Elementi sapienziali in Ezra Pound: intervista all’autore Stefano Eugenio Bona
Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in Libri, Media e Rassegna Stampa.
NELLA LIBRERIA ASEQ, CON EZRA POUND, UN VIAGGIO TRA SAPIENZA E SPIRITUALITA’
Fatto sta che Giovedì 30 Ottobre del corrente anno piove, e io inciampo e cado dentro l’arcinota Libreria Aseq di Roma, nel cuore del Rione Sant’Eustachio e a un tiro di schioppo dal Pantheon. Eccomi allora dentro, tra straordinari volumi sull’evoluzione del pensiero e della coscienza umana, la mistica, la spiritualità, tarocchi, malocchi, il demonio.
E cosa ci trovo nell’atmosfera unica della Libreria Aseq?
La presentazione di un libro ci trovo, e che altro avrei dovuto trovarci? E’ una libreria, no?
Sì ma, presentazione di cosa? Aguzzo la vista sui volumi in bella esposizione: dalla foto sulla copertina mi scruta avvolto in una giacca nera, tra spire di sciarpa rossa, magrissimo, con quegli occhi cisposi che ti guardano l’anima, lo sparring partner di Hemingway, il fine interlocutore di Joyce, il ribelle destrorso, il poeta assoluto….
Signori e Signore, uno dei grandi campioni del Secolo, l’unico e il solo Ezra Pound.
Quanto ha scritto Ezra Pound, e quanto hanno scritto su di lui. Cosa presentano dunque in tardo 2025 questi tizi, allegramente seduti su comode sedie fornite per l’occasione?
Aguzzo ancora, lascio stare gli occhi cisposi e mi concentro sul titolo, che fa centro nella mia curiosità: “Elementi sapienziali in Ezra Pound”.
Ora, i poeti sono gente strana, custodiscono segreti e se la fanno con le streghe… ma ‘elementi sapienziali’? In Ezra Pound? Come può essere, uno dei protagonisti del Modernismo poetico della Londra inizio secolo…cosa ci fa uno così, tra le conoscenze millenarie sapienziali?
Non ne so proprio niente di ‘sta roba io, quindi meglio se mi siedo e apro le orecchie. I conferenzieri sono due, volti conosciuti anzi conosciutissimi in certo ambiente intellettuale italico: Stefano Mayorca, artista, giornalista, scrittore e autore di diverse opere note al grande pubblico, citiamo qui solo l’ultima uscita nell’anno corrente, “Il Canto dello Sciamano. Psicotropia cromatica e pittura magica” presso Spazio Interiore Editore; e l’amico Stefano Eugenio Bona, che non è solo conferenziere oggi, ma partecipa anche in qualità di autore del libro in presentazione, (per altro facente parte dell’ambita sezione Mirabilia dei volumi stampati a cura della Casa Editrice Stamperia del Valentino) motivo per cui il pubblico si è precipitato qui e per cui io sono caduto dentro la libreria, oltre la pioggia, certo.
Stefano Eugenio Bona, più genovese di un belin e con il sistema vascolare organizzato in caruggi, ha accresciuto la propria credibilità in tutta la nazione a seguito della pubblicazione di opere poetiche come “Peregrinazioni” (Le Mani 2013), “Carmi Ricorsivi” (LietoColle 2015), “Rapsodie di passaggio” (Edit@ 2017), “Frammenti Ulteriori” (Bertoni Editore 2022).
Sempre interessato a Letteratura e Esoterismo, arriva a partecipare a eventi di straordinaria importanza come il Simposio Internazionale svoltosi a Napoli nel 2017 per i novant’anni del Gruppo di Ur (con un saggio su Arturo Onofri) o il Convegno per il Centenario di Fiume del maggio 2019. Molto noti e seguiti i suoi articoli pubblicati online su “EreticaMente” e “Pagine Filosofali”, e in cartaceo sulla rivista di filosofia ermetica “Aiòn” e su “I Quaderni di Diònysos”.
