venerdì, 22 Marzo 2019
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La Lega lancia una legge a sostegno delle librerie: ne parliamo con il Presidente dell’Associazione Librai Italiani

Le difficoltà del mercato editoriale e il calo dei consumi, la concorrenza con la vendita online e la necessità di investimenti pubblici per la promozione della cultura e della lettura. Sono questi alcuni dei temi più caldi che attualmente riguardano il sistema editoriale e librario italiano; problematiche che recentemente sono tornate a far capolino anche nelle aule parlamentari. Diverse sono infatti le iniziative messe in campo, mirate a risollevare e promuovere il settore, che fanno pensare ad un approccio finalmente organico alle difficoltà del sistema librario, editoriale e culturale del paese.

Dal 21 febbraio, alla Camera dei deputati si stanno discutendo, in commissione referente, tre nuovi progetti di legge che entrano nel vivo della questione: una proposta della deputata del Partito democratico, Flavia Piccoli Nardelli, che mira alla “promozione del libro e della lettura”; un provvedimento a firma Federico Mollicone (Fratelli d’Italia) dedicato “all’innovazione tecnologica delle imprese editoriali e all’editoria digitale scolastica”; ed infine un disegno di legge a prima firma dell’onorevole Daniele Belotti – quota Lega – che punta a modificare la legge Levi (legge 27 luglio 2011, n.128) in materia di “nuova disciplina del prezzo dei libri” per andare incontro alle piccole librerie che soffrono la concorrenza dell’e-commerce.

Nello specifico, la proposta Belotti dispone un abbassamento dal 15% al 5% del limite massimo di sconto applicabile al prezzo di copertina di un libro, nonché il divieto per i “venditori di effettuare svendite di libri a catalogo, non recentissimi (pubblicati da almeno venti mesi)” e l’affidamento alla Polizia postale e al corpo della Guardia di Finanza del compito di vigilare sulle vendite effettuate online (per ora affidato ai Comuni). La Consul Press ha approfondito qualche aspetto della proposta Belotti insieme a Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione Librai Italiani (Ali Confcommercio) dall’aprile 2017 e titolare della libreria Bonturi di San Bonifacio (Verona).

 

 

In che condizioni versa al momento il mercato libraio italiano e quanto è stato determinate il sistema della vendita online nella sua entrata in crisi?

Già nella sua domanda c’è l’idea, la percezione, di una difficoltà in questo momento nel mercato: in effetti sono anni che il libro e le librerie risentono di un calo di consumo le cui cause vanno ricercate da un lato in ragioni storiche, ovvero il deficit di lettura del paese accompagnato dall’assenza di reali politiche pubbliche di stimolo alla lettura, e dall’altro da un assetto di mercato che sopratutto negli ultimi anni sembra voler espellere il libraio così come l’abbiamo conosciuto nel corso degli anni. Oggi, la vendita online è chiaramente un problema per le librerie così come lo è per tutto il commercio sopratutto dei nostri centri storici. Per il libro e le librerie, poi, la concorrenza dell’online risulta difficile da contrastare vista la gran quantità di referenze che la libreria deve gestire e la crisi che in questi mesi ha colpito il sistema della distribuzione intermedia tra editore e libreria.

 

Qual è, secondo Lei, la causa principale della difficoltà delle piccole librerie a restare attive sul mercato?

Il problema principale è dato dalle attuali condizioni del mercato che è “condizionato dal controllo della filiera” da parte dell’editore che oltre a stampare i libri, li distribuisce al libraio, li vende nel proprio sito, nei propri negozi e nella grande distribuzione organizzata attraverso società da lui controllata o partecipata. A questo si aggiunga che il prezzo di vendita lo stabilisce l’editore e che su quel prezzo già il giorno stesso della pubblicazione di un libro si può applicare uno sconto pari alla metà del margine lordo teorico di un libraio.

