IDI di Marzo – Gruppo Storico Romano

In occasione delle idi di Marzo, torniamo a parlare del Gruppo Storico Romano, associazione che promuove manifestazioni rievocative incentrate sul mondo dell’antica Roma.

Come ogni anno l’associazione presenterà una rievocazione storica della morte di Giulio Cesare, che, sia per motivi legati alle norme COVID, sia per lavori nel sito, anche quest’anno non si potrà tenere presso gli scavi di Largo Argentina.Fortunatamente si potrà approfittare per visitare la sede dell’Associazione: l’anfiteatro, la scuola dei gladiatori, il museo con ricostruzioni di oggetti d’epoca, l’armeria della Legio XI Claudia P.F.

Sarà facile essere coinvolti dalla passione per le tradizioni e gli ideali dell’antica Roma.

Invito a segnare sul calendario la data del 15 Marzo prossimo per un appuntamento speciale, per grandi e piccoli (indipendentemente all’età anagrafica)

La rievocazione storica della morte di Giulio Cesare sarà un momento di cultura coinvolgente utile ad approfondire le dinamiche che hanno portato al tragico epilogo.

Prendiamo in considerazione quelle che secondo me sono le tre figure più emblematiche della vicenda, in quanto maggiormente rappresentanti i valori che hanno alimentato i fatti.

Giulio Cesare visionario condottiero che persegue il progetto di Roma “Caput Mundi”, conscio degli intralci posti dagli intrighi di palazzo. Uomo di azione, forse, per lui è più facile accentrare e gestire il potere che usare la dialettica politica, delegandola ai suoi colleghi del senato.

La seconda figura è quella di Marco Giunio Bruto, figlioccio di Cesare. Era discendente di Lucio Giunio Bruto, artefice della cacciata di Tarquinio il Superbo e dell’instaurazione della repubblica, filosofo e politico, moralmente simbolo stesso della scelta repubblicana.

E ancora, Gaio Cassio Longino, politico e condottiero, Tacito si riferisce a lui come “Ultimus Romanorum”, l’ultimo dei romani a incarnare i valori e lo spirito romano.

Di seguito un estratto del discorso tenuto alle proprie truppe prima della battaglia di Filippi contro le truppe guidate da Marco Antonio come sintesi del suo pensiero:

“Cesare è criticabile per le azioni compiute in tempo di pace, e non nei nostri riguardi, di noi, suoi amici, che anche in questo campo eravamo privilegiati, ma in relazione alle leggi e all’ordinamento dello stato.

Giacché nessuna legge aveva più valore, né aristocratica, né democratica.

Tutto l’ordinamento lo avevano armoniosamente costruito i nostri padri quando, dopo la cacciata dei re, affermarono con sacro giuramento che per il futuro non avrebbero tollerato altri monarchi.

Proprio per mantenere questo patto e allontanare da noi ogni esecrazione, noi, discendenti da coloro che lo avevano giurato, non abbiamo accettato di consentire che un uomo a lungo sottraesse al popolo l’erario pubblico, gli eserciti e la scelta dei magistrati, per assumerseli in prima persona, diventando egli stesso legge al posto delle leggi, signore al posto del popolo, padrone assoluto al posto del Senato”

Dal discorso motivazionale alle sue truppe traspare l’amore per la legge, per lo spirito della Repubblica, la difesa degli ideali degli avi e di ciò che ha fatto grande la Roma di allora, critica per le scelte politiche di Cesare nel periodo di pace, ma nessun biasimo per il condottiero che era stato eliminato perché non creasse danno alla somma Romanità.

Insomma i valori della romanità prima di tutto.

Mi vengono strani parallelismi con i governanti di oggi,  forse perché non riesco a riconoscere in nessuno valori e ideali paragonabili. 

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