La presentazione del libro si svolge in maniera cristallina e l’autore riesce a farci entrare nel mondo indubbiamente ostico e metafisico della poesia di Pound, aggiungendo quell’elemento nebuloso e potentemente evocativo della cultura dei misteri. La conversazione tra i due relatori è davvero piacevole, e Stefano Bona snocciola gli argomenti dei capitoli del suo libro come fosse una rievocazione del viaggio che ha intrapreso per scriverli, e tale rievocazione, stasera, si tramuta essa stessa in un nuovo viaggio, con noi gentile pubblico come fortunati croceristi, e il Bona che si lascia andare al flusso dell’orazione, rapito dal poetico dire e dall’iperbole erudita.
Non è possibile riprodurre l’atmosfera e le sensazioni di quella serata, ma con grande acrobazia giornalistica, il Vostro affezionatissimo è riuscito a strappare una conversazione privata con Stefano Eugenio Bona, che gentilmente si è prestato a uno scambio di parole e carteggi.
Solo perché gli avevo detto che ero stato amico di Aleister Crowley… Lo si ringrazia comunque.
Ecco che ci siamo detti, sentite che roba…
– Ezra Pound è morto a Venezia nel 1972. Da allora è stato scritto molto su di lui e sulla sua opera. Cosa c’era ancora da dire? Cosa non era stato sviscerato o non sufficientemente approfondito?
Il dovere di un approccio siffatto è nato in me, affrontando i pochi appigli sul lato iniziatico/esoterico/sapienziale presenti nel mondo letterario italico. Ritengo che poco si sia osato aprire di ciò che lasciò intravedere a mo’ di spiraglio l’opera del genero Boris de Rachewiltz, “L’Elemento Magico in Ezra Pound”, fondamentale per avere la chiave di questo lato superno del Vortice. Il Vortice, sì, all’interno di esso plurime sezioni sono state consumate e digerite da aree di pubblico variegate, eppure rimaneva nascosta la parte relativa alle cose ultime, volutamente conchiusa a doppia mandata, ma altresì tracciata come polvere piritica lungo tutti i Cantos. Andava seguito il filo e composto un ulteriore mosaico in nome del Poeta e del particolare modo suo d’esser Vate.
Ezra e la musica, Ezra e la pittura, Ezra e Venezia, Ezra e l’economia, Ezra e la politica, Ezra e Joyce… Esistono tantissime prospettive di studio, ma il viaggio d’Ulisse che si è solidificato attraverso il risguardo sapienziale, mi ha fatto navigare a lungo e non mi son potuto sottrarre da un ulteriore saggio lungo e stratificato.
Tornando alla tua domanda: ho voluto dare una panoramica più ampia su questo lato di Pound e la sua opera, ma ho anche aperto ulteriori finestre su affondi tematici in cui si avanza seguendolo, per ciò mi sono avvalso di molti testi della tradizione ermetica, di magia, di occultismo, di storia dell’esoterismo.
dire che è il lato esoterico ad essere perimetrato non rende del tutto le intenzioni, lo dico in apertura del testo: in Pound la difficoltà è superiore rispetto alla cosiddetta poesia metafisica, poiché ciò che qui è anagogia e che trascina dunque verso l’alto, non è depositato in un registro soltanto. L’annoso compito è stato rendere il Vortice nel suo complesso, quindi anche passando per forza di cose dagli altri registri usati, per poi lasciarsi parlare dalla parte di tale turbinìo direzionata verso ciò che rimane, quindi verso l’eternale.
– Perché ci sono pochi testi riguardanti gli elementi sapienziali nell’opera di Pound, nonostante il suo noto interesse per gli studi medioevali, cortesi, provenzali, dolce stil novo, occultismo, coltivati già dai primi anni londinesi, espresso in opere come “A lume spento”, citazione dantesca di una terzina che inoltre contiene il verbo, ambiguo in questo senso, “trasmutare” [Di fuor dal regno, quasi lungo il Verde Dov’ei le trasmutò a lume spento» (Purg., III, 130-132)]
Ci sono pochi testi su tali aspetti, almeno in italiano, perché la critica accademica non gradisce sconfinare in territori dell’anima così vasti e sorprendenti e perché si perde tempo a confutarlo o a condividerlo, tirandolo per la giacchetta, ad ogni modo ci si ferma ad aspetti contingenti. Sono notori certi interessi, ma dati talvolta come incisi estetizzanti, quando in realtà sono sostanziali e richiamano, lo ripeto, il piano numinoso. Non si può avere un nostro fluire integrale nel Vortice poundiano, tralasciandoli.