 

La proposta di modifica della legge Levi avanzata dall’onorevole Belotti prevede una riduzione al 5% del tetto massimo degli sconti applicabili al prezzo di copertina ed è al momento all’esame in Commissione. Secondo lei sarà approvata in via definitiva e quali benefici potrebbe trarne il mercato?

Chiaramente posso solo esprimere l’auspicio che venga approvata e anche velocemente. Se così fosse, almeno il libraio potrebbe avere qualche arma in più per competere con gli altri attori del mercato.

 

La proposta di legge Belotti parla di una “riduzione dei prezzi di copertina che oggi vengono gonfiati per poter ammortizzare ribassi più sostanziosi”. Se, infatti, il prezzo del libro fosse più alto, non si rischierebbe di incorrere nell’effetto contrario e, dunque, allontanare ancora di più lettori?

E’ chiaro che oggi il prezzo di vendita stampato dall’editore risente degli sconti che il giorno stesso si concedono nel mercato. Al diminuire degli sconti si ritiene ragionevolmente che diminuirà il prezzo per mantenere competitivo il libro.

 

In Francia, forme di legislazione simili – la legge Lang, ad esempio – hanno portato ad un miglioramento delle condizioni della cultura della lettura (il ddl Belotti parla di + 2,7% del numero di esercizi librari nel 2016). Ma in Italia, dove la propensione alla lettura è molto scarsa, sortirebbe risultati analoghi?

E’ chiaro che oggi le librerie fanno fatica a restare attive nel mercato proprio per la forte concorrenza esercitata sul prezzo, molte volte dallo stesso editore con le sue strutture. Se la concorrenza sul prezzo venisse smorzata, probabilmente nel medio periodo si dovrebbe assistere ad una ripresa della rete delle librerie. La presenza e il presidio del territorio da parte delle librerie è sicuramente una delle condizioni per far ripartire la lettura nel paese. Non si può, però, prescindere e ce lo confermano gli stessi francesi, da investimenti pubblici importanti e costanti nel tempo, per promuovere la lettura.

 

La richiesta di una modifica della legge Levi sul modello franco-tedesco arrivò nelle aule parlamentari proposta proprio dall’Associazione Librai Italiani. Ci spiega in cosa consiste questo modello franco-tedesco, citato anche da Belotti, e quali sarebbero i suoi punti di forza?

Il modello franco-tedesco punta su un prezzo stabilito dall’editore con minime oscillazioni di sconto (5% in Francia, zero in Germania)

 

Concludendo, in che modo sarebbe possibile intervenire organicamente sulla promozione della cultura e dei libri e quale ruolo dovrebbe assumere la politica?

La politica deve anzitutto avere una politica. E’ importante, poi, che ogni scelta non sia rimessa in discussione al mutare delle maggioranze e si abbia la consapevolezza che la promozione alla lettura, al pari ad esempio della promozione dell’istruzione, sono valori che prescindono dalle maggioranze.

 

Oltre ad un cambiamento di tipo legislativo, ci sono altre iniziative che si sente di consigliare per favorire il piccolo mercato librario?

Noi librai da tempo sosteniamo che una delle misure possibili è di rendere detraibili dalle tasse gli acquisti di libri al pari di quanto avviene per le spese mediche. Oggi c’è bisogno di far capire ai nostri concittadini che leggere è importante per lo sviluppo socio-economico del nostro paese e quindi al pari della salute pubblica. Anche sulla lettura potremmo ipotizzare di investire risorse importanti. Certo, per vedere i frutti di un intervento di questo tipo ci vorranno anni e difficilmente quel ministro che riuscirà a legare il suo nome all’approvazione del provvedimento potrà ottenerne un riconoscimento immediato sul piano elettorale. Questo forse è uno dei motivi per cui sino ad oggi ogni qualvolta l’abbiamo proposto ci è stato risposto che “ci vogliono troppi soldi”.

 

 

 

 

 

 

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Associazione librai italiani, editoria, italia, Paolo Ambrosini, roma

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