Obesità

Lettera aperta delle Istituzioni: l’obesità non può essere trascurata oltre

Urgenti azioni concrete nella lotta all’obesità

Il messaggio che si intende trasmettere è sostanzialmente uno, di grande impatto: riconoscere l’obesità una priorità sociale, sanitaria, economica e clinica. 

Se non trattati, l’obesità e il sovrappeso sono responsabili di un forte carico di malattia che provoca l’80% dei casi di diabete tipo 2, il 7-41% di alcuni tipi di tumore e il 35% della cardiopatia ischemica.

Essendo diretti verso l’uscita – si spera – dalla pandemia, almeno nella sua fase più spietata e aggressiva, non si può non menzionare che sia altrettanto conclamato scientificamente come l’eccesso di peso sia un fattore predittivo altamente significativo dello sviluppo di complicanze da COVID-19. Ivi inclusa la necessità di ricovero, di terapia intensiva e di ventilazione meccanica.

Le Istituzioni parlano agli stakeholder

La Giornata mondiale dell’obesità inizia con una lettera aperta delle Istituzioni siglata dall’onorevole Roberto Pella e dalla senatrice Daniela Sbrollini, presidenti dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete – Ipod. Completano la lunga lista di firme numerose società scientifiche e diverse organizzazioni.

In indirizzo troviamo i rappresentanti del Governo, del ministero della Salute, del Parlamento, così come i presidenti di Regione, i sindaci e le autorità sanitarie nazionali e locali.

Obiettivo della Giornata mondiale dell’obesità

“Prevenire l’aumento di peso e prevenire il riacquisto di peso sono impegni essenziali per centrare gli obiettivi dell’Oms e per garantire che il trattamento della malattia sia efficace. Per il #WorldObesityDay 2022 invitiamo il Governo, il Parlamento, le Regioni, i Sindaci e le Autorità sanitarie a dare priorità agli investimenti per la lotta all’obesità”.

L’incontro presso il Senato della Repubblica, organizzato in vista della Giornata mondiale dell’obesità, fa sentire alta la voce della senatrice Sbrollini. “La lettera aperta inviata alle Istituzioni di interesse è volta a ottenere il riconoscimento governativo, clinico, sociale e sanitario dell’obesità come malattia cronica, così da inserire le prestazioni riguardanti l’obesità nei LEA, creare una rete nazionale di cura per l’obesità e anche un Piano Nazionale sull’obesità”. 

I dati internazionali

  • 800 milioni di persone nel mondo convivono con l’obesità;
  • le conseguenze mediche dell’obesità costeranno oltre 1 trilione di dollari entro il 2025;
  • le persone che vivono con l’obesità hanno il doppio delle probabilità di essere ricoverate in ospedale se risultate positive al Covid-19;
  • si prevede che l’obesità infantile aumenterà del 60% nel prossimo decennio, raggiungendo i 250 milioni entro il 2030.

Il vecchio continente

In Europa il 53% della popolazione è in sovrappeso, l’obesità è causa diretta di 340.000 mila morti ogni anno. Tuttavia la patologia, pur essendo associata allo sviluppo di numerose malattie croniche non trasmissibili, non è ancora riconosciuta come malattia cronica.

Rientra quindi tra le malattie che, se non affrontate, graveranno in termini di spesa medica per il trattamento delle molteplici condizioni che ne derivano. Costi che avranno un pesante impatto, condizionandole, sulle generazioni future; con conseguenze sul sistema sanitario.

La situazione in Italia

“Secondo i dati Istat, in Italia, circa il 46 per cento delle persone sopra i 18 anni è in sovrappeso o con obesità” commenta Andrea Lenzi, presidente OPEN ITALY e presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei ministri.

In Italia il 10,4% delle persone soffre di obesità, causa di morte per 53.000 individui l’anno. In età pediatrica la situazione è ancora più preoccupante, come dimostrano i dati: 1/3 dei bambini sotto gli otto anni è in sovrappeso o obeso – percentuale superiore alla media europea – che colloca l’Italia al 4° posto in Europa dopo Cipro, Grecia e Spagna.

Costo umano, peso economico

Il sovrappeso rappresenta il 9% della spesa sanitaria, cifra superiore alla media europea, pari al 6%. La produzione del mercato del lavoro è inferiore a causa del sovrappeso in misura equivalente a 571.000 lavoratori a tempo pieno all’anno: il sovrappeso riduce il PIL italiano del 2,8%. Per coprire i costi legati alla malattia e alle sue conseguenze, ogni italiano paga 289 euro in più all’anno di tasse.

Incide anche sull’aspettativa di vita: a causa del sovrappeso gli italiani vivono in media 2,7 anni in meno. L’obesità, insieme alle guerre ed all’uso di droghe, controbilancia difatti negativamente il trend in aumento della speranza di vita globale.

Dati che, sottolineano i presidenti dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete, debbono far riflettere e che necessitano l’adozione di misure stringenti. L’azione deve essere sinergica e rapida.

Rapidità e sinergia anche a livello politico

Azione richiamata dal tema della Giornata mondiale dell’obesità 2022: “Everybody Needs To Act”, è arrivato il momento di agire e fare un passo avanti nella lotta a questa malattia.

Sebbene l’obesità sia riconosciuta come una malattia a livello parlamentare – nel 2019 è stata infatti approvata la mozione sul riconoscimento dell’obesità come malattia presso la Camera dei deputati – non vi è ancora un numero sufficiente di centri per l’obesità che supportino efficacemente i cittadini.

