La Sconfitta della Scienza

Come l’Ignoranza vince sulla Medicina
(…almeno sui social)

di Leandro ABEILLE*

*PUBBLICHIAMO UN AMPIO ARTICOLO DI LEANDRO ABEILLE – DOCENTE  DI SOCIOLOGIA, PERVENUTOCI IN ANTEPRIMA IN REDAZIONE E CHE FARA? PARTE INTEGRANTE DI UNA SUA OPERA ATTUALMENTE IN CORSO DI ELABORAZIONE.    

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TRE PRESUPPOSTI, PRIMA DI INIZIARE A LEGGERE :

E’ normale che le aziende farmaceutiche lucrino sulla vendita dei loro prodotti. Il loro scopo è di massimizzare i dividendi e solo in rari casi possiamo definirle aziende “etiche”. Se potessero inventare una nuova malattia per poi vendere la medicina che la guarisce, probabilmente qualche azienda lo farebbe. Il loro guadagno però è la nostra maggior sicurezza, poiché l’azienda farmaceutica che dovesse trovare la cura contro il Cancro o l’AIDS diventerebbe infinitamente ricca e noi saremmo molto più felici.

I medici, non sono dei santi. Alcuni, francamente, si sono rivelati dei delinquenti, ma la stragrande maggioranza di loro fa un lavoro con passione ed abnegazione. Lavoro presuppone orari e soldi, il medico va pagato e soprattutto bisogna rispettare anche i suoi orari, ha diritto come tutti di stare in famiglia, di uscire o di andare in vacanza. Se un medico non si fa pagare o è sempre disponibile o è un cialtrone o un santo.

L’uomo deve la sua sopravvivenza ed un’aumentata qualità di vita grazie alla scienza. Viviamo di più e meglio, le cose che ci uccidevano 100 anni fa non ci uccidono più e l’insorgenza di malattie terribili è sicuramente dovuta ad un aumentato inquinamento, ma anche dal fatto che adesso superiamo con facilità i 70 anni; 100 anni fa non era cosi. Dobbiamo tutto alla scienza ma questa ha i suoi processi e la ricerca scientifica ha le sue regole. Queste regole ci garantiscono che quello che viene poi approvato ha passato test rigorosi e soprattutto funziona, funziona più del non usarlo, più della fede, più del ritrovato dello stregone.

Introduzione

Quanto ci si appresta a leggere è il risultato di un’osservazione partecipante che, sebbene virtuale, ha permesso di estrapolare numerosi dati qualitativi. Tutto inizia con l’iscrizione ad un gruppo Facebook dedicato alla medicina naturale in cui una mamma disperata chiedeva un consiglio su una terapia per uccidere i vermi intestinali della sua bambina. Con la consapevolezza del buon padre di famiglia, mi sono permesso di consigliarle un anti vermifugo di uso comune, previo, ovviamente, il consiglio del pediatra. Non l’avessi mai fatto! Sono stato trattato da folle.

Il consiglio vincente fu introdurre nell’ano della bambina uno spicchio d’aglio, preventivamente reso scivoloso, – cosi come indicato nel post dell’esperta in vermi – da olio d’oliva extravergine biologico (“mi raccomando biologico” – raccomandava)[1]. E’ stata cosi forte le scena che mi sono immaginato che ho iniziato ad iscrivermi a tutti i gruppi di medicina alternativi che ho trovato su Facebook, anche quelli dedicati alla cura di malattie gravi. Sono, perciò, arrivato alla mallattia per eccellenza, il cancro e alle sue cure “alternative”.  In giro per la rete mi sono imbattuto nella storia del trasportatore romano, incredibilmente guarito grazie all’estratto di un pianta, l’Artemisia Annua; la notizia rimbalza anche su qualche altro giornale ma è sui social che si afferma che l’estratto della pianta sconfiggerebbe ogni tipo di tumore in 48 ore. Ovviamente non è vero, è successo una volta e non si è più replicato (ci sarebbero altri casi di guarigione ma, trattasi solo di affermazioni senza alcuna prova diagnostica). Tuttavia si è avviata la macchina delle cure “alternative” alla medicina ufficiale, con tutto il loro corollario di rabbia ed ignoranza. L’artemisia, già conosciuto come antimalarico, a detta di alcuni medici, potrebbe essere un buon coadiuvante della chemioterapia e la stanno sperimentando. Saremo tutti felici se la scopriremo essere una cura ma, per il momento, non lo è. Molti affermano di aver avuto benefici dall’Artemisia e dall’Aloe (altra grande protagonista delle cure “alternative”) ma tutti facevano contemporaneamente uso di chemioterapia o radioterapia ed altrettanti, invece, lamentano di non aver avuto nessun beneficio. Per quelli a cui le terapie non funzionano le motivazioni addotte sono sempre le stesse, la dieta non era vegana, era troppo tardi, colpa della chemio.

