Le fatiche di Napolitano e tiro alla fune Renzi-Letta

PD: Va di moda il tiro alla fune

Chi si rompe la schiena in questo gioco di forza, come al solito sono i cittadini di questo paese che si chiama: Italia.

Ricordi di storia; il 25 luglio 1943 era stata indetta una riunione del Gran Consiglio (organo costituente direttivo del partito nazionale fascista) i membri del Gran Consiglio erano i massimi esponenti del regime. Con un ordine del giorno, presentato da Dino Grandi, Mussolini fu sfiduciato. A distanza di 71 anni, la storia si ripete: il PD, con Matteo Renzi, butta giù dalla torre Enrico Letta.

Giorgio Napolitano ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo a Matteo Renzi che “non vedeva l’ ora di accettare” con riserva , secondo la formula di rito fino a quando non si avrà la lista dei ministri.

Servirà  “qualche giorno”  dichiara Renzi ” per avere il governo che avrà un orizzonte di legislatura”, ma ha già chiarito che il primo impegno sarà quello della “emergenza del lavoro”. Fa tutto in velocità il nostro giovane Premier… (speriamo di non far nascere gattini ciechi), il colloquio fra Renzi e Grasso è durato 35 min, come da nota del Senato. Il voto di fiducia del Parlamento al nuovo governo è atteso entro la settimana, dopo che Renzi avrà sciolto la riserva, indicato a Napolitano la lista dei ministri e giurato. Dopo un’ ora e mezza con il Presidente della Repubblica, Renzi ha parlato ai cronisti “Ci prendiamo il tempo necessario sapendo che fuori da qui il senso dell’urgenza è straordinariamente delicato e importante, ma è altrettanto vero che un orizzonte di legislatura necessita di qualche giorno di tempo per arrivare a sciogliere la riserva”,  “Ci prendiamo il tempo necessario sapendo che fuori da qui il senso dell’urgenza è straordinariamente delicato e importante, ma è altrettanto vero che un orizzonte di legislatura necessita di qualche giorno di tempo per arrivare a sciogliere la riserva”.  Il segretario del Pd ha confermato che insieme con il capo dello Stato immagina “un allungamento della prospettiva politica di questa legislatura che si colloca nell’orizzonte naturale previsto dalla Costituzione”, quindi fino al 2018.

Renzi ha anticipato la scaletta del suo futuro Governo: “Entro il mese di febbraio un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali da portare all’attenzione del Parlamento e da subito dopo, nei mesi successivi, immediatamente nel mese di marzo la questione del lavoro, nel mese di aprile la riforma della Pubblica amministrazione e nel mese di maggio quella del fisco”. Domani un appuntamento molto atteso, la coppia di fatto “Matteo-Angelino” alla scadenza di “48 0re” come richiesto dall’ex pupillo di Berlusconi:

IL MONDO, L’ ITALIA E, LE OTTO CONSULTAZIONI DI NAPOLITANO Le prime, nel maggio 2006, portarono al governo Prodi 2; nel gennaio 2008 l’incarico esplorativo a Franco Marini che portò allo scioglimento delle Camere; nel maggio 2008 le consultazioni che portarono al governo Berlusconi 4; nel dicembre 2011 il governo Monti; nel dicembre 2012, dopo le dimissioni di Mario Monti, le consultazioni che portarono allo scioglimento delle Camere; nel marzo 2013 il pre incarico a Pierluigi Bersani; sempre nel marzo 2013 le consultazioni che portano alle commissioni di saggi in attesa che il Parlamento elegga il nuovo presidente della Repubblica; nell’aprile 2013 l’incarico a Enrico Letta; infine quelle attuali, le ottave.

Il voto di fiducia del Parlamento al nuovo governo è atteso entro la settimana, dopo che Renzi avrà sciolto la riserva, indicato a Napolitano la lista dei ministri e giurato.

Si concluderanno allora le ottave consultazioni del presidente Napolitano. Tornando a Firenze, dove formalizzerà le dimissioni da sindaco, Renzi ha twittato: “Con tutta l’energia e il coraggio che abbiamo. La volta buona”

Adelfia Franchi

 

NAPOLI

Dallo zainetto adolescenziale di Mattei Renzi è saltato fuori un programma più liberista che solidale. Il richiamo alla capacità degli imprenditori, peraltro assolutamente necessaria se non si vuole chiudere bottega, appare in linea con tutti i dogmi degli assertori, oggi alla macchia, della bontà del mercato, del lavoro a tempo determinato, a progetto, della libertà totale d’impresa e così via fino, tutto sommato, ad un auspicabile precariato. Quante illusioni cadranno, quanti sogni al tempo delle “primarie”, si trasformeranno in incubi e quanti giovani scopriranno di essere destinati ad ingrossare le schiere di coloro non più alla ricerca di una collocazione lavorativa, non più protesi alla costruzione di un futuro, ma rassegnati a non averlo questo futuro. E pensare che nello staff direzionale del Sindaco-Segretario figurano nomi di autori, con la benedizione di Susanna Camusso, che hanno pubblicato volumetti inneggianti ai valori di un impiego stabile, capace veramente di garantire un futuro a generazioni derubate di questa opportunità. Una, fra tanti, la parlamentare PD Marianna Madia, più nota per una bella giovinezza che per due legislature alla Camera dei deputati. Un libro sul precariato, ricco di considerazioni ispirate alla nobile tradizione di famiglia, un nonno grande penalista ed esponente di un combattivo Movimento Sociale Italiano ed un bisnonno, anch’egli parlamentare e grande invalido della Prima Guerra Mondiale, la cui lontana azione politica fu ispirata al solidarismo sociale e all’umanesimo del lavoro, come nel pensiero del filosofo Giovanni Gentile., non sono stati abbastanza considerati per mantenere una linea in difesa dei più deboli, come tanti suoi coetanei. Niente di nuovo sotto il sole, una parte delle nostra tradizione nazionale è stata comunque mantenuta: il trasformismo.

Alessandro Publio Benini

 

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