Investimenti

Basti pensare che la chirurgia bariatrica è l’unico trattamento rimborsato, mentre occorre garantire accesso ai migliori servizi disponibili a chiunque abbia necessità di cure.

Investire nella prevenzione, nella gestione e nel trattamento dell’obesità è – peraltro – un’azione economicamente vantaggiosa per i governi e per i servizi sanitari. Gli investimenti possono aiutare a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità per fermare l’aumento dell’obesità e ottenere una riduzione relativa del 25% della mortalità per malattie non trasmissibili.

Servizi assistenziali efficaci in tutte le Regioni

L’Italian health policy brief sottolinea che la migliore prospettiva è quella del paziente. Solo così si può adeguare l’organizzazione dei servizi nella Rete per la prevenzione e la terapia integrata dell’obesità. Forte l’esigenza di conciliare equità e sostenibilità delle cure, assicurando gli standard più evoluti e la personalizzazione degli interventi.

La sfida può essere affrontata solo attraverso un approccio multidisciplinare e multi-professionale che riguardi anche gli aspetti logistici e organizzativi. Cui si aggiunga la presa in carico globale del paziente con obesità sin dall’inizio del percorso di cura.

Se l’approccio è multidisciplinare si vince prima

Il modello organizzativo proposto favorisce sistematicità ed organicità delle relazioni tra aziende, strutture organizzative, professionisti e cittadini. Prevede la multidisciplinarietà e multi-professionalità degli interventi. Persegue la qualità degli interventi atti alla prevenzione e terapia ed un approccio omogeneo per tutti i cittadini delle regioni su uno standard condiviso a livello nazionale. Avendo come modello iniziale la Rete veneta dell’obesità.

Le indicazioni giunte dalle Istituzioni nazionali, dalle regioni, dalle società scientifiche e dalle associazioni dei pazienti convergono sulla necessità di avviare in ciascuna regione una Rete assistenziale per la prevenzione e cura dell’obesità.

Riconoscere il problema

Lungo l’elenco degli obiettivi che, sommati, porteranno a realizzare quanto necessario perché l’obesità sia trattata al pari di altre patologie. Con un indubbio calo dei casi, grazie alla prevenzione, e miglioramento della qualità della vita delle persone che ne sono colpite.

Il primo passo deve essere il riconoscimento che l’obesità è una malattia, e non il frutto di cattive abitudini, che necessita di un adeguato supporto professionale.

Sono inoltre necessarie altre azioni e condizioni, suddivise di seguito per area tematica.

Presa in carico

  • assicurare accesso universale ai servizi di monitoraggio e assistenza continua per persone con obesità, oltre a trattamenti farmaceutici e dispositivi medici che rispondano alle esigenze individuali;
  • offrire copertura sanitaria e/o assicurativa per i trattamenti;
  • inserire l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e promuovere percorsi assistenziali chiari;
  • disporre di team multidisciplinari a supporto del trattamento della malattia;
  • creare reti regionali di assistenza per la persona con obesità che coinvolgano centri specialistici per l’adulto e per il bambino, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

Interventi precoci

  • investire nella prevenzione primaria, secondaria e terziaria attraverso interventi precoci per migliorare il successo del trattamento e ridurre l’insorgenza di complicanze;
  • stilare in linee guida nazionali per la cura e la gestione di tutte le persone affette da sovrappeso e obesità, in particolare quelle appartenenti a popolazioni vulnerabili;
  • coinvolgere i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e l’assistenza territoriale.

Supporto globale alla persona malata

  • formare professionisti sanitari in grado di coinvolgere la persona malata e di evitare la stigmatizzazione del peso;
  • supportare dal punto di vista psicologico famiglie e persone con obesità;
  • garantire supporto personale, familiare, scolastico e lavorativo.

Obesità, malattia cronica

La rilevanza epidemiologica e clinica dell’obesità, oggi pienamente riconosciuta come una malattia cronica ad alto impatto sulla sopravvivenza e sullo stato di salute dell’individuo e della popolazione, impone la necessità di organizzare schemi e percorsi di trattamento in linea con il concetto di cronicità.

Un giorno non basta

Il World Obesity Day insiste oggi nel ricordare che l’esperienza di ogni persona che convive con l’obesità è unica. Si tratta di una malattia complessa, che va molto oltre il peso di una persona e può avere un impatto drammatico sulla salute e sul benessere. Il pregiudizio sul peso, riferito alle ideologie negative associate a questa patologia, spesso porta allo stigma, determinante sociale chiave della salute. Provare reale empatia nella comunicazione, attraverso il linguaggio, è fondamentale.

Non per bontà o peggio per vezzo, ma per co-creare società migliori che sappiano sostenere coloro che attualmente convivono con l’obesità.

Quindi..

Risulta superfluo ricordare che una migliore consapevolezza da parte di tutti dei propri diritti, doveri, ambiti di responsabilità e ruoli può rappresentare una innovazione importante. Ed è condizione necessaria, ma non sufficiente, per sviluppare ambienti sicuri, sani e sostenibili.

Frattanto è stata presentata una app dedicata ai pazienti affetti da obesità: si chiama BEOK!. Il motto con cui calca la scena è Vivere Bene, vivere soddisfatti, vivere senza paure.

Seguiremo i suoi primi passi con grande interesse.

Chiara Francesca Caraffa

 


Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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