Le medicine “alternative”

Frequentando i gruppi di medicine alternative su facebook si scopre di tutto, ogni pseudo-stregone mette un post con cure alternative dai succhi vegetali con clisteri di caffè della “terapia” inventata dal medico tedesco Max Gerson negli anni ’30, che farebbero guarire dal tumore; al “Cecio” che, inserito all’interno del corpo tramite un taglietto autoinferto, assorbirebbe le “impurità”, permettendo la guarigione da “qualsiasi” malattia, come sostenuto da George Ashkar, un fisico armeno (e dai suoi seguaci); a Ryke Geer Hamer, capostipite della Nuova Medicina Germanica, per cui la malattia sarebbe “un simultaneo squilibrio a livello psichico, cerebrale e fisico dovuto ad un trauma emotivo“.[2], alle cure di vari medici arrestati e radiati dall’Albo dei medici che curavano il cancro con il bicarbonato, credendolo un fungo o qualsiasi altra malattia, con i fiori di bach e parolacce.

Ovviamente i risultati di queste presunte terapie sono pari a zero. Non sono pubblicati su riviste scientifiche, non si ha nessuna prova diagnostica che abbiano mai funzionato, solo chiacchiere su internet.

La terapia “tradizionale” più avversata dai sostenitori delle cure naturali è la chemioterapia: “A mio parere bisognerebbe fare molta attenzione ad evitare la chemio: inutile pretendere miracoli dall’artemisia se ci si devasta con simili veleni. La libera scelta si può fare solo se si è ben informati. Informandosi bene, si scopre che la chemio è solo un veleno devastante, che ammazzerebbe una persona sana, e che è assurdo pensare possa fare bene ad una persona malata.” – dice un frequentatore che guadagna subito qualche “like”. Un altro, nel pieno del delirio antichemio, afferma: “la chemio non è un’arma: modifica irreversibilmente il DNA delle cellule e/o fa in modo che non possano più replicarsi (per questo si chiamano vescicanti, usati in guerra!!!!!!! gas mostarda) quando arriverà il momento per tutte le cellule del corpo di doversi replicare, non potranno più farlo, accumulando errori sul dna e quindi aumentando il rischio di cancro ulteriormente. La ciclofosfammide libera acido muriatico dentro le cellule” e anche in questo caso nessuno che si azzardi a zittirlo.

Uno afferma che: “il metodo Gerson cura completamente il cancro nell’80 % dei casi, a patto che non si faccia prima chemio, in tal caso la percentuale si riduce al 40 50 %“, purtroppo di questo metodo non esistono dati scientifici e secondo l’American Cancer Society[3] non solo è inefficace, ma anche potenzialmente pericolosa per l’organismo. Qualcuno tira fuori la storia che l’OMS avrebbe affermato che la chemioterapia (come se fosse formata da un solo farmaco) sia cancerogena, ma visitando il sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ne cita solo uno abbandonato dagli anni 70. Allora qualcuno tira fuori un’altra lista di possibili o probabili cancerogeni, nessuna certezza né sui farmaci, né sugli studi che hanno portato a quelle definizioni; bisogna fidarsi solo di chi ha inserito il post. Nulla smuove gli antichemio, che si affannano a copiare ed incollare la storia di Sidney Winaver famoso oncologo americano che -sostengono- abbia curato la moglie senza chemioterapia. Da questa storia in molti sono convinti che i medici in generale e gli oncologi in particolare, non si curerebbero con la chemio. Ovviamente è una bufala: il dr. Winaver ha provato cure alternative, poi la chemio, ma alla fine la moglie è morta. Sylvie Mènard oncologa dell’Istituto Nazionale dei Tumori è guarita proprio grazie ai protocolli ufficiali e sulla sua battaglia, ne ha scritto un bellissimo libro.

Qualcuno ci crede sul serio alle cure alternative e non fa la chemio. Risultato? Si aggrava e spesso muore. Provare a criticare queste teorie equivale ad essere considerati “troll” e di conseguenza si corre il rischio di essere “bannati” che è il problema maggiore per uno studioso, in quanto, gli insulti sono veramente la cosa minima.

Abbondano ovviamente i naturopati, che in maniera alquanto sibillina evitano di dire che non sono dottori e fanno intendere di aver curato malattie gravi come la sclerosi multipla. Si sà il naturopata “non cura, stimola l’autoguarigione, non si occupa dei sintomi come farebbe un medico, ma ha un approccio olistico alla malattia che sarebbe un disequilibrio dell’organismo” – una supercazzola. Il naturopata dovrebbe consigliare tisane, massaggi e magari meditazione ma di fronte ad un raffreddore dovrebbe consigliare di farsi visitare da un medico. Fatto sta che, quando le malattie sono serie, chi si affida a questa gente (se non medici), spesso si ammala ancora di più e a volte muore, chi invece guarisce è sempre l’amico dell’amico del fratello del cugino, quello su internet, o la persona di cui non si può rivelare l’identità (si sa, c’è la privacy). Da ricordare che i naturopati (se non hanno conseguito l’apposita laurea in medicina) non sono medici e (quando va bene) hanno frequentato corsi in italia o all’estero non riconosciuti dal MIUR.

