EYE 2018: Lamiya Aji Bashar tra i giovani al Parlamento europeo di Strasburgo

I primi due giorni di giugno si è svolto nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo il terzo appuntamento dell’European Youth Event. Ad un anno dalle elezioni europee del 2019, l’assemblea di Strasburgo ha accolto 8mila giovani tra i 16 e 30 anni, provenienti da tutta Europa. Insieme hanno discusso delle loro priorità, ma soprattutto si sono confrontati sul futuro della stessa Europa.

Un programma fitto di incontri durante i quali i giovani partecipanti hanno potuto dire la loro ed avanzare proposte per migliorare le sorti del vecchio continente.

Le idee che sono emerse da queste due giornate saranno raccolte in una relazione EYE che a sua volta sarà presentata nell’autunno 2018 durante delle audizioni speciali sulla gioventù che si terranno nelle commissioni parlamentari.

Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha aperto la sessione plenaria dell’EYE. Nel suo discorso ha invitato i giovani ad alzare forte la voce per costruire l’Europa di domani mostrando il massimo sostegno per la realizzazione dei loro sogni.

Ha toccato molti temi durante il suo intervento, dalla digitalizzazione al bilancio Ue, sino alla disoccupazione giovanile. Ha concluso ricordando che il primo dovere dei politici è proprio quello di non spegnere i valori, le speranze e sogni dei giovani, perché questa è la cosa peggiore che un politico possa fare.

Tra le altre note figure politiche presenti all’evento ci sono state la commissaria europea agli affari sociali Marianne Thyssen e l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. Altri ospiti hanno preso parte alla manifestazione: i vincitori del Premio Sacharov Denis Mukwege e Lamiya Aji Bashar che hanno tenuto discorsi programmatici.

Nella foto troviamo a destra Lamiya Aji Bashar, premio Sakarov 2016, a sinistra Denis Mukwege premio Sakarov 2014  e al centro il moderatore l'On. Rainer Wieland, vice-presidente del Parlamento europeo.
Nella foto troviamo a destra Lamiya Aji Bashar, premio Sakarov 2016, a sinistra Denis Mukwege premio Sakarov 2014 e al centro il moderatore l’On. Rainer Wieland, vice-presidente del Parlamento europeo.

L’ex Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, ha invece inviato un video messaggio molto apprezzo dai ragazzi. Nel video, l’ex presidente ha chiarito con lucidità quale sarà il ruolo dei giovani nel processo di integrazione europea.

Il collega della Consulpress Eugenio Parisi, fungendo da classico reporter della nostra agenzia, ha posto per nostro conto delle domande a Lamiya Aji Bashar, l’attivista irachena yazida che ha vinto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero insieme a Nadia Murad nel 2016.

Questa grande donna ha avuto la sfortuna di nascere in una parte sbagliata del mondo, ma nonostante il dolore e la sofferenza è diventata la voce e l’ambasciatrice dei diritti del suo popolo vittima delle atrocità dell’Isis.

Lamiya Aji Bashar premio Sakharov 2016.
Lamiya Aji Bashar premio Sakharov 2016.

Il 3 agosto 2014 il suo villaggio fu attaccato dai miliziani dello Stato Islamico; gli uomini vennero uccisi e Lamiya fu rapita insieme alle altre giovani donne del villaggio, tra cui anche Nadia Murad, per essere usate come schiave sessuali.

Dopo diversi tentativi falliti, Lamiya riuscì a fuggire nell’aprile del 2016. La fuga fu una odissea nell’odissea. Lamyra era insieme a due compagne di sventura. Una di loro era una bambina. Mentre correvano verso la libertà incapparono in una mina. Le due amiche di Lamyra morirono mentre lei, rimase cieca da un occhio e deturpata nel volto.

Dall’arrivo in Europa, Aji Bashar svolge attività di sensibilizzazione sulle atrocità commesse contro la comunità Yazida in Iraq e aiuta donne e bambini vittime delle violenze dello Stato Islamico.

