IL LAVORO al centro dello sviluppo

“IL LAVORO AL CENTRO DELLO SVILUPPO”: A FIUGGI IL IV FESTIVAL DEL LAVORO,  dal 20 al 22 GIUGNO a cura dell’ A.N.C.L. – Associazione Naz. Consulenti del Lavoro

di RICCARDO ABBAMONTE

Dal 20 al 22 giugno si è svolto a Fiuggi (Frosinone) il FESTIVAL del LAVORO, giunto alla sua IV Edizione. Quest’anno il programma del festival è stato ricco di eventi, con personaggi del mondo politico, giornalisti, docenti universitari, per riflettere insieme sulla situazione attuale del lavoro nel nostro paese. La famosa città termale ha ospitato dibattiti e tavole rotonde su ammortizzatori sociali, tirocini formativi, crisi economica, senza dimenticare il lato culturale della manifestazione, come presentazione di libri e altro. I temi della quarta edizione sono stati: a) Riduzione dei costi del lavoro – Misure di welfare moderno – Occupazione e politiche di sviluppo; b) Formazione e investimenti in Italia – Facilitazioni per l’ingresso dei giovani nel mondo lavorativo – Buona flessibilità e semplificazione della burocrazia; c) Deontologia e professionalità – Fisco e lavoro – Misure di conciliazione; d) Cronache di lavoro e Leggi di lavoro live.

Dopo il successo delle prime tre edizioni del Festival del Lavoro, che ha visto la partecipazione di 10.000 spettatori e di oltre 300 relatori, tra rappresentanti della politica, dell’industria, delle professioni e del mondo accademico, la quarta edizione della manifestazione si è spostata a Fiuggi. “Il lavoro al centro dello sviluppo del paese” è stato il tema principale delle numerose tavole rotonde e incontri che si sono susseguiti nella tre giorni di dibattiti. E’ indubbiamente l’occupazione il problema principale che il governo, di qualsiasi espressione politica sia, dovrà affrontare con urgenza, perché è dal lavoro che si crea il benessere dei cittadini e del paese. Il mondo del lavoro necessita di urgenti e strutturali riforme di cui si è discusso analiticamente con tutti i protagonisti presenti nel sistema nazionale, per concertare misure condivise atte alla creazione di uno stabile e duraturo sviluppo.

IL LAVORO AL CENTRO DELLO SVILUPPO

L’Italia dopo mesi di incertezza elettorale ha finalmente un governo di grande coalizione. Si attendono ora interventi in materia di lavoro. Da tutte le compagini politiche, dalle parti sociali, dai rappresentanti delle industrie e delle professioni il lavoro è stato collocato come la priorità assoluta del paese, in quanto solo dal lavoro e dall’ occupazione possono lo sviluppo del tessuto economico e sociale dell’Italia. Nella suggestiva fonte anticolana di Fiuggi, la IV edizione del Fiuggi Festival del Lavoro ha cercato non solo di discutere e analizzare la realtà difficile e piena di criticità ma anche di guardare al futuro, alle riforme necessarie, alle misure urgenti e strutturali per dare respiro al mondo imprenditoriale, agli studi professionali, ai lavoratori dipendenti e a quelli autonomi. Durante i tre giorni di convegni e dibattiti si è parlato pubblicamente di lavoro con tutti i protagonisti. E si sono analizzate le misure fondamentali per abbassare il costo del lavoro, per rimodernare il sistema degli ammortizzatori sociali e del welfare, per capire la non attrattività nei nostri territori per gli investimenti dalle industrie estere.

E poi si è parlato di diritti: del caso Ilva si è parlato per confrontarne due costituzionalmente garantiti: lavoro o salute? Purtroppo la cattiva gestione dello sviluppo del paese e i controlli fittizi sulla sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente, sono riusciti a dividere addirittura i cittadini su questi due aspetti: chi vuole il lavoro a tutti i costi contro chi chiede di rispettare ambiente e sicurezza per lasciare ai propri figli un paese più pulito. Ci si è interrogati sul perché questi due diritti non viaggino incatenati, uno conseguenza dell’altro. E poi diritti delle donne per avere a disposizione non solo la buona volontà ma anche i mezzi forniti dallo Stato per conciliare famiglia e lavoro. Senza dimenticare i giovani e il loro futuro. Predisporre una vera e strutturale riforma del lavoro in Italia dovrebbe partire proprio da una funzionale ristrutturazione del sistema formativo e universitario nazionale. Oggi più del 50% dei laureati svolge un lavoro che c’entra poco o nulla con gli studi fatti all’università. E’ anche da questo dato che bisogna partire per capire come formare i lavoratori di domani.