Poi ci stanno i “Talebani alimentari” (perdonate il neologismo ma ci sta proprio bene) quelli dei contrari al latte, i vegan-warrior, i fruttariani, i nemici della fettina, i “pasta di segale e farro si, pasta normale no“. Bisogna chiarire, la dieta ha un’importanza notevole nella insorgenza di malattie, la regola è sempre quella: mangiare tutto evitando di esagerare in un senso o nell’altro ed ovviamente in caso di una malattia grave come il cancro ci vuole una dieta specifica, formulata da un nutrizionista vero (e non sedicente) come ce ne sono nei centri oncologici avanzati, perché differenti apporti nutrizionali potrebbero aiutare a sostenere il fisico e magari a togliere qualche nutrizionale alle cellule cancerose.

Ma poi ci sono gli igenisti/digiunisti, i “mangiate solo alimenti energizzanti” (non in termini di calorie e composizione, ma soprattutto di energie vibrazionali) o quelli dell’osso di seppia disidratato con aggiunta di limone “che fornirebbe minerali ed amminooacidi essenziali”, gli spremitori di verdure i cui succhi guarirebbero da un sacco di malattie (verdure e frutta fanno bene ma non sono miracolose), quelli del “lavaggio epatico” che bevendo un beverone di acqua, sale inglese, olio d’oliva, succo di pompelmo, aglio e pepe di cayenna, sono convinti di espellere con le feci presunti biliari (spesso raccolti e mostrati in foto con orgoglio) che, invece, sono i prodotti della saponificazione dell’olio, acido citrico e il sale di magnesio.132-alternative-medicine

Un seguace di Hammer da la sua spiegazione dell’insorgenza dell’AIDS

La malattia peggiore: il K (cancro)

Sono molteplici le cause che portano all’insorgere del Cancro: la sostanza più conosciuta è sicuramente la nicotina insieme al catrame contenuto nelle sigarette, ma ci sono altre sostanze chimiche, agenti fisici, virus, batteri, muffe, parassiti che però, da soli, non riescono a mutare il DNA e devono essere aiutate dalle nostre abitudini sbagliate, come ad esempio, una dieta non equilibrata, la poca attività fisica, l’eccessivo peso corporeo, lo stress, che possono favorire la presenza di radicali liberi e di situazioni infiammatorie che costituiscono un terreno favorevole per le alterazioni del DNA[4].

“Il cancro è provocato da una cellula che ha accumulato nel proprio DNA cinque o sei mutazioni. La macchina di riparazione non è riuscita a correggere gli errori e quindi la cellula, divenuta tumorale, è ora pronta a riprodursi senza controllo per invadere i tessuti circostanti. La presenza di una cellula tumorale non è una condizione sufficiente perché si sviluppi un cancro. La sua proliferazione dipende infatti da diversi fattori presenti nell’organismo in cui si trova che possono favorire o viceversa inibire la sua velocità di riproduzione.

Per la maggior parte delle persone è soprattutto una malattia che si manifesta con un nodulo di cellule tumorali all’interno di un organo. Con la diagnosi, al nodulo viene assegnato un diametro che dà un’idea della gravità e della progressione della malattia: più il nodulo è grande e più la malattia è avanzata. I tumori che si presentano in questo modo, e che comprendono il novanta per cento dei casi di cancro, sono chiamati i tumori solidi perché formano un tessuto fermo e compatto.

Ritornando al DNA – “il librone che contiene, con i suoi trentamila geni, tutte le istruzioni utili alla vita alla morte della cellula, risulta alterato in vari punti. Accanto a queste alterazioni genetiche la cellula tumorale presenta altre stranezze, soprattutto di comportamento: prolifera in maniera incontrollata, assume un aspetto più indifferenziato e immaturo, si muove senza inibizioni all’interno del corpo. Quest’ultima stranezza dà alle cellule tumorali la capacità di formare metastasi in tutti i distretti dell’organismo, anche più distanti dalla sede originaria del tumore. Nella maggior parte dei tumori sono infatti le metastasi a uccidere i malati. Comprendiamo inoltre che per indurre una cellula diventare tumorale non basta una sola alterazione, ma ce ne vogliono almeno cinque o sei combinate in maniera sofisticata. Visto il numero di combinazioni possibili, ogni tumore potrebbe essere quasi un pezzo unico, un rebus la cui risoluzione non può venire una volta per tutte, ma devi partire sempre daccapo”[5].

