Intervista ad Enea Franza jr (INTESA POPOLARE)

ENEA FRANZA è un economista romano che si occupa da anni, per l’Ente presso cui lavora, di mercati finanziari e di valutazioni aziendali. Ha pubblicato diversi saggi ed articoli. Da ultimo, “L’Italia e la crisi: un Paese al Bivio” edito da Pagine. E’ ora  candidato per “INTESA POPOLARE”.

Cosa ne pensa dell’attuale crisi economica? Lei vede vie d’uscite dal tunnel? Sul tema della attuale si è molto scritto e le analisi dell’accademia oscillano intorno a due ricette antagoniste. La prima sostiene, quella dominante e condivisa dal Fondo Monetario Internazionale secondo cui si tratta di una crisi connessa al concomitante succedersi accadimenti di solito con cicli sfasati, ovvero, scoppio della bolla finanziaria e della bolla immobiliare. Un’altra, per il momento minoritaria, che ritiene che la crisi sia generata dall’insufficienza della domanda globale, cioè consumi ed investimenti pubblici. In merito, mi permetta qualche osservazione.  Quando la crisi si affacciava e molti ritenevano fosse una bolla passeggera, inutilmente avvertivamo che la questione era molto più complessa di quello che appariva; ci sono molti miei articoli che invito i lettori a leggere, sul sito di destra libertaria, scritti nel 2008 quando tutti continuavano a far festa!

Le ricette imposte dal FMI dalla Banca Mondiale hanno determinato un’ulteriore peggioramento della crisi. Esse, infatti, mirano a garantire il rientro del debito pubblico degli stati sovrani, generalmente impegnai verso le stesse istituzioni internazionali  e le grandi banche internazionali. Questo viene fatto attraverso una riduzione della spesa corrente e degli investimenti pubblici. In molti paesi (tra cui l’italia) le politiche di rientro del debito sono accompagnate da un forte aumento della pressione fiscale. Per altro verso la politica monetaria espansiva condotta dalle Istituzioni internazionali  (il bilancio della Fed supera i tremila miliardi di dollari, mentre quello della BCE tocca i quattromila miliardi)  hanno spinto la borsa in alto, non ha avuto alcun effetto sui prestiti bancari, il suo presunto obiettivo. Nella sostanza aggrava la crisi si aggrava e non se ne uscirà facilmente.

Casa ne pensa della proposta di Grillo di un assegno di Cittadinanza? il c.d. “revenu de citoyenneté” era un vecchio cavallo di battaglia dell’estrema sinistra francese della metà degli anni settanta, ripresa nei primi anni novanta dall’estrema destra italiana di Rauti. Il problema è che nessuno ha mai spiegato dove potessero essere presi i denari per garantire un assegno a tutti i cittadini. L’idea che per un certo periodo ha dominato e che potesse essere finanziata da una forte industria nazionale fortemente competitiva che permettesse il finanziamento di una redistribuzione della ricchezza capace di accumulare le risorse. Insomma, una bella favola che non darebbe effettivi benefici al Paese, ma di un certo impatto quando di fronte a ricchezze enormi ci si trovi grandi sacche di povertà che impongono – questo si – un forte ripensamento della politica fiscale nel senso di  una più attenda individuazione dei meccanismi di accumulazione del capitale.

Quali manovre dovrebbe mettere in atto il prossimo governo per ridare respiro ad imprenditori e famiglie? Occorre essere drastici: è necessario un aumento dei salari e degi stipendi che attui una redistribuzione del reddito dalle rendite finanziarie ed immobiliari al lavoro salariato ed imprenditoriale. Solo agendo sul lato della domanda è possibile riprendere il circolo virtuoso.  soldi per lo sviluppo vanno prelevati dalle rendite patrimoniali, in primo luogo le rendite finanziaria con una politica che parta dall’Italia e cercando l’appoggio di altri paesi europei imponga in sede comunitaria iniziative di rottura con il vecchio modo di impostare le politiche economiche.

Qual’è stato, a suo parere, il ruolo della Francia e della Germania, nella perdita di credibilità del nostro paese? Enorme. Un tempo le battaglie si conducevano sui campi di battaglia, mentre adesso il terreno è quello economico. Le istituzioni europee, che da molti concittadini sono visti in termini utopici sono oramai il terreno su cui si pongono gli ostacoli più grossi. L’accordo tra germania e francia contro i paesi del mediterraneo è stato particolarmente acuto con la vecchia presidenza francese. Attualmente, la nuova presidenza si è frse resa conto il destino  della   Francia    – per quanto la grandeur francese impedisce di accettarlo –  è connesso agi altri Paesi del mediterraneo, Spagna e Italia in primo luogo. Il ruolo giocano nella presidenza Berllusconi, in particolare con l’affair Gheddafi, è una prova evidente !

Cosa ne pensa dell’Euro? L’Euro cosi come realizzato è una moneta debole. Di   fronte, infatti, all’emissione di titoli di debito dei singoli paesi membri dell’UE non esiste una Banca Centrale che garantisca  idebiti degli Stati, stampando all’occorrenza il denaro necessario per rifonderli alla scadenza.  Ciò determina che un sottoscrittore voglia un premio differente per ciascun paese membro dell’Unione, atteso che è – in linea teorica – sempre possibile un rischio default e che tale rischio è evidentemente differente se si riferisce ad un paese considerato “virtuoso”,ovvero,poco affidabile.  Ed in  effetti ciò è  appunto avvenuto  nel  2011,   registrato da un deprezzamento del costo del finanziamento dal 3,30 all’ 1% per la Germania – paese ritenuto a ragione dagli analisti finanziari il più efficiente della Comunità – ed ha,  da un aumento ingiustificato del costo per  il Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna e da ultimo l’Italia. L’esperienza passata dimostra, al di fuori di ogni possibile ragionevole dubbio che è ora di cambiare e di ripensare una Banca Centrale fuori dal modello Tedesco. Ma ciò richiede che l’europa cessi di essere una istituzione vuota e diventi effettivamente democratica.

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