IL VILLAGGIO DEL LAVORO

“Il lavoro al centro dello sviluppo”. E’ questo il principio che si è voluto rimarcare con la quarta edizione del Festival del Lavoro. Perché il lavoro è sviluppo, il lavoro è benessere. Un appuntamento che non si poteva perdere quello della quarta edizione del Festival del Lavoro, che quest’anno si è svolto a Fiuggi, città delle acque risalente a epoca pre-romana. La splendida cittadina, con il centro storico arroccato sulla collina e un moderno centro termale immerso nei boschi a valle, ha ospitato tre giornate caratterizzate da dibattiti, proposte, momenti di condivisione, confronto e crescita professionale, altre occasioni di svago e arricchimento culturale. Nel Villaggio del Lavoro, allestito nella fonte anticolana, si sono alternati infatti convegni, seminari, incontri con professionisti, imprenditori, rappresentanti politici, sindacali e istituzionali. Ma soprattutto si è lasciato spazio a quei giovani che hanno voluto mettere a diposizione idee ed energie per far nascere imprese innovative e/o studi professionali specializzati, puntando su politiche di rilancio del paese e sulla valorizzazione di talenti e professionalità. “Il lavoro al centro dello sviluppo” è stato il filo conduttore di tutti gli eventi inseriti nel ricco programma della manifestazione, rappresentata mai come quest’anno da una realtà multiforme e dinamica  volta a dare risposte alle criticità riscontrate ogni giorno, non solo dai consulenti del lavoro, che affiancano imprese e lavoratori, ma da qualunque cittadino che voglia contribuire alla rinascita del paese. Partecipare al festival quindi non ha voluto dire solo entrare in contatto con i protagonisti del mondo del lavoro e scoprire le vie per far ripartire l’economia e conciliare lavoro e vita privata, ma ha voluto dire soprattutto investire su se stessi attraverso la formazione. La tre giorni infatti è stata il mezzo con cui arricchire di informazioni utili chi si muove quotidianamente all’interno di un mercato ricco di norme complesse e poco chiare, un modo per rafforzare la rete tra colleghi, scambiarsi collaborazioni o proposte e affrontare difficoltà e nuove esigenze professionali con maggior produttività, incontrarsi per parlare di lavoro nel senso più ampio del termine, per tornare a casa più arricchiti e formati.

IL LAVORO VISTO DAI GIOVANI

Anche quest’anno il lavoro visto dai giovani ha occupato parte del programma scientifico della manifestazione ….. il futuro osservato da chi è appena entrato nel mercato del lavoro o da chi sta cercando di entrarci, con difficoltà, per cercare di soddisfare i propri talenti. E dalle testimonianze dei giovani che ce l’hanno fatta o dei giovani che hanno raccontato la propria generazione “in cerca di un sogno” si è cercato di creare una rete di esperienze, buone prassi e richieste puntuali per proporre una riforma del lavoro che guardi alle nuove esigenze di chi sarà il protagonista di domani. Abbassamento dei costi del lavoro, misure di welfare moderne, formazione e specializzazione lungo tutto l’arco della vita, misure di accompagnamento per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Questi sono alcuni degli argomenti su cui hanno dibattuto istituzioni, parti sociali, professionisti e lavoratori, non solo per analizzare un mercato sempre più in difficoltà, ma soprattutto per lanciare delle proposte e suggerimenti per rendere attuali le politiche di sviluppo per il paese. Per tale motivo il tema centrale della quarta edizione della manifestazione è stato “Il lavoro al centro dello sviluppo”. Primo perché è dall’occupazione che si crea il benessere di una nazione. Alcuni nodi delle riforme intervenute in materia di lavoro restano irrisolti, come quello della riduzione del costi del lavoro. Non si è tenuto conto dei giovani, delle loro vere difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e del loro urgente bisogno di ricevere risposte, ponendo invece l’accento solo sull’articolo 18, che interessa solo un numero minimo di aziende. Sicuramente la buona flessibilità non si crea neanche penalizzando i professionisti, ma generando lavoro e semplificazione, mettendosi in gioco quotidianamente. E’ la burocrazia che ha bisogno di essere liberalizzata e non le professioni, che sono invece espressione di correttezza e professionalità. Questi i temi che molti relatori hanno affrontato durante i dibattiti e le tavole rotonde.