Alla luce di questa efficiente spiegazione del tumore, è più facile capire quanto sia fuori luogo anche solo immaginare che una diversa alimentazione, l’acqua con limone e bicarbonato, il succo di Graviola, l’aloe arborescens con il brandy, la curcuma con il pepe, possano, da sole, curare il tumore. Se fosse possibile sarebbe di sollievo per tutti ma, allo stato attuale, non c’è nessuna prova di guarigione con metodi “alternativi” ad eccezione di  racconti epici di persone che ne parlano sui social, ma non hanno mai prodotto una prova concreta di quanto affermato (ad eccezione dell’unico caso già esposto, le cui cause di guarigione, per mancanza di protocolli e di una struttura ospedaliera specializzata, non sono state indagate dai medici). Su questa materia, cioè dalle guarigioni dal tumore con terapie alternative, c’è la stessa attendibilità dell’esistenza degli dei dell’Olimpo, sono state scritte opere, qualche film, ma nessuno ha mai visto Zeus e compagni.

Qualcuno di questi sostenitori di cure alternative alimenta un mercato proprio, perché vende, a caro prezzo, preparati, erbe, estratti o cibi. C’è poi chi da consigli: qualcuno lo fa a pagamento e qualcuno lo fa per sentirsi importante, nonostante non abbia studiato abbastanza per esserlo. Nel giro si trova anche qualche sparuto medico e qualche infermiere che propongono ritrovati miracolosi.

Un medico di base del Nord-Italia, presente in molti gruppi facebook di cure alternative, ha inventato un terapia a base di piante naturali che, a suo dire, potrebbe essere alternativa ai preparati “della medicina ufficiale, che sono estremamente tossici“. Questa terapia denominata in altri post  “chemioterapia naturale” si compone di:

Vitamina D3 il cui valore deve essere di almeno 95ng/dl;

Vitamina A il cui valore deve essere di almeno 1200 ng/l;

Artemisia annua alle dosi consigliate secondo il tipo di preparazione;

Curcuma longa: meglio i prodotti estratti con lecitina di soia e con pepe nero; un ottimo sistema per estrarre la curcumina è porre la polvere di curcuma in un vaso di vetro, coprire con alcool puro da liquori e lasciar riposare cinque giorni, in tal modo si estrae la curcumina; si assuma un cucchiaio di questa pasta mattina e sera in Yogurt;

Graviola polvere alla dose di 300 mg per tre volte/die;

Aglio cipolla volontà sempre bruti, tagliuzzati in verdura fresca;

Liquirizia purissima, 8 tronchetti mattina e sera (sono i bioflavonoidi della liquirizia che hanno un’azione positiva sui recettori G di comunicazione intracellulare), perché non si alzi la pressione con la liquirizia è sufficiente assumere 2 litri di acqua al giorno con il succo di 4 limoni (che sono pure ricchi di bioflavoni);

Aloe estratto 2 cucchiai/die;

Te verde: più tazze di infuso/die;

Ascorbato di potassio: fino a 10 gr/die in caso di tumore con molta acqua affinché non si formino calcoli di ossalato;

Magnesio: il magnesio può essere assunto anche come solfato di magnesio; oltretutto i gruppi S-H hanno un’azione antitumorale 2 cucchiaini/die;

Zinco ossido 10 mg/die;

Rame solfato: 1 milligrammo/die (un grammo di rame solfato va diluito in 100 ml di acqua, se ne prendono 10 gocce);

Il Selenio già pronto in erboristeria in tavolette tosate

Alimentazione aproteica ricca di grassi (olio di oliva extravergine con il quale si condiscono le verdure) affinché si formino corpi chetonici;

Una passeggiata nel deserto del Sahara, virgola quando ci sono 49 gradi,  ben muniti di acqua e di un cappello per non prendere un colpo di sole (questa trovata è mia, non fateci troppo caso, ma potrebbe essere un’idea originale, ovviamente su quest’ultima trovata scherzo ma non è poi tanto male).

I due post da cui è stato estratto quanto appena affermato

I risultati di questa “chemioterapia naturale” non sono disponibili su nessuna pubblicazione scientifica. Allo stato, non c’è nessun riscontro di guargione con l’uso esclusivo di questa terapia.

L’ideal-tipo “alternativo”

Chi segue le terapie alternative per la cura di malattie gravi non è un pazzo, almeno non in senso psichiatrico. Tutto nasce da un problema, una specie di tsunami che invade la vita all’improvviso: la diagnosi di una “brutta malattia”. Il più delle volte tirata giù con una serie di termini medici di difficile comprensione, lasciata alla disperazione di chi ne è affetto, come se fosse un dato qualsiasi per chi lo dice ed invece, per chi la subisce, è come se il mondo si fermasse per sempre. Le diagnosi di tumore sono sempre terribili perchè implicano che il futuro è improvvisamente diventato incerto e sarà costellato di dolore.

