sangue di tante vittime (è stato alto il numero di vittime giovanissime) non può prescindere dalla bonifica scrupolosa e continua degli argini, la già menzionata manutenzione, e dalla diminuzione dello sfruttamento del suolo. Ischia è una terra fertile circondata da un mare bellissimo, il lutto che la colpisce è una notizia che fa rumore. Chissà, forse anche per questo l’Ue si sta attivando oggi per proteggere meglio la vita marina dal frastuono sottomarino. I nuovi limiti di inquinamento acustico contribuiranno a ripristinare i nostri mari? Questo non sarà sufficiente: chi ci aiuterà guidandoci al contempo verso un utilizzo delle risorse più sostenibile, in alleanza con la vita che i mari e gli oceani ospitano

Per ciò che riguarda la salvaguardia del suolo la strategia dell’Ue per il suolo 2030 stabilisce di rendere tutti i suoli in condizioni sane entro il 2050 e per rendere la protezione, il ripristino e l’uso sostenibile dei suoli la norma. Presto la Commissione presenterà una nuova legge sulla salute del suolo, fornendo un quadro giuridico completo per la sua protezione. Ciò garantirà lo stesso livello di protezione che esiste per l’acqua, l’ambiente marino e l’aria nell’Unione europea anche per il suolo.

 

                                                                                                                  © Chiara Francesca Caraffa

 

 


Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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