Il trasmutare che citi, richiama anche le amatissime Metamorfosi di Ovidio, uno dei massimi numi del Vortice e della metastoria di Pound.
– Quali testi ti hanno aiutato per le tue ricerche? Durante la presentazione citavi spesso Massimo Bacigalupo.
Ritornando alla prima domanda, il primo portale è stato “L’Elemento Magico in Ezra Pound”; dopo aver consultato una miriade di testi e articoli, posso dire che ancora adesso è quello che più di tutti, a mio avviso, ha intuito le profonde dinamiche ermetiche dell’insieme. Poi mi sono procurato uno dei pochi studi tematici in italiano, quello di Demetres Tryphonopoulos: “Pound e l’Occulto. Le radici esoteriche dei Cantos”, influenzato dalle ricerche pioneristiche di Leon Surette, i suoi “The Birth of Modernism: Ezra Pound, T.S. Eliot, W.B. Yeats, and the Occult” e “A Light from Eleusis” sono stati da me compulsati e hanno dato ulteriori coordinate.
Bacigalupo, con “L’ultimo Pound”, è l’autore che ha dato la resa più integrale del Vortice e, nonostante il taglio comunque accademico, non ha lesinato i rimandi sapienziali. Ovviamente io parto da tali rimandi per aprire più possibile quei varchi non transitati o appena addocchiati e lasciati cadere. Per un quadro d’insieme importante posso citare anche lo studio di Hugh Kenner, “L’età di Pound”. Poi vari altri (cito en passant la rivista poundiana Paideuma e lo studio di Caterina Ricciardi, “Ezra Pound – Ghiande di luce”), ma questi sono stati una prima impalcatura. A seguire, poi ho preferito allargare gli orizzonti tematici tramite studi tecnici a livello esoterico o saggistica a riguardo, non per forza con Pound come punto centrale.
– Parlaci della genesi del libro, come sei riuscito a “portarlo a terra”?
Data la complessità dell’autore e della resa stessa del Vortice, il testo non poteva arrivare alla pubblicazione in maniera fulminea. È stato coagulato per anni e, complice anche il periodo Covid, la pubblicazione cartacea rimandata più volte. L’idea nacque verso il 2018 e inizialmente avrebbe dovuto essere semplicemente un articolo di approfondimento per la rivista on-line Ereticamente, ma l’apertura delle porte (e delle botole) fu così folgorante, da farmi lavorare alacremente per dilatare il contenuto e arrivai presto all’idea di esprimermi in una forma saggistica ampia, più adatta al cartaceo. Intorno al 2019/2020 pensavo si potesse già giungere a una pubblicazione, ma ho preferito rimandare e sfruttare quell’infausto periodo per immergermi ancora di più; la prima “portata a terra” è avvenuta per il numero O della rivista Aion, in forma ridotta, mentre il libro era ancora un cantiere aperto, ne fu pubblicato un estratto, dopodiché tornai a fare ricerca. La forma continuava ad aprirsi ad infiniti rimandi, quando poi sono riuscito verso il 2023/2024 a dare il taglio definitivo. Tra 2024 e 2025, insieme all’editore Paolo Izzo della Stamperia del Valentino, abbiamo lavorato a stretto contatto per operare quella “portata a terra”, un vero e proprio parto seguito con perizia e cura, arrivando a un volume finale che mi soddisfa e spero sia così anche per tutti gli interessati al viaggio (d’Ulisse…).
– Durante la presentazione hai parlato di punti di appoggio, intarsi misterici e senhal presenti nei Cantos. Puoi chiarire questi concetti?
Sono gli incisi sparsi qui e là a significare la presenza della Sapientia Perennis lungo tutti i Cantos. Punti d’appoggio perché con una sosta su di essi, tramite lieve spinta si spalanca questa corrente sotterranea della storia (c’è un capitolo denominato La Storia Segreta a significare questo scorrere e cosa implica…), intarsi in quanto facenti parte di un apparente apparato ornamentale del poema, mentre sono chiavi segrete di lettura. Il senhal è definibile a parte: qui entra in gioco Bacigalupo, molto importante su questo versante.
