La Guerra d’Algeria e il Piano Pouget

Il sillogismo imperfetto: La guerra d’Algeria e il «piano Pouget», un’alternativa dimenticata  di GIANFRANCO PERONCINI  (Edizioni Mursia)  

Recensendo la riedizione (finalmente in versione integrale) de “I CENTURIONI”, livre de chevet della giovane destra degli anni sessanta, STENIO SOLINAS osservava con favore che la Casa Editrice Mursia aveva affidato “ la traduzione, per il progetto che includeva anche la pubblicazione de “I PRETORIANI”, a uno  specialista in materia, Gianfranco Peroncini, autore per la stessa casa editrice di “Il sillogismo imperfetto. La guerra d’Algeria e il “Piano Pouget”….. monumentale ricostruzione non solo di quel conflitto, ma delle componenti politiche, sociali, ideali e psicologiche che ne fecero il paradigma dell’incontro-scontro fra imperi e colonie”.

Il volume citato (800 pagine oltre 650 note) è una lettura fondamentale per chi voglia comprendere  le vicende della guerra d’Algeria, il concetto di “ guerra rivoluzionaria”, l e condizioni della conquista del potere da parte del gollismo, il “superamento” delle concezioni coloniali nell’affermarsi di un neocolonialismo capitalistico.

L’analisi del Peroncini  è enorme in vastità: le tensioni e le preoccupazioni  nell’ Armée tra le due guerre, la frattura avvenuta durante il conflitto mondiale, la guerra d’Indocina dal disastro della Route Coloniale 4 alla tragedia finale di Dien Bien Phu, la crisi di Suez e l’intervento in Egitto ma ancor di più in profondità: il che gli permette, ad esempio, di far emergere in modo chiarissimo l’impatto che per i sopravvissuti (sette corsi di allievi di Saint-Cyr distrutti) ebbe la sconfitta in estremo oriente. Non solo la sconfitta in sé ma la consapevolezza e la vergogna per il tradimento compiuto nei confronti delle popolazioni che avevano dato fiducia alla Francia e alla parola d’onore per essa spesa dagli Ufficiali. Come scritto da un capitano sul Courrier de la Nation: “Conserviamo nei nostri cuori l’immagine di una folla che si gettava in mare per raggiungere le nostre navi e il ricordo di tutti coloro che quel giorno sono annegati”. Incidentalmente non risulta una simile drammatica presa di coscienza  per  un altro successivo abbandono di Saigon.

E’ con la consapevolezza di questa “colpa”, con la volontà di vincere e di mantenere alla Francia i dipartimenti algerini, con la convinzione di trovarsi di fronte a una “guerra rivoluzionaria” cui si poteva far fronte solo comprendendone  e facendone  proprie la natura e il carattere specifico che viene affrontata la ribellione algerina.

I limiti di una scheda impongono di sintetizzare la miriade di informazioni e di riflessioni che nascono dalla lettura di questa opera omettendo l’esame degli avvenimenti e di segnalare taluni elementi di fondo: la profonda divisione fra chi ln Indocina aveva combattuto e gli stati maggiori che quell’esperienza, non vissuta sul campo, non erano stati in grado di comprendere perché estranea alla loro cultura, la drammaticità della scelta della tortura a fronte di una guerriglia che faceva letteralmente a pezzi donne e bambini e che ricevette dalla opinione pubblica una condanna che non si ebbe per gli analoghi comportamenti dei “barbouzes” o per quelli subiti dagli harkis, la inevitabilità della vittoria gollista espressione anche di “poteri forti” (esemplare la nomina a  primo ministro di Georges Pompidou già direttore generale della Banca Rothschild).

Ma non si può non accennare al piano Pouget che ipotizzava una nuova Algeria, più giusta e solidale, da far nascere dall’incontro fra i combattenti delle due parti: un sogno che fu a un passo dal realizzarsi quando il 16 maggio 1958 oltre trentamila arabi provenienti dalla Casbah si unirono ai manifestanti europei. E Yves Courrière scrisse di «miracolo», della folla della ratonnade che abbracciava i «fratelli musulmani». Miracolo durato poco : il primo giugno successivo il maggiore Pouget, veterano d’Indocina e di Algeria, riceveva l’ordine di seguire un corso ad Arzew  dove venivano inviati gli ufficiali subalterni destinati per la prima volta in Algeria. Il «piano Pouget era liquidato», l’Algeria era perduta. – Maurizio BERGONZINI

 La presente recensione è stata pubblicata anche sul periodico “IL BORGHESE”, diretto da CLAUDIO TEDESCHI.

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