Dopo la diagnosi arriva la paura. Paura intensa, vera, basata sull’esperienza di chi aveva la stessa malattia e non ce l’ha fatta, di chi ha perso i capelli, di chi sembrava uno scheletro. Nessuno mitiga questa paura, tutti dicono che devi farti forza, combattere, reagire. Ma a cosa? Alle tue cellule impazzite? Come si combattono le proprie cellule impazzite? Tuttavia il malato si trasforma in combattente, colpisce alla cieca, cerca alleati, nuove armi, strategie. I medici lo curano, almeno così sembra, ma non lo rinforzano, non si sente, nella maggioranza dei casi di chi sceglie una via alternativa, ben supportato. “In ospedale hanno liquidato la mia amica, il drenaggio non è possibile perché il fegato è pieno e sarebbe pericoloso ma non ci arrendiamo, siamo degli stupidi? Forse… aiutateci vi prego a stilare un protocollo insieme. Cosa aggiungere all’artemisia e agli estratti di aloe? Il Ganoderma per il momento non l’abbiamo trovato… per favore” – scrive una ragazza in un post nella speranza che ci sia un pacchetto di cure che possa salvare la sua amica. I consigli arrivano immediati, una frequentatrice consiglia “Artemisia Annua, Aloe, Reishi, Cordyceps, Liv52, Cardo Mariano, succhi verdi Gerson e clisteri di caffè (importantissimi)“.

Il malato o il parente cercano una speranza. Non “la” speranza, si accontentano di “una”, una qualsiasi. Qualsiasi cosa che indichi che quel preparato faccia guarire. Fosse anche l’urina delle mucche indiane[6], dice una malata: “se dovesse venire fuori che funziona davvero per il cancro forse non faremmo tanto gli schizzinosi“, gli risponde subito un sedicente naturopata che, seriamente – dice – la potrebbe procurare. In questa ottica si possono comprendere le migliaia di condivisioni di informazioni assurde. Ogni giorno che si apre facebook si scopre che un fungo, una pianta o una nuova energia combattono e vincono sul cancro. Se ne fosse vero l’1% il cancro non sarebbe più un problema.

La ricerca della speranza farebbe fare qualsiasi cosa a persone dotate di razionalità e conoscenze scientifiche, nei confronti degli analfabeti funzionali acquista una potenza incredibile. Un commerciante di Aloe afferma che “può aiutare per prevenire virsus (forse virus) sia per lenire le infiammazioni interne anche per le vie respiratorie, io lo d’ho al mio bimbo di 15 mesi“. Uno che fa un errore, che non può essere di distrazione perchè l’H va inserita di proposito, non da molte garanzie sulla comprensione dei meccanismi di cura dell’aloe.

C’è poi chi chiede cosa potrebbe aiutare a “riparare la mielina[7] di un nervo ustionato“, c’è chi consiglia l’argilla e chi la “chiara d’uovo battuta“.

La scarsa capacità di discernimento delle informazioni, per evidenti gap culturali nelle materie scientifiche e una facilità inusitata di reperimento delle informazioni via web, creano un circuito disinformativo senza precedenti. Ecco allora che la cannabis (olio di semi di canapa) curerebbe il cancro meglio della chemioterapia. Probabilmente i cannabinoidi possono aiutare a superare gli stati di malessere provocati da trattamenti medici pesanti[8] ma condire l’insalata con l’olio di canapa serve a poco.

Le informazioni vengono acquisite e rimbalzano tra le persone senza contraddittorio: una signora posta una foto di un congiunto che presenta una terribile lacerazione al di sopra dello sterno, un buco da cui si vede perfettamente una massa (presumibilmente tumorale) sottostante, che arriva fino alla bocca dello stomaco chiedendo un aiuto per farlo cicatrizzare. I consigli sono di “spalmarci sopra gel di aloe e propoli“, “fare una dieta in base al gruppo sanguigno“, “decotto di artemisia e neem“, “decotto di foglie di teatree, da ordinare in australia“, “argento colloidale“, “olio di cannabis“, “dieta vegana, aloe, artemisia, limoni ed acqua alcalina“. Qualcuno è contento di quel buco che si apre dall’interno, neanche fosse il film di “Alien”, e afferma:” forza, forse, esce il male“.

L’ignoranza provoca un altro effetto: l’ipersemplificazione. Se un farmaco chemioterapico è classificato come possibile cancerogeno (abbiamo visto però che devono ricorrere vari passaggi prima dello svilupparsi del tumore) allora tutta la chemioterapia è cancerogena e non va fatta. Come è possibile – si chiedono – curare il tumore con un cancerogeno? In questo passaggio si nota tutta la difficoltà delle professioni sanitarie per una comunicazione efficace. A questi evidentemente non viene spiegato in termini semplici a cosa servono le terapie. Dice un frequentatore: “Ma come si può credere di guarire facendosi iniettare nelle vene (farmaci chemioNONterapici) che non hanno alcuna selettività? Ormai internet ce l’hanno tutti. Le informazioni e la conoscenza sono alla portata di tutti“.