 L’APPRENDISTATO E I SUOI VARI ASPETTI

All’ interno del IV Festival del Lavoro, si è svolto anche un Convegno ANCL – Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, sull’ apprendistato e i suoi vari aspetti. Relatori del convegno sono stati il Dr. RENZO LA COSTA, l’ Avv. FRANCESCO STOLFA ed il sen. MAURIZIO CASTRO. Ha introdotto i lavori FRANCESCO LONGOBARDI – Presidente nazionale ANCL, coadiuvato da DIANA ONDER – Coordinatrice Centro Studi Nazionale ANCL. In particolare il Dr. La Costa ha illustrato il tema “APPRENDISTATO: QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO, esaminando lo sviluppo e l’evoluzione dell’apprendistato dalla legge 25/55 a oggi, soffermandosi sulle criticità della normativa vigente e sulle prospettive di riforma. L’ Avv.  Stolfa ha parlato sulla “RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI APPRENDISTATO” (il licenziamento dell’apprendista per giusta causa/giustificato motivo, mancata prosecuzione del rapporto post formazione, dimissioni, formazione/ mancata formazione, interpelli, circolari). Il senatore Castro ha illustrato a sua volta “L’APPRENDISTATO CHE VERRA’ ” (idee e proposte per la valorizzazione dell’apprendistato – comparazione con sistemi di apprendistato comunitari).

Nella relazione introduttiva FRANCESCO LONGOBARDI – Presidente dell’A.N.C.L. ha denunciato come attualmente l’apprendistato sia fermo e come nessuna legge lo abbia finora saputo valorizzare. Secondo i dati diffusi dal Ministero del Lavoro con il rapporto annuale 2012 sulle comunicazioni obbligatorie, nell’ultimo trimestre oggetto di analisi, i rapporti di apprendistato attivati sul territorio nazionale hanno rappresentato solo il 2,5% del complesso delle comunicazioni effettuate. Il dato, già deprimente di per sé, va letto anche nel senso complessivo di tutti i rapporti di apprendistato attualmente previsti dalla normativa. L’occupazione da apprendistato di fonte INPS nel 2011 parla di un numero medio annuo dei rapporti di lavoro in apprendistato dichiarati dall’istituto in flessione del 6,9% rispetto all’anno precedente. Ma questo è evidentemente il risultato incontestabile di una prima riforma del 2003 rimaneggiata e rimanipolata in continuazione sino alla generalizzata confusione, nonché il risultato dell’ultima riforma del 2011, che non ha assolutamente contribuito a incoraggiare tale tipologia contrattuale. Non è bastato neanche lo sgravio contributivo pressoché totale e triennale (e oltre) per dare l’auspicato scossone al mercato del lavoro in termini di utilizzo dell’apprendistato per lenire i tragici livelli della disoccupazione giovanile. Figuriamoci poi se poteva rivelarsi davvero utile uno spot televisivo. In occasione di tutte le riforme e di tutti i rimaneggiamenti, l’ANCL ha sempre usato un unico metro di valutazione e di controproposta: per il vero rilancio dell’apprendistato non necessitano formule magiche, ma molto semplicemente la stessa semplificazione. Quello che spaventa ancora oggi i datori di lavoro sono le complicazioni, l’eccessiva burocratizzazione, sacche di vuoto normativo ed il perdurante drammatico panorama delle normative regionali. Già linee guida comuni tra le regioni e la disciplina della formazione di base e trasversale sarebbero un grande passo avanti, invece di dover stare a confrontarsi con 20 normative regionali diverse e spesso incompatibili tra loro. E’ quindi la semplificazione e la sburocratizzazione da mettere al centro della discussione per un vero rilancio dell’occupazione, specie quella giovanile, tramite l’apprendistato. E’ di tutta evidenza che il problema dell’apprendistato come effettivo strumento formativo e occupazionale non sta nel contratto, ma al di fuori, nel sistema organizzativo complessivo. Continuare ad ignorare questa realtà dopo 12 anni che hanno ricompreso due riforme generalizzate, significa essere lontanissimi dal mercato del lavoro reale, dalle esigenze delle imprese, dalle soluzioni alla disoccupazione giovanile. Quello che anche più deprime è che si continuano a percorrere strade di riforma del solo apparato lessicale, della legge di turno, continuando a ignorare la sostanza. A sentire qualcuno dei grandi esperti che si avvicendano sui palchi di varia natura, sembra che l’attuale normativa sull’apprendistato sia la mano santa su tutte le problematiche occupazionali. La verità la conoscono invece i consulenti del lavoro, al fianco giornaliero dei datori di lavoro. Proprio a causa del permanere di questa difficoltà di ascolto da parte dei legislatori di turno su quelle che sono le misure vere da adottare, si è scelta l’occasione del Festival del Lavoro 2013 per organizzare un incontro dibattito sull’apprendistato, sui profili di criticità, sulle dinamiche di licenziamento e sulle prospettive di tale istituto.

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