I GIUDICI TRIBUTARI in “AGITAZIONE”

AL TEATRO MANZONI MANIFESTAZIONE DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA, DELL’ASSOCIAZIONE MAGISTRATI TRIBUTARI E DELL’ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI

di Riccardo ABBAMONTE

L’11 maggio 2011, alle ore 12.30, si è tenuta a Roma, presso il Teatro Manzoni  una manifestazione organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Roma, unitamente all’Associazione Magistrati Tributari, all’Ordine dei Dottori Commercialisti, ANTI, UNCAT e OUA per dibattere sulla riforma del processo tributario e dell’ordinamento dei suoi giudici, in relazione al noto progetto di iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un tema divenuto di grande rilievo per il pericolo incombente di uno stravolgimento dell’attuale assetto della giustizia tributaria che prevede la sua attribuzione soltanto a magistrati di carriera, con un solo grado di merito e il controllo di legittimità della Corte di Cassazione. Da qui la necessità di organizzare una efficace opposizione da parte non soltanto dei giudici, ma di tutti gli operatori del settore, pena trovarsi di fronte a un sistema di giustizia tributaria che oltre a ridurre le garanzie difensive del contribuente, rinnega 150 anni di storia delle commissioni tributarie.

Al  termine della manifestazione il presidente dell’Associazione Magistrati Tributari  Ennio Attilio SEPE ha letto un comunicato in cui si dichiarava che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, l’Associazione Magistrati Tributari, l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma, l’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma, l’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi, riuniti in assemblea esprimevano viva preoccupazione per il progetto di riforma della giustizia tributaria anticipata dagli organi di stampa e non smentita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che stravolgeva l’attuale assetto di tale giustizia, istituendo una fase precontenziosa con finalità conciliative e riducendo il momento giurisdizionale a un solo grado di merito, con l’eventuale successivo controllo di legittimità da parte della Corte di Cassazione.

E’ stato sottolineato il carattere autocratico dell’iniziativa ministeriale che intende riformare la quarta giurisdizione del nostro sistema giudiziario, ignorando tutti gli organismi istituzionali e associativi che si occupano di giustizia tributaria e che, per la loro competenza tecnica ed esperienza, rappresentano sicuri punti di riferimento per un processo riformatore.

E’ stato segnalato che il progetto di riforma è caratterizzato da una decisa riduzione delle garanzie giurisdizionali e di difesa del contribuente, riecheggiando esperienze straniere, lontane dalla nostra cultura e tradizione, quando, peraltro, paesi stranieri guardano con grande attenzione al nostro modello di giustizia tributaria per le garanzie che offre al contribuente.

E’ stata rappresentata la necessità di coprire i vuoti di organico del personale amministrativo, necessario a rendere più celere la definizione delle attuali tendenze, essendo gli attuali organici, se completi, bene in grado di evitare l’accumulo di arretrato, in una situazione quale quella attuale in cui i processi tributari sono ancora i più celeri e i meno costosi dell’intero nostro sistema giudiziario.

Sono state evidenziate, quali linee di riforma per migliorare l’attuale assetto della giustizia tributaria:

a)    L’incentivazione della professionalità del giudice tributario non soltanto attraverso un sistema di reclutamento che valorizzi i titoli di studio e di specializzazione nelle materie di interesse tributario ma anche un costante aggiornamento attraverso una formazione permanente da promuovere, possibilmente, con l’istituzione di una scuola per la magistratura tributaria, aperta anche ad altri operatori  del settore;

b)    Il mantenimento della composizione mista dei collegi giudicanti, per la necessità di assicurare al giudizio delle Commissioni quelle cognizioni pluridisciplinari occorrenti per una piena comprensione dei fenomeni tributari, per la quale senz’altro preziosa è la competenza dei dottori commercialisti, in grado di assicurare specifiche conoscenze nelle discipline economiche, fiscali e contabili, nonché delle altre componenti professionali;

c)    L’adozione di ogni garanzia a tutela della piena trasparenza di tutti i suoi componenti, evitando che l’esercizio della professione possa dar luogo a situazioni di interferenza o condizionamento dell’autonomo esercizio della funzione giudiziaria;

d)    L’introduzione di un limite di età per il conferimento dell’incarico di giudice tributario, al fine di assicurare un ringiovanimento degli organici.

Ci si impegnava  infine a collaborare per ogni iniziativa necessaria per portare a soluzione le questioni di interesse comune.

