Il Ritorno dell’ Avviamento

RITORNA L’AVVIAMENTO AL LAVORO 

Una piccola grande rivoluzione che cambierà la cultura del lavoro.

Quante volte abbiamo imprecato per le difficoltà a trovare un idraulico o un bravo falegname. Quante volte abbiamo visto artigiani geniali che non hanno avuto la fortuna di tramandare i propri saperi alle nuove generazioni e noi ci siamo dispiaciuti per la perdita di mestieri millenari che forse tra un po’ non esisteranno più.

Contemporaneamente quante volte abbiamo visto sedicenni andare a scuola di malavoglia quando era evidente che la loro vocazione era tutt’altra.

Nel 2008 secondo Confartigianato il 25% delle imprese artigiane ha avuto difficoltà a trovare personale qualificato. Il 25% significa che circa 23.000 giovani potevano occuparsi e non lo hanno potuto fare perché erano impegnati in un obbligo scolastico magari da loro odiato.

La Modernità fra le tante assurdità ci ha regalato anche questo: ha obbligato i nostri studenti a continuare a studiare fino a 16 anni.

Per migliorare la loro qualità scolastica? Macché!!  I dati OCSE-PISA ci dicono che il nostro biennio di scuola superiore realizza preparazioni scarse e lacunose in tutte le materie. Anche la dispersione scolastica è alta, intorno al 20% (per intenderci un sedicenne su 5 non va a scuola) e in alcune regioni meridionali questa percentuale è molto più alta.

Il motivo? I ragazzi che non sono motivati allo studio si danno da fare fuori, spesso anche con attività illecite.

Da giovedì 28 gennaio 2010 però in Italia non sarà più la stessa cosa perché la Camera dei Deputati, Relatore l’ On. Giuliano Cazzola, ha approvato la L. 1441 recante misure in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso” . Uno degli articoli di questa legge prevede che i giovani che hanno compiuto il 15° anno di età, se lo vorranno (quindi la scelta è libera e facoltativa), potranno attraverso un vero contratto di lavoro, scegliere di svolgere il loro ultimo anno di obbligo scolastico in un’azienda o in una bottega a fare gli apprendisti. Insomma è tornato l’avviamento di antica memoria e a potersene avvantaggiare, oltre alle imprese, saranno soprattutto i ragazzi vocati per il lavoro manuale.

L’apprendistato è, conti alla mano, lo strumento più efficace di occupazione oggi esistente. Nel 2008 sono stati quasi 650.000 i giovani che hanno trovato accoglienza nel mondo del lavoro grazie a questo strumento. Quasi 300.000 ragazzi in più rispetto a 10 anni fa. Con questa norma c’è da scommettere che saranno molti di più: ragazzi che anziché bighellonare tra i bar e le sale da biliardo dopo aver bigiato la scuola sperimenteranno la fatica, ma anche la gioia, di apprendere un lavoro che da lì a qualche anno consentirà loro di vivere decorosamente.

Ma è soprattutto la formazione umana e sociale quella che rimane dentro perché un ragazzo che dovrà stare 6/8 ore in una bottega artigiana ad apprendere un mestiere, certamente si formerà anche da un punto di vista caratteriale ed emotivo.

Come al solito a questo emendamento si sono opposti la sinistra e la CGIL. Per loro evidentemente un aspirante ragioniere quasi per niente preparato, o un bamboccione allevato da genitori–chioccia, è molto meglio di un apprendista calzolaio o ceramista.

La scuola che vuole la sinistra esige l’obbligatorietà dell’istruzione scolastica quanto più a lungo possibile perché grazie all’impostazione storicistica  e marxista, che nel frattempo si è imposta nella scuola italiana, gli studenti vengono addestrati ideologicamente.

Obiettivo di uno Stato orientato al bene è invece quello di educare non masse ma singole Persone, ognuno con la sua personalità e identità. Persone che abbiano quale unica bussola non l’ideologia ma i valori fondati sulla Verità.

Ecco perché i post–comunisti hanno gridato allo scandalo ed ecco perché riportare ognuno alla propria vocazione, è fattore di civiltà e di lealtà verso le generazioni future.

Alessandro Pagano

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