Le persone che seguono il percorso delle terapie alternative si convincono della bontà del ritrovato. Se migliorano è dovuto alla terapia alternativa e non a quella tradizionale, se peggiorano è dovuto alla terapia tradizionale e non a quella alternativa che, anzi, deve essere implementata. Se invece è qualcuno che segue solo terapie alternative, allora c’è qualcosa che ha sbagliato nel protocollo. Questo, in sostanza, il tenore dei commenti alla morte di Jessica Ainscough la “Wellness Warrior”, che ha optato per la “terapia” Gerson ed è morta. Postare questa notizia in un gruppo di cure alternative, vuol dire passare per assassino perché “si distruggono le speranze della gente“. Come si diceva poche righe fa i malati cercano una speranza e non la speranza che invece dovrebbe essere fornita dai sanitari.

Con la carenza di informazioni da una parte e un surplus dall’altra, si perde la stima nei confronti delle fonti qualificate: i medici. Questi diventano “allopatici integrali“, “ignoranti“, “gestiti da Big Pharma”, per cui “prezzolati e venduti“. La rabbia sale, un figlio si lamenta poiché al padre appena operato per un tumore hanno “rifilato un omogeneizzato al manzo” e si chiede se sono dei criminali. Le risposte non si fanno attendere, c’è chi consiglia di menare, chi di uccidere, chi giudica “ignoranti” i medici.

Anche chi pone quesiti e dubbi o non è d’accordo, con la montagna di informazioni non scientifiche che vengono veicolate, subisce maltrattamenti dai bulletti del web (altrimenti detti leoni da tastiera) e allora ecco una falsa nutrizionista ma vera “tatuatrice e operatrice olistica” che difendendo la “sua terapia” dice: “Sei un ignorante ed insisti sulle chemio perke ti fikki i soldi in tasca!!!! questa è la realtà!!! venduto e frustrato della vita!!! Io le conosco personalmente ki è guarito con Gerson!!!” oppure sostiene una sedicente infermiera: “La branca oncologica e la branca psichiatrica è fondata sulle peggiori malefatte lobotomia e mostarde azotate, tu piuttosto da chi sei foraggiato? E perché ti schieri dalla parte del sistema fallimentare a me puzzi scusa la franchezza“.

Chi sceglie terapie alternative e ne da pubblicità, viene incoraggiato, in una sorta di “Love Bombing” perpetuo, tutti ne ammirano il coraggio e ne prevedono la sicura guarigione.

C’è chi è convinto che le terapie alternative funzionino cosi bene che addirittura sente medici ospedalieri parlarne. Si ritorna perciò al problema della comunicazione, quando ho contattato l’Ospedale per intervistare questi presunti medici che sarebbero stati ascoltati a fare affermazioni circa la bontà della terapia alternativa, l’Ospedale tramite l’ufficio stampa ha scelto il silenzio. Se scelgono questa via di comunicazione anche con i malati non è difficile capire il perché tanti cercano vie di informazione alternative.

Chi è ormai convinto della “sua” terapia la pubblicizza e cerca proseliti. E’ tutto un fiorire di consigli e di prodotti sul web, per fare un esempio, si consiglia l’argento colloidale per ogni cosa, distruggerebbe, secondo un post, “650 agenti infettivi e potrebbe essere efficace anche contro ebola“. In realtà l’argento colloidale è stato abbandonato per gli effetti collaterali e perchè sono stati scoperti preparati molto più efficaci.

Le figure

Ovviamente non tutti i gruppi Facebook sulle medicine alternative sono uguali, ma grosso modo le figure che seguono si trovano sempre presenti.

  • L’Iniziatore – è guarito personalmente, oppure conosce chi è guarito, oppure ha conoscenze che gli altri non hanno. Potrebbe essere un medico;
  • I discepoli – Non discutono mai l’iniziatore e spesso, il più fido, cura il suo profilo sul web;
  • La Claque – E’ sempre connesso, è il primo a mettere il “mi piace” ed è sempre pronto ad attaccare il “troll”, quando si trova in difficoltà chiama gli altri per trasformarsi in branco. E’ il più caloroso nel “love bombing” e si prodiga nell’indicare gli esperti;
  • Il difensore – usa spesso uno pseudonimo perché pensa di essere invisibile e non tracciabile, è quello più violento con i “troll” e si dice pronto a passare dalle parole ai fatti con chiunque faccia traballare la sua teoria. E’ a volte un malato ma più spesso un parente;
  • L’affarista – il proprietario della parafarmacia o dell’erboristeria che posta pubblicità dei suoi prodotti, tramite gli effetti benefici di questa o quella sostanza. Non parla mai di prezzi ma preferisce contattare in privato. Fornisce pareri “esperti” e a volte parla di casi di guarigione. Senza mai produrne le prove;
  • L’esperto – E’ quello che associa parole con assonanze scientifiche fornendo spiegazioni che di attendibile non hanno nulla. Oppure è il medico, quasi mai specializzato nell’oggetto della discussione (relativamente ai tumori), che porta studi e scrive post che nessuno altro, proprio perché non medico, riesce a capire. Proprio per questo gli altri lo considerano un esperto. L’esempio è la chemioterapia naturale, se dovesse funzionare sarebbe una rivoluzione, ad oggi non si riscontra nessuna persona che seguendola si guarito dal tumore.ruota-e1421599949820

Quale ruolo per gli scienziati?

