Intervento di Luca Sforzini all’Assemblea di Aristocrazia Europea
corredato con altre riflessioni varie
Scritto da Redazione il . Pubblicato in Araldica, Cavalieri, Nobili e Templari.
Dal “CASTELLO di CASTELLAR PONZANO”
Alla Consul-Press è pervenuta una video registrazione sull’intervento svolto da Luca Sforzini nel corso dell’Assemblea di Aristocrazia Europea, sul cui Convegno la nostra Testata ha già pubblicato alcuni precedenti comunicati ricevuti tramite WhatsApp da aristocrazia.eu@gmail.com
A seguire è stata pubblicata anche un’interessante riflesssione sempre a firma di Luca Sforzini su alcune analogie tra le precedenti “Discese in Campo” effettuate da varie Personalità negli scenari della politica.
ECCO LA VIDEO REGISTRAZIONE:
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E, A SEGUIRE, ALCUNE RIFLESSIONI:
“Vannacci oggi come Bossi a fine anni ’80”
_____________di Luca Sforzini
L’irruzione di Roberto Vannacci sulla scena politica è già stata paragonata alla “discesa in campo” del primo Silvio Berlusconi. È una lettura affascinante, ma forse — per chi ha memoria della dinamica profonda del Nord — non è l’unica possibile o quella più calzante.
A me, Vannacci ricorda molto di più l’arrivo sulla scena pubblica del primo Umberto Bossi a fine anni ’80.
Perché? Perché come Bossi allora, anche Vannacci oggi porta nella politica e nella società una forza dirompente, un’energia originaria, ancestrale, un rapporto diretto con la gente che scavalca i codici, i linguaggi e soprattutto le liturgie del sistema. Bossi a fine anni ’80 spaccò il quadro politico introducendo qualcosa che non esisteva: la voce cruda dei territori, delle comunità, della gente che lavorava e non si riconosceva più negli apparati né nello stanco linguaggio paludato della politica. Non una semplice proposta politica, ma un terremoto antropologico.
Vannacci sta facendo lo stesso: non su un perimetro territoriale, ma su scala nazionale. Sta rimettendo al centro temi che la politica ha lasciato marcire: identità, sicurezza, orgoglio, merito, libertà di parola. Sta rompendo gli schemi come fece Bossi, ma con una visione che tiene insieme Nord, Centro e Sud. E soprattutto con un coraggio personale che ricorda i grandi outsider capaci di trasformare la marginalità in centralità.
È questo che la “nomenklatura” fatica a capire: non è un fenomeno di comunicazione, non è un episodio, non è una bolla. È un ritorno della realtà. E quando la realtà rientra in politica, le etichette culturali ed editoriali saltano.
Io credo che, come a fine anni ’80, siamo davanti a una fase fondativa. Alla costruzione di una nuova identità. Nazionale.
La comparsa di Vannacci non è un’aggiunta al quadro: è una riscrittura del quadro. Un ampliamento degli orizzonti, un nuovo coinvolgimento nella politica di settori della società che se ne erano allontanati per disincanto o disgusto.
E nel Nord — nelle province, nei territori reali, profondi — lo si percepisce ogni giorno. È la sensazione di un nuovo inizio, l’alba di una rivoluzione culturale. Si percepisce l’attesa. Chi ha vissuto quegli anni sa che cosa intendo. E sa che quando una forza nuova nasce così, spontanea, irregolare, inevitabile, inesorabile… non la fermi più.»
Legione del Castello – HOME
NOTE A MARGINE
L’Intervento di Luca Sforzini, a mio parere, risulta pienamente condivisibile così come i suoi iniziali riferimenti a (clik>) Lepanto, a conferma di una visione e di iniziative poste in essere da quella che viene definita “La Legione del Castello“, una Legione a cui più volte, ritornando alla Antica Roma (…e non solo), si ricollega anche il Gen. Roberto Vannacci.
Per quanto riguarda Silvio Berlussconi, a mio parere, ci troviamo senz’altro davanti ad una lettura affascinante, ma a volte anche a comportamenti sconcertanti, passando da iniziative coraggiose ad indietreggiamenti (o ripensamenti) inconciliabili, da scelte politiche coraggiose ed illuiminate a situazioni o intrattenimenti da cabaret.
Comunque al Cavaliere bisognerebbe dedicare un ampio ed accurato “Capitolo”, che auspico poter riprendere, ospitando diverse e differenziate opinioni, evidenziando anche i suoi notevoli meriti, a volte purtroppo oscurati da alcuni incidenti di percorso saggiamente evitabili ma, come recita il Vangelo, “scagli la prima pietra …. ” e qui forse è doveroso un saggio silenzio ed una meditata riflessione.

Personalmente, al contrario, non sono molto in sintonia nel condividere la narrazione letteraria (e forse leggendaria) che Luca Sforzini riserva ad Umberto Bossi al quale – pur riconoscendo determinate intuizioni e meriti – a mio parere deve essere addebitata la totale mancanza di una visione identitaria dell’Italia, nonchè una sua incomprensibile (e forse puerile) avversione nei confronti di Roma e dell’Antica Roma, considerando che proprio dalla data del XXI APRILE DCCLIII A.C. è poi stata realizzata anche l’Italia …e forse (?) anche l’Europa
________________Giuliano Marchetti