La prima domanda che è stata rivolta a Lamiya Aji Bashar è stata quante sono le donne appartenenti alla comunità Yazida in Iraq catturate dall’Isis, quante sono salve e quante ancora si potrebbero salvare.

Bashar riferisce che sono 6500 le donne Yazida catturate dall’Isis, all’incirca 3000 dovrebbero essere salve, ma altre 3000 sono ancora nelle loro mani. Inoltre aggiunge che 1100 di queste donne salvate vivono in Germania, seguono un programma e sono accettate dalle autorità tedesche. Metà di loro vivono nei campi in Iraq seguendo dei programmi stabiliti dal Canada e dall’Australia, che presto le collocheranno in altri paesi.

La domanda più importante, anche se atroce, ma necessaria, per capire cosa davvero è costretto a subire questo popolo, ha riguardato cosa esattamente succede alle donne e ai bambini catturati dall’Isis. Lamiya Aji Bashar racconta: “Prima di tutto le donne si sono dovute sposare con un jihadista, ma in seguito sono state ripudiate e fatte sposare ad un altro membro dell’Isis, costrette a cambiare uomo di continuo.

Per quanto riguarda i bambini, i maschi vengono catturati e portati nei campi per diventare dei combattenti, le bambine invece dagli 8 anni in su vengono rapite e abusate più di 5 volte al giorno da più esponenenti dell’Isis. Queste bambine è raro che vengano sposate.

Si tratta di un vero e proprio genocidio del popolo Yazida, la gente è stata costretta a scappare, gli uomini sono stati attaccati, arrestati e uccisi anche con delle esecuzioni vere e proprie. Le donne invece sono state ridotte in schiavitù”.

Inoltre aggiunge che anche le donne cristiane che vivono nella parte est dell’Iraq hanno sofferto come le donne Yazida, hanno avuto lo stesso destino, e ricorda come anche una donna cristiana ha subito quello che ho subito lei, è stata rapita, resa schiava e maltrattata. Non c’è nessuna differenza nel trattamento tra le donne Yazida e le donne cristiane.

Alla domanda se dopo  il fallimento dell’Isis a Raqqa la situazione fosse ancora difficile o  fosse migliorata in generale,  non solo in Iraq, risponde: “metà delle donne Yazida sono ancora prigioniere e ostaggi nelle loro mani, il resto delle donne vivono nei campi e la situazione nei campi non è buona, perche le stesse strutture che le ospitano non sono sicure.

Proprio pochi giorni fa c’è stato un incendio che ha ulteriormente aggravato la situazione  mettendo in pericolo la loro vita. Queste persone si trovano nei campi perché le loro case sono state distrutte. Al momento comunque le autorità irachene sono a lavoro per migliorare le condizioni di vita della comunità Yazida”.

Infine l’intervista si è conclusa con un messaggio di speranza, alla domanda qual è il sogno o desiderio per il futuro, Bashar ha risposto: “Ho iniziato questa attività per dare voce nel mondo al popolo Yazida, io sono la voce nel mondo per loro, ma nel futuro vorrei avere una vita “normale”.  In primis però vorrei lavorare per garantire i diritti di queste donne e bambini che ora soffrono per mano dell’Isis”.

Dopo queste parole è difficile trovare una conclusione, perché pensare che esistono ancora oggi donne, uomini e bambini vittime di orrori del genere, fa male e ci rende impotenti. Ma grazie all’attività di donne come Lamiya Aji Bashar  dobbiamo continuare a sperare e a lottare per un mondo migliore dove regnano la libertà, l’uguaglianza e i diritti garantiti per tutti senza distinzione di razza e religione.

L’Europa, che non è solo quella unita dall’Euro, ha tutte la carte in regola oltre ai valori per rendersi promotrice di questo grande cambiamento sociale.

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