Analizzando questi gruppi, si nota che quello che manca è una comunicazione credibile da parte degli enti che sono preposti a farlo ed in assenza di questi, non c’è scambio di informazioni tra medico, operatori sanitari e paziente. In questo caso il rapporto anche dialettico tra il paziente che brancola nel buio, cercando “una” qualsiasi speranza e chi lo ha in cura, semplicemente non esiste. Saranno i tempi stretti della sanità italiana, ma nessuno spiega realmente al paziente il perché di una terapia. Il linguaggio è estremamente carente anche e soprattutto nel consenso informato che nasce per essere uno strumento di scelta del paziente e diventa uno strumento di medicina difensiva. In questo ambito le “neuropatie periferiche” saranno una malattia sconosciuta che impressionerà il paziente, molto di più di un crampo a mani e piedi e “l’astenia” diverrà comunicativamente insostenibile se non si capisce che è banale stanchezza.

Quando i pazienti sono impauriti e capiscono che la chemioterapia sara un calvario, diventano vulnerabili e nessuno, davanti ad un banale caffè, si prende il tempo per spiegargli che la chemioterapia uccide le cellule, anzi ne farà strage. Ma insieme alle cellule sane verranno uccise anche quelle tumorali e l’importante è che il paziente sopravviva. “Nessun farmaco è miracoloso e tutti hanno almeno una parte di tossicità, un fatto inevitabile e forse accettabile se si è preparati – con chiarezza, onestà e semplicità – ad affrontarne le manifestazioni[9]“.

Non c’è tempo” – dicono i medici;  in realtà le informazioni non le danno neanche gli infermieri ed i pazienti bisognosi di sapere si rivolgono al web. Nel web si trova di tutto e spesso chi legge non capisce cosa sta leggendo, ma convinto di aver trovato qualcosa di interessante ne parla al medico, il quale, tratta il “preparato miracoloso” con freddezza, nella migliore delle ipotesi la risposta che si sentono dire i pazienti è che “non funziona”, che “non ci sono pubblicazioni scientifiche in merito”. Non è sufficiente, di risposte del genere i pazienti non sanno che farsene, voglio sapere il perché, vogliono avere la certezza che quanto stanno facendo è il massimo possibile.

C’è poi l’altra faccia della medaglia, in questo caso, chi si occupa di una professione sanitaria dev’essere attento due volte, la prima a non incorrere e diventare veicolo di truffe, la seconda a spiegare con pazienza a chi, evidentemente, non capisce la realtà di quello che oggi è la medicina ed una terapia. In questo senso si deve considerare la battaglia sociale e civile che si deve combattere, nei confronti di chi per mera ignoranza non vuole vaccinare i propri figli. Genitori che hanno una paura inconscia di nuocere ai bambini e sono persi in un oceano di informazioni che non riescono a gestire, ma soprattutto non hanno la capacità critica che gli permette di discernere una notizia attendibile da una che non lo è. Alla domanda del perché una mamma non vaccina i figli la risposta è: “non voglio riempirli di metalli pesanti“.

Evidentemente non sa di che cosa parla. Ed evidentemente ha bisogno di un consiglio esperto.

Conclusioni

Questo non è uno studio per demolire le terapie naturali che, se veicolate da medici competenti sono molto efficaci ed alcune sono ottime coadiuvanti per combattere malattie gravissime. Tuttavia, non bisogna dimenticare su cosa si basano queste terapie “alternative”. Non sulla loro reale efficacia, ma sulla speranza che possano replicare il miracolo come successo a questo o a quello, cercano in sostanza il miracolo della “botta di culo”. La realtà è diversa, la realtà è a volte crudele, spesso uccide la speranza ma almeno non ci inganna. La realtà ci viene dalla scienza, che è vero che non spiega ancora tutto ma nella stragrande maggioranza dei casi funziona. Con questo non si afferma che dei preparati naturali non possano essere un rimedio ma devono essere prima sperimentati, capiti e verificati, altrimenti non sono una cura ma una stregoneria. Sarà la scienza a dirci se l’artemisia annua o altre terapie simili funzionano, per ora le terapie alternative alla chemio hanno guarito meno persone di quelle che hanno chiesto la grazia a Padre Pio.