Come decifra, il senhal è un paravento che nella poesia provenzale veniva usato per celare una particolare dama (fisica o della mente…), a cui indirizzare il canto. Una dissimulazione che fa il paio col concetto delle “persone” da utilizzare lungo il testo: Pound sparpaglia il senso utilizzando più direzioni, più punti di vista, parlando però sempre lui, non riuscendosi a risolversi in una cosa soltanto.
Il senhal è quel segnale da cogliere per chi sa scorrere nella traccia nascosta e diviene una “segnatura”, una fissazione di elementi sparsi e simiglianti in una parola soltanto, che da quel momento in poi non avrà più alcun piano significato di vocabolario nel poema.
Diciamo che sul senhal uno può intuire e lasciarsi trasportare da una lettura similare già da par suo, soprattutto se è passato dalla poesia provenzale, ma aver trovato questa spiegazione da parte di Bacigalupo, mi ha dato la sensazione di una chiave molto importante e non così considerata. L’intuito di definire senhal questa coagulazione io lo trovo geniale.
Posso lasciare un esempio a riguardo: quando si parla della fortezza di Montségur e della sua caduta, non si parla solo di un simbolo della resistenza catara, ma diviene un senhal dietro cui si accampa tutto ciò che la storia ufficale rubrica come eretico. Questo è uno dei “giochini” poundiani che disorientano e lungo i Cantos succede molte volte.
– Che cos’è la lingua ipersonica ricercata dal poeta? L’ha mai trovata a tuo avviso?
Durante la presentazione ne ho parlato quando ho accennato alla poesia ideogrammatica, la lingua ipersonica è dove sfociano le problematiche che hanno angustiato tutta la sua generazione. Il linguaggio di rappresentazione e di un poetar lirico standardizzato non possono bastare e Pound non ricama mai seduto su una forma paludata. Se l’ossatura tradizionale è forte, permane al di là delle sperimentazioni. Ogni vera opera d’arte stravolge e al contempo lancia ancora oltre se stessa, essendo la sua propria tradizione inscritta nella Tradizione con la T maiuscola.
Il passaggio cruciale dall’ideogrammatica risponde a un tentativo, certo, arriva dopo enormi rovelli da risolvere nelle secche del problema del linguaggio nella sua essenza. Quel che andava cercando Pound era una resa filmica (e per quello anche lui stimava l’Ulisse di Joyce), una forma di fonetica che arrivasse come unico simbolo nel tempio interno del lettore/ascoltatore/mystes. È una concezione grandiosa e certamente frammentaria, ma non per questo poco affascinante e priva di valore. È una cifra in cui la poesia non basta più e si ricerca un fluido diverso per il Vortice.
– Pound nei Cantos si paragona alla figura omerica di Ulisse. Qual è il rapporto tra i due?
Pound è un moderno Ulisse per una serie di ragioni. Intanto, come ho messo in calce al libro, in chiave nascosta l’Ulisse è l’artifex che sa utilizzare le essenze di Natura e compie la traversata nella materia, è colui che si realizza attraverso le prove. I Cantos stessi sono sia la traversata sia la prova d’immane umanità transumanante.
Pound-Ulisse è una “persona”, la maggiore tra tutte quelle che ha assunto su di sé e indossa; sente questo suo destino di artefice nel compimento di una traversata nello scibile, in una catabasi specifica rappresentata dall’immersione nel mondo moderno. Sì, il paragone è calzante anche per la questione della sua personale odissea post bellica, solo che lui non vuole ritornare a casa, anzi ne fugge per poi vivere e morire in Italia, tra Venezia e Rapallo.
– Qual è dunque la forza di Pound, quali le sue ‘parole di potenza’? Nel suo intervento durante la presentazione del libro, Stefano Mayorca ha parlato di verbo che diviene realtà, verbo generativo; e ancora, citando Kremmerz, dell’importanza della parola nella magia, la parola che è in grado di materializzare l’idea. Una parola viva e concreta, che conduce il lettore in dimensioni magiche, oltre il tempo e lo spazio, nei territori spirituali. A tanto aspira la poesia di Pound?
Le arti hanno un’origine sacra e la comprensione della potestà di parola afferisce sicuramente ad una dimensione magica.
