FRATELLI d’ITALIA

“Fratelli d’Italia”

di Francesco MAVELLI

Non credo sia una grande novità che nelle Amministrazioni pubbliche italiane ha regnato sovrano ed indisturbato, per lunga pezza, Sua Maestà Imperiale lo “Spreco”, padre indiscusso dell’antichissima casata del “debito pubblico”. Era quindi inevitabile che negli ospedali pubblici, altro regno incontrastato dello stesso Sovrano Imperiale, accadesse la medesima cosa.

Sembrerebbe che lo “spreco”, in questo settore, abbia raggiunto vette altissime con la ragguardevole cifra di circa 9 (nove) miliardi di euro, corrispondenti all’astronomica cifra di 18 miliardi di vecchie e gloriose lire. Tale somma è stata generata, giorno dopo giorno, da una smisurata negligenza nei servizi, da una disorganizzata organizzazione, da eccessive e clientelari assunzioni di personale medico e infermieristico, da egregie caste e da costose ed inutili baronie, da costosissimi privilegi conditi in salsa di peperoncino il cui gusto forte e penetrante è quello provato dai contribuenti ogni qual volta si recano a pagare la loro quota di tasse. Le voci sopra indicate, per una sorta di non voluta pari presenza, sono presenti in tutt’Italia. Forse perché, come direbbe il mio amico d’infanzia … siamo tutti italiani, dalle Alpi all’ Etna e dal Mediterraneo all’Adriatico. Solo che l’effetto negativo, per ragioni ben precise, riesce ad attenuare moltissimo i suoi effetti al Nord accentuando così,  in evidenza marcata, l’effetto negativo di quelle stesse voci al Sud. Allora, come mai tanti Soloni predicano e sguazzano? … Basta ascoltare qualche esponente della Lega per accorgersi che il loro tema preferito è quello di porre in risalto il virtuosismo e la produttività delle aziende del Nord cercando di schiacciare le aziende presenti al Sud.

La mia mente mi porta a considerare quanta falsità è nelle loro parole  … Quante aziende del Nord assieme alle infrastrutture furono finanziate dai risparmi postali del Sud? … Quante aziende del Nord potettero nascere e cominciare la loro produzione servendosi della mano d’opera presa integralmente dal Sud? … Quante aziende del Nord finsero, con grande mistificazione, di scendere al Sud per poter così approfittare dei soldoni della Agensud ? … Quante infrastrutturedel Sud, di quelle poche esistenti, sono paragonabili a quelle del Nord? … Quanto grande è la fetta di mercato dei prodotti del Nord che si consumano al Sud ? …

Per amore di quel sentimento di unità nazionale che è padrone assoluto della mia concezione di Patria, mi fermo prima di riuscire a dimostrare che il sangue e il sudore del Sud ha da sempre fatto la “magna pars” nel costruire la Nazione così come oggi è. Piuttosto, è affiorata alla mia mente una semplice considerazione: come mai nessuno, anche in un passato prossimo, ha mai tentato di riequilibrare la nascita di aziende aventi vocazioni locali e talmente diverse nella produttività da non essere un doppione l’una dell’altra, donando così a favore delle aziende del Nord le esigue fette di mercato?

Per amore di quel sentimento di unità nazionale non accennerò allo spreco di risorse che solo in apparenza furono erogate al Sud ma che raggiunsero, con ottima architettura legale il Nord.

Per amore del mio cuore, che ha insita in sé l’unità della Patria, non dirò, così come non lo dicono altri nobili ed illustri commentatori che scrivono su qualificati giornali, del continuo,quotidiano arricchimento dei colletti bianchi del Nord a spese delle callosità site sulle mani degli uomini del Sud. Per lo spropositato amore che ho verso la mia Patria, l’unico augurio che mi sento di fare agli Italiani del Nord, così come a quelli del Sud, è quello di ricordare a se stessi di appartenere tutti all’unica grande madre:“Italia”.

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