Tra i vari interventi susseguitisi nel corso della discussione segnaliamo quello del consigliere DAMASCELLI, del Consiglio Nazionale Forense, il quale da parte sua ha affermato di aver rappresentato al ministro Tremonti la disponibilità dell’Avvocatura dello Stato di far parte della riforma del fisco. Per quanto riguarda la sua posizione ufficiale sul processo tributario, in realtà non si conoscono ancora i contenuti della riforma. La posizione ufficiale dell’Avvocatura è per un rafforzamento della giurisdizione tributaria, già riconosciuta come componente essenziale dell’ordinamento. Il processo tributario, nato dalla riforma del 1992, ha rivolto uno sguardo al processo tributario e al processo civile, con tutta una serie di ricadute. Per risolvere questi quesiti bisogna rivolgere uno sguardo al processo civile, occorre risistemare il processo tributario e non c’è bisogno di modelli conciliativi nuovi, in quanto ce ne sono fin troppi, perché l’accertamento viene costruito tra le parti. La Cassazione da parte sua non vorrebbe essere investita dai ricorsi; se sparisce il filtro del riesame i problemi infatti rimarrebbero tutti. Bisogna assicurare col processo tributario la parità delle condizioni. D’altronde problemi di disequilibrio li troviamo anche oggi. Interessa a tutti una giustizia tributaria preparata, che depositi le sentenze nei tempi giusti. Tenuto conto che la politica del governo è impegnata soprattutto nel campo della riscossione, ove essa sia facilmente individuabile, si chiede una maggiore chiarezza per evitare richieste di sospensione. Si pretende una maggiore coerenza tra gli organi deputati all’accertamento e alla riscossione e si chiede di mantenere i due gradi di giudizio.

Il dottor GIORDANO (che è intervenuto per conto del prof. Piero Sandulli) ha parlato del problema della dichiarazione delle spese, tema importante praticamente e per i principi che devono ispirare qualunque riforma. Secondo una sentenza della Corte Costituzionale oggi tra contribuente e amministrazione tributaria chi perde paga. Restano tuttavia alcune lacune su determinati temi, come la causalità legata ai motivi di compensazione: oggi in caso di dolo si può essere condannati anche al risarcimento dei danni. Si può prescindere dagli elementi soggettivi o dai principi di causalità? La giurisdizione spetta alle commissioni tributarie o al giudice ordinario? E’ dunque a queste domande che occorrerà rispondere quanto prima.

Il prof. SAN MARTINO ha parlato del problema dell’introduzione della conciliazione, che presuppone parità delle parti nel periodo iniziale del contenzioso, mentre invece tra esse ora c’è disparità, così che non può essere imposta la conciliazione; la contrattazione tra le parti dovrebbe quindi essere obbligatoria. Oggi vi è l’autotutela, che permette di applicare il principio del buon andamento della pubblica amministrazione. Ciò dovrebbe essere uno strumento di confronto. Per il problema del doppio grado di giudizio non ha senso toglierne uno perché è nel corso del processo che si raggiunge la parità tra le parti, meglio su due gradi di giudizio. Per l’effettività della tutela davanti al giudice, essa oggi non c’è. I giudici tributari devono peraltro conoscere l’ampiezza dei loro poteri. Ad esempio il giudice deve disporre la cancellazione dell’ipoteca insieme alla sospensione. Per gli importi bassi delle controversie non si deve poi attivare un giudizio meno garantista. Infine sul progetto di disegno di legge che prevede la sospensione di 120 giorni, essa è automatica.

Altri relatori hanno sottolineato ulteriori problemi. Per l’avv. CANTELLI si potrebbero superare molti problemi con un’interpretazione coraggiosa delle norme alla luce di nuove norme dell’accertamento esecutivo. Per RAFFAELE CIRILLO nella giornata è emersa una grande unità d’intenti. L’Associazione dei giudici tributari chiede quindi nuove cose che ancora non vengono concesse dalla politica. Chiede anche una proposta di manifestazione nazionale e poi un’iniziativa di natura giudiziaria. Per PIZZI, il quale si occupa di diritti tributari, tutti siamo di fronte a un bivio. Il potere legislativo sta effettuando una invasione di campo col decreto legislativo in essere. Si sta peraltro lavorando sul progetto di riforma fiscale, si deve fare la riforma del contenzioso tributario, si deve decidere come modificare il sistema fiscale e occorre ampliare il tavolo tecnico insieme al ministro Tremonti.

[divider style=”tiny”][/divider]

Totale visite al 15/12/2013: 582

Lascia un commento

© 2013-2020 Consul Press. Testata registrata presso il Tribunale di Roma, N° 87 del 24/4/2014.
Editore: Associazione Culturale "Pantheon" - Direttore Responsabile: Antonio Parisi
Sede: Via Dora, 2 - 00198 Roma (RM). Telefono: (+39) 06 92593748 - Posta elettronica: info@consulpress.eu