Queste parole di potere venivano definite “asema onomata”, ovvero nomi senza segno, a riguardo Luce (ieronimo di Giulio Parise) del Gruppo di Ur ci direbbe: “nomi il cui suono profondo non può essere detto o percepito che in una folgorazione dello spirito libero da ogni legame corporeo”. In tale folgorazione il significato codificato non c’è e le singole parole si slegano completamente da una relazione frastica, agiscono al di là dei rapporti esistenti nel mondo sensibile, ovvero non le troviamo in corrispondenze di significato abituale. Questo procedimento può donare scariche illuminative e va inquadrato fin da subito (ne parlo nel primo capitolo sulle parole di potere e altrove).
Pound è a conoscenza delle potestà vibratorie del Logos, che agisce sul mondo materiale passando dalla cassa di risonanza astrale; le parole si animano e si incarnano e quelle di potenza sono semplicemente in relazione cosciente e volontaria nei confronti di cosa possono evocare.
Le parole di potenza si animano solo ad una lettura attenta e consapevole del fluido magico dei Cantos, e proprio in quanto a una corretta “nominazione” e pronuncia dei passi più mantrici, possiamo assurgere a quel verbo generativo. Da Pound ricercato e ottenuto ogni volta che risuona nella giusta cadenza, nel fondo dell’athanor del lettore.
– A proposito di Mayorca, durante la presentazione del libro avete avuto un esile scambio di “frecciatine”, sulla sua presunta tecnicità pratica e le tue argomentazioni estetico/filosofiche. Hai definito il suo primo intervento “tecnico” e il suo secondo “ipertecnico”. Lui ha concluso il suo intervento puntualizzando che la praticità fa parte del suo percorso, mentre il tuo prevede un approccio da studioso, ricercatore. Dopo l’evento siete usciti insieme e vi siete allontanati. Avete fatto a botte? E chi ha vinto?
Non è avvenuto nulla di tutto ciò e, al contrario, abbiamo sottolineato la complementarietà dei nostri interventi. Anche perché erano destinati fin da subito a compenetrarsi. Definire i suoi interventi molto tecnici è detto con stima e per far comprendere al pubblico la prospettiva con cui integrava il mio libro.
Di fronte a un’opera con continui rimandi alla dimensione sottile, io ho semplicemente riportato la mia ricerca, ed è stato solo un piacere poter avere una voce autorevole come la sua ad illustrare cosa ulteriormente è in gioco negli elementi sapienziali di Pound.
– Pound, alla fine della questione, era un iniziato? E chi è stato?
In quanto vate, Pound era a contatto coi numi; se mi chiedi di sue appartenenze, nulla può portare a un’affermazione in tal senso, tutto invece a come l’esoterismo e la tradizione perenne siano “un asse che non vacilla”, attorno al quale pochi sanno orientarsi.
Pound è stato una freccia scoccata dal suo proprio ignis sacer, viveva in uno stato di continua sovrabbondanza energetica, anche da anziano aveva quel tono di propositività di chi ha il sole interiore a vasto raggio.
– Puoi parlaci delle tue visite al Castello della famiglia Pound a Brunnenburg. Ci sono aneddoti interessanti che puoi raccontarci e che ti sono stati riportati dai familiari?
Durante la mia visita del 2019, intrapresi una ricca conversazione con la di lui figlia: Mary de Rachewiltz, curatrice e traduttrice dei Cantos per I Meridiani. Andai per illustrare la mia ricerca e trovai molto piacevole trascorrere del tempo ascoltando aneddoti. Fa sempre un certo effetto quando ti trovi ad aver a che fare con chi ha respirato la storia, accanto a personaggi di alto spessore di cui hai divorato le opere: sentirle dire con naturalezza di aver conosciuto Evola, ad esempio, fu motivo di grande curiosità. Sul contenuto dei nostri dialoghi, preferisco mantenere il riserbo.
Mi trovai inoltre nella possibilità di osservare a lungo la libreria, spuntavano grandi classici (Guénon, Schwaller de Lubicz, Evola stesso, etc.), così ho immaginato Ezra insieme al genero a leggerli e a confrontarsi.
Capito si?
Il Vostro affezionatissimo si è divertito e spero così di voi.
I miei saluti ___________________Danilo Pette