Appendice

Rimangono le raccomandazioni che la scienza dovrebbe fare a tutti i suoi figli e questi ai pazienti:

  • Se la cura vi sembra miracolosa, verificate quanti malati sono guariti solo con quella cura (esami diagnostici alla mano) e non vi fidate di quello che vi dice che il cugino del vicino di casa che conosce uno che è guarito…;
  •  Prima di condividere e per cui fare proselitismo con qualcun altro, verificate che non sia una bufala (basta aggiungere la parola “bufala” alle 2 parole significative del titolo della notizia che volete condividere, sono 4 tocchi su google non serve una laurea in informatica);
  • Se il parere proviene da un sedicente esperto (tipo uno psicologo che parla di medicina o un sociologo che parla di fisica quantistica) non gli date retta, se avesse voluto davvero studiare quella materia ci si sarebbe preso anche una ricca laurea;
  • Le pubblicazioni scientifiche mediche stanno su Pubmed e non in siti ufologici;
  • Se un sito è bufalaro per una notizia (che non smentisce prontamente scusandosi) lo è per tutte le altre;
  • Se un medico tira fuori un parere o un sistema di cura e tutti gli altri invece lo smentiscono non è un complotto ma il primo è un truffatore (il cancro non si cura col bicarbonato, col limone, con le sequenze numeriche e tranne rarissimi casi non va via da solo e comunque nel caso è un miracolo e non la risoluzione di un conflitto psicologico).

Se non avete cognizione di ciò di cui si sta trattando non lanciatevi in opinioni e non agite in base alle vostre paure. Se volete farvi un’idea domandate a chi ne sa (chi si è laureato in quella materia e ci lavora tutti i giorni) magari a più esperti. Tenendo a mente che se devo costruire una casa vado da un ingegnere e non da un sociologo.

Senza commento


[1]   Tranne questa dichiarazione, di tutte le altre che seguono, sono in possesso degli screenshot che sono stati presentati al convegno del 10.06.2016 c/o Ospedale S. Giovanni Battista di Roma. http://www.acoslazio.it/wp-content/uploads/2015/02/Convegno-Acos-Cavalieri-di-Malta.pdf. Tutte le affermazioni virgolettate che seguiranno sono state tratte da post inseriti nel social Facebook e sono state inserite per fini esemplificativi.

[2]          “In sintesi: Al verificarsi di un conflitto inatteso, senza soluzione apparente, vissuto in solitudine, la patologia si esprime contemporaneamente a livello mentale, cerebrale e organico.

–                     a livello mentale c’è uno stato di stress permanente

–                     – a livello cerebrale si verifica un corto circuito in una specifica area del cervello

–                     – a livello organico avviene la proliferazione cellulare (tumore) oppure la lisi (perdita di sostanza) o ancora un blocco funzionale (paralisi).

            L’eliminazione del conflitto è la chiave di svolta che permette di passare alla fase di riparazione.

Ed inoltre:I microbi sono nostri alleati, sono loro che si occupano di riparare i danni durante la seconda fase. E’ il cervello che invia l’ordine ai nostri amici virus, funghi o batteri. Tutti i microbi arrivano, proliferano e scompaiono per favorire la riparazione secondo una logica ben precisa in sincronia con il nostro cervello e il nostro corpo. Essi fanno parte del programma biologico della Natura. L’uomo convive con i microbi: il nostro corpo contiene dieci volte più batteri che cellule umane: centomila miliardi..La malattia ha sempre un senso. Essa è utile, necessaria, vitale per l’individuo e per l’evoluzione della specie“.

Cit. http://www.disinformazione.it/legge%20ferrea.htm, visitato il 21.10.2015. Tratto da La medicina sottosopra. E se Hamer avesse ragione? di Giorgio Mambretti e Jean Séraphin ed. Amrita.

[3]   http://www.cancer.gov/about-cancer/treatment/cam/hp/gerson-pdq#section/all visitato il 22.10.2015

[4]          “Per fortuna non tutti gli errori sono permanenti. Le nostre cellule dispongono infatti di una macchina molto efficiente che – come un abile correttore di bozze, capace di scovare anche il più piccolo refuso- passa il tempo a cercare gli errori a uno a uno e, quando possibile, li corregge. Gli errori che questa macchina non riesce a individuare o riparare sono quelli dei quali si può originare un tumore”. Così  S. Mènard, Si può curare, Mondadori, Milano 2009, Pag. 57.

[5]   Non me ne voglia il lettore per aver effettuato questo copy & paste necessario per condividere l’efficace spiegazione di  S. Mènard, Si può curare, Mondadori, Milano 2009, Pag 55-58.

[6]    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2015/03/20/india-deputatourina-mucche-cura-cancro_8d5290e9-da39-499f-848f-4c7221ba9bab.html, visitato il 22.10.2015.

[7]   A parte la pochezza della domanda la mielina è:  una sostanza costituita per il 70-80% da lipidi e per il 20-30% da proteine, che riveste come una guaina le fibre nervose.

[8]   http://www.cancer.gov/about-cancer/treatment/cam/hp/cannabis-pdq, visitato il 20.10.2015.

[9]    S. Meynard, In Op Cit., Pag. 93.


Leandro ABEILLE

Giornalista, Saggista Libero Docente in problematiche internazionali, militari e sociali.

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