Il “concetto di genere” e “L’Era del Post-Umano”

“L’ERA del POST UMANO” è stato il tema dibattuto in un convegno d’eccellenza svoltosi a Roma nel marzo del corrente anno ed organizzato dalla Rivista “L’INTELLETTUALE DISSIDENTE”. Eccellente per gli argomenti discussi. eccellente per i Relatori che sono intervenuti, eccellente per il pubblico straripante presente, attento ed interessato. Sconcertante è stato invece il velo di silenzio che i media hanno voluto stendere su tale evento; e, se tale reazione poteva essere prevedibile da parte della stampa governativa e di regime, assolutamente incomprensibile è risultato  da parte della stampa cattolica che, forse, è rimasta interdetta o spiazzata dal doversi confrontare con altre così dette “intelligenze scomode”.Siamo ben consci che le autocitazioni andrebbero evitate ma, ciò nonostante, desideriamo sottolineare come la nostra “testata giornalistica” si sia schierata su tali posizioni, condividendole pienamente e sostenendole al limite delle proprie possibilità. Siamo pertanto ben lieti di segnalare che gli atti del Convegno sono stati raccolti in un testo pubblicato dalle Edizioni CICOLO PROUDHON. In questo testo sono stati raccolti gli interventi dei Relatori che hanno partecipato al Convegno e precisamente PAOLO BECCHI, ALAIN de BENOIST, GIUSEPPINA BARCELLONA, ERIC ZEMMOUR, DIEGO FUSARO, TIZIANA CIPRINI.   Tali Relatori  hanno cercato di affrontare i confini di un paradigma tutt’ora vergine ancora da scoprire e da indagare: il “Post-Umanesimo”. Un modello antropologico che, sotto lo slogan dei “diritti civili”, abbatte i legami sociali, distorce concetti quali “vita”, “amore” e “famiglia”, si articola sulla manipolazione genetica, spersonalizza le figure dell’uomo e della donna, ingigantisce lo spazio della Tecnica e riduce quello della libertà.

Desideriamo qui riportare due interessanti annotazioni, di cui la prima (A) tratta dalla introduzione dello stesso volume, la seconda (B) raccolta dal nostro Mau Berg

A) “L’ Era del Post Umano” è preannunciata da eventi che nell’Antica Roma sarebbero stati definiti prodigi: nonne che partoriscono nipoti, figli generati da padri morti dieci anni prima, bambini nati da due madri. Non sono teofanie queste, ma inquietanti dimostrazioni di un potere della Tecnica che si sta affermando come un nuovo Nomos della Terra, come principio regolatore di una nuova Società, in cui si impone la riscrittura della grammatica del nostro statuto antropologica, passando da un paradigma fondato sulla filiazione artificiale e quindi sulla creazione, sulla manipolazione e, in ultimo, sulla mercificazione dell’uomo. – LORENZO BOLLORE’

B) ll “concetto di genere”, questa aberrazione moderna, con il pretesto dell’uguaglianza, mina le radici della identità dell’uomo e della donna e quindi anche della famiglia. Offendere le differenze non rende giustizia alla natura, la oltraggia, perché essa vive di e nella particolarità. La bellezza risiede sempre e solo nell’ordine naturale, che è ordine cosmico. Gli abusi egalitari di cui siamo finiti vittime colpevoli, dalla rivoluzione francese ad oggi, pretendono di confondere le regole che sono alla base dell’esistenza, scambiando per progresso e trasgressione l’eccesso e l’ostentazione. La rivoluzione vera rimane invece il passaggio del testimone, un testimone che non sia solo genetica, ma spirito ed educazione. La ricerca di se stessi trova lì il suo confronto necessario, la risposta logica alla sopravvivenza di ognuno di noi. Il si nietzschiano alla vita, trasformato per comodità in modello edonistico, è da intendersi sempre in accorato colloquio con la natura e le sue leggi. Tutto ciò che va fuori questo ordine è anormale, anomalo e così deve essere inteso, non per punirne l’esistenza, come un’eccessiva osservanza religiosa pur vorrebbe, ma solo per senso di ordine e giustizia. Il mito di Enea, quella immagine immortale, è la risposta che la nostra civiltà, con il sostegno importante della storia deve dare a questa ondata di inglesizzazione dell’essere, che è imbarbarimento e nient’altro. L’immagine del passato che guida il presente e prende per mano il futuro, in questo risiede e palpita la vita; il resto è destinato solo alla morte. – MARINA SIMEONE


Giuliano Marchetti

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